Il governo del Regno Unito vuole nazionalizzare British Steel

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha affermato che il suo governo intende nazionalizzare British Steel. L’annuncio è arrivato in un discorso-arringa seguito alla pesante sconfitta alle elezioni locali, che ha scatenato un’ondata di richieste di dimissioni da parte dei parlamentari laburisti. Già nel 2025 l’esecutivo aveva utilizzato una legislazione d’emergenza per assumere il controllo dell’acciaieria, nel timore che la capogruppo cinese Jingye stesse svendendo il suo stabilimento di Scunthorpe dopo aver interrotto le importazioni di coke. Starmer ha affermato che il governo e Jingye non sono riusciti a raggiungere un accordo per una vendita commerciale. «Posso quindi annunciare che questa settimana verrà presentata una legge che conferirà al governo i poteri, subordinati al superamento del test di interesse pubblico, per assumere la piena proprietà nazionale di British Steel», ha spiegato.

Crans-Montana, il presidente del Canton Ticino attacca l’Italia: «Rapporti ai minimi storici»

I rapporti tra Svizzera e Italia «sono ai minimi storici». Lo ha scritto il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Claudio Zali, in un articolo pubblicato dal Mattino della domenica, affermando che dietro alle tensioni tra Roma e Berna per Crans-Montana, in realtà, ci sarebbe il nodo dei ristorni per i transfrontalieri.

Dito puntato contro il governo e l’ambasciatore in Svizzera

«Non possiamo ignorare la campagna estremamente negativa nei confronti della Svizzera dovuta ai tragici eventi del Vallese, e non mi riferisco al giornalismo di infima qualità della vicina penisola, ma alle ripetute esternazioni del rappresentante istituzionale della Repubblica italiana nel nostro Paese, e cioè l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, il quale si è espresso in modi assolutamente inaccettabili, forse sapendo di essere a fine carriera», ha scritto Zali.

Crans-Montana, il presidente del Canton Ticino attacca l’Italia: «Rapporti ai minimi storici»
Gian Lorenzo Cornado (Imagoeconomica).

Zali: «Crans-Montana è solo un corollario aggiuntivo»

Scrivendo di «uscite che non ci si aspetta da parte di un Paese che si ritiene amico», Zali ha poi aggiunto che il rogo di Crans-Montana, in cui sono morti sei italiani, «non è il principale motivo di attrito», ma «solo un corollario aggiuntivo». Se «la situazione continua a peggiorare», ha spiegato, è perché l’Italia «intende sottrarsi agli accordi internazionali stipulati con la Svizzera e recentemente rivisti con l’accordo sui frontalieri, applicando ai “vecchi” frontalieri un’imposta supplementare giustificata con il pretesto di una tassa sulla salute». E poi: «Sembrerebbe che la Confederazione Elvetica intenda prostrarsi in ginocchio davanti all’Italia e che sarebbe quindi pronta a convalidare questa ennesima forzatura giuridica. Come sempre, sarà il Ticino a doverne pagare il prezzo».

L’Italia si è costituita parte civile nel processo per il rogo

La Repubblica Italiana si è costituita parte civile nel procedimento penale sull’incendio di Capodanno. Ribadendo «la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili», visto che «il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile», Palazzo Chigi ha spiegato che la decisione è stata motivata «dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti». Ad aprile l’ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie di feriti italiani le fatture relative alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi al rogo: gli importi indicati sono compresi tra 15 mila e 60 mila franchi svizzeri, che all’incirca è la stessa somma in euro. Dopo che Giorgia Meloni si era detta «scioccata», il presidente della Confederazione Elvetica Guy Parmelin aveva assicurato che «le persone rimaste ferite nell’incendio di Crans-Montana e le loro famiglie, indipendentemente dal luogo di residenza, non dovranno sostenere alcuna spesa per le cure mediche prestate negli ospedali svizzeri subito dopo la catastrofe».

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»

Sentito dagli inquirenti il 20 maggio 2025, Alberto Stasi disse che Chiara Poggi non gli aveva mai parlato di Andrea Sempio, né di presunti approcci sessuali legati a strane chiamate telefoniche ricevute. Lo riportano diversi quotidiani. Per la procura di Pavia le tre brevi telefonate fatte tra il 7 e l’8 agosto 2007 da Sempio a casa Poggi, quando a casa c’era solo Chiara, rappresentano un indizio contro il nuovo indagato per il delitto di Garlasco.

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»
Andrea Sempio in un frame dell’intervista a Verissimo su Canale 5, l’11 gennaio 2026 (Ansa).

«Non l’ha fatto. Ragionando in termini più astratti e generici, forse dipende dalla circostanza cioè, se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto, oppure se non era distratta da altre cose, cioè da fattori che forse è difficile oggi mettere in campo», disse a verbale Stasi, condannato a 16 anni e all’epoca del delitto fidanzato della vittima, confermando invece di aver sentito dalla vittima di avance ricevute da un collega.

Garlasco, Stasi: «Chiara non mi parlò mai di avance o di telefonate da Sempio»
Chiara Poggi (Ansa).

Stasi: «Sempio? Non sapevo neanche esistesse»

Alla domanda se Chiara le avesse mai parlato di Sempio, amico del fratello Marco, la risposta di Stasi era stata secca: «No, no». Aveva inoltre affermato di non sapere nulla del nuovo indagato («Mai visto, mai sentito, non sapevo neanche esistesse»), confermando dunque di non aver mai nutrito sospetti su di lui, almeno prima di leggere le Sit messe a disposizione dalla procura di Vigevano. Interpellato sulla possibilità che Marco Poggi fosse a conoscenza dell’esistenza di alcuni video intimi della coppia, aveva risposto così: «Oggi non mi ricordo, ma direi di no. Tendo a escluderlo». I video intimi, secondo la procura, potrebbero essere il movente dell’omicidio.

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»

Commentando le parole di Vladimir Putin sul possibile coinvolgimento di Gerhard Schröder nei colloqui per porre fine alla guerra in Ucraina, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha detto che «dare il diritto alla Russia di scegliere i negoziatori europei non sarebbe molto saggio». All’arrivo al Consiglio Esteri, Kallas ha inoltre definito l’ex cancelliere tedesco «lobbista di alto profilo per le aziende statali russe», aggiungendo che Putin lo vorrebbe perché, visti i suoi trascorsi e i legami con il Cremlino, «siederebbe a entrambe le parti del tavolo».

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»
Kaja Kallas (Ansa).

I legami col Cremlino e la ‘candidatura’ da parte di Putin

Poco dopo aver abbandonato la carriera politica, Schröder ha accettato la nomina di Gazprom a capo del consorzio Nord Stream AG, che si è occupato della costruzione dell’omonimo gasdotto tra la Russia e la Germania, promosso negli anni da cancelliere socialdemocratico (1998-2005). Poi è stato un lobbista del suo raddoppio Nord Stream 2 – mai entrato in funzione – quando al suo posto era subentrata Angela Merkel. Successivamente è stato nominato presidente di Rosneft, società russa operante nel settore petrolifero e del gas naturale. «Penso che la guerra stia finendo. Come negoziatore preferirei Schröder», aveva detto Putin sabato 9 maggio, rispondendo ai giornalisti nel Giorno della Vittoria.

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»
Vladimir Putin (Ansa).

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Tajani: «Non sarà la Russia a scegliere il negoziatore Ue»

«Il negoziatore per l’Europa lo sceglie l’Europa, non la Russia». Lo ha dichiarato Antonio Tajani arrivando al Consiglio Esteri, aggiungendo che «la decisione sarà presa collegialmente dai 27 Paesi dell’Ue». Rispondendo ad una domanda se il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa possa essere un candidato, Tajani ha poi detto: «È un nome prestigioso».

Sciopero trasporto aereo 11 maggio 2026: orari, voli coinvolti e fasce di garanzia

Possibili disagi lunedì 11 maggio 2026 per i viaggiatori a causa di uno sciopero nazionale del trasporto aereo che coinvolge il personale della compagnia EasyJet ma anche quello di diverse aziende che lavorano nei servizi di terra e di sicurezza in vari aeroporti italiani, come Roma Fiumicino e Ciampino, Milano Malpensa, Napoli, Palermo e Cagliari. Il personale di EasyJet e quello che lavora negli aeroporti romani per conto dell’azienda pubblica Enav ha aderito allo sciopero per più ore, dalle 10 alle 18. In questo caso l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha pubblicato sul suo sito una lista dei voli garantiti. L’agitazione è stata indetta da diversi sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta e Anpac) che protestano contro lo stallo delle trattative per il rinnovo del contratto di categoria e, in generale, contro condizioni di lavoro che considerano inadeguate. I voli saranno regolari nelle fasce garantite dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21.

Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense

La nave da crociera MV Hondius, su cui si è sviluppato un focolaio di hantavirus, ha raggiunto Tenerife nella mattinata di domenica 10 maggio, nonostante la contrarietà di Fernardo Clavijo, governatore delle Canarie. A bordo «stanno tutti bene», ha assicurato la ministra spagnola della Salute Monica Garcia. Ma intanto è arrivata la notizia di due nuovi contagi: sono infatti risultati positivi all’hantavirus una passeggera francese e uno americano. Il virus finora ha fatto tre vittime: una coppia olandese e una donna tedesca.

Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense
La nave MV Hondius (Ansa).

Proseguono le operazioni di rimpatrio dei passeggeri

Dalla nave MV Hondius, operata da Oceanwide Expeditions e ancorata nelle acque del porto industriale di Granadilla, ieri sono stati evacuati i 14 passeggeri spagnoli, che faranno la quarantena all’ospedale militare di Madrid. Poi è stata la volta di quelli olandesi, francesi, britannici e turchi: in tutto più di 90 persone. A bordo sono rimasti i membri dell’equipaggio e una cinquantina di passeggeri tra australiani, zelandesi e statunitensi. Oggi sono previsti i voli che li riporteranno a casa. Poi la nave lascerà le Canarie per far definitivamente ritorno nei Paesi Bassi.

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Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense
Passeggeri olandesi della MV Hondius al rientro nei Paesi Bassi (Ansa).

Peggiorate le condizioni di una passeggera francese

Come detto, è arrivata la notizia di altri due contagiati. In Francia sono state rimpatriate cinque passeggere: una di esse, ha fatto sapere la ministra della Salute Stephanie Rist, è risultata positiva all’hantavirus e «le sue condizioni sono peggiorate durante la notte». La donna aveva iniziato a manifestare sintomi durante il volo di rientro. Le cinque persone rimpatriate sono stati immediatamente posti in isolamento rigoroso e trasferiti all’Ospedale Bichat di Parigi. Nel Paese, ha aggiunto Riste, sono stati identificati «22 casi di contatto stretto o indiretto» legati al contagio da hantavirus. Queste persone non si trovavano a bordo della nave MV Hondius, ma su voli effettuati dai passeggeri della crociera tra Sant’Elena e Johannesburg o tra Johannesburg e Amsterdam.

Positivo anche un passeggero proveniente dagli Stati Uniti

Dalla Francia agli Stati Uniti, il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani Usa ha comunicato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati è risultato lievemente positivo al virus, aggiungendo che «presenta attualmente sintomi lievi». Washington, a differenza di Parigi, ha spiegato che i cittadini statunitensi che erano a bordo della MV Hondius non saranno necessariamente sottoposti a quarantena. L’Oms ha classificato tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio come “contatti ad alto rischio”, raccomandando una sorveglianza medica attiva per 42 giorni.

In Australia in sei faranno la quarantena in una struttura usata durante il Covid

Sei passeggeri destinati a lasciare oggi la MV Hondius (quattro australiani, una persona con il permesso di soggiorno in Australia e un neozelandese) saranno messi in quarantena in Australia per almeno tre settimane, in una struttura predisposta per l’isolamento a nord di Perth, che era stato utilizzato durante la pandemia di Covid. Lo ha reso noto l ministro della salute australiano Mark Butler, in una conferenza stampa. Nessuno dei sei passeggeri ha sintomi.

L’Iran respinge il piano Usa: «Richieste eccessive»

L’Iran ha respinto il piano degli Stati Uniti per la fine della guerra, secondo quanto riportato dai media di Teheran. La proposta americana, riferisce la tv statale Press Tv, «avrebbe significato la sottomissione alle eccessive richieste» del presidente Donald Trump. E ancora: «Il piano iraniano sottolinea la necessità che gli Usa paghino riparazioni di guerra e riafferma la sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. Teheran ha ribadito la necessità della fine delle sanzioni e del rilascio dei beni e delle proprietà sequestrate al Paese». Pronta la risposta del presidente statunitense ad Axios: «Non mi piace la loro lettera. È inappropriata. Non mi piace la loro risposta». Il tycoon si è tuttavia rifiutato di scendere nei dettagli sui contenuti della risposta stessa, attesa per giorni dagli Usa. La Casa Bianca sperava che le posizioni di Teheran mostrassero ulteriori progressi verso un accordo, ma la reazione iniziale di Trump è sembrata indicare l’esatto contrario.

Biennale, chiusi “anti-Israele” una ventina di Padiglioni nazionali

Chiusura “anti Israele” di una ventina di padiglioni nazionali, tra i Giardini e l’Arsenale, alla Biennale di Venezia. Finora l’elenco comprende Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate, ma la lista è in aggiornamento. Ad annunciarlo è stato il canale Telegram Global Project. La mobilitazione è promossa, tra gli altri, dal collettivo Anga – Art not genocide alliance. «Questo pomeriggio alle 16.30 è previsto il corteo che da Via Garibaldi punterà a raggiungere il padiglione israeliano all’Arsenale, contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele», ricorda sempre il canale Telegram.

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo

Nell’ambito del programma voluto da Donald Trump “Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters”, che punta a rendere più trasparenti le conoscenze del governo Usa in merito ai cosiddetti “fenomeni aerei non identificati”, il Pentagono ha pubblicato una serie di file inediti – in tutto 161 – tra cui alcuni relativi alle missioni spaziali Apollo 1, del 1969, e Apollo 17, del 1972. Il Dipartimento della Difesa anche messaggi scambiati tra il Pentagono e la Nasa.

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo
Uno dei file diffusi dal Pentagono (Ansa).

In una delle foto, scattata dalla superficie lunare e in bianco e nero, si vedono ad esempio tre minuscoli puntini nel cielo. Un altro documento, invece, riporta l’interrogatorio dell’Fbi a una persona identificata come pilota di droni che, a settembre del 2023, aveva riferito di aver avvistato in cielo «un oggetto lineare» con una luce talmente intensa da permettere di «distinguere delle fasce all’interno della luce stessa».

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo
Uno dei file diffusi dal Pentagono (Ansa).

Hegseth: «È ora che gli americani vedano coi propri occhi»

«Questi documenti, a lungo classificati, hanno alimentato speculazioni giustificate, ed è ora che il popolo americano li veda con i propri occhi. La pubblicazione di questi documenti declassificati dimostra il sincero impegno dell’Amministrazione Trump per una trasparenza senza precedenti», ha dichiarato il segretario alla Difesa Pete Hegseth. «Il materiale qui archiviato riguarda casi irrisolti, ovvero casi per i quali il governo non è in grado di giungere a una conclusione definitiva sulla natura dei fenomeni osservati», si legge sul sito del Pentagono. «Ciò può verificarsi per diverse ragioni, tra cui la mancanza di dati sufficienti, e il Dipartimento della Difesa accoglie con favore l’applicazione di analisi, informazioni e competenze provenienti dal settore privato». E poi: «Continueremo a pubblicare rapporti separati sui casi di UAP risolti, come previsto dalla legge. Sotto questa Amministrazione, perseguiremo la verità e condivideremo i nostri risultati con il popolo americano».

Omicidio di Diabolik, assolto in appello il presunto killer

I giudici della Corte d’appello di Roma, ribaltando la condanna all’ergastolo del primo grado, hanno assolto l’argentino Raul Esteban Calderon, accusato dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli. Il capo ultrà della Lazio, noto con il soprannome di “Diabolik“, fu ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019, nel parco degli Acquedotti: Calderon è stato assolto «per non aver commesso il fatto».

La condanna all’ergastolo era arrivata a marzo del 2025

A marzo 2025 i giudici della Terza Corte di Assise di Roma avevano condannato all’ergastolo Calderon, con una sentenza arrivata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio. I giudici non avevano riconosciuto il metodo mafioso per l’omicidio da parte di Calderon (per l’accusa vero nome Gustavo Alejandro Musumeci), avvenuto nell’ambito della guerra tra bande per conquistare il mercato della droga della Capitale.