I rapporti tra Svizzera e Italia «sono ai minimi storici». Lo ha scritto il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Claudio Zali, in un articolo pubblicato dal Mattino della domenica, affermando che dietro alle tensioni tra Roma e Berna per Crans-Montana, in realtà, ci sarebbe il nodo dei ristorni per i transfrontalieri.
Dito puntato contro il governo e l’ambasciatore in Svizzera
«Non possiamo ignorare la campagna estremamente negativa nei confronti della Svizzera dovuta ai tragici eventi del Vallese, e non mi riferisco al giornalismo di infima qualità della vicina penisola, ma alle ripetute esternazioni del rappresentante istituzionale della Repubblica italiana nel nostro Paese, e cioè l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, il quale si è espresso in modi assolutamente inaccettabili, forse sapendo di essere a fine carriera», ha scritto Zali.

Zali: «Crans-Montana è solo un corollario aggiuntivo»
Scrivendo di «uscite che non ci si aspetta da parte di un Paese che si ritiene amico», Zali ha poi aggiunto che il rogo di Crans-Montana, in cui sono morti sei italiani, «non è il principale motivo di attrito», ma «solo un corollario aggiuntivo». Se «la situazione continua a peggiorare», ha spiegato, è perché l’Italia «intende sottrarsi agli accordi internazionali stipulati con la Svizzera e recentemente rivisti con l’accordo sui frontalieri, applicando ai “vecchi” frontalieri un’imposta supplementare giustificata con il pretesto di una tassa sulla salute». E poi: «Sembrerebbe che la Confederazione Elvetica intenda prostrarsi in ginocchio davanti all’Italia e che sarebbe quindi pronta a convalidare questa ennesima forzatura giuridica. Come sempre, sarà il Ticino a doverne pagare il prezzo».
L’Italia si è costituita parte civile nel processo per il rogo
La Repubblica Italiana si è costituita parte civile nel procedimento penale sull’incendio di Capodanno. Ribadendo «la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili», visto che «il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile», Palazzo Chigi ha spiegato che la decisione è stata motivata «dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti». Ad aprile l’ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie di feriti italiani le fatture relative alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi al rogo: gli importi indicati sono compresi tra 15 mila e 60 mila franchi svizzeri, che all’incirca è la stessa somma in euro. Dopo che Giorgia Meloni si era detta «scioccata», il presidente della Confederazione Elvetica Guy Parmelin aveva assicurato che «le persone rimaste ferite nell’incendio di Crans-Montana e le loro famiglie, indipendentemente dal luogo di residenza, non dovranno sostenere alcuna spesa per le cure mediche prestate negli ospedali svizzeri subito dopo la catastrofe».
