In pochissimi hanno l’ardire di dirlo. Ma nella Lega in molti lo pensano. Matteo Salvini vede Alberto Stefani come suo possibile successore alla guida del partito. Gli indizi risalgono al congresso di aprile, quando l’ex capitano ha visto riconfermata la sua leadership fino al 2029 (due anni dopo le Politiche). La mossa per neutralizzare le critiche dei lombardi guidati da Massimiliano Romeo e dai governatori Fedriga, Zaia, Fontana e Fugatti è stata far presentare e sottoscrivere una mozione congressuale in cui si faceva riferimento alle radici ‘nordiste’ e identitarie della Lega. La mozione, fatta presentare proprio da Stefani, è stata intitolata Futuro e identità e ad alcuni è suonata come un’investitura quando Salvini, dal palco di Firenze, si è detto certo che in sala ci fosse il suo successore.

Il futuro di Stefani potrebbe non essere confinato a Palazzo Balbi
‘Azzoppato’ Roberto Vannacci dopo il deludente risultato delle Regionali in Toscana, silente per una volta Silvia Sardone, chi può prendere il posto di Matteo se non il giovane deputato al secondo mandato? Trentadue anni, esperienza da sindaco di un comune di 9 mila anime (Borgoricco, nel Padovano), ex pupillo di Andrea Ostellari, Massimo Bitonci e Lorenzo Fontana, Stefani ha saldato il legame con Salvini dopo l’elezione a segretario regionale, nell’estate del 2023. Nel partito si sostiene che sia molto stimato dalla fidanzata del capo, Francesca Verdini, sua coetanea. Un legame che sarebbe cresciuto negli ultimi mesi, durante i quali, in attesa del via libera degli alleati alla candidatura a governatore, il leghista ha lavorato molto alla sua immagine, inserendo sui social anche qualche foto della fidanzata. Chi ci lavora a stretto contatto lo descrive ossessionato dalla sua immagine e ansioso di controllare e bollinare ogni foto pubblicata. Non sempre gli riesce e spesso il risultato è troppo artefatto: gli occhi verdi appaiono schiariti, il volto piallato. Anche l’investimento che il partito ha fatto sulla candidatura di Stefani alle Regionali venete fa pensare che il futuro che Salvini vede per lui non sia confinato a Palazzo Balbi. La campagna – seppur breve, 42 giorni – è quella delle grandi occasioni e tutto il partito è mobilitato, come non si vedeva da anni.

Dal celodurismo al bon ton da chierichetto
Ma il profilo che Stefani si è costruito non corrisponde esattamente alla classica figura del leghista veneto, per antonomasia l’ex sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, scomparso lo scorso aprile. Laureato in Diritto canonico, Stefani è nei modi (un po’ affettati) e nella sostanza più vicino al presidente della Camera Fontana che ai leghisti storici. Insomma, osservano i critici, si è passati dal celodurismo del sindaco sceriffo, con gesti dell’ombrello e insulti, al bon ton del chierichetto (come è ritratto in alcuni video satirici che girano tra le chat leghiste), che ha fatto del fair play nei confronti dell’avversario la cifra della campagna elettorale. Per non parlare dell’abbandono di temi storici leghisti come sicurezza e immigrazione a vantaggio di ecologia, welfare e salute mentale.

Anche Zaia finisce nel mirino
Ma tra i leghisti non c’è troppo ottimismo neanche attorno alla figura di Luca Zaia. In diversi gli rimproverano di non aver portato a casa l’approvazione della riforma sull’autonomia differenziata. E, anche nel gruppo regionale, il Doge è visto da alcuni come un taglianastri che in questi ultimi cinque anni poco si è fatto vedere a Palazzo Ferro-Fini. Poi a diversi è risultata incomprensibile l’insistenza di Zaia nella battaglia per eliminare il blocco del terzo mandato. Troppo attento alla cadrega, è stato il commento.

