Si apre giovedì 4 dicembre, sotto le ardite architetture della Nuvola di Fuksas all’Eur, la kermesse romana Più Libri Più Liberi. E già monta la solita polemica. Se nel 2024 ad accendere gli animi fu l’invito del filosofo Leonardo Caffo, quest’anno il casus belli riguarda la presenza, tra gli stand, della fiorentina Passaggio al bosco, piccola casa editrice con all’attivo oltre 300 pubblicazioni che si è prefissata l’obiettivo di divulgare «il punto di vista del pensiero identitario» celebrando autori e tematiche dichiaratamente legati all’ideologia e all’“epopea” fascista e nazista, con puntate sui leitmotiv dei più contemporanei sovranismi, suprematismi, razzismi e xenofobie. Nel suo catalogo si ritrovano così il filosofo elitista e superfascista Julius Evola, icone della destra radicale postbellica come Léon Degrelle e Corneliu Zelea Codreanu, leader, rispettivamente, dei feroci e antisemiti fascismi belga e romeno tra le due guerre mondiali, ma anche l’ordinovista Clemente Graziani e Benito Mussolini. Non mancano poi diari e memorie di membri delle SS e dei giovani repubblichini passando per Martin Sellner, il teorico austriaco della remigrazione dichiarato persona sgradita in Germania e Svizzera per la sua propaganda estremista e razzista.

La lettera-appello degli intellettuali
La presenza dell’editore fiorentino ha messo in fibrillazione il mondo culturale, tanto che un’ottantina di intellettuali, da Alessandro Barbero ad Antonio Scurati, da Anna Foa a Zerocalcare (che ha già annunciato che non parteciperà alla fiera), hanno inviato all’AIE, l’Associazione italiana degli editori, una lettera aperta per chiedere spiegazioni su una presenza che sembrerebbe fare a pugni con il requisito cardine per la partecipazione alla manifestazione, ovvero l’accettazione dell’Articolo 24 del regolamento (“osservanza di leggi e regolamenti”) che impegna gli espositori a aderire «a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani, e in particolare a quelli relativi alla tutela della libertà di pensiero, di stampa, di rispetto della dignità umana». Regolamento formalmente firmato e sottoscritto anche da Passaggio al Bosco.
La risposta dell’AIE: nessuna censura preventiva
L’AIE ha prontamente risposto, per mano del suo presidente Innocenzo Cipolletta, ricordando che l’Associazione è la «casa di tutti gli editori italiani, indipendentemente dalla loro linea politica, editoriale e culturale», e che sarebbe inimmaginabile che fosse venuta meno ai due principi cardine dell’editoria contemporanea, il diritto d’autore e la libertà di edizione, esercitando, di fatto, un atto censorio. Detto questo, ben venga un dibattito pubblico sui temi sollevati dall’appello, magari proprio all’interno della rassegna, in omaggio proprio allo spirito, e al titolo, della manifestazione.
Ma chi è davvero Passaggio al Bosco?
Per comprendere meglio l’oggetto del contendere, vale forse la pena di conoscere più nel dettaglio l’editore “incriminato”. Passaggio al Bosco nasce a Firenze, nel 2017, come progetto editoriale nell’alveo di Casaggì (gruppo assurto a qualche notorietà nel febbraio 2023, quando alcuni suoi militanti si distinsero nel pestaggio di studenti di sinistra al liceo Michelangiolo), vicino alle strutture giovanili di Fratelli d’Italia, nonché tra i protagonisti del progetto KulturaEuropa, un centro studi condiviso con CasaPound e con alcuni nomi storici del neofascismo italiano. Il progetto editoriale è stato creato da Marco Scatarzi, classe 1983, leader da oltre un ventennio proprio di Casaggì, nonché direttore del portale Identitario.org e collaboratore del Secolo d’Italia, del Primato Nazionale, del Candido e di Fuoco. È anche autore di Essere Comunità, saggio, giunto alla decima ristampa in Italia e tradotto in altre lingue, che rappresenta una sorta di «testo di formazione per i giovani attivisti europei».

L’omaggio ai «ribelli» di Ernst Jünger
La casa editrice deve il suo nome a un’opera di Ernst Jünger, uno dei “padri” della cosiddetta Rivoluzione Conservatrice (una corrente di pensiero sorta in Germania dopo la Prima Guerra Mondiale e considerata da molti osservatori come prodromica all’ideologia nazista), morto nel 1998 alla veneranda età di 102 anni. Nel 1951 (e non nel 1952, come erroneamente indicato sul sito dell’editore) Jünger che, va pur detto, non abbracciò mai il nazismo hitleriano, pubblicò il Trattato del ribelle, una riflessione in cui si interrogava sui compiti che spettano agli uomini liberi, nei momenti storici in cui la tirannia (Jünger ce l’ha soprattutto col comunismo sovietico) impedisce loro di esprimere le proprie rivendicazioni, proponendo una forma di ribellione interiore e una resistenza spirituale nei confronti del dominio della tecnica e oltre l’automatismo delle masse. Per poi proporre, ai “ribelli”, di «passare al bosco», entrare cioè in clandestinità, per operare sul territorio, sostenuti dalle comunità residenti, come veri e propri guerriglieri.

La polemica regala solo attenzione mediatica
Si torna al punto di partenza: date queste premesse, era giusto o meno ospitare questo editore alla fiera libraria di Roma? Qualcuno ha osservato che, pur considerando spiacevole la presenza di uno stand che mette in bella mostra foto di camerati e croci celtiche, basterebbe evitare di frequentarlo. E che la lettera degli intellettuali, al più, possa valere come pura «mozione degli affetti». Tutto giusto, Mi permetto però di aggiungere un’ulteriore considerazione, perché quel manifesto ha anche dato una straordinaria visibilità, direi spropositata, al soggetto “incriminato” che, è la mia modesta opinione, sarebbe passato pressoché inosservato. Grazie a questa attenzione mediatica, Passaggio al Bosco attirerà su di sé una curiosità che non si sarebbe mai nemmeno sognato, come si dice.

Se li conosci lo eviti: il caso del Mein Kampf di Hitler
Esempi di questo genere si sprecano. Ne propongo uno, forse il caso più eclatante, quello del Mein Kampf di Hitler. Si pensi alle polemiche che la sua pubblicazione “ufficiale” in Germania (e quindi negli altri Paesi) sollevò una decina di anni fa. Tempo fa scrissi che sarebbe stata finalmente l’occasione per allontanare molte persone, soprattutto giovani, da quelle idee: il Mein Kampf è un mattone devastante, scritto con uno stile ridondante, retorico, involuto, pressoché illeggibile, tanto che, lontano dalle orecchie del Führer, i poveri nazisti costretti a leggerlo, lo chiamavano Mein Krampf (il mio crampo allo stomaco).
Come disinnescare il fascino del proibito
Un altro esempio, ancora personale, riguarda Julius Evola. Mi ci sono laureato nei primi Anni 80 e ricordo che allora, per trovare i suoi libri, dovevo bazzicare improbabili circoli “clandestini” e librerie che li tenevano nascosti in appositi sgabuzzini (insieme a opere che oggi pubblica appunto Passaggio al Bosco). Dalla metà del decennio successivo (dopo che la mia tesi divenne un libro, in cui per la prima volta, seppure criticamente, si “sdoganava” Evola come un pensatore alla pari di altri elitisti, da Mosca a Pareto a Michels), Evola ha fatto la sua comparsa ufficiale un po’ in tutte le librerie e giace, da allora, sugli stessi scaffali senza che suoi lettori si siano moltiplicati, sono gli stessi di sempre. Tolta l’aura del proibito, Evola attira ben pochi nuovi lettori. E questo mi pare valga un po’ per tutti questi autori “sulfurei”, che attraggono proprio perché “proibiti”, ma se poi li conosci, li eviti. Anche per non morire di noia.
