Continuano le polemiche attorno alla fiera Più libri più liberi, in corso a Roma. E stavolta non c’entra la presenza di Passaggio al Bosco, che ha portato al forfait di Zerocalcaree a una protesta annunciata per sabato 6 dicembre. Bensì un libro che critica Giorgia Meloni, ‘bandito’ e poi ‘riammesso’ tra gli stand della fiera in corso alla Nuova dell’Eur.
Secondo quando raccontato da Laura Pacelli, responsabile della casa editrice Graphofeel, durante il montaggio dello stand un funzionario della Regione Lazio si era avvicinato, chiedendo di non esporre il libro Io non voto Giorgia che, scritto dalla docente liceale romana Giovanna Musilli, come da titolo critica la destra al governo e la figura della premier. Dopo la diffusione della notizia, la Regione si è affrettata a spiegare che è stata «un’iniziativa assolutamente personale» del funzionario e il libro è tornato sul banchetto. Appena prima del dietrofront, Musilli aveva detto a Dire: «Credo sia un brutto segnale per le nostre libertà civili che si voglia silenziare la voce di una comune cittadina che scrive un libro contro le politiche e l’ideologia di questa destra. Il clima culturale di questo Paese è preoccupante».
Sabato 6 dicembre tra gli stand di Più libri più liberi andrà in scena una protesta contro la presenza della casa editrice di estrema destra Passaggio al Bosco. A partire dalle 15, per 30 minuti alcuni editori che vendono i propri libri alla Nuvola dell’Eur oscureranno con teli neri i loro stand, rendendo inaccessibili gli spazi ai visitatori. Alla protesta hanno già aderito Fandango, Coconico press, Becco giallo, Edizioni e/o, Playground, Momo, Caissa, Voland, Sur e Red Star Press, così come Arena Repubblica Robinson. L’elenco è in aggiornamento: l’azione di protesta collettiva è nata dagli editori che avevano firmato l’appello diffuso prima dell’inizio della fiera romana da un centinaio di intellettuali e artisti, tra cui Zerocalcare(che ha dato forfait), Alessandro Barbero e Antonio Scurati.
Fiducia è la parola dell’anno 2025 secondo Treccani. L’Istituto dell’Enciclopedia Italiana l’ha scelta «per la sua attualità e rilevanza sociale». Secondo i linguisti, infatti, in un periodo segnato dalle forti incertezze geopolitiche, emerge come «risposta essenziale al diffuso bisogno di guardare al futuro con aspettative positive». Un desiderio che affonda le proprie radici sulla natura intrinseca delle stesse relazioni umane, fatte di solidi legami non solo tra gli individui, ma anche tra i cittadini e le istituzioni. Quali sono state le scelte degli anni scorsi? Ecco le parole e le motivazioni principali della decisione.
Parola dell’anno per la Treccani: le scelte degli ultimi anni
Per il 2025 la scelta è ricaduta su Fiducia
Una stretta di mano (Foto di Cytonn Photografy via Unsplash).
Per quanto riguarda l’anno che sta per volgere a termine, la Treccani ha scelto la parola Fiducia che, nelle sue differenti accezioni, «è un concetto fondamentale per l’esperienza umana in quanto pone in risalto la dimensione relazionale dell’individuo» Si può manifestare in ambito personale, nel caso della fiducia in sé stessi, oppure in quello comunitario, quando ci si fida del prossimo, della società o della propria comunità. Secondo il dizionario Treccani è «l’atteggiamento di tranquilla sicurezza che nasce da una valutazione positiva di una persona o di un gruppo di persone, verso altri o verso sé stessi». Ereditata dal latino e sviluppatasi nella tradizione medievale, la fiducia – anche detta fides o fidelitas – è uno dei termini più ricorrenti quando si parla di responsabilità e speranza nel futuro.
La parola dell’anno 2024 per Treccani era stata Rispetto
Per quanto riguarda invece il 2024, l’Enciclopedia Italiana Treccani aveva selezionato Rispetto. Come evidenziato dai condirettori Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, la ragione della scelta è «l’estrema attualità e rilevanza che assume nella società». Sfogliando il dizionario, il termine è definito come un «sentimento e atteggiamento di stima, di attenzione, ma anche di riguardo verso una persona, un’istituzione, una cultura, che si può esprimere con azioni o parole». Un concetto che si dovrebbe trovare in ogni progetto formativo per diffondersi alle relazioni interpersonali, in famiglia, sul lavoro e nel rapporto con le istituzioni, sia civili sia religiose.
Nel 2023 era stata selezionata invece Femminicidio
Un paio di scarpette rosse (Imagoeconomica).
Nell’ambito della campagna #leparolevalgono, destinata a promuovere un uso corretto della lingua italiana, la Treccani aveva scelto Femminicidio come parola dell’anno 2023. Una decisione mirata a porre l’attenzione su un terribile fenomeno sociale, la violenza di genere, contro cui non è possibile temporeggiare, ma occorre un intervento urgente. «Un’operazione pensata non solamente per comprendere il mondo e la società che ci circondano», aveva spiegato l’istituto, «ma anche per contribuire a responsabilizzare e sensibilizzare ulteriormente lettori e lettrici su una tematica che inevitabilmente si è posizionata al centro dell’attualità». Il dizionario lo definisce come «uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica di una donna in quanto tale, espressione di una cultura plurisecolare maschilista e patriarcale che, penetrata nel senso comune anche attraverso la lingua, ha impresso sulla concezione della donna il marchio di una presunta, e sempre infondata, inferiorità e subordinazione rispetto all’uomo».
Il Dizionario Italiano 2022 aveva promosso la parità di genere
Non una parola, ma un Dizionario della lingua italiana. Nel 2022 Treccani aveva proposto una serie di termini che promuovevano la parità di genere, tra cui per esempio architetta, notaia, medica e soldata. Una rivoluzione per riflettere «la necessità e l’urgenza di un cambiamento che promuova l’inclusività e la parità di genere, a partire dalla lingua». Cercando dunque un aggettivo qualsiasi, vi si trovava lemmatizzata – registrata e visualizzata in grassetto – anche la sua relativa forma femminile, seguendo sempre l’ordine alfabetico (bella, bello oppure adatta, adatto).
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, arrivato al Nuovo Centro Congressi – La Nuvola di Roma per l’inizio della fiera Più Libri Più Liberi, ha “bacchettato” Zerocalcare, che ha dato forfait a causa della presenza tra gli stand dell’editore di estrema destra Passaggio al Bosco. «Si può giudicare nel peggiore dei modi o inaccettabile un punto di vista di un editore, quale che esso sia, però la risposta più giusta è non censurare e non assentarsi dal dibattito pubblico, anche se si concretizzasse in una contestazione, entro i limiti naturalmente dell’ordine e delle regole. Ma mai rinunciare alla battaglia», ha dichiarato Giuli.
Zerocalcare (Ansa).
Assente anche il sindaco Gualtieri: «Rispetto la sua scelta»
Ha disertato l’inaugurazione anche Roberto Gualtieri, sindaco di Roma: «Se c’è chi ritiene inabitabile la Nuvola oggi è una sua scelta, non la condivido però la rispetto». Giuli ha inoltre affermato di non credere che la presenza di Passaggio al Bosco vada contro i principi della Costituzione: «Esiste un filtro all’ingresso. Significa aderire ai principi della Costituzione, la Carta Internazionale dei Diritti dell’Uomo. Se mi chiedete cosa penso, personalmente io ho giurato sulla Costituzione in cuor mio molto prima di giurare nelle mani del presidente della Repubblica, il che vi dà la misura di cosa penso di tutta la faccenda».
Si alza il sipario sull’edizione 2025 di Più libri più liberi, tradizionale fiera della piccola e media editoria in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre presso la Nuvola di Fuksas. Cinque giornate all’insegna delle pubblicazioni indipendenti dove scoprire le novità e i cataloghi di oltre 500 editori, incontrare gli autori e assistere a performance musicali, reading e dibattiti sui principali temi di attualità grazie a circa 700 appuntamenti con ospiti da tutto il mondo. Tema del 2025 è “Ragioni e sentimenti” che celebra i 250 anni dalla nascita di Jane Austen, autrice che ha aperto la strada alla narrativa moderna.
Più libri più liberi: gli ospiti più attesi del 2025
Alcuni espositori della fiera Più libri più liberi (Imagoeconomica).
Come detto, “Ragioni e sentimenti” è il fil rouge che lega gli eventi di Più libri più liberi 2025 che, tramite i libri e i loro autori, intende scoprire se siamo ancora in grado di sognare e sperare. Chiaro il riferimento al romanzo Ragione e sentimentodi Jane Austen del 1811, tra le opere più note della scrittrice britannica che pochi anni dopo avrebbe scritto il capolavoro Orgoglio e pregiudizio e di cui cadono i 250 anni dalla nascita. L’autrice sarà argomento di molti dibattiti che coinvolgeranno grandi nomi dell’editoria italiana come Angela Frenda, Gaja Cenciarelli, Susanna Basso, Isabella Pasqualetto e Letizia Pezzali. Non mancheranno poi incontri con Ben Pastor, Giovanni Peresson, Simone Lenzi e Lorenzo Gasparrini, solo per citarne alcuni. Molti gli incontri dedicati alle donne, tra cui quello con Leila Palladino sul saggio Che sia l’ultima (Donzelli) che invita all’azione contro i femminicidi e contro la violenza di genere.
La Nuvola di Fuksas a Roma (Imagoeconomica).
La filosofa Gloria Origgi terrà una lectio magistralis sulla francese Simone de Beauvoir, mentre Valeria Palumbo presenterà il suo La voce delle donne (Laterza) che racconta le pioniere del giornalismo nel nostro Paese. Tante le star attese alla Nuvola di Fuksas per Più libri più liberi: Jovanotti si racconterà a tutto tondo, dalla canzone alla poesia, mentre lo storico Alessandro Barbero porterà il pubblico alla scoperta di San Francesco d’Assisi. Ci saranno poi anche il neuroscienziato Stefano Mancuso con Il cantico della terra, Roberto Saviano, Serena Dandini, Elizabeth Leake, Burhan Sönmez, Sandro Veronesi ed Helena Janeczek. Tra gli ospiti internazionali Tessa Hulls, vincitrice del Premio Pulitzer 2025 nella categoria memoir, per presentare Ombre di famiglia in dialogo con Nadia Terranova. Assente invece il fumettista Zerocalcare, atteso per presentare il suo Nel nido dei serpenti, che ha rinunciato in polemica con la presenza dell’editore Passaggio al Bosco, di ispirazione neofascista.
Come acquistare i biglietti e quanto costano
Alcuni espositori della fiera Più libri più liberi (Imagoeconomica).
I biglietti per accedere agli spazi di Più libri più liberi sono acquistabili sul sito della fiera oppure sul posto, con un prezzo leggermente più alto. Comprando il ticket online, il costo intero è di otto euro più prevendita: si scende a cinque per i ragazzi fra sei e 18 anni e a sei per gli Over 65. A disposizione anche la Tariffa Family da 13 euro più prevendita che consente l’ingresso a un adulto e due ragazzi della fascia 6-18 anni. Chi vuole può anche fare l’abbonamento valido per tutti i cinque giorni della manifestazione al costo di 30 euro più prevendita.
Si apre giovedì 4 dicembre, sotto le ardite architetture della Nuvola di Fuksas all’Eur, la kermesse romana Più Libri Più Liberi. E già monta la solita polemica. Se nel 2024 ad accendere gli animi fu l’invito del filosofo Leonardo Caffo, quest’anno il casus belli riguarda la presenza, tra gli stand, della fiorentina Passaggio al bosco, piccola casa editrice con all’attivo oltre 300 pubblicazioni che si è prefissata l’obiettivo di divulgare «il punto di vista del pensiero identitario» celebrando autori e tematiche dichiaratamente legati all’ideologia e all’“epopea” fascista e nazista, con puntate sui leitmotiv dei più contemporanei sovranismi, suprematismi, razzismi e xenofobie. Nel suo catalogo si ritrovano così il filosofo elitista e superfascista Julius Evola, icone della destra radicale postbellica come Léon Degrelle e Corneliu Zelea Codreanu, leader, rispettivamente, dei feroci e antisemiti fascismi belga e romeno tra le due guerre mondiali, ma anche l’ordinovista Clemente Graziani e Benito Mussolini. Non mancano poi diari e memorie di membri delle SS e dei giovani repubblichini passando per Martin Sellner, il teorico austriaco della remigrazione dichiarato persona sgradita in Germania e Svizzera per la sua propaganda estremista e razzista.
La home page del sito di Passaggio al bosco.
La lettera-appello degli intellettuali
La presenza dell’editore fiorentino ha messo in fibrillazione il mondo culturale, tanto che un’ottantina di intellettuali, da Alessandro Barbero ad Antonio Scurati, da Anna Foa a Zerocalcare (che ha già annunciato che non parteciperà alla fiera), hanno inviato all’AIE, l’Associazione italiana degli editori, una lettera apertaper chiedere spiegazioni su una presenza che sembrerebbe fare a pugni con il requisito cardine per la partecipazione alla manifestazione, ovvero l’accettazione dell’Articolo 24 del regolamento (“osservanza di leggi e regolamenti”) che impegna gli espositori a aderire «a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani, e in particolare a quelli relativi alla tutela della libertà di pensiero, di stampa, di rispetto della dignità umana». Regolamento formalmente firmato e sottoscritto anche da Passaggio al Bosco.
L’AIE ha prontamente risposto, per mano del suo presidente Innocenzo Cipolletta, ricordando che l’Associazione è la «casa di tutti gli editori italiani, indipendentemente dalla loro linea politica, editoriale e culturale», e che sarebbe inimmaginabile che fosse venuta meno ai due principi cardine dell’editoria contemporanea, il diritto d’autore e la libertà di edizione, esercitando, di fatto, un atto censorio. Detto questo, ben venga un dibattito pubblico sui temi sollevati dall’appello, magari proprio all’interno della rassegna, in omaggio proprio allo spirito, e al titolo, della manifestazione.
Ma chi è davvero Passaggio al Bosco?
Per comprendere meglio l’oggetto del contendere, vale forse la pena di conoscere più nel dettaglio l’editore “incriminato”. Passaggio al Bosco nasce a Firenze, nel 2017, come progetto editoriale nell’alveo di Casaggì (gruppo assurto a qualche notorietà nel febbraio 2023, quando alcuni suoi militanti si distinsero nel pestaggio di studenti di sinistra al liceo Michelangiolo), vicino alle strutture giovanili di Fratelli d’Italia, nonché tra i protagonisti del progetto KulturaEuropa, un centro studi condiviso con CasaPound e con alcuni nomi storici del neofascismo italiano. Il progetto editoriale è stato creato da Marco Scatarzi, classe 1983, leader da oltre un ventennio proprio di Casaggì, nonché direttore del portale Identitario.org e collaboratore del Secolo d’Italia, del Primato Nazionale, del Candido e di Fuoco. È anche autore di Essere Comunità, saggio, giunto alla decima ristampa in Italia e tradotto in altre lingue, che rappresenta una sorta di «testo di formazione per i giovani attivisti europei».
dal catalogo di Passaggio al bosco.
L’omaggio ai «ribelli» di Ernst Jünger
La casa editrice deve il suo nome a un’opera di Ernst Jünger, uno dei “padri” della cosiddetta Rivoluzione Conservatrice (una corrente di pensiero sorta in Germania dopo la Prima Guerra Mondiale e considerata da molti osservatori come prodromica all’ideologia nazista), morto nel 1998 alla veneranda età di 102 anni. Nel 1951 (e non nel 1952, come erroneamente indicato sul sito dell’editore) Jünger che, va pur detto, non abbracciò mai il nazismo hitleriano, pubblicò il Trattato del ribelle, una riflessione in cui si interrogava sui compiti che spettano agli uomini liberi, nei momenti storici in cui la tirannia (Jünger ce l’ha soprattutto col comunismo sovietico) impedisce loro di esprimere le proprie rivendicazioni, proponendo una forma di ribellione interiore e una resistenza spirituale nei confronti del dominio della tecnica e oltre l’automatismo delle masse. Per poi proporre, ai “ribelli”, di «passare al bosco», entrare cioè in clandestinità, per operare sul territorio, sostenuti dalle comunità residenti, come veri e propri guerriglieri.
Ernst Jünger.
La polemica regala solo attenzione mediatica
Si torna al punto di partenza: date queste premesse, era giusto o meno ospitare questo editore alla fiera libraria di Roma? Qualcuno ha osservato che, pur considerando spiacevole la presenza di uno stand che mette in bella mostra foto di camerati e croci celtiche, basterebbe evitare di frequentarlo. E che la lettera degli intellettuali, al più, possa valere come pura «mozione degli affetti». Tutto giusto, Mi permetto però di aggiungere un’ulteriore considerazione, perché quel manifesto ha anche dato una straordinaria visibilità, direi spropositata, al soggetto “incriminato” che, è la mia modesta opinione, sarebbe passato pressoché inosservato. Grazie a questa attenzione mediatica, Passaggio al Bosco attirerà su di sé una curiosità che non si sarebbe mai nemmeno sognato, come si dice.
dal catalogo di Passaggio al bosco.
Se li conosci lo eviti: il caso del Mein Kampf di Hitler
Esempi di questo genere si sprecano. Ne propongo uno, forse il caso più eclatante, quello del Mein Kampf di Hitler. Si pensi alle polemiche che la sua pubblicazione “ufficiale” in Germania (e quindi negli altri Paesi) sollevò una decina di anni fa. Tempo fa scrissi che sarebbe stata finalmente l’occasione per allontanare molte persone, soprattutto giovani, da quelle idee: il Mein Kampf è un mattone devastante, scritto con uno stile ridondante, retorico, involuto, pressoché illeggibile, tanto che, lontano dalle orecchie del Führer, i poveri nazisti costretti a leggerlo, lo chiamavano Mein Krampf(il mio crampo allo stomaco).
Come disinnescare il fascino del proibito
Un altro esempio, ancora personale, riguarda Julius Evola. Mi ci sono laureato nei primi Anni 80 e ricordo che allora, per trovare i suoi libri, dovevo bazzicare improbabili circoli “clandestini” e librerie che li tenevano nascosti in appositi sgabuzzini (insieme a opere che oggi pubblica appunto Passaggio al Bosco). Dalla metà del decennio successivo (dopo che la mia tesi divenne un libro, in cui per la prima volta, seppure criticamente, si “sdoganava” Evola come un pensatore alla pari di altri elitisti, da Mosca a Pareto a Michels), Evola ha fatto la sua comparsa ufficiale un po’ in tutte le librerie e giace, da allora, sugli stessi scaffali senza che suoi lettori si siano moltiplicati, sono gli stessi di sempre. Tolta l’aura del proibito, Evola attira ben pochi nuovi lettori. E questo mi pare valga un po’ per tutti questi autori “sulfurei”, che attraggono proprio perché “proibiti”, ma se poi li conosci, li eviti. Anche per non morire di noia.
Riccardo Chailly resterà direttore musicale della Lucerne Festival Orchestra e del relativo festival fino ad almeno il 2028, due anni in più rispetto alla naturale conclusione del contratto inizialmente prevista per l’estate 2026. Lo ha annunciato la stessa istituzione elvetica con un comunicato sul proprio sito ufficiale, in cui si anticipano «tournée internazionali e future collaborazioni» con la Lucerne Festival Contemporary Orchestra. Il 72enne direttore d’orchestra milanese, che il 7 dicembre sarà sul podio della Scala per la Prima 2025, continuerà a dirigere in Svizzera anche i concerti dei Festival di Primavera – dove il 29 marzo prossimo guiderà la Quarta Sinfonia di Beethoven, e del Festival Estivo, inclusa l’inaugurazione ufficiale.
Le parole di Riccardo Chailly dopo la conferma alla Lucerna Festival Orchestra
«Con la Lucerne Festival Orchestra, dopo 10 anni di collaborazione (è in carica dal 2016, quando prese il posto di Claudio Abbado, ndr.), condividiamo non solo una profonda comprensione musicale, ma anche un’amicizia personale», ha sottolineato Riccardo Chailly nel commentare la proroga del suo incarico. «È quindi una gioia per me pensare che il nostro rapporto continuerà per le prossime tre stagioni. Non vedo l’ora di continuare a lavorare insieme al nuovo direttore Sebastian Nordmann, ampliando il nostro repertorio, correndo qualche rischio e intraprendendo nuove avventure musicali. Quest’orchestra ama le sfide e questa è una grande fonte di ispirazione per me». Entusiasta anche lo stesso Nordmann, che ha precisato come la proroga rifletta «l’esplicito desiderio di tutti i musicisti».
Il direttore Riccardo Chailly (Ansa).
Il direttore d’orchestra è atteso sul podio della Scala
La notizia della conferma al Lucerne Festival Orchestra arriva a pochi giorni dalla Prima 2025 della Scala, di cui il 72enne milanese sarà direttore musicale fino al prossimo anno. Il 7 dicembre, infatti, sarà sul podio per Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, opera lirica del compositore sovietico Dmitrij Šostakovič, di cui ricorrono i primi 50 anni dalla morte. Alla regia Vasily Barkhatov, mentre nei panni della protagonista Katerina ci sarà la soprano Sara Jakubiak.
Il Cda della Biennale di Venezia ha nominato Wang Shu e Lu Wenyu direttori artistici del settore Architettura. Saranno loro a curare la 20esima Mostra Internazionale di Architettura, in programma dall’8 maggio al 21 novembre 2027. La nomina è stata proposta dal presidente Pietrangelo Buttafuoco. La scelta perché «la loro visione, radicata nella sapienza dei processi costruttivi, è oggi una voce indispensabile nel dibattito internazionale sull’architettura». La notizia è stata data pochi giorno dopo la chiusura della 19esima Mostra, conclusasi il 23 novembre scorso e curata dall’architetto Carlo Ratti.
Wang Shu e Lu Wenyu già due volte alla Biennale Architettura
I due architetti e docenti cinesi hanno fondato nel 1997 Amateur Architecture Studio. Nel 2003 hanno istituito il Dipartimento di Architettura presso la China Academy of Art. Poi, quattro anni dopo, hanno fondato la Scuola di Architettura, di cui Wang Shu è stato il primo preside e Lu Wenyu direttrice del Centro per la Costruzione Sostenibile. Hanno partecipato inoltre al Padiglione Cina alla Biennale Architettura 2006, e sono stati invitati a partecipare alla Biennale Architettura 2010 da Kazuyo Sejima e a quella del 2016 da Alejandro Aravena. Nel 2010 hanno ricevuto la Menzione Speciale con il progetto Decay of a Dome.
Manca sempre meno alla Prima della Scala 2025, che inaugurerà – come da tradizione il 7 dicembre – la nuova stagione del teatro di Milano. In programma Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, opera lirica russa del compositore Dmitrij Šostakovič e ispirata all’omonima novella dello scrittore russo Nikolaj Leskov. Alla regia Vasily Barkhatov, mentre sul podio ci sarà il direttore musicale Riccardo Chailly. Ormai quasi esauriti i biglietti, tanto che restano pochissimi posti a un prezzo molto elevato. Chiunque non riesca ad acquistarne uno, potrà comunque seguire la diretta sia in televisione sia in streaming. A Milano è prevista anche quest’anno l’iniziativa Prima diffusa con la proiezione live dell’opera inaugurale in diversi spazi culturali e sociali.
Prima della Scala 2025, come seguirla in tv, streaming e radio
L’arrivo del presidente Sergio Mattarella alla Prima della Scala (Imagoeconomica).
Per quanto riguarda la diretta televisiva, la Prima della Scala 2025 sarà visibile su Rai 1 a partire dalle 17.45, ossia 15 minuti prima dell’inizio della rappresentazione. La tv di Stato metterà a disposizione anche la piattaforma streaming RaiPlay, dove ci si potrà collegare come sempre gratuitamente e su cui l’evento rimarrà on demand per 15 giorni dopo la messa in onda. Parallelamente, sarà in diretta radiofonica su Rai Radio 3. Dall’estero, in simulcasting, domenica 7 dicembre si potrà vedere Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk su ARTE (per Francia e Paesi di lingua francese Ue ed extra Ue oltre che per Germania e Paesi di lingua tedesca) e su RSI per la Svizzera. Sul sito ufficiale del Teatro alla Scala le informazioni complete anche per tutti gli altri Stati in cui sarà possibile la visione oppure l’ascolto in radio, live o in differita.
Prima diffusa, quali sono gli spazi dell’edizione 2025
Come ogni anno, a Milano si terrà anche Prima diffusa, iniziativa culturale organizzata da Edison in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura per portare l’opera al grande pubblico. In programma proiezioni, mostra e conferenze ispirati a Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk dal 28 novembre fino al 7 dicembre, data della Prima della Scala. Quest’ultima sarà visibile in più di 30 luoghi culturali e sociali, in alcuni casi preceduta da una Guida all’ascolto a cura dell’Accademia Teatro alla Scala per introdurre l’opera di Šostakovič e aiutarne la comprensione. Ecco l’elenco completo degli spazi:
Ottagono – Galleria Vittorio Emanuele II
Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, Sala Verdi – Via Conservatorio, 12
Manca sempre meno alla Prima della Scala 2025. Domenica 7 dicembre, come da tradizione ormai nel giorno di Sant’Ambrogio, si aprirà la nuova stagione del teatro milanese. In programma Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, opera lirica del compositore russo Dmitrij Šostakovič per ricordarne i 50 anni dalla morte. Tratta dalla novella omonima di Nikolaj Leskov, racconta la storia di una giovane sposa che, con la complicità del suo amante, uccide il marito e il tirannico suocero, ma viene scoperta e finisce per suicidarsi in Siberia, tradita da tutti. Attesa la presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Come fare per assistere dal vivo alla rappresentazione? C’è ancora qualche posto, ma bisogna fare in fretta ed essere disposti a spendere una cifra importante.
Prima della Scala 2025, costo e disponibilità degli ultimi biglietti
L’interno del Teatro alla Scala (Imagoeconomica).
I biglietti per il Teatro alla Scala sono disponibili sul sito ufficiale. Per la Prima di Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk tuttavia restano pochissimi posti. Al momento della scrittura di quest’articolo ve ne sono solamente due, situati nel Palco Zona 1 sulla sinistra del palcoscenico guardando verso la platea. Il prezzo? Seppur comprensivo di prevendita e commissioni di servizio, ammonta a 3.200 euro. Chi spera ancora di trovare uno spazio in platea, dovrà purtroppo desistere: tutto il resto del Teatro alla Scala è sold out.
Quanto costano i ticket per assistere alle altre rappresentazioni?
Sebbene la Prima della Scala sia ormai quasi interamente sold out, ben diversa è la situazione per le altre rappresentazioni. Sul sito del teatro è infatti possibile acquistare facilmente un biglietto per gli altri giorni. Prendendo in esempio martedì 16 dicembre, il costo parte da un minimo di 80 euro per un posto nei Palchi Zona 5 con visibilità limitata fino ad arrivare ai 300 euro per la zona 1 della platea. Per quanto riguarda gli altri ticket, i prezzi ammontano a 110 euro per i Palchi Zona 4 e 190 euro per quelli Zona 3, sempre caratterizzati da una visibilità limitata. È di 270 euro il costo invece per i Palchi Zona 2 e la Platea Zona 2, mentre si sale a 300 euro per i Palchi Zona 1.
Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk, la trama dell’opera alla Scala
Protagonista della narrazione è la giovane Katerina Izmailova, figlia di una famiglia medio borghese, che sposa Zinovij Borisovič, rampollo di un ricco mercante. Ben presto, si ritrova imprigionata delle rigide regole che il suo nuovo status sociale le impone e per questo inizia una relazione clandestina con il servo Sergej. Una volta scoperta, elimina dapprima il suocero e in un secondo momento il marito, lasciando che l’amante diventi uomo di casa. Rimasta incinta, scopre l’amara verità. Il patrimonio del suo ex marito è subordinato a un suo cugino che si stabilisce nella proprietà. Alla coppia di amanti non riesce il tentativo di sbarazzarsi anche di lui e finisce per essere deportata in Siberia. Quando Sergej tenta di sedurre un’altra detenuta, anche per allontanare Katerina che aveva provato ad addossargli le colpe degli omicidi, la donna si suicida gettandosi in un fiume e trascinando con sé la sua rivale.