Parola dell’anno, quali sono quelle degli ultimi anni secondo Treccani

Fiducia è la parola dell’anno 2025 secondo Treccani. L’Istituto dell’Enciclopedia Italiana l’ha scelta «per la sua attualità e rilevanza sociale». Secondo i linguisti, infatti, in un periodo segnato dalle forti incertezze geopolitiche, emerge come «risposta essenziale al diffuso bisogno di guardare al futuro con aspettative positive». Un desiderio che affonda le proprie radici sulla natura intrinseca delle stesse relazioni umane, fatte di solidi legami non solo tra gli individui, ma anche tra i cittadini e le istituzioni. Quali sono state le scelte degli anni scorsi? Ecco le parole e le motivazioni principali della decisione.

Parola dell’anno per la Treccani: le scelte degli ultimi anni

Per il 2025 la scelta è ricaduta su Fiducia

Parola dell’anno, quali sono quelle degli ultimi anni secondo Treccani
Una stretta di mano (Foto di Cytonn Photografy via Unsplash).

Per quanto riguarda l’anno che sta per volgere a termine, la Treccani ha scelto la parola Fiducia che, nelle sue differenti accezioni, «è un concetto fondamentale per l’esperienza umana in quanto pone in risalto la dimensione relazionale dell’individuo» Si può manifestare in ambito personale, nel caso della fiducia in sé stessi, oppure in quello comunitario, quando ci si fida del prossimo, della società o della propria comunità. Secondo il dizionario Treccani è «l’atteggiamento di tranquilla sicurezza che nasce da una valutazione positiva di una persona o di un gruppo di persone, verso altri o verso sé stessi». Ereditata dal latino e sviluppatasi nella tradizione medievale, la fiducia – anche detta fides o fidelitas – è uno dei termini più ricorrenti quando si parla di responsabilità e speranza nel futuro.

La parola dell’anno 2024 per Treccani era stata Rispetto

Per quanto riguarda invece il 2024, l’Enciclopedia Italiana Treccani aveva selezionato Rispetto. Come evidenziato dai condirettori Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, la ragione della scelta è «l’estrema attualità e rilevanza che assume nella società». Sfogliando il dizionario, il termine è definito come un «sentimento e atteggiamento di stima, di attenzione, ma anche di riguardo verso una persona, un’istituzione, una cultura, che si può esprimere con azioni o parole». Un concetto che si dovrebbe trovare in ogni progetto formativo per diffondersi alle relazioni interpersonali, in famiglia, sul lavoro e nel rapporto con le istituzioni, sia civili sia religiose.

Nel 2023 era stata selezionata invece Femminicidio

Parola dell’anno, quali sono quelle degli ultimi anni secondo Treccani
Un paio di scarpette rosse (Imagoeconomica).

Nell’ambito della campagna #leparolevalgono, destinata a promuovere un uso corretto della lingua italiana, la Treccani aveva scelto Femminicidio come parola dell’anno 2023. Una decisione mirata a porre l’attenzione su un terribile fenomeno sociale, la violenza di genere, contro cui non è possibile temporeggiare, ma occorre un intervento urgente. «Un’operazione pensata non solamente per comprendere il mondo e la società che ci circondano», aveva spiegato l’istituto, «ma anche per contribuire a responsabilizzare e sensibilizzare ulteriormente lettori e lettrici su una tematica che inevitabilmente si è posizionata al centro dell’attualità». Il dizionario lo definisce come «uccisione diretta o provocata, eliminazione fisica di una donna in quanto tale, espressione di una cultura plurisecolare maschilista e patriarcale che, penetrata nel senso comune anche attraverso la lingua, ha impresso sulla concezione della donna il marchio di una presunta, e sempre infondata, inferiorità e subordinazione rispetto all’uomo».

Il Dizionario Italiano 2022 aveva promosso la parità di genere

Non una parola, ma un Dizionario della lingua italiana. Nel 2022 Treccani aveva proposto una serie di termini che promuovevano la parità di genere, tra cui per esempio architetta, notaia, medica e soldata. Una rivoluzione per riflettere «la necessità e l’urgenza di un cambiamento che promuova l’inclusività e la parità di genere, a partire dalla lingua». Cercando dunque un aggettivo qualsiasi, vi si trovava lemmatizzata – registrata e visualizzata in grassetto – anche la sua relativa forma femminile, seguendo sempre l’ordine alfabetico (bella, bello oppure adatta, adatto).