È morto a 94 anni Bruno Contrada: ex numero tre del Sisde negli anni più violenti della guerra di mafia a Palermo, fu al centro di una controversa vicenda giudiziaria che lo vide condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sentenza poi revocata dalla Corte europea dei diritti umani.
Fu arrestato nel 1992 dopo le testimonianze di diversi pentiti
Dopo aver lavorato nella Squadra Mobile di Palermo, di cui divenne dirigente, Contrada guidò la sezione siciliana della Criminalpol. Negli Anni 80 entrò nel Sisde, il servizio segreto civile italiano, arrivando a ricoprire ruoli apicali nell’organizzazione. Alla viglia di Natale del 1992, sulla base delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, fu arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per aver fornito informazioni e protezione a esponenti di Cosa Nostra.
La condanna, la successiva sentenza della Cedu e la revoca
Il lungo iter processuale, iniziato nel 1994, si concluse solo nel 2006 quando la Corte di Cassazione confermò la condanna definitiva a 10 anni di reclusione, di cui otto effettivamente scontati tra carcere e domiciliari. Successivamente Contrada si rivolse alla Corte europea dei diritti dell’uomo: i giudici si Strasburgo stabilirono che la condanna era stata pronunciata per fatti che, all’epoca in cui sarebbero stati commessi, non costituivano un reato definito in modo chiaro nell’ordinamento italiano. Sulla base di tale pronuncia, nel 2017 la Cassazione aveva dichiarato ineseguibile la condanna, cancellandone gli effetti penali. L’ex numero tre del Sisde ricevette anche un indennizzo di oltre 280 mila euro per ingiusta detenzione.
Il suo nome era riemerso nelle indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella
Il nome di Contrada era di recente riemerso in relazione alle indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale presidente della Repubblica, avvenuto il 6 gennaio 1980: l’ipotesi è che l’ex 007 avesse partecipato al depistaggio delle indagini.








