Gli indici della Borsa italiana e lo spread del 25 novembre 2019

Piazza Affari pronta ad aprire la seduta odierna. Hong Kong corre dopo le elezioni distrettuali. I mercati in diretta.

Borsa italiana pronta ad aprire la seduta del 25 novembre 2019.

LO SPREAD BTP BUND A 154 PUNTI

Lo spread tra Btp decennale e Bund tedesco riparte da 154 punti base.

GLI AGGIORNAMENTI DEI MERCATI IN DIRETTA

7.30 – TOKYO CHIUDE IN POSITIVO

La Borsa di Tokyo termina la prima seduta della settimana in positivo, con gli investitori che spostano la loro attenzione sulle trattative del commercio tra Cina e Stati Uniti, in seguito al risultato elettorale ad Hong Kong, che ha visto il trionfo dei democratici anti-Pechino. L’indice Nikkei avanza dello 0,78%, a quota 23.292,81, aggiungendo 179 punti. Sui mercati valutari lo yen arresta la fase di apprezzamento sul dollaro, trattando a 108,70, e sull’euro poco sopra a 120.

3.00 – HONG KONG APRE IN RIALZO

La Borsa di Hong Kong balza in avvio di seduta, in scia al risultato delle elezioni distrettuali che hanno visto l’ondata pro-democrazia che ha spazzato via il fronte pro-Pechino: l’indice Hang Seng guadagna nelle primissime battute 278,77 punti, salendo a quota 26.873,35, con un guadagno dell’1,05%.

1.30 – APERTURA POSITIVA PER TOKYO

La Borsa di Tokyo apre la prima seduta della settimana col segno più, con gli investitori che guardano agli sviluppi delle elezioni a Hong Kong dopo il trionfo dei democratici anti-Cina. L’indice Nikkei fa segnare un progresso dello 0,77%, a quota 23.291,69, aggiungendo 178 punti. Sul mercato dei cambi prevale ancora l’incertezza sui negoziati del commercio tra Cina e Usa, con lo yen che prosegue la fase di rafforzamento sul dollaro a 108,70 e sull’euro a 119,80.

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L’incontro tra il premier Conte e i vertici di ArcelorMittal

Lakshmi e Aditya Mittal al tavolo col presidente del Consiglio e i ministri Patuanelli e Gualtieri. Mentre i dirigenti dell'azienda svelano il piano per fermare l'Ilva.

Un incontro da dentro o fuori. La sera del 22 novembre, a mercati chiusi, il premier Giuseppe Conte ha incontrato Lakshmi e Aditya Mittal, padre e figlio, i vertici del gruppo ArcelorMittal. Al suo fianco i ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli. L’obiettivo: capire se si può trattare o no, per poi entrare nel vivo del negoziato. Mittal s’è seduta al tavolo dopo aver inviato segnali di apertura. Il premier ha posto agli indiani un aut aut preciso: «O garantite la possibilità di rispettare gli impegni contrattuali o reagiremo adeguatamente alla battaglia giudiziaria che voi avete voluto». E ancora: «Non possiamo accettare un disimpegno dagli impegni contrattuali», ha detto Conte prima di mettersi al tavolo. Ciò vuol dire che il negoziato del governo si svilupperà se ci sarà da parte di ArcelorMittal la sospensione del procedimento per la revoca avviato in tribunale.

Il 27 novembre è in programma a Milano un’udienza per decidere del ricorso presentato dal governo contro quella revoca. Un documento delle parti potrebbe chiedere altro tempo e sospendere la via giudiziaria per lasciare spazio ai tavoli, anche con i sindacati. Ma il tavolo serale a Palazzo Chigi potrebbe essere solo il primo di una serie di incontri e contatti da portare avanti nel weekend, per dare il 25 novembre un segnale anche ai mercati. Appare poco chiaro fin dove si spinga la disponibilità di Mittal, tant’è che più fonti governative invitano alla prudenza. Il sospetto che la multinazionale voglia andar via non è ancora archiviato. Anzi. Se così sarà, l’esecutivo è pronto a mettere subito in campo il “piano B“, con la nomina di un commissario e una nazionalizzazione ponte mentre si cerca una nuova cordata, da affiancare alla “battaglia giudiziaria del secolo” per avere dall’azienda un risarcimento miliardario.

LE CONDIZIONI DEL GOVERNO SULL’ILVA

Se invece si tratterà, il punto di partenza per l’esecutivo è che Mittal ritiri la richiesta di 5 mila esuberi e assicuri la prosecuzione di una produzione a regime, con l’impegno ad andare avanti nelle bonifiche e nel risanamento ambientale. L’esecutivo è pronto a far fronte a una contrazione temporanea della produzione determinata dal mercato e a garantire ammortizzatori sociali per un massimo di 2.500 esuberi (ma secondo alcune fonti si potrebbe arrivare a 3 mila). In più ci sarebbe un decreto per lo scudo penale, uno sconto sugli affitti degli impianti e sulle bonifiche e, in prospettiva, un piano che punti alla decarbonizzazione. Il governo non può dare garanzie, come chiede l’azienda, sull’Altoforno 2, ma i commissari hanno già chiesto alla procura di Taranto più tempo per la messa in sicurezza. A fare da corollario ci sarebbe poi la possibilità di un intervento di Cdp (ma non nell’azionariato con Mittal), un più forte impegno di Intesa e risorse di aziende a partecipazione pubblica come Terna in progetti per Taranto.

LE TESTIMONIANZE DEI DIRIGENTI NELL’INCHIESTA MILANO

Un Consiglio dei ministri straordinario potrebbe essere convocato per il “cantiere Taranto”, il pacchetto di misure (alcune potrebbero entrare in manovra) del governo per la città e a sostegno dell’occupazione (si valuta un decreto ma potrebbe essere un disegno di legge). A indurre il governo a tenere fino all’ultimo la guardia alta con Mittal ci sono comunque le notizie che arrivano dal fronte giudiziario. Dalle testimonianze dei dirigenti nell’inchiesta milanese, emerge che è stato «cancellato l’approvvigionamento delle materie prime» e che «già a settembre Morselli dichiarava che la società aveva esaurito la finanza» per l’operazione.

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Se non paghi l’Imu il Comune può pignorarti il conto corrente

Lo stabilisce un emendamento alla Legge di Bilancio. Il sollecito, i 60 giorni per il ricorso, la rateizzazione del debito: cosa prevedono le nuove regole di riscossione.

Un emendamento alla Legge di Bilancio 2020 prevede che i conti corrente possano essere pignorati in seguito al mancato pagamento delle imposte locali. Il premier Giuseppe Conte aveva provato a gettare acqua sul fuoco: «I cittadini non si devono preoccupare, non mi risulta», aveva detto rispondendo alle indiscrezioni circolate il 19 novembre e riportate tra gli altri da Quotidiano.net e L’Economia. Secondo queste indiscrezioni, il pignoramento sarebbe scattato anche in caso di mancato pagamento delle multe stradali, che invece sono state escluse dal testo, stando a quanto si legge nella nota studi del Senato. L’emendamento in questione estende dunque l’applicazione dell’accertamento esecutivo ai tributi locali, come Imu, Tasi e Tari, equiparando le regole di riscossione a quelle nazionali.

L’AVVISO DEL COMUNE COL SOLLECITO AL PAGAMENTO

Ma cosa prevede nel dettaglio l’emendamento? In seguito alla mancata risposta da parte del contribuente all’avviso di accertamento – che dal primo gennaio 2020 dovrebbe contenere l’intimazione ad adempiere al pagamento – il Comune, al pari degli altri enti locali che avranno accesso ai dati dell’Anagrafe tributaria, potrà chiedere il pignoramento del conto corrente. Tra le altre misure previste, il pignoramento dello stipendio o il fermo dell’auto.

Sarebbe possibile chiedere la rateizzazione della somma dovuta: da un minimo di quattro fino a un massimo di 72 rate

Il sollecito di pagamento verrà inviato solo in presenza di debiti di importo non superiore a 10 mila euro. Sarà possibile chiedere la rateizzazione della somma dovuta: da un minimo di quattro fino a un massimo di 72 rate.

SESSANTA GIORNI DI TEMPO PER IL RICORSO

Secondo quanto previsto dall’emendamento, scompare lo step intermedio dell’iscrizione a ruolo del debito, e dunque l’invio della cartella esattoriale. Il contribuente avrà poi 60 giorni di tempo per presentare il ricorso, al termine dei quali l’atto disposto dall’ente locale diventerebbe immediatamente esecutivo.

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La parabola di Rivera, grande sconfitto delle elezioni in Spagna

Dall'etichetta di uomo nuovo all'addio alla politica. Giravolte e contraddizioni del leader di Ciudadanos.

Nel 2015 era l’uomo nuovo, etichettato da più parti come il «Matteo Renzi di Spagna». Quattro anni – e quattro elezioni – più tardi, Albert Rivera è il grande sconfitto dell’agone politico a Madrid. All’indomani del voto che ne ha sancito la debacle, il presidente di Ciuadanos ha lasciato la guida del partito e, con essa, la politica. «Voglio essere felice», ha detto l’11 novembre in conferenza stampa, «lo sono stato, però adesso lo sarò fuori dalla politica».

UN’EMORRAGIA DA 2,5 MILIONI DI VOTI

Negli ultimi sette mesi, la formazione nata nel 2005 in Catalogna e poi apertasi a tutto il Paese ha perso 47 seggi: dai 57 di aprile ai 10 di novembre. Un’emorragia da circa 2,5 milioni di voti. Il partito naranja è ora sesto per consenso a livello nazionale, superato dall’ultradestra di Vox, da Unidas Podemos e dai nemici giurati di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc); è addirittura ottavo a Barcellona, dove mosse i primi passi e raccolse i primi applausi. «Mi dimetto da presidente di Ciudadanos, affinchè un congresso nazionale elegga il futuro del progetto», ha annunciato davanti ai giornalisti Rivera. Che solo sei mesi fa si autoproclamava guida dell’opposizione al premier socialista Pedro Sanchez.

LA SPACCATURA IN SENO AL PARTITO

Avvocato di professione, 39 anni, da 13 punto di riferimento del partito liberale e anti-indipendentista, Rivera ha pagato una politica spesso ondivaga sulle alleanze, oltre a fratture insanabili in seno a Ciudadanos. Ad aprile, Rivera si presentò agli elettori dicendo un secco “no” a qualsiasi tipo di accordo con i socialisti di Sanchez, venendo premiato con 57 seggi e issando CS a terzo partito di Spagna, a sole nove lunghezze dal Partido popular. La linea dura a un’intesa che avrebbe portato Ciudadanos al governo (col Psoe sarebbe arrivato a 180 seggi, quattro sopra la maggioranza) ha spaccato i vertici del partito. Risultato: le dimissioni di quattro dei 50 membri della ejecutiva e l’addio di Francesc de Carreras, co-fondatore del partito.

A destra, l’ormai ex leader di Ciudadanos, Albert Rivera.

LE GIRAVOLTE SU SANCHEZ E RAJOY

A ridosso del voto di novembre, l’apertura al premier socialista che ha riportato alla mente giravolte passate. Come quando, tre anni fa, Rivera garantì che non avrebbe appoggiato per alcuna ragione un esecutivo Rajoy, salvo cambiare idea al momento del voto. Questa spiccata e reiterata propensione al riposizionamento, unita a un’intransigenza poco moderata sul dossier catalano, ha contribuito ad alienare l’elettorato centrista di Ciudadanos, che in buona parte è tornato a votare popular. Mentre quello più a destra è migrato verso Vox. Mettendo Rivera spalle al muro.

LA ROTTAMAZIONE IN SALSA SPAGNOLA

Sono lontani i tempi in cui il fu enfant prodige irrompeva sulla scena politica invocando, nel dicembre 2015, una «rigenerazione democratica» che tanto ricordava la renziana «rottamazione». Solo uno dei punti di contatto con l’allora premier italiano, da cui Rivera mutuava anche una certa passione per la spettacolarizzazione della politica. Emblematico, in questo senso, l’evento cardine della campagna di quattro anni fa, più simile a uno show televisivo che a un appuntamento elettorale.

Blairista, lo definì l’Economist. Liberale, progressista ed europeista si definiva il diretto interessato. Che, però, col passare degli anni ha aggiunto sfumature – e contraddizioni – al proprio profilo politico

Volto pulito, modi spigliati, Rivera intrigava un elettorato fiaccato da scandali e polemiche. Blairista, lo definì l’Economist. Liberale, progressista, riformista ed europeista si definiva il diretto interessato. Che, però, col passare degli anni ha aggiunto sfumature – e contraddizioni – al proprio profilo politico. In primis, unendo le forze – seppur solo a livello regionale in Andalusia – all’ultradestra euroscettica di Vox. Era il dicembre del 2018. Cinque mesi dopo Rivera si sarebbe presentato alle elezioni europee a braccetto con l’Alde ed Emmanuel Macron.

LA VIRATA A DESTRA (CON LO SGUARDO A SINISTRA)

La virata a destra, a dire il vero, era iniziata da qualche tempo. Nel 2017, per la precisione, quando la Asamblea de Ciudadanos approvò l’eliminazione di ogni riferimento alla socialdemocrazia dall’ideologia del partito, nonostante un’agenda in tema di diritti e proposte sociali – difesa della surrogazione di maternità, diritti Lgbti, riforma del sistema educativo – più compatibile coi socialisti che col centrodestra. Ma anche questo, soprattutto questo, è stato Rivera. Trasversale, oltre i confini del contraddittorio. Troppo per un elettorato alla disperata ricerca di certezze.

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