Mara Carfagna smetta di illudere i moderati

L'azzurra, al netto dell'errore di legarsi a Toti, è una stella politica. Ma rischia di sparire se resta alla finestra e non si propone come leader di un centrodestra alternativo al duo Salvini-Meloni.

Ogni tanto riemerge la candidatura di Mara Carfagna per qualcosa di importante. È stata una delle berlusconiane di ferro tuttavia priva di eccessiva piaggeria, quando arrivò in parlamento aveva gli occhi puntati su di sé (indubbiamente era, ed è, la più bella) ma vestì i panni dell’austera parlamentare e dette prova immediata di serietà e di capacità di lavoro. Molto spesso a destra hanno pensato a lei come al vero personaggio che avrebbe potuto prendere il posto di Silvio Berlusconi. A mano a mano le sue posizioni si sono anche fatte più limpide e spesso si sono discostate dal suo benefattore facendola diventare una icona del moderatismo politico. Infine è per tanti la candidata ideale per battere Vincenzo De Luca nella gara per la presidenza della Campania. Pur essendo una giovane politica ha, insomma, accumulato molte aspettative ma non sappiamo quanti meriti

L’ERRORE DI LEGARSI A GIOVANNI TOTI

Carfagna ha anche commesso alcuni errori evidenti, l’ultimo dei quali è stato legarsi a Giovanni Toti il presidente per caso della Liguria, avendo perso di vista Berlusconi, alla ricerca di una paterna mano sulle spalle da parte di Matteo Salvini. Questo errore Carfagna l’ha compensato schierandosi con grande nettezza come l’esponente di Forza Italia, o quel che resta, che osteggia ogni estremismo di destra (oggi in pratica tutta la destra, si potrebbe dire) e in particolare il sovranismo di Matteo Salvini.

LE VOCI SU UN POSSIBILE ACCORDO CON ITALIA VIVA

Nascono da qui le ricorrenti voci sul possibile incontro politico con Matteo Renzi solitamente accompagnate dall’odioso pettegolezzo che solo Maria Elena Boschi, invidiosa, impedisca che l’accordo si faccia. Insomma Carfagna è una stella politica che non è ancora scomparsa dall’orizzonte ma che rischia di sparire se questi andirivieni dal palcoscenico parlamentare non la vedranno finalmente dentro un progetto vero.

PER UNA COME CARFAGNA IL PROGETTO VERO È IL CENTRO

Il progetto vero per una come lei è quella cosa che in tempi meno selvaggi chiamavamo “centro”, cioè il luogo ideale del moderatismo italiano, nella consapevolezza che è vero che fra gli italiani l’animo di destra è molto forte, ma è anche vero che dopo un po’ gli italiani si stancano dei contafrottole e di chi vuole dividerli in bande che si odiano e anelano a un partito moderatissimo. La Dc non si può rifare, resta però l’ipotesi di lanciare una chiamata alle armi di chi non si rassegna, anche nel campo del centrodestra, all’affermarsi del duo Salvini-Meloni che non ci porterebbe al fascismo ma certamente darebbe il Paese nelle mani di persone ancora più inadeguate di quelle che oggi lo governano. Salvini in particolare è, e sarà sempre, quello del Papeete. Per quanti sforzi possa fare l’intelligente Giancarlo Giorgetti non si cava sangue dalle rape, come si usava dire. Ecco, quindi, che la sfida, se lanciata in grande, per una leadership moderata potrebbe, passo dopo passo, spingere molti italiani, tranne quelli come me che voteranno sempre a sinistra, a scegliere l’offerta centrista sia che si voglia far da sponda per una sinistra dissanguata sia che vogliano temperare i facinorosi del populismo sovranista.

GLI AUTOCANDIDATI ALLA LEADERSHIP MODERATA

I candidati a questo ruolo sono stati tanti. Diciamo, gli autocandidati. Gli ultimi Carlo Calenda, troppo GianBurrasca, Renzi, troppo antipatico, Urbano Cairo che molti invocano o temono, infine Mara Carfagna. Lei potrebbe farcela ma dovrebbe prendere dalle donne che hanno guidato i vari Paesi del mondo quel tanto di decisionismo, di amore per il rischio, di linguaggio diretto che ancora le mancano. Le manca soprattutto decidere quel che farà da grande. Può scegliere di correre per la Campania. Può scegliere invece la battaglia, inizialmente minoritaria e solitaria, per diventare il punto di riferimento di chi non vuole che l’Italia faccia parte del gruppo di Visegrad. Può deciderlo solo lei. Ma se resta alla finestra ancora a lungo, la dimenticheranno. 

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La missione di Zingaretti negli Usa tra dazi e lotta alle destre

Prima visita Oltreoceano da segretario del Pd. Incontri con Clinton, de Blasio e Pelosi. Prima dell'appuntamento alla Casa Bianca.

Non solo i rapporti fra Italia e Stati Uniti, ma anche le «battaglie comuni contro le destre e i nazionalismi». Sono alcuni dei temi nell’agenda di Nicola Zingaretti, che è volato negli Stati Uniti al suo debutto Oltreoceano da segretario del Pd. Il 12 novembre ha in programma un incontro con la speaker della Camera Nancy Pelosi, dopo che l’11 ha incontrato l’ex presidente Bill Clinton.

È stato un lungo e utile scambio di opinioni sull’Europa, sull’Italia e sugli Usa, su come ricostruire contro la cultura della paura

Nicola Zingaretti

«È stato un lungo e utile scambio di opinioni sull’Europa, sull’Italia e sugli Usa, su come ricostruire contro la cultura della paura», ha affermato al termine del faccia a faccia alla Clinton Foundation di Midtown Manhattan. Zingaretti e Clinton si sono scambiati alcuni convenevoli e poi si sono messi al lavoro. L’incontro è durato in tutto un’ora ed è stato propedeutico all’avvio di una nuova fase, «di un rapporto» fra i democratici «come baluardo contro le destre».

IL DELICATO DOSSIER DEI DAZI USA

In serata Zingaretti ha visitato la sede del Pd di New York in occasione dell’elezione del segretario e avuto un faccia a faccia con il sindaco della Grande Mela Bill De Blasio. La seconda tappa della visita americana di Zingaretti è a Washington, dove è pronto a incontrare Pelosi, terza carica dello Stato e volto dell’indagine per un possibile impeachment del presidente Donald Trump. Il segretario del Pd ha in programma anche incontri alla Casa Bianca con esponenti del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che ha in carico fascicoli importanti di politica estera e sicurezza, ma gioca anche un ruolo non secondario in questioni come quelle commerciali, a partire dal delicato dossier dei dazi Usa che ultimamente hanno colpito anche alcuni prodotti del made in Italy.

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La missione di Zingaretti negli Usa tra dazi e lotta alle destre

Prima visita Oltreoceano da segretario del Pd. Incontri con Clinton, de Blasio e Pelosi. Prima dell'appuntamento alla Casa Bianca.

Non solo i rapporti fra Italia e Stati Uniti, ma anche le «battaglie comuni contro le destre e i nazionalismi». Sono alcuni dei temi nell’agenda di Nicola Zingaretti, che è volato negli Stati Uniti al suo debutto Oltreoceano da segretario del Pd. Il 12 novembre ha in programma un incontro con la speaker della Camera Nancy Pelosi, dopo che l’11 ha incontrato l’ex presidente Bill Clinton.

È stato un lungo e utile scambio di opinioni sull’Europa, sull’Italia e sugli Usa, su come ricostruire contro la cultura della paura

Nicola Zingaretti

«È stato un lungo e utile scambio di opinioni sull’Europa, sull’Italia e sugli Usa, su come ricostruire contro la cultura della paura», ha affermato al termine del faccia a faccia alla Clinton Foundation di Midtown Manhattan. Zingaretti e Clinton si sono scambiati alcuni convenevoli e poi si sono messi al lavoro. L’incontro è durato in tutto un’ora ed è stato propedeutico all’avvio di una nuova fase, «di un rapporto» fra i democratici «come baluardo contro le destre».

IL DELICATO DOSSIER DEI DAZI USA

In serata Zingaretti ha visitato la sede del Pd di New York in occasione dell’elezione del segretario e avuto un faccia a faccia con il sindaco della Grande Mela Bill De Blasio. La seconda tappa della visita americana di Zingaretti è a Washington, dove è pronto a incontrare Pelosi, terza carica dello Stato e volto dell’indagine per un possibile impeachment del presidente Donald Trump. Il segretario del Pd ha in programma anche incontri alla Casa Bianca con esponenti del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che ha in carico fascicoli importanti di politica estera e sicurezza, ma gioca anche un ruolo non secondario in questioni come quelle commerciali, a partire dal delicato dossier dei dazi Usa che ultimamente hanno colpito anche alcuni prodotti del made in Italy.

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Conte e Merkel, intesa d’acciaio

Il premier italiano e la cancelliera tedesca vogliono cooperare nel settore siderurgico. Sintonia anche su migranti, Nato e Libia.

Sintonia su migranti, Libia e Nato. E un confronto sullo spinoso dossier ArcelorMittal. Il premier Giuseppe Conte ha accolto la cancelliera tedesca Angela Merkel a Roma, ribadendo la comune volontà di lavorare insieme per affrontare le grandi sfide internazionali e combattere le «intolleranze» e le «forze disgregatrici» in seno all’Europa.

CONTE RIVENDICA LA SUA AUTONOMIA

Il premier ha rivendicato anche la sua autonomia di pensiero, a prescindere dalla coalizione che lo sostiene: «Se avrete la bontà di comparare le posizioni del sottoscritto assunte nel precedente esecutivo e quelle che esprimo in questo, non vedrete differenze. Anche sul piano dell’approccio all’immigrazione ho sempre ritenuto che si dovesse partire dai diritti fondamentali di queste persone, che soffrono e cadono in mano ai trafficanti di esseri umani».

L’IDEA DI COOPERARE NEL SETTORE SIDERURGICO

Con la canceliera Merkel si è parlato anche di AcelorMittal: «Ci siamo ripromessi una cooperazione sull’acciaio, anche per cercare di confrontarci sulle soluzioni più avanzate dal punto di vista tecnologico. Il governo sta lavorando a una soluzione che tenga in piedi da una parte la tutela della salute e dell’ambiente, dall’altra la salvaguardia dei livelli di occupazione». Comune sentire anche su altri dossier: dalla Nato – dopo lo schiaffo del presidente francese Emmanuel Macron, che l’ha definita «in stato di morte cerebrale» – all’immigrazione, che vede la Germania in prima linea.

LA NATO «PILASTRO» DELLA POLITICA INTERNAZIONALE

«Voglio ringraziare pubblicamente il governo tedesco perché in materia di migrazioni non ha fatto mancare il suo aiuto all’Italia. La Germania, se parliamo di sensibilità sul quadro complessivo dei problemi e l’esigenza della redistribuzione, è un Paese in prima linea e questo va riconosciuto», ha detto il premier italiano. Ringraziamenti che la cancelliera tedesca ha restituito «per l’impegno dell’Italia sulla Libia». E a meno di un mese dal prossimo vertice Nato, Merkel ha sottolineato come l’Alleanza atlantica resti «un pilastro della politica internazionale».

IL NODO DELL’UNIONE BANCARIA EUROPEA

I capi dei governi di Italia e Germania hanno affrontato anche il tema dell’Unione bancaria europea. «L’Italia è favorevole a un raforzamento, ma non temiamo scossoni per il nostro sistema», ha detto Conte. Su questo punto la cancelliera non si è sbilanciata: «Mi sono aggiornata sullo sviluppo dei rischi nel sistema bancario italiano. Devo esprimere la mia soddisfazione, avete compiuto notevoli progressi».

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Il presidio anti-odio a Milano per Liliana Segre

Manifestazione di solidarietà nei confronti della senatrice a vita sopravvissuta ad Auschwitz e finita sotto scorta a 89 anni per le minacce ricevute. Secondo il Pd presenti 5 mila persone nonostante la pioggia. «Non grideremmo "al lupo" se il lupo non ci fosse».

Milano al fianco di Liliana Segre. Nonostante la pioggia diverse persone si sono riunite per esprimere solidarietà nei confronti della senatrice a vita e scampata ai campi di sterminio nazisti, finita sotto scorta a 89 anni per le minacce ricevute soprattutto via social.

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Cittadini sotto gli ombrelli davanti al Memoriale della Shoah. (Ansa)

RITROVO DAVANTI AL MUSEO DELLA SHOAH

Uno dei punti di ritrovo per i manifestanti è stato il museo della Shoah, al binario 21 della Stazione centrale di Milano, da dove partirono gli ebrei verso i lager. «Non grideremmo “al lupo” se il lupo non ci fosse», era uno dei messaggi. E per “lupo” si intendono fascismo e razzismo. Al presidio intitolato “Milano non odia. Insieme per Liliana Segre” hanno aderito numerose associazioni antifasciste e partiti politici.

presidio-milano-liliana-segre-manifestazione
Un cartello dell’Anpi. (Ansa)

SECONDO IL PD 5 MILA PARTECIPANTI

Secondo il Partito democratico milanese sono stati 5 mila i cittadini che hanno partecipato. Erano presenti anche i figli della parlamentare deportata da ragazzina ad Auschwitz, Federica, Luciano e Alberto. Dopo i saluti istituzionali della vicesindaca Anna Scavuzzo è partita Bella ciao intonata da Checcoro.

«OSCURITÀ GIÀ SCONFITTE CON LA DEMOCRAZIA»

La segretaria metropolitana del Pd Silvia Roggiani ha spiegato: Abbiamo voluto stringerci in un abbraccio collettivo alla senatrice, in tanti oltre ogni steccato, per dimostrare che siamo di più e più forti di chi vorrebbe farci ripiombare nell’oscurità del passato, un passato che abbiamo sconfitto con i valori della democrazia e dell’antifascismo, scolpiti nella nostra Costituzione».

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Una donna legge un brano di un libro durante il presidio. (Ansa)

«NON ARRETRIAMO CONTRO GLI SPARGITORI DI ODIO»

Poi ha aggiunto: «Nessun passo indietro, non concederemo neppure un millimetro agli spargitori di odio contemporanei. Milano, città Medaglia d’oro alla Resistenza, non si piega. Milano non odia e le migliaia di cittadine e cittadini presenti questa sera sono la testimonianza dell’impegno a non arrendersi mai all’intolleranza e agli istinti più biechi».

presidio-milano-liliana-segre-manifestazione
Fiori di giglio alla manifestazione. (Ansa)

IL GIGLIO COME SIMBOLO

Per dimostrare affetto e vicinanza alla Segre molte persone presenti al presidio hanno utilizzato l’immagine del giglio, un fiore bianco simbolo di purezza, innocenza e candore, ma anche di fierezza e orgoglio, dal quale deriva proprio il nome di Liliana.

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Il presidio anti-odio a Milano per Liliana Segre

Manifestazione di solidarietà nei confronti della senatrice a vita sopravvissuta ad Auschwitz e finita sotto scorta a 89 anni per le minacce ricevute. Secondo il Pd presenti 5 mila persone nonostante la pioggia. «Non grideremmo "al lupo" se il lupo non ci fosse».

Milano al fianco di Liliana Segre. Nonostante la pioggia diverse persone si sono riunite per esprimere solidarietà nei confronti della senatrice a vita e scampata ai campi di sterminio nazisti, finita sotto scorta a 89 anni per le minacce ricevute soprattutto via social.

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Cittadini sotto gli ombrelli davanti al Memoriale della Shoah. (Ansa)

RITROVO DAVANTI AL MUSEO DELLA SHOAH

Uno dei punti di ritrovo per i manifestanti è stato il museo della Shoah, al binario 21 della Stazione centrale di Milano, da dove partirono gli ebrei verso i lager. «Non grideremmo “al lupo” se il lupo non ci fosse», era uno dei messaggi. E per “lupo” si intendono fascismo e razzismo. Al presidio intitolato “Milano non odia. Insieme per Liliana Segre” hanno aderito numerose associazioni antifasciste e partiti politici.

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Un cartello dell’Anpi. (Ansa)

SECONDO IL PD 5 MILA PARTECIPANTI

Secondo il Partito democratico milanese sono stati 5 mila i cittadini che hanno partecipato. Erano presenti anche i figli della parlamentare deportata da ragazzina ad Auschwitz, Federica, Luciano e Alberto. Dopo i saluti istituzionali della vicesindaca Anna Scavuzzo è partita Bella ciao intonata da Checcoro.

«OSCURITÀ GIÀ SCONFITTE CON LA DEMOCRAZIA»

La segretaria metropolitana del Pd Silvia Roggiani ha spiegato: Abbiamo voluto stringerci in un abbraccio collettivo alla senatrice, in tanti oltre ogni steccato, per dimostrare che siamo di più e più forti di chi vorrebbe farci ripiombare nell’oscurità del passato, un passato che abbiamo sconfitto con i valori della democrazia e dell’antifascismo, scolpiti nella nostra Costituzione».

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Una donna legge un brano di un libro durante il presidio. (Ansa)

«NON ARRETRIAMO CONTRO GLI SPARGITORI DI ODIO»

Poi ha aggiunto: «Nessun passo indietro, non concederemo neppure un millimetro agli spargitori di odio contemporanei. Milano, città Medaglia d’oro alla Resistenza, non si piega. Milano non odia e le migliaia di cittadine e cittadini presenti questa sera sono la testimonianza dell’impegno a non arrendersi mai all’intolleranza e agli istinti più biechi».

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Fiori di giglio alla manifestazione. (Ansa)

IL GIGLIO COME SIMBOLO

Per dimostrare affetto e vicinanza alla Segre molte persone presenti al presidio hanno utilizzato l’immagine del giglio, un fiore bianco simbolo di purezza, innocenza e candore, ma anche di fierezza e orgoglio, dal quale deriva proprio il nome di Liliana.

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Riace, decade il sindaco leghista Trifoli: era ineleggibile

Dipendente del comune, aveva preso un'aspettativa che non gli spettava per candidarsi. La candidata della lista di Mimmo Lucano che aveva presentato ricorso ha vinto la sua battaglia.

Un altro sindaco decaduto a Riace, il paesino calabrese divenuto celebre per il modello di accoglienza dei migranti che a ottobre 2018 ha visto arrestare il primo cittadino Mimmo Lucano e a maggio ha eletto il primo sindaco leghista della sua storia. L’11 novembre il Tribunale di Locri ha accolto il ricorso che era stato presentato dalla candidata a sindaco di Riace Maria Caterina Spanò, dichiarando l’ineleggibilità di Antonio Trifoli, eletto primo cittadino in occasione delle amministrative svoltesi il 27 maggio scorso.

TRIFOLI NON POTEVA CHIEDERE L’ASPETTATIVA DA VIGILE URBANO

Maria Caterina Spanò, assistita dall’avvocato Francesco Rotundo, aveva sostenuto l’ineleggibilità di Trifoli in quanto dipendente del Comune, con mansioni di vigile urbano con contratto a tempo determinato. E in quanto tale non poteva beneficiare dell’aspettativa per motivi politici. Spanò capeggiava la lista in cui era candidato a consigliere l’ex sindaco Mimmo Lucano, decaduto dopo il suo arresto nell’ottobre 2018 per i presunti illeciti nella gestione dei migranti. Lucano, comunque, non era stato eletto. La sentenza con cui è stato accolto il ricorso di Maria Caterina Spanò sarà esecutiva soltanto dopo i tre gradi giudizio. Fino ad allora Trifoli resterà in carica come sindaco.

INELEGGIBILITÁ CONFERMATA DAL MINISTERO DELL’INTERNO

Il ricorso della candidata a sindaco era stato riunito con un’analoga iniziativa che era stata promossa da tre cittadini di Riace. L’ineleggibilità di Trifoli era stata anche sancita in un parere espresso nel mese di settembre dal Ministero dell’Interno e notificato alla Prefettura di Reggio Calabria.

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Riace, decade il sindaco leghista Trifoli: era ineleggibile

Dipendente del comune, aveva preso un'aspettativa che non gli spettava per candidarsi. La candidata della lista di Mimmo Lucano che aveva presentato ricorso ha vinto la sua battaglia.

Un altro sindaco decaduto a Riace, il paesino calabrese divenuto celebre per il modello di accoglienza dei migranti che a ottobre 2018 ha visto arrestare il primo cittadino Mimmo Lucano e a maggio ha eletto il primo sindaco leghista della sua storia. L’11 novembre il Tribunale di Locri ha accolto il ricorso che era stato presentato dalla candidata a sindaco di Riace Maria Caterina Spanò, dichiarando l’ineleggibilità di Antonio Trifoli, eletto primo cittadino in occasione delle amministrative svoltesi il 27 maggio scorso.

TRIFOLI NON POTEVA CHIEDERE L’ASPETTATIVA DA VIGILE URBANO

Maria Caterina Spanò, assistita dall’avvocato Francesco Rotundo, aveva sostenuto l’ineleggibilità di Trifoli in quanto dipendente del Comune, con mansioni di vigile urbano con contratto a tempo determinato. E in quanto tale non poteva beneficiare dell’aspettativa per motivi politici. Spanò capeggiava la lista in cui era candidato a consigliere l’ex sindaco Mimmo Lucano, decaduto dopo il suo arresto nell’ottobre 2018 per i presunti illeciti nella gestione dei migranti. Lucano, comunque, non era stato eletto. La sentenza con cui è stato accolto il ricorso di Maria Caterina Spanò sarà esecutiva soltanto dopo i tre gradi giudizio. Fino ad allora Trifoli resterà in carica come sindaco.

INELEGGIBILITÁ CONFERMATA DAL MINISTERO DELL’INTERNO

Il ricorso della candidata a sindaco era stato riunito con un’analoga iniziativa che era stata promossa da tre cittadini di Riace. L’ineleggibilità di Trifoli era stata anche sancita in un parere espresso nel mese di settembre dal Ministero dell’Interno e notificato alla Prefettura di Reggio Calabria.

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Giorgetti lancia la proposta di un tavolo costituente

Il numero due della Lega fa un appello alle altre forze politiche: «Sediamoci a un tavolo per cambiare le regole del gioco e dare un governo decente a questo Paese». Ma Salvini lo stoppa.

Un tavolo costituente «per cambiare le regole del gioco». Lo ha proposto il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti, appellandosi alle altre forze politiche. Al centro della discussione, in primis, la riscrittura della legge elettorale. «Sediamoci a un tavolo per cambiare tre-quattro regole del gioco e per dare un governo decente a questo Paese», ha detto Giorgetti durante il convegno “Metamorfosi”.

«VA DATA LA POSSIBILITÀ A CHI GOVERNA DI DECIDERE»

A Lucia Annunziata, che gli domandava se ritenesse necessario aprire un tavolo per le riforme, Giorgetti ha risposto: «Era l’unica cosa che bisognava fare il 20 di agosto. Interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così, ci si mette d’accordo per cambiare le quattro-cinque cose necessarie,magari anche la legge elettorale per dare la possibilità a chi governa di decidere».

SALA SULLA STESSA LUNGHEZZA D’ONDA

«Se la struttura costituzionale rimane quella di adesso e si torna al sistema proporzionale, questo Paese è spacciato, indipendentemente da chi va al governo. Lo dico non autorizzato da Salvini, quindi nessuno può dire che io suggerisco…» Con lui sul palco il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha condiviso l’idea: «Sono d’accordo, anch’io oggi vedrei la necessità di una costituente a cui partecipano persone che sanno di cosa parlano». Secondo Giorgetti «l’interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così: ci si mette d’accordo per dare la possibilità a chi governa di decidere».

ANCHE RENZI APRE AL NUMERO DUE LEGHISTA

«Oggi Giorgetti della Lega lancia l’idea di scrivere tutti insieme le regole del gioco. Mi sembra una proposta saggia e intelligente. Italia viva c’è», ha scritto su Twitter Matteo Renzi. Decisamente più freddo Matteo Salvini. «Sono impegnato in temi molto più concreti», ha detto il leader della Lega a margine di un incontro a Capriano Briosco. Per Salvini, la proposta di Giorgetti «può essere interessante in prospettiva, però incontrando gli italiani, dalla Calabria alla Romagna, mi chiedono meno tasse e meno burocrazia oggi. Quindi me ne occuperò più avanti».

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Giorgetti lancia la proposta di un tavolo costituente

Il numero due della Lega fa un appello alle altre forze politiche: «Sediamoci a un tavolo per cambiare le regole del gioco e dare un governo decente a questo Paese». Ma Salvini lo stoppa.

Un tavolo costituente «per cambiare le regole del gioco». Lo ha proposto il vicesegretario della Lega Giancarlo Giorgetti, appellandosi alle altre forze politiche. Al centro della discussione, in primis, la riscrittura della legge elettorale. «Sediamoci a un tavolo per cambiare tre-quattro regole del gioco e per dare un governo decente a questo Paese», ha detto Giorgetti durante il convegno “Metamorfosi”.

«VA DATA LA POSSIBILITÀ A CHI GOVERNA DI DECIDERE»

A Lucia Annunziata, che gli domandava se ritenesse necessario aprire un tavolo per le riforme, Giorgetti ha risposto: «Era l’unica cosa che bisognava fare il 20 di agosto. Interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così, ci si mette d’accordo per cambiare le quattro-cinque cose necessarie,magari anche la legge elettorale per dare la possibilità a chi governa di decidere».

SALA SULLA STESSA LUNGHEZZA D’ONDA

«Se la struttura costituzionale rimane quella di adesso e si torna al sistema proporzionale, questo Paese è spacciato, indipendentemente da chi va al governo. Lo dico non autorizzato da Salvini, quindi nessuno può dire che io suggerisco…» Con lui sul palco il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che ha condiviso l’idea: «Sono d’accordo, anch’io oggi vedrei la necessità di una costituente a cui partecipano persone che sanno di cosa parlano». Secondo Giorgetti «l’interesse dell’Italia è che questo governo non vada avanti così: ci si mette d’accordo per dare la possibilità a chi governa di decidere».

ANCHE RENZI APRE AL NUMERO DUE LEGHISTA

«Oggi Giorgetti della Lega lancia l’idea di scrivere tutti insieme le regole del gioco. Mi sembra una proposta saggia e intelligente. Italia viva c’è», ha scritto su Twitter Matteo Renzi. Decisamente più freddo Matteo Salvini. «Sono impegnato in temi molto più concreti», ha detto il leader della Lega a margine di un incontro a Capriano Briosco. Per Salvini, la proposta di Giorgetti «può essere interessante in prospettiva, però incontrando gli italiani, dalla Calabria alla Romagna, mi chiedono meno tasse e meno burocrazia oggi. Quindi me ne occuperò più avanti».

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