Biennale, l’Ue invia una seconda lettera contro la partecipazione della Russia

Continuano le polemiche intorno al padiglione russo alla Biennale di Venezia. A pochi giorni dall’apertura dell’esposizione – prevista il 9 maggio -, la Commissione europea ha inviato una seconda lettera alla Fondazione per condannare la decisione di far partecipare Mosca. L’ha confermato la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, finlandese del Ppe, durante un punto stampa. «Posso confermare», ha detto, «che abbiamo inviato una seconda lettera alla Biennale di Venezia, sulla base di ulteriori prove». «Sono stata molto chiara nel condannare fermamente la decisione della Biennale di permettere alla Russia di partecipare alla mostra d’arte. Oltretutto apre ufficialmente sabato che, ironia della sorte, è la Giornata dell’Europa. E la Giornata dell’Europa dovrebbe essere un giorno per celebrare la pace, non un giorno in cui la Russia può brillare alla Biennale», ha aggiunto. «Se la violazione della sovvenzione da 2 milioni di euro verrà confermata, non esiteremo a sospenderla o revocarla, perché il denaro dei contribuenti europei dovrebbe salvaguardare i valori democratici e la diversità. E sappiamo bene che questi valori non sono rispettati nella Russia di oggi», ha concluso.

L’Ue chiede più dettagli per verificare il rispetto delle sanzioni

Nelle settimane precedenti, la Commissione Ue aveva avvisato il governo italiano dell’intenzione di bloccare i 2 milioni di euro che l’Europa dovrebbe erogare alla Biennale entro il 2028. In particolare, vuole sapere che tipo di controlli stiano facendo gli italiani per verificare il rispetto delle sanzioni internazionali contro la Russia. L’esecutivo aveva risposto che «allo stato attuale non appaiono emergere violazioni della normativa vigente» e «non si ravvisano elementi che possano consentire (…) di bloccare la partecipazione» di Mosca. Ma all’Ue non è bastato, motivo per cui ha inviato una seconda missiva per sollecitare più dettagli e capire che misure siano state prese. L’Italia ha una settimana per replicare. Prima ancora, l’11 maggio, scadrà invece il tempo a disposizione della Biennale per inviare in Europa la propria difesa e non perdere i 2 milioni di sovvenzioni.

Trump attacca ancora il papa: «Sta mettendo in pericolo molti cattolici»

Durante un’intervista con Hugh Hewitt sul canale televisivo Salem News Channel, Donald Trump è tornato a criticare duramente papa Leone XIV. «Penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare», ha affermato il tycoon con un tempismo non proprio perfetto: il segretario di Stato Usa Marco Rubio sarà a Roma dal 6 all’8 maggio per un viaggio che ha tra gli obiettivi (non dichiarati) quello di ricucire i rapporti con la Santa Sede dopo lo scontro dialettico che si era verificato a Pasqua.

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Le tappe dello scontro tra The Donald e il pontefice

Indispettito dalla parole di Prevost contro la guerra all’Iran, Trump lo aveva definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», aggiungendo che non sarebbe in Vaticano senza di lui alla Casa Bianca. Il pontefice aveva replicato di non aver paura dell’Amministrazione Trump, aggiungendo che avrebbe continuato a «parlare del Vangelo e quindi ad alta voce contro la guerra». Il presidente Usa a quel punto aveva rincarato la dose: «Qualcuno può per favore dire a papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42 mila manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?». Al fianco del capo della Casa Bianca si era schierato il vicepresidente JD Vance, cattolico convertito (e pure ricevuto dal papa in Vaticano), il quale era arrivato a dire che «il papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia», aggiungendo poi: «Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Non era forse dalla parte degli americani che liberarono i campi di concentramento?». Successivamente, durante il suo viaggio apostolico in Africa, Leone XIV ha lanciato (senza citarlo) una frecciata a Trump: «Guai a coloro che manipolano la religione nel nome stesso di Dio per il loro guadagno militare, economico o politico, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia».

Trump attacca ancora il papa: «Sta mettendo in pericolo molti cattolici»
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

L’ambasciatore Usa: «Tra il papa e Rubio incontro franco»

«Le nazioni hanno dei disaccordi, e credo che uno dei modi per superarli sia attraverso la fraternità e un dialogo autentico. Credo che il Segretario venga qui con questo spirito. Per avere una conversazione franca sulla politica statunitense, per impegnarsi in un dialogo». Lo ha detto a Reuters Brian Burch, ambasciatore americano presso la Santa Sede.

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Ipotesi di danno erariale: indagini sull’Arena Santa Giulia, costruita per le Olimpiadi invernali

La Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia sta indagando con un’istruttoria per ipotesi di danno erariale sull’Arena Santa Giulia, impianto sportivo polivalente di Milano che – inaugurato a gennaio – ha ospitato i tornei maschile e femminile di hockey su ghiaccio ai Giochi olimpici invernali e quello di hockey su slittino ai successivi Giochi paralimpici invernali. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti gli extra costi per la realizzazione dell’impianto, coperti da finanziamenti pubblici: il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza si è presentato negli uffici del Comune di Milano per acquisire le carte.

Ipotesi di danno erariale: indagini sull’Arena Santa Giulia, costruita per le Olimpiadi invernali
Il cantiere dell’Arena Santa Giulia (Imagoeconomica).

Eventim ha quantificato in 134 milioni di euro gli extra costi rispetto al budget iniziale

Eventim, la multinazionale proprietaria dell’arena (al momento ribattezzata Unipol Dome), aveva chiesto 134 milioni di euro di costi extra rispetto a quanto preventivato. Alla base del massiccio sforamento del budget il rincaro dei materiali da costruzione, l’aumento dei costi energetici e l’accelerazione per rispettare i tempi. Successivamente, un’analisi tecnica di MM e Amat aveva ridimensionato la cifra, quantificando in 53 milioni gli extra costi.

Per il Fmi il caro energia peserà fino a 2.270 euro sulle famiglie italiane

Con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7 per cento del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo. È quanto rilevato da Oya Celasun, vicedirettore per l’Europa del Fondo monetario internazionale. «L’impatto varia notevolmente, da 620 euro in Slovacchia a 134 euro in Svezia. Secondo lo scenario ”grave” del Weo del Fmi di aprile 2026, la perdita media salirebbe a 1.750 euro». Il grafico dell’intervento include anche le stime sull’Italia, che vedono un impatto di 450 euro nello scenario base e 2.270 euro in quello grave.

Eurozona, aumentano i rischi di recessione

Secondo lo scenario di base, la crescita nell’Eurozona dovrebbe rallentare all’1,1 per cento nel 2026 e all’1,2 per cento nel 2027, con un’inflazione in aumento di 0,7 punti percentuali al 2,6 per cento nel 2026 e in calo al 2,2 per cento nel 2027. «Nello scenario grave al ribasso di aprile, l’area euro potrebbe avvicinarsi alla recessione», scrive ancora l’Fmi nel suo outlook sull’Ue e il caro energia, riportando le stime già diffuse ad aprile e sottolineando che «i mercati stanno diventando più pessimisti sui prezzi dell’energia», avvicinandosi allo «scenario avverso».

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno

Prende il via oggi 5 maggio l’offerta pubblica di sottoscrizione di UniCredit su Commerzbank. L’operazione resterà aperta fino al 16 giugno e prevede un rapporto di scambio pari a 0,485 azioni UniCredit per ogni titolo Commerzbank conferito. Lo ha comunicato l’amministratore delegato Andrea Orcel nel corso della conference call con gli analisti sui risultati trimestrali.

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno
Andrea Orcel, ceo di UniCredit (Imagoeconomica).

Cosa prevede l’offerta pubblica di sottoscrizione lanciata da UniCredit

Il via libera di UniCredit all’aumento di capitale fino a 6,7 miliardi di euro a servizio dell’offerta su Commerzbank è stato approvato il 4 maggio dall’assemblea straordinaria dei soci, che si è tenuta a Milano. L’operazione, a cui ha dato semaforo verde il 99,55 per cento del capitale e avente diritto di voto, prevede l’emissione di un massimo di 470 milioni di nuove azioni ordinarie UniCredit, con godimento regolare e le stesse caratteristiche di quelle già in circolazione. L’istituto guidato da Orcel è aperto a raccogliere la totalità delle quote ordinarie della banca tedesca non già detenute direttamente, pari a circa il 30 per cento.

Al via l’ops di UniCredit su Commerzbank: resterà aperta fino al 16 giugno
Torre Unicredit a Milano (Imagoeconomica).

Il management di Commerzbank e Berlino continuano a opporsi all’operazione

«Ciò che UniCredit ha messo sul tavolo dopo 18 mesi e numerosi incontri è un piano che smantella la banca così come funziona oggi per i suoi clienti e non paga alcun premio ai nostri azionisti», ha dichiarato al Frankfurter Allgemeine Zeitung il vicepresidente del consiglio di amministrazione di Commerzbank, Michael Kotzbauer. Unicredit, entrata in Commerzbank a settembre 2024, è già ora il maggiore azionista dell’istituto, davanti allo Stato tedesco. A marzo il governo federale di Berlino, che detiene una partecipazione del 12 per cento, tramite il portavoce del ministero delle Finanze Maximilian Kall aveva espresso la sua opposizione all’ops, definita «inaccettabile» in quanto la seconda banca privata tedesca per dimensioni «è di importanza sistemica». Orcel, presentando un piano di ristrutturazione in caso di acquisizione, aveva criticato la rete estera di Commerzbank definendola «sovradimensionata» e «inefficiente». Pier Carlo Padoan, presidente di UniCredit, nel corso dell’assemblea straordinaria ha rassicurato i tedeschi parlando di «interesse chiaro affinché la banca esprima pienamente il proprio potenziale» e di «opinione condivisa, sia dal consiglio di amministrazione sia dal management, che ciò non stia attualmente accadendo nella misura in cui sarebbe possibile e opportuno».

Delitto di Garlasco, Sempio non risponderà al pm

Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, si avvarrà della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio in programma il 6 maggio in Procura a Pavia. Lo hanno reso noto i legali Liborio Cataliotti e Angela Taccia: la scelta è dettata dal fatto che le indagini «non sono chiuse e che dunque il quadro probatorio con il quale confrontarsi in sede di interrogatorio non è completo». Gli avvocati di Sempio hanno dichiarato poi di aver conferito un incarico a uno psicoterapeuta per una consulenza personologica sul loro assistito, ritenuta indispensabile prima dell’interrogatorio.

Convocati anche Marco Poggi e le gemelle Cappa

Convocati anche Paola e Stefania Cappa, cugine della vittima, e Marco Poggi, fratello di Chiara: verranno sentiti come testimoni, dunque con l’obbligo di rispondere. Le gemelle, diventate famose per un fotomontaggio lasciato davanti alla villetta di via Pascoli a Garlasco, saranno sentite oggi a Milano: gli inquirenti vogliono capire se Chiara Poggi fosse stata vittima di avance: Sempio è sospettato di averla ucciso dopo un approccio sessuale rifiutato. Marco Poggi, verrà invece sentito domani (per la terza volta dalla ripresa delle indagini): potrebbe spiegare i rapporti tra la sorella e l’amico Sempio, così come rispondere del contenuto dei video intimi, protetti da password, trovati nel computer di casa. La perizia ha escluso tracce di visualizzazione di questi file.

Delitto di Garlasco, Sempio non risponderà al pm
Chiara Poggi.

L’ossessione di Sempio per una ragazza: «Non era Chiara»

Negli ultimi giorni sono emerse dei post scritti da Sempio su un forum online, all’epoca dell’omicidio, in cui il nuovo indagato per il delitto di Garlasco raccontava di essere ossessionato da una ragazza: la donna in questione, hanno precisato i suoi legali, non era però Chiara Poggi, bensì una «barista di una birreria». Denunciando uno «strumentale tentativo di mostrizzazione nell’imminenza dell’interrogatorio», l’avvocato Cataliotti ha spiegato che quel forum «ospitava dei post di ragazzi timidi, introversi e con difficoltà nell’approcciarsi al rapporto con ragazze», che online cercavano solo consigli da «’maestri’ che potessero insegnare a vivere i rapporti interpersonali o comunque di seduzione».

Morta l’attrice Claire Maurier, protagonista de “I 400 colpi”

È morta a 97 anni l’attrice francese Claire Maurier, nota per aver interpretato nel 1959 la signora Doinel ne I 400 colpi di François Truffaut e, diversi decenni dopo, la burbera proprietaria del café ne Il favoloso mondo di Amélie (2001).

Morta l’attrice Claire Maurier, protagonista de “I 400 colpi”
Claire Maurier in una scena de “I 400 colpi”.

La carriera di Claire Maurier

Vero nome Odette-Michelle-Suzanne Agramon, Claire Maurier era nata a Céret il 27 marzo 1929. Nella sua lunghissima carriera, in cui ha spaziato tra teatro, televisione e cinema, ha lavorato con i maggiori registi francesi. Dopo gli inizi calcando il palcoscenico, il debutto sul grande schermo era arrivato nel 1952, con una piccola parte ne Un capriccio di Caroline chérie. Maurier aveva poi raggiunto la notorietà alla fine degli Anni 50, con I 400 colpi, dove interpretò la madre dura e distante del protagonista. Negli Anni 60 aveva lavorato con alcuni dei nomi più importanti del cinema francese, tra cui Gilles Grangier e Édouard Molinaro, che l’avrebbe poi diretta anche nel 1978 ne Il vizietto. Due anni dopo la parte ne Una brutta storia di Claude Sautet, le valse una candidatura ai premi César come miglior attrice non protagonista. Dopo aver lavorato anche con Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri, la popolarità internazionale tornò nel 2001 con ll favoloso mondo d’Amélie e la parte di Madame Suzanne, proprietaria del café di Montmartre frequentato dalla protagonista.

Tensione a Hormuz, Iran: «Project Freedom senza sbocco»

Tensione a Hormuz, dove lunedì 4 maggio 2026 è scattata l’operazione americana Project Freedom per liberare le navi bloccate nello Stretto dall’inizio della guerra. Gli Stati Uniti sostengono di aver aperto un corridoio per garantire il passaggio sicuro nell’area, mentre l’Iran smentisce e annuncia di aver sparato missili contro unità statunitensi, sostenendo che l’operazione è «un progetto morto». A dirlo è stato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha evidenziato: «Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati».

Trump: «Non posso dirvi se la tregua sia ancora in vigore»

Donald Trump si è rifiutato di dire se il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sia ancora in vigore, dopo che entrambe le parti hanno rivendicato uno scambio di colpi nello Stretto di Hormuz. Ospite del programma The Hugh Hewitt Show, al presidente americano è stato chiesto se la tregua fosse finita e se gli attacchi sarebbero ripresi. «Beh, non posso dirvelo», ha risposto Trump, aggiungendo che «se rispondessi a questa domanda, direste che quest’uomo non è abbastanza intelligente per essere presidente».

Maersk: «Una nostra nave ha lasciato Hormuz sotto scorta militare Usa»

Il colosso danese del trasporto merci Maersk ha annunciato che una delle sue navi ha attraversato con successo lo Stretto di Hormuz sotto scorta statunitense. L’imbarcazione, la Alliance Fairfax battente bandiera americana, era rimasta bloccata nel Golfo dallo scoppio della guerra a febbraio e le è stata offerta l’opportunità di partire scortata dalle forze armate statunitensi. Ha quindi lasciato il Golfo Persico senza incidenti e tutti i membri dell’equipaggio sono sani e salvi.

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana

Il Tribunale di Milano ha respinto l’istanza presentata da Cassa Depositi e Prestiti per bloccare il rinnovo del consiglio di amministrazione di Borsa Italiana, società controllata da Euronext. Lo riporta Radiocor, spiegando che il giudice non ha ravvisato i requisiti per un intervento d’urgenza.

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana
Uffici di Euronext (Imagoeconomica).

La contesa Cdp-Euronext su Borsa Italiana

Cdp, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (che ne detiene l’82,77 per cento del capitale), sostiene che – in base agli accordi tra i soci – la presentazione delle candidature per il cda di Borsa Italiana debba sempre avvenire previa procedura di valutazione e selezione dei candidati. Euronext, invece, sostiene che in base al Transaction Cooperation Agreement firmato nel 2020 assieme a Cdp e Intesa Sanpaolo, questo iter non sia previsto se i vertici vengono rinnovati. Alle 9 di martedì 5 maggio è prevista la nuova riunione degli azionisti, che potrà dunque trattare l’ordine del giorno sulla nomina del cda: Euronext propone come amministratore delegato ancora Fabrizio Testa. Alla presidenza di Borsa Italiana è invece candidata per un secondo mandato Claudia Parzani.

Respinta l’istanza di Cdp sul rinnovo del cda di Borsa Italiana
Fabrizio Testa (Imagoeconomica).

Le frizioni tra Cassa Depositi e Prestiti e Euronext per la governance di Borsa Italiana, iniziate nel corso del 2025, sono sfociate lo scorso febbraio in un contenzioso legale quando il gruppo francese ha comunicato l’intenzione di rinominare Testa quale ceo, senza appunto avviare una procedura di valutazione e selezione. Oltre che al Tribunale di Milano, Cdp si è anche rivolta alla Corte di Amsterdam, ottenendo però una sentenza sfavorevole (riguardante pure la nomina di Angelo Proni alla guida di MTS), che ha poi impugnato.

Stretto di Hormuz, nave sudcoreana in fiamme dopo un’esplosione: cosa sappiamo

Un’esplosione e un incendio si sono verificati a bordo di una nave battente bandiera panamense della compagnia di navigazione sudcoreana HMM Co., ancorata nelle acque vicino agli Emirati Arabi Uniti, all’interno dello Stretto di Hormuz. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Seul: a bordo della portarinfuse c’erano 24 persone, di cui sei di nazionalità coreana. Non ci sarebbero vittime.

L’incendio è scoppiato nella sala macchine

Il ministero degli Esteri sudcoreano ha spiegato che le cause dell’esplosione e dell’incendio, così come l’entità dei danni, sono attualmente oggetto di indagine. «Il governo continuerà a comunicare strettamente con i Paesi interessati in merito all’incidente e adotterà le misure necessarie per garantire la sicurezza delle navi e dei membri dell’equipaggio sudcoreani nello Stretto di Hormuz», si legge in una nota. La compagnia di navigazione ha dichiarato che l’incendio è scoppiato nella sala macchine.