Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

È morto a 95 anni Robert Duvall, uno dei più grandi attori del Novecento, figura di rilievo in capolavori come Il Padrino e Apocalypse Now. Una carriera cinematografica di successo durata sei decenni consacrata da un Premio Oscar, quattro Golden Globe, due Emmy, uno Screen Actors Guild Award ed un Bafta.

Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili
Robert Duvall morto, i cinque ruoli più memorabili

I cinque ruoli più memorabili

Dopo due piccole apparizioni in Lassù qualcuno mi ama e Il buio oltre la siepe, ha iniziato a interpretare “cattivi” degni di nota, come in La caccia con Brando e Il Grinta con John Wayne. Ma il personaggio che ha dato una svolta alla sua carriera è stato Tom Hagen, il consigliori di don Vito Corleone ne Il Padrino.

Da allora ha collezionato una serie di ruoli nei generi più diversi, spesso in uniforme militare o di poliziotto, da MASH di Robert Altman ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, in cui è l’indimenticabile colonnello Kilgore di “Mi piace l’odore del napalm al mattino”. Un altro ruolo memorabile, oltre a quello che gli è valso l’Oscar in Tender Mercies – Un tenero ringraziamento, è quello ne L’assoluzione di Ulu Grosbard, dove interpreta un funzionario di polizia al centro di un dilemma morale.

Ancora in divisa accanto all’agente Sean Penn in Colors – Colori di guerra di Dennis Hopper, e alle prese con la furia di Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia di Joel Schumacher. Si ricorda infine il ruolo di dottor Watson in Sherlock Holmes: soluzione sette per cento di Herbert Ross. Nella sua carriera si è cimentato anche con la regia, come nel caso di Cavalli selvaggi, nel 2015. Con la quarta moglie, l’attrice e regista Luciana Pedraza, aveva dato vita al Robert Duvall Children’s Found per l’assistenza ai bambini argentini ed era stato un sostenitore dell’organizzazione Pro Mujer a sostegno delle donne indigenti dell’America Latina.

Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale

Per la prima volta nella storia del Festival di Sanremo, il cast della kermesse – conduttori e cantanti in gara – è stato ricevuto al Quirinale da un presidente della Repubblica. È successo oggi, venerdì 13 febbraio. Quasi tutti in completi e cappotti scuri per la grande occasione dell’incontro con Sergio Mattarella. Ma le “deroghe” ci sono state, eccome: J-Ax si è presentato con il cappello da cowboy e i pantaloni con le frange, le Bambole di Pezza in shorts e anfibi, Dargen D’Amico con occhiali fuxia e Ditonellapiaga con la minigonna blu. La coconduttrice Laura Pausini ha scelto un look total white, così come Elettra Lamborghini.

Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale
Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale
Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale
Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale
Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale
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Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale
Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale
Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale

Mattarella ha ricordato il “suo” primo Festival di Sanremo

«Avevo 10 anni, la ricordo bene. Ricordo tra l’altro la voce inconfondibile, trascinante del presentatore Nunzio Filogamo. La voce, come sapete, si diffondeva soltanto attraverso la radio e tutti si chiedevano ma che volto avesse quella voce così trascinante del presentatore del Festival», ha detto Mattarella rievocando il “suo” primo Saremo: «Ricordo soprattutto quanto il Festival anche allora registrasse un amplissimo coinvolgimento popolare nel nostro Paese. Un coinvolgimento che è rimasto costante grazie alla Rai, che ha accompagnato anno per anno il Festival, conducendolo nelle case degli italiani».

Il cast di Sanremo è stato ricevuto da Mattarella al Quirinale
Foto di gruppo al Quirinale con Sergio Mattarella e il cast di Sanremo (Ansa).

Conti: «Mattarella presidente molto pop»

All’uscita da Quirinale, Conti ha definito l’incontro «bellissimo, molto emozionante» e Mattarella «un presidente molto pop». Il capo di Stato «ha detto parole straordinarie sulla musica», ha aggiunto il conduttore. «Sono commossa. Spesso veniamo definiti giullari, la musica è anche divertimento, ma facciamo questo lavoro sinceramente, cercando di dare qualità, con la consapevolezza di rappresentare l’Italia», ha detto Pasini, ricordando che Mattarella ha evidenziato quanto la musica sia una parte importante della cultura popolare del Paese.

Pucci, dopo la rinuncia a Sanremo salta anche l’ingaggio per Conad

Dopo la rinuncia volontaria all’esibizione in programma al Festival di Sanremo, eccone un’altra che invece Andrea Pucci non ha deciso: Conad ha infatti disdetto l’ingaggio del comico per un evento aziendale. Lo ha reso noto lo stesso Pucci su Instagram, con una storia (successivamente cancellata) in cui ha riportato l’email della catena di supermercati con le motivazioni del ritiro dell’ingaggio. Poi il comico milanese in un’altra storia ha ironizzato: «Se va avanti così dovrò andare fuori dai loro store a chiedere l’elemosina».

Pucci, dopo la rinuncia a Sanremo salta anche l’ingaggio per Conad
Una delle storie pubblicate da Andrea Pucci su Instagram.

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Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale

Sanremo, la ricreazione è finita. Dopo il quinquennio amadeusiano e i baci fluidi che facevano tremare i palazzi della politica, i fiori sono tornati a essere semplici vegetali da inquadrare, non più sacchi da boxe per giovani artisti in crisi di nervi. Al suo secondo mandato consecutivo, Carlo Conti ha ripreso in mano le chiavi di casa con la solerzia di un direttore di filiale che, dopo una gestione troppo creativa, torna a contare i centesimi e a rimettere in riga i correntisti.

Can Yaman in fuga dalle bufale turche sulla droga

L’ordine regna sovrano, a partire dalla serata inaugurale, quando calerà l’asso Can Yaman. L’attore turco, reduce dalle fatiche malesi di un Sandokan targato Rai 1, sbarca all’Ariston dopo aver dribblato persino le cronache giudiziarie internazionali. Una “bufala” turca lo voleva in manette a Istanbul per storie di droga; lui, per smentire, ha scelto il più rassicurante dei fondali, pubblicando un post davanti al Colosseo, come a dire che il suo impero non conosce tramonto.

Carlo, da par suo, ha celebrato l’innesto con un fotomontaggio social nei panni di “Carlokan”. Un annuncio che dimentica la sobrietà istituzionale, dove la Tigre della Malesia è stata finalmente addomesticata e messa a fare il valletto di rappresentanza prima di tornare sul set della seconda stagione.

Una mano di bianco sulla vecchia boiserie Rai

Il “Metodo Conti” brilla per coerenza: una mano di bianco sulla vecchia boiserie Rai e un cast che sembra uscito da un piano di rientro del debito pubblico emotivo. Basta scorrere i testi in gara. C’è il ritorno di Raf con Ora e per sempre e quello di Francesco Renga con Il meglio di me. Titoli che suonano come polizze di assicurazione contro ogni eccesso, promesse di una stabilità che profuma di Anni 90.

Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale
In una combo i trenta big che parteciperanno al 76esimo Festival di Sanremo. Prima fila da sinistra: Malika Ayane, Sal Da Vinci, Arisa, Leo Gassmann, Masini-Fedez e Bambole di Pezza; Seconda fila da sinistra: Ditonellapiaga, Fulminacci, Serena Brancale, Tommaso Paradiso, Patty Pravo e Levante; Terza fila da sinistra: Dargen DAmico, Mara Sattei, Francesco Renga, Enrico Nigiotti, Michele Bravi e Elettra Lamborghini; Quarta fila da sinistra: Ermal Meta, Raf, Maria Antonietta-Colombre, Samurai Jay, Chiello e Luchè; Quinta fila da sinistra: Nayt, Sayf, Eddie Brock, Tredici Pietro, J-Ax, Lda-Aka Seven (foto Ansa).

Perfino la coppia FedezMasini, sulla carta potenziale deflagrante, non promette monologhi impegnati. La fine del conflitto passa per la normalizzazione: Achille Lauro, annunciato come co-conduttore della seconda serata, non deve più scandalizzare. Deve intrattenere. Un compito che condividerà con Lillo Petrolo (mercoledì 25). Ha fatto invece un passo indietro, dopo le polemiche sulla sua partecipazione, Andrea Pucci (previsto venerdì 27). «Nel 2026 il termine fascista», ha spiegato il cabarettista milanese, «non dovrebbe esistere più, esiste l’uomo di destra e l’uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma che si confrontano in un ordinamento democratico che per fortuna governa il nostro amato Paese! Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno». Nel centrodestra è partita la corsa per esprimere solidarietà al comico. Si è disturbata persino Giorgia Meloni. «È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco», ha sentenziato la premier sui social. «Ma anche questo racconta il doppiopesismo della sinistra, che considera ‘sacra’ la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide». La leader di FdI conclude lanciando l’allarme: «La deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa».

Pezzali e l’operazione nostalgia

Pucci o meno, la ricetta di Conti ha il sapore di un minestrone nazional-popolare a cui mancano però ancora le co-conduttrici. E anche l’operazione nostalgia è condotta con rigore da ragionieri: Max Pezzali fisso sulla nave, come un ammortizzatore sociale per chiunque abbia superato i 40, a cantare inni di un’Italia che non c’è più, ma che vota ancora (quando se ne ricorda).

Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale
Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale
Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale
Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale

Almeno nei duetti la Restaurazione si concede l’ora d’aria

È però nella serata dei duetti che la Restaurazione si concede l’ora d’aria, applicando il principio verdoniano del “famolo strano”. Tolto il cappio della classifica (le cover non pesano sul risultato finale), le case discografiche si sono lasciate andare a un’ebbrezza da dopolavoro, mettendo insieme coppie che sulla carta sembrano generate da un algoritmo impazzito.

Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale
Belen Rodriguez con Francesca Fagnani (foto Ansa).

Avremo il ritorno di Belén Rodríguez, prestata alla causa di Samurai Jay, e la “belva” Francesca Fagnani che proverà a non sbranare Fulminacci. Persino il cinema si mette a cantare, con Claudio Santamaria al fianco di Malika Ayane, in un tripudio di eclettismo svogliato che serve a riempire il minutaggio senza spettinare la serata.

Occhio a Morgan che torna sul luogo del delitto

In questo giardino dell’Eden rassicurante, l’unico vero brivido è rappresentato dal “fattore M”. Morgan torna sul luogo del delitto, accompagnando Chiello. I bookmaker hanno già le dita sui tasti: la squalifica è quotata a 9, una cifra che profuma di scommessa sicura. Dopo il mitologico «che succede?» datato 2020, il web aspetta solo un nuovo cortocircuito tra le quinte, un fremito di vita vera tra un acuto della Mannoia (con Michele Bravi) e una schitarrata di Brunori Sas (con Maria Antonietta e Colombre).

Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale
Il momento epico di Morgan nel 2020.

La cronaca prova a infilare qualche granello di sabbia negli ingranaggi. Mario Adinolfi urla al cast «pro-Pal» perché Ermal Meta osa nominare Gaza in Stella stellina, e Levante dichiara che non parteciperebbe all’Eurovision per via di Israele. Ma sono “errori di sistema”, incidenti di percorso che durano il tempo di un tweet, che l’Abbronzatissimo spegne con un sorriso e una citazione di Pippo Baudo, a cui l’edizione è dedicata.

Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale
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Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale

Laura Pausini è il bollino blu che trasforma il Festival in una messa cantata

La mossa definitiva per chiudere il coperchio è la presenza di Laura Pausini, co-conduttrice per tutte e cinque le serate. La Regina di Solarolo, garante del sorriso – colei che si rifiutò di intonare Bella ciao «perché è una canzone politica» e che oggi gela i boicottaggi di Levante su Israele ricordando che «un capo di governo non rappresenta ciascuno dei suoi cittadini» – è il bollino blu che trasforma il Festival in una messa cantata dove il minimo conflitto viene sedato a colpi di acuti certificati ISO 9001. Se c’è lei, il Paese dorme tranquillo (eccetto i fan di Mengoni, che non hanno ancora digerito la sua reinterpretazione di Due vite).

Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale
Laura Pausini col papa (foto Ansa).

L’estasi della Restaurazione si compie con la gita scolastica al Quirinale: per la prima volta in 76 edizioni, i protagonisti del Festival saranno ricevuti da Sergio Mattarella.

Sanremo 2026, fine del conflitto: con Conti il Festival diventa un noioso ufficio postale
Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Alla fine, il “Metodo Conti” trionferà nei bilanci. La raccolta pubblicitaria batterà ogni record, lo share sarà granitico e la Rai potrà dormire sonni tranquilli. La “Tengo como todas” terrà il freno a mano, Can Yaman mostrerà i bicipiti, e il rock’n’roll, se proprio dovrà esserci, verrà recapitato per raccomandata.

Festival di Sanremo, Achille Lauro co-conduttore della seconda serata

Achille Lauro torna a Sanremo. Non in gara – e si sapeva – bensì nelle vesti di co-conduttore al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini in occasione della seconda serata delle kermesse, quella del 25 febbraio. Lo ha annunciato il direttore artistico del Festival, durante il Tg1 delle 20.

Le partecipazioni di Achille Lauro al Festival di Sanremo

L’anno scorso Achille Lauro era in gara con Incoscienti giovani. L’esordio dell’artista all’Ariston risale al 2019, con Rolls Royce. Nel 2020 la partecipazione con Me ne frego. Nel 2021 il ritorno a Sanremo, ma come super ospite in tutte le serate del Festival. Nel 2022 è stato poi di nuovo in gara con Domenica.

La Rai conferma la presenza dell’Italia all’Eurovision Song Contest

L’Italia parteciperà alla 70esima edizione dell’Eurovision Song Contest, in programma a Vienna dal 12 al 16 maggio 2026, evento al quale invece non prenderanno parte Spagna, Irlanda, Paesi Bassi e Slovenia in segno di protesta per la presenza di Israele. Lo ha confermato la Rai, sottolineando di aver sempre sostenuto nel dibattito interno all’European Broadcasting Union «la partecipazione del broadcaster pubblico israeliano Kan alla prossima edizione». Nella nota diffusa dalla Rai si legge inoltre: «In qualità di membro dei Big Five l’Italia è da sempre tra i Paesi che hanno creduto e investito nell’Eurovision Song Contest, contribuendo in modo significativo, anche economicamente, al suo sviluppo e al suo successo internazionale».

Peaky Blinders, Netflix svela la data di uscita del film

L’attesa sta per finire. Il 20 marzo 2026 sbarcherà su Netflix Peaky Blinders: The Immortal Man, atteso film che proseguirà gli eventi della celebre serie Bbc. Lo ha svelato la stessa piattaforma streaming con post sui propri canali social che accompagna il poster ufficiale del progetto, con Cillian Murphy di nuovo nei panni del gangster di Birmingham Tommy Shelby. Il film passerà prima al cinema per una breve finestra di cui alcuni giorni e in sale selezionate che si aprirà il 6 marzo.

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Peaky Blinders, cosa sappiamo su trama e cast del film

Per quanto riguarda la trama, i dettagli sono ancora molto scarsi. La sinossi ufficiale finora trapelata sulla stampa americana parla infatti di «un epico seguito della pluripremiata saga gangster», che si svolgerà «nelle strade senza legge di Birmingham nel 1900». Ciò che è certo è che si svolgerà dopo gli eventi della sesta stagione, che sembravano aver concluso per sempre la storia della famiglia di Tommy Shelby. La storia sarà ambientata negli Anni 40, nel pieno caos della Seconda guerra mondiale. Di ritorno da un esilio autoimposto, il protagonista dovrà affrontare quella che sembra essere la resa dei conti più distruttiva della sua vita. Mentre il futuro dei suoi cari e del suo Paese è appeso a un filo, Tommy affronterà i suoi demoni per capire se affrontare la sua eredità o cancellarla per sempre.

Assieme a Cillian Murphy, torneranno Sophie Rundle nei panni della sorella Ada, Ned Dennehy in quelli di Charlie Strong e Stephen Graham, che sarà ancora una volta Hayden Stagg, uno storico alleato dei protagonisti. Packy Lee sarà di nuovo Johnny Dogs, mentre Ian Peck si calerà nei panni di Curly, esperto di cavalli e stalliere del clan Shelby. New entry Rebecca Ferguson, Barry Keoghan, Tim Roth e Jay Lycurgo. Sembra dunque ormai escluso definitivamente il ritorno di Paul Anderson, volto per tutte le sei stagioni del fratello di Tommy, Arthur. Alla regia Tom Harper, già dietro la macchina da presa di alcune puntate.

Morto a 75 anni il cantante Sandro Giacobbe

È morto a 75 anni il cantante Sandro Giacobbe. L’artista si è spento nella sua abitazione di Gogorno, nel Levante genovese, dopo aver affrontato dieci anni di cure a causa di un tumore. Giacobbe è stato un cantautore di alto livello e a lui si devono due brani celebri della musica italiana: Signora mia e Gli occhi di tua madre. Tra gli Anni 70 e 80 ha solcato le classifiche nazionali e straniere. L’ultima apparizione pubblica risale a diversi mesi fa, quand’è stato ospite di Domenica In e aveva raccontato la malattia.

Sandro Giacobbe: biografia e carriera

Nato nel 1949 a Genova in una famiglia operaia, ha pubblicato il suo primo 45 giri di successo nel 1974. Si tratta di Signora mia, che partecipa al Festivalbar e dà il nome anche al suo primo album. Il brano viene anche inserito nella colonna sonora del film di Lina Wertmüller Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, mentre un’altra canzone del disco, Signora addio, viene interpretata anche da Gianni Nazzaro. Ma è il 1976 l’anno del boom, quando arriva terzo al Festival di Sanremo con Gli occhi di tua madre e ottiene un buon successo in estate con Il mio cielo, la mia anima.

Ha partecipato come autore allo Zecchino d’Oro, per tre volte fino al grande successo di Notte senza di te e soprattutto di Sarà la nostalgia, una delle hit più acclamate del 1982 e in seguito cantata anche dal tedesco Nino De Angelo. Negli anni successivi torna in gara a Sanremo due volte, nel 1983 con Primavera e nel 1990 con Io Vorrei.

Più di recente, il comico Antonio Albanese ha usato la sua hit Il mio cielo, la mia anima come canzone d’accompagnamento per il suo personaggio Cetto La Qualunque nel programma televisivo Che tempo che fa (2008). Ha inoltre scritto la colonna sonora della sit-com brasiliana Amico Bet, pubblicato diversi album e partecipato come concorrente VIP al lancio del quiz televisivo di Pupo sul canale Agon Channel.

È morto l’attore Cary-Hiroyuki Tagawa, star di Mortal Kombat

Il cinema d’azione giapponese perde uno dei suoi simboli. È morto infatti Cary-Hiroyuki Tagawa, star della saga cinematografica e videoludica Mortal Kombat in cui vestì i panni dello stregone Shang Tsung. Aveva 75 anni ed è deceduto il 4 dicembre a Santa Barbara, in California, per le complicazioni di un ictus. Ne ha dato notizia un portavoce della sua famiglia a Variety. Tra le tante performance della carriera si ricorda anche quella nella serie Amazon Prime Video L’uomo nell’alto castello, in cui è stato il ministro del Commercio nipponico Nobusuke Tagomi. «Era un’anima rara: generoso, premuroso e dedito alla sua arte», ha raccontato Margie Weiner, sua storica manager. «La sua perdita è incommensurabile».

La carriera di Cary-Hiroyuki Tagawa è iniziata con Bertolucci

Originario di Tokyo, dove nacque il 27 settembre 1950 da padre nippo-americano e madre attrice, visse un’infanzia segnata profondamente dai continui spostamenti nelle basi militari del padre, che prestava servizio nell’esercito statunitense. In adolescenza si trasferì in California, frequentando una scuola di recitazione non lontano da Los Angeles prima di affinare le sue capacità alla University of Southern California. Parallelamente, perfezionò un suo personale stile di arti marziali denominato Chu Shin che iniziò a tramandare come insegnante. Nel 1986, il debutto al cinema con Risposta armata di Fred Olen Ray, cui l’anno successivo seguì una parte ne L’ultimo imperatore, cult di Bernardo Bertolucci la cui esperienza lo avrebbe segnato per il resto della carriera. Pian piano si fece largo nelle produzioni hollywoodiane, interpretando il villain Kwang in 007 – Vendetta privata con Timoty Dalton per la seconda e ultima volta nei panni di James Bond.

Negli Anni 90 apparve al fianco di grandi star di Hollywood. Con Dolph Lundgren e Brandon Lee, figlio di Bruce, divise il set di Resa dei conti a Little Tokyo, mentre con Sean Connery e Wesley Snipes fu in Sol levante. Nel 1995, la vera svolta nella carriera: ottenne la parte di Shang Tsung in Mortal Kombat di Paul W.S. Anderson, che avrebbe ripreso anche nel nuovo millennio con Mortal Kombat: Legacy del 2013 e Mortal Kombat X: Generations di due anni dopo, oltre che nei videogame Mortal Kombat 11, Aftermath e Ultimate. È possibile vederlo anche in Pearl Harbor nei panni dell’aviatore Minoru Genda e in Planet of the Apes del 2001, in cui apparve come il gorilla ex-soldato Krull. È stato anche in Elektra e in Tekken, altro franchise tratto dalle console videoludiche, nella parte di Heinachi Mishima, comandante dell’omonima corporazione.

Le ultime apparizioni, da 47 Ronin a L’uomo nell’alto castello

Per quanto riguarda le ultime performance, è apparso al cinema in 47 Ronin del 2013 con Keanu Reeves e Hiroyuki Sanada prestando il volto allo Shogun. Sul piccolo schermo è stato infine Nobusuke Tagomi, ministro del Commercio nel Giappone imperiale distopico della serie Amazon L’uomo nell’alto castello. Più di recente ha prestato la sua voce nella serie Netflix Blue Eye Samurai. Lascia la moglie Sally, i figli Calen, Byrnne e Cana e due nipoti, River e Thea Clayton.

HBO Max debutta in Italia a gennaio: data, prezzo e come vederla

Dopo le prime anticipazioni dei giorni scorsi, è arrivata l’ufficialità. HBO Max, piattaforma streaming di Warner Bros. Discovery, sbarca in Italia a partire dal 13 gennaio 2026 con un’offerta che metterà insieme cinema, serialità e lo sport in diretta. Arriva dunque nel nostro Paese il broadcaster che negli ultimi anni ha ridefinito la storia e la percezione delle produzioni per il piccolo schermo, avvicinando i telefilm al cinema con serie cult come Sex and the City, Euphoria, Il Trono di Spade, I Soprano e The Last of Us. Il pubblico italiano potrà accedere non solo ai contenuti HBO, ma anche ai film Warner Bros. Pictures, Warner Bros. Television, DC Universe – tra cui i supereroi Superman e Batman – Max Originals ed Eurosport. Tutto tramite l’app HBO Max.

HBO Max debutta in Italia a gennaio: data, prezzo e come vederla
Il logo di HBO (Imagoeconomica).

HBO Max, come vederla e quanto costerà abbonarsi

L’app di HBO Max sarà disponibile su qualsiasi piattaforma hardware: l’accesso sarà garantito, come da tradizione, su smartphone e tablet, ma anche computer, televisori smart, decoder, dispositivi di streaming e console per videogame. Previsti tre piani di abbonamento mensile. Il più economico, il Base con pubblicità, avrà un costo di 5,99 euro e permetterà la visione in Full HD su due dispositivi. Più costoso il piano Standard che, alla cifra di 11,99 euro al mese consentirà anche 30 download per guardare un prodotto offline. Infine, il più caro sarà il Premium da 16,99 euro che estenderà a 100 i download e permetterà la visione in 4K Ultra HD su quattro device. Attenzione però: per vedere gli eventi sportivi in diretta, tra cui le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 oltre all’Australian Open e al Roland Garros di tennis, bisognerà pagare un surplus di tre euro.

Cosa vedere sull’app al momento del debutto

Sull’applicazione sarà possibile trovare tutte le produzioni che hanno fatto la storia di HBO, tra cui The White Lotus, Il Trono di Spade ed Euphoria per quanto riguarda le serie tv. Nella sezione cinema targata Warner si troveranno, tra gli altri, la saga completa di Harry Potter, i film del DC Universe come The Batman o L’Uomo d’acciaio, passando per i primi due capitoli di Dune o gli horror di The Conjuring. Quanto ai titoli più attesi a livello globale, spicca A Knight of the Seven Kingdoms, nuovo spin-off di Game of Thrones in arrivo il 18 gennaio, e la seconda stagione di The Pitt, medical drama premiato agli Emmy Awards. Non mancheranno le produzioni italiane: show di lancio nel nostro Paese sarà Portobello di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni nei panni di Enzo Tortora.

In lavorazione una serie sulla morte di Melania Rea con Maria Esposito. Per quanto riguarda invece i documentari, in arrivo Gina Lollobrigida: Diva Contesa, che racconterà la battaglia per l’eredità della celebre regista e icona del cinema. Spazio anche per Saman, che rievocherà l’omicidio della ragazza pachistana, assassinata dal suo stesso nucleo familiare per aver rifiutato un matrimonio combinato. Tra i film in uscita anche Nonostante di e con Valerio Mastandrea e Squali, debutto cinematografico di Daniele Barbiero con protagonisti James Franco e Lorenzo Zurzolo.