Netflix compra Warner Bros: cosa cambia ora in Italia e quali sono gli scenari per Sky

Netflix si è comprata Warner Bros, ossia gli studios di produzione per il cinema e la tivù, la library degli studios (da Harry Potter all’universo Dc), e poi Hbo e il nuovo servizio in streaming Hbo Max, valutando il tutto 82,7 miliardi di dollari. Non ha però acquisito tutto ciò che da settembre 2026 confluirà in una nuova società, Discovery global, cioè i canali televisivi tipo Cnn, Tnt sports, Eurosport, i canali in chiaro in Europa (tra cui quelli italiani come Nove o Real Time) e la piattaforma in streaming Discovery+. Il processo di smembramento di quella che ora è Warner Bros. Discovery durerà tra i 12 e i 18 mesi. E quindi può essere che fino a metà 2027 nulla cambi rispetto a ora. Ma detto questo, per essere concreti, cosa accadrà in Italia al momento del dunque?

Netflix compra Warner Bros: cosa cambia ora in Italia e quali sono gli scenari per Sky
Il logo di Netflix (Ansa).

Sotto Netflix Italia confluirà il business della Warner Bros. Entertainment Italia

Allora, Netflix Italia si ritroverà in pancia il nuovo servizio in streaming Hbo Max, che debutta il 13 gennaio con produzioni originali italiane e pure le serie Hbo Original, i film Warner Bros. Pictures, Warner Bros. Television, Dc Universe, eccetera. E poi, sempre sotto Netflix Italia, confluirà il business della Warner Bros. Entertainment Italia, la società che valorizza i contenuti Warner vendendoli ad altri broadcaster nel nostro Paese, che produce film in Italia, che distribuisce film italiani e stranieri sempre da noi, e che si occupa del licensing, gli accordi commerciali che consentono a un’azienda di utilizzare la proprietà intellettuale di un’altra azienda.

Un valore della produzione nel 2024 di 155,8 milioni di euro

Giusto per dare una idea, Warner Bros. Entertainment Italia ha chiuso il 2024 con un valore della produzione di 155,8 milioni di euro (erano 174,6 nel 2023 e 190,7 nel 2022), con utili netti di 10 milioni di euro rispetto ai 12 milioni del 2023. Il grosso degli incassi nel 2024 è derivato dai diritti di sfruttamento tivù, pari a 102 milioni; i ricavi in percentuale al box office valgono appena 27 milioni; infine 7 milioni di euro dal licensing. La società in Italia conta 73 dipendenti (80 nel 2023, 102 a fine 2022).

Netflix compra Warner Bros: cosa cambia ora in Italia e quali sono gli scenari per Sky
Il logo Warner Bros (Ansa).

Diverso il destino della parte televisiva, quella di Discovery Global

E quindi, tra 12-18 mesi, Warner Bros. Entertainment Italia verrà fusa all’interno di Netflix Italia, società che invece a fine 2024 aveva chiuso con 741 milioni di euro di ricavi (+12 per cento sul 2023) per quasi 11 milioni di utili e appena 44 dipendenti. Diverso il destino per la parte televisiva, quella di Discovery Global, vale a dire tutti i canali in chiaro, da Nove a Real Time, da Discovery channel a Dmax, passando poi per il network a pagamento Eurosport e per il servizio in streaming Discovery+.

Questa parte del business verrà ceduta al migliore offerente

Probabilmente anche questa parte del business verrà ceduta al migliore offerente: soprattutto perché in Europa, e in Italia in particolare, i canali televisivi in chiaro funzionano ancora piuttosto bene e sono appetiti da molti. Discovery Italia, che controlla solo le attività dei canali televisivi in chiaro, ha chiuso il 2024 con 278 milioni di ricavi (+13,1 per cento) e utili per 45 milioni di euro (25 milioni nel 2023). Gli incassi arrivano quasi tutti dalla pubblicità (248 milioni) e al momento lavorano nella società quasi 220 dipendenti.

Netflix compra Warner Bros: cosa cambia ora in Italia e quali sono gli scenari per Sky
Il logo di Warner in California (Ansa).

Occhio a Comcast, che in Italia e nel Regno Unito controlla Sky

Comcast (ossia il colosso che negli Stati Uniti controlla Nbc e Peacock, ma pure Sky in Uk e Italia) potrebbe essere interessata, soprattutto per il business di Discovery Global in Italia. E lo scenario tratteggiato da alcuni analisti è quindi di un futuro in Sky Italia dei canali in chiaro della attuale Discovery Italia e di quelli pay di Eurosport. Ciò che è uscito, con tanto di accese polemiche, dal bouquet di Sky nell’estate del 2025 rientrerebbe quindi dalla porta principale nel 2027. Vedremo, anche perché il comparto mondiale dell’audiovisivo è ormai scosso da terremoti continui, con fusioni e acquisizioni che continueranno pure nelle prossime stagioni.

Netflix compra Warner Bros: cosa cambia ora in Italia e quali sono gli scenari per Sky
Il logo Sky (Ansa).

Automotive, Guidesi attacca l’Ue: «Vicino il rischio di deindustrializzazione»

L’assessore lombardo allo Sviluppo economico, Guido Guidesi (Lega), ha fortemente criticato l’impostazione della Commissione europea sulle politiche industriali, definendo «sempre più concreto» il rischio di una progressiva perdita di capacità produttiva. La critica nasce dall’ipotesi di un nuovo rinvio del pacchetto automotive, atteso da mesi dalle regioni manifatturiere. «Ogni ulteriore rinvio di iniziative concrete da parte della Commissione europea in campo industriale avvicina sempre di più il rischio di deindustrializzazione», ha affermato Guidesi, chiedendo risposte chiare dalla presidente Ursula von der Leyen il 10 dicembre.

Dietro il rinvio c’è il pressing della Germania

Il pacchetto automotive, inizialmente programmato per il 10 dicembre e pensato per aggiornare le regole sulle emissioni e il bando ai motori endotermici dal 2035, potrebbe slittare «di alcune settimane», secondo quanto annunciato dal commissario europeo Apostolos Tzitzikostas in un’intervista a Handelsblatt. La pressione arriva soprattutto dalla Germania: nelle scorse settimane il cancelliere Friedrich Merz ha intensificato le richieste rivolte a Ursula von der Leyen, chiedendo di rivedere il bando 2035 e di ritirare la proposta di quote obbligatorie di auto elettriche per le flotte aziendali, considerata dall’industria un «bando mascherato» già per il 2030. Il rinvio mostra come Bruxelles non abbia ancora trovato una sintesi tra le posizioni dei Paesi industriali, gli obiettivi climatici e le difficoltà dei costruttori, alle prese con domanda debole e rete di ricarica insufficiente.

Automotive, Guidesi attacca l’Ue: «Vicino il rischio di deindustrializzazione»
Palazzo Berlaymont, Commissione europea (Ansa).

Guidesi: «La Lombardia si farà capo di una protesta per la manifattura»

Nel suo intervento Guidesi ha ricordato le richieste già avanzate da Lombardia e Automotive Regions Alliance: apertura a tutte le tecnologie, inclusi i biocarburanti, e revisione dei limiti di CO2 anche per camion e autobus. L’assessora cita inoltre i segnali di squilibrio competitivi: «Ricordo che soli pochi giorni fa il più importante costruttore europeo ha annunciato la prima auto prodotta interamente in Cina con il proprio marchio; dalla Commissione arrivano addirittura ipotesi di detariffazione sull’import cinese come se lo spostamento produttivo fosse una strategia di politica industriale». Preoccupazioni analoghe riguardano siderurgia ed ETS, l’assenza di limiti all’esportazione del rottame ferroso e il settore chimico, dove «un’impostazione regolatoria ha sostanzialmente limitato il settore». Secondo l’assessore, «posticipo e temporeggiamenti ulteriori sono inaccettabili». E annuncia che, senza interventi, «la Lombardia si farà capo di una protesta in rappresentanza della manifattura».

Netflix è vicina all’acquisto di Warner Bros. Discovery

Netflix spiazza Hollywood. La piattaforma regina dello streaming mondiale ha vinto l’asta per Warner Bros. Discovery, battendo le concorrenti Paramount Skydance e Comcast. Secondo indiscrezioni di Bloomberg, riprese anche dal Wall Street Journal, l’azienda avrebbe messo sul piatto un’offerta da almeno 28 dollari per azione, non lontana dalla richiesta originaria di 30, per l’85 per cento in contanti. Prevista anche una breakup fee da 5 miliardi di dollari, ossia un pagamento qualora l’Antitrust Usa dovesse bocciare l’operazione. Tanto è bastato per convincere Warner Bros. Discovery a intavolare una trattativa esclusiva, volta a completare e forse annunciare un accordo di fusione già nei prossimi giorni. La decisione è arrivata dopo diversi round di offerte, che avevano visto, in un primo momento, in vantaggio Paramount, l’unica interessata all’acquisizione dell’intera WBD.

Netflix vince l’asta per Warner Bros.: l’operazione

La trattativa esclusiva, pur rappresentando un tassello importante nello sviluppo delle operazioni, non implica necessariamente un completamento dell’accordo. Durante il prossimo futuro, tuttavia, Warner Bros. Discovery non potrà negoziare con potenziali altri acquirenti. Cosa potrebbe accadere ora? Netflix, a differenza di Paramount, non è interessata a tutte le attività di WBD, ma soltanto agli studios cinematografici e alla divisione streaming, tra cui il network HBO – pronto a sbarcare anche in Europa con la piattaforma HBO Max e la sua vasta libreria di serie televisive e film. Prima di una potenziale fusione, dunque, è molto probabile che Warner proceda allo scorporo dei canali via cavo, da Cnn a Tbs e Tnt, che non rientrano nei piani dello streamer californiano.

Netflix è vicina all’acquisto di Warner Bros. Discovery
Il logo di Netflix su uno smartphone (Ansa).

L’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix, oltre a creare un nuovo gigante capace di ridisegnare l’intero settore dei media, potrebbe scuotere il business di Hollywood. Netflix ha infatti tradizionalmente rifiutato la diffusione dei film nelle sale cinematografiche, limitandosi a una breve e limitata distribuzione di alcuni giorni. Sembra, secondo indiscrezioni, che questa volta andrebbe verso un cambio di strategia. Sta di fatto però che un accordo potrebbe essere difficile da approvare in quanto combinerebbe due tra le principali piattaforme di streaming e potrebbe scontrarsi con l’Antitrust. Toccherà all’amministrazione Trump prendere una decisione.

L’attacco di Paramount: «Processo di vendita distorto e ingiusto»

L’annuncio di una trattativa esclusiva tra Netflix e Warner Bros. Discovery ha acceso la polemica a Hollywood. James Cameron, pronto a tornare al cinema con il terzo capitolo di Avatar, ha avvertito che la vendita al colosso dello streaming rischia di generare «una perdita catastrofica di valore a lungo termine per l’industria». Dal canto suo, Paramount Skydance ha inviato due lettere al board di Warner per presunta mancanza di equità e criticando un processo di vendita «distorto e ingiusto». Il numero uno David Ellison ha attaccato specificamente Netflix, sostenendo che veniva favorita nonostante la sua proposta sollevasse serie obiezioni anti-monopolistiche a causa del dominio nello streaming. Ellison contava anche sui suoi rapporti privilegiati con la Casa Bianca: il padre Larry, fondatore della Big Tech Oracle, è tra i grandi finanziatori del presidente Trump.

Netflix è vicina all’acquisto di Warner Bros. Discovery
Il Ceo di Paramount Skydance David Ellison (Ansa).

Proprio lo stesso Trump avrebbe affilato le armi contro Netflix, spingendo per Paramount Skydance. Secondo indiscrezioni dei media americani, il Dipartimento di Giustizia si starebbe preparando per «un’ampia indagine sul presunto monopolio di Netflix sul mercato dello streaming» qualora WBD accettasse la sua offerta. Una mossa che non giunge inaspettata, considerando che il tycoon ha sin da subito spalleggiato la posizione degli Ellison, facendo leva su stretti e buoni rapporti. Lo stesso Larry Ellison avrebbe discusso con l’amministrazione Trump circa potenziali cambiamenti nella programmazione di Cnn, network oggi sotto il controllo di Warner Bros. Discovery e da tempo inviso al presidente, oltre che della possibilità di licenziare alcuni conduttori sgraditi al tycoon, tra cui Erin Burnett.

Bonus elettrodomestici 2025, dal 4 dicembre scorre la «coda virtuale»: cosa fare per ottenere lo sconto

Dal 4 dicembre 2025 inizia a scorrere la «coda virtuale» del bonus elettrodomestici, ovvero il lunghissimo elenco di circa un milione di cittadini che hanno presentato la domanda per avere lo sconto di 100 o 200 euro per la rottamazione e l’acquisto di un nuovo apparecchio. Eppure, solo in 300 mila finora hanno ottenuto il voucher di sconto che, in ogni modo, deve essere utilizzato entro il termine di 15 giorni. Si ricorda che la domanda si presentava il 18 novembre 2025, ma anche nei giorni successivi al click day per chi non avesse fatto in tempo. Nella giornata del 3 dicembre sono scaduti i primi voucher non utilizzati, ragione per la quale lo sconto passa a chi segue nella «coda virtuale». Ma come si viene avvisati dell’assegnazione del bonus elettrodomestici 2025?

Elettrodomestici, come avere lo sconto se non si rientrava nel bonus?

Bonus elettrodomestici 2025, dal 4 dicembre scorre la «coda virtuale»: cosa fare per ottenere lo sconto
Negozio di elettrodomestici (Imagoeconomica).

Inizia a scorrere la «coda virtuale» del bonus elettrodomestici 2025. Chi aveva presentato la domanda per ottenere lo sconto e non aveva ricevuto il voucher perché i buoni erano terminati, dal 4 dicembre 2025 deve prestare attenzione alla riassegnazione del bonus. Infatti, se nel termine di 15 giorni lo sconto non è stato utilizzato, il possessore del voucher ne perde il diritto a favore di chi segue nella lunga graduatoria, formata da chi ha presentato la domanda in ordine cronologico. Sarà così anche domani, 5 dicembre, e nei giorni successivi finché le risorse stanziate – pari a 48,1 milioni di euro – non saranno dichiarate esaurite dal ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Dove si trova il voucher elettrodomestici nell’AppIO?

Nel frattempo, però, in tanti riceveranno in automatico il bonus elettrodomestici perché seguono nella coda coloro che avevano ottenuto il voucher e non l’hanno utilizzato. A tal proposito, si avvisano gli interessati di tenere sotto controllo l’App IO perché chi riceverà lo sconto troverà il messaggio: «Hai ottenuto il bonus!». Per verificare l’assegnazione dello sconto è necessario entrare nella sezione «Portafoglio» dell’applicazione. Infine, il successo dell’iniziativa per la sostituzione e il corretto smaltimento dei vecchi elettrodomestici (grazie anche alla rottamazione), ha spinto Applia Italia, l’associazione dei produttore degli elettrodomestici, a richiedere che l’incentivo possa essere riproposto anche negli anni 2026 e 2027. Difatti, un emendamento presentato da Elena Testor della Lega al disegno di legge di Bilancio 2026 chiede lo stanziamento di risorse per il nuovo bonus.

Contratto pubblico impiego 2025-2027, trattative al via: si parte da aumenti di 158 euro

Al via le trattative per il rinnovo del contratto del pubblico impiego 2025-2027 dei dipendenti dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici, con aumenti degli stipendi di 158 euro. Con il primo tavolo aperto nella giornata del 3 dicembre 2025 all’Aran si cerca, dunque, di accelerare la contrattazione in vista di un rinnovo sprint che bisserebbe quello dello scorso 27 gennaio relativo al triennio 2022-2024. In questo modo, i lavoratori interessati otterrebbero due aumenti delle retribuzioni nel giro di pochi mesi, dopo quello di 165,85 euro dell’inizio del 2025. Nel frattempo, nella giornata del 2 dicembre 2025 è arrivata la sottoscrizione dell’ipotesi del nuovo Ccnl dell’area della Presidenza del Consiglio dei ministri che riguarda, tuttavia, il triennio 2019-2021.

Contratto pubblico impiego 2025-2027, quali saranno gli aumenti degli stipendi?

Contratto pubblico impiego 2025-2027, trattative al via: si parte da aumenti di 158 euro
La busta paga di una dipendente (Ansafoto).

Procedure sprint di rinnovo del contratto del pubblico impiego per la Pubblica amministrazione centrale. Per il triennio 2025-2027 si punta a fare in modo che il nuovo accordo arrivi in tempi rapidi e con aumenti degli stipendi medi di 158,23 euro che si aggiungono ai 165,85 euro del rinnovo 2022-2024, la cui firma è arrivata a gennaio scorso. In discussione all’Aran, naturalmente, non vi sono solo gli aumenti delle retribuzioni ma anche un pacchetto di misure che riguarda:

  • il rafforzamento dell’impianto contrattuale e delle relazioni sindacali;
  • i miglioramenti del lavoro agile;
  • l’introduzione di una prima disciplina inerente l’intelligenza artificiale.

Zangrillo: «Trattative contratto pubblico impiego 2025-2027 già dal primo anno»

Il prossimo incontro per il rinnovo del contratto degli statali si terrà all’Aran il 18 dicembre 2025. Soddisfatto dell’accelerata delle trattative è il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, che sulla propria pagina social ha scritto: «Si è aperto oggi all’Aran il negoziato per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale delle Funzioni Centrali relativo al triennio 2025-2027. Per la prima volta la nuova stagione contrattuale parte già nel primo anno del triennio di riferimento, garantendo un percorso più rapido e coerente con le esigenze del personale e delle amministrazioni. L’avvio così tempestivo del rinnovo contrattuale – si legge ancora – dimostra l’impegno del Governo nel garantire continuità, stabilità e rispetto dei tempi. È un investimento che dà sicurezza ai lavoratori, responsabilità alle amministrazioni e consente alla contrattazione di svolgere appieno il suo ruolo di leva per il miglioramento dei servizi pubblici. La contrattazione – conclude – non è un atto amministrativo, ma un pilastro della nostra strategia per valorizzare il personale. Le risorse stanziate con largo anticipo permettono di programmare e di chiudere i contratti in tempi rapidi, superando le stagioni di ritardi che hanno pesato sul sistema».

Accordo raggiunto per i dipendenti della Presidenza del Consiglio

Contratto pubblico impiego 2025-2027, trattative al via: si parte da aumenti di 158 euro
Palazzo Chigi, sede del governo italiano e della Presidenza del Consiglio dei ministri (Imagoeconomica).

Il 2 dicembre 2025 è stato siglato l’ipotesi di contratto collettivo dell’area di Presidenza del Consiglio dei ministri per il triennio 2019-2021. Nel testo si riconoscono ai consiglieri e ai referendari interessati gli aumenti delle retribuzioni per 13 mensilità del triennio in oggetto, secondo quanto indicato all’articolo 18 dell’Ipotesi del Ccnl. Tra gli altri punti dell’accordo, si citano:

  • la rivisitazione delle materie di confronto e di contrattazione integrativa al fine di rendere maggiormente efficace l’azione delle organizzazioni sindacali;
  • il miglioramento del sistema di affiancamento dei dirigenti neoassunti e il potenziamento della formazione del personale.

Assegno unico, quando viene pagato a dicembre 2025?

Quando arriva il pagamento dell’Inps dell’Assegno unico per i figli nel mese di dicembre 2025? Con la comunicazione delle date di pagamento del secondo semestre, l’istituto di previdenza aveva già da tempo fornito il calendario dell’accredito dell’indennità spettante alle famiglie residenti in Italia. Il pagamento dell’Assegno unico si aggiunge a quello di altre indennità previste in questo mese, oltre alla tredicesima mensilità. Ecco, dunque, a quali date fare attenzione.

Quali sono i giorni di pagamento dell’Assegno unico a dicembre 2025?

Assegno unico, quando viene pagato a dicembre 2025?
Bambina che gioca (Freepik).

A dicembre 2025 l’accredito dell’Assegno unico avverrà nei giorni successivi alla metà del mese. L’indennità spetta alle famiglie con figli (dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni di età), mentre sull’importo dell’Assegno unico incide l’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) della famiglia. Negli ultimi due anni, l’Inps ha fissato delle regole in merito agli assegni suscettibili di variazioni nel mese precedente, per esempio motivate da nuove condizioni del nucleo familiare. È bene distinguere, quindi, le famiglie all’interno delle quali non siano intervenute variazioni che riceveranno il pagamento dell’assegno unico tra il 17 e il 19 dicembre 2025, da quelle con variazioni.

Assegno unico dicembre 2025, quando avviene il primo pagamento?

Il pagamento dell’Assegno unico alle famiglie che abbiano subito delle modifiche rispetto al mese precedente avverrà, invece, nell’ultima settimana del mese. Infine, si ricorda che i nuclei familiari alle prese con il primo pagamento dell’indennità riceveranno l’accredito dell’Inps alla fine del mese susseguente a quello nel quale sia stata presentata la domanda dell’Assegno unico.

Come fare domanda?

Assegno unico, quando viene pagato a dicembre 2025?
Le sezioni online del portale dell’Inps per presentare la domanda di varie indennità (Ansafoto).

Le famiglie interessate a presentare la domanda dell’Assegno unico (per esempio, per la nascita di un figlio) devono entrare sul portale dell’Inps e accedere con Spid, Carta di identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns) entro 120 giorni dall’evento della nascita. In questo modo non si perdono gli arretrati spettanti. La domanda può essere presentata anche mediante patronato o chiamando il numero verde 803 164 da rete fissa o il numero 06 164 164 da rete mobile. Ai fini della domanda è necessario essere in possesso dell’Isee, la cui richiesta può essere effettuata sul portale dell’Inps domandando il Documento sostitutivo unico (Dsu), utile a determinare l’importo dell’indicatore della situazione economica della famiglia.

Tredicesima dicembre 2025: a chi spetta, come si calcola e in quali giorni viene pagata

Dicembre è il mese della tredicesima anche per l’anno 2025, con circa 36 milioni di soggetti lavoratori e pensionati che percepiranno la mensilità aggiuntiva. Di norma arriva prima delle festività natalizie e consente di fare delle spese che non si fanno durante l’anno. Ma la tredicesima non costituisce né un premio, né un bonus. Si tratta, piuttosto, di una parte del salario che matura mese per mese durante l’anno e che viene messo da parte per essere pagato alla fine dell’anno. Ecco, quindi, a chi spetta la tredicesima, come si calcola e in quali giorni di dicembre è previsto il pagamento.

Tredicesima dicembre 2025: chi la prende?

Tredicesima dicembre 2025: a chi spetta, come si calcola e in quali giorni viene pagata
Primo piano di una lavoratrice che gestisce le finanze personali e i suoi risparmi (Freepik).

La tredicesima è una mensilità aggiuntiva che viene pagata ai lavoratori dipendenti, sia privati che del pubblico impiego, e ai pensionati. Pertanto, si tratta di una quota della retribuzione annua, pagata in un’unica soluzione nell’ultima mensilità dell’anno, per la cui maturazione il datore di lavoro o l’azienda accantona una parte durante ciascun mese dell’anno. Pertanto, la tredicesima spetta ai dipendenti pubblici e privati, ai pensionati, ai lavoratori domestici regolarmente assunti (colf, badanti e baby sitter). Diversamente, non percepiscono la tredicesima mensilità i lavoratori autonomi e le partite Iva, i liberi professionisti, gli artigiani e i commercianti, i collaboratori con contratto di prestazione coordinata e continuativa (co.co.co) e i collaboratori occasionali, chi percepisce sussidi e indennità, quale la disoccupazione Naspi o Dis Coll. Infine, non è prevista la mensilità aggiuntiva per gli amministratori e i soci con compensi.

Qual è l’importo e come si calcola la mensilità aggiuntiva?

Come importo, la tredicesima corrisponde circa a una mensilità lorda dello stipendio percepito dal lavoratore o dalla mensilità di pensione. Tuttavia, per il calcolo si fa riferimento a una specifica formula matematica. Ovvero, per ogni mese lavorato (o per ogni frazione superiore a 15 giorni), il dipendente matura un dodicesimo della tredicesima. Il totale che spetta si ottiene moltiplicando questo importo per il numero di mesi effettivamente lavorati.

In quali giorni di dicembre 2025 pagano la tredicesima?

Tredicesima dicembre 2025: a chi spetta, come si calcola e in quali giorni viene pagata
Calendario e busta paga (Ansafoto).

La data di pagamento della tredicesima mensilità non è uguale per tutti. Anche per il versamento di dicembre 2025 è necessario distinguere le tempistiche da chi percepisce la tredicesima essendo un lavoratore subordinato dai pensionati. In linea generale, il versamento dipende dalle norme stabilite dai singoli contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl), ma in ogni modo prima di Natale. L’accredito per i lavoratori dipendenti del settore privato, il più delle volte avviene tra il 10 e il 15 dicembre, ma non è così per tutti. Per alcuni dipendenti spesso è necessario attendere gli ultimi giorni lavorativi prima delle feste di Natale. L’accredito per i lavoratori del pubblico impiego avverrà il 15 dicembre 2025, insieme allo stipendio ordinario del mese. I pensionati, infine, ricevono la mensilità aggiuntiva direttamente con il cedolino di dicembre.

Non solo la cessione di Gedi, Elkann pensa di uscire anche dall’Economist

Il giocattolo si è rotto, la grande fuga dalla stampa sembra ormai irreversibile. Non c’è solo la vendita del gruppo Gedi nei piani di John Elkann: il nipote di Gianni Agnelli sarebbe pronto a uscire anche dall’azionariato dell’Economist. Per un addio quindi totale al mondo dell’editoria, a dimostrazione di quanto sia montata la disaffezione della famiglia nei confronti dei media.

Non solo la cessione di Gedi, Elkann pensa di uscire anche dall’Economist
John Elkann (foto Imagoeconomica).

L’unico business su cui Elkann ha confermato l’impegno è quello sportivo, visto che ha appena ribadito all’assemblea dei soci della Juventus l’intenzione di non cedere quote, nonostante una gestione che negli ultimi anni sta trascinando il club in una lunga agonia tra scelte sbagliate ed esoneri, mentre sul futuro aleggia l’ombra dello scontro di visioni con Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether, socio di minoranza.

In trattativa con l’armatore greco per la vendita del gruppo Gedi

Sul fronte editoriale proseguono le trattative per la cessione di Repubblica con l’armatore greco Theodore Kyriakou, imprenditore in società con il fondo sovrano dell’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman. L’ultima novità è che sul tavolo pare ci sia anche La Stampa. L’offerta per tutto il gruppo Gedi si aggira intorno ai 140 milioni: nel 2020 Elkann ne aveva versati 220 nelle tasche dei De Benedetti. Oggi i due quotidiani pesano sui bilanci di Exor, la holding di famiglia, per appena 72 milioni.

Non solo la cessione di Gedi, Elkann pensa di uscire anche dall’Economist
Il ceo di Exor John Elkann in visita alla sede del quotidiano La Stampa dopo l’irruzione violenta dei manifestanti pro Pal (foto Ansa).

All’Economist 10 anni fa la scalata fino al 43,4 per cento

Il prossimo passo può essere dunque quello di disfarsi della quota di controllo di The Economist Group: nel 2015 Exor ne era diventata azionista di maggioranza relativa, aumentando nettamente la sua partecipazione dal 4,7 al 43,4 per cento del capitale. Dieci anni fa Elkann disse di essere lieto «di confermare il nostro ruolo di azionisti di lungo termine». Oggi forse quel lungo termine è finito. E il futuro editoriale digital first dei giornali probabilmente non si è dimostrato così roseo come se lo era immaginato John. Non è un caso che nella vendita del Gruppo Gedi gli asset più appetibili siano le radio: Radio Deejay, Radio Capital e m2o.

Debiti verso Inps e Inail: dal 2026 sarà possibile pagare a rate fino a cinque anni

Balzo in avanti nella direzione della rateizzazione dei debiti che i contribuenti hanno verso l’Inps e l’Inail: a partire dall’inizio del 2026, infatti, sarà possibile richiedere di pagare in 36 (tre anni) o 60 (cinque anni) rate. La novità arriva dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 29 novembre 2025 del decreto interministeriale dell’Economia e delle Finanze e del Lavoro e delle Politiche sociali, recante la data del 24 ottobre 2025, che allunga i tempi massimi di pagamento dei debiti verso i due istituti, come già previsto dalla legge 203 del 2024. In virtù del provvedimento, si attenda la definitiva entrata in vigore delle nuove regole che agevolino chi ha dei carichi da pagare.

Pagare a rate i debiti verso Inps e Inail: come fare?

Debiti verso Inps e Inail: dal 2026 sarà possibile pagare a rate fino a cinque anni
La sede Inps di Roma Montesacro (Ansafoto).

Nel 2026 si potranno pagare a rate, fino a tre o cinque anni a seconda dell’importo, i debiti che i contribuenti hanno verso l’Inps e l’Inail. A stabilirlo è il decreto interministeriale Mef-Lavoro pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di fine novembre che attua quanto previsto dal comma 1, dell’articolo 23, della legge 203 del 2024. Nel dettaglio, la legge prevede che «a decorrere dal 1° gennaio 2025, l’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps) e l’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) possono consentire il pagamento rateale dei debiti per contributi, premi e accessori di legge a essi dovuti, non affidati per il recupero agli agenti della riscossione, fino al numero massimo di sessanta rate mensili, nei casi definiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare, sentiti l’Inps e l’Inail, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, e secondo i requisiti, i criteri e le modalità, anche di pagamento, disciplinati, con proprio atto, dal consiglio di amministrazione di ciascuno dei predetti enti, al fine di favorire il buon esito dei processi di regolarizzazione assicurando la contestualità della riscossione dei relativi importi».

Quante sono le rate per pagare i debiti verso Inps e Inail?

Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale stabilisce che i debiti verso l’Inps e l’Inail possano essere oggetto di rateizzazione. In particolare, il numero delle rate è definito dall’importo di quanto si deve pagare nella seguente modalità:

  • 36 rate mensili per «dichiarata temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica e finanziaria» per versamenti entro i 500 mila euro;
  • 60 rate mensili per debiti di importo superiore a 500 mila euro.

Da quando si può presentare la domanda?

I contribuenti interessati dovranno attendere l’emanazione del provvedimento esecutivo della misura sulla rateizzazione dei debiti verso l’Inps e l’Inail che dovrà essere adottato nel termine di 60 giorni dalla pubblicazione del decreto ministeriale, ovvero entro il 28 gennaio 2026. Nel decreto dovranno essere definiti:

  • i criteri per qualificare un soggetto come in condizioni di difficoltà economica e finanziaria;
  • i parametri per stabilire il numero delle rate;
  • le situazioni che portano alla revoca della dilazione.

Il termine più ampio per pagare i debiti si applicherà alle domande pervenute dal 30° giorno susseguente a quello di adozione degli atti dei due istituti. Il ricorso alla nuova rateizzazione può essere adottato anche nel caso di richieste inviate prima di questa data, purché non antecedente al 12 gennaio 2025, giorno di entrata in vigore della legge 203 del 2024.