Spazio inquinato: così Starlink di Elon Musk minaccia l’atmosfera

Starlink, il progetto di internet via satellite avviato nel 2015 da Elon Musk e sul quale c’è stato qualche attrito in passato col governo Meloni, è tornato nei cieli italiani la sera del primo maggio, regalando ai social nuove immagini del “trenino” di 29 satelliti, visibile da varie località di Piemonte e Lombardia. Dietro lo spettacolo luminoso, tuttavia, si cela quello che molti scienziati considerano un esperimento su scala planetaria dai contorni ancora poco controllati, come segnala SpaceWeather.com.

Spazio inquinato: così Starlink di Elon Musk minaccia l’atmosfera
Satelliti Starlink in orbita sopra l’atmosfera terrestre (foto Imagoeconomica).

La minaccia dell’ossido di alluminio: occhio alle microparticelle

Lo spettacolo celeste nasconde infatti importanti implicazioni per la contaminazione dell’atmosfera terrestre. I satelliti Starlink sono progettati per l’autodistruzione dopo circa 2/3 anni di attività, un’obsolescenza che in termini d’inquinamento genera 30 chilogrammi di ossido di alluminio per unità. Con una frequenza di un satellite bruciato ogni 16 ore si può dire che, solo nei primi quattro mesi del 2026, sono state cinque le tonnellate di ossido di alluminio immesse nella stratosfera e nella mesosfera. È proprio l’ossido di alluminio a rappresentare la minaccia maggiore per la nostra atmosfera. Le microparticelle di questa sostanza hanno un impatto negativo, ancora una volta, sullo strato dell’ozono. I danni collaterali sono a oggi imprevedibili, ma potenzialmente irreversibili.

Il problema del litio: concentrazione aumentata di 10 volte

Secondo lo studio tedesco pubblicato sulla rivista accademica Communications Earth & Environment a febbraio 2026, il passaggio delle tecnologie di SpaceX, in questo caso il razzo Falcon 9, causerebbero inoltre un aumento di 10 volte della concentrazione di litio naturalmente presente nell’atmosfera. Anche Focus sottolinea l’incremento problematico del metallo alcalino, assieme ad altre particelle inquinanti derivanti dalla disintegrazione di razzi e satelliti come il rame, il piombo e, nuovamente, l’alluminio.

Spazio inquinato: così Starlink di Elon Musk minaccia l’atmosfera
Sganciamento di un satellite Starlink (foto Imagoeconomica).

La nuova minaccia è meno visibile, ma potenzialmente più grave

Se fino a poco tempo fa i detriti spaziali e il rischio di collisioni con il traffico aereo sembravano rappresentare l’unico problema legato ai progetti di SpaceX, le analisi di SpaceWeather.com, riprese anche da Ansa, si concentrano su una minaccia meno visibile, ma potenzialmente più grave e duratura. E così, al prossimo passaggio del trenino luminoso, lo sguardo rivolto al cielo potrebbe non essere più di stupore, bensì di crescente preoccupazione.

Artemis II, quando rientra sulla Terra: come, a che ora e dove seguire l’evento

Artemis II si avvia verso la conclusione e il ritorno sulla terra. Ecco tutte le indicazioni per seguire la capsula Orion nel suo ammaraggio.

Quando avverrà l’ammaraggio e dove seguirlo

Dopo la partenza del 1 aprile 2026 dal Kennedy Space Center, l’equipaggio della capsula Orion si prepara a rientrare a casa. L’ammaraggio è previsto al largo di San Diego, nelle acque del Pacifico. In Italia l’evento potrà essere visto in diretta nella notte tra il 10 e l’11 aprile, con atterraggio stimato per le ore 02:07 del mattino. Nella centrale operativa della Nasa, le operazioni di monitoraggio del rientro inizieranno già dal pomeriggio del 10 aprile. La diretta del rientro sarà disponibile dalle 18:30 (orario italiano) del 10 aprile su tutti i canali ufficiali: NASA+, piattaforma di streaming dell’agenzia spaziale, Nasa TV, disponibile su YouTube, e su varie piattaforme di streaming come Amazon Prime, Apple TV, Netflix, HBO Max, Discovery+, Peacock e Roku.

Dove seguire il viaggio della capsula Orion

Per chi vuole seguire in generale la missione della capsula Orion per conoscerne ogni aspetto, NASA+ e il canale YouTube Nasa TV forniscono una copertura video completa del viaggio. C’è poi il sistema AROW (Artemis Real-time Orbit Website) che fornisce dati quali la posizione della capsula rispetto alla luna, velocità e tempi di missione. Con la versione mobile, è addirittura possibile puntare il telefono al cielo e vedere dove si trova l’equipaggio rispetto alla nostra posizione terrestre.

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