Roberto Vannacci ha detto la sua sulla cancellazione della conferenza stampa alla Cameradel comitato ‘Remigrazione e riconquista’, durante la quale avrebbero dovuto prendete la parola alcuni esponenti di CasaPound. «Oggi a Montecitorio è morta la democrazia», ha scritto su Facebook l’ex generale, oggi vicesegretario della Lega, fresco del lancio del marchio “Futuro Nazionale”. L’evento è stato annullato per motivi di ordine pubblico, dopo la protesta delle opposizioni che hanno occupato la sala stampa. «Mi auguro un deciso intervento del capo dello Stato che è garante e custode della nostra Costituzione», ha aggiunto, esortando a una riprogrammazione dell’incontro.
«A un parlamentare della Repubblica è stato impedito con la forza di poter democraticamente esprimere le sue opinioni in uno spazio della Camera dei deputati e in un evento regolarmente autorizzato, programmato e pianificato. Una formazione chiassosa di parlamentari di sinistra, guidati da Angelo Bonelli, ha occupato l’aula causando problemi di sicurezza e facendo annullare non solo quella ma tutte le conferenze stampa organizzate nella giornata di oggi», ha scritto Vannacci. «Quando si lascia decidere a una sola fazione del Parlamento chi può parlare e chi no, la democrazia è morta e la tirannia impera». Quanto al tema della remigrazione, il numero due del Carroccio ha affermato che «è un problema di attualità, è una necessità di sopravvivenza e parlarne non viola alcuna legge». E poi: «I primi a violare uno dei principi fondamentali della nostra carta costituzionale sono stati questi sgangherati parlamentari che, evidentemente, non conoscono l’articolo 21 oppure lo applicano solo a loro uso e consumo secondo una rodata consuetudine della sinistra (puoi parlare solo se la pensi come me)». Infine Vannacci ha espresso «massima solidarietà all’onorevole Domenico Furgiuele che ha avuto il coraggio e la determinazione di far valere i diritti di cittadini che legittimamente e democraticamente vogliono rappresentare le loro istanze».
Spettacolo puro sul cemento di Melbourne. Dopo le cinque ore e mezza del match tra Carlos Alcaraz e Sasha Zverev, vinto dallo spagnolo per 7-5 al quinto, è show anche tra il campione in carica Jannik Sinner e il 10 volte vincitore degli Australian Open Novak Djokovic. Con una prova da vero fenomeno, tra le migliori della sua carriera, il fuoriclasse serbo si regala la finale contro Carlos Alcaraz dopo una battaglia di quattro ore finita ben oltre l’1 di notte. Il punteggio finale è di 3-6, 6-3, 4-6, 6-4, 6-4. Sfuma per l’altoatesino il terzo successo di fila a Melbourne e il quinto Slam in carriera. La finale è in programma domenica primo febbraio nella mattinata italiana.
Djokovic torna in finale agli Australian Open: «Tra le mie serate più belle»
Stremato, Novak Djokovic non ha perso l’ironia nemmeno al termine di una battaglia fisica e mentale così intensa. «Grazie Jannik per avermi permesso di vincere una partita», ha scherzato il campione serbo. «Grazie a chi è restato qui fino alle 2 del mattino a seguirci. Adoro questo rapporto passionale con il pubblico, questa sera è forse la più bella della mia carriera in Australia. Sinner e Alcaraz giocano a un grande livello, ma non è impossibile batterli. Anche io so giocare a quel livello. Il match di Carlos? L’ho visto, che partita incredibile. Oggi il valore del biglietto è stato ripagato». Ora parte la caccia al 25esimo Slam, record assoluto nella storia del tennis. «È come se avessi vinto già oggi, ma domenica lotterò contro il numero uno del mondo e spero di avere ancora benzina».
Sinner-Djokovic, la cronaca della semifinale
Sinner si presenta alla semifinale degli Australian Open contro Djokovic forte dei cinque successi di fila contro il campione serbo e dei due titoli vinti a Melbourne negli ultimi anni. Pronti via ed è subito break per l’altoatesino che mette il piede sull’acceleratore e sale rapidamente 3-0. Nole evita poco dopo di cedere la battuta per la seconda volta di fila, ma non riesce a rientrare nel parziale, che va a Sinner per sei giochi a tre. Quasi diametralmente opposto l’andamento del secondo set. Il 10 volte campione agli Australian Open (24 a livello Slam) parte forte e strappa la battuta all’azzurro salendo 3-1 e difendendosi dal suo tentativo di rientro immediato. Nole annulla una palla break anche nel settimo gioco prima di chiudere al nono e “restituire” il 6-3 a Sinner. Un set pari.
Jannik Sinner nella semifinale degli Australian Open 2026 (Ansa).
Si riparte nel terzo con grande equilibrio, tanto che il primo a dover fronteggiare palla break è Sinner nel quinto game. Forte delle ottime prestazioni al servizio (a fine partita sarà record di ace in carriera in un match dello Slam), l’azzurro tiene a zero la battuta sul 3-3 e sul 4-4. Fatali per Djokovic le prime due palle break concesse in tutto il parziale: Jannik sfrutta tre errori del serbo e piazza il break nel momento più opportuno, chiudendo 6-4. La riscossa del campione è immediata: con due dritti di pregevole fattura, Djokovic strappa il servizio a Sinner alla seconda occasione e riaccende gli spalti della Rod Laver Arena. Sarà l’unico break del parziale, con Nole costretto a salvare due palle break nell’ottavo gioco. Grinta e classe, sorretti da un’ottima prima, sono sufficienti per portare la sfida al quinto: come nei primi due set, risultato speculare: 6-4 Djokovic.
Il quinto set
Con una resilienza invidiabile, Djokovic tiene botta anche nel quinto: salva due palle break nel primo game al servizio in cui si è trovato sotto 15-40 e resta aggrappato alla partita. Sinner tiene la battuta con il 22esimo e il 23esimo ace della partita e, in risposta, si procura altre due palle break di fila sul 15-40: due lungolinea spettacolari di Djokovic cancellano le chance, ma Jannik ne ha una terza: va a segno Nole e tiene la parità. Nonostante le quattro possibilità, è proprio l’azzurro a cedere per primo la battuta: nel settimo game Nole porta il numero due del mondo ai vantaggi con un diritto fulmineo che gli vale la palla break: è passata ormai l’una di notte ed è 4-3 per lui.
L’azzurro reagisce subito e sale 0-40 procurandosi tre palle break consecutive: come avvenuto nella finale contro Alcaraz al Roland Garros2025, Sinner non riesce a sfruttarle. Un rovescio largo di un dito dell’azzurro regala a Nole la palla per il 5-3, sfruttata con l’ace. Il game successivo è interlocutorio e l’azzurro lo domina tenendo la battuta a zero, sapendo di doversi giocare tutto in quello in risposta. Un ottimo servizio esterno e un grave errore di dritto di Sinner fanno scappare il serbo sul 30-0. Sul secondo match point Nole però sbaglia un incredibile colpo dal centro del campo e si va ai vantaggi. Se ne procura un terzo con un servizio vincente e lo sfrutta, facendo esplodere la Rod Laver Arena. Sono quasi le 2 del mattino e alza le braccia al cielo: a 38 anni ha compiuto un’impresa.
Il 22 e 23 marzo gli elettori saranno chiamati a esprimersi sul referendum sulla riforma della Giustizia, che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la nascita di due Consigli superiori della magistratura e un’Alta corte disciplinare. Con l’avvio ufficiale della campagna referendaria, i partiti hanno già chiarito le loro posizioni tra sostenitori del Sì e schieramenti per il No.
La maggioranza compatta sul Sì alla riforma
Giorgia Meloni e Carlo Nordio (Imagoeconomica).
La maggioranza di governo si presenta compatta a favore della riforma, voluta e firmata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Fratelli d’Italia sostiene il Sì, Forza Italia considera la separazione delle carriere il punto di arrivo di una battaglia storica di stampo garantista, mentre la Lega parla di un’occasione per liberare la magistratura dal peso delle correnti interne. Anche Noi Moderati appoggia il Sì, respingendo le osservazioni dei critici secondo cui la riforma potrebbe ridurre l’autonomia dei magistrati.
Sul fronte delle opposizioni, la linea prevalente è il No, con alcune eccezioni. Il Partito democratico, il Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra si schierano contro la riforma: contestano l’assenza di interventi su tempi dei processi, carenze di organico e condizioni delle carceri, vedendo anche un rischio per l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’indipendenza della magistratura. Italia Viva invece lascia libertà di coscienza, mentre Azione e +Europa sostengono il Sì.
Il Governatore e il Consiglio Superiore della Banca d’Italia, riuniti il 30 gennaio, hanno preso atto della decisione del direttore generale Luigi Federico Signorini di concludere in anticipo il proprio mandato per ragioni personali, con effetto dal 31 marzo. Nella stessa giornata, in una seduta straordinaria convocata su proposta del Governatore, il Consiglio Superiore ha deliberato la nomina di Paolo Angelini, attuale vice direttore generale, alla carica di direttore generale, e di Gian Luca Trequattrini, funzionario generale e segretario del direttorio, a vice direttore generale. Con l’assunzione del nuovo incarico, Angelini subentra inoltre alla guida dell’Ivass, prendendo il posto lasciato da Signorini.
Sui social non si parla d’altro. A tenere banco è la non riuscitissima (eufemismo) apparizione televisiva di Leonardo Maria Del Vecchio, ospite a Otto e mezzo da Lilli Gruber, nella serata di giovedì 29 gennaio su La7, incastrato fra Italo Bocchino e Massimo Giannini. Nessuno ne ha capito l’utilità (dell’apparizione, non di Leonardo jr): se doveva servire alla reputazione, è stata un boomerang, considerando i balbettii, le imbarazzanti pause con ritmi non certo televisivi, e addirittura un momento in cui maldestramente LMDV ha provato a leggere quello che stava cercando di dire a fatica, sulla questione giudiziaria dell’incidente con la Ferrari. Qualcuno l’ha già ribattezzato il re del cringe (copyright Socialisti gaudenti), in molti lo hanno definito il miglior sponsor possibile per una super tassa di successione (in Italia c’è, ma è la più bassa se confrontata con quella degli altri grandi Paesi d’Europa). Giannini, che l’ha fissato perplesso per tutta la puntata, avrà pensato che forse con l’imprenditore greco a quelli di Repubblica non è andata poi così male. Perché Del Vecchio era interessato a Gedi (c’è chi dice con l’ombra di Francesco Gaetano Caltagirone alle sue spalle), ma John Elkann non l’ha fatto nemmeno sedere al tavolo delle trattative. Il 31enne rampollo però non si è fatto scoraggiare e allora si è accontentato del Giornale, cambiando completamente sponda politica (sulla totale mancanza di coerenza tra i due progetti non ha saputo rispondere alla Gruber, aggrappandosi a generici concetti di pluralismo dell’informazione), e ne ha acquistato il 30 per cento dagli Angelucci. Poi si è pappato la maggioranza della società che edita Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN. D’altronde ha fondato apposta Lmdv Media per investire nell’editoria (per farci cosa o con quale visione non si è capito). A proposito invece di risiko bancario, ha detto che «su Mps–Mediobanca non c’è mai stato nessun concerto», nonostante le accuse di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza mosse dalla procura di Milano a Caltagirone, Milleri e Lovaglio (anche se qui la giustizia rischia di arrivare fuori tempo massimo). Tra le numerose domande poste, ovviamente nessuno ha chiesto lumi sulla causa intentata da Solos Technology, società specializzata in “occhiali AI”, contro Meta e EssilorLuxottica, con in ballo un risarcimento danni di svariati miliardi di dollari per una storia di brevetti. Molto più facile porre qualche quesito sulla successione e il rapporto con la famiglia allargata, che alla fine gli ha permesso pure di elogiare Silvio Berlusconi per come ha saputo gestire il passaggio degli asset patrimoniali. Visto il risultato della performance, qualcuno si è chiesto chi abbia sciaguratamente consigliato a Del Vecchio jr di esporsi in quella maniera in prima serata, all’interno di un salotto televisivo seguitissimo. Quel che si sa, come già scritto da Lettera43, è che Leonardo Maria ha provato a puntare forte sulla comunicazione, grazie anche all’arrivo, da gennaio, di Raffaella Mangini, che ha curato per oltre 23 anni la comunicazione di Urbano Cairo e di La7, una veterana che lavora a stretto contatto col patron di Rcs (e dunque forse è lei la vera artefice dell’ospitata apparecchiata giovedì). Segno evidente che il giovin ereditiero non vuole parlare solo ai mercati, ma anche a chi quei mercati li racconta. Magari in modo più efficace, dalla prossima volta. Alla fine, tra quel che resta c’è anche un soprannome che rischia di restargli appiccicato addosso. Qual è? Guardate bene il suo volto: a quelli “di una certa età” ha evocato un celebre personaggio della televisione in bianco e nero della Rai, con protagonista Walter Chiari, ossia “il Sarchiapone”. Il nasone, gli occhiali, tutto coincide: mancava solo il cappello “rincalcagnato”, che però viene sostituito dalla folta capigliatura, e la somiglianza sarebbe stata quasi totale.
Il via libera a Federico Freni alla guida della Consob pare sia stato raggiunto, al termine di una faticosa trattativa che ha visto protagonista Forza Italia, con Antonio Tajani capace di dire la sua e rinviare la decisione con la scusa di volere «un tecnico e non un politico» alla presidenza, dove ora c’è Paolo Savona. Gli spifferi di Palazzo Chigi indicano una contropartita di peso: ai forzisti sarebbe stato concesso di poter dire l’ultima parola sull’ambitissima carica di presidente di Leonardo.
Il sottosegretario leghista all’Economia Federico Freni (Imagoeconomica).
Rutelli day
La famiglia Rutelli al lavoro. Due giornate per Francesco Rutelli, impegnato il 29 e 30 gennaio con la settima Soft Power Conference a Roma: presenti decine di esponenti della politica e dell’economia, tra cui il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, e poi Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera, Alberto Tripi, presidente di Almaviva, monsignor Vincenzo Paglia (onnipresente) in qualità di presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, Valeria Sandei, ceo di Almawave, Alessandra Santacroce, responsabile Affari Governativi e Regolamentari Ibm Italia e vicepresidente Unindustria, e molti altri ancora. Nel pomeriggio di venerdì c’è spazio per il figlio dell’ex sindaco di Roma, ossia per Giorgio Rutelli, vicedirettore dell’agenzia Adnkronos, che nel Mondadori Bookstore della galleria intitolata ad Alberto Sordi si occuperà delle sorti del Venezuela.
La magistratura asfalta
Inaugurazione dell’anno giudiziario: si comincia con la Corte di Cassazione, nel “Palazzaccio”, nella giornata di venerdì, e a cascata, dopo poche ore, nel giorno successivo, il tradizionale sabato, nelle Corti di Appello sparse in tutta Italia. Tecnicamente si chiama «assemblea generale della Corte Suprema di Cassazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario», con la classica parata degli ermellini. A Roma tutti parlano dei giganteschi mezzi impegnati al rifacimento delle strade nella zona di piazzale Clodio, e in particolare la circonvallazione, nelle ultime notti, con camion enormi e tecnologicamente modernissimi che hanno lavorato dalla tarda serata e fino alle cinque del mattino, tenendo tutti svegli per il rumore prodotto, e rovinando il meritato riposo notturno di chi abita in quelle vie, per rifare l’asfalto proprio dove passeranno le auto delle autorità. «La magistratura asfalta», è la battuta che circola tra avvocati e “clienti” del tribunale romano: di certo, il sindaco Roberto Gualtieri sembra aver concesso i lavori “con un occhio di riguardo” nei confronti dei giudici, facendo lavorare all’impazzata il cantiere per tirare a lucido le strade che portano alla Corte d’Appello.
Sarà ancora una volta Aryna Sabalenka contro Elena Rybakina, che si confermano le due tenniste più in forma del periodo nel circuito Wta. La bielorussa e la kazaka si affronteranno per la quindicesima volta in carriera a distanza di poche settimane dalla loro ultima sfida, valsa il titolo alle Wta Finals di Riyad. A novembre 2025 si impose la numero cinque del mondo, qualificatasi per ultima al torneo, in due set. La finale degli Australian Open si giocherà sabato 31 gennaio, in diretta dalla Rod Laver Arena alle 9.30 italiane: match disponibile sui canali Eurosport, visibili su Dazn, Tim Vision, Amazon Prime Channels e HBO Max. Prima toccherà ai doppi: alle 2 italiane della notte tra il 30 e il 31 ci sarà la sfida femminile tra Mertens e Zhang, numero quattro del seeding, e la coppia Danilina-Krunic. A seguire il maschile: Polmans/Kubler-Harrison/Skupski.
Sabalenka-Rybakina: come arrivano le tenniste alla finale degli Australian Open 2026
Aryna Sabalenka agli Australian Open 2026 (Ansa).
Aryna Sabalenka, indiscussa numero uno del ranking Wta (più di 2 mila i punti di vantaggio su Iga Swiatek seconda), si presenta alla finale degli Australian Open per la quarta volta consecutiva: è la prima a riuscirci dai tempi di Martina Hingis, a cavallo tra la fine Anni 90 e i primi 2000. Ci è arrivata tra l’altro senza aver ancora mai lasciato un set alle sue avversarie. Dopo aver liquidato nei primi due turni la francese Tiantsoa Rakatomanga Rajaonah e la cinese Bai Zhouzhan agevolmente, la 27enne di Minsk ha faticato contro la polacca Anastasija Potapova, battuta in due tiebreak (tirato soprattutto il secondo, chiuso 9-7). Più rapide poi le vittorie su Victoria Mboko e Iva Jovic, che nel suo cammino aveva eliminato la nostra Jasmine Paolini. In semifinale netto 6-2, 6-3 all’ucraina Elina Svitolina.
Elena Rybakina, certa di chiudere gli Australian Open da numero tre al mondo, giocherà sul cemento di Melbourne appena la terza finale Slam in carriera, la prima dal 2023 quando perse a Melbourne proprio da Sabalenka. Anche per lei un percorso netto da inizio torneo, in cui non ha ancora perso nemmeno un set. Battute in sequenza Kaya Juvan, Varvara Gracheva e Tereza Valentova nei primi tre turni. Poi netto 6-1, 6-3 alla belga Elise Mertens e un altrettanto deciso 7-5, 6-1 alla numero due del mondo Iga Swiatek. Combattuta invece la semifinale contro l’americana Jessica Pegula, battuta in due set con il punteggio di 6-3, 7-6 (9-7 nel tiebreak).
I precedenti tra le due tenniste: Rybakina avanti nel computo totale
Sabalenka e Rybakina alle Wta Finals 2025 (Ansa).
La finale degli Australian Open 2026 sarà il quindicesimo confronto in carriera tra le due tenniste, che si incrociarono la prima volta nei quarti di Wuhan del 2021 (vittoria della bielorussa, all’epoca numero nove del ranking Wta). Quattro i match nel solo 2025 con due vittorie per parte: oltre alla già citata finale delle Finals di Riyad (6-3, 7-6), la kazaka aveva superato la bielorussa anche nei quarti di Cincinnati sempre in due set. La 27enne di Minsk si era invece aggiudicata i quarti di Wuhan con un doppio 6-3 e quelli di Berlino, match molto tirato chiuso con il punteggio di 7-6, 3-6, 7-6.
Dalla Maturità 2026 cambia in modo sostanziale il colloquio orale, che viene riorganizzato attorno a un impianto più disciplinare e meno aleatorio. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha definito il nuovo modello insieme alle materie della seconda prova, fissando regole valide per tutti gli indirizzi, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’esame più chiaro e valutabile.
Come cambia la maturità: l’orale su quattro discipline
Un esame di maturità (Imagoeconomica).
Il colloquio orale non partirà più da un documento da commentare. Al suo posto, l’esame si svolgerà su quattro discipline, individuate ogni anno dal Ministero entro gennaio, insieme alle materie della seconda prova ed eventualmente della terza prova scritta per alcuni indirizzi. La prova serve a verificare l’apprendimento in ciascuna materia, ma anche la capacità dello studente di collegare le conoscenze, argomentare in modo critico e dimostrare autonomia e maturità. Nel giudizio complessivo peseranno anche l’impegno scolastico, le attività extracurricolari coerenti con il percorso di studi e le azioni considerate particolarmente meritevoli. Per il Liceo classico le materie sono Italiano, Latino, Storia e Matematica; allo Scientifico Italiano, Matematica, Storia e Scienze naturali; al Linguistico Italiano, prima e seconda lingua straniera e Scienze naturali; alle Scienze umane Italiano, Scienze umane, lingua straniera e Storia dell’arte. Chi arriva allo scrutinio finale con sei in condotta deve discutere anche un elaborato su cittadinanza attiva e solidale, assegnato dal Consiglio di classe. L’elenco completo delle materie dell’orale è stato pubblicato sul sito del Ministero dell’Istruzione.
La riforma interviene anche sulla commissione d’esame: una commissione ogni due classi, composta da cinque membri — un presidente esterno, due commissari esterni e due interni — con una formazione specifica prevista per i commissari. Cambiano anche le regole sul punteggio finale: per chi raggiunge almeno 90 punti, la commissione può assegnare un’integrazione fino a tre punti. I Pcto vengono inoltre ridenominati formazione scuola-lavoro, per sottolineare il legame tra scuola e mondo del lavoro.
Sono state pubblicate le materie della seconda prova scritta della Maturità 2026. L’esame prenderà il via giovedì 18 giugno, con la prima prova di Italiano comune a tutti gli indirizzi, e proseguirà venerdì 19 giugno con la seconda prova sulle discipline caratterizzanti. Le scelte sono contenute nel decreto n. 13 del 29 gennaio 2026, firmato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che definisce nel dettaglio le materie per ciascun percorso di studio.
La seconda prova nei Licei
Una studentessa del classico durante la seconda prova di maturità (Imagoeconomica).
Al Liceo classico la seconda prova sarà di Latino. Al Liceo scientifico è confermata Matematica, valida anche per l’opzione Scienze applicate e per l’indirizzo sportivo. Per il Liceo linguistico la prova riguarderà Lingua e cultura straniera 1. Al Liceo delle Scienze umane la disciplina scelta è Scienze umane, mentre nell’opzione Economico-sociale la prova sarà su Diritto ed Economia politica. Per il Liceo artistico la seconda prova verterà sulle discipline progettuali proprie di ciascun indirizzo. Al Liceo musicale è prevista Teoria, analisi e composizione, mentre al Liceo coreutico la materia sarà Tecniche della danza.
Le materie negli Istituti tecnici e professionali
Negli Istituti tecnici, l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing affronterà Economia aziendale, comprese le articolazioni Relazioni internazionali per il marketing e Sistemi informativi aziendali. Per l’indirizzo Turismo la seconda prova sarà di Discipline turistiche e aziendali. Per l’indirizzo Costruzioni, Ambiente e Territorio è prevista Progettazione, costruzioni e impianti. Nell’indirizzo Informatica e telecomunicazioni la prova sarà su Sistemi e reti, sia per Informatica sia per Telecomunicazioni. Negli Istituti agrari la materia sarà Produzioni vegetali, con Viticoltura e difesa della vite per l’articolazione Viticoltura ed enologia.
Come anticipato dai media americani, Donald Trump ha annunciato la nomina di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve. Già membro del Consiglio dei governatori della Banca centrale degli Stati Uniti dal 2006 al 2011 (a 35 anni il più giovane di sempre), Warsh in precedenza – come ha ricordato Trump – aveva ricoperto il ruolo di assistente speciale del Presidente per la politica economica e di segretario esecutivo del Consiglio economico nazionale della Casa Bianca. Inoltre è stato membro del Dipartimento Fusioni e Acquisizioni di Morgan Stanley & Co., a New York, di cu è stato anche presidente e direttore esecutivo.
«Conosco Kevin da molto tempo e non ho dubbi che passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore», ha assicurato Trump su Truth. Warsh assumerà l’incarico a maggio, quando terminerà il mandato di Jerome Powell.
È stato sospeso il conducente che in Cadore ha fatto scendere dal bus un bambino di 11 anni, che era sprovvisto del biglietto olimpico da 10 euro previsto in occasione dei Giochi di Milano-Cortina, costringendolo a camminare nella neve per sei chilometri fino a casa. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la famiglia del bambino ha sporto querela per abbandono di minore contro Dolomiti Bus e l’autista del mezzo, dipendente della società veneziana La Linea che esegue il servizio in subaffidamento: la madre ha spiegato che il figlio «è arrivato a casa con un’ipotermia, una temperatura di 35 gradi e in lacrime». I parenti sostengono che il conducente avrebbe potuto accettare come pagamento alternativo quattro titoli di viaggio dal carnet di biglietti da 2,50 euro che aveva il ragazzino. Evitando così di lasciarlo al freddo, privo tra l’altro di cellulare per contattare qualcuno e farsi venire a prendere.