La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole

«Ma guarda, Fuksas è entrato nella corte di Giuli»: lo spiffero romano, dalle parti di piazza Farnese, luogo amato e frequentatissimo dall’archistar, domina la scena. Nel Partito democratico capitolino storcono il naso appena si accenna alla nomina governativa dedicata a Fuksas. Cosa è successo? Sul sito della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea è apparso il nuovo consiglio d’amministrazione. Un elenco che ancora non è stato comunicato ufficialmente dal ministero della Cultura guidato da Alessandro Giuli. Ed ecco i nuovi nomi: Massimiliano Fuksas, Pio Baldi, Renata Codello e Stefano Laporta. Nel collegio dei revisori dei conti appare Biagio Mazzotta, già ragioniere generale dello Stato e presidente di Fincantieri. Codello è stata dirigente del dicastero di via del Collegio Romano e ora è segretaria generale della Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Baldi, nato nel 1945, è stato presidente del Maxxi, ma anche presidente della Pontificia Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, e amministratore dell’Accademia nazionale di San Luca. È però il nome di Fuksas, classe 1944, che fa rumore nella sinistra romana: è stato designato dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici. E subito ci si ricorda che nel 2016 Giorgia Meloni criticò aspramente i costi di costruzione della Nuvola all’Eur, opera progettata dallo studio Fuksas, definendoli soldi «buttati». Con tanto di manifestazione di Fratelli d’Italia davanti al cantiere, e Meloni pronta a dire che la spesa, «sommata alle vele di Calatrava, fa un miliardo di euro. Soldi dei romani che potevano essere spesi per risolvere il problema della manutenzione stradale». Comunque sono passati 10 anni. E recentemente Fuksas ha un po’ ricalibrato i suoi giudizi sulla premier. A proposito dell’immagine del volto di Meloni riprodotta su un angelo nel dipinto nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma, per esempio ha detto: «Meglio lasciarla così, tutto fa parte della storia». Tutte dichiarazioni rilasciate durante un’intervista alla trasmissione Un giorno da pecora su Rai Radio1, in cui Fuksas ha spiegato: «Altro che angioletto, lei ha carattere forte e decisionista, è una delle poche in Italia. E poi quel volto ha un’altra impostazione. Secondo me è solo il frutto di un ammiratore segreto che si è lasciato andare». Ora la nomina di Fuksas nel cda dell’istituzione museale statale è destinata a far discutere. Non sarà stato lui quell’ammiratore segreto, vero?

La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole

Montecitorio a tutta birra

Si chiama “Know Your Beer”, è la nuova piattaforma digitale promossa dalla European Beer Consumers’ Union, ora disponibile anche in lingua italiana e pensata per «rafforzare la consapevolezza nel consumo e la trasparenza nel settore brassicolo». Dove verrà presentata ufficialmente? Il 9 aprile, alla Camera dei deputati presieduta da Lorenzo Fontana, nel corso dell’incontro dal titolo “Know Your Beer: Ebcu e Unionbirrai, la nuova frontiera della trasparenza”, che mette al centro anche l’impatto delle recenti riforme della normativa italiana sulla birra. E l’appuntamento a Montecitorio «aprirà la due giorni di lavori dell’Ebcu 73rd Delegates Meeting, in programma a Roma il 10 e 11 aprile e ospitata da Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti, dedicata al confronto sulle politiche europee della birra, al lancio di nuove campagne rivolte ai consumatori e a momenti di approfondimento strategico».

Zanda sui piedi per Conte

Che ne sarà della leadership del campo largo? È arrivata una stroncatura di peso firmata da Luigi Zanda, 83enne ex senatore, già tesoriere dem e padre fondatore del Pd, in un’intervista a Il Foglio: «Saggezza vorrebbe che il presidente del Consiglio fosse il segretario del partito più grande», ma «se Giuseppe Conte non lo accetta perché vuol fare lui il premier è un segno politico negativo». Di certo Zanda non si nasconde: «Non voterei mai per Conte. Perché non ha governato bene e ancor di più perché pencola verso destra». Insomma l’Avvocato del popolo «non è né di destra né di sinistra, ma va verso destra dal momento che ha sempre rifiutato di definirsi “uomo di sinistra”». Le Primarie? Per carità: «Oggi non sarebbero uno scontro tra alleati, ma tra nemici, un bel regalo a Giorgia Meloni». Ed Elly Schlein? «Non ha un profilo da statista, è evidente. Ha trasformato il Pd in un movimento leaderistico. E governare l’Italia è cosa diversa dall’essere volto di un partito. Tuttavia la voterei se dicesse in anticipo i suoi ministri dell’Economia, dell’Interno, degli Esteri e della Difesa».

La nomina a sorpresa di Fuksas alla corte di Giuli e le altre pillole
Elly Schlein e Luigi Zanda (foto Imagoeconomica).

Circolazione in tilt dopo la frana in Molise, Italia spaccata in due

La riattivazione della frana di Petricciato, dovuta al maltempo, non ha solo mandato in tilt il traffico ferroviario e stradale del Molise, ma di tutta Italia, che al momento risulta spaccata in due. Bloccata la circolazione dei treni, così come dei mezzi pesanti lungo le arterie autostradali del territorio. In alcuni tratti, inoltre, non può viaggiare alcuni tipo di veicolo.

Circolazione in tilt dopo la frana in Molise, Italia spaccata in due
Il fronte franoso di Petricciato (Ansa).

I disagi per il traffico ferroviario

I binari della linea adriatica, tra Montenero di Bisaccia e Termoli, hanno subito una deformazione a seguito della riattivazione della frana, la più estesa d’Europa: la circolazione è stata subito bloccata e non c’è alcuna indicazione sulla possibile ripresa. I treni a lunga percorrenza provenienti da Nord sono limitati ad Ancona e Pescara. Il trasporto Regionale, invece, garantisce il collegamento fino a Vasto San Salvo. Per la Puglia sono possibili percorsi alternativi, con inevitabile allungamento dei tempi di viaggio. A tutto questo si aggiungerà, dal 10 al 13 aprile, il blocco della tratta Roma-Firenze per lavori di potenziamento infrastrutturale sulle linee alta velocità e convenzionale.

Circolazione in tilt dopo la frana in Molise, Italia spaccata in due
Spaccatura nell’asfalto in Molise (Ansa).

Restano chiusi alcuni tratti dell’A14

Oltre ai disagi lungo le ferrovie, ci sono quelli che riguardano la circolazione stradale. Su tutti il parziale blocco dell’autostrada A14. È stato sospeso il divieto di transito per i mezzi pesanti con massa superiore alle 7,5 tonnellate, nel tratto compreso tra Val di Sangro e Vasto sud in direzione Bari. Rimangono comunque attive le chiusure dei tratti compresi tra Vasto sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto sud in direzione Pescara. A peggiorare la situazione in Molise c’è poi il crollo del ponte sul fiume Trigno lungo la statale 87, travolto dall’ondata di maltempo che si è abbattuta sulla costa.

Il governatore Roberti vede Salvini

La Protezione civile stima settimane di lavori, forse mesi, per ovviare ai disagi causati dalla frana, che ha un fronte di smottamento di circa quattro chilometri. «È un’emergenza nazionale», ha dichiarato Francesco Roberti, presidente della Regione Molise. Previsto un vertice con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

Click day interrail, come ottenere un biglietto per viaggiare gratis in Europa

L’Unione europea torna a mettere a disposizione 40 mila biglietti gratis per viaggiare in treno in Europa nell’ambito dell’iniziativa DiscoverEu, che fa parte del programma Erasmus+ per i giovani. L’iniziativa è rivolta ai 18enni che possono presentare domanda dalle 12 di mercoledì 8 aprile alle 12 di mercoledì 22 aprile 2026. Per l’Italia sono previsti quasi 5.000 pass (4.994) sui 40 mila complessivi.

Chi può fare domanda e come candidarsi

Possono richiedere il pass i ragazzi nati tra il 1° luglio 2007 e il 30 giugno 2008 provenienti sia dagli Stati membri dell’Ue che dai paesi associati a Erasmus+ (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Macedonia del Nord, Serbia e Turchia). Per la candidatura è necessario un documento d’identità, un passaporto o un permesso di soggiorno validi. La domanda si può fare solo sul sito ufficiale https://youth.europa.eu/discovereu_it compilando un modulo online con i propri dati personali e rispondendo a un breve questionario sull’Unione europea. Le candidature saranno poi esaminate e i vincitori selezionati tramite sorteggio.

Come funziona il pass

I candidati vincitori riceveranno un pass di viaggio per esplorare l’Europa tra il 1º luglio 2026 e il 30 settembre 2027. Entro queste date potranno utilizzarlo per viaggiare in treno per sette giorni in un periodo di 30 giorni scelto da loro. Per garantire il più ampio accesso possibile si possono, se necessario, utilizzare modalità alternative di trasporto. In casi eccezionali e quando non sono disponibili altri mezzi, si potrà prendere anche l’aereo. In tal modo potranno partecipare a DiscoverEu anche i giovani che vivono in regioni remote o insulari. I partecipanti riceveranno anche una carta che consente loro di avere riduzioni su alloggio, visite e attività culturali, didattiche e sportive, mezzi pubblici, ristorazione e molto altro.

Vance: «Con l’Iran tregua fragile, ora negoziare in buona fede»

Il cessate il fuoco in Iran è «fragile» e Trump è «desideroso di fare progressi». Lo ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance a poche ore dall’accordo tra Washington e Teheran per una tregua di due settimane. «Gli iraniani hanno accettato di riaprire Hormuz, gli Usa hanno accettato di fermare gli attacchi. Questa è la base della tregua fragile che abbiamo ora», ha spiegato al Mathias Corvinus Collegium (Mcc) di Budapest, think tank vicino al governo di Viktor Orban. «Come mi ha detto il presidente ieri sera, gli iraniani sono negoziatori migliori di quanto siano combattenti. So che non gradiranno sentirlo, ma è vero», ha aggiunto. Trump, ha concluso, «è impaziente di ottenere risultati e ci ha chiesto di negoziare in buona fede». Le trattative inizieranno venerdì 10 aprile a Islamabad, in Pakistan. A capo della delegazione americana ci sarà lo stesso Vance, mentre il capo negoziatore per l’Iran sarà il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.

Vance: «Con l’Iran tregua fragile, ora negoziare in buona fede»
JD Vance (Ansa).

Vance: «Delusi dall’Ue sull’Ucraina, Meloni e Orban ci hanno aiutati»

Vance è anche intervenuto sulla guerra in Ucraina, dicendo che gli Stati Uniti amano «l’Europa e le sue culture, visto che sono in fondo una nazione figlia del continente europeo», ma che sono «delusi da molta leadership politica europea, che non sembra davvero interessata a risolvere il conflitto». «Abbiamo avuto aiuto da alcuni partner. Giorgia Meloni è stata molto utile, così come alcune capitali europee, almeno dietro le quinte. Ma il più utile è stato Viktor Orban, perché ci ha spinto a comprendere entrambe le parti», ha evidenziato.

Davvero Trump e gli Usa possono fidarsi del Pakistan?

Per la serie “un ultimatum dopo l’altro”, dopo aver minacciato sui social di eliminare l’intera civiltà iraniana Donald Trump ha rinviato di due settimane il paventato attacco definitivo contro la Repubblica Islamica, in cambio della riapertura «completa, immediata e sicura» dello Stretto di Hormuz. Una tregua siglata grazie alla mediazione del Pakistan, che aveva chiesto alla Casa Bianca un cessate il fuoco di due settimane e all’Iran lo sblocco del budello crocevia mondiale del petrolio via nave «come gesto di buona volontà». Il 10 aprile partiranno i negoziati a Islamabad. Nella speranza che la tregua regga, resta però un dubbio: Trump (che parla di «vittoria totale e completa, al 100 per cento») e gli Stati Uniti quanto possono – davvero – fidarsi del Pakistan?

La parabola del Pakistan, che ora è nelle grazie del tycoon

Un tempo alleato nella Guerra Fredda, poi Stato terrorista da trattare come paria, ora tra i migliori amici degli Usa o, quantomeno, partner regionale privilegiato: curiosa la parabola del Paese mediatore per la fine di questo conflitto, tornato nelle grazie della Casa Bianca, come d’altra parte già aveva testimoniato l’incontro andato in scena il 25 settembre nello Studio Ovale a cui avevano partecipato Trump, il vice JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il capo dell’esercito Asim Munir. Trump, che nel suo primo mandato aveva pubblicamente criticato Islamabad per aver rifilato a Washington «nient’altro che menzogne e inganni», cancellando gli aiuti militari al Pakistan, al termine dell’incontro aveva definito i suoi ospiti «very great guys». Un cambio di prospettiva che, spiega Asia Times, non è fondato su una ritrovata convergenza di valori o su un grande progetto strategico, bensì su una serie di mosse da parte del Pakistan per ingraziarsi Trump.

Davvero Trump e gli Usa possono fidarsi del Pakistan?
Shehbaz Sharif e Donald Trump (Imagoeconomica).

Le mosse con cui Islamabad ha gonfiato l’ego di Trump

Innanzitutto, a marzo del 2025 le forze pakistane – sulla base di informazioni della Cia – hanno arrestato Mohammad Sharifullah, membro dell’Isis- Khorasan presunto ideatore dell’attentato all’aeroporto di Kabul del 26 agosto 2021, in cui persero la vita 13 militari statunitensi: una vittoria chiara e inequivocabile da presentare al popolo americano per Trump, in contrasto con i fallimenti del caotico ritiro dall’Afghanistan deciso dall’Amministrazione Biden. A maggio 2025, quando terminò il breve conflitto armato tra Pakistan e India, Islamabad attribuì buona parte del merito del cessate il fuoco proprio alla mediazione di Trump, arrivando a raccomandarlo formalmente per il Nobel. Tutto questo mentre il governo indiano negava il coinvolgimento Usa, attribuendo il successo ai negoziati tra le diplomazie dei due Paesi. Insomma, se da una parte il Pakistan pensava a gonfiare l’ego di Trump, dall’altra la nemica India si alienava i suoi favori.

Il sostegno americano fornisce ampie garanzie al Pakistan

Risultato? Quando è arrivato il momento dei dazi, Washington ha “ricompensato” Islamabad con tariffe (relativamente favorevoli) del 19 per cento, a fronte dell’aliquota del 50 per cento imposta all‘India. Questo in cambio dell’accesso privilegiato alle «enormi riserve petrolifere» del Paese, anche se le trivelle non hanno scovato alcun nuovo giacimento: secondo gli esperti, le parole del presidente Usa volevano certificare, più che un reale accordo sul greggio, l’inizio di una nuova era dei rapporti tra i due Paesi. Per Asia Times, per il Pakistan il sostegno americano rappresenta la «copertura diplomatica definitiva», che permetterà a Islamabad di «perseguire la propria agenda geoeconomica assertiva» senza il timore di inimicarsi Washington. In quest’ottica va ad esempio visto il patto di mutua sicurezza siglato il 18 settembre con l’Arabia Saudita.

Per Eisenhower era «l’alleato più fedele tra gli alleati»

Usa e Pakistan amici come prima, insomma. Dwight Eisenhower, che considerava il Paese un baluardo nella politica di contenimento del comunismo durante la Guerra Fredda, nella seconda metà degli Anni 50 definì il Pakistan – che aveva aderito a patti di difesa anti-sovietici promossi dagli Usa – «l’alleato più fedele tra gli alleati». Già allora la Casa Bianca, alla ricerca di amici vicino ai confini sovietici e cinesi, dimostrò di preferire il Pakistan all’India di Jawaharlal Nehru, vista con sospetto a causa della sua politica neutrale. Archiviato lo spauracchio dell’Urss, i rapporti tra i due Paesi si raffreddarono. Poi nell’era post-11 settembre il Pakistan tornò a essere un alleato chiave nell’invasione dell’Afghanistan (2001). Tuttavia il rapporto tra Washington e Islamabad subì un colpo durissimo quando nel 2011 Osama bin Laden fu individuato e ucciso all’interno di un complesso residenziale ad Abbottabad. Possibile che i servizi pachistani non sapessero nulla?

Davvero Trump e gli Usa possono fidarsi del Pakistan?
Il compund di Abbottabad dove si rifugiava Osama Bin Laden (Ansa).

Le accuse di doppiogiochismo, ormai archiviate da Trump

Da allora il Pakistan, accusato di aver dato supporto ai talebani e dunque di doppiogiochismo nella lotta al terrorismo, si è avvicinato progressivamente alla Cina. Allontanandosi, almeno ufficialmente, dagli Stati Uniti: nel 2018 la prima Amministrazione Trump certificò il deterioramento dei rapporti con la cancellazione degli aiuti militari, complice anche la preoccupazione per il nucleare pakistano. Ma, anche quando i rapporti politici erano in una fase di profonda crisi, la relazione a livello militare è rimasta in realtà piuttosto solida: aggirando l’autorità spesso frammentata e instabile dei governi di Islamabad, il Pentagono ha continuato a rapportarsi col quartier generale dell’esercito pakistano a Rawalpindi. Da qui la presenza a settembre nello Studio Ovale di Munir. I rapporti altalenanti e i sospetti incrociati tra i due Paesi suggeriscono che forse gli Stati Uniti non dovrebbero fare completo affidamento sul Pakistan: Trump avrà anche i suoi «ragazzi grandiosi» a Islamabad, tanto da aver coinvolto Sharif nel suo Board of Peace, ma una ripidissima discesa può essere sempre dietro l’angolo.

Sciopero aerei 10 aprile 2026: orari e fasce di garanzia

Per venerdì 10 aprile 2026 è in programma uno sciopero nazionale del settore aereo che durerà quattro ore, dalle 13 alle 17. La mobilitazione è stata indetta dai principali sindacati del settore, tra cui Uiltrasporti, Fast-Confsal e Astra, e coinvolgerà sia il personale dell’Enav, cioè la società che gestisce il traffico aereo italiano, sia quello di Techno Sky, che si occupa invece dei sistemi per la gestione dei voli. «Dopo mesi di trattative infruttuose, senza risposte su salario, diritti e futuro, è il momento di farsi sentire. Recupero inflattivo insufficiente. Tutele messe in discussione. Carichi di lavoro in aumento. Nessun confronto reale sui cambiamenti organizzativi. Noi non abbiamo firmato accordi al ribasso. Noi stiamo dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori», si legge in un post Facebook di Uiltrasporti Nazionale a proposito delle motivazioni dell’agitatazione.

Orari e fasce di garanzia

Nell’annunciare lo sciopero, l’Enav ha sottolineato che saranno garantite le prestazioni indispensabili secondo norma vigente. Saranno quindi sempre operativi i voli nelle fasce di garanzia, cioè dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21. Nella fascia oraria interessata dallo sciopero, dalle 13 alle 17, potranno esserci ritardi, cancellazioni e disagi, mentre i voli programmati al di fuori della fascia dovrebbero operare regolarmente. Eventuali riorganizzazioni delle compagnie potrebbero comunque determinare modifiche dell’ultimo momento, motivo per cui è sempre consigliato controllare sul sito delle compagnie.

Tango: “L’Anm non è e non sarà mai un partito” [VIDEO]

AGI - "L' Anm non è e non sarà mai un partito, non detta l'agenda ai governi". Lo ha detto il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, intervenendo dal palco al convegno "Quale giustizia dopo il referendum?" alla Sala Capranichetta in Piazza Montecitorio.

Tango ha rivendicato il ruolo della magistratura associata come contributo tecnico al dibattito: "C'è una funzione legislativa affidata al Parlamento, poi ci sono i magistrati che applicano la legge nei singoli casi. La magistratura associata offre un contributo che non puo' che essere tecnico, di competenza e di esperienza".

 

Video intervista di Thomas Cardinali

L'intervento di Tango

Nel suo intervento, il presidente dell'Anm ha sottolineato l'importanza del dialogo tra le diverse componenti della giustizia: "Momenti di confronto tra magistratura, avvocatura e politica sono necessari, perchè consentono di ricreare condizioni di reciproco ascolto, alla base di ogni lavoro". Tango ha quindi richiamato il clima del dibattito durante la campagna referendaria, definendolo in parte anomalo: "Non è stato normale rappresentare la magistratura come sinonimo di impunità o mancanza di imparzialità, né il clima di contrapposizione costante che si è creato".

Allo stesso tempo, ha evidenziato come il confronto tra posizioni diverse rientri nella fisiologia democratica: "All'interno dell'avvocatura ci sono state posizioni differenti, anche opposte, ma questo fa parte di una dialettica normale". Infine, un richiamo al valore della Costituzione e alla necessità di un confronto responsabile: "La Costituzione è di tutti, ma proprio per questo va rispettata nei suoi equilibri. Il contributo che possiamo dare è quello di chi ogni giorno affronta concretamente i problemi della giustizia".

Le prossime mosse dell'Anm

"Non ci sottraiamo al confronto e la nostra presenza oggi lo dimostra. Se ci saranno altre occasioni, saremo pronti a coglierle". Lo ha detto il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, a margine del convegno "Quale giustizia dopo il referendum?" alla Sala Capranichetta in Piazza Montecitorio. Tango ha però chiarito che le prossime mosse dell'Anm saranno definite a breve: "L'imminente assemblea generale di maggio detterà senso e direzione al futuro agire dell'Anm e indicherà le priorità e i temi da porre all'attenzione di tutti gli attori della giurisdizione e anche dell'interlocutore politico".

Sul clima post-referendum, il presidente dell'Anm ha evidenziato un segnale positivo: "L'eredità è una grande apertura della società civile. I numerosi incontri nei territori hanno mostrato una forte domanda di conoscenza sulla giustizia, sul nostro lavoro e sul suo funzionamento. E' un patrimonio che non possiamo disperdere". Infine, un auspicio sui rapporti della magistratura con governo e maggioranza: "Spero davvero che i toni si siano abbassati, perchè un clima continuo di delegittimazione non fa bene a nessuno e non fa bene al Paese. Dobbiamo lavorare serenamente nell'interesse della collettività, ed è più facile farlo in un clima rasserenato". 

Il tema delle grande riforme

Per Tango "le grandi riforme sono importanti, ma hanno bisogno di percorsi ponderati. Intanto bisogna intervenire sulle urgenze". Tra le priorità indicate, Tango ha richiamato la scadenza del 30 giugno per i contratti degli addetti all'ufficio per il processo: "E' una felice intuizione che ha prodotto risultati concreti, con aumento dello smaltimento dell'arretrato e riduzione dei tempi. Disperdere questo patrimonio sarebbe imperdonabile".

Per il presidente dell'Anm, la strada è chiara: "Non basta stabilizzare le persone, bisogna stabilizzare l'ufficio per il processo, mantenendo queste professionalità a supporto diretto della giurisdizione e negli stessi uffici in cui operano, per non perdere competenze e tempo nella formazione".

Altra urgenza riguarda l'entrata in vigore della riforma del giudice collegiale ad agosto: "Al di là del merito, queste innovazioni si scontrano con una evidente inadeguatezza degli organici, con il rischio di paralisi o forti rallentamenti, soprattutto nei tribunali più piccoli e nelle materie più delicate". Da qui la richiesta di un intervento strutturale: "Se si vuole andare avanti con le riforme, bisogna prima creare le condizioni perchè funzionino, a partire da una revisione delle piante organiche basata sul reale carico di lavoro".

Tango ha infine richiamato anche l'emergenza carceraria: "Le condizioni degli istituti penitenziari, tra sovraffollamento e alto numero di suicidi, incidono non solo sui diritti ma anche sulla sicurezza collettiva, perchè senza percorsi di reinserimento aumenta il rischio di recidiva". "Si tratta - ha concluso - di dare piena attuazione alla Costituzione, che scommette sul cambiamento e sul recupero delle persone, con interventi concreti e immediati". 

Sisto, "riaprire il confronto"

 "La giustizia è protetta dalla Costituzione. Bisogna prendere atto che il referendum, con l'autodifesa della Carta dai cambiamenti, rende ancora più necessario il rispetto di quei principi", ha sottolineato il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, anche lui presente al convegno in Piazza Montecitorio. Sisto ha richiamato la necessità di riaprire il confronto, partendo anche dal segnale arrivato dalle urne: "Sono d'accordo con quanto detto dal presidente dell'Anm Tango: bisogna tener conto dei 12 milioni di cittadini che hanno ritenuto che la giustizia avesse dei problemi. Si lavora insieme, lealmente, mettendo sul tavolo i temi della giustizia".

Nel percorso di riforma, ha sottolineato, "va rivendicata la decisività del Parlamento: chi decide è sempre il Parlamento". In questo quadro, secondo il viceministro, "un discorso si può riprendere, anzi migliorare", ma serve "maggiore responsabilità" dopo "la spaccatura che il Paese ha vissuto sul referendum", con l'obiettivo di "riannodare i fili tra le diverse posizioni attraverso provvedimenti che siano segno di maturità".

Sisto ha inoltre respinto l'idea di una "scossa politica" legata all'esito referendario: "E' stata una scelta dei cittadini di lasciare la Costituzione così com'è. Il meccanismo dell'articolo 138 serve a questo". E aggiunge: "Mi assumo la responsabilità di dire che è meglio una riforma respinta dai cittadini che un accordo parlamentare frutto di troppe mediazioni".

Rivendicando il valore della partecipazione, il viceministro ha concluso: "Lo strumento della democrazia diretta è il più nobile che c'è. Dobbiamo accettarne il responso e lavorare perchè la giustizia non sia più terreno di scontro ma di incontro, nel rispetto dei ruoli". Sul fronte operativo, Sisto ha evidenziato anche i cambiamenti interni al ministero dopo l'addio di Delmastro e Bartolozzi: "C'è stata una riorganizzazione, sono cambiati diversi assetti, in particolare il gabinetto, che sarà protagonista di questo dialogo".

Il nuovo corso, ha spiegato, punta a rafforzare il raccordo istituzionale: "Vogliamo assumere la responsabilità di questo percorso, anche attraverso l'ufficio legislativo con Nicola Selvaggi, primo laico a ricoprire questo ruolo di capo del legislativo". Il gabinetto, ha aggiunto, potrà essere "il punto di raccordo tra politica, magistratura e avvocatura", grazie anche a figure tecniche: "Antonello Mura è un magistrato bravissimo, equilibrato, capace di tenere questo tipo di ragionamento". Sulle prospettive di riforma, infine, la linea resta quella del confronto: "Non partiamo col piede sinistro, partiremo con entrambi i piedi, senza piegature da una parte o dall'altra. Le parole devono lasciare spazio ai fatti". 

 

Usa, cos’è il 25esimo emendamento della Costituzione e cosa prevede

Negli Stati Uniti si torna a parlare del 25esimo emendamento della Costituzione dopo che alcuni esponenti dem hanno chiesto che si esplori la procedura per rimuovere il presidente Donald Trump. Si tratta di una modalità che prevede che il vicepresidente (in questo caso JD Vance) prenda i poteri del commander in chief come facente funzioni nel caso il cui quest’ultimo muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico per incapacità manifesta o malattia. A differenza dell’impeachment, dunque, il 25esimo emendamento consente di rimuovere il presidente senza che sia necessario elevare accuse precise.

Come si attiva

Per attivare il 25esimo emendamento, è sufficiente che il vicepresidente e la maggioranza del governo trasmettano una lettera al Congresso, sostenendo che il presidente non è più in grado di esercitare i poteri e i doveri legati al suo incarico. Se poi il presidente si oppone alla sua rimozione, la decisione spetta alla Camera dei rappresentanti del Congresso, che deve esprimersi con una maggioranza dei due terzi dei voti.

Chi l’ha invocato per Trump

A invocare la procedura per rimuovere Trump sono stati diversi democratici dopo che il tycoon, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum concesso all’Iran, aveva minacciato di «far morire un’intera civiltà» se non si fosse trovato un accordo. «Questa non è politica estera, è un pazzo squilibrato che minaccia di annientare un intero paese. È giunto il momento. Bisogna invocare il 25esimo emendamento», ha detto JB Pritzker, governatore dell’Illinois.

«Questa è una persona estremamente malata. Ogni repubblicano che si rifiuta di unirsi a noi nel votare contro questa guerra insensata basata sulla libera scelta si assume la piena responsabilità di tutte le conseguenze, qualunque cosa sia», ha aggiunto il senatore democratico Chuck Schumer.

Sulla stessa linea Robert Garcia, membro della Camera: «Donald Trump ha perso la testa e le sue minacce di annientare il popolo iraniano dovrebbero essere prese sul serio. È fuori controllo e il suo gabinetto e coloro che lo circondano devono essere fedeli alla Costituzione e invocare il 25° emendamento. Deve essere rimosso».

Anche per il collega Ro Khanna è necessario «invocare il 25esimo emendamento e rimuovere Trump. La minaccia di commettere crimini di guerra costituisce una palese violazione della nostra costituzione e delle Convenzioni di Ginevra».

Il precedente del 1974 con Ford e Nixon

Il caso più noto in cui si è fatto ricorso al 25esimo emendamento è quando il vicepresidente Gerald Ford, nel 1974, prese il posto di Richard Nixon, dimessosi dopo essere stato travolto dallo scandalo del Watergate. La procedura può essere applicata anche per un breve periodo di tempo, come successe per il vicepresidente George H. Bush che, nel 1985, fu presidente per alcune ore quando Ronald Reagan fu operato con anestesia generale. Simile situazione avvenne nel 2002, quando il vicepresidente Dick Cheney rimpiazzò sempre per alcune ore il presidente George W. Bush, sottoposto a operazione chirurgica.

Frana di Petacciato: Meloni fa il punto con i ministri. Stop ai treni sulla linea adriatic…

AGI - La frana di Petacciato è un'emergenza nazionale. Circolazione ferroviaria sospesa sulla linea adriatica. Un tratto della A14 chiuso, che impatta con i problemi sulla statale 16 legati al crollo di un ponte sul Trigno. Puglia e Molise a rischio isolamento. Stop alle lezioni, anche universitarie, nella provincia di Campobasso. Circa 60 sfollati, ospitati anche in b&b e altre strutture, se non da parenti e amici.

Sono le conseguenze della frana di Petacciato, con un fronte di smottamento di circa 4 chilometri, è il più esteso d'Europa. "È un'emergenza nazionale", ha detto il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti. Roberti ha visitato il luogo della frana con il sindaco di Petacciato, Antonio Di Pardo. Oggi pomeriggio sarà a Roma alla riunione indetta al Mit.

Riunione con Meloni, in corso verifiche tecniche sulla frana

Giorgia Meloni segue costantemente - si apprende da Palazzo Chigi - la difficile situazione creata dalla frana in Molise che ha interrotto l’Autostrada A14, la Statale 16 e la linea ferroviaria Adriatica.

La presidente del Consiglio, che ieri sera ha contattato telefonicamente il presidente della Giunta Regionale del Molise, Francesco Roberti, oggi - informano le stesse fonti - ha tenuto una riunione in videoconferenza a cui hanno partecipato i ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e della Difesa, Guido Crosetto, il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Sono in corso le verifiche tecniche sulla frana a Petacciato, necessarie per acquisire le informazioni e valutare gli interventi volti al ripristino della viabilità. 

 

 

Il monitoraggio e le azioni di ripristino

La task force di Autostrade per l'Italia prosegue il monitoraggio del fronte franoso anche con l'aiuto di by-bridge e grazie al sistema di sensori che aveva già installato e che ha consentito di chiudere al traffico la A14 evitando una situazione di pericolo. Una volta che il fronte franoso si sarà stabilizzato, si potranno valutare tempi di riapertura tratta in A14 e le attività di ripristino, per consentire la mobilità in totale sicurezza. Anche i tecnici di Rfi sono al lavoro.

Scuole e università chiuse

La decisione di chiudere le scuole è stata formalizzata dalla prefettura con un'apposita ordinanza firmata ieri, con l'obiettivo di ridurre la circolazione di mezzi nel territorio e i disagi per la popolazione. Sospese anche le attività didattiche in tutte le sedi dell'Università degli Studi del Molise. "La decisione - si legge in una nota dell'ateneo - fa seguito all'ordinanza della prefettura di Campobasso conseguente alle forti criticità della viabilità regionale seriamente compromessa dagli eventi calamitosi delle ultime ore".

Le cause e l'impatto sul corridoio adriatico

La ripresa del movimento della frana potrebbe essere legata al maltempo, dato che nei giorni scorsi sulla zona sono caduti circa 200 millimetri di pioggia. "Dopo giorni di piogge intense, si sono riattivate le frane lungo il 'Corridoio Adriatico', isolando di fatto la Puglia e imponendo un grave blocco ai collegamenti fondamentali tra nord e sud-est del Paese - conferma Antonello Fiore, presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale - il crollo del ponte sulla Strada Statale 16, al confine tra Molise e Abruzzo sul fiume Trigno, ha già segnato una prima ferita infrastrutturale. A questa si è aggiunta la riattivazione della frana a Petacciato, che ha imposto, per principio di precauzione, l'interruzione della ferrovia e dell'autostrada A14 nel tratto tra Vasto Sud e Termoli. Questo isolamento risulta particolarmente grave per la Puglia perché, a differenza di quanto avvenuto nel 2010 con la frana di Montaguto, non esistono valide alternative viarie e la durata della sospensione dei servizi, sia per persone che per merci, è ancora incerta.

Ritardi e sfide future

Nel 2021 la Regione Molise annunciava l'imminente gara di progettazione per il consolidamento idrogeologico del versante Nord-Est a valle dell'abitato, con un impegno economico complessivo di oltre 40 milioni di euro, uno dei più ingenti investimenti mai stanziati in Italia per la mitigazione dei rischi di dissesto. Tuttavia, come evidenziano anche le statistiche della Corte dei Conti, mediamente servono cinque anni dalla progettazione alla realizzazione delle opere necessarie. Nel caso di Petacciato, il bando per l'affidamento congiunto di progettazione esecutiva e realizzazione dell'intervento è stato pubblicato solo a dicembre 2025, a fronte di eventi che richiederebbero interventi ben più tempestivi. Il cambiamento climatico accelera la frequenza e l'intensità di fenomeni meteorologici estremi, primo fra tutti le piogge che provocano frane e alluvioni. Il sistema amministrativo e le procedure di pianificazione risultano dunque spesso incapaci di sostenere la rapidità con cui si manifestano i disastri, lasciando le regioni vulnerabili esposte. Questo scenario impone un urgente cambio culturale nella gestione del territorio, con una programmazione e una prevenzione più efficaci e rapide.

Ciciliano: "Una frana gigantesca, ora valutazione geologica" 

"Stanno facendo in questo momento delle valutazioni geologiche con il centro di competenza del dipartimento della protezione civile e adesso mi porterò lì, perché per un incontro e una successiva riunione tecnica per definire le linee di azione”. Lo dice ,a margine di una appuntamento a Napoli, il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, facendo il punto sulla frana nel comune di Petacciato, avvenuta ieri in Molise.     

“In Molise c'è questa frana storica, grande, enorme, che si è riattivata - spiega Ciciliano - stiamo parlando di circa 4 km quadrati di terreno che ha purtroppo imposto l'evacuazione di una cinquantina di persone del comune di Petacciato e soprattutto ha compromesso la viabilità della strada statale 16, ma questa era già compromessa dal crollo del ponte sul fiume Trigno, dell'autostrada adriatica A14 all'altezza di un viadotto si chiama viadotto Cacchione e della viabilità ferroviaria della linea adriatica che è stata deformata dalla frana che sta scendendo verso il mare”.    

Per quanto riguarda le priorità, si punta al “ripristino della viabilità sia stradale che ferroviaria ma nel frattempo è necessario mettere in campo delle soluzioni alternative per evitare gli allungamenti incredibili dei tempi di percorrenza”.   

“Si deve fare un ragionamento sui passeggeri, quindi linea ferroviaria, trasporto leggero e trasporto pesante su gomma e - dice ancora il capo della protezione civile - ovviamente le soluzioni sono diverse perché il trasporto pesante difficilmente viene assorbito dalla viabilità locale, perché è una viabilità di piccole dimensioni e quindi si sta deviando in questo momento il flusso attraverso l'Autostrada del Sole e poi Napoli-Bari e Bari-Foggia per poter realizzare la migliore soluzione di questa contingenza”.

La stessa cosa si sta facendo per le linee ferroviarie, “dove in realtà la linea è interrotta sulla Adriatica e quindi l'alta percorrenza si muove sulla direttrice Bologna-Roma, Roma-Caserta, Caserta-Foggia - aggiunge - è ovvio che però l'asse adriatico è strategico, quindi è importante fare presto. Ovviamente fare presto e fare bene”.    

Sui tempi, Ciciliano ritiene che “ci sarà bisogno di più di qualche giorno per ultimare le valutazioni tecniche, all'esito delle quali, se tutto va bene e viene confermato che la frana è ferma e quindi si può lavorare in sicurezza, il ripristino della viabilità ferroviaria e stradale potrà essere precoce”.   

“La frana è gigantesca, in realtà era prevista la realizzazione di opere idrauliche, che in realtà erano pronte in esecuzione, però la frana ovviamente ha rimesso tutto in discussione e bisogna ricominciare da qua”, conclude.

 

Dopo la tregua con l’Iran, Kyiv chiede agli Usa di riportare l’attenzione sulla guerra in Ucraina

Dopo il cessate il fuoco con l’Iran, Kyiv ha esortato gli Stati Uniti a riportare l’attenzione sulla guerra in Ucraina. «Accogliamo con favore l’accordo tra il presidente Trump e il regime iraniano per sbloccare lo Stretto di Hormuz e cessare il fuoco, così come gli sforzi di mediazione del Pakistan. La fermezza americana sta dando i suoi frutti. Crediamo sia giunto il momento di dimostrare sufficiente fermezza per costringere Mosca a un cessate il fuoco e a porre fine alla guerra contro l’Ucraina», ha scritto su X il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga.

Raid russo su Zaporizhzhia: una vittima

Intanto le autorità locali ucraine segnalano che «i russi hanno colpito il distretto di Zaporizhia con bombe guidate» causando una vittima. A riferirlo è stato il governatore Ivan Fedorov. Nel villaggio di Balabyne, ha spiegato, edifici residenziali e non sono stati distrutti o danneggiati a seguito dell’attacco, e sono scoppiati degli incendi. Il corpo della persona deceduta è stato ritrovato sotto le macerie di una delle case coinvolte.