Ddl consenso, arriva la bocciatura di Salvini

Se Roccella e Nordio, pur con qualche rimostranza, assicurano che «la legge passerà», Matteo Salvini ha rivendicato la scelta leghista di fare marcia indietro sul ddl consenso, contestando una proposta normativa che pochi giorni prima aveva ottenuto l’approvazione unanime della Camera e che il Senato avrebbe dovuto ratificare proprio nella giornata dedicata al contrasto alla violenza sulle donne. Il leader della Lega ha spiegato che «il consenso è assolutamente condivisibile come principio, ma una legge che lascia troppo spazio alla libera interpretazione del singolo è una legge che rischia di intasare i tribunali e alimentare lo scontro invece di ridurre le violenze».

Ddl consenso, arriva la bocciatura di Salvini
Matteo Salvini e Giulia Bongiorno (Imagoeconomica).

Il vicepremier precisa inoltre che la riflessione nasce dal lavoro della senatrice Giulia Bongiorno, da lui definita «esperta e avvocata di tante donne vittime di violenza e molestia». La stessa Bongiorno, ha fissato per lunedì 1° dicembre il termine entro cui i gruppi devono indicare gli esperti da audire sul ddl sul consenso nei reati di violenza sessuale, precisando che «ho chiesto ai gruppi che non vengano sentite persone che non sono esperte, quindi voglio tecnici. In secondo luogo è vietato superare il numero di due per gruppo. Sarà un breve ciclo di audizioni di esperti».

Francesco Boccia: «Serve chiarezza, non possiamo giocare»

A commentare le parole di Salvini è il senatore di Azione Marco Lombardo: «La toppa è peggio del buco. Però almeno Salvini chiarisce che lo stop della Lega non è nel merito, ma è un messaggio politico rivolto alla Meloni». Critico anche il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, che osserva come «a questo punto serve chiarezza perché non possiamo giocare. Governo e maggioranza devono dirci con chiarezza cosa vogliono fare. Non è accettabile per noi che la legge venga di fatto svuotata e smontata, smentendo di fatto anche la Presidente del Consiglio che aveva concordato con l’opposizione di approvare il testo così come è stato approvato all’unanimità alla Camera». Boccia sottolinea inoltre le incertezze interne al governo, tra dubbi della ministra Roccella sul «rovesciamento dell’onere della prova» e quelli dello stesso Salvini.