Altolà del Colle sul decreto Sicurezza, con il governo che cerca di correre ai ripari. Sotto i riflettori c’è la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, che rischia di far mancare la controfirma di Mattarella al provvedimento. La maggioranza aveva fatto sapere di voler presentare un emendamento in commissione per modificare la norma contestata ma, poi, ha bloccato le macchine per timore dell’ostruzionismo delle opposizioni che potrebbe portare in decadenza il provvedimento. Sarebbe stata infatti necessaria una terza lettura in Senato, dopo l’ok di Montecitorio, per farlo diventare legge. Ma essendo i tempi serratissimi (la scadenza ultima è il 25 aprile), il rischio di non farcela sarebbe stato decisamente alto. Il governo sta quindi vagliando l’ipotesi di un nuovo decreto, da presentare in Cdm, che abroghi il punto contestato.
Insorgono le opposizioni
Intanto le opposizioni insorgono. «Il governo e la maggioranza stanno andando deliberatamente allo scontro con il Colle», ha accusato la capogruppo del Partito democratico Chiara Braga, parlando di «fibrillazione istituzionale senza precedenti». «È gravissimo», ha rincarato Alleanza verdi-sinistra. «Così governo e maggioranza preferiscono lo scontro con il Paese ed ignorano il richiamo del Colle». Critica anche Italia viva, con Roberto Giachetti che ha definito la situazione «la definitiva distruzione delle prerogative parlamentari». Si attende ora il secondo round in Aula dopo la fine travagliata dei lavori in commissione e l’arrivo del decreto sicurezza nell’Emiciclo per il voto finale, così come è uscito da Palazzo Madama.
