Il giudice monocratico del tribunale di Roma ha assolto Roberto Saviano dall’accusa di diffamazione nei confronti di Matteo Salvini. Il segretario della Lega aveva denunciato l’autore di Gomorra per averlo chiamato «ministro della malavita» nel 2018, in risposta ad alcuni post in cui l’allora titolare del Viminale polemizzava sulla scorta allo scrittore. A distanza di otto anni, il tribunale di Roma ha stabilito che il fatto non costituisce reato.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Cosa aveva detto Saviano a Salvini nel 2018
«Le parole pesano, e le parole del ministro della malavita, eletto a Rosarno con i voti di chi muore per ‘ndrangheta, sono parole da mafioso. Le mafie minacciano. Salvini minaccia», aveva detto Saviano, che avrebbe poi ripetuto negli anni la stessa espressione. Lo scrittore ha sempre affermato che la sua critica a Salvini nasceva da una posizione culturale e politica ben precisa, citando Gaetano Salvemini per sottolineare la tradizione di denuncia morale nei confronti del potere.
Saviano: «Salvini mi ha perseguitato per anni»
Dopo la sentenza, Saviano ha dichiarato: «Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me. Soprattutto, lo ricorderete, continuando a dichiarare che avrebbe tolto la mia scorta. Questa sentenza ci dimostra che lui aveva preso in considerazione la possibilità di consegnarmi ai clan. Chi chiede di togliere la scorta a chi è scortato dallo Stato, senza tra l’altro addurne una motivazione, sta accettando di consegnare la persona ai clan. Questa sentenza per me, soprattutto, va a sottolineare questo».
Gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le operazioni militari nel caso in cui l’Iran rifiuti un accordo. Lo ha affermato il capo del Pentagono Pete Hegseth a pochi giorni da un possibile secondo round di negoziati. Hegseth ha inoltre sostenuto che gli Usa stiano controllando il traffico nello Stretto di Hormuz, affermando che Teheran «non ha più una marina militare», aggiungendo che Washington manterrà il blocco navale «per tutto il tempo necessario», a meno che gli iraniani «non scelgano saggiamente». «Se sceglieranno male, allora si troveranno di fronte a un blocco e a bombardamenti contro infrastrutture, energia e settore energetico». Quindi la minaccia diretta: «Prego che scegliate un accordo alla vostra portata, per il bene del vostro popolo e del mondo».
Mondo del calcio in lutto per la morte dell’ex portiere della Juventus e della Nazionale austriaca Alex Manninger, travolto da un treno mentre con la sua auto attraversava un passaggio senza barriere nei pressi di Salisburgo. Aveva 48 anni. Illesi circa 25 passeggeri del treno locale che si è scontrato col minivan di Manninger, così come il macchinista. Da verificare se il segnale rosso in corrispondenza del passaggio a livello fosse attivo o meno.
La carriera di Manninger con i club e l’Austria
Nato nel 1977 a Salisburgo, Manninger dopo gli esordi in patria si era trasferito all’Arsenal, militando nel club londinese fino al 2001, anno in cui si era trasferisce in prestito Fiorentina. Aveva poi terminato la stagione successiva, iniziata in Spagna con l’Espanyol, vestendo la maglia del Torino. In seguito aveva difeso la porta di Bologna, Brescia e Siena, con un intermezzo nel Salisburgo. Poi l’ingaggio, nel 2008, da parte della Juventus: quattro le stagioni vissute in bianconero. Nel 2012 era passato all’Augusta, in Germania, dove era rimasto per altri quattro anni. Aveva poi chiuso la carriera nel 2017 dopo una stagione al Liverpool. Come detto, Manninger ha giocato anche in Nazionale: 33 le presenze collezionate tra il 1999 e il 2009.
Oggi è un giorno tristissimo. Se n'è andato non solo un grande atleta, ma un uomo dai valori rari: umiltà, dedizione e una serietà professionale fuori dal comune.
Juventus esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Alex Manninger e si stringe alla famiglia in questo… pic.twitter.com/lLZnKs4tvg
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, funzionari del Pentagono hanno avuto colloqui con alti dirigenti del settore automobilistico, tra cui l’amministratore delegato di Ford, Jim Farley, e la presidente e ceo di General Motors, Mary Barra, nel croso dei quali hanno chiesto la disponibilità a passare rapidamente alla produzione militare.
Logo di General Motors a Wall Street (Ansa).
Sta aumentando la preoccupazione per l’esaurimento delle scorte di armi
I colloqui del Dipartimento della Difesa con aziende come Ford e General Motors si inseriscono in un contesto di crescente preoccupazione per l’esaurimento delle scorte di armi americane, che ha spinto i funzionari statunitensi a cercare alternative ai tradizionali appaltatori per incrementare la produzione di armi e altre forniture militari. Le fonti del Wsj hanno spiegato che i colloqui sono iniziati prima dell’inizio della guerra con l’Iran, alla fine di febbraio, e che al momento hanno carattere preliminare.
La “chiamata alle armi” del settore automotive sarebbe qualcosa di già visto
Un funzionario del Pentagono ha spiegato al Wsj che il Dipartimento della Difesa «si sta impegnando a espandere rapidamente la sua base industriale, sfruttando tutte le soluzioni e tecnologie commerciali disponibili per garantire che i militari mantengano un vantaggio decisivo». La “chiamata alle armi” del settore automotive sarebbe qualcosa di già visto: durante la Seconda guerra mondiale, infatti, le case automobilistiche statunitensi interruppero la produzione di veicoli civili per realizzare bombardieri, motori per aerei e camion.
Donald Trump e Pete Hegseth, capo del Pentagono (Ansa).
Trump aveva chiesto aiuto alle case automobilistiche già durante la pandemia
Non è la prima volta che Donald Trump si rivolge direttamente alle case automobilistiche americane. Durante le prime fasi della pandemia di Covid, infatti, GM e Ford avevano collaborato col settore sanitario per produrre decine di migliaia di ventilatori.
Si avvicinano gli esami di maturità per gli studenti dell’ultimo anno di superiori. Oltre a scritti ed orali, a generare ansia ci pensa anche l’incognita dei commissari esterni ed interni. Anche per il 2026 si riconferma infatti il sistema a commissione mista, con due membri interni, cioè i professori che hanno seguito gli alunni sotto esame, due membri esterni, professori da altri istituti, e un presidente di commissione esterno, che supervisiona il corretto svolgimento delle pratiche d’esame. Ecco come, dove e quando trovare i nomi dei professori.
Quando e dove escono i nomi dei commissari esterni
Il 13 aprile è scaduto il termine, stabilito dal ministero dell’Istruzione, per la presentazione delle domande per svolgere gli incarichi di presidente e commissario esterno. Per la pubblicazione dei nomi ci vorranno diverse settimane. Osservando le tabelle di marcia degli anni precedenti, si può affermare con alta probabilità che l’elenco uscirà a cavallo tra il mese di maggio e di giugno. I nomi si troveranno sul portale online del ministero, nella sezione dedicata all’Esame di Stato, con lo strumento “cerca la tua commissione“.
Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, il 16 aprile, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile.
Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top.
E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà.
Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario. Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.
Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni.
La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini. Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?
Alla fine è saltata l’alleanza tra la Cisl e Giorgia Meloni. E pure male. «Tutta colpa del referendum», sibilano nei corridoi di Palazzo Chigi: da parte governativa pare infatti che ci siano state pesanti lamentele (per non dire di peggio) nei confronti di quello che viene considerato «lo scarsissimo apporto della Cisl nella campagna referendaria sulla giustizia». Luna di miele terminata, dunque. E chi ci rimette, in questo caso? L’ex numero uno del sindacato cattolico, Luigi Sbarra, chiamato alla corte della premier con un incarico da sottosegretario con delega al Sud. «Se la Cisl non ci porta voti, allora cosa ci facciamo?», è la domanda che circola tra quelli di Fratelli d’Italia. Senza capire però che alla base della mancanza di interesse sindacale c’era l’orientamento della Chiesa cattolica, che non vedeva certo di buon occhio il referendum. Fatto sta che anche con il cosiddetto decreto Primo maggio il governo non ha voluto pacificare gli animi, in vista della festa dei lavoratori, con il risultato che la Cisl è tornata a battagliare insieme alla Cgil e alla Uil, lasciando Meloni con il cerino in mano.
Così Maurizio Landini, Pierpaolo Bombardieri e Daniela Fumarola ora parlano continuamente tra loro. Anche davanti a tutti, non solo nelle stanze private e al telefono. Un plateale “ritorno nella Triplice” da parte della Cisl è avvenuto, oltretutto, in occasione del tradizionale evento organizzato da Confcommercio nella romana Villa Miani, officiato da Carlo Sangalli detto Carluccio, classe 1937, il quale è impegnato nella battaglia contro il “dumping contrattuale”, mettendosi così pure lui insieme al fronte dei sindacati.
Per il governo si tratta di una disfatta totale se pure i commercianti si mettono a remare contro Palazzo Chigi. In cima a Monte Mario l’esecutivo ha inviato come rappresentante Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro ed ex sindacalista dell’Ugl che però non ha convinto nessuno dei presenti, a proposito del decreto che dovrebbe riscrivere le regole della rappresentanza sindacale: si è messo a parlare di un «incentivo alla contrattazione», poi ha detto che di soldi ce ne sono pochi, ma che «come Lega pensiamo che si debba sforare il patto di stabilità». Insomma, «acqua fresca», per usare un commento della sala.
Da sinistra Pierpaolo Bombardieri, Claudio Durigon, Carlo Sangalli, il suo vice Mauro Lusetti, Maurizio Landini e Daniela Fumarola (foto Imagoeconomica).
Glaciale la frase pronunciata da Landini, per mettere alle corde il governo e dare l’idea del rinnovato clima d’intesa tra i sindacati, con la Cisl pronta a fare la propria parte insieme a Cgil e Uil: «Riabituatevi a vederci insieme». Senza dimenticare di dire che «il governo sta discutendo dell’ennesimo decreto Primo maggio senza le parti sociali, come ha già fatto, e non ci sono stati risultati importanti per chi lavora. Dovrebbero imparare dall’esperienza: sarebbe meglio si fermassero». La festa dei lavoratori segnerà un punto di non ritorno, tagliando ogni rapporto con il governo. Un fatto che, in vista delle prossime elezioni politiche, si può tradurre in un serio problema per Giorgia Meloni.
Mazzi, un ministro coi piedi per terra
Il 16 e il 17 aprile i ministri del Turismo dell’Ue si sono dati appuntamento in quel di Lefkosia, a Cipro, per un incontro informale per favorire la collaborazione tra i 27 e stabilire linee d’azione comuni. Pare però che il neo nominato Gianmarco Mazzinon parteciperà al meeting, almeno non in presenza. Il motivo? La sua notoria paura di volare. Alquanto bizzarro per chi si occupa di promuovere le mete italiane all’estero…
Gianmarco Mazzi in versione (improbabile, vista la sua paura) pilota d’aereo.
Sciopero dei giornalisti, ma a Rai 2 c’è Federico Rampini
Sciopero dei giornalisti, con la Rai che non propone telegiornali: però, nonostante la serrata dell’informazione, al mattino c’è Rai2 Social Club, con Luca Barbarossa, che per tantissimo tempo ospita Federico Rampini, invitato a parlare degli Stati Uniti d’America, ovviamente con il suo ultimo libro da promuovere…
Martelli alla Camera, Amato alla Fondazione Besso
I socialisti sono scatenati: nella giornata di giovedì, a Montecitorio, nella sala della Regina, per “Cultura socialista” è in programma il quarto appuntamento del ciclo di sei seminari organizzati dalla Camera dei deputati sulle culture politiche in occasione dell’80esimo anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente, con guest starClaudio Martelli. Alla Fondazione Marco Besso, sempre per parlare della Costituzione, ecco l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. E alle riunioni dei socialisti di solito si presentano in tanti…
È morto Emmanuele Emanuele
Nella notte tra il 15 e il 16 aprile è morto Emmanuele Francesco Maria Emanuele: nato nel 1937, ha guidato per tanti anni la Fondazione Roma. Voleva essere ricordato come «mecenate e filantropo», per le innumerevoli manifestazioni artistiche realizzate e i musei creati nella Capitale.
Emmanuele Francesco Maria Emanuele con Sergio Mattarella nel 2019 (foto Imagoeconomica).
Passaggio di testimone ai vertici della comunicazione di Regione Lombardia e alla direzione di Lombardia Notizie: al posto di Pierfrancesco Gallizzi è subentrato Davide Bertani. In Regione da più di 22 anni, Bertani dal 2019 al 2024 è stato condirettore del sito dell’agenzia di stampa ufficiale della Giunta e poi dirigente responsabile della comunicazione di Areu, l’Agenzia regionale emergenza urgenza fino alla promozione dello scorso aprile. Inoltre è consigliere nazionale della Fnsi. Gallizzi, che ha lasciato l’incarico a due anni dalla fine naturale della consiliatura, come aveva anticipato Lettera43, è passato in ACI dove ha trovato come presidente Geronimo La Russa, del cui padre Ignazio era stato portavoce ai tempi in cui l’attuale presidente del Senato era ministro della Difesa.
Giovedì 16 aprile 2026 i soci di Banco Bpm si sono riuniti a Milano per rinnovare la governance, confermando l’amministratore delegato Giuseppe Castagna e il presidente Massimo Tononi per un nuovo mandato. La lista del cda ha infatti ottenuto il 58,87 per cento dei voti, accaparrandosi 10 posti in Consiglio. Quattro sono andati ai francesi di Credit Agricole, che hanno ottenuto il 30,9 per cento delle preferenze, e uno ad Assogestioni, che ha registrato l’8 per cento. Dopo la notizia della riconferma dei vertici, il titolo di Banco Bom ha registrato un rialzo di quasi tre punti percentuali a Piazza Affari. Alla votazione era presente il 72,32 per cento del capitale. Il nuovo Consiglio di Piazza Meda che sarà in carica fino alla primavera del 2029 risulta così composto: Massimo Tononi (presidente), Giuseppe Castagna (amministratore delegato), Marina Mantelli, Luigia Tauro, Alberto Oliveti, Costanza Torricelli, Eugenio Rossetti, Giovanna Zanotti, Francesco Mele, Silvia Stefini (lista del cda), Domenico Siniscalco, Frederic de Courtois, Rossella Leide, Alessio Foletti (Credit Agricole) e Giampiero Massolo (Assogestioni).
Nell’ambito dei colloqui con gli Stati Uniti, l’Iran potrebbe valutare la possibilità di consentire alle navi di attraversare liberamente lo Stretto di Hormuz dal lato omanita senza rischio di attacchi, a condizione che i negoziati con Washington producano un’intesa capace di scongiurare una nuova escalation. Lo riporta Reuters, citando un funzionario di Teheran. La fonte non ha specificato se la Repubblica Islamica è intenzionata o meno a consentire l’attività di bonifica dalle mine navali posizionate nel tratto di mare e nemmeno se il libero transito verrebbe consentito a tutte le imbarcazioni, comprese quelle collegate a Israele.
Da Hormuz passa un quinto dei flussi di greggio e gnl
La guerra intrapresa da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha causato la più grande interruzione di sempre delle forniture globali di petrolio e gas a causa del blocco del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20 per cento dei flussi mondiali di greggio e gnl, oltre un’enorme quantità di altre merci strategiche, tra cui i fertilizzanti. La proposta di libero passaggio dal lato omanita – l’architettura dei transiti nello stretto si fonda sul sistema di separazione del traffico a doppio senso adottato nel 1968 – rappresenterebbe il primo passo indietro di Teheran rispetto alle idee più aggressive emerse nelle scorse settimane. Tre esse l’imposizione di pedaggi alle navi per il transito attraverso la via navigabile internazionale e l’affermazione della sovranità su Hormuz, considerate dall’industria navale globale misure unilaterali senza precedenti e in violazione delle convenzioni marittime.
Intanto prosegue il blocco navale imposto dagli Stati Uniti
A complicare ulteriormente la situazione, dal 13 aprile le forze armate statunitensi stanno mettendo in atto un blocco navale nei confronti delle imbarcazioni di tutte le nazioni che (adeguandosi alle richieste di pedaggio) entrano o escono dai porti iraniani, compresi quelli affacciati sul Golfo Persico e sul Golfo di Oman. L’esercito di Teheran ha avvertito di essere pronto a bloccare il traffico commerciale nel Mar Rosso, se tale azione da parte degli Usa dovesse proseguire.