In Puglia sbarcano le tecnologie sullo Spazio che trainano l’Europa

AGI -  La Puglia traina l'Europa sulle tecnologie dello Spazio. "La nostra storia dice che con obiettivi definiti, buona programmazione, determinazione e resilienza, in una logica di medio-lungo periodo, quindi non dopo un giorno, i risultati arrivano anche nel Mezzogiorno, in questa parte d'Italia. Il sistema aerospaziale in Puglia garantisce di poter scegliere questa terra a coloro che desiderano lavorare nel settore, vivendo esperienze professionali inserite in un contesto globale", spiega all'AGI Giuseppe Acierno, presidente del Distretto tecnologico aerospaziale (Dat).

Lo Spazio e la Puglia 

Per comprendere da dove nasce tutto ciò occorre fare un passo indietro. "Già a cavallo tra le due guerre mondiali, l'industria dell'aeronautica era radicata in regione. Nei primi anni Duemila, la presenza manifatturiera era sostanzialmente concentrata in alcuni stabilimenti, quelli di Alenia a Foggia, di Agusta e Fiat Avio a Brindisi; Aeronaval del gruppo Leonardo si occupava, invece, di manutenzione aeronautica".

L'intervista a Giuseppe Acierno, presidente del Dat 

"All'epoca – spiega Acierno – mancava quello che oggi chiamiamo ecosistema, ossia un insieme di soggetti che collaborano. Nel 2009, quando è stata creata la nostra società consortile no profit, l'intuizione alla sua base è stata la volontà di sviluppare tale settore a 360 gradi. L'obiettivo era individuare nuove traiettorie tecnologiche e al contempo di consolidare quelle esistenti, e per raggiungerlo è appunto nata la società, il cui braccio operativo è il Dat".

I numeri dello Spazio in Puglia 

L'unicità sul panorama nazionale di questa realtà la si intuisce anche analizzando alcuni dati. "Insieme a partner e soci, abbiamo creato un robusto programma di ricerca e sviluppo in Puglia che prima non esisteva, investendo dalla nostra fondazione 220 milioni di euro in contratti di questo tipo. Persone, ricercatori, professori universitari valorizzati e messi sul mercato dalle imprese. Abbiamo ideato un master per 170 giovani ingegneri, quasi tutti pugliesi, con un placement al 100% (tutti assunti in seguito, ndr.).

"Senza dimenticare – aggiunge – i 700 giovanissimi degli Istituti tecnici che stiamo orientando, portandoli negli stabilimenti delle grandi industrie. In questo momento abbiamo 48 dipendenti, ma ne abbiamo assunti tanti: molto spesso fanno due, tre, quattro anni e migrano verso i soci. Allargando la prospettiva, oggi in Puglia il settore conta oltre 8500 addetti, quasi due miliardi di euro di fatturato e circa 100 imprese".

La crescita delle Pmi 

Quanto il sistema sia collegato lo dimostra la crescita delle Pmi. Una spinta decisiva in tal senso è data dall'Esa Bic. "Primo e unico incubatore dell'Agenzia spaziale europea nel Mezzogiorno, realizzato e gestito dal Dat. L'incubatore – prosegue Acierno – dà soldi a fondo perduto, servizi tecnologici di coaching economico, finanziario, patenti, brevetti, networking e accompagna le start-up negli incontri con gli investitori. Porta le imprese nella dimensione europea con un'azione di collegamento. Prima di incubarle insieme all'Agenzia spaziale europea e all'Agenzia spaziale italiana, valutiamo congiuntamente le candidature, con una selezione molto dura".

Tra queste realtà, il presidente del Dat cita "Archimede", specializzata in soluzioni IoT per una connettività affidabile, una facile integrazione e una riduzione dei costi; e "Qsensato" che si occupa di celle a vapore realizzate con scrittura laser.

L'infrastruttura di Grottaglie e le prospettive future

All'interno del Dat c'è il sito di Grottaglie che riveste un ruolo di estrema importanza. "Anch'esso – osserva ancora Acierno – è un unicum infrastrutturale di ricerca nazionale dedicata ad accompagnare lo sviluppo di aeromobili e servizi legati alle nuove forme di mobilità aerea innovativa: in poche parole i droni. L'abbiamo realizzata in collaborazione con le Università socie (Uniba, Poliba e Unisalento, ndr.), investendo sia come soci, sia beneficiando di un finanziamento della Regione Puglia, sempre in prima linea con le sue politiche e strumenti a supporto del settore".

"Proprio in queste settimane stiamo definendo gli ultimi aspetti per accogliere a Grottaglie un'azienda aeronautica internazionale impegnata nello sviluppo di un nuovo aeromobile. Inoltre siamo prossimi a concorrere alla nascita di un altro incubatore voluto dalla Space force americana a supporto dello sviluppo di Pmi e start up che abbiano tecnologie e know how distintivi. La struttura di Grottaglie – conclude – è entrata nella rete dei test bed gestiti dal European Defense Agency: la Commissione europea vuole recuperare il tempo perso su queste tecnologie, provando a fare una rete dei test bed europei a supporto dello sviluppo delle soluzioni civili e militari".

 

Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20 mila voli per risparmiare carburante

La compagnia aerea tedesca Lufthansa cancellerà 20 mila voli a corto raggio da giugno a ottobre. Il massiccio taglio, uno dei più consistenti effettuati a livello globale a seguito del caro carburanti causato dalla guerra in Iran, consentirà di risparmiare oltre 40 mila tonnellate di cherosene «senza incidere significativamente sull’efficienza» della compagnia aerea, la più grande d’Europa.

Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20 mila voli per risparmiare carburante
Livrea Lufthansa (Imagoeconomica).

Il piano per i mesi estivi sarà pubblicato tra fine aprile e inizio maggio

Lufthansa, viene spiegato, ha cancellato circa 120 voli giornalieri a partire da lunedì 20 aprile. Secondo il Financial Times, il piano dettagliato per i mesi estivi verrà pubblicato tra la fine del mese e l’inizio di maggio. «Le rotte non redditizie da Francoforte e Monaco saranno eliminate dal programma, mentre i voli esistenti da Zurigo, Vienna e Bruxelles verranno potenziati», ha anticipato Lufthansa. Saranno ridotti anche i voli da e per Roma. Come sottolinea Deutsche Welle, la compagnia aerea aveva già modificato il suo programma per aprile e maggio, cancellando alcuni voli.

Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20 mila voli per risparmiare carburante
Aereo Lufthansa (Imagoeconomica).

Le compagnie tedesche hanno chiesto alle autorità di sbloccare le riserve di cherosene

La carenza di carburante per l’aviazione è stata causata dalla guerra in Medio Oriente e, in particolare, dallo stop al passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui transita il 20 per cento delle forniture mondiali di petrolio. Il 17 aprile le compagnie aeree tedesche hanno chiesto alle autorità di sbloccare le riserve strategiche di cherosene per aviazione prima della stagione estiva per evitare tagli ai voli. E anche di garantire l’accesso al sistema di oleodotti della Nato, al fine di aumentare le forniture di carburante nei principali hub, in particolare Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera. Il giorno precedente il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, aveva detto all’Associated Press che, in caso di mancata riapertura di Hormuz (adesso la navigazione è permessa), le riserve europee di carburante sarebbero bastate per sole sei settimane.

Antitrust, istruttoria nei confronti di Booking per pratiche commerciali scorrette

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di Booking per pratiche commerciali scorrette. In particolare, secondo l’Autorità garante Booking.com attribuirebbe alle strutture ricettive aderenti al programma Partner Preferiti (e alla sua estensione Preferiti Plus) un migliore posizionamento nei risultati di ricerca all’interno della piattaforma, elementi grafici di maggiore evidenza e claim per enfatizzarne la qualità del servizio e la convenienza in termini di rapporto qualità-prezzo, nonostante i requisiti di ammissione a questi programmi non sarebbero idonei a supportare i vantaggi riconosciuti a quelle strutture.

Le accuse alla piattaforma

Secondo l’Autorità, infatti, la selezione delle strutture aderenti ai programmi Partner Preferiti avverrebbe perlopiù sulla base di criteri che privilegiano quelle che forniscono commissioni più elevate a Booking, piuttosto che sulla base delle loro caratteristiche qualitative. Di conseguenza, le modalità di presentazione delle strutture e i claim utilizzati da Booking per enfatizzarne le qualità potrebbero indurre i consumatori ad assumere decisioni commerciali credendo – erroneamente – che queste strutture siano, a parità di caratteristiche, migliori in termini di rapporto qualità-prezzo rispetto alle strutture non aderenti. Questo potrebbe addirittura portare i consumatori a selezionare strutture in media più costose.

Iran: stop ai negoziati, Trump estende la tregua

Dopo giorni di proclami in senso contrario, Donald Trump ha esteso il cessate il fuoco con l’Iran, in scadenza oggi, fino al momento in cui arriverà una proposta dalla Repubblica Islamica e «le discussioni saranno concluse, in un senso o nell’altro». In questo contesto, il viaggio del vice JD Vance a Islamabad – inizialmente dato solo come sospeso – è stato «rinviato a tempo indeterminato», scrive Axios citando fonti di Washington. Resta intanto in vigore il blocco navale Usa.

Iran: stop ai negoziati, Trump estende la tregua
JD Vance (Ansa).

Il consigliere di Ghalibaf: «La proroga della tregua è una trappola»

«La proroga del cessate il fuoco è certamente uno stratagemma per guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa», ha dichiarato Mahdi Mohammadi, consigliere di Mohammad Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore. Quest’ultimo, però, ha fatto sapere di non condividere questa osservazione. «In qualità di presidente dell’Assemblea Consultiva Islamica, il signor Ghalibaf si avvale della consulenza di stimati esperti in ambito culturale, economico, sociale, politico e in altri settori, dalle cui opinioni trae sempre beneficio. Tuttavia, le opinioni espresse da questi consulenti, che è loro naturale diritto, non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale del signor Ghalibaf», ha dichiarato un alto funzionario del parlamento all’agenzia Tasnim.

Trump: «Senza blocco navale non ci sarebbe mai un accordo»

Dopo la proroga della tregua, Trump ha scritto di Truth di non aver intenzione di togliere il blocco navale nello Stretto di Hormuz, perché questo impedirebbe un accordo: «L’Iran lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!) […] Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendomi: “Signore, l’Iran vuole aprire lo Stretto, immediatamente”. Ma se lo facessimo, non ci sarebbe mai un accordo con l’Iran, a meno che non facessimo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!». Teheran ha chiarito che i negoziati potranno iniziare dopo la revoca del blocco navale, aggiungendo che, in ogni caso, non intende trattare con gli Stati Uniti dei suoi programmi nucleare e missilistico. Secondo Axios, uno dei motivi che hanno spinto Trump a prorogare la tregua è che Stati Uniti e il mediatore Pakistan si aspettano che il leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, risponda oggi all’ultima proposta di Washington.

Iran: stop ai negoziati, Trump estende la tregua
Un murale anti-Usa a Teheran (Ansa).

Per le Nazioni Unite è un «passo importante verso la de-escalation»

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha accolto con favore la decisione di Trump di estendere il cessate il fuoco con Teheran. «Questo è un passo importante verso la de-escalation e la creazione di uno spazio cruciale per la diplomazia e la costruzione della fiducia tra Iran e Stati Uniti». L’ambasciata di Teheran presso l’Onu ha però condannato gli Usa per una condotta che presenta «i tratti distintivi della pirateria», dopo che le forze americane hanno attaccato nel Mar d’Oman una nave mercantile iraniana. Successivamente, una nave pasdaran ha colpito una portacontainer al largo dell’Oman.

I pasdaran tornano a minacciare i Paesi del Golfo Persico

Intanto, però, i Guardiani della rivoluzione hanno aggiornato la lista dei possibili obiettivi nel Golfo Persico, nel caso dovesse riprendere la guerra: non più siti militari Usa, ma impianti di produzione energetica. Tra essi giacimenti petroliferi e raffinerie in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein e Qatar. «Se i Paesi confinanti a sud consentiranno ai nemici di utilizzare il loro territorio e le loro strutture per attaccare il popolo iraniano, dovranno dire addio alla produzione petrolifera in Medio Oriente», ha avvertito il generale Seyyed Majid Mousavi, comandante della forza aerospaziale dei pasdaran.

Catanzaro, donna si getta dalla finestra con i tre figli: morti lei e due bimbi, grave la terza

Tragedia familiare a Catanzaro, dove una donna di 46 anni si è lanciata dal terzo piano con in braccio i tre figli di quatto mesi, quattro anni e cinque anni. Lei è morta sul colpo insieme ai due bimbi più piccoli, mentre la terza è rimasta gravemente ferita ed è stata ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale cittadino. Sul posto sono intervenuti la pm di turno Graziella Viscomi, che coordina le indagini, la Polizia e il personale del 118. Le cause del gesto non sono al momento note. I vicini hanno descritto la donna come una persona tranquilla, schiva e molto religiosa. Lavorava in una struttura sanitaria ed era molto attiva nella vicina parrocchia del SS Salvatore. In casa, al momento dei fatti, c’era anche il marito, il quale si sarebbe svegliato sentendo dei rumori. Compreso ciò che era successo, è sceso in strada e ha provato a rianimare i bambini prima dell’arrivo dei sanitari. La tragedia ha scosso la città e il Comune di Catanzaro proclamerà il lutto cittadino.

Catanzaro: donna si getta dal balcone con i tre figli, morti lei e due bambini. Il marito …

AGI - Tragedia la scorsa notte a Catanzaro dove Anna Democrito, di 46 anni, per motivi ancora da chiarire, si è lanciata dal terzo piano di uno stabile insieme ai suoi tre figli: due bimbi di quattro mesi e di quattro anni sono morti sul colpo, la terza figlia Maria Luce, di 6 anni, è ricoverata in gravi condizioni nel reparto di Rianimazione dell'ospedale del capoluogo calabrese e nelle prossime ore sarà trasferita al Gaslini di Genova.

Le condizioni di Maria Luce sono "critiche ma stabilizzate". E' quanto emerge dal bollettino medico letto questa sera ai giornalisti dal primario del reparto di Rianimazione dell'ospedale "Pugliese" di Catanzaro, Stefania Faragò. La bambina, ha spiegato la dottoressa Faragò, è giunta in ospedale con un politrauma da caduta dall'alto. "Le sue condizioni cliniche - ha aggiunto - sono apparse sin da subito critiche ed è stato necessario stabilizzare le lesioni più minacciose per la vita. Le attuali condizioni sono critiche ma stabilizzate. Secondo i protocolli per la rete di emergenza pediatrica nazionale - ha spiegato il primario - la bambina verrà trasferita nelle prossime ore presso un centro ultraspecialistico di terzo livello, individuato nel Gaslini di Genova per il prosieguo delle cure". 

La Procura di Catanzaro: "La donna aveva problemi psichici" 

"Sono in corso di svolgimento attività investigative al fine di delineare la dinamica dell'azione e le motivazioni dell'insano gesto, connesso alla condizione psichica della donna, che già in passato aveva manifestato un disagio di natura psichiatrica". Lo comunica la Procura di Catanzaro in merito alla tragedia avvenuta a Catanzaro. La donna e i figli più piccoli, conferma la Procura, sono morti sul colpo. Le indagini sono state affidate alla Squadra mobile. 

Il marito era in casa ma non è riuscito a evitare la tragedia 

Era in casa al momento della tragedia il marito della donna lanciatasi dal balcone con in braccio i tre figli.  L'uomo, secondo quanto si è appreso, si è accorto di quanto è accaduto dopo essere stato svegliato da dei rumori. Sceso in strada - dove è stato poi raggiunto dai vicini - ha provato a rianimare i bambini prima dell'arrivo del 118.

Secondo le testimonianze raccolte, la famiglia era tranquilla, anche se in passato la donna avrebbe mostrato leggeri segnali di disagio. 

Lutto cittadino per funerali

Il Comune di Catanzaro proclamerà il lutto cittadino nel giorno dei funerali delle vittime della tragedia di questa notte. Il sindaco della città, Nicola Fiorita, ha spiegato che la decisione sarà ufficializzata non appena si saprà quando avverrà la cerimonia funebre la cui data sarà stabilita dopo l'autopsia sui corpi.

Una comunità sotto choc

"Non mi spiego il perché. Non ho nessuna risposta. Posso solo pregare". La commossa testimonianza di una donna rende bene il grande dolore che in queste ore si sta vivendo a Catanzaro, teatro della immane tragedia che ha sconvolto la comunità catanzarese. Sgomento e molta tristezza in questo quartiere di Catanzaro, una zona residenziale non lontana dal centro della città: qui al numero civico 13 di via Zanotti Bianco abitava con la sua famiglia Anna Democrito, la 46enne lanciatasi dalla finestra del terzo piano con i suoi tre figli.

Tanti volti bassi, nessuna voglia di parlare davanti alla palazzina nella quale spunta una corona di fiori: il pensiero corre ai tre bambini, "tre piccoli gioielli", dice un'amica di Anna. La comunità del quartiere si è ritrovata e si è stretta al parroco, don Vincenzo Zoccali, che ha subito celebrato il Rosario per le vittime e per stasera ha organizzato una veglia di preghiera, perché Anna era una parrocchiana molto attiva.

Negli ultimi tempi in tanti si erano accorti di un certo disagio che viveva Anna, ma su questo punto nessuno però ha voglia di dilungarsi: si segue la raccomandazione di don Zoccali di vivere questo momento di sconforto infinito nel segno della fede, dell'amore e della preghiera. Certo, il dolore è enorme, come dice una suora della parrocchia Santissimo Salvatore. "Una famiglia sana, stavano sempre insieme", ricorda la suora che aggiunge: "Era sempre serena, disponibile. Solo cose belle si potevano dire di lei. Dopo il parto secondo me si è ammalata: la sanità dovrebbe seguire di più le persone che vivono questi momenti".

Un'altra amica descrive Anna così: "Una ragazza brava, sempre con il sorriso, che amava i propri figli e il marito Francesco. Era un piacere vederli insieme. E in parrocchia dimostrava una grande predisposizione al servizio, sempre pronta a dare una mano e a mettere ordine nelle nostre attività. Erano davvero amati da tutti. Oggi rimane solo tanto sgomento".

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali

Il Wall Street Journal lo ha confermato domenica 20 aprile: il governatore della Banca centrale degli Emirati Arabi, Khaled Mohamed Balama, ha chiesto al segretario al Tesoro Scott Bessent e a funzionari della Federal Reserve l’apertura di una swap line valutaria — una linea di credito d’emergenza in dollari — durante gli Spring Meetings del FMI a Washington. La notizia conferma ciò che Lettera43 scriveva già a marzo: la narrazione di stabilità emiratina è una costruzione fragile, e i numeri la stanno demolendo. Gli emiratini hanno argomentato che è stata la decisione di Donald Trump ad attaccare l’Iran a coinvolgerli nel conflitto. E hanno aggiunto un dettaglio che suona come una minaccia: se gli UAE finiscono i dollari, potrebbero usare lo yuan cinese per le transazioni petrolifere. Per un Paese il cui dirham è agganciato al dollaro, minacciare il passaggio allo yuan è l’equivalente finanziario di un tentativo di suicidio. Ma è il segnale che la situazione è più grave di quanto Abu Dhabi voglia ammettere. 

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
MBZ con Donald Trump (Ansa).

Perché la crescita del 3 per cento è un miraggio

A gennaio, prima della guerra, l’FMI proiettava una crescita del 5 per cento. L’ultimo World Economic Outlook del 14 aprile l’ha ridotta al 3,1 per cento, e quello è lo scenario ottimistico. Nello scenario avverso la crescita del MENA (Middle East and North Africa) scende all’1,1 per cento. Ma quel 3,1 per cento è un numero sulla carta. Per trasformarsi in Pil reale servono liquidità, infrastrutture funzionanti e fiducia degli investitori. Gli UAE non hanno nessuna delle tre. Un Paese che chiede swap line d’emergenza non cresce del 3 per cento. Un Paese le cui banche hanno rilasciato simultaneamente il buffer anticiclico e quello di conservazione del capitale — come ha fatto la Banca centrale il 18 marzo — non è un Paese i cui fondamentali sono «solidi». 

Il crollo della «Little Sparta» del Golfo

Secondo la comunicazione ufficiale di Abu Dhabi, pressoché tutti i danni subiti dal Paese sono stati causati da «detriti caduti a seguito di intercettazioni riuscite». Detriti prodigiosi, bisogna ammetterlo: hanno incendiato lo Shah gas field (20 per cento del gas domestico emiratino), devastato il petrolchimico Borouge, distrutto oil tank e raffineria a Fujairah, colpito il porto di Khor Fakkan, danneggiato l’oleodotto Abu Dhabi-Fujairah e costretto al fermo precauzionale la raffineria di Ruwais. Se i detriti delle intercettazioni fanno tutto questo, viene da chiedersi cosa farebbero i missili se arrivassero a destinazione. In realtà, il ministero della Difesa ha dichiarato di aver affrontato 537 missili balistici, 2.256 droni e 26 missili cruise, 2.819 vettori d’attacco in cinque settimane. La matematica della propaganda emiratina funziona così: ogni colpo è intercettato, ogni danno è un detrito, e l’infrastruttura energetica si è autodistrutta per cause accidentali.

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
Il porto di Fujairah (Ansa).

L’Iran non voleva conquistare gli Emirati. Voleva dare un esempio. E l’esempio è stato devastante. In cinque settimane Teheran ha dimostrato quanto valesse la punta di lancia dell’asse Usa-Israele nel Golfo, quella «Little Sparta» di cui Mohammed bin Zayed andava tanto fiero, ripetuta con reverenza nei think tank di Washington e nei corridoi del Pentagono. La risposta, ora, è sotto gli occhi di tutti: niente. Al primo contatto con la realtà, la punta di lancia si è afflosciata, appiattita, disintegrata. Una definizione sulla carta, buona per i convegni e le foto con i generali americani. Gli UAE avevano proxy paramilitari in Yemen, Somalia, Libia e Sudan. Avevano i sistemi antimissile più avanzati del mercato. Avevano un budget della difesa da potenza media europea. Non avevano la capacità di proteggere i propri impianti petroliferi da sciami di droni da poche migliaia di dollari l’uno. A fine marzo, UAE e Kuwait avevano consumato il 75 per cento delle scorte di intercettori Patriot, il Bahrain l’87 per cento. La lezione iraniana è stata limpida: il prezzo dell’allineamento con Washington e Tel Aviv si paga in infrastrutture bruciate, e chi si vende come punta di lancia finisce per essere il primo bersaglio. 

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
Il principe ereditario Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan a Pechino (Ansa).

Il viaggio a Pechino del principe ereditario…

Il 12 aprile il principe ereditario Sheikh Khaled bin Mohamed bin Zayed è atterrato a Pechino. Il 14 è stato ricevuto da Xi Jinping. Ventiquattro accordi firmati. La visita avviene nel contesto in cui i funzionari emiratini dicono agli americani che senza dollari passeranno allo yuan. Il sistema cinese CIPS ha processato a marzo 135 miliardi di dollari giornalieri, +50 per cento. Il Project mBridgepiattaforma blockchain di cui gli UAE sono cofondatori — ha già processato 55 miliardi in scambi, con lo yuan al 95 per cento del volume. Ogni volta che il bluff viene esposto — e il WSJ lo ha appena fatto — la credibilità del bluffatore diminuisce. 

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
La delegazione cinese guidata da Xi Jinping e quella emiratina guidata da Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan a Pechino (Ansa).

… E lo shopping londinese dello zio

Mentre Balama mendica dollari a Washington e il figlio di MBZ cerca alternative a Pechino, il fratello di MBZ — Sheikh Tahnoon bin Zayed, vicepresidente, capo dell’intelligence, chairman di IHC — fa shopping a Londra. L’11 aprile, DIAFA (affiliata IHC) ha acquisito una quota di maggioranza nell’impero di Richard Caring per 1,4 miliardi di sterline: The Ivy Collection, Annabel’s, Scott’s, Sexy Fish, Harry’s Bar, George, Mark’s Club. Il CEO di IHC ha dichiarato al Financial Times di voler spendere «36 miliardi di dollari ogni 18 mesi». A febbraio ha lanciato Judan Financial con 237 miliardi di dollari di asset in gestione. La contraddizione è irrisolvibile. O la crisi di liquidità è reale — e allora Tahnoon sta distraendo risorse mentre il Paese chiede l’elemosina — oppure è gonfiata per ottenere aiuti americani, e gli UAE stanno mentendo ai propri alleati. Tertium non datur

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
Da sinistra il primo ministro britannico Keir Starmer, Mohamed bin Zayed con accanto il fratello Tahnoon bin Zayed (Ansa).

La trappola in cui si sono infilati gli Emirati

L’emirato ha raccolto 4,5 miliardi di dollari in debito d’emergenza, pagando un premio pur di avere i soldi subito. Il Bahrain ha aperto una swap line da 5 miliardi con gli UAE: due naufraghi che si prestano il salvagente. L’IEA (l’International Energy Agency) ha definito la situazione «lo shock petrolifero più grave della storia». La World Bank ha tagliato la crescita del GCC (Gulf Cooperation Council) dal 4,4 all’1,3 per cento. Un consulente di wealth management a Singapore ha riferito che più della metà dei suoi 13 clienti emiratini stava valutando di spostare tutto. Un avvocato di patrimoni privati ha riportato che tre dei suoi venti clienti — con asset medi di 50 milioni — pianificavano trasferimenti urgenti. Dubai ha ridotto il limite di oscillazione in Borsa dal 10 al 5 per cento. Le autorità hanno dovuto smentire notizie su blocchi ai prelievi degli investitori stranieri. Il fatto stesso di doverlo fare dice tutto. Mohammed bin Zayed ha scommesso che l’allineamento con Washington e Tel Aviv avrebbe comprato sicurezza duratura. Quella scommessa assumeva un Iran rapidamente sconfitto e gli UAE come nodo indispensabile del nuovo ordine. Nessuno di quegli scenari si è materializzato. Gli UAE assorbono le ripercussioni senza poter uscire dall’alleanza, per paura di perdere la copertura americana. Una trappola perfetta, costruita con le proprie mani. Chi apre un conto a Singapore non torna facilmente a Dubai. Il capitale è viscoso in entrata, fluido in uscita. La parola del beduino di Abu Dhabi ora porta un asterisco. E gli asterischi, nella finanza internazionale, costano cari.

Terna, Di Foggia rinuncia alla buonuscita per passare a Eni

Alla fine Giuseppina Di Foggia si è ‘arresa’. Dopo l’aut aut di Giorgia Meloni, l’ad uscente di Terna ha rinunciato alla buonuscita da 7,3 milioni di euro per poter traslocare in Eni. Lo ha reso noto martedì sera la società con un comunicato. «L’ing. Giuseppina Di Foggia ha manifestato la sua disponibilità alla sottoscrizione di un accordo finalizzato alla rinuncia dell’indennità di fine rapporto». Ulteriori comunicazioni saranno diffuse «al completamento delle procedure previste dalla normativa e nel pieno rispetto dei principi di corporate governance».

La precisazione del Mef e l’aut aut di Meloni

La richiesta di un’indennità di 7,3 milioni di euro da parte dell’uscente Di Foggia, indicata alla presidenza dell’Eni, aveva spinto il Mef a ricordare le direttive del 2023 per limitare o escludere le indennità da corrispondere a fine mandato per scadenza naturale o dimissioni volontarie nelle società partecipate. Nel pomeriggio era poi intervenuta la premier che dal Salone del Mobile aveva invitato la manager a scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita di Terna. «Questa credo che sia una scelta di Di Foggia», aveva sottolineato Meloni. «Penso che debba scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita da Terna, mi pare abbastanza semplice la questione». Per la formalizzazione dell’accordo di rinuncia bisognerà attendere il prossimo cda, dopo di che Di Foggia dovrebbe presentare le sue dimissioni entro il 5 maggio per poter passare al Cane a sei zampe. L’assemblea di Eni è stata convocata per il 6 maggio, mentre quella di Terna il 12.

Sindrome di Down, anticorpi materni tra i fattori di rischio

AGI - La sindrome di Down potrebbe dipendere in alcuni casi anche da una reazione autoimmune - in cui gli anticorpi materni attaccano la membrana che riveste l'ovocita - e questo meccanismo potrebbe spiegare i casi in cui la trisomia 21 si verifica anche in gravidanze di mamme giovani.

Lo studio e i ricercatori coinvolti

È la proposta che arriva da uno studio innovativo, coordinato da Giuseppe Noia, docente di Medicina dell'Età Prenatale all'Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma e della UOSD Hospice Perinatale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCSS, nonché presidente della Fondazione Il Cuore in una Goccia ETS, promotrice e cofinanziatrice del progetto di ricerca.

Pubblicazione e presentazione dei risultati

Lo studio, condotto presso il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, è stato recentemente pubblicato sull'International Journal of Molecular Sciences. I dettagli dello studio saranno presentati in occasione del meeting dal titolo "Sindrome di down: nuove frontiere sulla genesi della trisomia 21" che si terrà giovedì, presso la Hall del Policlinico Gemelli.

Cos’è la trisomia 21

La sindrome di Down è il risultato della non-disgiunzione della coppia di cromosomi 21 nell'ovocita e che porta alla genesi di una trisomia 21, ovvero alla presenza nel DNA fetale di un cromosoma 21 in più. La teoria classica finora conosciuta della trisomia 21 è che sia dovuta all'invecchiamento degli ovociti materni e quindi che sia età-dipendente.

Tuttavia, la presenza di concepimenti con trisomia 21 in donne giovani non ha sinora trovato una spiegazione plausibile.

I casi nelle donne giovani

C'è comunque, una fascia di donne giovani in cui l'evento trisomico si verifica. I dati più recenti mostrano che la prevalenza nelle donne giovani non è irrilevante: da 20 a 30 anni prevalenza da 0,67-1,06/1000 e 2,83-11,6/1000 da 30 a 40 anni. Lo studio ha preso le mosse dalla proposta, rivolta al Comitato Etico del Policlinico Gemelli nel 2020, da parte della Fondazione Il Cuore in una Goccia: il progetto di ricerca era finalizzato a verificare una nuova ipotesi sulla genesi della trisomia 21.

Analisi degli auto-anticorpi

La finalità dello studio, durato 5 anni, era di dosare nel sangue delle mamme che avevano avuto una gravidanza con sindrome di Down, la presenza di "auto-anticorpi", ovvero anticorpi patologici che attaccano il corpo stesso che li produce.

In particolare, i ricercatori cercavano auto-anticorpi diretti contro la zona pellucida (una membrana che protegge l'ovulo e riconosce lo spermatozoo, indispensabile per il concepimento) come fattore di autoimmunità proprio durante il concepimento.

L'autoimmunità come nuovo fattore di rischio

L'autoimmunità si presenta dunque come un altro possibile fattore di rischio complementare all'età materna. Lo studio ha coinvolto una popolazione di donne che avevano avuto un bambino con sindrome di Down e una popolazione di controllo di madri di neonati senza patologie cromosomiche. I dosaggi sono stati effettuati dal gruppo del Professor Francesco Ria presso i laboratori del Policlinico Gemelli. La puntuale analisi statistica è stata effettuata dalla Dottoressa Tina Pasciuto.

I risultati dello studio

"Il confronto tra le due popolazioni - considera Noia ha mostrato la presenza di anticorpi anti-zona pellucida con probabilità statisticamente superiore nel sangue delle madri che avevano avuto un bambino con Sindrome di Down rispetto alla popolazione delle madri nel gruppo di controllo. In particolare, il 34% delle prime presentavano auto-anticorpi nel sangue, contro nessuna delle madri del gruppo di controllo".

Tale ipotesi si pone in maniera completamente nuova nel panorama dello studio delle cause che portano al verificarsi di una trisomia 21 da non-disgiunzione e spiega come si possano verificare concepimenti con trisomia 21 anche in donne giovani, evidenziando come questa ipotesi possa spiegare l'insorgenza della Sindrome di Down indipendentemente dall'età materna.

Prospettive future della ricerca

"Introdurre la variabile di tipo autoimmune diventa un elemento di forte novita' dello studio di questa sindrome - continua Noia - e apre nuovi scenari di ricerca e future applicazioni cliniche in ambito preconcezionale per consentire, alle coppie a rischio, di affrontare in modo consapevole la propria storia procreativa.

Sottolineiamo che tale studio apre alternative, nelle consulenze preconcezionali alle coppie che scelgono la consapevolezza di conoscere un rischio, di poter intervenire per modulare la risposta immunologica.

La necessità di ulteriori studi

Ovviamente - conclude Noia - è al mondo medico-scientifico che verrà richiesto un ulteriore impegno di ricerca e approfondimento rispetto a tutti gli innumerevoli scenari di studio, a cui questo primo importante lavoro dà adito". 

Le “Anime de Roma” festeggiano il Natale della Capitale

AGI - Roma celebra il suo compleanno tra identità e rilancio. Nel giorno del Natale della Capitale, il XII Simposio “Anime de Roma”, promosso dalla Fondazione Roma e ospitato a Palazzo Sciarra Colonna, ha riunito le istituzioni e protagonisti del mondo culturale per raccontare una città sospesa tra memoria millenaria e le trasformazioni per il futuro.

Roberto Gualtieri 

“Siamo contenti di festeggiare questo compleanno in una città così antica ma sempre eterna e che fa tesoro il suo passato per guardare al futuro e vedo tanto partecipazione e amore dei cittadini per Roma e anche per il lavoro di trasformazione che stiamo intraprendendo”, ha detto il sindaco Roberto Gualtieri.

Secondo la tradizione, Roma fu fondata il 21 aprile del 753 a.C. e celebra quest’anno 2.779 anni.

Franco Parasassi

"Il Natale di Roma è un momento unico per riscoprire il fascino della nostra città. Per questo abbiamo voluto trasformare il consueto appuntamento del Simposio in un’occasione capace di far vivere Roma in modo nuovo, coinvolgente e sorprendente”, ha dichiarato il presidente della Fondazione Roma Franco Parasassi.

Claudia Gerini 

“La mia Roma compie gli anni ed è sempre più bella. Auguri Roma, è una città molto amata dai romani e ovviamente anche dagli stranieri che vivono un sogno venendo qua in un museo a cielo aperto. È una città complicata da mantenere, però è eterna, è spirituale e pagana allo stesso tempo. Una città che ha tutto se la vuoi contemplare, ma anche se ci vuoi lavorare”, ha detto l'attrice Claudia Gerini.

Daniele Silvestri 

“Tantissime imprese crescono e anche la viabilità sta migliorando. Roma è il nostro amore”. “Me la potrei cavare autocitandomi con l’anima dell’immortale, però forse non sarebbe elegante" scherza il cantante Daniele Silvestri parlando delle anime della capitale.

Stefano Fresi 

"Questa è una città che vive uno stato profondo che viene dall’antichità e che ci definisce nei secoli come un popolo abbastanza cinico, un cinismo però che pervade anche di autoironia, che rappresenta secondo me la vita del romano medio. Ovviamente questa città è figlia del suo tempo, come qualsiasi altra città, ed è un tempo che sulla città ha prodotto una serie di danni che finalmente ora vengono affrontati. Stiamo vedendo una rivoluzioncina di cui la città aveva bisogno".

“Le anime di questa città sono molteplici, sono tantissime. È una città così grande, in continua evoluzione, quindi ha l’anima più cosmopolita del mondo”, ha spiegato l'attore Stefano Fresi. 

"Roma la vedo in convalescenza, ma piano piano ce la fa a riprendersi. Bisogna trattarla bene, bisogna dargli i farmaci giusti, le cure giuste, le attenzioni giuste, ma mi pare che si stia facendo molto. Quindi sì, dai, la vedo”.

Enrico Vanzina 

“Io stamattina ho fatto una cosa che faccio ormai raramente: un post per la città. Sono molto legato a Roma perché la vita mi ha portato ad amarla non solo per nascita, ma per il mio lavoro. Sono nato in una famiglia molto romana, con un papà che ha fatto un film che è quello forse più amato "Un americano a Roma". E nel corso del tempo il mio primo lavoro, diciamo di scrittura vero, l’ho fatto con papà "Febbre da cavallo", ricorda con emozione Enrico Vanzina regalandoci i ricordi del cinema che ha reso immortale su pellicola il racconto di una Roma capace con il suo ricordo di far ancora emozionare.