In Toscana è nato, o meglio ri-nato visto che già esisteva tempo fa, l’asse Giani-Renzi. Il leader di Italia viva vale meno del 3 per cento nei sondaggi, ma riesce sempre a trovare il modo di essere centrale nel Palazzo. Anche nelle vicende più modeste, come l’elezione del garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza della Toscana. Matteo Renzi è infatti riuscito a far nominare questa settimana, dal Consiglio regionale e grazie a un accordo di ferro con Eugenio Giani e il Pd, uno dei suoi uomini di fiducia: il senese Stefano Scaramelli, ex consigliere regionale rimasto senza un posto nel nuovo Consiglio.

L'”odiato” Renzi è temuto dal Pd schleiniano
Ed è qui che si dimostra come in Toscana, dove pure governa saldamente il Pd schleiniano, nessuno può prescindere dall’“odiato” Renzi, di cui fondamentalmente tutti hanno paura per via delle sue capacità da demolition man. Dunque se l’ex presidente del Consiglio desidera qualcosa, il partito di Elly Schlein può solo eseguire. Anche quando questo mette in difficoltà il campo largo, visto che sia Avs sia il M5s non hanno votato Scaramelli in Consiglio. Giani in prima persona è intervenuto in Aula per difendere la scelta di Scaramelli, accusato dalle opposizioni (e da qualcuno della maggioranza) di non avere i requisiti adatti per ricoprire un incarico così delicato.

Le mire di Giani su Firenze
Da qui ai prossimi anni, l’asse Giani-Renzi potrebbe produrre risultati pittoreschi. Uno dei sogni dell’attuale presidente della Regione, arrivato al secondo e dunque ultimo mandato, è quello di diventare sindaco di Firenze. Alle prossime elezioni manca parecchio visto che si voterà nel 2029, e prima soprattutto ci sono le Politiche del 2027 (elezioni fondamentali anche per la leadership del centrosinistra: Schlein sopravvivrà a sé stessa?), ma Giani sta già apparecchiando la sua successione e pensando a che cosa fare del suo futuro. Non deve rendere conto a nessuno, soprattutto non deve rendere conto al Pd che pure aveva coltivato l’idea di rottamarlo dopo un solo mandato, per piazzare il deputato Marco Furfaro o il segretario regionale Emiliano Fossi. L’asse con Renzi potrebbe permettere a Giani di raggiungere l’obiettivo: diventare sindaco.

Certo, ci sarebbe da risolvere un problema non secondario, che di nome fa Sara e di cognome Funaro. L’attuale prima cittadina è appena arrivata, è al primo mandato, anche se in città le lamentele sulla sua amministrazione iniziano a farsi sentire; c’è un problema di sicurezza, e non è più una questione da derubricare a percezione alimentata dalla destra, e c’è un problema con la viabilità, visti i numerosi lavori (per il completamento delle vie tramviarie) che stanno bloccando la città. A Firenze si accettano scommesse: riuscirà Funaro a fare un secondo mandato?

Alle Amministrative si presenta un Pd a pezzi
Prima di Firenze però il Pd – che sceglierà, salvo anticipi, i suoi nuovi segretari, metropolitano e cittadino, in autunno – deve fronteggiare le prossime Amministrative. Tra pochi giorni andranno al voto 20 Comuni, tra cui tre capoluoghi di provincia: Arezzo, Pistoia, Prato. Le prime due città sono in mano al centrodestra, l’ultima al centrosinistra. Il Pd potrebbe vincere, ma il partito è a pezzi ovunque. A Prato, dopo le dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti, si è dovuto ricandidare Matteo Biffoni, mister 22 mila preferenze, già sindaco di Prato per 10 anni.

A Pistoia ci sono state le primarie, caratterizzate dalla spaccatura del Pd: Furfaro, dirigente nazionale del Pd, ha sostenuto il candidato che poi le ha vinte, Giovanni Capecchi, contro la candidata scelta dalla segreteria locale, Stefania Nesi, sostenuta anche dal potente Bernard Dika, sottosegretario alla presidenza della Regione Toscana. A Pisa, invece, dove si voterà nel 2028, il Pd è commissariato due volte. Dopo il commissariamento del Pd provinciale a fine aprile è stato commissariato anche il Pd comunale. A dare le carte ancora una volta sono stati gli esterni (come il responsabile organizzazione del Pd nazionale Igor Taruffi), a testimonianza del fatto che il Pd regionale non è governato ed è sotto l’influsso del commissariamento ombra targato Marco Furfaro. Insomma, tutta campagna elettorale per migliorare l’efficacia dell’asse Giani-Renzi.

























