Ma come hanno fatto Claudia Conte e Maria Rosaria Boccia a scattare tutte quelle foto a eventi organizzati nei palazzi del potere? Perché i palazzi del potere ormai si sono aperti a un pubblico assai eterogeneo, spesso con la complicità dei deputati e senatori, fino a diventare «centri congressi a basso costo». È infatti questa la battuta che circola sempre più spesso tra i vecchi habitué dei corridoi parlamentari.
L’apertura popolar-populista ai cittadini
All’inizio, negli Anni 90, fu una suggestione popolare, e secondo alcuni un po’ populista, quella di aprire le seriose stanze ai cittadini; vennero organizzati mostre ed eventi di prestigio nelle più storiche sale di Montecitorio, dalla sala della Regina alla sala della Lupa. Anche il Senato, più piccolo, cominciò ad adeguarsi. Piano piano però la voglia di aprirsi al mondo ha un po’ preso la mano ai parlamentari e alcuni di loro hanno approfittato del meccanismo fino a stravolgerlo. I numeri parlano chiaro. Palazzo Montecitorio ha ospitato 524 eventi e soprattutto 787 conferenze stampa, quasi due per ogni deputato, solo nel 2025. Ritmi meno forsennati a Palazzo Madama, dove i parlamentari sono 205, ma se si allarga la ricerca alle sale che ospitano eventi sotto l’egida del Senato, anche qui il numero sale.

La lievitazione degli appuntamenti e delle conferenze stampa
Gli ingredienti per questa lievitazione degli appuntamenti sono fondamentalmente tre: ogni parlamentare può indire una conferenza stampa su un tema o un evento che ritenga interessante per la stampa; la Presidenza della Camera non ha potere di veto, l’amministrazione può solo compiere le necessarie verifiche di sicurezza sugli ospiti; i costi sono quasi nulli, visto che sala, commessi e riprese tv online sono forniti da Montecitorio. C’è un piccolo contributo spese solo per gli eventi organizzati nei palazzi esterni. Dopo l’appuntamento istituzionale scatta la vera festa per i presenzialisti: terminata la conferenza stampa conferenzieri, giornalisti e invitati (e qui la scelta è quantomai discrezionale) non si negano quasi mai un selfie con il logo della Camera. E il portfolio per il profilo social è assicurato.
Dalla presentazione di libri alle sagre di paese, ce n’è per tutti i gusti
I temi? Vanno dai più seri, come la presentazione di proposte di legge contro la violenza di genere fino ai più territoriali come le sagre del proprio collegio, dalla presentazione di libri all’annuncio di eventi non sempre di rilievo storico o nazionale, dalla promozione di prodotti locali a quella di associazioni più o meno benefiche. Insomma, ce n’è un po’ per tutti i gusti. Porre un freno è difficile ovviamente, come negare il diritto di parola a un parlamentare? Ma è ovvio che il rischio di ritrovare il logo della Camera o del Senato su social media non propriamente istituzionali è alto.
LEGGI ANCHE: Chi è la nuova mina vagante nei Palazzi del potere dopo Claudia Conte?
























