Hantavirus: monitorati 4 passeggeri passati da Roma e a contatto con una vittima

AGI - "A seguito delle segnalazioni ricevute attraverso i circuiti internazionali relative al focolaio di Andes Hantavirus collegato alla nave MV Hondius", il ministero della Salute "ha attivato le procedure previste di valutazione del rischio, sorveglianza e coordinamento sanitario, in linea con i protocolli nazionali e internazionali. In Italia sono giunte quattro persone con il volo KLM in coincidenza per Roma sul quale era salita per pochi minuti la donna ricoverata a Johannesburg e lì deceduta.

I recapiti dei quattro passeggeri sono stati acquisiti. Il ministero della Salute ha quindi trasmesso le informazioni alle Regioni di competenza (Calabria, Campania, Toscana, Veneto) per l'attivazione delle procedure di sorveglianza attiva, nel principio di massima cautela".

"La compagnia Oceanwide Expeditions, inoltre - continua il ministero - ha aggiornato, con una propria comunicazione, il quadro relativo ai passeggeri della nave MV Hondius. Sulla nave, dal 6 maggio, è presente anche un medico italiano dello staff sanitario Ecdc, salito a bordo a supporto delle attività assistenziali legate all'emergenza. Il ministero della Salute, insieme alle altre amministrazioni e autorità sanitarie coinvolte, continua a garantire il pieno coordinamento e l'applicazione delle misure di sorveglianza previste".

"Le valutazioni condivise a livello internazionale dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) e dall'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) - ricorda il ministero - indicano attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa".

Direttore Oms a Tenerife per coordinare i soccorsi

Intanto il direttore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sarà oggi sull'isola spagnola di Tenerife per coordinare il soccorso e il trasferimento dei passeggeri colpiti dall'hantavirus su una nave da crociera. Lo hanno riferito fonti del governo spagnolo. Ghebreyesus accompagnerà i ministri della Salute e dell'interno spagnoli "per garantire il coordinamento tra amministrazioni, il controllo sanitario e l'applicazione dei protocolli di sorveglianza e risposta pianificati", hanno detto le fonti.

 

 

 

 

 

Zen e Sferracavallo, la mafia si riprende i quartieri

AGI - Alle 9 del mattino di ogni giovedì lo Zen è brulicare di bancarelle arricchite di frutta e verdura e un caleidoscopio di colori e vita che per metà della giornata e una volta alla settimana nasconde e riesce a far perfino dimenticare l'immondizia per le strade e il degrado in cui lo Stato ha precipitato uno dei quartieri popolari di Palermo.

Questa mattina, questo giovedì, così non è andata: il comando agli ambulanti, più veloce della reazione delle forze dell'ordine, era che oggi si lasciasse il campo a un funerale "importante". Su una pagina Facebook che fa riferimento a una famiglia di cognome Barone era apparso ieri questo messaggio: "Mi scuso con le persone del mercato ma essendo che mio padre è molto amato e conosciuto non si fa il mercato fatelo girare nel modo che arriva a tutti zona zen". Il diktat ha reso deserte le vie dello Zen, e ne ha silenziato la vita, facendo riaffiorare alla vista le mini discariche e la paura.

"Oggi muriu uno importante e mercato non se n'è fatto", racconta al cronista uno degli ambulanti che vuole conservare l'anonimato, e se chiedi in giro dove sono finite le bancarelle, ti rispondono: "Il mercato è chiuso per lutto".

 

 

La denuncia dei politici e il metodo mafioso

È successo qualcosa di incredibile - spiegano il deputato regionale Ismaele La Vardera e i consiglieri comunali Giulia Argiroffi e Ugo Forello, che hanno primi rivelato cosa accadeva - e cioè che la famiglia di un soggetto già imputato per gravi reati nell'operazione Bivio (condotta dai carabinieri nel 2021 nel mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale, ndr) ha scritto sui social che oggi non si sarebbero tenuti i mercati e di fare arrivare il messaggio a tutti. Un'imposizione con metodo mafioso - aggiungono - che si è poi configurata nell'effettivo divieto ai commercianti di montare il proprio gazebo per il mercato. Nessuno può sostituirsi allo Stato ed è assurdo come, ancora oggi, lavorare in certi quartieri siano così difficile per i commercianti per bene". "Bastava che le forze dell'ordine minacciassero di vietare quel funerale, per far ritirare quel messaggio - riflette con amarezza un residente - ma 'loro' sono stati più veloci a farlo passare tra gli ambulanti".

Intimidazioni anche a Sferracavallo

Sul posto è giunto in tarda mattinata l'assessore alle Attività produttive del Comune di Palermo, Guliano Forzinetti, che ha dovuto prendere atto di una battaglia persa oggi dallo Stato tra il quartiere Zen e Sferracavallo, borgata marinara di Palermo a pochissimi chilometri dal primo e dove la notte scorsa è stata compiuta una nuova intimidazione contro i commercianti che si preparano all'estate, dopo quelle che hanno visto un commando sparare con i kalashnikov contro un ristorante e un autolavaggio. Da tempo i cittadini di questa borgata chiedono "un presidio fisso delle forze dell'ordine", spiega il consigliere di circoscrizione Simone Aiello, che si è visto però negare dal Comune la possibilità di un consiglio comunale straordinario da tenere nel quartiere.

 

 

La condanna del sindaco di Palermo

"Quanto accaduto oggi tra Sferracavallo, Tommaso Natale e lo Zen - dice il sindaco di PalermoRoberto Lagalla - rappresenta un segnale grave che non può e non deve essere sottovalutato. Le intimidazioni ai danni di attività commerciali, così come ogni forma di condizionamento mafioso della vita economica e sociale dei quartieri, trovano la mia più ferma condanna personale e quella dell'intera amministrazione comunale. Gli episodi registrati a Sferracavallo si inseriscono in un quadro che desta forte preoccupazione e che richiama tutti, istituzioni e comunità civile, a mantenere alta l'attenzione. Nessuno deve sentirsi solo davanti a intimidazioni e minacce. Altrettanto grave è quanto avvenuto oggi allo Zen, dove alcuni ambulanti è stato costretti a non svolgere il consueto mercato rionale a causa di pressioni e imposizioni inaccettabili per permettere il funerale di un pregiudicato. Nessuno - prosegue - può pensare di sostituirsi allo Stato o di esercitare forme di controllo sulle attività commerciali e sulla vita di un quartiere. Si tratta di comportamenti che colpiscono lavoratori onesti e famiglie che vivono del proprio impegno quotidiano e che hanno invece bisogno di legalitàtutela e opportunità. Per questa ragione, il Comune trasmetterà una segnalazione alle autorità competenti affinché venga fatta piena luce sull'accaduto".

 

 

Francis Kaufmann andrà in una struttura psichiatrica

AGI - Francis Kaufmann, accusato del duplice omicidio della figlia Andromeda e della compagna Anastasia Trofimova, trovate morte nel giugno scorso a Villa Pamphili a Roma, sarà trasferito in una struttura psichiatrica. La prima Corte d'Assise di Roma ha disposto la sospensione del processo nei confronti del 46enne cittadino americano alla luce della perizia psichiatrica che era stata richiesta dalla difesa.

I giudici con un'ordinanza hanno disposto il trasferimento dell'uomo dal carcere a una struttura del Servizio Psichiatrico Ospedaliero di Diagnosi e Cura del Lazio, dove dovrà essere piantonato "in forma continuativa (h24)". Kaufmann dovrà rimanere nella struttura per almeno 30 giorni al termine dei quali si farà una nuova valutazione.

La diagnosi e le necessità di cura

"Accolta la diagnosi di disturbo psicotico e transitorio e la sua incidenza sulla capacità, giudicata reversibile, di stare a processo, le necessità di cura e trattamento segnalate dai periti e condivise dalla Corte", si legge nel provvedimento di 31 pagine, "si ritiene possano essere adeguatamente soddisfatte, fermo il mantenimento dell'attuale regime custodiale, mediante il trasferimento di Ford Rexal in adeguato luogo di cura". La Corte ha nominato come curatore speciale il presidente dell'ordine degli avvocati di Roma, Alessandro Graziani.

 

 

 

La procura di Pavia chiude le indagini su Sempio: “Uccise Chiara con crudeltà”

AGI - Andrea Sempio uccise con "crudeltàChiara Poggi la mattina del 13 agosto del 2007 a Garlasco. È scritto nell'avviso di chiusura delle indagini notificato ad Andrea Sempio e firmato dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dai pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano. Il 415 bis - così si chiama il documento che fa calare il sipario delle indagini lunghe e complesse durate oltre un anno - è identico all'invito a comparire notificato nei giorni scorsi all'indagato e che i magistrati gli hanno letto ieri durante l'interrogatorio in cui si è avvalso della facoltà di non rispondere.

I pm ricostruiscono così le presunte varie fasi dell'omicidio: "Dopo una iniziale colluttazioneSempio colpiva reiteratamente la vittima con un corpo contundente dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra. A seguito di ciò, la trascinava al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina e, dopo che Chiara Poggi provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore lungo la linea mediana e in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi. A seguito di ciò, spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra, cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso".

 

 

Le aggravanti dell'omicidio

E poi, l'elenco delle aggravanti: "Con l'aggravante di aver agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell'efferatezza dell'azione omicidiaria per il numero e l'entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto. Con l'aggravante di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all'odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale".

Tg1,Marco Poggi ai carabinieri "Mi state influenzando"

Nelle carte dell'inchiesta la sorpresa dei carabinieri che definiscono Marco Poggi "ostile" e alle prese con una "costante difesa d'ufficio di Andrea Sempio". Lo scrive il Tg1 sui propri canali social.
"Io capisco che fate il vostro lavoro - le parole di Poggi durante l'interrogatorio del 20 maggio 2025- però in questa situazione mi state influenzando" (....) "non so cosa rispondere perché se do una risposta poi questo scrive .... omissis.... non riesco neanche a finire la frase".

"Per gli inquirenti nell'esame di Marco Poggi - si legge ancora sui social del Tg1 - si registra una "modificazione" del contenuto delle testimonianze rese nell'arco di 18 anni e confermate fino a 2 mesi prima.

Difesa Sempio, nessuna novità su accusa nell'avviso di conclusioni indagini

"L'avviso è conforme a quella che era l'imputazione nell'invito a comparire per ieri. Quanto alla portata dell'accusa non c'è nessuna novità". È il commento a 'Quarto Grado' di Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, dopo avere ricevuto la notifica dell'avviso di chiusura delle indagini per l'omicidio di Chiara Poggi.

"In tempo reale stiamo chiedendo l'accesso al fascicolo, acquisibile anche per via telematica, e quando parlo di fascicolo intendo le prove che hanno supportato questa pesante imputazione, la più pesante che possa esserci nel nostro sistema penale aggiunge intervistato da Gianluigi Nuzzi.

"Fin dal 2009, fin dal processo Stasi, che ci fosse una pendrive decisiva ai fini della soluzione del giallo di Garlasco era già notizia, non è che sia una novità" afferma il difensore in relazione ai presunti soliloqui in cui l'indagato ammetterebbe di avere visto i video intimi di Chiara Poggi e Andrea Sempio. 

Gli oggetti sequestrati nella nuova inchiesta

La fotografia di Andrea Sempio con una lunga chioma apparsa sulla 'Provincia Pavese' in via Pascoli poche ore dopo il delitto, una cinquantina di agendine, block notes e quaderni, segno di un'indagine di 'altri tempi' quando ancora si scriveva per lo più sulla carta, tre telefoni cellulari, varie pendrive, macchine fotografiche, decine di Cd-Rom, alcuni contenenti brani musicali, e DVD.

C'è anche questo nell'elenco dettagliato dei beni sequestrati ad Andrea Sempio nel corso dell'inchiesta in cui è accusato di avere ucciso Chiara Poggi. Tra le cose sequestrate ai suoi genitori, Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari, troviamo "una nota del Nucleo Investigativo di Milano, datata 7 luglio 2020 in fotocopia, con timbro di ricezione della Procura di Pavia del 9 luglio 2020 con un appunto scritto: 'Già stato audito ma i carabinieri si sono dimenticati di chiedere a Sempio dove fosse la mattina dell'omicidio'".

E ancora spuntano dal mare magnum degli oggetti ritenuti potenzialmente interessanti per le indagini dei file audio e video del programma 'Le Iene' del 16 marzo 2025 in cui parlò un presunto supertestimone, manoscritti, testi musicali e telefoni del giovane amico di Sempio morto suicida, un'agenda di Mattia Capra, un altro allora ragazzo della comitiva di Garlasco, e "gli appunti sull'omicidio di Chiara Poggi della nonna (di Mattia, ndr)".

Un altro capitolo riguarda l'acquisizione delle conversazioni intercettate tra cui diverse disposte nell'indagine di Brescia che vede indagato l'ex procuratore Mario Venditti e Giuseppe Sempio per corruzione in atti giudiziari.

 

L’ex presidente dell’Aia Zappi e il nuovo designatore Tommasi testimoni nell’inchiesta sugli arbitri

AGI - L’ex presidente dell’Aia Antonio Zappi e il designatore degli arbitri Dino Tommasi, che ha sostituito l’auto-sospeso Gianluca Rocchi, saranno sentiti domani in Procura a Milano come persone informate sui fatti dal pm Maurizio Ascione nell’ambito dell’inchiesta con al centro il reato di frode sportiva. Rocchi è accusato di presunte interferenze nella Sala Var di Lissone e per avere contribuito con altri a ‘combinare’ designazioni “gradite” all’Inter. Lo apprende l’AGI da fonti qualificate.

Si alza il livello delle testimonianze col coinvolgimento degli attuali ed ex a vertici del mondo arbitrale

Il 29 aprile scorso Zappi è decaduto dopo che il Collegio di Garanzia del Coni ha respinto il suo ricorso contro i 13 mesi di squalifica per pressioni indebite esercitate sui vertici degli organi tecnici di serie A e serie B. Zappi trasmise l’esposto di Domenico Rocca subito dopo averne avuto conoscenza alla Procura Federale che poi lo archiviò non ritenendo meritevoli di approfondimento i fatti narrati, comprese le presunte ‘bussate’ di Gianluca Rocchi in Udinese-Parma. Inoltre, alla luce della denuncia dell’assistente arbitrale, predispose un cambio di regolamento che obbligava, chiunque andasse a Lissone, a cominciare da Rocchi, a redigere una puntuale relazione in cui avrebbe dovuto specificare il tipo di attività svolta.

Da quel momento nessuno del team di Rocchi ci è più andato

Dino Tommasi era il vice di Rocchi ed è Componente della Commissione Arbitri della serie A. Nell’inchiesta gli indagati restano cinque, oltre a Rocchi e al supervisore del Var autosospeso Andrea Gervasoni ci sono l’assistente Var Daniele Paterna, il Var Luigi Nasca e l’Avar Rodolfo di Vuolo. Tommasi ha espresso “solidarietà e vicinanza da parte di tutto il gruppo di arbitri” verso Rocchi e Gervasoni. L’attenzione del pm, impegnato nell’ascolto di testimoni negli ultimi giorni, tra cui anche esponenti della Lega Calcio, è puntata anche su un possibile incontro tra l’ex designatore e Giorgio Schenone, club referee manager dell’Inter. 

Entro il 2029 serviranno 2,2 milioni di colf e badanti

AGI - Per coprire il fabbisogno familiare di cura e assistenza nel 2029 in Italia serviranno almeno 2 milioni e 211 mila collaboratori domestici, il 69% stranieri, in massima parte non comunitari. È la stima contenuta nel Paper commissionato da Assindatcolf (Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico) al Centro studi e ricerche Idos, nell'ambito del Rapporto 2026 Family (Net) Work, presentato stamattina a Roma.

Alla fine di quest'anno, dei 15 milioni di persone con più di 65 anni, 2,2 milioni “necessiteranno di aiuto”, pari al 14,6% del totale, con quote che oscillano dal 12% delle regioni del Nord al 19% di Sud e Isole. Nello stesso anno, il 43,6% di quella quota (958 mila persone) riceverà aiuto a pagamento.

Il fabbisogno di badanti nel 2029

Proiettando questi dati, “si può stimare che nel 2029 ci sarà bisogno di quasi un milione e 68 mila badanti, di cui 784 mila con cittadinanza straniera (73,4%). Riguardo alla distribuzione territoriale va però rilevato che la concentrazione di queste figure appare inversa a quella dei bisogni, con punte tra il 50 e il 52% nel Centro-Nord (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) e con Campania, Sicilia e Calabria che si attestano sul 32%.

I lavoratori di cura della casa

Lo stesso calcolo viene poi fatto per i lavoratori di cura della casa ed emerge che nel 2029 serviranno un milione e 144 mila colf, di cui 742 mila straniere (64,8%).

Si arriva così al fabbisogno complessivo di 2 milioni e 211 mila lavoratori, “con un incremento nel triennio 2027-2029 di quasi 122 mila unità, 40.522 all'anno: 7.440 italiani e 33 mila stranieri, di cui circa 24 mila non comunitari”.

A determinare questo scenario non sono soltanto le tendenze demografiche, quali la speranza di vita di 83,7 anni, che ci pone oggi al terzo posto nell'Ue e che nel 2050 passerà a 84,3 anni per gli uomini e a 87,8 anni per le donne; o la riduzione della fascia di popolazione attiva, che passerà dall'attuale 63,5% al 54,3% del 2050.

L'invecchiamento dei lavoratori stranieri

Dallo studio risulta che la quota di over 65 sul totale della popolazione straniera è quasi triplicata dal 2012, attestandosi nel 2026 sul 6,9%. Ma il dato più interessante riguarda la parte di stranieri che svolge lavori domestici e di cura, per i quali il processo di progressivo invecchiamento è molto più accentuato di quello della popolazione generale.

Nel 2024 oltre l'11% del lavoro in questo settore era svolto da stranieri oltre i 65 anni, dato che spinge il report a parlare di un mercato del lavoro “caratterizzato da scarso ricambio generazionale e da una crescente dipendenza da lavoratori anziani”, spesso ancora attivi per necessità economiche e per la natura poco tutelata delle carriere nel settore.

Nello specifico, sono le badanti donne a manifestare il trend più accelerato: quelle con più di 65 anni sono passate dal 4,3% del 2015 al 16% nel 2024. Ed è ovvio aspettarsi che “molte lavoratrici dovranno lasciare nei prossimi anni l’attività in questo settore se non per ‘raggiunti limiti di età’ almeno per ‘motivi fisici’”.

Un turnover straordinario

Un turnover del tutto straordinario, in base al quale il rapporto calcola che, per colmare il vuoto, ben l’81,6% di quei 122 mila lavoratori in più che serviranno nel prossimo triennio dovranno essere stranieri, tre quarti dei quali non comunitari.

“Il dato dei circa 24 mila lavoratori non comunitari indica con chiarezza il fabbisogno familiare atteso per il 2029 – osserva il vicepresidente di Assindatcolf, Alessandro Lupi –. Si tratta di una quota che auspichiamo possa trovare spazio nella futura programmazione dei flussi, che attualmente si ferma al 2028.

In assenza di una sua prosecuzione, il rischio è una vera e propria implosione del sistema dell’assistenza familiare, pilastro del welfare pubblico, con famiglie sempre più anziane che non riescono a trovare sul mercato del lavoro una manodopera disponibile, anch’essa sempre più anziana: con il paradosso di avere assistenti familiari chiamate a prendersi cura degli anziani quando esse stesse si avvicinano a una condizione di bisogno assistenziale”.

La revisione dei meccanismi di ingresso

“In un comparto di vitale importanza per il welfare nazionale, come la cura dei familiari e il lavoro domestico, massicciamente dipendente dalla manodopera straniera soprattutto femminile – spiega il presidente di Idos Luca Di Sciullo – sarebbe auspicabile che, al raggiunto allineamento delle quote dall’estero al fabbisogno effettivo, segua una seria revisione dei meccanismi di ingresso e di assunzione, che combatta efficacemente abusi, sfruttamento, irregolarità ed evasione, che da decenni affliggono i rapporti di lavoro nel comparto”.

A Genova, studenti in sciopero contro il governo. Uova contro una foto di Valditara

AGI - Centinaia gli studenti in piazza a Genova, con USB e CGIL, nel giorno dello sciopero indetto contro le politiche del governo, in particolare contro la riforma degli istituti tecnici e contro la militarizzazione. "Studenti e lavoratori uniti contro la 'd'istruzione pubblica", recita lo striscione in apertura del corteo.

Dopo il presidio in Largo Pertini, è infatti partito il serpentone di manifestanti che transiterà in centro città, attraversando via XII Ottobre e piazza Corvetto, fino alla Prefettura. Accanto agli studenti anche docenti e personale scolastico, uniti da slogan quali "la scuola non si vende", come dichiara la Rete dei Tecnici Liguria, e "basta fondi per le politiche militaristiche, più risorse per la scuola", spiegano i collettivi Osa e Cambiare Rotta.

Le ragioni della protesta

A fronte di "aule che cadono a pezzi, di sempre meno ore per il sostegno, di tasse universitarie che aumentano, oggi vogliamo 'suonare la sveglia' al governo Meloni, ai ministri Valditara e Bernini affinché capiscano le reali necessità dei giovani", spiega Leonardo Ambrosio di Cambiare Rotta. "Protestiamo contro un governo che ci taglia i finanziamenti per l'istruzione, che ci toglie prospettive per il futuro e che ci vuole far morire al fronte".

Verso lo sciopero generale

"Il 18 maggio saremo in piazza ancora una volta, per lo sciopero generale", gridano al megafono. Presenti anche diverse bandiere della Palestina e di Cuba. I manifestanti hanno ricordato anche i due attivisti membri della Global Sumud Flotilla arrestati dal governo israeliano, Thiago Avila e Saif Abukeshek: "Liberi subito!" hanno gridato i manifestanti.

Uova contro un cartellone con la foto di Valditara

Diverse le delegazioni di docenti e personale ATA arrivati anche da La Spezia e Imperia. Gli studenti hanno raggiunto il provveditorato scolastico in via Assarotti, dove hanno lanciato uova contro un cartellone con la foto del ministro Valditara. "Vattene!" hanno gridato i manifestanti. Una delegazione sindacale – composta anche da studenti – è poi entrata nell'edificio per un incontro con il direttore dell'ufficio scolastico.

 

 

 

Tre genitori su 4 controllano i figli, ma 2 su 3 risolvono i problemi

AGI - L’immagine dei genitori italiani contemporanei è sospesa tra il desiderio di promuovere l’indipendenza dei figli e un monitoraggio pervasivo che ne limita l’effettiva libertà. Secondo il Rapporto “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana”, presentato a Roma dal Censis, il 60% dei padri e delle madri si definisce “discreto e non invadente”.

Tuttavia, i dati smentiscono parzialmente questa percezione: il 78,1% supervisiona costantemente amicizie, studi e interessi, mentre il 31,6% controlla regolarmente diari o cellulari.

La gestione del controllo e dell’autonomia dei genitori

Nonostante il 92,3% dei genitori dichiari che per crescere bene sia utile confrontarsi con errori e fallimenti, la tendenza all'intervento diretto resta elevata. Il 66,1% del campione ammette infatti di risolvere spesso i problemi al posto dei figli.

La fiducia sembra aver guadagnato terreno rispetto al passato: oggi il 21,3% dei genitori dichiara di averne abbastanza nei figli, contro il 29,3% del 2002, anno in cui la quota di chi si definiva apprensivo era sensibilmente più alta (32,5% contro l'attuale 14,8%).

Il percorso verso l'indipendenza appare lento. Sebbene l’83,9% cerchi di responsabilizzare i figli con compiti domestici quotidiani, la vera autonomia è posticipata. Per il 25,2% degli intervistati, l’età giusta per lasciare il “nido” è dai 25 anni in su. Solo il 15% ritiene appropriato andare a vivere da soli a 18 anni.

La trasformazione demografica e sociale dei genitori

Il rapporto evidenzia una drastica contrazione della famiglia tradizionale. Le coppie con figli sono passate dal 47,9% del 1994 al 29,2% del 2024. Parallelamente, le famiglie unipersonali sono diventate la tipologia più diffusa nel Paese (36,2%).

I principali indicatori demografici confermano la crisi: nascite -32,4% dal 1994; matrimoni -40,6%; età media al primo figlio salita a 31,9 anni (era 27,7 nel 1994); figli nati fuori dal matrimonio aumentati dal 7,8% al 43,2%.

Tra le ragioni che frenano l'allargamento della famiglia, spiccano la carenza di forze psicologiche (27,4%) e la percezione di un mondo troppo ostile (12,7%).

L'ostacolo professionale e il divario di genere

Il lavoro rimane una criticità per il 73,4% dei genitori. Il conflitto tra carriera e famiglia colpisce in modo asimmetrico: il tasso di occupazione delle donne scende dal 68,5% (senza figli) al 61,5% (con figli), mentre per gli uomini accade l'opposto, salendo dal 78,4% al 91,7%.

Nelle richieste di supporto emerge una differenza di genere netta: il 77,1% delle madri vorrebbe più risorse economiche, l’83,8% dei padri vorrebbe più tempo.

Digitale e scuola: il nuovo campo di battaglia

L'accesso alla tecnologia è sempre più precoce: il 46,4% dei bambini dispone di uno smartphone entro i 10 anni. Nonostante il 69,1% dei genitori dichiari di contare sul senso di responsabilità dei figli, le misure di sicurezza sono stringenti: il 55,1% utilizza il parental control e il 43% ricorre alla geolocalizzazione dei dispositivi.

In ambito scolastico, prevale la fiducia verso il corpo docente (72,4%). Significativo il dato sull’innovazione: il 66,7% dei genitori favorevole al divieto degli smartphone in classe deve confrontarsi con una realtà in cui il 32,5% dei figli utilizza già l’Intelligenza Artificiale per svolgere i compiti a casa.

Nonostante le difficoltà economiche, indicate come principale ostacolo dal 35,7% del campione, il sentimento prevalente verso il futuro resta l’ottimismo: il 67,3% dei genitori guarda al domani dei propri figli con speranza e serenità.

Falso diplomatico in giro a Palermo, non aveva neanche la patente

AGI - Impegnato in una missione umanitaria per conto di un sedicente servizio segreto: come nella scena di un film della commedia all'italiana, cercava di farsi spacciare per un diplomatico un uomo di 64 anni, noto alle forze dell'ordine, fermato dai carabinieri a Palermo durante un normale controllo del territorio.

In via Simone Guli i militari hanno intercettato l'autovettura che esponeva la targhetta riservata al Corpo Diplomatico: alla guida c'era l'uomo, che ha mostrato ai militari un passaporto con la denominazione "laissez passer", caratterizzato da una copertina nera con le scritte "Onu", "Nato" e l'intestazione "Diplomatic Intelligence Service".

Le spiegazioni fornite ai militari

Con estrema disinvoltura ha dato le sue spiegazioni, chiamando in causa una vaga operazione di intelligence. Il documento appariva accurato, ma già a un primo esame si mostrava come un assemblaggio di sigle internazionali e privo di qualsiasi validità legale.

Il sedicente diplomatico era privo di un passaporto valido e perfino della patente di guida: è stato arrestato in flagranza con le accuse di uso di atto falso, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

Le conseguenze giudiziarie

Oltre alle contestazioni penali, nei suoi confronti è scattata la sanzione amministrativa per la guida senza patente. L'uomo è stato trasferito nel carcere Pagliarelli, a disposizione dell'autorità giudiziaria.

Mattarella e Meloni a Gemona alla mostra “Friuli 1976. Una gran voglia di vivere”

AGI - Centinaia di foto di famiglia, ricordi, strumentazioni, pagine di giornale. Un racconto di umanità e quotidianità quello che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato nella mostra allestita a Gemona del Friuli (Udine) dal Messaggero Veneto in occasione dei 50 anni dal terremoto del Friuli del 1976.

Assieme al Capo dello Stato anche la premier Giorgia Meloni, accompagnati nella visita dal direttore e dal vicedirettore del quotidiano, rispettivamente Paolo Possamai e Paolo Monsanghini, e da Arnaldo Anichi, sindaco del Consiglio Comunale due ragazzi. Capo dello Stato e premier si sono soffermati a lungo davanti alle teche che mostravano le foto di lutto e di rinascita che hanno accompagnato e seguito le terribili scosse del 1976, le ricetrasmittenti dell'epoca con cui si è tentato di dialogare nei momenti immediatamente successivi alla scossa quando i telefoni non funzionavano e la colonna che contiene i nomi dei circa mille morti provocati dal sisma.

Centinaia di ricordi raccolti dal quotidiano tra i cittadini in un "collection day" accanto a molte prime pagine che alternavano racconti luttuosi a storie di rinascita. Al termine della visita il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha omaggiato il Capo dello Stato con la maglia speciale dell'Udinese con la frase diventata un'icona del modello di ricostruzione post-sismico: "Il Friuli ringrazia e non dimentica".

Ad accogliere Mattarella e Meloni all'uscita dalla mostra, alla loggia del Consiglio comunale, oltre un centinaio di bambini con tricolore in mano hanno intonato l'Inno d'Italia soffermandosi a lungo a strappare selfie e autografi.