Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino

Inutile girarci intorno con i comunicati felpati della Rai: la conferma di Fabrizio Ferraguzzo alla direzione musicale del Sanremo 2027 targato Stefano De Martino non è una semplice nomina tecnica. È un commissariamento dei discografici in piena regola.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino
Il passaggio di testimone a Sanremo da Carlo Conti a Stefano De Martino (Ansa).

Con Ferraguzzo la Rai sfodera le armi pesanti

Dopo l’ultima gestione di Conti, archiviata tra sbadigli e ascolti d’inerzia, la tv pubblica ammette di non saper più leggere il mercato e, per non affogare nella naftalina, chiama il “ferro” della produzione pesante. Ovvero l’uomo che ha trasformato quattro ragazzini di strada nei Måneskin, il brand italiano più esportato nel mondo dopo il Parmigiano Reggiano. E così, mentre 11 milioni di italiani guardavano l’incoronazione del “signore dei pacchi”, bello, bravo e “caschettiano” di ferro, che sorride ai sottosegretari e ingolosisce nonne e nipotine, la vera mossa di potere si consumava tre passi indietro.

L’arrivo a Milano e lo sbarco in Sony

È un cerchio che si chiude con il destino che la sa lunga: nel 2012, mentre lo showman napoletano occupava militarmente i rotocalchi per aver mollato Emma Marrone per Belén, a pochi metri da lui, nei crediti del tour Sarò libera, c’era proprio Ferraguzzo a sudare sopra le corde di un basso. Due traiettorie nate all’ombra della stessa donna, una nella centrifuga del gossip, l’altra in sala prove, che 15 anni dopo si ritrovano a gestire il giocattolo più costoso della Rai. Ma per misurare la caratura del manager dei record bisogna scordarsi le tartine degli after-party e scendere a Pietralata, Roma. Lì Ferraguzzo mastica musica sin da bambino, ben prima di sbarcare a Milano alla soglia dei 30 anni e finire a dormire in un garage per un anno intero. La sua fortuna ha un nome e un cognome precisi: Pico Cibelli. È lui, oggi al comando di Warner (che quest’anno ha piazzato primo e secondo posto al Festival), a spalancargli le porte della Sony (sua ex etichetta), dove firma i primi contratti e inizia a macinare progetti che cambiano i connotati al pop italiano. Sanremo, del resto, lo conosce bene: nel 2017 mette il marchio su Portami via di Fabrizio Moro, forse il pezzo più pregiato dell’edizione. Nel 2019 inventa il fenomeno Achille Lauro portando la provocazione di Rolls Royce all’Ariston e cura Nonno Hollywood di Enrico Nigiotti. Nel 2020 trasforma i Pinguini Tattici Nucleari in una macchina da dischi di platino con Ringo Starr.

Il capolavoro Måneskin

Una lista di colpi che non dimentica la direzione musicale di X Factor, dove lancia talenti a ripetizione. Ma il suo capolavoro restano i Måneskin, pescati al Massive Arts Studios: gli bastano pochi secondi di provino per capire di avere in mano una bomba atomica.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino
Mara Maionchi con Fabrizio Ferraguzzo (dal profilo Fb).

Li aggancia, ne guida la crescita e li porta al trionfo mondiale di Zitti e buoni sbancando prima l’Ariston e poi l’Eurovision 2021, e curandone anche il management dopo il divorzio da Marta Donà. Un’espansione, che fa rima con riservatezza quasi politica, che lo porta dritto nella Recording Academy di Los Angeles: quarto italiano di sempre nella giuria dei Grammy.

L’ecosistema Ferraguzzo

Ma Ferraguzzo non è solo un manager, è un ecosistema. Con Simone Giacomini fonda Stardust, corazzata dell’influencer marketing; con Shablo dà vita a Moysa, l’hub creativo dove le arti si incrociano fuori dai vecchi schemi. Un impero che tocca ogni fase del successo: dal brano al post su Instagram, dal management di Exit Music (la sua società da quasi 3 milioni di euro) ai live. Il nodo vero, quindi, risiede nell’etica flessibile, in un sistema dove chi produce la musica e chi valuta i pass per l’Ariston siede sulla stessa sedia. La Rai, per bocca del direttore dell’Intrattenimento Prime Time Williams Di Liberatore, parla di «lavoro in team», ma l’influenza di un membro dei Grammy che governa influencer, produce hit globali e possiede un’autonomia mentale che intimidisce i burocrati, non si cancella con un verbale di commissione. Se la sua visione internazionale è la cura per un Sanremo che mostra la corda su ascolti e streaming, allora la Rai alza bandiera bianca e consegna il suo gioiello a un fuoriclasse, che il mercato non lo interpreta, lo crea.

Ferraguzzo, l’arma segreta Rai per il Sanremo 2027 targato De Martino
Fabrizio Ferraguzzo e Shablo (Ansa).

Sanremo 2026, CantaNapoli: la vittoria di Sal Da Vinci e il golpe di De Martino

La notizia più “notiziabile” di questo Festival morente, barcollante e democristiano? Non cercatela tra i ritornelli, ma nel certificato di sfratto esecutivo notificato in mondovisione. Carlo Conti, il “ragioniere del catasto” prestato alla musica, ha chiuso la pratica ligure rifilando una supercazzola in conferenza stampa: giurava di non pensare al futuro, e intanto preparava gli scatoloni sotto lo sguardo di TeleMeloni. Il passaggio di testimone con Stefano De Martino è un inedito assoluto: licenziamento in tronco camuffato da staffetta, annunciato in diretta mentre i fiori dell’Ariston erano ancora freschi.

Sanremo 2026, CantaNapoli: la vittoria di Sal Da Vinci e il golpe di De Martino
Carlo Conti e Stefano De Martino (Ansa).

Le chiavi della cassaforte musicale affidate, si vocifera, a Fabrizio Ferraguzzo

Il trentaseienne di Torre Annunziata, ex Amici, ex Belen, ex Emma Marrone, eredita un carrozzone dai numeri impietosi, con gli ascolti in picchiata e lo streaming che segna l’elettrocardiogramma piatto. L’operazione, ci risulta, era in cantiere da un anno, con Geppi Cucciari scalpitante per fargli da spalla (o da badante intellettuale). Resta da capire se la vedremo nel 2027 come mina vagante o se lo scugnizzo, ormai conduttore e direttore artistico, deciderà di ballare da solo. Nel dubbio, le chiavi della cassaforte musicale saranno affidate, si vocifera, a Fabrizio Ferraguzzo. L’uomo che ha inventato i Måneskin, ex Sony, sarà il presidio militare dei discografici sul campo. Stefano metterà il sorriso, il generale metterà l’elmetto, e insieme proveranno a recuperare i telespettatori persi quest’anno, e le prime file delle etichette.

Sanremo 2026, CantaNapoli: la vittoria di Sal Da Vinci e il golpe di De Martino
Carlo Conti e Stefano De Martino (Ansa).

Il cattivo gusto ha toccato il fondo con Andrea Bocelli

Ma veniamo alla cronaca di questa finale, iniziata sotto i peggiori auspici. Con i venti di guerra che soffiano dall’Iran, l’Ariston ha indossato l’abito della “riflessione” istituzionale. Giorgia Cardinaletti, ex di Cremonini e volto rassicurante del Tg1, ha dovuto fare lo “spiegone” geopolitico, tra il moro di Firenze e la signora di Solarolo. Un momento necessario, che però strideva terribilmente con il resto del baraccone.

Sanremo 2026, CantaNapoli: la vittoria di Sal Da Vinci e il golpe di De Martino
Giorgia Cardinaletti (Ansa).

Perché subito dopo l’appello per la pace, il cattivo gusto ha toccato il fondo con Andrea Bocelli entrato in sella a un purosangue bianco: una scena talmente ricalcata da Benigni e finita nel ridicolo involontario, proprio mentre i Pooh celebravano i 60 anni facendo strappare i cateteri ai fan in piazza e Max Pezzali restava spiaggiato sulla nave, da lunedì, come un naufrago dimenticato.

Sal Da Vinci, la vittoria del pubblico “contro” la sala stampa

Ma chi ha vinto questo festival del catasto? Prevedibilmente, l’inarrestabile Sal Da Vinci. La sua Per sempre sì, tormentone neoromantico, espugna la terra dei cachi grazie al voto massiccio di Napoli e della generazione TikTok. Il pubblico che lo aveva già incoronato con Rossetto e caffè ha ribaltato il tavolo, umiliando una sala stampa che lo aveva snobbato al primo giro.

Sanremo 2026, CantaNapoli: la vittoria di Sal Da Vinci e il golpe di De Martino
Dal Da Vinci (Ansa).

Al secondo posto, la rivelazione, Sayf, che ha portato una canzone politica travestita da tormentone, scalando il gradimento con merito. Il premio della critica Mia Martini, invece, è andato a Fulminacci: la sua Stupida sfortuna è una piccola delizia in un mare di banalità.

Sanremo 2026, CantaNapoli: la vittoria di Sal Da Vinci e il golpe di De Martino
Sayf (Ansa).

A De Martino il compito di rianimare un cadavere che non ha più voglia di cantare

Il resto della serata è stata un’epidemia sentimentale di basso profilo, da Samurai Jay che ha trascinato la genitrice sul palco a Tommaso Paradiso che la cercava disperatamente in platea. Troppa famiglia, troppa melassa.

Sanremo 2026, CantaNapoli: la vittoria di Sal Da Vinci e il golpe di De Martino
Samurai Jay e la madre (Ansa).

Alessandro Gassmann, unico rimasto a casa, potrebbe valutare l’esposto alla procura di Imperia: «Vengo anch’io? No tu no». Tra un Nino Frassica tornato per lanciare i due speciali di Sanremo e il pianto di Gino Cecchettin a notte fonda, con i nomi delle donne uccise per femminicidio proiettate sui maxischermi – un momento che il servizio pubblico avrebbe dovuto nobilitare ben prima dell’una – il sipario cala su un fallimento annunciato.

Sanremo 2026, CantaNapoli: la vittoria di Sal Da Vinci e il golpe di De Martino
Gino Cecchettin, Carlo Conti, Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti (Ansa).

Conti, ossessionato dal cronometro e da una visione televisiva che guarda allo specchietto retrovisore, naufraga da solo e lascia a De Martino l’onere di rianimare un cadavere che non ha più voglia di cantare. Affari suoi, davvero.

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico

Questo Sanremo 2026 si conferma un’edizione così spaventosamente democristiana che Carlo Conti è riuscito nell’impresa di far sembrare i Festival in bianco e nero degli Anni 50 dei raduni di punk anarco-insurrezionalisti. Reduci da una serata dedicata a cover e duetti che non sposterà gli equilibri della classifica finale e che è finita a tarallucci, vino e ipocrisia ministeriale, ci ritroviamo a commentare un Ariston che ha paura persino della sua ombra.

La censura Anni 50 sul bacio saffico tra Levante e Gaia

Lo ha dimostrato la regia che sul bacio tra Levante e Gaia ha staccato l’inquadratura con la velocità di un esorcista che vede il demonio: se nel 2026 un contatto tra due donne fa ancora scattare il panico, significa che siamo ufficialmente fermi al palo del 1950. Un oscurantismo che ha fatto il paio con il piglio del capitano di questo Titanic, capace di liquidare la cronaca mandando «un abbraccio all’incidente» (accaduto a Milano) con tanto di applauso.

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
Il bacio tra Levante e Gaia (Ansa).

Che noia le battute di Siani e la lezione del prof Schettini

Lo stesso spirito surreale che ci ha propinato, all’una passata, la lezione di fisica di Vincenzo Schettini. Vedere il «prof influencer», travolto dalla bufera per la cultura venduta a gettoni salire in cattedra per farci la morale sulla dipendenza dai social ha sfidato le leggi della decenza.

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
Vincenzo Schettini e Carlo Conti (Ansa).

Ma il grottesco era già esploso con la farsa dell’ospite Mr X. Dopo aver alimentato per ore un’attesa messianica, abbandonando persino la conferenza stampa del mattino, manco dovesse ricevere le tavole della legge sul Sinai, il conduttore ha svelato il più classico dei pacchi: Alessandro Siani.

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
Carlo Conti versione TonyPitony e Alessandro Siani (Ansa).

Ci ha salvato solo il ritorno gioioso di Bianca Balti

In questo scenario da sagra paesana, Laura Pausini è stata finalmente restituita al ruolo di cantante, mentre Alessandro Gassman schiumava rabbia sui social perché a Gianni Morandi è stato concesso di benedire il figliolo Tredici Pietro in diretta mondiale mentre a lui il privilegio è stato negato. Tra tanta plastica e a celebrazioni istituzionali come quella per Caterina Caselli, l’unica Sugar rivoluzionaria, ci ha salvato solo il ritorno gioioso di Bianca Balti, finalmente di nuovo con i suoi capelli dopo la malattia.

La pagelle della quarta serata

Ma ora, prima del verdetto finale di stasera, passiamo alle cover. Ecco le pagelle, una per una, di chi ha onorato la musica e di chi l’ha solo calpestata.

Elettra Lamborghini con le Las Ketchup, Aserejé – Voto 6. La twerking queen riesuma il tormentone del 2002 e trasforma l’Ariston in un villaggio vacanze. Giudizio: come quarta delle Las Ketchup non sfigura affatto, portando un’aria da festino bilaterale.

Eddie Brock con Fabrizio Moro, Portami via – Voto 7 (per Moro). Brock conferma la sua vocazione per l’urlo primordiale infinito, stavolta supportato da un Moro che non fa nulla per abbassare il volume. Giudizio: alla fine l’unica cosa da portarsi via sono un paio di tappi per le orecchie.

Mara Sattei con Mecna, L’ultimo bacio – Voto 4. Tentativo di scalata all’Everest su Carmen Consoli con l’aiuto di un Mecna che cerca di fare il moderno inserendo barre fuori contesto. Giudizio: un aggiornamento software fallito: l’ultimo bacio è stato decisamente amaro.

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko, Ti lascio una canzone – Voto 6. La Divina scende dal suo pianeta di titanio per omaggiare la Vanoni, mentre il primo ballerino della Scala danza nel vuoto come un mobile di pregio. Giudizio: Un duetto-non duetto da museo dove l’unico reperto che conta è la Pravo.

Levante con Gaia, I maschi – Voto 5.5. Le due puntano sul saffico-chic rileggendo la Nannini, ma l’esecuzione resta un karaoke troppo educato. Giudizio: se nel 2026 la regia scappa davanti a un bacio tra donne, siamo ufficialmente nel 1954.

Malika Ayane con Claudio Santamaria, Mi sei scoppiato dentro il cuore – Voto 6. Malika è un’interprete sopraffina, ma Mina è una vetta dove l’aria manca a tutti. Giudizio: Santamaria canta meglio di metà dei martiri in gara.

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, Occhi di gatto – Voto 7. Le sorelle del punk trascinano la regina dei cartoni animati in un vortice rock con tanto di citazione dei Led Zeppelin. Giudizio: spazzano via tutto con allegria.

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
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Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso, Su di noi – Voto 3. Dargen prova l’operazione impossibile. L’intenzione antimilitarista è nobile, ma la struttura sembra studiata troppo a tavolino. Giudizio: Un mix rovinato dalla presenza di un Pupo che puzza lontano un miglio di marchetta.

Tommaso Paradiso con gli Stadio, L’ultima luna – Voto 6. Paradiso scala Dalla con le migliori guide alpine bolognesi in circolazione. Giudizio: esibizione onesta che fa sembrare gli Stadio i veri titolari della gara.

Michele Bravi con Fiorella Mannoia, Domani è un altro giorno – Voto 6. Secondo tributo alla Vanoni della serata, stavolta giocato sulla classe della Mannoia. Giudizio: Un momento di pulizia sonora.

Tredici Pietro con Galeffi e Fudasca, Vita – Voto 6. Gianni Morandi compare per benedire il figliolo Pietro sul brano che fu del sodalizio con Lucio Dalla. Giudizio: I figli so’ piezz ‘e share: Pietro tiene botta mentre Gassman mastica fiele sui social.

Maria Antonietta e Colombre con Brunori Sas, Il mondo – Voto 7. Brunori Sas aggiunge la sua alchimia a un brano che non passa mai di moda. Giudizio: Funziona quasi tutto, tranne il vizio di aggiungere barre inutili.

Fulminacci con Francesca Fagnani, Parole parole – Voto 7. Fulminacci punta sull’ironia del duetto Mina-Celentano del 1972 coinvolgendo una Fagnani che sta al gioco con grazia. Giudizio: La Belva si scopre cantante.

Lda & Aka7even con Tullio De Piscopo, Andamento lento – Voto 8. De Piscopo a 80 anni spiega a tutti cos’è il ritmo, trascinando i due ragazzi napoletani in un’altra dimensione. Giudizio: Un metaverso tra icone e nuove leve che funziona alla grande.

Raf con The Kolors, The Riddle – Voto 5. Raf appare più a suo agio stasera che con la sua canzone in gara. Giudizio: Nemmeno la figlia Bianca nel corpo di ballo salva un’atmosfera da festa di piazza rassegnata.

J-Ax con Ligera County Fam, E la vita, la vita – Voto 7. J-Ax celebra Cochi e Renato con un caos allegro che porta energia ribelle in questo Festival retrogrado. La gang milanese funziona e diverte come ai vecchi tempi del Derby. Giudizio: Tutto perfetto finché non arriva Carlo Conti a rovinare la festa ricordando i morti col cronometro in mano.

Ditonellapiaga con Tony Pitony, The Lady Is A Tramp – Voto 8. L’erede degli Skiantos e Ditonellapiaga atterrano all’Ariston. Interpretazione magistrale di un classico, con riferimenti alla Costa Smeralda e inclusività gastronomica. Giudizio: Sono loro gli alieni che vincono la serata delle cover: performer eccellenti per il tinello tv di Rai 1.

Enrico Nigiotti con Alfa, En e Xanax – Voto 4. Il brano di Samuele Bersani è un cristallo delicato che non necessita di chirurgia estetica. Giudizio: Ansia da prestazione e liste della spesa

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
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Serena Brancale con Gregory Porter e Delia, Besame mucho – Voto 6. La Brancale si circonda di nobiltà con il piano di Delia e il velluto di Porter per rileggere un classico stra-suonato da chiunque. Giudizio: Esecuzione impeccabile che ci fa rimpiangere la lagna stratosferica che Serena ha deciso di portare in gara.

Sayf con Alex Britti e Mario Biondi, Hit the Road Jack – Voto 10. Sayf si conferma la vera scoperta di questo Sanremo, mettendo insieme una jam session dove Britti suona e Biondi coccola i timpani. Giudizio: la miglior sarabanda del Festival

Francesco Renga con Giusy Ferreri, Ragazzo solo, ragazza sola – Voto 3. Un conto è il Duca Bianco che canta sé stesso in italiano, un altro è assistere a questa grottesca cover della cover. Giudizio: David Bowie, perdonali perché non sanno quel che fanno

Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma, Quello che le donne non dicono – Voto 9. Arisa gioca in un altro campionato e prende il classico della Mannoia trasformandolo in un inno alla forza femminile. Giudizio: prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché in gara le danno sempre la canzone sbagliata.

Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci, Baila Morena – Voto 2. Qui siamo dalle parti di una festa finita male dove ognuno va per conto suo. Giudizio: Un’accozzaglia senza direzione che naufraga miseramente nonostante la tromba di Roy Paci.

Sal Da Vinci con Michele Zarrillo, Cinque giorni – Voto 5. Il re di Per sempre sì trascina Zarrillo nel suo mondo, trasformando la hit pop in un classico neomelodico da matrimonio in grande stile. Giudizio: Neomelodico d’altri tempi

Fedez e Masini con Stjepan Hauser, Meravigliosa creatura – Voto 2. Il duo rivisita la Nannini col violoncello di Hauser, ma il risultato è un pasticcio stucchevole dove Fedez infila barre incomprensibili. Giudizio: Rovinare un classico della musica italiana era l’ultima missione rimasta a Fedez.

Ermal Meta con Dardust, Golden hour – Voto 6. Ermal volta pagina e si affida al piano di Dardust per un momento di classe. Giudizio: Un’esibizione sofisticata che pulisce le orecchie.

Nayt con Joan Thiele, La canzone dell’amore perduto – Voto 6.
Il rapper romano abbandona i balbettii della gara e si cimenta con De André, coadiuvato dalla grazia di Joan Thiele. Giudizio: compitino onesto su Faber.

Luchè con Gianluca Grignani, Falco a metà – Voto 5,5. Mentre il napoletano rappa, Grignani punteggia le rime con il solito piglio. Giudizio: Il momento clou non è la musica, ma Gianluca che chiede se nei fiori ricevuti c’è il numero della Pausini. Frecciata servita gelida per una querelle che va avanti da mesi.

Chiello con Saverio Cigarini, Mi sono innamorato di te – Voto 4. Sfida impossibile su Tenco per un Chiello che sembra rimpiangere il duetto mancato con Morgan (o forse lo rimpiangiamo noi). Giudizio: un’agonia vocale che non rende giustizia all’originale.

Leo Gassmann con Aiello, Era già tutto previsto – Voto 4. Leo e Aiello fanno a gara a chi spacca prima le vene del collo su Cocciante, producendo un’esibizione decisamente sopra le righe. Giudizio: La disfida degli urli e dei padri.

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Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata

Sembrava fosse saltata l’ospitata al Festival di Sanremo di Vincenzo Schettini, docente volto del progetto social La fisica che ci piace, finito al centro delle polemiche per alcune affermazioni fatte durante il podcast di Gianluca Gazzoli e anche per presunti metodi controversi usati con gli studenti. Poi la smentita di Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time: il professore, noto per il suo approccio informale e innovativo alla didattica, salirà sul palco dell’Ariston.

Cosa aveva detto da Gazzoli

Ospite di Gazzoli a Passa dal BSMT, il prof influencer Schettini aveva detto: «L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti docenti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento». Poi aveva aggiunto: «Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e la buona cultura no?».

Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata
Vincenzo Schettini (Imagoeconomica).

I racconti degli ex studenti

A questo si è aggiunta un’altra controversia, ben più pesante. Sono infatti saltate fuori testimonianze di alcuni ex studenti di Schettini, che lo hanno accusato di usare metodi discutibili durante le sue lezioni, che sarebbero state usate spesso per registrare contenuti per il canale YouTube del professore. Con tanto di studenti utilizzati come assistenti tecnici per reggere smartphone e luci. Non solo: c’è anche chi ha parlato di presunti scambi tra voti alti e like sui suoi video online, con l’intento di aumentare le visualizzazioni. Secondo quanto riferito in forma anonima da un ex studente a MowMag, «per ottenere un incremento del voto, bisognava partecipare attivamente commentando durante la live». Ovviamente in modo positivo: i like, stando a quanto riferito, si traducevano in bonus da presentare – tramite Pdf – al momento dell’interrogazione.

La replica del prof influencer

Schettini da parte sua ha respinto ogni accusa, parlando sui social di una rappresentazione distorta della sua professionalità: «Nel cammino ho affiancato le lezioni in classe alle lezioni online, credendo fermamente che lo studio online possa essere uno strumento importante per far acquisire metodo a casa. E in questi anni ne ho avuto la riprova».

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Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata

Dopo l’esibizione della metà degli artisti in gara di martedì 25 febbraio, nel corso della terza serata del Festival di Sanremo sono saliti sul palco dell’Ariston gli altri big. Le esibizioni sono state votate dal pubblico a casa con il televoto e dalla giuria della radio. Ecco i primi cinque classificati, senza ordine di piazzamento: Arisa (Magica favola), Serena Brancale (Qui con me), Sayf (Tu mi piaci tanto), Luchè (Labirinto) e Sal Da Vinci (Per sempre sì). La quarta serata, quella di venerdì 27 febbraio, sarà dedicata alle cover e ai duetti. In questo caso voteranno tutte le giurie – pubblico; sala stampa, tv e web; giuria delle radio – ma il risultato servirà solo a decretare il vincitore di questa serata e non influenzerà la classifica dei brani inediti in gara. La competizione vera e propria riprenderà con la finale di sabato 28 febbraio.

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della terza serata
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Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?

Sanremo 2026 è il capolavoro assoluto dell’irrilevanza elevata a sistema. Un evento anagraficamente bipolare che oscilla tra il pannolino e la dentiera, dove si elegge un vincitore delle Nuove Proposte (Niccolò Filippucci, in un segmento gestito da un Gianluca Gazzoli ridotto a steward di lusso) e un attimo dopo si celebra Mogol, generando uno smarrimento collettivo che nemmeno un triplo gin tonic riuscirebbe a sedare.

Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Niccolò Filippucci vince le Nuove Proposte (Ansa).

E se si trattasse di un clamoroso autosabotaggio?

Ma il sospetto, giunti alla terza serata, è che la noia non sia un incidente di percorso, bensì un mandato preciso. E la prova si palesa quando scatta il nero pubblicitario. Lontano dagli obblighi del canone, Carlo Conti è un uomo libero: canta con il pubblico (seppure in playback), gigioneggia quasi con Laura Pausini. Poi si riaccende la spia della diretta e scatta la lobotomia ministeriale. Un fuoriclasse come lui, anche se democristiano, non può ignorare il vuoto pneumatico che porta in scena. E se eseguisse il più clamoroso degli autosabotaggi? Se questo fosse l’esito di una tirata d’orecchie da Palazzo Chigi, decisa a normalizzare l’Ariston dopo i fasti ingovernabili del passato? Una gestione di passaggio, in attesa del 2027, quasi blindata da Stefano De Martino affiancato dal manager dei Måneskin, Fabrizio Ferraguzzo, per riportare i discografici al centro del villaggio. «Lasciatemi cantare, con la chitarra in mano, una canzone piano piano: che fosse tutto apparecchiato?».

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Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Irina Shayk, Laura Pausini, Carlo Conti e Ubaldo Pantani (Ansa).

Momenti top: l’ossigeno di Pantani-Lapo e lo stile di Mogol

Tornando ai fatti, i momenti top sono stati talmente rari da sembrare allucinazioni collettive. Ubaldo Pantani, nei panni di un Lapo Elkann vestito da bandiera italiana, è stato l’unico a portare una ventata di ossigeno satirico. Tra una battuta su «Rai 9 che fa parte del grande bouquet Sky» e la pietà per un Max Pezzali confinato sulla nave senza il permesso di attraccare, Lapo-Pantani ha ricordato all’Ariston cos’è l’ironia.

Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Ubaldo Pantani- Lapo (Ansa).
Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Carlo Conti, Ubaldo Pantani e Laura Pausini (Ansa).

Anche Mogol, premio alla carriera della città di Sanremo, con 1.776 canzoni depositate (due scritte probabilmente mentre cercava il microfono), ha dato una lezione di stile: il suo amore per la moglie, sopravvissuto a 523 milioni di dischi venduti, è stato il momento più romantico. Peccato che Conti non abbia nemmeno pensato di chiedergli il titolo del brano dedicatole, troppo occupato a non fare nulla.

Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Mogol riceve da Carlo Conti il premio Città di Sanremo (Ansa).

Fronte top: il soprammobile Irina Shayk

Sul fronte flop, la co-cò Irina Shayk ha ridefinito il concetto stesso di soprammobile: un «render eccezionale», come direbbe Lapo, che ha pronunciato tre frasi in croce con l’entusiasmo di chi sta aspettando il bonifico per scappare.

Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Irina Shayk (Ansa).

Poi, il delirio sociale. In cinque minuti si è passati dagli slogan contro la violenza sulle donne alla terribile vicenda di Paolo Sarullo. Il ragazzo, vittima di violenza giovanile, che ha regalato un sussulto di grande dignità, gridando un «non si molla un cazzo». Espressione colorita che avrà costretto l’Abbronzatissimo a confessarsi all’istante con tre atti di dolore immediati.

Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Il collegamento con Paolo Sarullo (Ansa).

Neanche il tempo di processare la violenza che è scattato l’oratorio, con Laura Pausini e il Piccolo coro dell’Antoniano impegnati in Heal the world di Michael Jackson, contro le guerre, tutte.

Bel momento sì, ma seguito senza soluzione di continuità (né di logica) dalle Tagliatelle di nonna Pina e dal Coccodrillo come fa. Un cortocircuito che ci ha fatto rimpiangere persino le markette di Virginia Raffaele e Fabio De Luigi, venuti a promuovere un film con uno sketch di una tristezza siderale.

Il duetto di Eros e Alicia Keys rovinato dai problemi tecnici

Infine, il super-ospite: Eros Ramazzotti, sul palco per celebrare i 40 anni di Adesso tu, ha trovato un conduttore totalmente smarrito sulle date (quasi non sapesse perché lo aveva invitato).

Ma il duetto con Alicia Keys (lei che canta in italiano, ricordando le sue origini) su L’Aurora è finito nel caos: problema tecnico, esecuzione strozzata e pubblicità lanciata con la fretta di chi deve nascondere un cadavere. Chi scrive ha sinceramente sperato che dietro le quinte volassero pizze in faccia tra Eros e gli altri per la figuraccia internazionale. Se fossero finiti con almeno un occhio “ammarrato”, avremmo finalmente avuto una notizia da darvi, un brivido di vita in mezzo a tanto nulla di fatto.

Ma siccome siamo pur sempre al Festival delle canzonette, tocca fare i conti con la seconda tornata dei 15 big rimasti in trincea. Ecco le nostre pagelle.

Le pagelle della terza serata

Maria Antonietta e Colombre, La felicità e basta – Voto 6,5. Hanno la spensieratezza di chi ha rubato la gioia a Romina e Al Bano, ma senza il panino con il salame. Giudizio: Hipster nell’anima e incompresi dalla classifica.

Leo Gassman, Naturale – Voto 4. Un pezzo così spaventoso che nemmeno il cognome importante riesce a rendere commestibile. Giudizio: Di naturale qui c’è solo il calo di zuccheri dello spettatore dopo i primi 30 secondi di tortura uditiva.

Malika Ayane, Animali notturni – Voto 6. Si traveste da Dirotta su Cuba per una serata nel dancefloor: sempre vocalmente sopra la media. Giudizio: Raffinata come un aperitivo a bordo piscina, peccato che intorno ci sia solo la nebbia di un Festival che non rischia.

Sal Da Vinci, Per sempre sì – Voto 7. Trasforma il palco in una sala ricevimenti per matrimoni, con tanto di fede al dito e benedizione social di Luca Ward. Giudizio: Massimo Ranieri deve avergli venduto l’anima. Irresistibile, eccessivo e terribilmente virale.

Raf, Ora e per sempre – Voto 5. Sbaglia l’anno della canzone, riproponendo una Polaroid sbiadita. Giudizio: Canta che il tempo alla moglie sta una meraviglia, ma a 66 anni portati da Dio l’unica cosa degna di nota è la sua skincare mattutina.

Tredici Pietro, Uomo che cade – Voto 4. Il ragazzo è simpatico, ma ha la gola così arida che a metà strofa il voto precipita nel baratro dell’insufficienza insieme a lui. Giudizio: Qualcuno lanci una bottiglietta d’acqua al figlio di Morandi.

Francesco Renga, Il meglio di me – Voto 5. Possiede una voce d’acciaio ma non indovina un brano decente da quando i cellulari pesavano un quintale. Giudizio: Altra capsula del tempo passato.

Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?

Eddie Brock, Avvoltoi – Voto 3. Eddie Sbrok: un brano virale alle spalle non basta a reggere il peso di un palco che non perdona. Giudizio: Se per contratto non può prendere tre note consecutive, è l’unico in gara che sta rispettando i patti alla lettera.

Serena Brancale, Qui con me – Voto 6. Pugni chiusi e occhi al cielo per la madre scomparsa: bravissima, per carità, ma quanto vecchiume. Giudizio: Perfetta per l’oratorio democristiano di Conti, meno per noi.

Samurai Jay, Ossessione – Voto 3. Confuso e smarrito, non lo salva nemmeno il cameo di una Belén Rodríguez decisamente fuori sincrono. Giudizio: Più che un’ossessione è una penitenza.

Arisa, Magica favola – Voto 6. Un’ugola celestiale sprecata per una sceneggiatura Disney che starebbe bene in un sequel low-budget della Bella e la bestia. Giudizio: Arisa canta la favola, noi però siamo svegli e vorremmo un finale decisamente meno zuccheroso.

Michele Bravi, Prima o poi – Voto 6+. Qualche stecca da emozione sporca un brano decisamente buono. Giudizio: Se fosse stato scritto per Tiziano Ferro, avrebbe vinto.

Luchè, Labirinto – Voto 4,5. Il re del rap, per il canone Rai, finisce per perdersi in un vicolo cieco. Giudizio: Quando vuol fare come tutti, non convince.

Mara Sattei, Le cose che non sai di me – Voto 4,5. Il fratellino Thasup le confeziona un pacco regalo che sa di noia ritornata direttamente dal 1996. Giudizio: A metà brano ti ritrovi a controllare la scadenza dello yogurt in frigo per trovare un minimo brivido di vita.

Sayf, Tu mi piaci tanto – Voto 7,5. Parte con la frizione bruciata ma recupera in salita con un ritornello che mescola Ghali, Gazzè e impegno sociale. Giudizio: Ci piace tanto.

Sanremo, e se la noia fosse un mandato preciso?
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La classifica provvisoria

Ed ecco il colpo di coda di questa terza notte di tregenda, con la classifica provvisoria: Sal Da Vinci, Sayf, Arisa, Serena Brancale e Luchè si accomodano in top 5. Ma non cantate vittoria: venerdì sera il circo si sposta sul terreno accidentato delle cover e dei duetti.

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Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata

La seconda serata del Festival di Sanremo ha visto salire sul palco dell’Ariston 15 dei 30 big in gara. In ordine di uscita hanno cantato le Bambole di pezza (Resta con me), Chiello (Ti penso sempre), Dargen D’Amico (Ai ai), Ditonellapiaga (Che fastidio!), Elettra Lamborghini (Voilà), Enrico Nigiotti (Ogni volta che non so volare), Ermal Meta (Stella stellina), Fedez & Marco Masini (Male necessario), Fulminacci (Stupida sfortuna), J-Ax (Italia starter pack), LDA & Aka 7even (Poesie clandestine), Levante (Sei tu), Nayt (Prima che), Patty Pravo (Opera) e Tommaso Paradiso (I romantici). A fine serata sono stati svelati i primi cinque della classifica ottenuta dal voto della Giuria delle Radio e Televoto, senza ordine di piazzamento: Tommaso Paradiso, LDA & Aka 7even, Nayt, Fedez & Masini e Ermal Meta.

Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata
Festival di Sanremo, i primi cinque della classifica della seconda serata

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano

La scintilla? Un’utopia. Il guizzo? Un fuoriprogramma. Il Festival di Conti V procede su un binario di placida, quasi tombale tranquillità, ignorando che l’Ariston è un’arena che esige inventiva, non burocrazia. Invece, ci ritroviamo immersi in un’atmosfera da “pane e mortadella”, con Pausini che azzanna una fetta di mortazza dietro le quinte quasi a voler certificare il basso profilo di un’edizione che vola rasoterra. Mentre la signora di Solarolo mastica, la platea viene inghiottita da tre milioni di fantasmi: è lo spettro della prima serata, un’emorragia di share che punisce l’immobilismo di una gestione che vorrebbe omaggiare il papà Pippo Baudo e finisce per celebrarne soltanto la polvere.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Carlo Conti e Laura Pausini con la campionessa olimpionica Francesca Lollobrigida (Ansa).

Più che della canzone è il Festival dei conduttori

Se il buongiorno si vede dal mattino, questa restaurazione contiana ha il fiato cortissimo. In questo scenario di stanca, la seconda serata si apre con la consapevolezza dei cocci da raccogliere e con una scelta strategica da harakiri: piazzare il bloccone dei “giovani”, perfetti sconosciuti, più degli altri, si intende, proprio in apertura. A gestire il vivaio arriva Gianluca Gazzoli. Il podcaster sbarca all’Ariston con un orzaiolo d’ordinanza, e gestisce il traffico con garbo, ricordando la mamma da poco scomparsa.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Gianluca Gazzoli (Ansa).

Ma questo, più che il Festival della canzone, sembra il Festival dei conduttori: dall’onnipresente “Laura nazionale” che “pausinizza” pure 16 marzo di Achille Lauro (duetto non esattamente di prima fascia) allo stesso Lauro, lo scorso anno in gara, ridotto a soprammobile di lusso, da spolverare tra un blocco e l’altro. Apprezzato il toccante omaggio alle vittime di Crans-Montana: accompagnato dal soprano Valentina Gargano e da un coro di 20 elementi, Lauro canta Perdutamente.

Lillo rianima la serata. Emozionante il coro dell’Anfass

Mentre la povera Pilar Fogliati annega nell’irrilevanza di un debutto dove le viene chiesto solo di fare “le voci”, a scuotere un minimo il torpore ci pensa Lillo Petrolo, che gioca col cliché del conduttore e piazza la stoccata a Petrecca: «Non devo ribadire che siamo all’Ariston, è ovvio…». E Conti: «Al teatro Olimpico?».

Tanti saluti dalla città dei fiori, che manda Rvm sulle Olimpiadi, un annuncio per le Paralimpiadi. Salvano la serata il coro dell’Anffas di La Spezia, con una versione di Si può dare di più, capace di strappare emozione anche ai duri di cuore, e il vecchio leone Fausto Leali. Ma Sanremo resta pur sempre una gara di canzonette. Ecco le nostre pagelle.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
Fausto Leali riceve il premio Città di Sanremo (Ansa).

Le nuove proposte

Nicolò FilippucciLaguna (5) (Vince la manche e passa in finale) Arriva scortato dalle truppe di Amici con una ballad che non brilla per originalità. Il giudizio: acqua passata, un po’ come la canzone.

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Niccolò Filippucci (Ansa).


Angelica Bove Mattone (6) (Vince la manche e passa in finale) Ex di X Factor, raffinatissima, ma prigioniera di atmosfere lagnose. Il giudizio: il mattone resta sullo stomaco nonostante la confezione di lusso.

Mazzariello Manifestazione d’amore (Eliminato) Il migliore del lotto, versione Gen Z di Gazzè. Il giudizio: le radio lo passeranno lo stesso, ignorando la miopia del televoto.

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Carlo Conti, Mazzariello, Gianluca Gazzoli e Angelica Bove (Ansa).

I pagelloni dei 15 big

Patty PravoOpera (6) La Divina scende tra i mortali per un’autocelebrazione, in una canzone non all’altezza della sua voce. Il giudizio: cascata nel trappolone festivaliero.

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Patty Pravo (Ansa).

LDA & Aka7evenPoesie clandestine (6,5) I due scugnizzi si divertono con una tarantella senza pretese che trasmette allegria. Il giudizio: in un Festival di plastica, la loro top 5 provvisoria è un guizzo di vita.

Sanremo non decolla: qualche guizzo e un pizzico di emozione non bastano
LDA e AKA7even (Ansa).

Enrico NigiottiOgni volta che non so volare (5,5) La poetica quadrata del manzo livornese sta in piedi grazie agli archi e al ricordo di «Nonno Hollywood». Il giudizio: corretto, ordinato: fa il suo senza spettinare nessuno.

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Enrico Nigiotti (Ansa).

Tommaso ParadisoI romantici (5) Canta male un pezzo che è la fotocopia di tutto ciò che ha già scritto. Il giudizio: lo preferivamo sulla sponda adriatica. Su quella tirrenica è un non pervenuto.

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Tommaso Paradiso (Ansa).

Elettra LamborghiniVoilà (4) Apnea creativa per un pezzo di rara bruttezza. Il giudizio: si lamenta dei festini dei vicini: se scende in pantofole, speriamo porti via pure lo spartito.

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Elettra Lamborghini (Ansa).

Ermal MetaStella stellina (5,5) Il dramma palestinese confina pericolosamente con la retorica. Il giudizio: L’intenzione è nobile, ma non basta. La differenza con Ghali si sente.

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Ermal Meta (Ansa).

LevanteSei tu (5,5) Interpretazione leziosa per un brano senza guizzi. Il giudizio: c’è la voce, c’è la scena, ma la canzone?

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Levante (Ansa).

Le Bambole di PezzaResta con me (6) Anima punk barattata per compiacere l’Ariston. Il giudizio: il rock è andato via.

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Le Bambole di Pezza (Ansa).

Chiello Ti penso sempre (5) Si è fatto notare per aver mollato Morgan nella serata dei duetti: un merito sociale, più che artistico. Il giudizio: vuole sciogliersi nell’agonia. Lasciamolo nel suo strazio (che è anche il nostro).

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Chiello (Ansa).

J-Ax Italia Starter Pack (6) Un saloon satirico tra banjo e violini che smutanda i vizi italici. Il giudizio: un po’ di nazional pop.

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J-Ax sul palco dell’Ariston (dal profilo X di Sanremo).

Nayt Prima che (6) Il coraggio di essere intellettuale in un mare di canzonette balneari. Il giudizio: ha il fegato di parlare ai neuroni.

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Nayt (Ansa).

Fulminacci Stupida sfortuna (9) Canzone magnifica di un ottimo artista. Il giudizio: il vero colpaccio della serata.

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Fulminacci (Ansa).

Fedez & Marco MasiniMale necessario (6,5) Combo particolare ma brano scritto come si deve. Il giudizio: speravamo in scazzi alla Bugo-Morgan, ci ritroviamo con un pezzo molto applaudito.

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Fedez e Marco Masini (Ansa).

Dargen D’Amico AI AI (5) Il messaggio sull’IA si perde nel riciclo. Il giudizio: si può dare di più.

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Dargen D’Amico (Ansa).

DitonellapiagaChe fastidio! (6,5) Un mini-momento sensuale, se si capisce cosa dice. Il giudizio: se il fastidio diventa tormentone, ha vinto lei.

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Ditonellapiaga (Ansa).

La classifica provvisoria della seconda serata

La classifica provvisoria della serata vede, in ordine sparso: Paradiso, Lda e Aka /even, Nayt, Fedez e Masini ed Ermal Meta. Le prime cinque canzoni classificate in ordine sparso. Per gli altri 15 condannati, l’appuntamento è per giovedì sera. Sacrificato anche il ricordo di Ornella Vanoni. «Si può fare di peggio» è l’unico motto che resta a questo Festival.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Alle Olimpiadi invernali l’inno nazionale è risuonato così tante volte, grazie alle vittorie dei nostri atleti, che non ne abbiamo sentito la mancanza all’inaugurazione della kermesse patriottico-canora per eccellenza, il Festival di Sanremo. Anche perché quando è stato eseguito l’ultima volta sul palco dell’Ariston, dalla banda dell’Arma dei Carabinieri, l’8 febbraio 2020, non è che abbia portato tanta fortuna: un mese dopo l’Italia, anziché destarsi, si chiudeva in casa per il lockdown. Un altro inno, però, ci sarebbe stato bene: quello di Garibaldi, «si scopron le tombe, si levano i morti». L’Eroe di Caprera non gode di tanta popolarità nell’Italia meloniana di cui questo Festival è espressione – Peppino era troppo cosmopolita, troppo rivoluzionario, oggi un bel fermo preventivo non glielo toglierebbe nessuno – ma Carlo Conti sembra aver preso alla lettera almeno il suo inno: fin dalle battute iniziali, il suo Sanremo si presenta all’insegna della riesumazione, a cominciare dal defunto Pippo Baudo, evocato in voce ad aprire la prima seduta spiritica, pardon, la prima serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il ricordo di Pippo Baudo e Peppe Vessicchio a Sanremo (Ansa).

Il Sanremo di Conti è il Festival dei Due mondi, l’al di qua e l’aldilà

Sono seguite le evocazioni del maestro Peppe Vessicchio e l’ostensione di alcune reliquie viventi: la 105enne che votò per la prima volta nel referendum del 1946 e si è dichiarata apertamente «di sinistra» con l’impunità che oggi è concessa solo a una centenaria; il vetusto ma arzillo Kabir Bedi, il primo (e, per quanto mi riguarda, unico) Sandokan televisivo; Patty Pravo. Altre commemorazioni si attendono da qui alla finale. Insomma, il Festival dei Due mondi non è più a Spoleto, ma a Sanremo. Solo che i due mondi non sono l’Europa e le Americhe, come per Garibaldi, ma questo mondo e quello di là. Vista l’atmosfera da camera ardente, non stupisce che i look all’Ariston avessero tutti una nota sepolcrale: bianco-ectoplasma, rosa-corona funebre, marrone-cassa di noce, e un gettonatissimo nero, colore che sfina il Vip non ancora sgonfiato dall’Ozempic ed evoca cromaticamente sia la famiglia Addams che la famiglia politica oggi al potere, sintesi perfettamente rappresentata da Laura “Morticia” Pausini nella prima parte della serata.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi

Fedez-Masini, l’esorcismo perfetto per la coppia Mahmood e Blanco

Ma il nero totale più significativo era quello indossato da Fedez, che si è esibito in coppia con Masini, anche lui in tenuta da necroforo sbarazzino. Chi era il morto? Il passato di Fedez, probabilmente. Solo tre anni fa era l’uomo che la destra amava odiare, e che amava farsi odiare dalla destra, il mister Ferragnez audace e scostumato che a Sanremo provocava Salvini e baciava sulla bocca Rosa Chemical. Nell’ultimo anno l’abbiamo visto sfarfallare fra gli eventi dei giovani di Forza Italia, dove ha criticato Beppe Sala e Marco Travaglio, e lo yacht dei Santanchè, al fianco di Ignazio La Russa. L’inversione a U ora l’ha riportato sul palco dell’Ariston al fianco di Marco Masini, accreditato fra gli “artisti di destra” e che presumibilmente deve fungere da garante della nigredo politica dell’ex rapper.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Fedez e Marco Masini (Ansa).

La loro presenza sul palco – due maschi vestiti indubitabilmente da maschi, che cantavano un testo cupo e vittimista – sembrava una specie di esorcismo per scacciare da Sanremo il ricordo di una coppia di tutt’altro genere, Mahmood e Blanco, così luminosamente belli, desiderabilmente fluidi e sfacciatamente stilosi, che nel 2022 con Brividi raccontavano il tormento e la malìa di un amore fra uomini, fra umani. Il punto più avanzato raggiunto dalla canzone italiana, prima del ritorno all’ordine. Oltretombale.

Il Sanremo dell’Oltretomba, tra reliquie viventi ed esorcismi
Blanco e Mahmood sul palco dell’Ariston nel 2022 (Ansa).

Festival di Sanremo, l’ordine di uscita dei cantanti nella seconda serata

Carlo Conti ha annunciato in conferenza stampa l’ordine di esibizione dei 15 big in gara nella seconda serata del Festival di Sanremo. Apriranno le Bambole di pezza, mentre l’ultimo a cantare sarà Tommaso Paradiso. Gli artisti cantanti saranno presentati dai restanti 15 colleghi, che vestiranno i panni di “annunciatori”.

L’ordine di uscita dei cantanti nella seconda serata di Sanremo

Ecco l’ordine di uscita dei big in gara nella seconda serata del Festival di Sanremo.

Bambole di Pezza – Resta con me
Chiello – Ti penso sempre
Dargen D’Amico – Ai ai
Ditonellapiaga – Che fastidio!
Elettra Lamborghini – Voilà
Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare
Ermal Meta – Stella stellina
Fedez & Marco Masini – Male necessario
Fulminacci – Stupida sfortuna
J-Ax – Italia starter pack
LDA & Aka 7even – Poesie clandestine
Levante – Sei tu
Nayt – Prima che
Patty Pravo – Opera
Tommaso Paradiso – I romantici

Accanto a Conti e alla coconduttrice fissa Laura Pausini, il 25 febbraio saliranno sul palco dell’Ariston anche l’attrice Pilar Fogliati, il cantante Achille Lauro e il comico Lillo.