La scintilla? Un’utopia. Il guizzo? Un fuoriprogramma. Il Festival di Conti V procede su un binario di placida, quasi tombale tranquillità, ignorando che l’Ariston è un’arena che esige inventiva, non burocrazia. Invece, ci ritroviamo immersi in un’atmosfera da “pane e mortadella”, con Pausini che azzanna una fetta di mortazza dietro le quinte quasi a voler certificare il basso profilo di un’edizione che vola rasoterra. Mentre la signora di Solarolo mastica, la platea viene inghiottita da tre milioni di fantasmi: è lo spettro della prima serata, un’emorragia di share che punisce l’immobilismo di una gestione che vorrebbe omaggiare il papà Pippo Baudo e finisce per celebrarne soltanto la polvere.

Più che della canzone è il Festival dei conduttori
Se il buongiorno si vede dal mattino, questa restaurazione contiana ha il fiato cortissimo. In questo scenario di stanca, la seconda serata si apre con la consapevolezza dei cocci da raccogliere e con una scelta strategica da harakiri: piazzare il bloccone dei “giovani”, perfetti sconosciuti, più degli altri, si intende, proprio in apertura. A gestire il vivaio arriva Gianluca Gazzoli. Il podcaster sbarca all’Ariston con un orzaiolo d’ordinanza, e gestisce il traffico con garbo, ricordando la mamma da poco scomparsa.

Ma questo, più che il Festival della canzone, sembra il Festival dei conduttori: dall’onnipresente “Laura nazionale” che “pausinizza” pure 16 marzo di Achille Lauro (duetto non esattamente di prima fascia) allo stesso Lauro, lo scorso anno in gara, ridotto a soprammobile di lusso, da spolverare tra un blocco e l’altro. Apprezzato il toccante omaggio alle vittime di Crans-Montana: accompagnato dal soprano Valentina Gargano e da un coro di 20 elementi, Lauro canta Perdutamente.
Il momento più bello di questo Festival ce lo regala Achille Lauro con “Perdutamente”, dedicata ad Achille Barosi e a tutti i ragazzi persi nella tragedia di CransMontana. Quante lacrime
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Lillo rianima la serata. Emozionante il coro dell’Anfass
Mentre la povera Pilar Fogliati annega nell’irrilevanza di un debutto dove le viene chiesto solo di fare “le voci”, a scuotere un minimo il torpore ci pensa Lillo Petrolo, che gioca col cliché del conduttore e piazza la stoccata a Petrecca: «Non devo ribadire che siamo all’Ariston, è ovvio…». E Conti: «Al teatro Olimpico?».
il MICROFONING è realtà. #Sanremo2026 pic.twitter.com/MUxbsJCVgM
— Festival di Sanremo (@SanremoRai) February 25, 2026
Tanti saluti dalla città dei fiori, che manda Rvm sulle Olimpiadi, un annuncio per le Paralimpiadi. Salvano la serata il coro dell’Anffas di La Spezia, con una versione di Si può dare di più, capace di strappare emozione anche ai duri di cuore, e il vecchio leone Fausto Leali. Ma Sanremo resta pur sempre una gara di canzonette. Ecco le nostre pagelle.

Le nuove proposte
Nicolò Filippucci – Laguna (5) (Vince la manche e passa in finale) Arriva scortato dalle truppe di Amici con una ballad che non brilla per originalità. Il giudizio: acqua passata, un po’ come la canzone.

Angelica Bove – Mattone (6) (Vince la manche e passa in finale) Ex di X Factor, raffinatissima, ma prigioniera di atmosfere lagnose. Il giudizio: il mattone resta sullo stomaco nonostante la confezione di lusso.
Mazzariello – Manifestazione d’amore (Eliminato) Il migliore del lotto, versione Gen Z di Gazzè. Il giudizio: le radio lo passeranno lo stesso, ignorando la miopia del televoto.

I pagelloni dei 15 big
Patty Pravo – Opera (6) La Divina scende tra i mortali per un’autocelebrazione, in una canzone non all’altezza della sua voce. Il giudizio: cascata nel trappolone festivaliero.

LDA & Aka7even – Poesie clandestine (6,5) I due scugnizzi si divertono con una tarantella senza pretese che trasmette allegria. Il giudizio: in un Festival di plastica, la loro top 5 provvisoria è un guizzo di vita.

Enrico Nigiotti – Ogni volta che non so volare (5,5) La poetica quadrata del manzo livornese sta in piedi grazie agli archi e al ricordo di «Nonno Hollywood». Il giudizio: corretto, ordinato: fa il suo senza spettinare nessuno.

Tommaso Paradiso – I romantici (5) Canta male un pezzo che è la fotocopia di tutto ciò che ha già scritto. Il giudizio: lo preferivamo sulla sponda adriatica. Su quella tirrenica è un non pervenuto.

Elettra Lamborghini – Voilà (4) Apnea creativa per un pezzo di rara bruttezza. Il giudizio: si lamenta dei festini dei vicini: se scende in pantofole, speriamo porti via pure lo spartito.

Ermal Meta – Stella stellina (5,5) Il dramma palestinese confina pericolosamente con la retorica. Il giudizio: L’intenzione è nobile, ma non basta. La differenza con Ghali si sente.

Levante – Sei tu (5,5) Interpretazione leziosa per un brano senza guizzi. Il giudizio: c’è la voce, c’è la scena, ma la canzone?

Le Bambole di Pezza – Resta con me (6) Anima punk barattata per compiacere l’Ariston. Il giudizio: il rock è andato via.

Chiello – Ti penso sempre (5) Si è fatto notare per aver mollato Morgan nella serata dei duetti: un merito sociale, più che artistico. Il giudizio: vuole sciogliersi nell’agonia. Lasciamolo nel suo strazio (che è anche il nostro).

J-Ax – Italia Starter Pack (6) Un saloon satirico tra banjo e violini che smutanda i vizi italici. Il giudizio: un po’ di nazional pop.

Nayt – Prima che (6) Il coraggio di essere intellettuale in un mare di canzonette balneari. Il giudizio: ha il fegato di parlare ai neuroni.

Fulminacci – Stupida sfortuna (9) Canzone magnifica di un ottimo artista. Il giudizio: il vero colpaccio della serata.

Fedez & Marco Masini – Male necessario (6,5) Combo particolare ma brano scritto come si deve. Il giudizio: speravamo in scazzi alla Bugo-Morgan, ci ritroviamo con un pezzo molto applaudito.

Dargen D’Amico – AI AI (5) Il messaggio sull’IA si perde nel riciclo. Il giudizio: si può dare di più.

Ditonellapiaga – Che fastidio! (6,5) Un mini-momento sensuale, se si capisce cosa dice. Il giudizio: se il fastidio diventa tormentone, ha vinto lei.

La classifica provvisoria della seconda serata
La classifica provvisoria della serata vede, in ordine sparso: Paradiso, Lda e Aka /even, Nayt, Fedez e Masini ed Ermal Meta. Le prime cinque canzoni classificate in ordine sparso. Per gli altri 15 condannati, l’appuntamento è per giovedì sera. Sacrificato anche il ricordo di Ornella Vanoni. «Si può fare di peggio» è l’unico motto che resta a questo Festival.
