
È successo domenica 7 dicembre: 3 persone sono morte subito, una quarta in ospedale. Il drammatico racconto dei testimoni: "Mi sono voltato e la piscina è passata dall'essere piena a completamente vuota".
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Gli interrogatori della polizia federale belga hanno portato al rilascio, nella notte, di Federica Mogherini, Stefano Sannino e Cesare Zegretti, fermati nell’ambito di un’indagine sul presunto uso improprio dei fondi destinati alla formazione dei giovani diplomatici europei. La Procura europea, che coordina il caso, ha spiegato che i tre non sono considerati a rischio di fuga e che sono stati informati formalmente delle accuse: frode negli appalti, corruzione, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale. Come precisato dall’autorità giudiziaria, tutti restano presunti innocenti fino a eventuale decisione dei tribunali belgi. Ma il caso si inserisce in un contesto di credibilità già fragile dei vertici europei.
L’inchiesta si concentra sulla gestione della European Union Diplomatic Academy, il programma affidato al Collegio d’Europa tra il 2021 e il 2022 dopo una gara d’appalto. Gli investigatori stanno verificando se informazioni riservate sui criteri di selezione siano state condivise in anticipo con l’istituto, favorendo di fatto la sua candidatura. La vicenda coinvolge figure di primo piano delle istituzioni europee. Mogherini, ex Alto rappresentante Ue e oggi rettrice del Collegio, e Sannino, già segretario generale del Seae e attuale direttore generale per Medio Oriente, Nord Africa e Golfo nella Commissione, erano stati fermati mentre gli agenti eseguivano gli accertamenti. Secondo la Procura europea, le verifiche serviranno a chiarire se la procedura di gara sia stata alterata.

La vicenda mette nuovamente al centro il tema della trasparenza nelle istituzioni europee. Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, in particolare, il rischio è politico: i suoi critici stanno usando l’inchiesta per rilanciare l’idea di un nuovo voto di sfiducia, che sarebbe il quarto. «La credibilità delle nostre istituzioni è in gioco», ha detto Manon Aubry, copresidente di The Left al Parlamento europeo. La Commissione era già stata sotto pressione nel 2024 per la gestione dei messaggi con il Ceo di Pfizer durante la pandemia di Covid, un episodio che aveva sollevato dubbi sulla capacità dell’Unione di dimostrare che i propri meccanismi di controllo funzionano, e che gli standard invocati verso gli Stati membri valgono anche al proprio interno.
L’ECR Group ha nominato Marco Marsilio nuovo relatore del pacchetto europeo sulla mobilità sostenibile presso il Comitato europeo delle Regioni. Il presidente della Regione Abruzzo dovrà promuovere la transizione verso una mobilità diversa, in grado di impattare qualitativamente sulla vita dei cittadini. Marsilio porterà così la sua Regione al centro del dibattito strategico europei. Ma dovrà anche coniugare le esigenze di tutti gli enti locali e i piani europei, spingendo verso la decarbonizzazione dei trasporti.
L’Unione europea ha avviato una revisione profonda del proprio diritto digitale con il pacchetto Digital Omnibus, un intervento pensato per semplificare un sistema normativo diventato negli anni sempre più stratificato. L’obiettivo è costruire un’architettura unica e coerente, capace di tenere insieme privacy, mercato digitale, sicurezza informatica e sviluppo dell’intelligenza artificiale. La Commissione europea punta a rendere le regole più flessibili e comprensibili, riducendo gli oneri per imprese e cittadini. Il pacchetto interviene sul cuore della regolazione europea: dal GDPR alla direttiva ePrivacy, fino all’AI Act. Bruxelles stima che l’operazione possa tagliare fino a 5 miliardi di euro di costi amministrativi entro il 2029.

La riforma rivede la definizione di “dato personale”, limitandone l’applicazione ai casi in cui esista una reale possibilità di identificare una persona. Questo chiarimento esclude molti trattamenti su dati aggregati o pseudonimizzati, oggi soggetti a regole più rigide del necessario. Un capitolo rilevante riguarda i cookie e i sistemi di tracciamento: le norme dell’ePrivacy confluiscono nel GDPR e viene introdotto un sistema di segnali di consenso inviati direttamente dal browser, che i siti dovranno riconoscere. L’intento è ridurre l’attuale proliferazione di banner e richieste ripetitive. Sul versante della sicurezza, arriva un punto unico di notifica gestito da Enisa: un’unica piattaforma per segnalare incidenti cyber, che poi verranno instradati automaticamente verso le autorità competenti.
Cambiano anche le basi giuridiche per lo sviluppo dei modelli di AI. Il Digital Omnibus chiarisce che le aziende potranno trattare alcuni dati personali senza dover raccogliere consensi su larga scala, utilizzando come base giuridica il “legittimo interesse”. Questa possibilità vale solo quando il trattamento è realmente necessario all’addestramento dei modelli, non è escluso da norme specifiche, ed è accompagnato da garanzie stringenti: una valutazione d’impatto formale sui rischi, obblighi di trasparenza e la possibilità per ogni utente di opporsi in qualsiasi momento. La riforma modifica anche la tempistica dell’AI Act: gli obblighi per i sistemi ad alto rischio scatteranno solo quando saranno disponibili gli standard tecnici europei necessari ad applicarli, così da evitare regole formalmente in vigore ma impossibili da rispettare.
Il 26 novembre i rappresentanti permanenti dei 27 Stati dell’Unione europea hanno dato il via libera alla posizione negoziale del Consiglio europeo sul regolamento per prevenire e contrastare gli abusi sessuali sui minori online, noto giornalisticamente come “Chat control“. La norma era stata proposta dalla Commissione europea nel 2022. Italia e Germania si sono astenute, preoccupate per la tutela della privacy e la sicurezza delle chat cifrate.

Il testo inizialmente prevedeva che le piattaforme di messaggistica sottoponessero a scansione obbligatoria tutti i contenuti, comprese le chat protette dalla crittografia end-to-end, per individuare materiale pedopornografico e tentativi di adescamento di minori. L’idea aveva scatenato forti critiche: esperti di sicurezza, gruppi per i diritti digitali e alcune piattaforme temevano rischi per la privacy e per la sicurezza informatica. Il testo approvato però è stato modificato: elimina la scansione obbligatoria, sostituendola con obblighi di valutazione e mitigazione dei rischi. Le piattaforme dovranno implementare strumenti per segnalare abusi, controllare i contenuti condivisi dai minori e garantire impostazioni di privacy predefinite. La scansione dei contenuti rimane possibile, ma solo su base volontaria. Il regolamento introduce anche il nuovo Centro europeo per gli abusi sessuali sui minori, che supporterà Stati e piattaforme, gestirà una banca dati delle segnalazioni e collaborerà con Europol.
L’approvazione apre la strada ai negoziati tra Consiglio, parlamento e Commissione per definire il testo definitivo, con scadenza ad aprile 2026. Il parlamento mantiene una posizione più garantista, e le trattative dovranno bilanciare sicurezza, tutela dei minori e libertà civili. La Danimarca, Paese promotore della misura, ha sottolineato l’urgenza di nuove norme per tutelare i minori: «Ogni anno milioni di file che raffigurano violenze su minori vengono condivisi in rete. Il fenomeno richiede una risposta decisa», ha detto il ministro della Giustizia Peter Hummelgaard.
L’aumento dei canoni e la difficoltà nel trovare una casa a prezzi sostenibili sono ormai problemi diffusi in tutta Europa. Negli ultimi dieci anni, i costi delle abitazioni nei Paesi Ue sono aumentati del 53 per cento, mentre gli affitti – dal 2010 al primo trimestre 2025 – sono saliti del 27,8 per cento, con picchi molto più alti in Estonia, Lituania, Ungheria e Irlanda. La crisi colpisce soprattutto i giovani e le famiglie con redditi medio-bassi, costrette a rimandare l’uscita di casa o a trasferirsi lontano dai centri urbani. Per affrontare un’emergenza ormai strutturale, Bruxelles ha varato una strategia che combina nuovi strumenti politici e finanziari.

Per la prima volta è stato nominato un Commissario dedicato all’energia e agli alloggi, il danese Dan Jørgensen, incaricato di coordinare il lavoro delle istituzioni sulle politiche abitative. In parallelo, il Parlamento europeo ha creato una commissione speciale sulla crisi della casa, con mandato esteso fino a luglio 2026. A marzo 2025, Commissione europea e Banca europea per gli investimenti hanno presentato un piano da 10 miliardi di euro per sostenere progetti di edilizia sostenibile e a prezzi accessibili. I fondi serviranno sia alla costruzione di nuove abitazioni sia alla riqualificazione del patrimonio esistente, con particolare attenzione all’efficienza energetica. Un ulteriore passo è arrivato a settembre 2025, quando il parlamento ha autorizzato l’uso dei fondi di coesione e dei fondi sociali anche per l’edilizia abitativa. L’obiettivo è spingere gli Stati membri a incrementare gli investimenti e ampliare l’offerta, oggi frenata anche dal calo delle nuove costruzioni registrato dopo la crisi del 2008 e durante la pandemia. Queste iniziative rispondo sopratutto al caro energia e alla scarsità di nuove costruzioni, però manca ancora una strategia per contrastare la diffusione degli affitti turistici.
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che uno Stato membro ha l’obbligo di riconoscere un matrimonio tra due cittadini europei dello stesso sesso che è stato legalmente contratto in un altro Stato membro. La decisione riguarda due cittadini polacchi sposati in Germania, che avevano chiesto la trascrizione del loro matrimonio nei registri civili polacchi. La Polonia aveva respinto la richiesta perché la legge polacca non consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La Corte Ue, invece, ha chiarito che il rifiuto è contrario al diritto dell’Unione perché viola il diritto di condurre una vita familiare nell’esercizio della libertà di circolazione e soggiorno in altri Paesi. Pur riconoscendo che le norme in materia di matrimonio «rientrano nella competenza degli Stati membri», la Corte ricorda che quando i cittadini Ue «creano una vita familiare in uno Stato membro ospitante, in particolare in virtù del matrimonio, devono avere la certezza di poter proseguire tale vita familiare al momento del ritorno nel loro Stato membro di origine».
Natasha Cazenave resterà alla guida dell’ESMA fino al 2031. Il Board of Supervisors dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati ha infatti deciso di rinnovarne il mandato. Cazenave resterà direttore esecutivo per un secondo periodo quinquennale. Un forte segno di fiducia, la riconferma, come confermato anche da Verena Ross. Quest’ultima, presidente dell’ESMA, ha parlato della «forte leadership, visione e dedizione» dimostrate da Cazenave durante il primo mandato. E quest’ultima ha risposto sottolineando di essere «onorata della fiducia» dimostratale dal Consiglio e dalla presidente Ross.
Alle elezioni parlamentari nei Paesi Bassi, con il 90 per cento delle schede scrutinate, il partito centrista D66 di Rob Jetten e l’estrema destra di Greet Wilders risultano appaiati a 26 seggi ciascuno, con una differenza di appena duemila voti a favore di Jetten. Per i liberali si tratta di un balzo storico: quasi il triplo dei seggi rispetto al 2023, mentre il Partito per la Libertà (Pvv) di Wilders è arretrato di 10 seggi. L’affluenza si è attestata al 76,3 per cento, in lieve calo ma comunque elevata. «Abbiamo scritto una nuova pagina per il Paese», ha dichiarato Rob Jetten, 38 anni, ex ministro per il Clima ed Energia, potrebbe diventare il più giovane e il primo premier apertamente omosessuale nella storia olandese.

Il voto segna un brusco arretramento per Wilders, reduce dalla vittoria di due anni fa. Tutti i principali partiti tradizionali hanno escluso la possibilità di governare con lui, dopo che il leader dell’estrema destra ha provocato la caduta dell’ultimo esecutivo a giugno, ritirando il Pvv in seguito al rifiuto dei partner di approvare le sue politiche anti-rifugiati. Alle spalle dei due principali partiti, i liberali del Vvd ottengono 23 seggi, mentre l’alleanza Verdi-Laburisti (GL/PvdA) guidata da Frans Timmermans scende a 20. I cristiano-democratici del Cda risalgono a 19. Con 15 partiti entrati in parlamento e 76 seggi necessari per la maggioranza, la formazione del governo richiederà mesi di negoziati.
Gli exit poll delle elezioni anticipate nei Paesi Bassi indicano un clamoroso sorpasso del partito di centrosinistra D66 sull’estrema destra di Geert Wilders, autore della caduta del precedente governo. Secondo i primi dati trasmessi della tv olandese Nos, il partito guidato dal 38enne Rob Jetten, sarebbe destinato a diventare la forza più grande del nuovo parlamento con 27 seggi, in netto aumento rispetto ai 9 del 2023. Il Partito della Libertà (PVV) di Wilders, passerebbe invece da 37 a 25 seggi. Ma essendo exit poll, alle 21.48 c’è ancora un errore stimato di uno-due seggi.

Se confermato, sarebbe un risultato storico: D66 non era mai stato il primo partito del parlamento. Per quanto riguarda gli exit poll degli altri partiti: i liberali di centrodestra del VVD potrebbero ottenere 23 seggi, la sinistra rosso-verde di GroenLinks-PvDA si ferma a 20, sotto le attese, e i cristiano-democratici del CDA salgono a 19, guadagnando 14 seggi rispetto alle elezioni precedenti. Jetten, 38 anni, ex ministro dell’Ambiente e europeista convinto, ha guidato la campagna puntando su un approccio liberal-progressista. La tv NOS ha già ipotizzato scenari di coalizione: D66 potrebbe governare con VVD, CDA e GroenLinks-PvDA, raggiungendo una maggioranza tra 78 e 89 seggi su 150, senza l’estrema destra. Il percorso per formare il nuovo governo sarà comunque lungo, ma Jetten appare come il probabile primo ministro della prossima legislatura.