I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?

Le Olimpiadi invernali sono partite malissimo per Paolo Petrecca, il direttore di RaiSport, e dentro la redazione qualcuno sussurra che nel ciclismo «gli avrebbero dato la maglia nera, quella dell’ultimo classificato», sorvolando sul fatto che «comunque il colore nero gli sarebbe piaciuto», vista la sua vicinanza a Fratelli d’Italia. La conduzione della serata inaugurale finirà negli annali di “come non si deve fare una telecronaca”, roba da instant book per i neoassunti della Rai. Per dirla col critico televisivo Aldo Grasso, che sul Corriere della sera l’ha distrutto, «non ne ha azzeccata una. Vaneggiava senza cognizione di causa, ignorava l’identità degli atleti e, colpa ancor più grave, non ha capito che esistono silenzi carichi di significato che non vanno profanati». I giornalisti di RaiSport sono sul piede di guerra, hanno annunciato un pacchetto di sciopero a fine Olimpiadi e comunicato la decisione di ritirare la loro firma da servizi, collegamenti e telecronache fino alla fine dei Giochi, «in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento». Se non altro è arrivata una buona notizia: Petrecca non condurrà la cerimonia finale dei Giochi, niente “esame di riparazione” per lui (aridatece il povero Auro Bulbarelli, defenestrato per aver spoilerato lo sketch di Sergio Mattarella sul tram). Ma è difficile che questo basti a salvarlo, e l’ipotesi dimissioni (probabilmente a fine Olimpiadi) sembra sempre più inevitabile. A Roma, tra l’altro, dall’Ordine dei giornalisti si spiffera che Petrecca abbia qualche conto in sospeso anche sulla parità di genere, con una commissione che sarà chiamata a valutare la «mancanza di un’adeguata rappresentanza» delle conduttrici, dato che sono stati scelti, tra i “big”, tantissimi uomini per raccontare le Olimpiadi.

I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
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I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
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I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?
I guai di Petrecca, dalla redazione sul piede di guerra alla parità di genere: si dimetterà?

I guai di Petrecca di certo vengono da lontano e non nascono certo con Milano-Cortina. Contro di lui a fine agosto del 2025 la redazione aveva già annunciato tre giorni di sciopero, sfiduciandolo, dopo la mancata approvazione del piano editoriale. Il quasi 62enne Petrecca è passato allo Sport a marzo dell’anno scorso, ma prima le cose non andavano tanto meglio, quando era alla guida di RaiNews. Nell’ordine, breve riassunto: il cdr lo ha accusato di presunti tagli imposti ai pezzi di cronaca sul figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa indagato per violenza sessuale; è finito nel mirino per non aver dato risalto nel telegiornale alla sconfitta della destra alle elezioni in Francia, con un particolare grottesco: «Petrecca ritiene opportuno concedere spazio a un evento non scevro da interessi personali», scrisse il cdr, alludendo al “Festival delle città identitarie” di Pomezia, dove si esibiva la cantante Alma Manera, che incidentalmente era la sua fidanzata (ora diventata moglie). Fu anche pesantemente attaccato dalla redazione per aver titolato sull’«assoluzione» del sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove, anticipando la sentenza: peccato si trattasse solo della richiesta dei pm sul caso Cospito, tant’è che poi Delmastro è stato condannato a otto mesi, altro che assoluzione. L’episodio portò la redazione a sfiduciarlo (c’è chi lo chiama il collezionista di sfiduce). E ora il caos olimpico, che potrebbe costargli la poltrona. Per Petrecca venerdì è arrivata una totale “stecca”, per usare il linguaggio caro ai musicisti: non c’entra nulla la già citata consorte del direttore, Alma Manera, la cantante che, visto il senso della Rai per la meritocrazia, qualcuno ha temuto per un attimo di vedere infilata nello spettacolo dello stadio Olimpico, pardon, San Siro, tra Mariah Carey e Laura Pausini

Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole

La prima apparizione è andata in scena venerdì scorso, su Rai3, all’ora di cena. Whoopi Goldberg, la Sister Act del mondo intero, quella che ha messo l’Oscar sul comodino insieme a un Grammy, un Emmy e un Tony, è sbarcata a Un posto al sole, tra i marmi di Palazzo Palladini. Il risultato? Un contrasto dichiarato, quasi comico. Da un lato il portiere Raffaele Giordano, in versione maggiordomo-col fiatone, che l’ha accolta con la devozione di chi riceve la Madonna di Pompei. Dall’altro Renato Poggi, l’unico a conservare un briciolo di buon cinismo, che l’ha osservata con lo sguardo di chi teme il furto del limoncello. Non è stata un’allucinazione da peperonata, ma il colpo di teatro per il trentennale della soap.

Dietro la comparsata della star non c’è solo l’amore per Napoli

La narrazione ufficiale ha fatto suonare le campane a festa. La star globale che atterra a Napoli, bacia il suolo (o quasi), dichiara amore eterno al Golfo e ci fa sapere, con l’entusiasmo di chi scopre la frittatina di pasta, che il set (questo set!) le ha «fatto ritrovare il piacere della recitazione». Tutto giusto. Tutto magico. Tutto, forse, un po’ zuccheroso. Perché basta abbassare il volume dei violini e alzare quello della stampa americana per sentire un’altra musica. Dietro il sorriso di Eleanor Price, l’imprenditrice venuta da Oltreoceano per comprare uno yacht dai cantieri Palladini e magari un pezzo di cuore di Raffaele, c’è una storia che sa di bonifici salvifici. I fatti parlano chiaro e li ha messi in piazza lei stessa. Bisogna tornare a novembre 2024, sul set di The View, il talk show della Abc che conduce dal 2007, con uno stipendio annuo compreso tra i cinque e i sei milioni di dollari. Si parlava di elezioni presidenziali e voto operaio pro-Trump. E Goldberg ha deciso di non usare filtri: «I understand that people are going through a difficult time. Me too. If I had all the money in the world, I would not be here, OK? I’m a working person, I work for a living». Tradotto per chi a Upas mastica l’inglese come Rosa: «Capisco che le persone stiano attraversando un periodo difficile. Anch’io. Lavoro per vivere. Se avessi tutti i soldi del mondo non sarei qui, chiaro?».

Anche i premi Oscar devono pagare le bollette…

Con un patrimonio che balla tra i 30 e i 60 milioni di dollari, l’accostamento alla classe operaia le è costato il linciaggio social. Ma lei ha rincarato la dose a Entertainment Tonight, lo scorso settembre. A chi le chiedeva se pensasse di godersi la pensione, ha risposto: «Chi può permetterselo? Se non fai un matrimonio fortunato devi continuare a lavorare. Le bollette non si pagano da sole». Una delle pochissime artiste al mondo ad aver conquistato i quattro premi principali dello spettacolo, ha rivelato, senza imbarazzo, di lavorare per necessità economica. Un ritornello che ha ripetuto anche nell’autobiografia Bits and Pieces: My Mother, My Brother, and Me: l’Oscar non ti fa ricco per sempre.

Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Whoopi Goldberg al Met Gala 2025 (Ansa).

Così l’Italia è diventata un buon rifugio

E mentre in America si confessava così, a Viale Mazzini si progettava il trentennale della soap. Serviva un nome. Quello giusto, a cui Hollywood ha smesso da un pezzo di mandare i fiori. Lo ha ammesso lei, senza giri di parole: «Non c’è più spazio per me a Hollywood, dal momento che ci sono attrici più giovani e più glamour che ottengono tutte le parti… nessuno mi manda più copioni…». È tutta lì, la verità. L’industria americana ha la memoria corta e la fedina del politicamente corretto sempre pronta: qualche polemica di troppo, qualche uscita infelice, tra dichiarazioni sull’Olocausto costate sospensioni e richiami, e il telefono ha smesso di squillare. L’Italia è diventata così il buon rifugio (con tanto di casa in Sicilia), dove una figura come la sua può ancora ottenere attenzione, rispetto, standing ovation. Non è un caso che il suo ultimo film, Leopardi & Co, sia stato girato nelle Marche, per la regia di Federica Biondi. Un lavoro onesto, dignitoso, per carità. Ma anche un segnale: il mercato si è ristretto verso produzioni più piccole, più accessibili.

Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
Il cast di Upas con Whoopi Goldberg (dal profilo Instagram della soap).

Upas è una macchina perfetta, non serviva la benedizione straniera

Eccola allora a Upas. Venti episodi previsti per lei. Un personaggio creato ad hoc. Una storyline ritagliata per il pubblico casalingo che si sente rassicurato quando arriva qualcuno da fuori a certificare il valore di ciò che già conosce. È questo il punto. Non la sua presenza. Non la sua bravura. Il nodo è l’atteggiamento che abbiamo nei confronti di noi stessi. Quel vecchio complesso d’inferiorità per cui, se arriva un’americana a dirci «bravi!», allora valiamo qualcosa. È il riflesso di una credulità sentimentale che ci porta a innamorarci di chiunque venga da lontano e abbia vinto qualcosa. E noi ci sentiamo importanti per associazione. Ma Un posto al sole non ha mai avuto bisogno di stampelle. È una macchina perfetta che dal 1996, dall’intuizione di Giovanni Minoli (allora direttore di Rai3), macina ascolti e mette al centro i problemi reali degli italiani, il tessuto urbano di Napoli, e il respiro di una comunità intera. Benvenuta Whoopi, ci mancherebbe. Ma non ci serviva la benedizione straniera.

Whoopi Goldberg in Italia ha trovato davvero Un posto al sole
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Striscia la notizia e un ritorno che sa di addio: è l’ultimo saluto a Ricci?

Il rispetto per un gigante della televisione come Antonio Ricci aveva indotto Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratore delegato di Mediaset, a promettere a luglio del 2025 che Striscia la notizia, sospesa per fare posto a La ruota della fortuna, sarebbe tornata. Poi però passavano le settimane, i mesi, e la situazione diventava sempre più imbarazzante.

Striscia la notizia e un ritorno che sa di addio: è l’ultimo saluto a Ricci?
Striscia la notizia e un ritorno che sa di addio: è l’ultimo saluto a Ricci?
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Striscia la notizia e un ritorno che sa di addio: è l’ultimo saluto a Ricci?
Striscia la notizia e un ritorno che sa di addio: è l’ultimo saluto a Ricci?

Il programma condotto da Gerry Scotti macinava record di ascolti su Canale 5, mentre di Striscia non si sapeva più nulla, neppure sui listini di Publitalia, che non la contemplavano nei palinsesti dell’ammiraglia di Mediaset almeno fino a fine anno. Ricci, allora, mandava in avanscoperta i suoi storici inviati per sondare il terreno: uno su tutti Jimmy Ghione, che a inizio settembre addirittura annunciava pubblicamente che Striscia la notizia sarebbe tornata su Canale 5 nella seconda settimana di novembre. A Mediaset lasciavano fare e non commentavano, un po’ come si fa coi vecchi anziani brontoloni e un po’ ripetitivi.

Striscia la notizia e un ritorno che sa di addio: è l’ultimo saluto a Ricci?
Gerry Scotti (Imagoeconomica).

E il futuro di Striscia? Dalla trasmissione dipendono circa 150 persone

Nel frattempo, Ricci rinnovava il suo contratto con Mediaset per tutto il 2026 (e quando scadrà il vecchio volpone della tivù avrà 76 anni), mentre rimaneva incerto il destino della squadra di Striscia, trasmissione da cui dipendono decine di famiglie, tra inviati, autori, cameraman, eccetera: un esercito di circa 150 persone.

La call to action e l’eterno ritorno che non arrivava mai

Poi, all’improvviso, ecco a inizio ottobre uno spot su Canale 5: una call to action in cui si invitavano i telespettatori a inviare segnalazioni a Striscia. Non era chiaro per cosa, e soprattutto per quando. Il tempo intanto passava. Forse Striscia sarebbe tornata a dicembre? Fioccavano indiscrezioni qua e là, su testate sapientemente imboccate. Ma Ricci e Mediaset restavano formalmente in silenzio. E intanto sul web iniziavano a girare le parodie, usando spezzoni del film Ricomincio da capo (Il giorno della marmotta), che annunciavano un ritorno di Striscia a gennaio, marzo, ma forse pure in aprile e via così.

Striscia la notizia e un ritorno che sa di addio: è l’ultimo saluto a Ricci?
Pier Silvio Berlusconi (foto Imagoeconomica).

Addirittura qualcuno di Mediaset lasciava trapelare che si stesse sbaraccando lo storico studio televisivo di Striscia a Cologno Monzese, e che pure il Museo di Striscia potesse avere le ore contate. Purtroppo la triste realtà è che a Mediaset non sanno proprio che farsene del programma di Ricci. Soprattutto dopo essersi ritrovati per le mani un gioiello come La ruota che ha rimesso a posto gli ascolti di Canale 5 in prima serata.

Bisognava dunque trovare un modo onorevole per congedarsi senza traumi da un grandissimo come Antonio Ricci, la cui trasmissione di punta, a dirla tutta, stentava già da una decina d’anni. E quel modo è stato trovato: Striscia la notizia tornerà in onda a gennaio, per la prima volta in prime time (quindi alle ore 22, dopo La ruota) su Canale 5, con cinque puntate speciali condotte da Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, i volti storici.

Gennaio, cioè il mese più scarico di pubblicità dell’anno

A occhio, un modo perfetto per salutare il pubblico e dirsi addio. D’altronde, la dice lunga il passaggio da 365 giorni all’anno nei quali Ricci, per decenni, è stato deus ex machina dell’access prime time di Canale 5 con Striscia e Paperissima, a invece cinque misere puntate a gennaio, cioè il mese più scarico di pubblicità dell’anno.

Pier Silvio è stato inamovibile, un po’ come con Barbara D’Urso

Il tempo di Ricci a Mediaset sembra finito. E il marchio Striscia non potrà essere usato né da Mediaset senza Ricci, né da Ricci al di fuori di Mediaset. Pier Silvio, che in cuor suo ha voglia di smontare pezzo per pezzo ogni reperto editoriale che risalga a papà Silvio, è stato inamovibile, un po’ come con Barbara D’Urso. Quando le cose finiscono, devono finire senza rancori.

Striscia la notizia e un ritorno che sa di addio: è l’ultimo saluto a Ricci?
Barbara D’Urso (Imagoeconomica).

Ricci ha risorse sufficienti per sopravvivere anche senza lavorare

Diciamo che in 42 anni di Mediaset il buon Ricci ha comunque messo da parte risorse sufficienti per sopravvivere anche senza lavorare: si è sempre prodotto tutto da solo e il suo fatturato, tra Striscia e Paperissima, era di circa 40 milioni di euro all’anno secondo indiscrezioni di stampa. La Stone srl, società della famiglia Ricci, ha chiuso il 2024 con un patrimonio netto di 107,7 milioni di euro, utili portati a nuovo per 85 milioni di euro, immobilizzazioni materiali (ovvero case e terreni) per quasi 107 milioni di euro, e immobilizzazioni finanziarie per 38,3 milioni di euro. Una pensione più che dorata, insomma.

Su Sky arrivano nuovi canali, da Disney al cinema: da quando

Novità in arrivo per gli abbonati Sky. Come anticipato da ItaliaOggi, il broadcaster di Comcast sta per ufficializzare una nuova partnership per riportare i canali tv lineari di Disney sulla sua piattaforma con alcuni dei ricchi contenuti anche di FX e Hulu: in prospettiva, dunque, l’approdo sia di contenuti per i più piccoli come i cartoni animati, ma anche proposte in merito a serialità, documentari e film. L’intesa arriva proprio alla vigilia della fine di un’altra storica partnership che ha legato Sky a Warner Bros. Discovery: dal 31 dicembre, infatti, ci sarà l’addio definitivo a Cartoon Network e Boomerang, oltre a tutti i lungometraggi Warner e alle nuove serie HBO.

Disney Jr., dal primo dicembre un canale dedicato ai più piccoli

Su Sky arrivano nuovi canali, da Disney al cinema: da quando
Una statua di Walt Disney e Topolino (Imagoeconomica).

Già certo l’approdo su Sky, a partire dal primo dicembre, del canale Disney Jr., pensato in particolare per accompagnare i bambini in età prescolare nelle loro prime grandi scoperte grazie a personaggi e storie che hanno fatto sognare intere generazioni. La programmazione, disponibile parallelamente anche on demand, comprenderà dunque cartoni animati e serie tv stimolando, attraverso il gioco, l’apprendimento con risate, passi di danza e canzoni. Il palinsesto conterà, per esempio, La casa di Topolino con l’omonimo protagonista e i suoi simpatici amici, e Spidey, per conoscere il valore del lavoro di squadra e dell’amicizia grazie all’Uomo Ragno e a tutti i supereroi Marvel ancora bambini. E ancora, spazio al magico mondo sommerso di Disney Jr. Ariel e ai SuperKitties, senza dimenticare Sofia la principessa e Bluey.

Nasce Sky Cinema Stories, il canale dedicato ai grandi film

Su Sky arrivano nuovi canali, da Disney al cinema: da quando
La sede di Sky Italia (Imagoeconomica).

Novità anche per gli abbonati Sky Cinema con l’arrivo del nuovo canale Stories, che si accenderà da domenica 7 dicembre anche in streaming su Now Tv. Per l’occasione, in prima visione arriverà il film La stranezza di Roberto Andò con protagonisti Ficarra e Picone in un omaggio originale al grande Luigi Pirandello con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo. Nel palinsesto arriveranno anche tutte le grandi produzioni tratte da eventi realmente accaduti e i lungometraggi che hanno scritto la storia del cinema facendo incetta di premi in giro per il mondo. Annunciati, per esempio, The Wolf of Wall Street e Rush, ma anche Le assaggiatrici e Il Traditore. Senza dimenticare i lungometraggi protagonisti dell’ultima edizione degli Oscar, da Anora a The Brutalist passando per Conclave. Fino ad arrivare a cult del calibro de Il miglio verde, Il grande Lebowski e C’era una volta in America.

Dal 31 dicembre bisognerà dire addio alle serie HBO

Su Sky arrivano nuovi canali, da Disney al cinema: da quando
La torre di Warner Bros. a Burbank (Ansa).

A partire dal 31 dicembre, Sky dirà invece addio a Cartoon Network, Boomerang e ai film Warner, oltre alle nuove serie HBO. Tutti i contenuti WBD verranno ovviamente concentrati infatti sulla nuova HBO Max, attesa nel nostro Paese a partire dal 15 gennaio. A partire dal nuovo anno Sky potrà infatti contare ancora sulle nuove stagioni di vecchi titoli, come House of the Dragon e The Last of Us, ma non più in esclusiva. Non avrà più accesso invece né ai film né alle nuove serie, tra cui l’atteso adattamento di Harry Potter, lo spin-off de Il Trono di Spade A Knight of the Seven Kingdoms e le produzioni legate ai supereroi DC.

Striscia la Notizia torna a gennaio e cambia orario

Nessun addio, ma un ritorno con una nuova veste, come già anticipato da Pier Silvio Berlusconi lo scorso luglio. Striscia la Notizia, celebre telegiornale satirico in onda da 37 anni sui canali Mediaset, si appresta ad abbandonare l’access prime time per debuttare in prima serata, sempre su Canale 5. «L’importante evoluzione è stata voluta in totale sintonia da Mediaset e da Antonio Ricci», si legge nel comunicato ufficiale di Cologno Monzese. «La squadra di autori e la produzione sono al lavoro su un’edizione che offrirà al pubblico contenuti inediti, mantenendo i codici e lo stile inconfondibile». In programma, a partire dal mese di gennaio 2026, cinque puntate speciali con la conduzione di una coppia che ha fatto la storia del programma: al tavolo siederanno infatti Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti.

Sky, dallo sport all’intrattenimento: cosa vedere nel palinsesto 2026

Sky alle prese con una grave emorragia di contenuti. Dopo le sforbiciate sui contenuti Fox-Disney del 2018 e Mediaset Premium quattro anni dopo, dal primo luglio 2025 è stato il turno di Warner Bros. Discovery con i canali Eurosport e quelli in chiaro del gruppo. Alla fine dell’anno spariranno anche Cartoon Network e Boomerang, oltre ai film Warner e alle grandi serie HBO, network controllato da WBD, di cui il 15 gennaio debutterà anche in Italia la piattaforma streaming HBO Max. Dunque cosa rimarrà per gli abbonati alla pay tv? Dal tennis alle Olimpiadi, passando per l’intrattenimento, gli eventi e i contenuti più attesi che si potranno ancora guardare nel 2026.

La rottura con Warner Bros Discovery e l’addio a Eurosport

Sky, dallo sport all’intrattenimento: cosa vedere nel palinsesto 2026
Il logo di Warner Bros (Ansa).

L’estate 2025 ha segnato la rottura di Sky con Warner Bros. Discovery, segnata dalla perdita dei canali in chiaro, tra cui Nove, e soprattutto da Eurosport. Un taglio che costerà, nel 2026, l’addio di molti eventi per gli abbonati alla pay tv. Saltano infatti tutte le partite di tennis dell’Australian Open, che si terrà a Melbourne dal 12 gennaio al primo febbraio, e del Roland Garros, in programma a Parigi dal 18 maggio al 7 giugno. Insomma, per rivedere gli Slam bisognerà attendere Wimbledon, in esclusiva fino al 2030. Niente da fare nemmeno per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: gli abbonati dovranno spostarsi sulla Rai, che trasmetterà in chiaro alcune discipline dei prossimi Giochi invernali di cui Eurosport è titolare dei diritti tv.

Dal 31 dicembre salutano i film Warner e le serie HBO

A partire dal 31 dicembre, Sky dirà addio anche a Cartoon Network, Boomerang e ai film Warner, oltre alle nuove serie HBO. Tutti i contenuti WBD verranno ovviamente concentrati infatti sulla nuova HBO Max, attesa nel nostro Paese a partire dal 15 gennaio. A partire dal nuovo anno Sky potrà infatti contare ancora sulle nuove stagioni di vecchi titoli, come House of the Dragon e The Last of Us, ma non più in esclusiva. Non avrà più accesso invece né ai film né alle nuove serie, tra cui l’atteso adattamento di Harry Potter, lo spin-off de Il Trono di Spade A Knight of the Seven Kingdoms e le produzioni legate ai supereroi DC.

Dai contenuti Sky Originals alla Champions, cosa resta per gli abbonati

Sky, dallo sport all’intrattenimento: cosa vedere nel palinsesto 2026
La sede di Sky Italia (Imagoeconomica).

Quindi cosa si potrà guardare sulla piattaforma nel 2026? Cruciali saranno i contenuti Sky Original, come Call My Agent – Italia, Gomorra – Le origini, Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 oppure Avvocato Ligas con Luca Argentero. Oltre alle nuove stagioni HBO di Euphoria con Zendaya e Sydney Sweeney e il ritorno di House of the Dragon, spin-off di Game of Thrones (niente da fare per A Knight of the Seven Kingdoms). Gli appassionati di tennis potranno ancora guardare le partite del calendario Atp tra cui i Masters 1000 e vari tornei 500 e 250. I fan del calcio potranno ammirare ancora le gesta dei campioni in Champions League, Europa League e Conference League, di cui Sky si è assicurata i diritti anche per il periodo 2027-2031. E fino ad almeno il 2029 tre partite a turno per la Serie A.

Su Sky Sport anche il rugby con il Sei Nazioni e il nuovo Nations Championship per il 2026. La pay tv resterà la casa della Formula 1 in esclusiva almeno fino al termine della stagione 2027, con grande attesa per il cambio di regolamento del prossimo anno che potrebbe cambiare gli equilibri fra i team e riportare in alto la Ferrari. Su Sky Sport Basket lo spettacolo dell’Nba, l’Eurolega con i campioni del nostro continente, l’Eurocup e la pallacanestro italiana della LBA. Non mancherà l’intrattenimento con le nuove stagioni di X Factor e Masterchef, ma anche Bruno Barbieri – 4 Hotel e 4 Ristoranti – Alessandro Borghese. Quanto al cinema, gli abbonati potranno vedere diversi film hollywoodiani, da Mission: Impossible – The Final Reckoning con Tom Cruise al thriller I Peccatori con Michael B. Jordan, passando per Un Film Minecraft e Jurassic World – La rinascita con un nuovo cast guidato da Scarlett Johansson.

Warner, il ruolo di Araimo esteso anche alla Francia

L’incarico di Alessandro Araimo, EVP e Managing Director Italy & Iberia di Warner Bros. Discovery, è stato esteso anche alla Francia. Si tratta di una decisione anticipata rispetto al primo semestre del 2026, arrivata dopo il passaggio di Clement Schwebig a RTL Group. A dare l’annuncio con una nota interna è stato Gerhard Zeiler, il presidente di WBD International, insieme a Fernando Medin, responsabile delle attività in America Latina. Araimo avrà la responsabilità di tre aree geografiche. Oltre alla Francia, infatti, ci sono l’Italia e la Penisola iberica.

Warner Bros. Discovery, i nuovi ruoli di Sulebakk e Cooke

Warner Bros. Discovery completerà la nuova configurazione organizzativa estendendo le responsabilità di Christina Sulebakk, attualmente capo della regione Nordic, anche a Benelux, Germania, Svizzera e Austria. Jamie Cooke, GM per l’Europa centrale e orientale, Medio Oriente e Turchia, assumerà anche la responsabilità del mercato africano e dei contenuti unscripted per l’intera area EMEA.

Non c’è Natale senza Vespa: l’eterna liturgia degli imperdibili libri di Bruno

In Italia il Natale non comincia con l’albero o con le luminarie. Comincia con Bruno Vespa che presenta ovunque il suo nuovo libro. È la nostra stella cometa editoriale, il rito collettivo che unisce il Paese più del discorso del presidente o, per chi crede, della messa di mezzanotte. Anche quest’anno, puntuale come la caduta delle foglie, eccolo tornare con Finimondo. Come Hitler e Mussolini cambiarono la Storia. E come Trump la sta riscrivendo. Un titolo (dovrebbe essere il suo quarantesimo, però se chiedi il numero preciso anche Google allarga le braccia impotente) che promette l’apocalisse ma intanto garantisce la continuità del rito vespiano. Poi comincia il pellegrinaggio. Ogni talk show si apre come un presepe: la Madonna dell’audience, il bue dell’ideologia, l’asinello della coerenza e Bruno al centro, col microfono in mano e libro in grembo, pronto a spiegare per la milionesima volta che la Storia è una cosa seria, ma la promozione editoriale ancora di più.

Il Paese, a ridosso del Natale, sospende le ostilità per inginocchiarsi davanti a Bruno

Perché più che un’uscita editoriale, quella di Vespa è una liturgia del sistema mediatico. Appena il suo libro appare in libreria, l’intera televisione italiana scatta sull’attenti. Nessun conduttore, da quelli di destra che ora comandano ai sopravvissuti del centrosinistra televisivo, riesce a dirgli di no. È come se il Paese, a ridosso del Natale, sospendesse le ostilità per inginocchiarsi davanti a Bruno o ai suoi avatar, vista la miracolosa e a volte contemporanea presenza in diversi programmi.

Non c’è Natale senza Vespa: l’eterna liturgia degli imperdibili libri di Bruno
Bruno Vespa (foto Imagoeconomica).

E il presepe, ovviamente, ha una stalla fissa: Porta a porta. Che non è una trasmissione, ma un’istituzione, un pezzo d’arredo nazionale. Da trent’anni, destra e sinistra ci entrano in punta di piedi, come si entra in una sacrestia, agghindati e deferenti di fronte al suo tenutario, l’unico capace di intervistare un papa al mattino e un imputato al pomeriggio con la stessa temperatura emotiva. In un Paese dove la politica cambia ogni sei mesi, Bruno resta immobile: come il tavolo di ciliegio del nonno, che non serve più ma nessuno ha il coraggio di buttare.

Scende da Saxa Rubra come Mosè dal Sinai

Ogni anno, nel suo personalissimo Avvento mediatico, appare ovunque. Scende da Saxa Rubra come Mosè dal Sinai, solo con più share e meno tavole della legge, e distribuisce il Verbo dell’analisi storica. Ogni canale gli offre uno spazio, ogni conduttore una genuflessione. Solo i più incoscienti provano a interromperlo. Perché Vespa non si contesta: si contempla.

Non c’è Natale senza Vespa: l’eterna liturgia degli imperdibili libri di Bruno
Bruno Vespa su Rete 4 per la promozione del suo libro.

Il libro di Vespa è il dono perfetto e non ha l’obbligo di lettura

In fondo il suo è un talento raro. È riuscito a trasformare la promozione editoriale in un genere televisivo a sé: il vespismo narrativo. Una forma di comunicazione che unisce storia, cronaca e gossip con la stessa disinvoltura con cui si passa dal fascismo a Donald Trump mantenendo lo stesso tono di voce. Non importa se il libro parli di Hitler, Kennedy o della Meloni: nelle sue mani ogni argomento diventa un pretesto per ricordarci che la memoria serve, ma la seconda serata ancora di più. E serve soprattutto che anche quest’anno in libreria il Natale sia salvo, perché il libro di Vespa è il dono perfetto: elegante, voluminoso, si fa bella figura evitando al contempo l’obbligo di lettura.

Non c’è Natale senza Vespa: l’eterna liturgia degli imperdibili libri di Bruno
Bruno Vespa davanti agli studi della Rai (foto Imagoeconomica).

Meno male dunque che Bruno c’è, la televisione pure, e l’Italia si sente rassicurata. Finimondo? Magari. Il vero finimondo sarebbe un dicembre senza il suo sorriso calibrato, le mani sul volume in bella mostra appena uscito e un conduttore che, con un sussulto di irriverenza, dicesse: «Ne parliamo dopo la pubblicità. Ma senza il libro».

Sanremo Giovani 2025: quando inizia, dove vederlo, conduttori e partecipanti

Sta per scattare l’edizione 2025 di Sanremo Giovani, il talent musicale che seleziona due cantanti per le Nuove Proposte del prossimo Festival, in programma all’Ariston nel febbraio 2026. Ai vincitori si aggiungeranno poi, sul palco del Teatro Ariston, anche i due provenienti da Area Sanremo, votati dalla stessa commissione musicale capitanata da Carlo Conti. Come funziona la trasmissione e quando si conosceranno i nomi dei vincitori? Ecco tutto quello che bisogna sapere.

Sanremo Giovani 2025, quando inizia e quando finisce il talent

Sanremo Giovani 2025: quando inizia, dove vederlo, conduttori e partecipanti
Carlo Conti e Gianluca Gazzoli (Imagoeconomica).

Assieme al regolamento ufficiale della nuova edizione di Sanremo Giovani, la Rai ha annunciato tutte le date dell’evento musicale. Il talent prodotto dalla direzione Intrattenimento Prime Time scatterà l’11 novembre con la prima di quattro eliminatorie, visibili in seconda serata su Rai 2 ogni martedì fino al 2 dicembre. Ciascun appuntamento coinvolgerà sei artisti i quali si affronteranno in tre sfide dirette: solo in tre passeranno il turno in base al giudizio della commissione musicale. Al termine di questa prima fase, 12 cantanti accederanno alla semifinale del 9 dicembre, sempre in onda su Rai 2. Solo sei di loro potranno esibirsi nella finale del 14 dicembre, che per l’occasione sarà trasmessa in prima serata su Rai 1 e in diretta dal Teatro del Casinò di Sanremo. Solo due riusciranno ad approdare sul prestigioso palco dell’Ariston tra le Nuove Proposte.

Dove vedere il talent e chi giudicherà gli artisti

Sanremo Giovani 2025: quando inizia, dove vederlo, conduttori e partecipanti
La commissione musicale di Sanremo Giovani 2025 (Imagoeconomica).

Sanremo Giovani 2025 sarà visibile come detto su Rai 2 fino alla semifinale del 9 dicembre. Soltanto la finale del 14 andrà in onda in diretta da Sanremo su Rai 1. Tutti gli appuntamenti saranno anche trasmessi in streaming sulla piattaforma RaiPlay, dove potranno essere recuperati anche in differita. Per staccare uno dei due pass per il Festival 2026, i 24 partecipanti dovranno convincere con le loro performance e i loro inediti una commissione musicale composta da sette membri. Oltre al direttore artistico Carlo Conti e al vicedirettore Claudio Fasulo, giurati fuori onda, ci saranno infatti Carolina Rey, Ema Stokholma, Manola Moslehi, Enrico Cremonesi e Daniele Battaglia.

Sanremo Giovani, il conduttore dell’edizione 2025

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Il conduttore di Sanremo Giovani 2025 Gianluca Gazzoli (Imagoeconomica).

Alla conduzione di Sanremo Giovani 2025 non ci sarà Alessandro Cattelan, che aveva guidato invece la scorsa edizione. A raccoglierne l’eredità sarà Gianluca Gazzoli, speaker radiofonico e presentatore di podcast molto conosciuto in Rete. «Sarà per me una grande occasione per me soprattutto dal punto di vista umano», ha spiegato durante la conferenza di presentazione del talent. «Non vedo l’ora di farlo nel migliore dei modi». Classe 1988 di Vigevano, ma cresciuto a Cologno Monzese, ha guidato per la Rai diversi programmi radiofonici tra cui Quelli che… A Radio 2 e lo stesso Festival di Sanremo con il commento dell’edizione 2017, anche allora guidata da Conti. Passato a Deejay con il suo programma Gazzology, è noto soprattutto su YouTube e sui social con Passa dal Bsmt, podcast in cui intervista celebrità e volti noti dello showbiz.

I 24 partecipanti che sognano l’Ariston

Sanremo Giovani 2025: quando inizia, dove vederlo, conduttori e partecipanti
MimÏ Caruso, vincitrice di X Factor 2024 (Ansa).

Tra i 24 artisti che hanno superato le audizioni vi sono volti noti della televisione italiana. Da X Factor arriverà la campionessa in carica Mimì Caruso, classe 2007 che trionfò al talent di Sky cantando nei Live il suo inedito Dove si va. Presente anche Nicolò Filippucci, star dell’ultima edizione di Amici. Ecco l’elenco completo:

Amsi – Pizza Americana (Liguria)

Angelica Bove – Mattone (Lazio)

Antonia – Luoghi Perduti (Campania)

Cainero – Nuntannamurà (Lazio)

Caro Wow – Cupido (Lombardia)

Cmqmartina – Radio Erotika (Lombardia)

Deddè – Ddoje Criature (Campania)

Disco Club Paradiso – Mademoiselle (Emilia-Romagna)

Eyeline – Finché Dura (Liguria)

Jeson – Inizialmente Tu (Lazio)

Joseph – Fenomenale (Campania)

La Messa – Maria (Piemonte)

Lea Gavino – Amico Lontano (Lazio)

Mimì – Sottovoce (dal Mali)

Nicolò Filippucci – Laguna (Umbria)

Occhi – Ullallà (Lombardia)

Petit – Un Bel Casino (Lazio)

Principe – Mon Amour (Emilia-Romagna)

Renato D’Amico – Bacio Piccolino (Sicilia)

Seltsam – Scusa Mamma (Lazio)

Senza Cri – Spiagge (Puglia)

Soap – Buona Vita (Lazio)

Welo – Emirato (Puglia) Xhovana – Ego (dall’Albania)

Vigilanza Rai, processo a Ranucci: eppure Report è tra i pochi a non fare flop

Doveva essere una seduta della Vigilanza Rai per far sentire l’affetto del parlamento a Sigfrido Ranucci dopo la bomba che gli è scoppiata di fronte a casa, venerdì 17 ottobre. Sotto questi auspici era nata la richiesta dei partiti dell’opposizione, assieme alla presidente Barbara Floridia: un’iniziativa accettata questa volta anche dalla maggioranza, che da un anno sta tenendo bloccata la Vigilanza per l’impasse sul presidente. E invece quello che andrà in scena nella serata di mercoledì 5 novembre a palazzo San Macuto rischia di essere un processo al giornalista di Report, sentito nella mattinata di martedì dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, mentre più tardi è atteso su Rete 4 da Bianca Berlinguer, per la prima volta da ospite in una rete Mediaset.

Vigilanza Rai, processo a Ranucci: eppure Report è tra i pochi a non fare flop
Vigilanza Rai, processo a Ranucci: eppure Report è tra i pochi a non fare flop
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Il centrodestra prepara le domande dopo il caso Ghiglia

Dopo le ultime vicende sull’affaire Ghiglia – con il consigliere del Garante della privacy che ha diffidato il programma dal mandare in onda un servizio sul suo conto e con Ranucci che se n’è beatamente infischiato, raccontando che la visita di Agostino Ghiglia in via della Scrofa era concordata da tempo proprio per un colloquio con Arianna Meloni – diversi deputati e senatori del centrodestra stanno preparando domande per chiedere conto a Ranucci di questo modus operandi.

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Vigilanza Rai, processo a Ranucci: eppure Report è tra i pochi a non fare flop
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FdI, Lega e Forza Italia vogliono spiegazioni

Insomma, il conduttore sarà chiamato da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia a dare spiegazioni sul perché decise di mandare in onda il famoso colloquio tra Gennaro Sangiuliano e sua moglie Federica Corsini e poi anche se sia stato lui a far pedinare lo stesso Ghiglia, scoprendo così il suo ingresso nella sede di FdI il giorno prima della decisione del Garante della privacy sulla messa in onda della telefonata, con la sanzione di 150 mila euro alla Rai.

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L’opposizione schierata compatta con Report, e Corsini…

Sarà battaglia tra maggioranza e opposizione, con Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 stelle schierati pancia a terra con Ranucci, e il meloniano Paolo Corsini, direttore dell’approfondimento Rai, costretto suo malgrado a difendere Report, programma che da lui dipende, dopo aver appoggiato la scelta di andare in onda domenica sera nonostante la diffida di Ghiglia. Che, ricordiamolo, è un fedelissimo meloniano, ex parlamentare di Alleanza nazionale con trascorsi da picchiatore ai tempi del Fronte della Gioventù.

Vigilanza Rai, processo a Ranucci: eppure Report è tra i pochi a non fare flop
Paolo Corsini (Imagoeconomica).

Se da una parte alcuni magari ci andranno cauti, dato che Ranucci è pur sempre un cronista che ha subìto un grave attentato, altri si stanno preparando a un fuoco di sbarramento nei suoi confronti. Vedremo come si difenderà lui, se magari rilancerà accusando i partiti di riempire di politici trombati o bolliti le authority che in teoria dovrebbero essere indipendenti. Ma basta scorrere i nomi di chi ne fa parte, dalla Privacy all’Agcom, dall’Antitrust alla Consob, per vedere che così non è. E spesso i vari consiglieri rispondono più agli ordini di scuderia dei loro partiti di provenienza che a criteri di oggettività.

Quello di Ranucci è uno dei pochissimi programmi che funziona

La vicenda di Report cade però in un quadro desolante per la Rai. Dove appunto quello di Ranucci è uno dei pochissimi programmi giornalistici di successo, insieme a Presa Diretta e Cose nostre. Per il resto è tutto un profluvio di bassi ascolti, da FarWest a Ore 14 Sera, da Re Start all’imperituro Porta a Porta, fino a In Mezz’ora di Monica Maggioni, che fa meno telespettatori della precedente edizione di Lucia Annunziata.

Vigilanza Rai, processo a Ranucci: eppure Report è tra i pochi a non fare flop
Monica Maggioni (Imagoeconomica).

Per la Rai è una débâcle di ascolti continua

Ma la governance meloniana ha praticamente azzerato l’informazione in prima serata del servizio pubblico, a differenza di La7 e Mediaset. E pure sul resto è calma piatta, con una Rai costretta a mandare in onda repliche su repliche del commissario Montalbano per tenere botta nei confronti della concorrenza. Ormai però le débâcle non si contano più, da Stefano De Martino battuto sistematicamente da Gerry Scotti nell’access prime time a Mara Venier con la sua Domenica In sempre sconfitta da Maria De Filippi. O flop colossali come Freeze, BellaMa’ di sera e Boss in incognito.

Vigilanza Rai, processo a Ranucci: eppure Report è tra i pochi a non fare flop
Stefano de Martino (Imagoeconomica).

In tutto il mese di settembre Rai1 è stata sempre superata da Canale 5, con 69 mila telespettatori in più per il Biscione nell’intera giornata e 153 mila nel prime time. Se si considerano tutti i canali anche tematici, la tivù pubblica è ancora prima per un soffio: 27,99 per cento contro 27,52 di Mediaset, ma solo perché Viale Mazzini ne conta di più. Col Tg5 che, alle 20, in più occasioni ha superato il Tg1.

Meloni non ha un’alternativa all’amministratore delegato Rossi

Sono pochissimi gli spazi in cui “mamma Rai” ancora eccelle. E uno di questi è proprio Report. Il problema è che non si vede la luce in fondo al tunnel. Fonti bene informate raccontano che, ogni volta che a Giorgia Meloni parlano della crisi della Rai, lei alzi gli occhi al cielo con aria sofferente e un leggero fastidio, eviti l’argomento come la peste, preferisca non occuparsene e soprassedere con nonchalance. Perché la premier non ha una valida alternativa all’amministratore delegato Giampaolo Rossi. Se ce l’avesse, probabilmente, l’avrebbe già sostituito. Ma non c’è nessuno all’altezza.

Vigilanza Rai, processo a Ranucci: eppure Report è tra i pochi a non fare flop
Giorgia Meloni e Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

Il tentativo, fallito, con Chiocci

Ci ha provato, l’estate scorsa, a convincere Gian Marco Chiocci a traslocare dal Tg1 alla guida dell’azienda, incassando una risposta negativa: proprio no, non è il mio mestiere. Dopo di lui non sarebbe stato sondato più nessuno. Se però i risultati resteranno tali, dopo la legge di bilancio, con l’inizio del nuovo anno e in vista del referendum sulla giustizia, Giorgia forse dovrà affrontare anche il capitolo tivù. Altrimenti la Rai meloniana rischia di passare alla storia come la più grigia di sempre.

Vigilanza Rai, processo a Ranucci: eppure Report è tra i pochi a non fare flop
Gian Marco Chiocci (foto Imagoeconomica).

C’è pure un’altra scuola di pensiero: ossia che a questa maggioranza vada bene così. Report a parte, infatti, c’è una televisione pubblica che non disturba il manovratore, anzi gli fa da grancassa, a cominciare dai telegiornali nazionali fino all’ultima edizione regionale. Per una maggioranza di governo che fin qui si è dimostrata piuttosto allergica a domande e inchieste, parafrasando Mao Zedong, si potrebbe dire che la situazione è eccellente.