Non c’è Natale senza Vespa: l’eterna liturgia degli imperdibili libri di Bruno

In Italia il Natale non comincia con l’albero o con le luminarie. Comincia con Bruno Vespa che presenta ovunque il suo nuovo libro. È la nostra stella cometa editoriale, il rito collettivo che unisce il Paese più del discorso del presidente o, per chi crede, della messa di mezzanotte. Anche quest’anno, puntuale come la caduta delle foglie, eccolo tornare con Finimondo. Come Hitler e Mussolini cambiarono la Storia. E come Trump la sta riscrivendo. Un titolo (dovrebbe essere il suo quarantesimo, però se chiedi il numero preciso anche Google allarga le braccia impotente) che promette l’apocalisse ma intanto garantisce la continuità del rito vespiano. Poi comincia il pellegrinaggio. Ogni talk show si apre come un presepe: la Madonna dell’audience, il bue dell’ideologia, l’asinello della coerenza e Bruno al centro, col microfono in mano e libro in grembo, pronto a spiegare per la milionesima volta che la Storia è una cosa seria, ma la promozione editoriale ancora di più.

Il Paese, a ridosso del Natale, sospende le ostilità per inginocchiarsi davanti a Bruno

Perché più che un’uscita editoriale, quella di Vespa è una liturgia del sistema mediatico. Appena il suo libro appare in libreria, l’intera televisione italiana scatta sull’attenti. Nessun conduttore, da quelli di destra che ora comandano ai sopravvissuti del centrosinistra televisivo, riesce a dirgli di no. È come se il Paese, a ridosso del Natale, sospendesse le ostilità per inginocchiarsi davanti a Bruno o ai suoi avatar, vista la miracolosa e a volte contemporanea presenza in diversi programmi.

Non c’è Natale senza Vespa: l’eterna liturgia degli imperdibili libri di Bruno
Bruno Vespa (foto Imagoeconomica).

E il presepe, ovviamente, ha una stalla fissa: Porta a porta. Che non è una trasmissione, ma un’istituzione, un pezzo d’arredo nazionale. Da trent’anni, destra e sinistra ci entrano in punta di piedi, come si entra in una sacrestia, agghindati e deferenti di fronte al suo tenutario, l’unico capace di intervistare un papa al mattino e un imputato al pomeriggio con la stessa temperatura emotiva. In un Paese dove la politica cambia ogni sei mesi, Bruno resta immobile: come il tavolo di ciliegio del nonno, che non serve più ma nessuno ha il coraggio di buttare.

Scende da Saxa Rubra come Mosè dal Sinai

Ogni anno, nel suo personalissimo Avvento mediatico, appare ovunque. Scende da Saxa Rubra come Mosè dal Sinai, solo con più share e meno tavole della legge, e distribuisce il Verbo dell’analisi storica. Ogni canale gli offre uno spazio, ogni conduttore una genuflessione. Solo i più incoscienti provano a interromperlo. Perché Vespa non si contesta: si contempla.

Non c’è Natale senza Vespa: l’eterna liturgia degli imperdibili libri di Bruno
Bruno Vespa su Rete 4 per la promozione del suo libro.

Il libro di Vespa è il dono perfetto e non ha l’obbligo di lettura

In fondo il suo è un talento raro. È riuscito a trasformare la promozione editoriale in un genere televisivo a sé: il vespismo narrativo. Una forma di comunicazione che unisce storia, cronaca e gossip con la stessa disinvoltura con cui si passa dal fascismo a Donald Trump mantenendo lo stesso tono di voce. Non importa se il libro parli di Hitler, Kennedy o della Meloni: nelle sue mani ogni argomento diventa un pretesto per ricordarci che la memoria serve, ma la seconda serata ancora di più. E serve soprattutto che anche quest’anno in libreria il Natale sia salvo, perché il libro di Vespa è il dono perfetto: elegante, voluminoso, si fa bella figura evitando al contempo l’obbligo di lettura.

Non c’è Natale senza Vespa: l’eterna liturgia degli imperdibili libri di Bruno
Bruno Vespa davanti agli studi della Rai (foto Imagoeconomica).

Meno male dunque che Bruno c’è, la televisione pure, e l’Italia si sente rassicurata. Finimondo? Magari. Il vero finimondo sarebbe un dicembre senza il suo sorriso calibrato, le mani sul volume in bella mostra appena uscito e un conduttore che, con un sussulto di irriverenza, dicesse: «Ne parliamo dopo la pubblicità. Ma senza il libro».