Referendum, la Cassazione ha ammesso il nuovo quesito

AGI - Con la sua ordinanza odierna, l'ufficio centrale per i referendum ha dichiarato "legittima" la richiesta presentata dal Comitato dei 15, e ha formulato il nuovo quesito "con riferimento sia alla richiesta di referendum ammessa con la presente, sia alle quattro richieste" già ammesse con l'ordinanza dello scorso novembre.

Il quesito è stato quindi così riformulato: "Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo 'Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare'?".

L’ultima di Corona: Falsissimo diventa uno spettacolo teatrale

Bloccato sui social a seguito dopo la causa intentata da Mediaset e impossibilitato a fare ospitate nei locali visti i problemi legati a cui andrebbero incontro i gestori, Fabrizio Corona tenta ora la strada del palcoscenico: su Ticketone sono infatti partite le prevendite di Falsissimo a Teatro (sottotitolo “Scacco matto al potere dei media”). Cinque le date di maggio già messe in cartellone: Milano il 7 maggio (all’Eco Teatro), Catania il 14, Napoli il 21, Roma il 22 e Padova il 23, con biglietti che vanno da 30 a 45 euro. «Nel 2026 Falsissimo sale sul palco. Fabrizio Corona porterà in scena un racconto senza filtri. Potere mediatico, informazione, gossip, intoccabili. Falsissimo espone ciò che resta nascosto. Disturba. Divide. Ma rimane. La libertà di parola non si chiede. Si esercita», si legge nella descrizione dell’evento.

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Continua la guerra Mediaset-Corona

Il 3 febbraio gli account ufficiali di Corona su Instagram, Facebook e YouTube sono stati rimossi dopo una serie di diffide dell’ufficio legale di Mediaset, che ha segnalato violazioni riguardanti il copyright, contenuti diffamatori e messaggi di odio diffusi tramite il format Falsissimo. Sui social sono poi ricomparsi nuovi profili riconducibili a Corona, poi chiusi di nuovo a seguito di altre segnalazioni. Per quanto riguarda le ospitate nei locali, Mediaset ha invitato i gestori «a presidiare adeguatamente i contenuti contumeliosi oggetto di diffusione da parte degli ospiti, diretti nei confronti delle Società, dei loro manager, dei soci e dei volti più rappresentativi, proprio al fine di evitare di concorrere nelle predette condotte quali organizzatori e promotori dei citati eventi». Insomma, a vietare qualsiasi critica a Mediaset, ai suoi manager e ai suoi programmi durante gli eventi con Corona.

Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani

Azzoppato dall’uscita di Roberto Vannacci, Matteo Salvini prende tempo. Si mostra impegnato nell’azione di governo e torna a parlare coi vecchi media (prima è andato da Bruno Vespa poi addirittura da Lilli Gruber su La7, un luogo “ostile” per i suoi) mentre sui social si scatenano critiche e meme non proprio teneri.

Per molti l’unica strada percorribile è nel segno di Zaia

Con un partito ormai balcanizzato, da tempo Salvini procedeva a fatica tra l’incudine del ‘liberale’ Luca Zaia e il martello destrorso di Vannacci. Ora che il generale non c’è più, l’unica strada che il partito può prendere è quella indicata dall’ex governatore veneto, ritengono in molti. Giancarlo Giorgetti glielo ha detto durante la riunione del consiglio federale: trasforma l’uscita del generale in una opportunità, usa il posto lasciato vacante da Vannacci per fare una nomina che dia impulso al partito e segni una direzione verso le Politiche del 2027. Il ministro non ha fatto nomi, ma tutti hanno pensato a Zaia. Al termine della riunione – apprende Lettera43 – è proprio al veneto, infatti, che Giorgetti ha fatto la prima telefonata. «Luca», è il senso del ragionamento, «gli ho detto di fare una nomina e intendevo te».

Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Caos Vannacci? «Chi è causa del suo mal pianga se stesso»

Da tempo l’uomo di Cazzago Brabbia commenta la gestione del caso Vannacci con una frase usata anche da Gianfranco Fini per respingere il paragone con il generale fatto da Salvini (mossa molto verdinaniana, secondo diversi nel partito): «Chi è causa del suo mal pianga se stesso», ripete il ministro a chiunque in privato gli chieda una lettura della fase politica. E infatti Salvini ha fatto tutto da solo: ha coinvolto il generale, lo ha candidato alle Europee, giovando delle 500 mila preferenze ottenute, e lo ha fatto entrare nella Lega dalla porta principale con tanto di tappeto rosso di tessera consegnata sul palco del congresso e nomina a vicesegretario un mese dopo. Solo che un generale non si accontenta di una nomina vuota ma vuole «autorità», per usare un termine utilizzato da Vannacci. Ed ecco la rottura a meno di 10 mesi dalla nomina. Salvini, come tutti, sapeva che Vannacci sarebbe uscito a breve. Da tempo “pregava” il generale di rallentare il passo verso la fondazione di Futuro nazionale, racconta un ex leghista molto vicino a Vannacci.

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Roberto Vannacci e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La falange del Nord per arginare il calo nei sondaggi

Poi c’è stata una accelerazione. Il segnale del ‘no’ vannacciano al decreto Ucraina e l’assenza alla conferenza leghista di Roccaraso con Francesca Pascale. Già agli inizi di gennaio, il capo di via Bellerio – viene rivelato – parlava coi suoi dei deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso come «in uscita» perché «andranno con Vannacci». E così è stato. Ora gli rimane un partito comunque diviso tra i dirigenti storici, ‘nordisti’ moderati, salviniani orfani di Vannacci e l’ala più a destra guidata dall’altra vicesegretaria, la pasionaria Silvia Sardone. Nel frattempo la Lega è scesa al 7,7 per cento nei sondaggi. E potrebbe scendere ancora. La via più logica per recuperare consensi alle Politiche sembra essere la candidatura dei governatori (Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti), una sorta di falange al Nord. Nelle scorse settimane Salvini avrebbe manifestato di essere interessato a questa opzione parlando direttamente con l’ex Doge.

Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un ricambio generazionale per preparare la successione

Ma bisogna vedere se il segretario leghista sarà nel tempo disposto a percorrere una strada che prevede come ‘dazio’ da pagare l’attribuzione all’ex governatore di un incarico di partito. O se invece ascolterà i consigli di chi preme perché affidi la Lega a un altro veneto, un giovane, stavolta. Perché in via Bellerio c’è chi non vede il dettaglio del voto, le oltre 200 mila preferenze incassate da Zaia, ma pensa che il successo di Alberto Stefani alle Regionali debba spingere il partito verso un ricambio generazionale e preparare la successione con un giovane. Proprio come l’ex sindaco di Borgoricco, vicinissimo tra l’altro a Francesca Verdini.

Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Alberto Stefani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

In quest’ottica, tra i possibili nuovi vice, spunta anche il nome di Luca Toccalini, attualmente coordinatore della Lega Giovani. Ma per la sua promozione occorrerebbe mettere mano alle regole, visto che di rappresentanti lombardi in segreteria c’è già Sardone.

Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani
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Salvini a un bivio: giocare la carta Zaia oppure puntare sui giovani

«Meglio maiale che sionista»: il post pubblicato (e poi cancellato) dai Giovani Democratici di Bergamo

I Giovani Democratici di Bergamo hanno cancellato, con tanto di scuse, un post Instagram che conteneva un’immagine di Porco Rosso, personaggio iconico di Hayao Myazaki, e la citazione: «Meglio maiale che sionista» (anziché «fascista»). E a corredo: «Questo non è antisemitismo. E chi si ostina a sostenere il contrario ha un progetto politico ben preciso».

Fiano: «Sono queste le nuove leve del Pd?»

Il post aveva causato la reazione di Emanuele Fiano, ex deputato del Pd di fede ebraica, che il 25 novembre – come ha sottolineato – era stato contestato anche dai Giovani Democratici di Bergamo in occasione di un dibattito con Luciano Bellipaci e Gabriele Eschkenazi: «Ma io vorrei sapere, queste sono le nuove leve del Pd? Qualcuno vi dirige? Qualcuno di voi ha letto un libro sull’argomento? Li hanno letti i vostri responsabili? Sapete cosa sia il sionismo? C’è un partito che si occupa di voi?».

La cancellazione del post e le scuse

Dopo le inevitabili critiche, I Giovani Democratici di Bergamo hanno appunto rimosso il post su Instagram, spiegando di «sentire il dovere di esprimere scuse sincere e senza riserve a tutte le persone e le comunità ferite, offese o colpite» da quanto pubblicato. E poi: «Ci assumiamo quindi la piena responsabilità di non aver valutato con la necessaria cura l’impatto comunicativo del messaggio, storpiandone lo spirito. Ribadiamo la nostra natura di realtà antifascista e in quanto tale categoricamente opposta a qualsiasi forma di antisemitismo».

Schlein: «Inaccettabile, ma si sono scusati»

Sulla questione si è espressa anche la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha definito «inaccettabile» il post Giovani Democratici di Bergamo. In ogni caso, ha aggiunto, «è stato rimosso e ci sono state scuse da parte loro».

Infibulata da bambina, la nuova vita in Italia di Zainab

AGI - Zainab è stata infibulata da bambina in Somalia. Arrivata in Italia a 11 anni è stata cresciuta dalle suore a Roma dopo essere stata abbandonata dalla madre. Ora è un’adulta e ha una figlia. Ha una vita normale grazie a un lungo percorso che ha visto impegnati ginecologi e medici specialisti in chirurgia rigenerativa.

Ma per milioni di donne la ‘presa in carico’ sanitaria è ancora lontana. Per tante rimane un tabù. Per molte altre è una mancata possibilità. E sono quindi costrette a convivere con traumi fisici e psicologici.

In Italia vivono 88.000 dove che hanno subito la mutilazione genitale 

Secondo uno studio dell'Università Bicocca di Milano, in Italia vivono 88.000 donne straniere che hanno subito, nei loro Paesi, la mutilazione genitale. Di queste, 7.600 sono minorenni, soprattutto di origine nigeriana ed egiziana.

“Una pratica inaccettabile, responsabile di gravi violazioni dei diritti umani di milioni di donne e bambine nel mondo”, sottolinea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, nella Giornata internazionale – il 6 febbraio – contro le mutilazioni genitali femminili.

Tajani, "attenzione alta su una pratica inaccettabile"  

Il titolare della Farnesina assicura che “l’Italia continuerà a mantenere alta l’attenzione sul tema, inserendolo al centro del dialogo bilaterale con i Paesi maggiormente coinvolti e sostenendo le iniziative in ambito multilaterale”.

Nel mondo, secondo i dati Unicef e Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (Unfpa) le donne che hanno subito questa pratica sono almeno 200 milioni e 68 milioni rischiano di subirle entro il 2030.

La storia di Zainab 

Parlare con le vittime è difficile, tra pudore, difesa della cultura d'origine nonostante tutto e volontà di non rievocare un trauma che le ha segnate per sempre. Come, ad esempio, è successo a Zainab.

“Appena ha iniziato a lavorare e ad avere dei soldi suoi – racconta Stefania de Fazio, nel 2019 ideatrice del Summit sulle mutilazioni genitali della Sicpre, l’associazione a cui sono iscritti la maggior parte dei chirurghi plastici italiani e già presidente della società – mi ha trovato sul web e abbiamo iniziato un percorso di recupero. Voleva non soffrire così tanto durante le mestruazioni e fare, come le sue compagne di scuola prima e colleghe poi, la pipì in un minuto, e non in un'ora. Grazie all'aiuto di due colleghi ginecologi e a tutte le tecniche della medicina e chirurgia rigenerativa, che ho adoperato in più step, Zainab ha oggi una vita sessuale normale, senza sofferenza, ed è mamma di una bambina che si chiama Stefania come me, un gesto che vale più di mille parole”.

Le mutilazioni genitali femminili sono un atto che fa parte della cultura tradizionale di diversi Paesi del mondo, dall'Africa all'Indonesia, e sono classificate in gradi dall'1 al 4, in base a quali e quante strutture anatomiche sono state alterate (clitoride, piccole labbra, introito vaginale).

Il percorso sanitario 

Tornare a una vita normale è possibile anche se complicato. Aurora Almadori, chair del VI Summit sulle Mutilazioni genitali femminili e chirurga plastica dell'University College di Londra, racconta un intervento chirurgico concluso in modo positivo. “Sotto i tessuti cicatriziali e la chiusura prodotta dall'infibulazione c'erano i tessuti intatti, il clitoride e le piccole labbra. La paziente aveva immagini sfuocate del giorno della mutilazione, ma ricordava di essere stata l'ultima della giornata. Forse per fretta, o stanchezza delle 'tagliatrici' la pratica non è stata compiuta come al solito”.

Il ruolo della comunità e della famiglia 

La mutilazione, spiegano gli esperti, è un gesto che coinvolge la comunità e che passa attraverso la famiglia. Questo vale nel momento in cui viene compiuta, ma anche quando si sceglie di cancellare, o almeno ridurre, le conseguenze che ha prodotto.

La storia di Fatima 

“Per la mia paziente Fatima, egiziana, è stato necessario l'ok della suocera – racconta Massimiliano Brambilla, chirurgo plastico a Milano e referente del Capitolo Chirurgia Genitale Femminile e Maschile della Sicpre -. Fatima era stata infibulata a 11 anni. Riusciva ad avere rapporti sessuali, ma erano molto dolorosi. È sempre venuta alle visite con il marito, come lei simpatico e ben integrato in Italia".

"Prima di metterla in nota per la sala operatoria, però, abbiamo dovuto telefonato alla mamma di lui: io ho spiegato in italiano gli interventi a cui avrei sottoposto la nuora e i risultati che avrei ottenuto, Mohammed ha tradotto il tutto in egiziano, tra l'altro ad altissimo volume, data la sordità della mamma. Alla fine ha detto di sì e così ho potuto operare Fatima”.

Il messaggio dei chirurghi plastici 

“La chirurgia plastica può migliorare radicalmente la vita delle donne che hanno subito una mutilazione genitale, riducendo le cicatrici lasciate da questa pratica e ripristinando il più possibile forma e funzione”, questo il messaggio al centro dell'evento organizzato a Londra dalla Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE) in occasione della Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili.

“Grazie alle tecniche ricostruttive e rigenerative è infatti possibile restituire comfort nella minzione, nel movimento, nella vita sessuale, nel parto naturale. E in alcuni casi riportare tutto questo ad integrum e alla normalità”, sottolineano i medici.

Olimpiadi, cosa si sono detti Meloni e Vance nel vertice a Milano

Il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance è stato accolto in prefettura a Milano dalla premier Giorgia Meloni, con cui ha avuto un incontro bilaterale a poche ore dalla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali. «Italia e Stati Uniti intrattengono rapporti molto significativi da sempre, stiamo lavorando su molte questioni bilaterali ovviamente di rafforzamento della nostra cooperazione ma anche sugli altri dossier internazionali che sono aperti», ha detto la premier. «Ci siamo incontrati col vicepresidente l’ultima volta a Roma in occasione dell’inaugurazione del papato di papa Leone e oggi ci incontriamo di nuovo per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Sono due eventi che raccontano un sistema di valori che tengono insieme Europa e Stati Uniti, che tengono insieme l’Occidente, che è alla base ovviamente della nostra cooperazione, della nostra amicizia e del futuro che vogliamo costruire insieme», ha aggiunto.

Cosa prevede il ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia

«La Russia si siederà al tavolo delle trattative con intenzioni sincere solo se costretta a farlo». Lo ha scritto su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, annunciando il ventesimo pacchetto di sanzioni a Mosca dall’invasione dell’Ucraina, riguardante l’energia, i servizi finanziari e il commercio.

Le sanzioni per ridurre le entrate energetiche russe

Per quanto riguarda l’energia, il pacchetto introduce «un divieto totale sui servizi marittimi per il greggio russo». Questo, spiega Von der Leyen in un comunicato, «ridurrà ulteriormente le entrate energetiche della Russia e renderà più difficile trovare acquirenti per il suo petrolio». Altre 43 navi verranno inserite nella flotta ombra di Mosca, per un totale di 640. La Commissione Ue ha pensato poi a «divieti generalizzati sulla fornitura di manutenzione e altri servizi per le petroliere GNL e le navi rompighiaccio, per danneggiare ulteriormente i progetti di esportazione del gas». Von der Leyen evidenzia che «le entrate fiscali della Russia derivanti da petrolio e gas sono diminuite del 24 per cento nel 2025 rispetto all’anno precedente, al livello più basso dal 2020».

Cosa prevede il ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Le misure riguardanti i servizi finanziari di Mosca

Il secondo blocco di misure punta a «limitare ulteriormente il sistema bancario russo e la sua capacità di creare canali di pagamento alternativi per finanziare l’attività economica», che è «il punto debole» di Mosca. Verranno sanzionate «altre 20 banche regionali russe» e anche altre di Paesi terzi che spalleggiano la Russia. Inoltre, ha aggiuge Von der Leyen, l’Ue adotterà «misure contro le criptovalute, le società che le scambiano e le piattaforme che consentono il trading di criptovalute, per impedire qualsiasi tentativo di elusione».

Cosa prevede il ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia
Ursula von der Leyen (Imagoeconomica).

I provvedimenti pensati per il commercio russo

«Inaspriremo le restrizioni all’esportazione verso la Russia con nuovi divieti su beni e servizi, dalla gomma ai trattori e ai servizi di sicurezza informatica, per un valore di oltre 360 milioni di euro», spiega Von der Leyen illustrando le sanzioni commerciali, che comprendono anche nuovi divieti all’importazione di metalli, prodotti chimici e minerali essenziali, non ancora soggetti a sanzioni, per un valore di oltre 570 milioni di euro, così come restrizioni all’esportazione di prodotti e tecnologie utilizzati per l’impegno bellico russo, come i materiali impiegati per la produzione di esplosivi (come l’ammoniaca). La presidente della Commissione europea aggiunge poi: «Abbiamo proposto maggiori garanzie legali per le aziende dell’Ue, per proteggerle dalle violazioni dei loro diritti di proprietà intellettuale o da espropriazioni ingiuste in Russia».

Villa di Poppea, dal 12 febbraio visitabili alcune aree del cantiere

AGI - Maschere di scena, figure di pavoni dai vivaci colori conservati intatti sotto strati di cenere e lapillo, impronte di alberi e nuovi raffinati ambienti che stanno emergendo dallo scavo di ampliamento della Villa di Poppea, la sontuosa dimora attribuita alla seconda moglie di Nerone che fa parte del sito archeologico di Oplontis a Torre Annunziata, potranno essere ammirati mentre gli archeologi lavorano nel cantiere di scavo in corso.

Dal 12 febbraio prossimo, ogni giovedì, dalle 10.30 alle 12.00, i visitatori muniti di regolare biglietto di accesso alla Villa - in numero di 10 per volta - potranno accedere ad alcune aree del cantiere, accompagnati da personale del Parco. Si tratta di un'occasione unica per osservare dal vivo le operazioni di scavo e restauro degli eccezionali affreschi del Salone della Maschera e del Pavone, uno degli ambienti più raffinati della villa, decorato in II stile.

Obiettivi del cantiere e connessioni future

Il cantiere, che ha l'obiettivo di chiarire aspetti relativi allo sviluppo del settore Ovest della villa che costeggia il tratto urbano di via dei Sepolcri e risolvere criticità conservative, si configura anche come occasione importante di valorizzazione del contesto archeologico e urbano. Lo scavo in corso consentirà di fatto di creare una connessione con il confinante Spolettificio Borbonico dove, nei prossimi anni, saranno realizzati spazi museali espositivi, depositi e servizi aggiuntivi.

Nuove scoperte: pavoni, maschere e calchi

Tra le scoperte di particolare rilievo sono emersi una figura integra di una pavonessa, speculare all'esemplare maschio rinvenuto sulla porzione meridionale della stessa parete, e alcuni frammenti con la raffigurazione di una maschera scenica riconducibile a un personaggio della Commedia Atellana, a differenza di altri presenti nell'ambiente e attribuibili alla Tragedia.

Grazie alla tecnica dei calchi, lo scavo ha anche restituito le impronte di alberi che ornavano il giardino, in posizione originale e inseriti in un preciso schema ornamentale, che raddoppiava il colonnato del porticato meridionale, richiamando schemi documentati nelle domus pompeiane e nello stesso sito di Oplontis. Lo scavo ha, inoltre, determinato l'individuazione di quattro nuovi ambienti che si aggiungono ai 99 già noti, tra cui un vano absidato che fa verosimilmente parte del settore termale.

Il restauro dei cubicola e la ricchezza decorativa

In fase di restauro gli apparati decorativi di due piccoli e preziosi ambienti, in origine destinati ad area di riposo, detti cubicola, che affacciano nell'area sud-occidentale della Villa, proprio in prossimità dell'area dell'altro cantiere. Colpisce la loro ricca decorazione, costituita da stucchi, pareti affrescate, volte dipinte e mosaici pavimentali di straordinaria bellezza, che rivela, al pari degli altri ambienti della Villa, una capacità tecnica da parte degli esecutori dell'epoca molto alta, e una palette di pigmenti varia, anche con il blu egizio.

Futuro nazionale, la lite sul marchio «già registrato nel 2011»

Roberto Vannacci ha lanciato il suo partito da pochi giorni ed è già polemica sul marchio. Marina Caprioni, vedova di Riccardo Mercante, ex consigliere regionale M5s morto nel 2020, ha infatti reclamato la paternità del brand “Futuro nazionale“, sostenendo che l’aveva già depositato e registrato suo marito nel 2011 all’Ufficio brevetti e marchi del ministero delle Imprese. Dopo la sua morte, ha spiegato in un’intervista al Fatto Quotidiano, il marchio è entrato nella successione ereditaria andando a finire nelle mani sue e dei figli. Che non intendono cederlo a Vannacci. «La nostra famiglia arriva da sinistra, poi ci siamo avvicinati al mondo dei Cinque Stelle. Essere associati a una persona che ha tutt’altri ideali ci ha dato anche fastidio. Per me quel marchio non è una questione di soldi. È una cosa che riguarda mio marito, la sua storia, quello che era e quello in cui credeva», ha detto Marina. Anche la figlia Allegra, di 19 anni, ha fatto sapere che «la notizia ci ha stupiti, considerate le idee liberali e progressiste di mio padre, che ci tengo vengano ricordate».

Vannacci tira dritto e fa sapere che continuerà a usarlo

Ma Vannacci non ha intenzione di cedere. «Finché non c’è nulla di diverso continueremo a usare il simbolo. Se non c’è nulla di vietato si può usare», ha detto all’Ansa. Il portavoce del movimento Il Mondo al Contrario Massimiliano Simoni ha aggiunto: «Il nome e simbolo di Futuro Nazionale sono registrati regolarmente. Il presidente del Mondo al Contrario ha inviato semplicemente un messaggio agli associati per chiarire che il simbolo non può essere usato per qualsiasi fine o scopo se non previa autorizzazione. Noi partiamo lunedì con l’organizzazione del partito a livello territoriale e quindi fino a quel momento queste sono le disposizioni».

Ziello e Sasso lasciano la Lega e passano con Vannacci

Come si era ipotizzato nei giorni scorsi, i deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso hanno deciso di lasciare la Lega per aderire a Futuro nazionale, il nuovo partito di Roberto Vannacci. L’hanno comunicato alla presidenza della Camera e al gruppo del Carroccio a Montecitorio oltre che sui loro profili social. «Interpreto la politica come azione e servizio da garantire in una cornice di coerenza e verità. Binomio che non vedo più presente nella Lega Salvini Premier», ha scritto Ziello. «Esco dalla Lega e scelgo di seguire il generale Roberto Vannacci nella sua battaglia identitaria e sovranista», ha fatto eco Sasso.

Potrebbero non essere i soli a lasciare la Lega per Futuro nazionale

Un sentore delle divergenze con il partito di Salvini lo si sentiva già dalle scorse settimane, quando entrambi avevano deciso di non votare la risoluzione di maggioranza sull’invio di armi all’Ucraina (sposando di fatto la posizione di Vannacci). Il timore è che alle loro uscite se ne aggiungano altre, soprattutto tra gli eletti del Centro-Sud e tra i peones che, vedendo sfumare l’ipotesi di una candidatura alle prossime Politiche e con il partito che sta perdendo consensi (gli ultimi sondaggi danno la Lega al 7,7 per cento), vedono Futuro Nazionale come ancora di salvezza. Tra gli aderenti al neo partito c’è anche il deputato Emanuele Pozzolo, ex Fdi.