Acceso il braciere olimpico a Piazza Duomo. Stasera la cerimonia d’apertura a San Siro

AGI - La Fiamma olimpica è arrivata a piazza Duomo a Milano davanti a migliaia di persone, portata dall'étoile Nicoletta Manni. In piazza è stato acceso anche il braciere, in attesa dell'ultimo tratto di strada per la fiaccola, che stasera arriverà allo stadio San Siro, dove si terrà la cerimonia inaugurale di Milano Cortina.

Ieri alla Fabbrica del Vapore la cena di gala dei Capi di Stato, offerta dalla presidente del Cio Kirsty Coventry, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Divieto di transito per auto e pedoni scattato alle 13 con la sola eccezione di qualche residente (ma solo a fronte dell'esibizione di un documento d'identità che ne attesti la residenza). Decine di carabinieri e agenti schierati per impedire l'accesso da ogni via laterale. 

Mattarella ai capi di Stato

"Come è noto, l'Assemblea Generale dell'Onu, approvando la Tregua Olimpica, ha esortato i Paesi membri a cooperare con il Comitato Olimpico Internazionale e con il Comitato Internazionale Paralimpico per promuovere la pace e la comprensione umana, il dialogo, la tolleranza, la riconciliazione. È questo il significato del motto olimpico: 'Citius, altius, fortius, communiter', piiù veloce, più in alto, più forte, insieme. Lo dimostreranno nei Giochi gli atleti, accomunati da talento, impegno, sacrifici per migliorarsi costantemente", ha detto Mattarella, nel suo indirizzo di saluto alla cena dei Capi di Stato che dà il via ai Giochi Olimpici di Milano Cortina.

"Quelle parole - ha aggiunto - non sono soltanto un programma sportivo: dovrebbero essere, sono, un programma cui dovrebbero ispirarsi tutti i governi del mondo nelle relazioni tra di loro. È quel che tutti i popoli desiderano e attendono. Ne è stata manifestazione l'entusiasmo che, in Italia, ha accolto la Fiamma Olimpica nel viaggio fin qui lungo strade, piazze, borghi. L'Italia rivolge un caloroso benvenuto alle atlete e agli atleti provenienti da tanti Paesi, con la più ampia partecipazione femminile di sempre. Lo sport è espressione di libertà. La libertà di misurarsi con se' stessi, di mettersi alla prova, di confrontarsi con gli altri sulla base di valori e di regole condivise. Una grande lezione per tutti".

La lista degli invitati alla cena di gala

Oltre al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, saranno presenti: Bajram Begaj (Albania), Principe Wangchuck (Bhutan), Zeljko Komi (Bosnia ed Erzegovina), Iliana Iotova (Bulgaria), Ban Kimoon (Corea), Alar Karis (Estonia), Mikheil Kavelashvili (Georgia), Principe Al Hussien (Giordania), Peincipessa Anna (Gran Bretagna), Edgars Rinkvis (Lettonia), Granduca Henri di Lussemburgo (Lussemburgo), Principe Alberto II (Monaco), Re Willem Alexander (Paesi Bassi), Karol Nawrocki (Polonia), Emiro Al Thani (Qatar), Guy Parmelin (Svizzera), Tama's Sulyok (Ungheria), James David Vance (Usa), Marco Rubio (Usa), Annalena Baerbock (Onu) e Roxana Minzatu (Commissione europea). 

La principessa Anna a Milano celebra le eccellenze britanniche

Prima di partecipare alla cena la principessa Anna è stata l'ospite d'onore, nello storico Palazzo Clerici, dell'evento 'Winning Together: UK Innovation on the Road to Milano Cortina 2026', un'iniziativa promossa dal governo del Regno Unito per presentare l'eccellenza britannica nel settore dei materiali e dei servizi in ambito sportivo e per valorizzare le opportunità e le collaborazioni sviluppate nell'ambito dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. L'evento ha riunito numerosi rappresentanti istituzionali, imprese e stakeholder dei settori dello sport e della tecnologia, con l'obiettivo di favorire ulteriori partenariati strategici e rafforzare la cooperazione economica tra Regno Unito e Italia a partire dalla kermesse di Milano Cortina.

Dalla parte britannica, insieme alla principessa, che è anche membro del board del Cio, il Segretario di Stato per la Cultura, i Media e lo Sport, Lisa Nandy. Per le istituzioni italiane, presenti il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, i sindaci di Bormio Silvia Cavazzi e di Verona Damiano Tommasi. La principessa ha incontrato le istituzioni italiane a margine dell'evento, il sindaco Sala e il governatore Fontana, ma anche i parlamentari presenti e gli imprenditori.

Nelle sale di Palazzo Clerici è stato esposto un esemplare di pietra da curling dell'azienda scozzese Kays Curling, fornitore unico di questo materiale per uno sport che ha conquistato un crescente seguito negli ultimi anni, anche in Italia. Ma anche i pattini che l'azienda di Sheffield John Wilson (HD Sports Ltd) dono' nel 1841 a Sua Altezza Reale, la Regina Vittoria.

Proteste dei pro-Pal al passaggio della fiamma olimpica a Milano

AGI - Un centinaio di persone appartenenti al comitato 'Olimpiadi Insostenibili' e ai collettivi studenteschi pro-Pal ha contestato con slogan e fumogeni il passaggio della fiaccola olimpica in via Francesco Sforza, davanti al Policlinico di Milano.

Massiccia la presenza delle forze dell'ordine, con carabinieri, polizia e guardia di finanza, presenti anche nella zona della vicina Sinagoga, che hanno 'blindato' la fiaccola.

Sicurezza e reazioni dei cittadini

Non si è registrato alcun disordine. Tanti i cittadini che hanno assistito con curiosità al transito del simbolo olimpico.

Poste italiane, oltre 150 mila richieste di passaporto da quando è attivo il servizio

Poste italiane continua il suo percorso di innovazione al servizio dei cittadini, rafforzando l’offerta e rendendo più semplice l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione. Sono 150.652 le richieste di rilascio e rinnovo del passaporto presentate presso gli uffici postali italiani. L’iniziativa, attiva in 4.574 sedi – tra gli uffici postali nei comuni con meno di 15 mila abitanti e quelli situati nei grandi centri urbani – rappresenta una risposta concreta all’esigenza di semplificare le procedure, ridurre i tempi di attesa e offrire un’alternativa comoda, capillare e facilmente accessibile per ottenere il documento.

L’iniziativa semplifica la burocrazia e riduce il divario tra aree urbane e piccoli centri

Il servizio di rilascio e rinnovo dei passaporti negli uffici postali è stato avviato inizialmente nei piccoli centri e nelle aree più remote nell’ambito del progetto Polis, l’iniziativa che prevede la trasformazione di quasi 7 mila uffici postali, situati in comuni con meno di 15 mila abitanti, in sportelli unici di prossimità in grado di offrire numerosi servizi della pubblica amministrazione. Successivamente, grazie all’estensione dell’accordo con il ministero dell’Interno, il servizio è stato reso disponibile anche nelle grandi città. Attualmente è possibile richiedere il passaporto in 4.157 uffici postali Polis e in 417 uffici postali di grandi città distribuiti in centri urbani come Bologna, Verona, Roma, Cagliari, Vicenza, Monza, Venezia, Perugia, Ferrara, Milano e Napoli. L’ampliamento del servizio continuerà progressivamente fino a coprire l’intera rete nazionale. Oltre a semplificare la burocrazia, l’iniziativa contribuisce a ridurre il divario tra aree urbane e territori meno serviti, portando un contributo rilevante agli abitanti delle località più isolate d’Italia. Ne è un esempio Terranova di Pollino, in provincia di Potenza, dove i cittadini erano costretti a percorrere fino a 150 chilometri per ottenere il passaporto.

Verona e Vicenza le province con il maggior numero di richieste

Il progetto, avviato nel 2024, nasce con l’obiettivo di valorizzare la capillarità della rete degli uffici postali per rendere i servizi pubblici più vicini e accessibili ai cittadini. I risultati confermano il successo dell’iniziativa. Al 5 febbraio 2026, come accennato sopra, sono già state presentate 150.652 richieste di rilascio e rinnovo del passaporto, di cui 110.885 presso i 4.157 uffici Polis attivi nei comuni con meno di 15 mila abitanti, e 39.767 negli altri 417 uffici postali presenti nei grandi centri urbani. Tra i comuni che fanno parte del progetto Polis spiccano per numeri di richieste quelli della provincia di Verona (12.250), Vicenza (11.485), Monza (7.808) e Bergamo (7.741).

Come si richiede il passaporto in posta

Il procedimento per richiedere il passaporto presso gli uffici postali è semplice e veloce. È sufficiente presentare un documento di identità valido, il codice fiscale, due fotografie e corrispondere l’importo di 42,70 euro, oltre al contrassegno telematico da 73,50 euro. L’importo va versato utilizzando i canali messi a disposizione da Poste italiane presso gli uffici postali e sulle piattaforme online, oppure mediante i diversi Prestatori di servizi di pagamento (Psp) che aderiscono al servizio. In caso di rinnovo, è necessario consegnare anche il vecchio passaporto o la denuncia di smarrimento o furto. Gli operatori degli uffici postali raccolgono i dati biometrici (impronte digitali e foto) e inviano la documentazione all’ufficio di Polizia competente. Nelle grandi città il servizio è disponibile su prenotazione che può essere effettuata registrandosi sul sito di Poste italiane. Il servizio prevede la possibilità di consegna a domicilio del passaporto, scelta effettuata dal 79 per cento dei cittadini nei piccoli centri e dal 32 per cento dei residenti nelle grandi città.

“Basta permessi premio agli autori di femminicidio”

AGI - Basta permessi premio per chi si macchia di reati efferati come il femminicidio. È l'istanza chiave della proposta di legge di iniziativa popolare 'Noemi Durini' che il 23 febbraio prossimo sarà presentata in Cassazione a Roma da Imma Rizzo - mamma di Noemi, uccisa a 16 anni nel settembre 2017 dal suo ragazzo, Lucio Marzo, poco più grande di lei - e dal legale della donna, Valentina Presicce.

Il femminicidio di Noemi è rimasto alle cronache per la lucida crudeltà dimostrata dall'assassino e per l'assenza di una reale resipiscenza da parte sua: la giovane, accoltellata alla testa, era stata spinta a terra, colpita ripetutamente con dei sassi e sepolta, ancora viva, sotto alcuni massi. Ciononostante, il suo carnefice ha iniziato a beneficiare di permessi premio a distanza di soli tre anni dall'omicidio e a un anno dalla sentenza definitiva di condanna a 18 anni e 8 mesi. "Siamo noi familiari delle vittime a vivere il vero ergastolo in vita - attacca Imma Rizzo -. Non mi basta e non accetto solo restrizioni dei permessi premio. Mia figlia è sottoterra, non tornerà più a casa, aveva tutta la vita davanti e il suo assassino respira già aria di libertà, quella libertà che lei non potrà più avere. A chi si macchia di reati così efferati non devono essere concessi benefici di pena".

La valutazione superficiale della pericolosità

"C'è il rischio concreto - avverte l'avvocata Presicce - che la concessione dei permessi premio, subordinata a una valutazione sulla personalità del detenuto della durata di un anno, come previsto oggi dalla legge, non ne accerti in modo concreto la pericolosità, come accaduto nell'IPM di Cagliari Quartucciu dove Marzo veniva lasciato libero grazie a una valutazione 'superficiale'".

I permessi premio concessi a Lucio Marzo

È l'alba del 10 agosto 2023 quando il killer di Noemi, in permesso premio, viene fermato ubriaco alla guida di un'auto: non si ferma all'alt della pattuglia e semina il panico in strada prima di essere fermato. "Dopo questo gravissimo episodio - racconta Presicce - ho chiesto e ottenuto il trasferimento del ragazzo dall'Istituto penale minorile a un carcere per adulti, Opera. Ma non mi sono fermata qui, ho chiesto al magistrato di sorveglianza per i minorenni di Cagliari tutti i permessi premio concessi a Marzo dall'inizio della sua detenzione. Un anno dopo, quando ho avuto l'elenco - quasi 200 pagine - la famiglia è sprofondata nell'ennesimo dolore, come se la figlia fosse stata uccisa una seconda volta. Dallo Stato. Inaccettabile in un Paese civile".

Il 24 dicembre 2022 a Lucio Marzo vengono concessi 17 giorni di permesso premio da trascorrere presso una pizzeria di Sarroch, con pernottamento in casa del proprietario: quando rientra in IPM, è positivo ai cannabinoidi ma il 17 marzo il magistrato di sorveglianza gli riconosce altri 10 giorni di permesso da trascorrere presso la stessa pizzeria. Altri permessi arrivano per recarsi allo stadio a 'fare il tifo', per votare e - nell'estate 2023, in due riprese - "per consolidare la conoscenza di una ragazza conosciuta in ambito lavorativo".

La necessità di tutelare le vittime

"Il problema è che quello di Marzo non è un caso isolato - denuncia Valentina Presicce -. Troppe volte un assassino condannato a una pena detentiva, non indifferente, per un reato efferato come un femminicidio, riesce a tornare in libertà dopo pochi anni di carcere". "Tutto questo suscita forte perplessità e grande sfiducia - conclude la legale -. È assurdo concedere premi e 'regali' a veri e propri criminali: sono le vittime e i loro familiari che dovrebbero ricevere tutela, dignità e giustizia".

La proposta di legge e la Costituzione

La proposta di legge 'Noemi Durini' parte da qui - continua Presicce -. Nessuno mette in dubbio l'articolo 27 della Costituzione secondo cui le pene detentive "devono tendere alla rieducazione del condannato". Però tale principio andrebbe applicato tenendo conto di due aspetti spesso trascurati: il diritto della vittima o dei suoi familiari di vedere il criminale scontare una pena commisurata al reato commesso; il dovere dello Stato di garantire la sicurezza della società di fronte a chi ha già violato una volta le norme del vivere civile. Soprattutto quando si parla di femminicidi. Anche la Convenzione di Istanbul, ratificata dall'Italia nel 2013, il trattato internazionale più completo per combattere la violenza sulle donne e domestica, obbliga gli Stati firmatari a perseguire penalmente i colpevoli e a inaspririre le pene, inquadrando la violenza di genere come una violazione dei diritti umani. Concedere ad assassini, socialmente pericolosi, permessi premio a distanza di pochi anni significa non garantire alle vittime la giusta giustizia".

L'appello per la raccolta firme

"Abbiamo bisogno di tutti voi - è l'appello di Imma Rizzo - aiutateci a raccogliere le firme necessarie per mettere fine a una vera ingiustizia. Facciamoci sentire. Mia figlia è sempre con me, mi dà la forza per continuare, sono sicura che Noemi e le altre vittime di femminicidio oggi griderebbero 'basta premi per i nostri assassini'. Aiutateci a portare avanti il loro urlo di giustizia. Condividiamo tutti insieme questa proposta di legge per restituire alle nostre figlie dignità e giustizia".

 

Salvini o Calenda? Il dilemma di Meloni nel dopo Vannacci

Chi è più sacrificabile tra Matteo Salvini e Carlo Calenda? La domanda presto potrebbe porsela Giorgia Meloni che, pallottoliere alla mano, segue il day after vannacciano con apprensione. Dopo i föra di ball, i brindisi e le pacche sulle spalle, nella Lega – e nella maggioranza – si cominciano a contare i danni e a maneggiare percentuali. Se il centrodestra fino a pochi mesi fa guardava alle Politiche 2027 con ottimismo, adesso lo scenario è cambiato. La forbice con il centrosinistra si sta assottigliando. Secondo l’ultimo sondaggio SWG per La7, la maggioranza è al 48,1 per cento, contro il 44,3 per cento del campo progressista. Un calcolo che non conteggia Azione: il 3,8 per cento di Calenda pesa. Soprattutto alla luce del 4 per cento circa che Futuro Nazionale potrebbe rosicchiare sia a Fratelli d’Italia sia alla Lega, in calo al 7,7 per cento. Senza contare i peones che vedono in Vannacci una scialuppa di salvataggio per la prossima legislatura.

Salvini o Calenda? Il dilemma di Meloni nel dopo Vannacci

Azione si candida a essere ago della bilancia

A un anno dalle Politiche, un battito di ciglia, Calenda si candida così a essere ago della bilancia. Se il suo ingresso nel centrodestra, sponsorizzato da Forza Italia, ridarebbe ossigeno a Meloni, un eventuale accordo con il campo largo, su cui però pesa l’incompatibilità di Calenda con i 5 stelle e con Matteo Renzi, rischia di ribaltare il tavolo. Le condizioni poste dal leader di Azione alla destra fin qui sono state chiare: niente coabitazioni con filo-putiniani e generalissimi. Fuori Vannacci dalla Lega, l’ostacolo resta dunque Salvini.

Salvini o Calenda? Il dilemma di Meloni nel dopo Vannacci
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Per questo l’ex Capitano dovrà inventarsi qualcosa e in fretta. Riuscirà a estrarre l’ennesimo coniglio dal cilindro? L’ultimo trucco doveva essere Vannacci: si è visto com’è finita. Il partito, con il suo dna leninista, a parole difende il capo, ma gli animi sono tutt’altro che sereni perché o Salvini riesce a rendere la Lega di nuovo appetibile come alleata, il che equivale a riportarla intorno al 10 per cento, oppure è game over. Il segretario lo sa bene, ed è per questo che ha tentato fino all’ultimo una mediazione con il generale, non certo per amicizia e convinzione.

Salvini o Calenda? Il dilemma di Meloni nel dopo Vannacci
Matteo Salvini (Ansa).

Salvini in un vicolo cieco: una nuova chance per il Nord?

Ora che il velo è stato squarciato, con reciproche accuse di tradimento, per Salvini l’unica via d’uscita percorribile sarebbe fare un passo indietro ammettendo, seppur a mezza bocca, l’errore («ha creduto nella parola di Vannacci in buona fede», è la versione ufficiale fornita da Attilio Fontana). In Lega qualcuno spera che la batosta lo porti a riconsiderare la creazione di un movimento nordista, sul modello della Csu-Cdu in Germania. Progetto avanzato da Luca Zaia, che il segretario aveva bocciato senza appello. Però gli equilibri sono cambiati. Naufragata l’idea di una Lega iper-sovranista, ecco che il gioco di prestigio potrebbe essere proprio il ritorno alle sorgenti del Po, alla battaglia per l’autonomia, ai territori come da tempo chiedono i governatori del Nord. Una soluzione da infiocchettare magari con la nomina di Massimiliano Fedriga a vicesegretario, poltrona rimasta libera dopo l’uscita di Vannacci. Più difficile una “promozione” di Zaia. Non solo perché lo statuto del Carroccio prevede un vicesegretario per regione e il Veneto è già rappresentato da Alberto Stefani, attuale governatore e successore in pectore di Salvini. Ma anche perché difficilmente Zaia, che verosimilmente non finirà la carriera come presidente del Consiglio regionale, si accontenterebbe di un ruolo da gregario, o di una semplice candidatura alle Politiche.

Salvini o Calenda? Il dilemma di Meloni nel dopo Vannacci
Luca Zaia (Ansa).

Qualcuno in Lega sente aria barbara

A differenza delle oltre 500 mila preferenze conquistate da Vannacci alle Europee 2024, provenienti anche da militanti leghisti e dunque difficili da replicare in solitaria, le 203 mila messe a segno da Zaia alle ultime Regionali sono invece tutte “certificate”. Un bottino che conferma il gradimento e la presa dell’ex Doge. Situazione che, in questo momento, qualcuno non si sente più di ignorare. In giorni di passione padana, c’è chi ricorda le ramazze maroniane con cui, nel 2012, venne detronizzato Umberto Bossi. Non si sarebbe ancora arrivati alla resa dei conti e alle purghe, ma tira aria barbara. Detto altrimenti: o Salvini riesce nell’impresa di rianimare la Lega, magari con il sostegno dell’ala nordista, oppure potrebbe essere costretto a lasciare, in un modo o nell’altro, la guida del Carroccio. Fantapolitica, forse. Sta di fatto che non è passata inosservata la nuova avventura comunicativa di Zaia che mercoledì ha lanciato il videopodcast Il Fienile. Un modo, si commenta, per preparare il terreno, accreditandosi come leader in grado di riaccendere la passione dei padani e attirare nuovi voti. Una Lega targata Zaia, inoltre, non dispiacerebbe ad Azione. E qui si torna al gioco della torre. Se costretta, chi sacrificherà Meloni: il Capitano ammaccato e sovranista o Calenda?

Lo strano caso del “penisgate” nel salto con gli sci

Nel corso dei suoi 26 anni di storia, l’Agenzia Mondiale Antidoping (Wada) ne ha viste di tutti i colori: anche se l’importante è partecipare, andare a medaglia lo è decisamente di più e questo ha indotto molti atleti all’assunzione di sostanze illecite. Ebbene, secondo la Bild alcuni saltatori con gli sci starebbero facendo ricorso a iniezioni di acido ialuronico nel pene, in modo da falsare le misure delle loro tute. E dunque migliorare le prestazioni.

Nel salto con gli sci ogni millimetro fa la differenza

Il “penisgate” di cui scrive la Bild può sembrare follia, ma se c’è una certezza, è che nel salto con gli sci anche un millimetro può la differenza. Secondo uno studio pubblicato su Frontiers, per ogni due centimetri in più di circonferenza della tuta la resistenza scende del 4 per cento, mentre sale del 5 per cento la portanza, con un risultato di 5,8 metri di lunghezza in più nel salto. Nel 2025 i due medagliati olimpici norvegesi Marius Lindvik e Johann André Forfang sono stati sospesi per tre mesi per aver “truccato” le tute durante i Mondiali, con cuciture allargate nella zona del cavallo per aumentarne la superficie. Con loro sono stati squalificati anche allenatori e staff.

C’è chi avrebbe fatto ricorso a iniezioni, chi all’argilla

Ebbene, come scrive (o meglio insinua) la Bild, alcuni saltatori hanno adottato metodi ancora più fantasiosi per aumentare le misurazioni ufficiali delle tute, che avvengono tramite scanner 3D partendo dal punto più basso dei genitali: tra essi appunto l’iniezione di acido ialuronico o paraffina nel pene. Altri avrebbero fatto ricorso all’applicazione di argilla nella biancheria intima. Sempre con lo stesso obiettivo: allargare temporaneamente le loro misure, così da poter gareggiare con tute più larghe. Interpellato sulle voci Olivier Niggli, direttore generale della Wada, ha dichiarato: «Non sono a conoscenza dei dettagli del salto con gli sci e di come questo lo possa migliorare, ma prenderemo in considerazione qualsiasi situazione effettivamente correlata al doping». Così Witold Banka, presidente della Wada: «Il salto con gli sci è molto popolare da noi in Polonia, quindi prometto che daremo un’occhiata».

Alto Adige, tragedia a Solda: due scialpinisti morti travolti da una valanga

AGI - Due scialpinisti sono morti dopo essere stati travolti da una valanga nella zona di Solda in Alto Adige. La notizia è confermata dal Soccorso Alpino. 

L'incidente si è verificato nel primo pomeriggio, verso le ore 13.30, nei pressi delle piste del Madriccio nella zona sciistica di Solda. Come informa il Soccorso Alpino, vi è il sospetto che altre persone siano rimaste coinvolte in una seconda valanga ma al momento non si hanno conferme ufficiali.

Alle operazioni di soccorso stanno partecipando diverse squadre del Soccorso Alpino di Tubre, Solda, Trafoi e Prato allo Stelvio, oltre alle unità del Bergrettungsdienst (Brd) e del soccorso alpino della Guardia di Finanza. Le ricerche e le operazioni di bonifica sono in corso. 

Intesa Sanpaolo partecipa al viaggio della Fiamma olimpica a Milano

Intesa Sanpaolo, banking premium partner delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, partecipa al viaggio della Fiamma olimpica nel suo percorso di avvicinamento ai Giochi Invernali. Per la tappa finale di Milano, le filiali della banca di piazza Cordusio e via Verdi sono state allestite con grafiche per evocare l’atmosfera della manifestazione sportiva. Sono state oltre 280 le persone di Intesa, tra cui esponenti del top management, che hanno partecipato come tedofori nel percorso iniziato a Roma il 6 dicembre 2025. Durante il percorso milanese della Fiamma, giovedì 5 febbraio, si alterneranno nel ruolo di tedofori in rappresentanza della Banca Stefano Barrese, responsabile della divisione Banca dei territori, Tommaso Corcos, responsabile Wealth management divisions, Gaetano Miccichè, chairman della divisione IMI Corporate Investment banking e International banks e Paola Papanicolaou, responsabile International banks division.

Tra i tedofori anche Stefano Lucchini e Roberto Bolle

L’appuntamento conclusivo del viaggio della Fiamma Olimpica è previsto il 6 febbraio con la partecipazione tra i tedofori di Stefano Lucchini, chief Institutional affairs and External communication officer di Intesa Sanpaolo e Roberto Bolle, brand ambassador della banca tra i protagonisti della campagna pubblicitaria che celebra la forza della comunità e l’orgoglio nazionale, valorizzando a pieno il contributo che il Gruppo Intesa offre alla crescita collettiva.

Intesa condivide con le Olimpiadi i valori di inclusione, solidarietà e rispetto delle diversità

Intesa Sanpaolo sostiene Milano Cortina 2026 perché i valori profondi dei Giochi olimpici e paralimpici invernali rispecchiano quelli che guidano quotidianamente l’azione del Gruppo guidato da Carlo Messina. La banca, punto di riferimento dei territori, condivide principi come inclusione, sostenibilità, solidarietà e rispetto delle diversità, oltre alla convinzione che lo sport sia un potente motore di crescita collettiva. Questi valori sono al centro della missione di Intesa Sanpaolo, impegnata a promuovere coesione e sviluppo nelle comunità in cui opera. Il sostegno va oltre la semplice visibilità dell’evento, è un’opportunità condivisa per rafforzare il legame con il territorio e contribuire alla promozione dell’identità e dell’eccellenza italiane nel mondo.

Usa-Russia, raggiunto l’accordo per la proroga del trattato New START

Gli Stati Uniti e la Russia hanno deciso di prorogare per sei mesi i termini del trattato di non proliferazione nucleare New START, scaduto giovedì 5 febbraio. Lo riporta Axios, dopo aver scritto di «accordo vicino» tra Washington e Mosca, dopo colloqui avvenuti a margine del trilaterale sull’Ucraina negli Emirati Arabi. Tecnicamente, va precisato, non si tratta di una proroga: il New START, siglato nel 2010 da Barack Obama e Dmitry Medvedev, prevedeva la possibilità di un solo rinnovo dopo 10 anni, in effetti poi avvenuto nel 2021. Le parti, scrive Axios, hanno però accettato di continuare osservare i termini del trattato per almeno sei mesi, durante i quali verrà negoziato un nuovo accordo. In attesa dell’annuncio ufficiale, alla scadenza del New START il Pentagono ha reso noto che gli Usa e la Russia hanno concordato di riprendere il dialogo militare ad alto livello. «È un fattore importante per la stabilità e la pace globali, che può essere raggiunto solo attraverso la forza, e offre un mezzo per aumentare la trasparenza e promuovere la de-escalation», ha affermato il Comando europeo degli Stati Uniti.

Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente

Poco attese, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina sono arrivate in città. Anzi, nelle città. E si è scoperto, con sommo rammarico degli organizzatori, che ai milanesi dell’evento importa il giusto, tendente al poco. Stesso andazzo a Cortina, cui il New York Times ha dedicato un articolo con quella curiosità un po’ antropologica che anima gli stranieri quando trattano le cose dell’Italia: la perla delle Dolomiti non vibra, non scalpita, quasi si annoia. Figurarsi Milano.

Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente
Le Olimpiadi e lo snobismo di Milano, città anestetizzata e insofferente

Qualcuno ha tirato in ballo lo snobismo della sua borghesia, che il vertiginoso schizzare in alto del tasso di ricchezza dei suoi abitanti (indigeni o fiscalmente acquisiti) ha accentuato. È uno snobismo che sconfina nell’insofferenza, che al primo sentore di disagio raccoglie armi e bagagli e si ritira nelle seconde case. Milano funziona così: celebra gli eventi con l’identico approccio che si ha verso le ristrutturazioni dei palazzi: «Bellissimo. Ma fate pure, io torno quando è finito».

Alla fine, per gli organizzatori, sarà un bagno di sangue?

Peraltro questa è una faccia dello snobismo. L’altra consiste nella malcelata soddisfazione di vedere le strade del centro mezze vuote (ma non sarà perché piove a dirotto o perché un cappuccino costa 10 euro?), i B&B col lucchetto non così pieni, il tutto esaurito nei teatri delle gare un’ottimistica chimera. Da lì alla profezia-anatema il passo è breve: alla fine, per gli organizzatori, sarà un bagno di sangue. Ipotesi che certo riguarda le tasche di tutti, un po’ meno quelle di chi per orrore del caos si è rifugiato nelle dimore vista lago.

La Milano performante non tollera più il minimo fastidio

Ma ridurre tutto a una posa chic sarebbe consolatorio. Il problema è più complesso. La Milano urbana, performante, metropoli iper organizzata, non tollera più anche il minimo fastidio. Il disagio è diventato una colpa, il rallentamento un’offesa. La variegata agenda di apertura e chiusura di vie e quartieri, effimera quanto il tempo dei Giochi, è vissuta come una violazione dei diritti civili, l’olimpico eccesso di movida come un attentato alla qualità della vita. Abbiamo interiorizzato l’idea che la città debba funzionare come un’app: veloce, fluida, invisibile, senza intoppi. E soprattutto senza sorprese, nemmeno quella di una strada chiusa per qualche ora.

L’indifferenza è diventata una forma di superiorità

C’è poi un altro elemento, più sottile e molto milanese: l’indifferenza come forma di superiorità. Milano non si oppone certo alle Olimpiadi, ma le guarda con l’aria di chi ha già visto tutto: Expo, Fashion Week, Design Week, Salone, Fuorisalone, settimane a raffica di qualcosa che non le lasciano un attimo di respiro. Da tempo la capitale economica è diventata uno show room permanente che ha anestetizzato l’eccezione. E quando ogni cosa viene venduta come straordinaria, finisce che niente più lo è. Olimpiadi comprese, che invece una loro eccezionalità ce l’hanno davvero, visto che da noi le ultime datano 2006 e le prossime, se il mondo ancora ci sarà, chissà quando.

I Giochi vissuti solo come un problema logistico

Alla fine ne esce una narrazione scoraggiante. I Giochi, che dovrebbero essere racconto, epica, identità condivisa, vengono vissuti dai milanesi solo come un problema logistico. La città che si vanta di essere capitale morale e locomotiva del Paese si scopre fragilissima sul piano simbolico. Prevale l’irritazione di perdere tempo per qualcosa che come ritorno immediato porta solo fastidi.

Futuro da metropoli efficientissima. E mortalmente noiosa

Seppellita la chimera della città a misura d’uomo, non ci garba che il trambusto olimpico intralci quella a misura Duomo. La Milano in cui viviamo assume sempre più le sembianze di uno stentoreo luna park dove il copioso avvento di capitali lascia intravedere, per chi se lo potrà permettere, un futuro vissuto in una città efficientissima. E insieme mortalmente noiosa.