Azzoppato dall’uscita di Roberto Vannacci, Matteo Salvini prende tempo. Si mostra impegnato nell’azione di governo e torna a parlare coi vecchi media (prima è andato da Bruno Vespa poi addirittura da Lilli Gruber su La7, un luogo “ostile” per i suoi) mentre sui social si scatenano critiche e meme non proprio teneri.
Matteo Salvini: "Io sto benissimo ad occuparmi
— Otto e Mezzo (@OttoemezzoTW) February 5, 2026
di casa, perché stiamo per sistemare 60mila
case popolari"
Lilli Gruber: "Non di casa, Lei deve occuparsi
di treni, Ministro. I treni e il ritardo dei treni,
non di casa" #ottoemezzo pic.twitter.com/t8NNFeYNtZ
Per molti l’unica strada percorribile è nel segno di Zaia
Con un partito ormai balcanizzato, da tempo Salvini procedeva a fatica tra l’incudine del ‘liberale’ Luca Zaia e il martello destrorso di Vannacci. Ora che il generale non c’è più, l’unica strada che il partito può prendere è quella indicata dall’ex governatore veneto, ritengono in molti. Giancarlo Giorgetti glielo ha detto durante la riunione del consiglio federale: trasforma l’uscita del generale in una opportunità, usa il posto lasciato vacante da Vannacci per fare una nomina che dia impulso al partito e segni una direzione verso le Politiche del 2027. Il ministro non ha fatto nomi, ma tutti hanno pensato a Zaia. Al termine della riunione – apprende Lettera43 – è proprio al veneto, infatti, che Giorgetti ha fatto la prima telefonata. «Luca», è il senso del ragionamento, «gli ho detto di fare una nomina e intendevo te».

Caos Vannacci? «Chi è causa del suo mal pianga se stesso»
Da tempo l’uomo di Cazzago Brabbia commenta la gestione del caso Vannacci con una frase usata anche da Gianfranco Fini per respingere il paragone con il generale fatto da Salvini (mossa molto verdinaniana, secondo diversi nel partito): «Chi è causa del suo mal pianga se stesso», ripete il ministro a chiunque in privato gli chieda una lettura della fase politica. E infatti Salvini ha fatto tutto da solo: ha coinvolto il generale, lo ha candidato alle Europee, giovando delle 500 mila preferenze ottenute, e lo ha fatto entrare nella Lega dalla porta principale con tanto di tappeto rosso di tessera consegnata sul palco del congresso e nomina a vicesegretario un mese dopo. Solo che un generale non si accontenta di una nomina vuota ma vuole «autorità», per usare un termine utilizzato da Vannacci. Ed ecco la rottura a meno di 10 mesi dalla nomina. Salvini, come tutti, sapeva che Vannacci sarebbe uscito a breve. Da tempo “pregava” il generale di rallentare il passo verso la fondazione di Futuro nazionale, racconta un ex leghista molto vicino a Vannacci.

La falange del Nord per arginare il calo nei sondaggi
Poi c’è stata una accelerazione. Il segnale del ‘no’ vannacciano al decreto Ucraina e l’assenza alla conferenza leghista di Roccaraso con Francesca Pascale. Già agli inizi di gennaio, il capo di via Bellerio – viene rivelato – parlava coi suoi dei deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso come «in uscita» perché «andranno con Vannacci». E così è stato. Ora gli rimane un partito comunque diviso tra i dirigenti storici, ‘nordisti’ moderati, salviniani orfani di Vannacci e l’ala più a destra guidata dall’altra vicesegretaria, la pasionaria Silvia Sardone. Nel frattempo la Lega è scesa al 7,7 per cento nei sondaggi. E potrebbe scendere ancora. La via più logica per recuperare consensi alle Politiche sembra essere la candidatura dei governatori (Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti), una sorta di falange al Nord. Nelle scorse settimane Salvini avrebbe manifestato di essere interessato a questa opzione parlando direttamente con l’ex Doge.

L’ipotesi di un ricambio generazionale per preparare la successione
Ma bisogna vedere se il segretario leghista sarà nel tempo disposto a percorrere una strada che prevede come ‘dazio’ da pagare l’attribuzione all’ex governatore di un incarico di partito. O se invece ascolterà i consigli di chi preme perché affidi la Lega a un altro veneto, un giovane, stavolta. Perché in via Bellerio c’è chi non vede il dettaglio del voto, le oltre 200 mila preferenze incassate da Zaia, ma pensa che il successo di Alberto Stefani alle Regionali debba spingere il partito verso un ricambio generazionale e preparare la successione con un giovane. Proprio come l’ex sindaco di Borgoricco, vicinissimo tra l’altro a Francesca Verdini.

In quest’ottica, tra i possibili nuovi vice, spunta anche il nome di Luca Toccalini, attualmente coordinatore della Lega Giovani. Ma per la sua promozione occorrerebbe mettere mano alle regole, visto che di rappresentanti lombardi in segreteria c’è già Sardone.










