Come si evolve la battaglia legale tra giocatori del Napoli e società

Linea dura del presidente De Laurentiis. Taglio del 25% dello stipendio per tutti, con punte del 50% per Allan e i capi della rivolta contro il ritiro. E il procedimento arbitrale è alle porte. La situazione.

Al Napoli le cose in campo non vanno bene. Settimo posto e -15 punti dalla Juventus capolista. Fuori, forse ancora peggio. Questioni calcistiche e giuridiche si sono intrecciate affossando la stagione degli azzurri. Tutto è iniziato col grande “ammutinamento, il rifiuto dei giocatori di andare in ritiro per gli scarsi risultati sportivi (soprattutto in campionato). E ora è arrivata la risposta ufficiale della società, che ha attaccato i calciatori infliggendo un taglio del 25% dello stipendio per tutti, ma punte del 50% nei confronti di Allan e di altri considerati dal club i “capi” della rivolta. Le richieste sono contenute nelle raccomandate inviate anche via pec.

DALLE SUPER MULTE AL CASO DEI FURTI

Il presidente Aurelio De Laurentiis ha inflitto così delle super multe. Gli ultrà avevano “scaricato” la squadra per il suo atteggiamento, mentre in città si è parlato anche molto della fuga” delle mogli dei calciatori dopo i diversi furti subiti che avevano addirittura fatto presupporre l’esistenza di un piano criminale dietro questi episodi.

LETTERE CONSEGNATE PRIMA DELLA CHAMPIONS

La notizia era nell’aria e, si è appreso oltre la cortina di silenzio ufficiale del club, si dovrebbe concretizzare con la ricezione delle lettere a poche ore dalla partita di Champions league contro il Liverpool. I due piani, ormai, sono completamente scollegati. Il Napoli ha deciso di separare le vicende sportive da quelle contrattuali: i tifosi giudicheranno le prestazioni in campo di capitan Lorenzo Insigne e compagni, il collegio arbitrale del tribunale deve decidere in merito alle sanzioni.

COME FUNZIONA IL PROCEDIMENTO ARBITRALE

Ogni calciatore nominerà un proprio arbitro, il club un altro e i due dovranno accordarsi per eleggere il presidente del collegio; ciascun calciatore avrà un proprio procedimento arbitrale.

ALLAN ACCUSATO DI AVER AGGREDITO IL VICEPRESIDENTE

La multa più salata è stata chiesta ad Allan che oltre alla ribellione paga anche l’accusa di aver tentato di aggredire il vicepresidente azzurro Edoardo De Laurentiis negli spogliatoi dopo il match con il Salisburgo.

CONTESTATA LA LESIONE DEI DIRITTI D’IMMAGINE

Oltre alle multe richieste per il mancato rispetto dell’ordine di andare in ritiro, il Napoli è pronto a infliggere anche multe individuali per una lesione dei diritti d’immagine: ogni calciatore quando firma con il club azzurro raggiunge anche un accordo per la cessione dei propri diritti d’immagine che, a parere del Napoli, è stata lesa dall’atteggiamento poco professionale della ribellione. In questo caso le multe saranno individuali e parametrate al contratto che è diverso per ognuno.

DE LAURENTIIS NON È ANDATO A LIVERPOOL

Al Napoli dunque continua il gelo tra lo spogliatoio e la dirigenza, che aspetta ora risultati sul campo, e testimoniato anche dal fatto che il presidente non è volato in Inghilterra per il match di Champions. In questo clima il Napoli parte per Liverpool dove mercoledì sera affronta i campioni d’Europa. L’allenatore Carlo Ancelotti sa che anche il suo futuro personale è legato alle prossime partite e già il pareggio di San Siro contro il Milan è stato considerato negativamente dal club.

GRANDE ATTESA PER LE PAROLE DI ANCELOTTI

Su questo, ma anche sul clima con cui lo spogliatoio sta vivendo il momento, il tecnico è chiamato a parlare martedì 26 novembre nel pomeriggio a Liverpool, durante la conferenza stampa pre-partita destinata a interrompere il silenzio stampa cominciato proprio nella notte dell’insubordinazione dopo il pari con il Salisburgo. Quella sera Ancelotti andò via senza parlare.

INSIGNE INFORTUNATO, ATTACCO DA INVENTARE

Parlò, prima di sapere della rivolta, Insigne, che rimane a Napoli a causa della contusione al gomito subita a Milano. L’attacco è quindi da inventare, la forza di reazione del gruppo da dimostrare in campo. I 2 mila tifosi azzurri a Liverpool aspettano risposte da Anfield. Poi arriveranno le sentenze del tribunale.

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Il razzismo di Cellino con Balotelli e i precedenti nel calcio

Per il presidente del Brescia «Mario è nero, sta lavorando per schiarirsi». Poi parla di battuta fraintesa. Un po' come quelle di Passirani sulle banane a Lukaku, di Tavecchio e Opti Pobà, di Lotito che parlò di «pelle normale» dei bianchi. Il vizietto discriminatorio degli uomini nel pallone.

Il 25 novembre era la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ma mentre si parlava di femminicidi qualcuno è riuscito a esibirsi in dichiarazioni razziste. Nel mondo del calcio, tanto per cambiare. Troppo difficile portare avanti più di una sensibilizzazione alla volta: probabilmente il presidente del Brescia Massimo Cellino non è dotato di questa abilità di multitasking. Così si è fatto sfuggire un commento poco “tecnico”: «Cos’è successo a Mario Balotelli? Che è nero, cosa devo dire, che sta lavorando per schiarirsi, però c’ha molte difficoltà». Mario Balotelli sarebbe (è, in attesa di sviluppi dal mercato) un suo giocatore, il secondo più prezioso della rosa (valore 20 milioni, dietro solo a Sandro Tonali stando ai dati Transfermarkt). E per di più fresco bersaglio dei versi da scimmia che gli hanno riservato i tifosi delll’Hellas Verona il 3 novembre.

ENNESIMO TASSELLO NEL MOMENTO-NO DI SUPER MARIO

Ma Cellino non deve aver pensato a tutto questo e ha provato a motivare così l’attaccante dopo il periodo-no che, oltre a questioni extra campo, ha riguardato aspetti di gioco: prima la discussa sostituzione all’intervallo nella partita persa 4-0 in casa contro il Torino, poi la mancata convocazione in Nazionale – la qualificazione a Euro 2020 era già in tasca – nonostante il suggerimento del presidente della Figc, Gabriele Gravina, che voleva chiamare Super Mario come gesto simbolico anti-razzista. Infine, dopo la sosta del campionato, la cacciata dall’allenamento per scarso impegno e l’esclusione di Balo dalla trasferta di Roma.

IL RITORNELLO DELLA BATTUTA FRAINTESA

Dopo l’uscita di Cellino, il Brescia ha cercato di cancellare il guaio fatto: «Una battuta a titolo di paradosso, palesemente fraintesa, rilasciata nel tentativo di sdrammatizzare un’esposizione mediatica eccessiva e con l’intento di proteggere il giocatore stesso», è stato scritto in un comunicato.

Se scrivete tutte le cazzate che dico, non smettete più. Se chiarisco faccio ancora più danni. Le persone perbene mi conoscono


La “pezza” di Massimo Cellino

Poi Cellino è tornato sull’argomento: «Chi è che mi ha dato del razzista? Se scrivete tutte le cazzate che dico, non smettete più di scrivere. Io non mi devo mica discolpare di una cosa alla quale non credo. La cosa tragica sapete qual è? È che non sapete più che caz.. scrivere». Infine: «Se chiarisco faccio ancora più danni. Le persone perbene mi conoscono». E comunque Cellino si consoli: è solo l’ultimo di una lunga lista di esternazioni razziste che sono arrivate dai protagonisti del calcio italiano.

PASSIRANI E LE BANANE DA LANCIARE A LUKAKU

Luciano Passirani, ex dirigente di diversi club calcistici e opinionista nelle tivù locali, il 16 settembre 2019 parlando del centravanti dell’Inter Romelu Lukaku aveva detto: «Questo ti trascina la squadra. Questo nell’uno contro uno ti uccide, se gli vai contro cadi per terra. O c’hai 10 banane qui per mangiare che gliele dai, altrimenti…». Telelombardia ha deciso di non invitarlo più alle sue trasmissioni.

TAVECCHIO E IL FAMIGERATO OPTI POBÀ

Restando alla frutta, l’esternazione più famigerata è quella di Carlo Tavecchio del 2014: «L’Inghilterra individua i soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare. Noi, invece, diciamo che Opti Pobà (nome inventato, ndr) è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio». Concetto che non gli impedì di diventare presidente della Federazione italiana giuoco calcio.

LOTITO E I BIANCHI CON LA PELLE «NORMALE»

La Lazio un presidente vero e non inventato ce l’ha, si chiama Claudio Lotito e il 2 ottobre 2019 ha parlato di razzismo dicendo che «non sempre la vocazione “buuu” corrisponde effettivamente a un atto discriminatorio razzista» perché tra le vittime ci sono anche «persone di non colore, che avevano la pelle normale, bianca, e non di colore».

LE CALCIATRICI «LESBICHE» E «HANDICAPPATE»

Parentesi femminile, nel senso delle vittime delle offese. L’ex presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Felice Belloli, nel 2015 definì le giocatrici di calcio «queste quattro lesbiche», secondo quanto riportò il verbale di una riunione. Fu inibito per quattro mesi. Il già citato Tavecchio invece nel 2014, in un’intervista a Report, parlò così del movimento: «Finora si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio sotto l’aspetto della resistenza, del tempo, dell’espressione atletica. Invece abbiamo riscontrato che sono molto simili».

MALAGÒ E I SIMULATORI PEGGIO DEI RAZZISTI

Tornando al razzismo, il 25 settembre 2019 il presidente del Coni Giovanni Malagò ha detto che «è sbagliato se qualcuno fa “buuu” a un giocatore di colore, ma è ancora più sbagliato quando uno che guadagna 3 milioni di euro si lascia cadere in area e magari è anche contento di prendere un calcio di rigore». Poi si è corretto: «Non dico che il comportamento di chi simula sia peggiore di chi fa cori razzisti, ma ogni attore protagonista deve fare la sua parte nel modo eticamente migliore». Compreso il presidente del Coni.

malagò coni sport e salute sabelli
Giovanni Malagò. (Ansa)

SACCHI E L’ORGOGLIO ITALIANO ANTI-STRANIERI

Arrigo Sacchi, ex commissario della Nazionale e storico allenatore del Milan, nel 2015 dichiarò: «Io mi vergogno di essere italiano. Per avere successo siamo disposti a vendere l’anima al diavolo. Non abbiamo una dignità, non abbiamo un orgoglio italiano. Ci sono squadre con 15 stranieri. Oggi vedevo il torneo di Viareggio: io non sono un razzista, ho avuto Rijkaard, ma vedere così tanti giocatori di colore, vedere così tanti stranieri, è un’offesa per il calcio italiano».

ERANIO E I NERI NON CONCENTRATI QUANDO C’È DA PENSARE

Sacchi in rossonero incrociò Stefano Eranio, ex centrocampista. Una volta diventato commentatore televisivo, nel 2015 ai microfoni della tivù svizzera Rsi Eranio spiegò che «i giocatori di colore, quando sono sulla linea difensiva, spesso certi errori li fanno perché non sono concentrati. Sono potenti fisicamente però, quando c’è da pensare, spesso e volentieri fanno questi errori». Parlava dell’allora difensore della Roma Antonio Rüdiger. Fu licenziato.

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Il razzismo di Cellino con Balotelli e i precedenti nel calcio

Per il presidente del Brescia «Mario è nero, sta lavorando per schiarirsi». Poi parla di battuta fraintesa. Un po' come quelle di Passirani sulle banane a Lukaku, di Tavecchio e Opti Pobà, di Lotito che parlò di «pelle normale» dei bianchi. Il vizietto discriminatorio degli uomini nel pallone.

Il 25 novembre era la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ma mentre si parlava di femminicidi qualcuno è riuscito a esibirsi in dichiarazioni razziste. Nel mondo del calcio, tanto per cambiare. Troppo difficile portare avanti più di una sensibilizzazione alla volta: probabilmente il presidente del Brescia Massimo Cellino non è dotato di questa abilità di multitasking. Così si è fatto sfuggire un commento poco “tecnico”: «Cos’è successo a Mario Balotelli? Che è nero, cosa devo dire, che sta lavorando per schiarirsi, però c’ha molte difficoltà». Mario Balotelli sarebbe (è, in attesa di sviluppi dal mercato) un suo giocatore, il secondo più prezioso della rosa (valore 20 milioni, dietro solo a Sandro Tonali stando ai dati Transfermarkt). E per di più fresco bersaglio dei versi da scimmia che gli hanno riservato i tifosi delll’Hellas Verona il 3 novembre.

ENNESIMO TASSELLO NEL MOMENTO-NO DI SUPER MARIO

Ma Cellino non deve aver pensato a tutto questo e ha provato a motivare così l’attaccante dopo il periodo-no che, oltre a questioni extra campo, ha riguardato aspetti di gioco: prima la discussa sostituzione all’intervallo nella partita persa 4-0 in casa contro il Torino, poi la mancata convocazione in Nazionale – la qualificazione a Euro 2020 era già in tasca – nonostante il suggerimento del presidente della Figc, Gabriele Gravina, che voleva chiamare Super Mario come gesto simbolico anti-razzista. Infine, dopo la sosta del campionato, la cacciata dall’allenamento per scarso impegno e l’esclusione di Balo dalla trasferta di Roma.

IL RITORNELLO DELLA BATTUTA FRAINTESA

Dopo l’uscita di Cellino, il Brescia ha cercato di cancellare il guaio fatto: «Una battuta a titolo di paradosso, palesemente fraintesa, rilasciata nel tentativo di sdrammatizzare un’esposizione mediatica eccessiva e con l’intento di proteggere il giocatore stesso», è stato scritto in un comunicato.

Se scrivete tutte le cazzate che dico, non smettete più. Se chiarisco faccio ancora più danni. Le persone perbene mi conoscono


La “pezza” di Massimo Cellino

Poi Cellino è tornato sull’argomento: «Chi è che mi ha dato del razzista? Se scrivete tutte le cazzate che dico, non smettete più di scrivere. Io non mi devo mica discolpare di una cosa alla quale non credo. La cosa tragica sapete qual è? È che non sapete più che caz.. scrivere». Infine: «Se chiarisco faccio ancora più danni. Le persone perbene mi conoscono». E comunque Cellino si consoli: è solo l’ultimo di una lunga lista di esternazioni razziste che sono arrivate dai protagonisti del calcio italiano.

PASSIRANI E LE BANANE DA LANCIARE A LUKAKU

Luciano Passirani, ex dirigente di diversi club calcistici e opinionista nelle tivù locali, il 16 settembre 2019 parlando del centravanti dell’Inter Romelu Lukaku aveva detto: «Questo ti trascina la squadra. Questo nell’uno contro uno ti uccide, se gli vai contro cadi per terra. O c’hai 10 banane qui per mangiare che gliele dai, altrimenti…». Telelombardia ha deciso di non invitarlo più alle sue trasmissioni.

TAVECCHIO E IL FAMIGERATO OPTI POBÀ

Restando alla frutta, l’esternazione più famigerata è quella di Carlo Tavecchio del 2014: «L’Inghilterra individua i soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare. Noi, invece, diciamo che Opti Pobà (nome inventato, ndr) è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio». Concetto che non gli impedì di diventare presidente della Federazione italiana giuoco calcio.

LOTITO E I BIANCHI CON LA PELLE «NORMALE»

La Lazio un presidente vero e non inventato ce l’ha, si chiama Claudio Lotito e il 2 ottobre 2019 ha parlato di razzismo dicendo che «non sempre la vocazione “buuu” corrisponde effettivamente a un atto discriminatorio razzista» perché tra le vittime ci sono anche «persone di non colore, che avevano la pelle normale, bianca, e non di colore».

LE CALCIATRICI «LESBICHE» E «HANDICAPPATE»

Parentesi femminile, nel senso delle vittime delle offese. L’ex presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Felice Belloli, nel 2015 definì le giocatrici di calcio «queste quattro lesbiche», secondo quanto riportò il verbale di una riunione. Fu inibito per quattro mesi. Il già citato Tavecchio invece nel 2014, in un’intervista a Report, parlò così del movimento: «Finora si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio sotto l’aspetto della resistenza, del tempo, dell’espressione atletica. Invece abbiamo riscontrato che sono molto simili».

MALAGÒ E I SIMULATORI PEGGIO DEI RAZZISTI

Tornando al razzismo, il 25 settembre 2019 il presidente del Coni Giovanni Malagò ha detto che «è sbagliato se qualcuno fa “buuu” a un giocatore di colore, ma è ancora più sbagliato quando uno che guadagna 3 milioni di euro si lascia cadere in area e magari è anche contento di prendere un calcio di rigore». Poi si è corretto: «Non dico che il comportamento di chi simula sia peggiore di chi fa cori razzisti, ma ogni attore protagonista deve fare la sua parte nel modo eticamente migliore». Compreso il presidente del Coni.

malagò coni sport e salute sabelli
Giovanni Malagò. (Ansa)

SACCHI E L’ORGOGLIO ITALIANO ANTI-STRANIERI

Arrigo Sacchi, ex commissario della Nazionale e storico allenatore del Milan, nel 2015 dichiarò: «Io mi vergogno di essere italiano. Per avere successo siamo disposti a vendere l’anima al diavolo. Non abbiamo una dignità, non abbiamo un orgoglio italiano. Ci sono squadre con 15 stranieri. Oggi vedevo il torneo di Viareggio: io non sono un razzista, ho avuto Rijkaard, ma vedere così tanti giocatori di colore, vedere così tanti stranieri, è un’offesa per il calcio italiano».

ERANIO E I NERI NON CONCENTRATI QUANDO C’È DA PENSARE

Sacchi in rossonero incrociò Stefano Eranio, ex centrocampista. Una volta diventato commentatore televisivo, nel 2015 ai microfoni della tivù svizzera Rsi Eranio spiegò che «i giocatori di colore, quando sono sulla linea difensiva, spesso certi errori li fanno perché non sono concentrati. Sono potenti fisicamente però, quando c’è da pensare, spesso e volentieri fanno questi errori». Parlava dell’allora difensore della Roma Antonio Rüdiger. Fu licenziato.

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Cellino su Balotelli: «È nero, sta lavorando per schiarirsi»

Le parole - che definire infelici è dire poco - del presidente del Brescia sulla situazione dell'attaccante, escluso dalla sfida contro la Roma per scarso impegno negli allenamenti. E ancora: «Dà più peso ai social che ai valori sportivi».

Cosa succede con Mario Balotelli? «Che è nero, cosa vi devo dire. Che sta lavorando per schiarirsi, però c’ha molte difficoltà».

È iniziata con questa frase – che definire infelice è un eufemismo – l’analisi dal presidente del Brescia, Massimo Cellino, sulla situazione dell’attaccante italiano, recentemente bersagliato da versi di scimmia nello stadio dell’Hellas Verona. «Una battuta a titolo di paradosso, palesemente fraintesa, rilasciata nel tentativo di sdrammatizzare un’esposizione mediatica eccessiva e con l’intento di proteggere il giocatore stesso», ha scritto poco dopo il club in un comunicato ufficiale. Ma ormai la proverbiale “frittata” è fatta.

Nella sede della Lega Serie A, dopo l’esordio particolarmente inopportuno e da evitare, Cellino ha quindi aggiunto: «Nel calcio ci sono squadre che combattono e vincono. Se noi pensiamo che un giocatore da solo possa vincere la partita, offendiamo la squadra e il gioco del calcio».

LEGGI ANCHE: Il razzismo negli stadi si combatte anche con le parole giuste

Cellino ha proseguito sullo stesso tono critico: «È giusto comunicare con la gente, però forse Balotelli dà più peso ai social che ai suoi valori da sportivo». E non ha risparmiato nemmeno l’allenatore delle Rondinelle, Fabio Grosso: «La settimana scorsa ha fatto un errore, in conferenza stampa ha parlato di Balotelli e non della squadra. Ho preso Balotelli a fine mercato, non per fare abbonamenti né per vendere pubblicità. L’ho preso perché è un metro e 90, è un animale, ha ancora un’età per dire qualcosa nel calcio. Poteva essere un valore aggiunto, per sovraesposizione lo abbiamo fatto diventare un punto di debolezza. Se continuiamo a parlare di Balotelli, facciamo male a lui e a noi stessi».

LEGGI ANCHE: Il Verona mette al bando il capo ultrà Castellini fino al 2030

Il presidente del Brescia ha detto tuttavia che personalmente non si sente “tradito” dall’attaccante, escluso dalla sfida contro la Roma per scarso impegno durante gli allenamenti.

Una decisione dell’allenatore, alla quale Balotelli aveva replicato con una story su Instagram. Il video lo ritraeva mentra veniva massaggiato da un membro dello staff medico ed era accompagnato da una didascalia: “In guarigione. Torno presto, per il momento lasciamoli parlare“.

Grosso, dopo la pesante sconfitta per 3-0 subìta all’Olimpico, era tornato sul punto: «Se Balotelli c’è o non c’è lo decido io. Ha le qualità per fare bene, ma servono anche disponibilità, fatica e qualcosa in più. E se Mario a volte non riesce a mettersi a disposizione, la squadra fatica a sorreggerlo».

«Non speravo assolutamente che fosse Balotelli a salvare la squadra e gliel’ho detto», ha commentato invece Cellino, «è troppo facile scaricare le colpe su di lui e usarlo come capro espiatorio. È uno dei motivi per cui ho cambiato allenatore. Andava più aiutato lui di quanto lui potesse aiutare noi. Forse all’inizio eravamo in grado di farlo, ora ci siamo indeboliti ed è più difficile. Perciò dobbiamo cercare di parlare meno possibile e di spegnere ‘sti cazzo di social, sono la bestia degli Anni 2000».

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La Juventus tenta l’allungo, l’Inter tiene il passo

Negli anticipi di Serie A, bianconeri e nerazzurri vincenti con Atalanta e Torino. Mentre tra Milan e Napoli finisce 1-1.

La Juventus batte l’Atalanta e tenta l’allungo subito rintuzzato dall’Inter, dilagante in casa del Torino. Mentre la sfida tra le due malate illustri della Serie A, Napoli e Milan, finisce con un pareggio che serve a poco a entrambe.

HIGUAIN E DYBALA RIBALTANO L’ATALANTA

Nel sabato di anticipi di prestigio di questa 13esima giornata di Serie A, le prime big a scendere in campo sono Atalanta e Juventus, a Bergamo. Nerazzurri avanti con il gol di Robin Gosens su assist di Musa Barrow, che in precedenza aveva fallito un rigore. Nell’ultimo qarto d’ora la reazione della Juventus – orfana di un acciaccato Cristiano Ronaldo -, con la doppietta di Gonzalo Higuain (il secondo gol è viziato da un fallo di mano di Juan Cuadrado) e la rete del definitivo 1-3 di Paulo Dybala.

BONAVENTURA RIACCIUFFA IL NAPOLI

Nel match delle 18, a San Siro il Napoli del grande ex Carlo Ancelotti va avanti sul Milan con il gol di Hirving Lozano, che raccoglie la conclusione di Lorenzo Insigne sbattuta sulla traversa. Il vantaggio dei partenopei dura pochi minuti: il pareggio, con un gran destro, è firmato Giacomo Bonaventura, al gol dopo oltre 400 giorni segnati da una lunga sequela di infortuni.

LAUTARO E LUKAKU LANCIANO L’INTER

Nel match serale, l’Inter sbanca il campo del Torino grazie ai gol di Lautaro Martinez, Stefan De Vrij e Romelu Lukaku. Con questi risultati, la Juventus resta in vetta (35 punti) alla classifica con una lunghezza di vantaggio sull’Inter. Il Napoli, a 20 punti, rischia di vedersi allontanare ulteriormente la zona Champions, ora a 4 lunghezze, mentre il Milan resta impaludato nelle zone medio-basse della classifica, a 14 punti, cinque sopra la zona retrocessione.

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Le super multe di De Laurentiis per i “ribelli” del Napoli

In arrivo le raccomandate con le sanzioni per i giocatori che si sono ammutinati al termine del match col Salisburgo. Insigne e compagni dovranno riconoscere al club una cifra sui 2,5 milioni di euro.

Ha vinto la linea dura, quella del presidente Aurelio De Laurentiis. I giocatori del Napoli protagonisti dell’ammutinamento dopo il match di Champions League col Salisburgo pagheranno a caro prezzo la loro ribellione. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, le raccomandate con le multe per i calciatori partiranno lunedì 25 novembre.

IN ARRIVO SANZIONI TRA IL 25% E IL 50% DELLO STIPENDIO LORDO

Secondo la strategia messa a punto dal numero uno partenopeo e dagli avvocati della società, sono in arrivo sanzioni che oscilleranno fra il 25 e il 50% lordo dello stipendio mensile. Sanzioni diversificate per poter “tarare” la multa secondo responsabilità singole. Sempre stando alla ricostruzione del Corsport fra danni d’immagine e danni morali Insigne e compagni dovranno riconoscere al club una cifra che si aggira sui 2,5 milioni di euro, soldi che verranno detratti dalle buste paga del mese corrente.

ALCUNI CALCIATORI PRONTI A RIVOLGERSI AL COLLEGIO ARBITRALE

Alcuni calciatori si sarebbero già consultati e sarebbero pronti a rivolgersi, dopo l’arrivo delle raccomandate, al giudizio del collegio arbitrale. Altri come Allan starebbero provando a ricucire la frattura, porgendo le proprie scuse a Edoardo De Laurentiis e dimostrando voglia di ripartire. Di sicuro c’è che Aurelio De Laurentiis è irremovibile e non intende fare retromarce .

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Per Mario Balotelli è stata una giornata da dimenticare

L'attaccante allontanato dall'allenamento dopo essere stato ripreso dal tecnico Grosso per lo scarso impegno. E poco dopo la Corte Figc sospende la chiusura della curva del Verona per i cori contro di lui.

Giornata da dimenticare in fretta, quella del 21 novembre, per Mario Balotelli. L’attaccante del Brescia è stato prima allontanato dal centro tecnico delle Rondinelle dopo essere stato redarguito per il mancato impegno dall’allenatore Fabio Grosso. Poi, seppure indirettamente, è stato protagonista della decisione della Corte d’Appello della Figc, che ha disposto la sospensione della chiusura del settore Poltrone est dello stadio Bentegodi di Verona, decisa dal giudice sportivo per cori razzisti proprio contro Super Mario.

VIA DAL CENTRO TECNICO DEL BRESCIA A TESTA BASSA

Dopo essere stato ripreso da Grosso, Balotelli a testa bassa si è diretto verso gli spogliatoi, da dove poco dopo è uscito per lasciare in auto il centro sportivo di Torbole Casaglia. Il tutto mentre la seduta era ancora in corso. Sul fronte della giustizia sportiva, invece, la Corte ha ritenuto necessario un supplemento istruttorio «per individuare con esattezza il settore di provenienza dei cori di discriminazione razziale nonché la loro percezione e dimensione» e ha invitato la procura federale a «espletarli entro il termine di 20 giorni per consentire di definire il procedimento nei tempi normalmente previsti».

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Il Tottenham è l’ultima occasione di José Mourinho

Quello tra lo Special One e gli Spurs è un matrimonio disseminato di incognite. Prima fra tutte, la capacità dell'allenatore portoghese di ergersi a guru di una squadra da risollevare. Pena la condanna a un inesorabile declino.

Stavolta è davvero l’ultima chiamata. José Mourinho lo sa e dopo un anno di inattività non poteva dire no al Tottenham. Pazienza se ha dovuto tradire (ancora una volta) la fiducia e l’amore dei suoi ex tifosi. Nel 2015 disse «mai agli Spurs per rispetto del Chelsea», quattro anni dopo si dice entusiasta di poter allenare un club con la storia e la tifoseria del Tottenham. Incoerenze che sono regola nel mondo del calcio e stupiscono relativamente. Così come sorprende poco che un club in caduta libera dopo aver raggiunto l’apice della sua storia con la finale di Champions League conquistata un anno fa abbia pensato a lui. Eppure che questo matrimonio funzioni è ancora tutto da vedere.

Mourinho non allena da un anno, da quando fu esonerato dal Manchester United dopo la sonora sconfitta per 3-1 contro il Liverpool. Per molti fu il segnale del declino del tecnico portoghese, non più Special One ma normalissimo, ingrigito e intristito come la sua proposta di calcio. Mourinho ha 56 anni, ha vinto 25 trofei, è stato campione nazionale in quattro campionati diversi, ha sollevato due volte la Champions League. Ma l’ultima coppa che si è portato a casa risale al 2017, negli ultimi due anni tutto ciò che ha ottenuto è stato un secondo posto a 19 punti dal Manchester City e un esonero, ha passato gli ultimi mesi a fare l’opinionista strapagato per Bein Sports, e anche lì non è che ci abbia preso più di tanto.

NON MOLTO SPECIAL ANCHE COME COMMENTATORE

L’estate scorsa profetizzava il Tottenham tra le quattro favorite per la vittoria del titolo con Liverpool, Manchester City e Manchester City B. Le due finaliste di Champions League e la squadra che l’anno scorso ha fatto treble, non proprio il più coraggioso e audace dei pronostici. Peraltro sostanzialmente sbagliato, dal momento che il City è lontano nove punti dalla vetta e il Tottenham è 14esimo. Perlomeno Mourinho non potrà lamentarsi del valore di una squadra che lui stesso riteneva essere tra le più forti d’Inghilterra, non potrà trincerarsi dietro l’alibi di una rosa inadeguata, non potrà replicare le perplessità di Mauricio Pochettino, che già dopo la finale di Champions League persa col Liverpool si era mostrato decisamente critico con una dirigenza poco propensa a spendere sul mercato. Quest’anno il Tottenham ha investito 114 milioni per ingaggiare Ndombélé, Sessegnon, Lo Celso e Clarke, ma l’anno scorso restò completamente inattiva.

Mauricio Pochettino e José Mourinho, vecchio e nuovo allenatore del Tottenham.

Mourinho, per contro, è uno che di soldi ne ha sempre fatti spendere tanti, soprattutto nell’ultima parte della sua carriera al Manchester United. Stavolta dovrà lavorare diversamente e non è così scontato che ci riesca. L’immagine che abbiamo di lui, ormai, è quella di un uomo chiuso in se stesso e nella sua autoreferenzialità, incastratosi nell’idea di dimostrare al mondo che non è vero che si vince giocando bene al calcio, ma che giocare male, volontariamente male, è la via giusta per conquistare trofei. Più realista del re, più integralista di Pep Guardiola, il grande rivale che sembrava non voler cedere mezzo centimetro sui suoi principi calcistici, Mourinho si è fermato mentre il resto del mondo (e della Premier in primis) andava avanti. Reazionario travolto da una rivoluzione, dovrà ora dimostrare di poter cavalcare anche lui l’onda o, in alternativa, imporre la sua personalissima versione calcistica del Congresso di Vienna, una restaurazione contro tutto e contro tutti, che passi ancora una volta dai nodi fondamentali del suo calcio.

UN TEST PER IL GURU PRIMA CHE PER L’ALLENATORE

La solidità difensiva, il cinismo, l’efficacia in contropiede, la cattiveria agonistica, la provocazione in campo e fuori dal rettangolo di gioco. E poi, soprattutto, la compattezza della squadra intorno al suo unico leader. Pochettino aveva completamente perso la fiducia dei suoi giocatori, fare meglio di lui non sarà difficile. Più complesso sarà tornare a esercitare quello charme da guru che permise a Mourinho di trasformare in grande squadra il Porto, di convincere Samuel Eto’o a fare il terzino, di allontanare il Real Madrid dalla sua storia e filosofia trasformandolo in una banda di briganti brutti, sporchi e cattivi costantemente disposti al fallo sistematico e alla protesta compulsiva. Quello che bisogna capire realmente è se Mourinho abbia davvero ancora questa capacità di trascinare un gruppo. Da lì passerà la chiave del suo successo o del suo fallimento. E se non dovesse farcela stavolta, per Mou sarà difficile risollevarsi e levarsi di dosso quell’etichetta di bollito che qualcuno ha già cominciato ad appiccicargli.

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Perché si parla dell’ingresso di nuovi soci nell’As Roma

La società di Trigoria ha confermato che sono in corso dei contatti per l'ingresso di nuovi soci, tra questi la possibile partecipazione del magnate Dan Friedkin.

L’assetto societario dell’As Roma potrebbe cambiare d nuovo. A confermarlo la stessa società giallorossa: «Sono in corso dei contatti preliminari con potenziali investitori al fine di permettere loro di valutare l’opportunità di un possibile investimento in a.s. ROMA Spv Llc», si legge in una nota pubblicata su richiesta della Consob, in riferimento ad alcune indiscrezioni apparse su alcuni quotidiani in relazione ad una possibile acquisizione delle partecipazioni di A.S. Roma S.p.A. da parte dello statunitense Dan Friedkin.

CONFERMATI I CONTATTI PER NUOVI INVESTITORI

«Su richiesta di Consob», ha informato il club di Trigoria, «con riferimento ad alcune indiscrezioni apparse in data odierna sugli organi di stampa in relazione ad una possibile acquisizione delle partecipazioni di A.S. Roma S.p.A. da parte di potenziali investitori, AS ROMA SPV LLC, società che detiene il controllo indiretto di A.S. ROMA S.p.A. tramite la sua controllata NEEP ROMA HOLDING S.p.A, informa che sono in corso dei contatti preliminari con potenziali investitori al fine di permettere loro di valutare l’opportunità di un possibile investimento in AS ROMA SPV LLC». «In caso di perfezionamento di accordi aventi ad oggetto il trasferimento delle partecipazioni detenute in A.S. Roma S.p.A., AS ROMA SPV LLC fornirà adeguata informativa al Mercato nei termini di legge».

E LA SOCIETÀ VOLA IN BORSA: +16,6%

Intanto per tutto il giorno il titolo in borsa ha fatto segnare rialzi da record. Il titolo, dopo una lunga sospensione in asta di volatilità, ha chiuso in rialzo del 16,6% a 0,59 euro.

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Mourinho al Tottenham e quel tradimento ai tifosi del Chelsea

Il tecnico portoghese prende il posto di Pochettino sulla panchina degli Spurs. A un anno di distanza dal licenziamento da parte dello Utd. Ma dall'Inghilterra riemergono le parole del 2015. Quando disse:«Mai con loro».

«Il Tottenham? Non potrei mai accettare di sedere su quella panchina, per rispetto verso i tifosi del Chelsea». Era il 2015 quando José Mourinho non ammetteva repliche di fronte all’opportunità di diventare, un giorno, la guida tecnica degli Spurs. Quel giorno è arrivato, col tecnico portoghese che il 20 novembre ha ufficialmente raccolto l’eredità di Mauricio Pichettino, licenziato appena 24 ore prima dal presidente Daniel Levy.

UNA GIRAVOLTA SULLA SCIA DI ALTRI GRANDI MISTER

Nulla di clamoroso, se si pensa che Mou è in buona compagna quando si parla di allenatori che hanno fatto il salto della staccionata, dopo aver promesso che mai avrebbero convolato a nozze col nemico. Basti pensare a Fabio Capello e al suo sbarco alla Juventus dopo aver giurato ai tifosi romanisti che mai sarebbe finito ad allenare gli odiati rivali. O a Sinisa Mihajlovic, che nel 2010 si spinse a dire che non sarebbe mai andato al Milan, sentendosi interista, salvo poi tornare sui suoi passi.

ANCORA PIÙ ODIATO DAI TIFOSI DEL CHELSEA

Resta da vedere come la prenderanno dalle parti di Stamford Bridge, dove i tifosi del Chelsea già mal digerirono l’approdo, poi rivelatosi fallimentare, al Manchester United. Nel 2015, di fronte alle domande dei cronisti, Mourinho lasciò intendere come un primo tentativo da parte del Tottenham per ottenere i suoi servigi fosse già andato in scena nel 2007, al tempo della sua prima avventura in Blues. Licenziato dallo United un anno fa, lo Special One riprende ora da Londra una carriera che l’ha visto sempre in prima fila, nel bene e nel male, da vincitore (quattro campionati in altrettanti Paesi, due Champions League con due squadre diverse e varie altre coppe) o al centro di aspre polemiche. Di recente, parlando del suo futuro, aveva detto: «Ho ancora 20 anni come allenatore, poi chiuderò sulla panchina del Portogallo». E che la voglia di tornare in pista fosse tanta non aveva esitato ad ammetterlo, solo pochi mesi fa: «Ho il fuoco dentro, il campo mi manca».

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