Australian Open 2026, Alcaraz batte i crampi e Zverev: è in finale

Una semifinale che resterà negli annali del tennis. Carlos Alcaraz e Alexander Zverev hanno dato vita a una partita incredibile sulla Rod Laver Arena, durata cinque ore e mezza (la semifinale più lunga di sempre nella storia del torneo) e intrisa di colpi di scena e ribaltamenti di fronte. Alla fine, sotto il sole cocente di Melbourne, l’ha spuntata lo spagnolo numero uno del mondo, capace di resistere ai crampi e alla rimonta del tedesco, che sotto due set a zero era riuscito a portare il match al quinto. Il punteggio recita 6-4, 7-6, 6-7, 6-7, 7-5. Grandi rimpianti per il 28enne di Amburgo, che ha avuto la possibilità di servire per la partita nel decimo gioco. Per il murciano invece sarà la prima finale in carriera agli Australian Open, unico torneo che gli manca per completare il Career Grand Slam. Incrocerà uno fra Jannik Sinner e Novak Djokovic.

Alcaraz dopo la vittoria: «Bisogna sempre credere in se stessi»

Stremato dal punto di vista fisico, Alcaraz non ha mai mollato mentalmente e lo ha testimoniato nell’intervista post-partita. «Credere. Credere sempre», ha detto il numero uno del mondo. «Dico sempre che bisogna credere in sé stessi, a prescindere dalle difficoltà che si stanno attraversando. Devi continuare a credere in te stesso in ogni momento. Stavo faticando a metà del terzo set. Dal punto di vista fisico è stata una delle partite più impegnative che abbia mai giocato nella mia giovane carriera. Mi ero già trovato in situazioni del genere, quindi sapevo cosa dovevo fare. Dovevo metterci il cuore e penso di esserci riuscito. Ho lottato fino all’ultimo punto. Sono estremamente orgoglioso del mio servizio e di come sono riuscito a rientrare nel match nel quinto set».

Alcaraz-Zverev, cronaca di una semifinale da libri di storia

Un match in cui c’è stato di tutto. Clima torrido, umidità alle stelle, battaglia di nervi e di resistenza, tifo da corrida e continui ribaltamenti di fronte. Ma anche dolore, coraggio, paura. Nonostante siamo ancora al primo torneo major della stagione, quella tra Alcaraz e Zverev è probabilmente già una delle partite dell’anno. L’iberico parte bene e ha una palla break nel settimo gioco, salvata dal tedesco che tuttavia nulla può nel suo turno al servizio successivo, quando cede la battuta e spalanca le porte all’avversario per il primo set chiuso 6-4. Intenso il secondo parziale, con il numero tre del mondo capace di portarsi avanti 4-2 e servizio salvo cedere la battuta proprio nel momento di chiudere il set. Equilibrato il tiebreak: fatale per Zverev il minibreak sul finale che manda Alcaraz avanti 2-0.

Il match sembra ormai indirizzato verso Murcia quando un imprevisto cambia tutto. Alcaraz soffre per un problema fisico, vomita e chiede aiuto al suo angolo e al fisioterapista. Una richiesta che fa imbestialire Zverev, che accusa il circuito di «proteggere e aiutare sempre questi ragazzi», riferendosi anche ai crampi di Sinner contro Spizzirri. Lo spagnolo prende una pastiglia e torna in campo, eppure cede il parziale sette punti a tre al tiebreak. Si arriva sul 6-6 anche nel quarto set dove Alcaraz va pure avanti 4-3 prima di regalare qualcosa con un errore di troppo: Zverev chiude stavolta 7-4. Due set pari e tutto in equilibrio.

Il quinto set

Per l’epilogo di un match epico non può esserci altro che il quinto set. Ed è il tedesco a passare avanti con un break in apertura confermandolo fino alla fine. O quasi. Sul 5-4 serve per il match ma Alcaraz si guadagna due break point con un’accelerazione di diritto prima di ristabilire l’equilibrio. Tutto da rifare e dopo cinque ore e 19 il punteggio dice 6-5 Alcaraz. Sasha serve per portare anche questo parziale al tiebreak, la Rod Laver Arena è una bolgia sui punti del suo avversario ma nei momenti clou sembra non respirare. Si va ai vantaggi: un dritto in corridoio di Zverev manda Alcaraz al match point, conquistato con un colpo da fenomeno. È la quindicesima vittoria al quinto set su 16 partite in carriera, la quarta finale Slam consecutiva.

Milano-Cortina, Bannon: «Non volete l’Ice? Fuck you»

Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump e oggi figura di riferimento dell’area Maga, attacca duramente l’Italia in un’intervista a Repubblica, accusandola di aver fatto entrare nel Paese «terroristi e criminali» e di rifiutare poi il supporto degli agenti dell’Ice per la sicurezza: «Bene, allora non mandiamo nessuno e ritiriamo pure la squadra americana dalle Olimpiadi». Nel colloquio non risparmia Giorgia Meloni: «Era fantastica, ora è diventata una globalista, nessuno la prende più sul serio». Nel corso dell’intervista, Bannon critica anche le esitazioni di Trump sulla gestione della crisi a Minneapolis. Secondo la sua ricostruzione, le autorità locali «sostengono gli antifa, designati come gruppo terroristico, che conducono un’insurrezione», inserita in un modello che accomunerebbe Stati Uniti e Italia: «importare in massa gli immigrati, dando sussidi pagati dai contribuenti, per cambiare società e cultura commettendo frodi elettorali».

Bannon: «Trump a Minneapolis avrebbe dovuto richiamare l’Insurrection Act da tempo»

L’ex consigliere invoca una risposta drastica dello Stato federale, sostenendo che alla prossima conferenza stampa dovrebbero presentarsi Giustizia, Fbi, Tesoro e Pentagono per lanciare un ultimatum: «avete 72 ore per collaborare e rispettare la legge federale, se non lo fate inizieremo ad arrestarvi». A suo avviso, governatore e sindaco dovrebbero finire in carcere «perché stanno violando la legge», mentre Trump avrebbe dovuto richiamare l’Insurrection Act «da settimane», fino a schierare reparti militari per «ripulire Minneapolis da tutti gli insorti professionisti». Sul fronte internazionale e olimpico, Bannon ribadisce la linea dura: «Non è solo l’Ice: gli Usa forniscono un massiccio aiuto per la sicurezza. Se non lo volete, lo togliamo, tanto siete scrocconi che vi approfittate di noi», arrivando a concludere con un attacco frontale all’Europa e all’Italia: «Citami letteralmente: fuck you. Questo è il motivo per cui gli americani sono stanchi della Nato».

Kevin Warsh verso la presidenza della Fed

Con ogni probabilità sarà Kevin Warsh, ex governatore della Federal Reserve, la scelta di Donald Trump per sostituire Jerome Powell alla presidenza della Banca centrale degli Stati Uniti d’America. Lo riportano i principali media americani, tra cui il New York Times, il Financial Times e il Wall Street Journal. L’annuncio, come ha affermato lo stesso presidente degli Stati Uniti, dovrebbe arrivare in giornata.

Era arrivato vicino all’incarico durante il primo mandato di Trump

Il mandato dell’attuale presidente, aspramente criticato dal capo della Casa Bianca, terminerà a maggio e Trump ha detto il 29 gennaio di aver scelto al suo posto «qualcuno di molto bravo», aggiungendo poi: «Molti pensano che si tratti di qualcuno che avrebbe potuto essere lì qualche anno fa». Sarebbe questo un chiaro riferimento a Warsh, che The Donald aveva quasi scelto come presidente della Fed durante il suo primo mandato, prima di puntare su Powell.

Warsh di recente ha aperto a tassi di interesse più bassi

Sono quattro i finalisti: Warsh, Christopher Waller (attuale governatore della Fed), Rick Rieder (dirigente del colosso finanziario BlackRock) e Kevin Hassett (direttore del National Economic Council della Casa Bianca). In passato The Donald aveva lasciato intendere che fosse quest’ultimo il favorito. Poi il cambio di rotta su Warsh, che ha fatto parte del Consiglio dei governatori della Fed dal 2006 al 2011 e ha fornito consulenza a Trump in materia di politica economica. Nonostante la fama di falco anti-inflazione, Warsh di recente ha aperto a tassi più bassi: esattamente ciò che chiede il presidente Usa, da mesi in rotta di collisione con Powell proprio su questo tema.

Musk studia la fusione di SpaceX con Tesla o xAI

Elon Musk progetta una fusione fra tre delle sue principali aziende: SpaceX, Tesla e xAI. Lo riportano Bloomberg e Reuters, che hanno offerto due possibili scenari per il prossimo futuro, verosimilmente entro la fine dell’anno. Il primo ipotizza l’unione fra la società aerospaziale, impegnata con la Nasa nel progetto Artemis per riportare l’uomo sulla Luna, e la startup di intelligenza artificiale, madre del chatbot Grok. Il secondo, invece, suggerisce la fusione invece tra SpaceX e Tesla, gigante del settore automotive in difficoltà con le vendite. I tempi per una mossa simile non sono chiari, ma potrebbe arrivare in vista della maxi quotazione a Wall Street in programma entro fine 2026.

Musk studia la fusione di SpaceX con Tesla o xAI
Il lancio di un razzo di SpaceX (Imagoeconomica).

Fusione di Space X con Tesla o xAI: gli obiettivi di Elon Musk

Entrambi gli scenari presentano aspetti positivi. Qualora SpaceX si unisse con xAI, per Elon Musk finirebbero sotto lo stesso tetto i razzi Falcon 9 e l’IA Grok, avvicinando l’obiettivo dei data center nello spazio che il miliardario ha più volte dichiarato di voler raggiungere. In base all’ipotesi, scrive ancora Reuters, le azioni di xAI verrebbero scambiate con azioni di SpaceX e due nuove società ad hoc sarebbero state appena create in Nevada proprio per facilitare quest’operazione. Una fusione invece con Tesla potrebbe allineare l’attività di accumulo di energia del produttore di auto elettriche con l’idea di un data center in orbita. Anche senza le fusioni, tuttavia, le aziende di Musk sono già intrecciate tra di loro. Secondo Cnbc, nel 2024 Tesla ha venduto a xAI batterie di backup per 430 milioni di dollari mentre nel 2025 xAI ha acquisito X, che Musk aveva già fatto suo per 44 miliardi.

L’«anomalia» Vannacci inguaia Salvini

Roberto Vannacci è «un’anomalia» dentro la Lega, dice Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, convinto come altri – Luca Zaia, Gian Marco Centinaio – che il generale in pensione, europarlamentare nonché vicesegretario leghista debba essere accompagnato alla porta. Lo pensano in diversi, lo pensano in tanti, lo pensano persino in troppi; lo pensa, tra gli altri, Roberto Marcato, già potente assessore di Luca Zaia e oggi consigliere regionale in Veneto, che ricorda che c’è chi è stato cacciato dalla Lega per molto meno. 

L’«anomalia» Vannacci inguaia Salvini
Attilio Fontana e Luca Zaia (Imagoeconomica).

Salvini ora non sa che pesci pigliare

La via dell’espulsione potrebbe anche essere pronta per il creatore di Futuro Nazionale, il partito non partito con il simbolo non simbolo della fiamma non fiamma; il problema è che non è chiaro che cosa voglia fare davvero Matteo Salvini, che ha contribuito a creare il mostro politico di Vannacci, dandogli un palcoscenico europeo per esibirsi, e ora non sa che pesci pigliare. Lui, come ricompensa, ha iniziato a spaccare la Lega. E adesso che ha appena depositato il logo di FN con la scritta “Vannacci” e un’ala tricolore in bella evidenza diventa complicato tenere a bada chi vorrebbe vedere Gip Vannacci «föra di ball». Vannacci assicura che è solo un simbolo, ma in questi mesi di “simboli” ce ne sono stati parecchi, tra la nascita dell’associazione Il mondo al contrario, il cui portavoce è Massimiliano Simoni, fin qui assistente parlamentare di Vannacci e da qualche mese consigliere regionale in Toscana, peraltro unico leghista presente, i team Vannacci – che pure, aveva ribadito Salvini a ottobre, «non possono diventare un soggetto politico alternativo alla Lega» – e dunque con il nuovo, centro studi Rinascimento Nazionale, che ha sede nel Castello Sforzini di Castellar Ponzano. 

Le possibili fuoriuscite e la conferenza saltata sulla remigrazione

La sensazione è dunque che Vannacci voglia provare a farsi cacciare, magari in compagnia di qualche parlamentare leghista. Come il deputato pisano Edoardo Ziello, che alla Camera ha votato no agli aiuti all’Ucraina pochi giorni fa e passa le giornate a rilanciare sortite e iniziative vannacciane. O il deputato Rossano Sasso, che è al lavoro per una proposta di legge sulla “remigrazione”, parola magica degli estremisti di destra alla Vannacci, che per l’appunto venerdì, alle 11.30, si erano dati appuntamento a Montecitorio per una conferenza dal titolo “Remigrazione e riconquista. Presentazione della raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare”, ospiti del leghista Domenico Furgiuele. Presenti anche esponenti di CasaPound, Rete dei Patrioti e Veneto Fronte Skinheads.

L’«anomalia» Vannacci inguaia Salvini
Domenico Furgiuele (Imagoeconomica).

L’appuntamento era stato organizzato nonostante le proteste delle opposizioni e l’intervento del presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana. «Ritengo inopportuna la conferenza stampa di domani. Spero che il deputato ci ripensi. Ho fatto quanto era nelle mie possibilità in questi giorni», aveva detto giovedì. Furgiuele non ci ha ripensato ma alla fine la conferenza sulla remigrazione è stata annullata dopo la protesta dei parlamentari di opposizione.

Una grana in più per Giorgia Meloni

La nuova invenzione di Vannacci insomma solleva ancora una volta critiche e perplessità nel Carroccio ma anche nel governo. Giorgia Meloni infatti si trova a gestire non soltanto Salvini ma pure la Lega alle prese con il problema Vannacci. Di fatto, la Lega è due volte un problema, ancorché di natura diversa. Il caos di Salvini alla fine è funzionale alla propaganda della Lega ma non è mai diventato esiziale per il governo. Vannacci è invece un generale con scarsa predisposizione per eseguire gli ordini, un impolitico incapace di stare in un partito. Ha usato la Lega come un taxi e a sua volta la Lega voleva usare lui come un TomTom per orientarsi nell’elettorato insoddisfatto da questo destra-centro così tradizionale. Il risultato è che Vannacci si è fatto la sua associazione, il suo centro studi, il suo partito, la sua caserma. Salvini dovrà decidere se vuole aiutarlo, sì, ma a casa sua. 

L’«anomalia» Vannacci inguaia Salvini
Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Alcaraz chiama il medical time out per i crampi, l’ira di Zverev: «È incredibile»

Il caldo torrido di Melbourne stavolta colpisce Carlos Alcaraz. Lo spagnolo, avanti di due set (6-4, 7-6) contro il tedesco Alexander Zverev nella semifinale degli Australian Open, cade vittima dei crampi nella seconda metà del terzo parziale e si lamenta con il suo angolo. «Non so cosa stia succedendo, ho vomitato», ha spiegato al suo angolo, presidiato dal nuovo coach Samu Lopez, subentrato a Juan Carlos Ferrero. «Devo prendere qualcosa?». Fermo sulle gambe e capace di giocare solo da fermo, il numero uno del mondo ha poi perso il parziale al tiebreak per sette punti a tre pur essendo stato a due punti dalla partita nell’undicesimo gioco. Dopo un inizio di quarto set in netta difficoltà fisica, ha ritrovato profondità dei colpi e una discreta agilità nel movimento allontanando lo spettro del ritiro.

Alcaraz chiama il medical time out per i crampi, l’ira di Zverev: «È incredibile»
Carlos Alcaraz vicino al suo angolo nel match contro Zverev (Ansa).

Alcaraz in preda ai crampi chiama il medical time out, l’ira del tedesco: «È incredibile»

Lento e poco reattivo, Alcaraz si è spesso fermato per stirare la gamba. Netto il cambio di strategia nel gioco, con un’incredibile quantità di palle corte che hanno mandato in confusione l’avversario e gli hanno permesso di restare aggrappato alla partita. Sotto 4-5, lo spagnolo ha chiamato il medical time out, ottenendo l’aiuto del fisioterapista che gli ha massaggiato la coscia in un’area leggermente più in basso rispetto a quella in cui si era infortunato Lorenzo Musetti nei quarti con Novak Djokovic. A questo punto, è arrivata la furia di Alexander Zverev. «È incredibile che venga curato per i crampi», ha sbottato il tedesco, richiamando il regolamento che vieterebbe l’intervento medico in casi simili. «È una str****a». Poi si è rivolto direttamente al supervisore del torneo: «State proteggendo questi due (Alcaraz e Sinner, ndr.) in ogni modo».

Alcaraz chiama il medical time out per i crampi, l’ira di Zverev: «È incredibile»
Alexander Zverev agli Australian Open 2026 (Ansa).

Il riferimento è, probabilmente, al match di Jannik Sinner contro l’americano Eliot Spizzirri, durante il quale l’azzurro ha dovuto superare violentissimi crampi accusati all’inizio del terzo set quando era sul punteggio di 1-1. In quel caso, seguendo tuttavia le nuove regole Heat Policy introdotta nel 2026, si era deciso di chiudere il tetto così da tutelare la salute dei due giocatori.

A New York un uomo ha cercato di liberare Luigi Mangione

Mercoledì sera un uomo si è presentato all’ingresso del Metropolitan Detention Center di Brooklyn e ha tentato di liberare Luigi Mangione, detenuto in attesa dei processi per l’omicidio dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare, Brian Thompson. L’uomo si è finto un agente dell’FBI, dichiarando di avere un ordine del giudice per liberare Mangione, ma gli agenti del carcere non gli hanno creduto: poche ore dopo, è stato arrestato e ora si trova detenuto nello stesso istituto.

Nello zaino una forchetta da barbecue e un tagliapizza

La persona fermata è Mark Anderson, 36 anni, originario del Minnesota. Anderson è arrivato nel carcere intorno alle 18.50, ha mostrato ai secondini una patente del Minnesota al posto delle credenziali federali e ha lanciato alcuni documenti, affermando di essere armato. Le carte, visionate successivamente da un agente dell’FBI, riguardavano presunte azioni legali contro il Dipartimento di Giustizia. Nella sua borsa gli agenti hanno trovato una forchetta da barbecue e una piccola lama circolare in acciaio, simile a un tagliapizza. Anderson è comparso davanti a un giudice federale a Brooklyn con l’accusa di impersonificazione di pubblico ufficiale. Il giudice ha disposto la custodia cautelare senza cauzione.

In che fase sono i processi su Luigi Mangione

L’episodio arriva in una fase delicata per Mangione. Poche ore prima dell’arresto di Anderson, la procura di Manhattan ha chiesto di fissare al 1° luglio l’inizio del processo statale. Venerdì è invece prevista un’udienza nel procedimento federale, in cui la giudice potrebbe già decidere se autorizzare i pubblici ministeri a richiedere la pena di morte. Mangione si è dichiarato non colpevole in entrambi i procedimenti.

Le quotazioni di Borsa italiana e spread oggi 30 gennaio 2026

Le Borse europee chiudono la settimana in territorio positivo. Piazza Affari guadagna l’1%. Spread Btp-Bund a 62 punti. Il tasso del rendimento del decennale italiano sale al 3,46%.

Le quotazioni di Borsa italiana e spread

17.44 – Le Borse europee terminano positive

I listini europei chiudono positive. Londra +0,51%, Parigi +0,68%, Francoforte +0,94%.

17.39 – Milano chiude in rialzo dell’1%

Milano chiude con un guadagno di un punto percentuale a 45.527 punti. In cima al paniere Campari +2,96%. Ben intonati i finanziari: Mediobanca +2,83%, Generali +1,75%, Intesa +2,16%, Unicredit +1,68%. Salgono anche Stellantis (+2,04%), Brunello Cucinelli (+1,87%), Moncler (+1,43%) e Stm (+1,3%). Scivola Fincantieri: -4,02%.

17.31 – Lo spread Btp-Bund chiude a 62 punti

Lo spread tra Btp e Bund chiude a 62 punti, in rialzo rispetto ai 61 punti dell’avvio. Il tasso del rendimento del decennale italiano sale al 3,46%.

15.48 – Milano solida (+1%) con l’Europa

Europa sempre in netto rialzo. Madrid sale dell’1,8%. Milano cresce di un punto percentuale. Seguono Francoforte (+0,9%) e Parigi (+0,7%), poi Amsterdam e Londra (+0,4%). A Piazza Affari Mediobanca cresce del 2,4%, Stm e Intesa Sanpaolo del 2%. Debole Fincantieri, che scende del 3%. Oro sempre in forte calo (-4%) poco sopra i 5 mila dollari con il contratto spot. Gas piatto a 38,5 euro al Megawattora. Euro in leggero calo a quota 1,19 contro il dollaro. Calmo lo spread Btp-Bund a 61 punti base.

15.34 – Wall Street apre in calo

Wall Street apre negativa nel giorno della nomina di Kevin Warsh a presidente della Fed. Il Dow Jones perde lo 0,32% a 48.935,44 punti, il Nasdaq lo 0,33% a 23.609,40 punti, lo S&P 500 lo 0,33% a 6.947,26 punti.

13.21 – L’Europa accelera, Milano +1%

Le Borse europee accelerano dopo la decisione di Donald Trump di nominare Kevin Warsh presidente della Fed. Milano sale dell’1%. In rialzo anche Madrid (+1,6%), Francoforte (+1%), Parigi (+0,8%), Londra (+0,5%). Lo spread tra Btp e Bund è stabile a 61 punti, con il tasso del decennale italiano al 3,45%

12.43 – Milano sale con l’Europa: +0,8%

Milano (+0,8%) prosegue in rialzo, in linea con gli altri listini europei. L’indice stoxx 600 sale dello 0,4%. Bene anche Madrid (+1,3%), Francoforte (+0,6%), Parigi (+0,5%) e Londra (+0,3%). Prezzo del gas in calo: ad Amsterdam le quotazioni scendono dell’1,2% a 38,10 euro al megawattora. in calo il petrolio: il Wti scende dello 0,6% a 65 dollari il barile e il Brent si attesta a 70,30 dollari (-0,5%). A Piazza Affari sale Mediobanca (+2,2%)Su anche Stm (+2,2%), Unicredit e Intesa (+1,8%) e Campari (+1,9%). In fondo al listino Fincatieri (-2%) e Eni (-1%). Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 61 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,45%.

11.46 – Europa positiva, Milano +0,6%

Le Borse europee si muovono in terreno positivo. Madrid +1%, Milano +0,6%, Francoforte +0,4%, Parigi +0,3%, Londra +0,1%. L’euro passa di mano a 1,1920 sul dollaro. Lo spread tra Btp e Bund si attesta a 61 punti, con il tasso del decennale italiano al 3,46%.

9.33 – Milano sale: +0,4%

Milano sale (+0,4%) con le banche. A Piazza Affari nel listino principale in mostra Mediolanum (+1,3%), Intesa (+1,2%) e Stm (+1,1%). In fondo Fincantieri (-1,4%) e Saipem (-1,2%). Male anche Tenaris (-1%). Lo spread tra Btp e Bund sale a 61 punti, con il rendimento del decennale italiano al 3,45%.

9.16 – L’Europa apre incerta

Le Borse europee aprono senza una direzione univoca: Parigi -0,01%, Francoforte +0,27%, Londra -0,16%.

9.07 – Avvio positivo per Milano: +0,3%

Prime fasi positive per Milano, con il Ftse Mib a +0,3% e 45.209 punti. Tim sale dello 0,35%, bene anche Stellantis (+0,74%). Ben intonati i finanziari: Generali +0,65%, Intesa +1,25%, Unicredit +1,20%. Contrastati i principali energetici (Enel +0,50%, Eni -0,54%).

8.41 – Il prezzo del gas apre in rialzo

Il prezzo del gas apre in rialzo a 39,2 euro al megawattora (+1,6%) sul mercato di Amsterdam, di riferimento per l’Europa.

8.29 – Lo spread tra Btp e Bund apre poco mosso a 61 punti

Lo spread tra Btp e Bund apre poco mosso a 61 punti. Rendimento del decennale italiano al 3,44%.

8.14 – L’Asia chiude in calo, Hong Kong -2,1%

L’Asia chiude in calo. Tokyo -0,1%. A contrattazioni ancora in corso scivola Hong Kong (-2,1%). Male anche Shanghai (-0,9%), Shenzhen (-0,7%) e Mumbai (-0,5%). Poco mossa Seul (+0,06%).