Hamleys chiude in Italia: stop a Roma, Milano e Bergamo

AGI - Hamleys chiude in Italia: gli store di Roma, Milano e Bergamo del più antico negozio di giocattoli del mondo, fondato a Londra nel 1760, hanno cessato le attività da martedì scorso. Le comunicazioni sono arrivate con un preavviso di appena 48 ore e lo stop coinvolge oltre 50 dipendenti.

Il marchio, fornitore ufficiale per gli eredi di Casa Windsor, era sbarcato in Italia da meno di tre anni ed era gestito in concessione da Giochi Preziosi. Resta poco chiara, secondo quanto riferito dai lavoratori, anche la situazione del punto vendita di Pompei.

A Milano, il negozio in Galleria Vittorio Emanuele, in Duomo, ha annunciato un piano di chiusure per "fronteggiare una situazione di temporanea difficoltà economico-finanziaria".

La denuncia del sindacato Usb e la chiusura blitz

A denunciare le modalità della chiusura blitz è il sindacato Usb che con Maria Sarsale spiega all'AGI che "i lavoratori sono stati informati domenica con una semplice videochiamata della chiusura di tutti i punti vendita in Italia". "Oggi", aggiunge, "non hanno in mano nulla se non una comunicazione a voce e la promessa che il mese di febbraio verrà retribuito, ma non c'è nessuna garanzia reale sull'attivazione degli ammortizzatori sociali".

Il sindacato riferisce di aver chiesto chiarimenti all'azienda senza ricevere risposta e per questo sta organizzando assemblee con i dipendenti.

La testimonianza dei dipendenti e la cassa integrazione

Dall'interno, un lavoratore del negozio di Roma, in Galleria Alberto Sordi, racconta: "Nella giornata di domenica siamo stati invitati a una video call annunciata la sera prima, alla quale era presente Paola Preziosi in collegamento e insieme a noi c'erano i colleghi di Milano, Orio e Pompei".

 

 

Durante l'incontro, aggiunge, "ci è stato detto che la scelta aziendale era quella di chiudere i punti vendita in tutta Italia, garantendo a parole che percepiremo gli stipendi fino all'attivazione della cassa integrazione". Al momento, sottolinea il dipendente, "non c'è alcun impegno scritto" e "non ci risulta che siano partite le procedure per chiedere l'attivazione della cassa integrazione".

I lavoratori restano in attesa di indicazioni ufficiali su stipendi, tutele e futuro occupazionale, mentre il sindacato valuta iniziative di mobilitazione.

 

Cos’è il norovirus, che nel Villaggio Olimpico ha colpito quattro giocatrici finlandesi di hockey

Allarme norovirus nel Villaggio Olimpico di Milano. Quattro giocatrici della nazionale finlandese di hockey su ghiaccio sono risultate positive al norovirus, altamente contagioso e causa di gastroenteriti acute. Le atlete sono state isolate, al pari delle loro compagne di stanza. Tutto questo a poche ore dalla partita di debutto nel torneo olimpico contro il Canada, che poi è stata annullata. Le cose da sapere sul norovirus.

Cos’è il norovirus

Il norovirus, altamente contagioso e causa più comune di gastroenterite acute, provoca vomito, diarrea, crampi addominali e talvolta febbre. Il periodo di incubazione del virus è di 12-48 ore, mentre l’infezione dura dalle 12 alle 60 ore. Il norovirus viene trasmesso tra persone che vivono in prossimità e condividono gli stessi spazi, soprattutto se manca una corretta igiene delle mani. Può diffondersi rapidamente attraverso superfici contaminate, alimenti o liquidi: questo rende difficile intercettare tempestivamente i primi casi. Come detto, nella maggior parte dei soggetti l’infezione si risolve in pochi giorni. Ma i sintomi possono essere debilitanti, soprattutto per persone fragili o atleti sottoposti a sforzi intensi.

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno

«Godzilla a Leonardo? E a Fincantieri chi ci mettono, Jeeg Robot?», scherzano alcuni parlamentari sentendo i nomi che girano per occupare le poltrone più importanti delle società pubbliche. Niente paura, dopo il viaggio in Giappone di Giorgia Meloni non ci sono sorprese da fumetto, come nei suoi amati manga, per il risiko delle partecipate”, dove ballano parecchie presidenze: il nome di cui si parla per Leonardo, il colosso della difesa, è Cuzzilla, non Godzilla. Stefano Cuzzilla è uno storico leader di Federmanager, e guida anche il Fasi, il fondo di assistenza dei dirigenti industriali italiani. Quest’ultimo gli ha permesso di conoscere tutti i big del mondo della sanità, convenzionati con il Fasi per le cure cliniche. E ora potrebbe prendere il posto del presidente Stefano Pontecorvo (anche se per quell’incarico si era fatto pure il nome di una donna). Attualmente Cuzzilla è presidente di Trenitalia ed è consigliere di amministrazione di Cassa depositi e prestiti. Stimatissimo dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani, Cuzzilla, classe 1965, è inoltre presidente di Cida, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità: iniziò come vicepresidente della società regionale del Lazio dedicata alle strade, Astral, ben visto dall’allora Margherita. C’è da dire che quell’incarico gli procurò il soprannome che si porta dietro da allora, e che viene pronunciato al suo apparire: «È arrivato lo stradino». Per i suoi amici è un «numero uno», e «troppo forte». Ambizioso, Cuzzilla è diventato padre da poco tempo, ama il sushi e la cucina giapponese. E qui si torna ai manga. Comunque, il collegamento tra i treni e la Difesa c’è, dato che in tempo di guerra la logistica ferroviaria è al primo posto nelle strategie degli alti comandi militari: il passo da Trenitalia a Leonardo, quindi, tutto sommato si può fare…

Il nome giusto per Leonardo arriva da Trenitalia? Le pillole del giorno
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Pozzolo assieme a Vannacci? Ci è andato sparato…

Emanuele Pozzolo, ex deputato di Fratelli d’Italia, è passato al nuovo movimento politico di Roberto Vannacci. La migliore battuta è stata fatta dai suoi ex amici meloniani, non dai leghisti: «Ci è andato sparato».

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Edi Rama da papa Leone. E Giorgia?

Nell’agenda di papa Leone, nella giornata di giovedì 5 febbraio, ecco la prima udienza: riceve il primo ministro della Repubblica di Albania Edi Rama. Stranamente, nel passaggio nella Capitale non è previsto alcun incontro ufficiale con Giorgia Meloni, sua grande (ex?) amica. E qualcuno si chiede: «Come mai?».

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L’ammazzasentenze è morto

Corrado Carnevale, storico presidente della prima sezione penale della Corte suprema di Cassazione, noto come “l’ammazzasentenze”, se n’è andato all’età di 95 anni. Una carriera vissuta tra infinite polemiche, attacchi continui per il suo operato, «che poi era semplicemente la verifica attenta degli errori compiuti nei gradi inferiori del processo, spesso fatto con i piedi da incompetenti: quelli che lui rilevava non erano certo cavilli», sibila un suo anziano collega. Sul quotidiano Il Messaggero ecco il necrologio scritto dai familiari: «Ne danno il triste annuncio i figli, i nipoti e i parenti tutti ricordandone l’altissimo esempio di rigore e rettitudine nonché l’impegno morale per l’affermazione della legge e della Giustizia». Funerali romani il 6 febbraio nella basilica del Sacro Cuore di Cristo Re, in viale Mazzini. Tanti amici coetanei sono morti, nel corso degli anni, ma una lunga serie di discepoli c’è, nella magistratura e nel mondo dell’avvocatura: pronti a mettersi in fila a onorare Corrado Carnevale da Licata. Tra le tante registrazioni disponibili nell’archivio della benemerita Radio Radicale, da ascoltare c’è sicuramente quella del 7 aprile 2004 dedicata alla «domanda di riammissione in servizio del giudice Corrado Carnevale a seguito del decreto legge che ha stabilito il diritto al reintegro dei pubblici dipendenti sospesi dal servizio a causa di un procedimento penale a loro carico che si è concluso con l’assoluzione», richiesta nata dopo che le Sezioni Unite della Cassazione annullarono senza rinvio la sentenza di condanna a sei anni di reclusione inflitta a Carnevale dalla corte d’appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, con la formula “perché il fatto non sussiste”.

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Mattarella agli atleti azzurri dei Giochi: “Renderete onore al Tricolore”

AGI - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è arrivato al Villaggio Olimpico di Milano. Ad accoglierlo il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, il presidente del Coni Luciano Buonfiglio e il presidente della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò

"Grazie per l'impegno che mettete, grazie in anticipo perché certamente renderete onore al tricolore, alla nostra bandiera e ai nostri colori. Grazie e in bocca al lupo", ha detto il Capo dello Stato rivolgendosi agli atleti italiani. "È un gran piacere incontrarvi, ci siamo, state per cominciare. Naturalmente, alla vigilia dell'apertura, non posso non ricordare che per tutte e tutti voi che siete qui, questo è già un grande successo. Essere stati selezionati, essere in squadra, prendere parte alle Olimpiadi è già un traguardo di estrema importanza, un successo autentico, importante", ha affermato Mattarella. 

La competizione come sfida con se stessi

"Presumo anche che non siate appagati da questo, che affronterete le competizioni con l'intenzione di avere altri risultati, altri successi ulteriori. Ma non va mai dimenticato - ha sottolineato il presidente della Repubblica - che la partecipazione è il primo importante traguardo, risultato. Poi, naturalmente, la competizione con atleti e atlete da ogni parte del mondo sarà entusiasmante, sarà anche stimolante. Io credo che ognuno di voi ricorda che la prima competizione è con se stessi e con i propri limiti per superarsi, per migliorarsi, e poi c'è a fianco quella con gli altri partecipanti. Ci auguriamo che siano tante le medaglie, naturalmente, il presidente Buonfiglio se la augura fortemente, ma tutti quanti in Italia ce la auguriamo", ha aggiunto il Capo dello Stato.

 

I valori dello sport e il messaggio di pace

"Quello che è importante è il modo in cui parteciperete, come è sempre avvenuto da parte dei nostri atleti nelle Olimpiadi, con impegno, dando tutti se stessi, con lealtà, con rispetto per gli altri, competizione che dà nel mondo uno spettacolo di straordinario valore, di convivenza, di amicizia, di umanità, di serietà". Per Mattarella "il primo risultato è appunto partecipare con tutti gli altri, con il valore dello sport che manda al mondo un messaggio di pace e di serenità". 

La firma della tregua olimpica e l’incontro con la delegazione

Il Presidente della Repubblica ha firmato il murale della tregua olimpica e poi ha rivolto un saluto alla delegazione italiana.

 

Successivamente ha incontrato gli atleti italiani che gli hanno consegnato una giacca con il nome. "Sono leggermente fuori età per le Olimpiadi e, per il vero, anche da giovane non sarei mai stato selezionato, vi assicuro - ha scherzato Mattarella -. Però, grazie di questo dono, lo conserverò non soltanto con affetto ma lo indosserò, se riesco a farlo, e non è soltanto significativo, è prezioso perchè è quello che vi accompagna in questi giochi e questo conferisce un grande valore per me. Grazie, grazie molte". Il Capo dello Stato ha poi visitato gli uffici e gli alloggi del team italiano. Ultima tappa la visita alla mensa del villaggio.

 

 

 

 

 

Mediaset chiede 160 milioni a Corona per danni. E prepara una contro-querela

AGI - Fabrizio Corona ha tentato stamattina una fugace riapparizione sui social ma è stato di nuovo oscurato dalle piattaforme digitali che lo avevano 'cancellato' martedì scorso richiamandosi alle violazioni della tutela del diritto d'autore, della dignità personale, della privacy e contrasto ai messaggi d'odio. Nel frattempo il suo legale, Ivano Chiesa, ha diffuso su Instagram un video in cui annuncia che Corona "è molto arrabbiato e vuole denunciare Mediaset per tentata estorsione o per qualunque altro reato che la Procura voglia ravvisare". Una denuncia che, spiega Chiesa, è riferita alle "missive che Mediaset ha inviato ai gestori delle discoteche per dirgli di stare attenti ai comportamenti degli ospiti che si rendono responsabili di condotte oltraggiose di cui, invitandoli, sarebbero corresponsabili. Il nome di Fabrizio non viene fatto ma il riferimento è chiaro". Secondo il legale, "questo è un grave tentativo di silenziarlo che influisce sulla libertà di espressione ma anche sul diritto al lavoro". Di qui la decisione di presentare una denuncia che si aggiungerebbe al già complicato scenario giudiziario che vede sulle barricate l'ex fotografo dei vip e Mediaset. Non si è fatta attendere la risposta di Mediaset. A quanto si apprende da fonti vicine all'azienda, è infatti in arrivo per l'influencer una contro-querela per calunnia in relazione alle dichiarazioni del suo legale.

profili social di Fabrizio Corona e le puntate di "Falsissimo" sono stati rimossi all'inizio della settimana, compreso il profilo popolarissimo, di Instagram. La ‘cancellazione’ è stata disposta da GoogleMeta e TikTok su iniziativa dell’ufficio legale di Mediaset.

Azione civile di Mediaset contro l'infuencer

 "Quanto diffuso dal progetto Falsissimo e da Fabrizio Corona, attraverso una violenza verbale inaudita, costituisce un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e del minimo rispetto per le persone, le loro famiglie e le realtà coinvolte". Per queste ragioni, i singoli soggetti lesi, insieme a Mediaset e Mfe - Mediaforeurope, hanno deciso di promuovere azioni civili risarcitorie, per un importo complessivo di 160 milioni di euro, nei confronti di Fabrizio Corona e delle società a lui riconducibili, per danni reputazionali e patrimoniali.

Mediaset pronta a contro-quererarlo

A quanto si apprende da fonti vicine all'azienda, è in arrivo per l'influencer anche una contro-querela per calunnia in relazione alle dichiarazioni del suo legale. L'avvocato Ivano Chiesa aveva annunciato stamattina in un video la volontà di querelare per tentata estorsione Mediaset perché, a suo dire, avrebbe inviato delle comunicazioni ai gestori di discoteche invitandole a non ospitare Corona che le avrebbe messe a rischio di essere corresponsabili di "condotte oltraggiose". Secondo le fonti vicine a Mediaset, non è chiaro dove sia il reato di estorsione o tentata estorsione. Inoltre precisano di non avere posto alcun veto alle discoteche.

Le ragioni della cancellazione

La rimozione è avvenuta sulla base delle policy delle piattaforme in materia di diffamazionetutela del diritto d’autoredignità personaleprivacy e contrasto ai messaggi d’odio.

Il caso YouTube e Falsissimo

Lo scorso 30 gennaio la piattaforma web YouTube aveva oscurato e rimosso l'ultima puntata "Il prezzo del successo parte finale" del format Falsissimo dal canale di Fabrizio Corona. Al centro dell'episodio l'ex agente fotografico ha parlato di figure legate a Mediaset, tra cui Alfonso SignoriniGerry Scotti e Piersilvio Berlusconi.

L'istanza di Mediaset e le indagini

L'istanza a YouTube era stata avanzata dall'ufficio legale della media company di Cologno Monzese sostenendo una violazione di copyright per l'utilizzo di Corona di video e immagini di Mediaset senza autorizzazione. La disposizione - si apprende - arriva da una decisione autonoma della piattaforma di GoogleCorona risulta indagato dalla procura di Milano in più fascicoli.

Laika contro l’Ice: “Fuori dai Giochi”, l’opera-denuncia davanti al Coni

AGI - Laika contro l'Ice. 'Ice out' è il nome della nuova opera-denuncia della street artist, affissa davanti alla sede del Coni a viale Tiziano a Roma.
Nell'opera è raffigurato un agente dell'Ice (l'agenzia federale degli Stati Uniti per il contrasto dell'immigrazione, al centro delle polemiche per la sua presenza ai Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina 2026) che spara a uno ski jumper, con una montagna rovesciata e il logo olimpico trasformato in un mirino.

Il poster ritrae un agente dell’Ice che spara a uno ski jumper e una montagna rovesciata con il logo dei Giochi Olimpici, in cui il cerchio rosso si trasforma in un mirino.

La dura accusa contro l'agenzia anti-immigrazione Ice

"La presenza dell’agenzia anti-immigrazione è inammissibile", dichiara l’artista. “Negli ultimi mesi tutto il mondo ha visto il suo vero volto: squadracce alle dipendenze di Trump, razziste e violente, che compiono veri e propri rastrellamenti in stile Gestapo. Sono coloro che hanno sparato in volto a Renee Good, che hanno crivellato di colpi l’infermiere Alex Pretti e che hanno arrestato Liam Conejos Ramos, un bambino di soli cinque anni”.

I valori della carta olimpica in pericolo

Secondo Laika, con la presenza dell’Ice ai Giochi si uccidono valori fondamentali della Carta Olimpica, come la solidarietà e la lotta alle discriminazioni, valori che affermano il principio secondo cui lo sport è al servizio dello sviluppo armonico dell’uomo, per favorire l’avvento di una società pacifica impegnata a difendere la dignità umana.

Critica ai vertici Coni e Cio e appello finale

L’artista conclude con una critica all'ex presidente del Coni, Giovanni Malagò, e alla presidente CIO, Kirsty Coventry: “Mi fa rabbia che non abbiano preso una posizione netta e coerente con i propri valori e si siano girati dall’altra parte minimizzando la questione in quanto competenza esclusiva degli Stati e dei governi. Oggi tutto il mondo dello sport, e non solo, sta alzando la voce: non c’è spazio per razzismoviolenza o per chi minaccia la democrazia. La ‘magia dello spirito olimpico’ passa anche da questo".

L’artista conclude poi lanciando un appello a partecipare numerosi alla manifestazione “Mobilitiamo la città – ICE OUT” indetta per domani 6 febbraio a Milano (h. 9.30, Piazza Leonardo da Vinci).

 

 

Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti

Il 5 febbraio 2026, è scaduto l’accordo New START tra Stati Uniti e Russia, che siglato a Praga l’8 aprile 2010 (e poi entrato in vigore il 5 febbraio 2011) limitava a 1.550 il numero di testate nucleari strategiche – ovvero con funzione deterrente – dispiegabili dai due Paesi e a 700 i vettori operativi – tra missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari lanciamissili e bombardieri pesanti – con un tetto complessivo di 800 sistemi tra schierati e non schierati. L’accordo prevedeva anche il bando al dispiegamento di armi strategiche fuori dal territorio nazionale dei due Paesi firmatari. Con la scadenza del trattato, vengono meno i vincoli giuridicamente vincolanti e i meccanismi di verifica (quest’ultimi erano in realtà già saltati): senza alcun freno, c’è ora lo spauracchio della corsa agli armamenti. E sullo sfondo c’è anche l’ingombrante presenza della Cina.

LEGGI ANCHE: La variabile impazzita Trump e il nuovo caos globale

Le comunicazioni periodiche previste dal New START si erano interrotte dalla pandemia

Il New Strategic Arms Reduction Treaty, che aveva sostituito i precedenti accordi START, gli START I, START II e SORT, è – o meglio era – un’intesa di fondamentale importanza: si stima infatti che negli arsenali di Washington e Mosca ci sia il 90 per cento degli ordigni nucleari mondiali: 5.177 testate per Washington e 5.459 per Mosca comprendendo quelle tattiche, ovvero progettate per essere utilizzate sul campo di battaglia in situazioni belliche. Il New START, siglato da Barack Obama e Dmitry Medvedev e prorogato nel 2021 – per cinque anni – poco dopo l’insediamento di Joe Biden, prevedeva anche comunicazioni periodiche di informazioni sul dispiegamento e l’evoluzione dell’arsenale, sospese però durante la pandemia di Covid e poi mai riprese a causa delle crescenti tensioni dopo l’invasione dell’Ucraina.

Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti
Barack Obama e Dmitry Medvedev (Ansa).

Putin, Trump e la mancata estensione del formato alla Cina di Xi

La scadenza del patto New START segna la conclusione della stagione del controllo delle armi nucleari iniziata nel 1972 con la firma da parte di Richard Nixon e Leonid Bréžnev del Trattato contro i sistemi antimissili balistici. Vladimir Putin aveva proposto il proseguimento informale dell’accordo (senza però controlli e scambio di informazioni): Donald Trump aveva risposto in modo positivo, chiedendo però l’estensione del formato alla Cina, il nuovo grande avversario a livello globale degli Stati Uniti. Si stima che la Repubblica Popolare, contraria a partecipare a negoziati fino al raggiungimento della parità con Washington, abbia raddoppiato in pochi anni il suo arsenale: secondo le stime Pechino ha circa 600 testate nucleari. «Il presidente è stato chiaro. Non è possibile il controllo degli armamenti nel XXI secolo se non include in qualche modo la Cina, che ha un arsenale vasto e in crescita», ha ribadito alla vigilia della scadenza del New START il segretario di Stato Usa Marco Rubio.

Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti
Donald Trump (Ansa).

Il mancato rinnovo del patto getta ombre molto scure sul futuro

Prima di oggi l’ultimo accordo Usa-Russia di non proliferazione a essere abbandonato era stato il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), siglato nel 1987 e stracciato unilateralmente da Washington nel 2019. Il mancato rinnovo del New START non può non gettare ombre molto scure sul futuro. Putin ha assicurato a Xi Jinping che la Russia «agirà in modo ponderato e responsabile», come ha spiegato il consigliere diplomatico presidenziale Yuri Ushakov. Allo stesso tempo, il portavoce dello zar Dmitry Peskov ha però avvertito che «il mondo si troverà in una situazione più pericolosa di prima», perché la Russia e gli Stati Uniti «si troveranno senza un documento fondamentale che limiti e controlli gli arsenali».

Fine dell’accordo Usa-Russia sul nucleare: lo spauracchio della corsa agli armamenti
Xi Jinping e Vladimir Putin (Ansa).

Gli appelli delle Nazioni Unite e del papa contro la proliferazione

In tale contesto Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha esortato Stati Uniti e Russia a «concordare rapidamente» un nuovo trattato sul disarmo: «Questo smantellamento di decenni di progressi non potrebbe arrivare in un momento peggiore: il rischio di un uso nucleare è al livello più alto da decenni». Sulla questione New START si è espresso anche papa Leone XIV: «Nel rinnovare l’incoraggiamento ad ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto e efficace». La situazione attuale, ha sottolineato il pontefice, «dice di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le Nazioni». Difficile dargli torto.

Come cambia il pacchetto sicurezza dopo i rilievi di Mattarella

Dopo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato il governo a limare il pacchetto sicurezza – 80 pagine complessive divise in due provvedimenti, un decreto e un disegno di legge -, il testo che arriverà in Cdm giovedì 5 febbraio 2026 sarà leggermente modificato rispetto alle bozze circolate nei giorni precedenti. Il capo dello Stato ha infatti incontrato al Quirinale il sottosegretario Alfredo Mantovano chiedendo chiarimenti e correttivi soprattutto su due punti, il cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine e il fermo preventivo di sospetti prima dei cortei che potrebbero costituire un pericolo per lo svolgimento pacifico delle manifestazioni. Il Colle non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma da ambienti parlamentari si è appreso che Mattarella avrebbe sottolineato che sullo scudo è importante non creare una giurisprudenza separata per categorie (cioè non prevederlo solo per le forze dell’ordine) per non violare il principio di uguaglianza sancito dalla Carta, e che sul fermo non basta un semplice atteggiamento sospetto per effettuarlo. Sarebbe inoltre ritenuta eccessiva la durata di 12 ore ipotizzata per gli accertamenti.

Come cambiano scudo penale e fermo preventivo

Cosa cambia, dunque, rispetto ai testi originari? Il cosiddetto scudo verrebbe esteso a tutti i cittadini come forma estesa di legittima difesa, quindi non solo agli agenti. Si tratta della non più automatica iscrizione nel registro degli indagati di chi commette un reato con una evidente causa di giustificabilità, che verrà iscritto in un registro separato usufruendo di una corsia preferenziale e dell’archiviazione entro 30 giorni qualora il pm non valuti diversamente i fatti. Sarà un magistrato a decidere se sussistono le condizioni per l’applicazione della causa di giustificabilità. Quanto al fermo, la nuova norma dovrebbe prevedere che, in occasione di manifestazioni pubbliche, le forze dell’ordine possano accompagnare in questura o in caserma e trattenere per non più di 12 ore solo persone con precedenti specifici e/o trovate in possesso di armi o oggetti atti a offendere. Non basta dunque un semplice sospetto. Il fermo, nel rispetto dell’articolo 13 della Costituzione, dovrà comunque essere comunicato tempestivamente al magistrato di turno che dovrà verificare se sussistano le condizioni di legge per il trattenimento, altrimenti potrà ordinare l’immediato rilascio della persona.

Remigrazione, cosa prevede la proposta di legge di iniziativa popolare

La proposta di legge di iniziativa popolare Remigrazione e Riconquista, che avrebbe dovuto essere illustrata alla Camera prima che la conferenza stampa venisse annullata a causa delle proteste delle opposizioni, ha superato, sulla piattaforma del ministero della Giustizia, le 50 mila firme necessarie per poter essere presentata in Parlamento. Il testo, composto da 24 articoli suddivisi in sei capi, interviene in modo ampio su immigrazione, cittadinanza, politiche demografiche e sicurezza. Ecco cosa prevede.

Dalle espulsioni ai rimpatri fino all’abolizione della protezione speciale

La proposta contiene misure più incisive di contrasto all’immigrazione irregolare, al traffico di esseri umani e allo sfruttamento lavorativo, attraverso l’inasprimento delle sanzioni penali e patrimoniali, il potenziamento delle espulsioni e dei rimpatri e specifiche disposizioni per stranieri condannati per reati gravi, inclusa la revoca della cittadinanza acquisita per naturalizzazione nei casi previsti. Il fulcro della pdl è l’istituzione di un programma nazionale di remigrazione, termine con cui si intende il rientro volontario e assistito degli stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale nei Paesi di origine mediante incentivi economici, percorsi formativi pre-partenza e supporto al reinserimento. Punta inoltre a istituire un fondo per la remigrazione – finanziato anche tramite la riconversione di risorse già destinate all’accoglienza e mediante proventi da confische -, introdurre disposizioni per la regolamentazione delle attività delle Ong operanti nel Mediterraneo, rivedere le norme sul ricongiungimento familiare e abolire la protezione speciale.

François-Louis Michaud presidente dell’Autorità bancaria europea

Durante la riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), gli Stati membri dell’Unione europea hanno indicato il francese François-Louis Michaud come nuovo presidente dell’Autorità bancaria europea (EBA), agenzia dell’Ue creata nel 2011 e incaricata di attuare un corpus di norme standard per regolamentare e vigilare sul settore bancario in tutti i Paesi dei Ventisette. Michaud ricopre da settembre del 2020 l’incarico di direttore esecutivo della stessa EBA. La nomina dovrà ora essere confermata dal Parlamento europeo e successivamente approvata formalmente dal Consiglio Ue, secondo la procedura istituzionale prevista. Michaud prenderà il posto dello spagnolo José Manuel Campa, che ha concluso prematuramente il suo secondo mandato il 31 gennaio per motivi personali e familiari.