Traditore a chi? Le accuse incrociate tra Salvini e Vannacci

Più passano i giorni, più si alza il livello dello scontro tra Matteo Salvini e Roberto Vannacci, fresco di addio alla Lega. «Io non sono un traditore, semmai è lui che ha tradito valori e ideali. È Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero, che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti quando si tratta di votarli va in un’altra direzione», ha detto l’ex vicesegretario del Carroccio nella serata del 4 febbraio prima di arrivare a Modena, per un evento programmato da tempo sulla ‘remigrazione‘ – citata anche nel manifesto del suo movimento politico Futuro Nazionale.

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Salvini: «Ho la tessera della Lega dal 1991, ne ho visti di ingrati»

Salvini, nel corso di una conferenza stampa sul referendum della giustizia alla Camera, aveva detto: «Per me il capitolo è chiuso. Ho la tessera della Lega dal 1991 e quindi ne ho visti tanti, anche alcuni che non hanno mantenuto la parola e gli impegni, che hanno dimostrato di essere – cito il titolo di un libro di una grande italiana, Maria Rita Parsiingrati». E poi: «Quelli di Vannacci sono 500 mila voti della Lega, non porta via niente. Dispiace umanamente, ma non preoccupa. Gli abbiamo spalancato le porte di casa quando tutti lo attaccavano. Il ringraziamento è stato ‘mi tengo il posto, arrivederci’».

Traditore a chi? Le accuse incrociate tra Salvini e Vannacci
Roberto Vannacci (Ansa).

Vannacci: «La Lega era un contenitore che tradiva la mia identità»

Sempre da Modena, nel corso dell’evento che di fatto si è trasformato nel debutto del nuovo movimento, Vannacci ha dichiarato: «Non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece di essere liberali e progressisti, come si proponeva il documento di Luca Zaia. Non è possibile fondare una campagna pubblica dicendo basta armi all’Ucraina e poi il giorno dopo invece firmare il decreto di consegna delle armi all’Ucraina». E poi: «Non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge Fornero l’ha confermata e, se si vuole, anche inasprita. Non rimango in un contenitore che tradisce la mia identità». Vannacci ha successivamente spiegato di aver lasciato la Lega anche perché, nonostante la carica di vicesegretario, non gli è stata data «la possibilità di essere incisivo». Dato l’addio al Carroccio e pertanto escluso dai Patrioti, l’ex generale ha escluso di mollare il suo seggio all’Eurocamera: Alternative für Deutschland ha aperto al suo ingresso nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane.

Traditore a chi? Le accuse incrociate tra Salvini e Vannacci
Matteo Salvini (Ansa).

L’ex generale: «Futuro Nazionale al 4 per cento, non male come rampa di lancio»

Riguardo a Futuro Nazionale, Vannacci ha commentato: «Un sondaggio ha presentato qualcosa che ancora non esiste al 4,2 per cento, mica male come rampa di lancio. Significa che c’è qualcuno che apprezza i valori del mio partito che ho specificato nel mio manifesto». Vannacci ha inoltre detto che di non aver sentito Giorgia Meloni e che la sua nuova realtà politica «è interlocutore naturale della destra», per quanto quella al governo sia spesso «incoerente». Fratelli d’Italia, ha sottolineato, ha fatto campagna elettorale proponendo il blocco navale e poi ha votato il decreto flussi.

Vannacci: «Io come Fini? No, come Meloni quando lasciò il Pdl»

Intervenuto poi a Realpolitik su Rete 4, Vannacci ha commentato l’accostamento al “traditore” Gianfranco Fini, suggerito dai leghisti. «Più che come Fini, io mi sento come Meloni quando ha lasciato il Popolo della Libertà per le divergenze di vedute. Sono due interpretazioni diverse. Salvini ha parlato di lealtà, onore, disciplina e dovere. Ma lealtà non vuol dire obbedienza cieca, onore non vuol dire immobilismo. Io non abbandono il posto di combattimento, sono l’unico che lo presiede».

Il Washington Post licenzierà oltre 300 giornalisti

Il Washington Post prevede di licenziare centinaia di giornalisti, almeno 300 degli 800 che compongono la redazione. Lo riporta il New York Times, secondo cui ci sarebbe stata una videochiamata con i dipendenti per annunciare l’inizio dei tagli. Una decisione che arriva pochi giorni dopo che il quotidiano, edito dal fondatore di Amazon Jeff Bezos, ha ridotto la copertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina a causa delle crescenti perdite finanziarie. La decisione di licenziare personale sarebbe infatti legata alla frenata, in termini di abbonamenti, lettori e quindi ricavi, subita dal giornale negli ultimi due anni.

I tagli alle redazioni Sport e Libri

Secondo quanto ricostruito, il direttore esecutivo Matt Murray e il responsabile delle risorse umane Wayne Connell hanno inviato una mail ai dipendenti invitandoli a «restare a casa per l’intera giornata», chiedendo di partecipare a una riunione su Zoom alle 8.30 del mattino in cui è stata annunciata la nuova linea. I tagli dovrebbero riguardare le sezioni Sport e Libri ma anche la redazione Metro, che si occupa di coprire Washington DC, Maryland e Virginia. Il giornale ha intenzione di puntare tutto sulla politica e aumentare la copertura su tematiche come scienze, salute, tecnologie e storie di vita quotidiana online. Il capo ufficio Matt Viser e altri sette cronisti della Casa Bianca hanno firmato una lettera con cui avvertono che il giornale non potrà mantenere i suoi standard di eccellenza se verranno colpite in modo significativo altre aree della testata: «Se il piano è riorientare il giornale quasi esclusivamente sulla politica, vogliamo sottolineare quanto il nostro lavoro dipenda dalla collaborazione con le redazioni esteri, sportive e locali. Se una parte viene indebolita, ne risentiremo tutti».

Attenzione: Calenda è entrato nella fase pannelliana

Carlo Calenda è in una nuova fase. Dopo quella montezemoliana (Periodo Blu), c’è stata la fase montiana, con Scelta Civica (Periodo Rosa), poi c’è stata la fase terzopolista (sempre picassianamente, il Periodo Africano) dunque è arrivato il Cubismo che ha rivoluzionato la prospettiva, quantomeno la sua: Azione, seppur mossa dal calendacentrismo, era partita bene ma ha perso pezzi pregiati nel corso del tempo (Mara Carfagna, Enrico Costa, Mariastella Gelmini; e ora occhio a Matteo Richetti, che non gradisce le interlocuzioni, contianamente parlando, con il governo). 

Attenzione: Calenda è entrato nella fase pannelliana
Matteo Richetti con Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Nonostante le percentuali, Calenda è sempre al centro dei giochi

La fase di ora assomiglia sempre di più a una impazzita scheggia radicale, nel senso del Partito Radicale. Fase pannelliana, insomma. Il partito, Azione, vale il 3 per cento o su di lì, ma Calenda è sempre al centro dei giochi. Catechizza giornali e giornalisti, cerca di dettare l’agenda pubblica, va a parlare con (quasi) tutti. Parla con Forza Italia, fanno il suo nome come possibile candidato sindaco di Roma per conto del centrodestra (o destra-centro), anche se lui smentisce. Ma ormai chi ci crede più alle smentite, pensate al povero Matteo Salvini (lui è fermo da tempo al Periodo Marrone, perché la situazione non è entusiasmante) che si è dovuto bere o ha fatto finta di doversi bere la favola di Roberto Vannacci quale salvatore della patria leghista (lui è Periodo Nero, senz’altro, con tutti quegli occhieggiamenti alla X Mas).

Attenzione: Calenda è entrato nella fase pannelliana
Da sinistra, Carlo Calenda, Antonio Tajani e Letizia Moratti (Imagoeconomica).

Sicché, Calenda fa e disfa, con delle fissazioni certamente salutari, come quando ripete che lui con i cinque stelle non ci vuole avere niente a che fare, mentre Elly Schlein vola sulle ali dell’entusiasmo e campolargheggia, perdonando a Giuseppe Conte qualsiasi riposizionamento sulla politica estera e sulla sicurezza, memore forse dei bei tempi dei decreti Salvini. 

Attenzione: Calenda è entrato nella fase pannelliana
Elly Schlein con Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Le rovine del Terzo Polo con Renzi fumano ancora

Certe volte, in tutto questo fare e disfare, Calenda si autodisfa, persino. La vicenda del Terzo Polo, fu Terzo Polo anzi, è ancora lì che fumiga. Ogni tanto riemerge. Anche se ad autodisfarsi sono stati senz’altro in due (c’è anche Matteo Renzi, va da sé). L’altro giorno lui e il suo vecchio socio se ne sono dati di nuovo di santa ragione via social dopo un’intervista dell’ex presidente del Consiglio a Repubblica: «Calenda non va a destra, perché non lo seguono nemmeno in famiglia. Persino Richetti ha minacciato di andarsene», ha detto Renzi. Calenda «aveva un gruppo di 10 al Senato, adesso è solo al Misto. Per il momento sta in mezzo, ma arriverà l’ora in cui gli verrà detto: hic Rhodus, hic salta. O stai di qua o di là. Altrimenti fa la fine del pinguino che sbaglia strada e va verso la montagna andando incontro a una fine ingloriosa».

Attenzione: Calenda è entrato nella fase pannelliana
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Al che Calenda ha replicato, serenamente: «Caro Matteo Renzi sei un campione di chiacchiere. I fatti sono semplici. Noi siamo rimasti e rimarremo dove gli elettori del terzo polo ci hanno messo, tu stai supplicando per essere caricato a bordo da Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni dopo esserti vantato di aver mandato a casa Conte e aver promesso mai con i 5S. Noi siamo andati in Ucraina ogni anno perché sappiamo che li si combatte per l’Europa, tu non hai mai trovato il tempo di andare, mentre ti scapicolli alla corte di Jared Kushner e dei tuoi datori di lavoro sauditi». E via così.

Attenzione: Calenda è entrato nella fase pannelliana
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Alle Politiche la priorità come sempre sarà mantenere il posto

Non è chiaro fin dove possa spingersi Calenda adesso, visto che è arrivato quasi alla fine delle varie fasi possibili. La campagna elettorale per le elezioni politiche è già iniziata e alla fine anche a lui toccherà, come un Renzi qualsiasi, cercare di capire come essere rieletto in Parlamento. 

Lucca: il monossido di carbonio uccide un’intera famiglia, 4 morti

AGI - Tragedia a Rughi, vicino a Porcari, in provincia di Lucca: un’intera famiglia è stata intossicata dal monossido di carbonio. Hanno perso la vita il padre di 48 anni, la madre di 43, un figlio di 22 e una figlia di 15. Coinvolta anche una quinta persona (un altro familiare) che è stata portata in codice rosso all'ospedale Cisanello di Pisa. Anche tre carabinieri, entrati nella casa, sono rimasti leggermente intossicati dal gas inodore.

Le quattro vittime della tragedia avvenuta ieri sera a Rughi, nel comune di Porcari, sono Arti Kola, 48 anni, la moglie Jonida, 43 anni, il figlio Hajdar di 22 anni e la figlia Xhesika di 15 anni.

L'intervento dei vigili del fuoco

vigili del fuoco sono intervenuti nell’abitazione a Rughi, nel comune di Porcari (Lucca) poco prima delle 22 di mercoledì. Padre, madre, il figlio e la figlia di 16 anni sono morti per le esalazioni di monossido di carbonio causate, probabilmente, dal malfunzionamento della caldaia. La famiglia era originaria dell’Albania.

 

 

Ricoverato il quinto componente della famiglia

È ricoverato in gravi condizioni all'ospedale Cisanello di Pisa il quinto componente della famiglia di origine albanese. Il fratello del capofamiglia (e zio dei due giovani morti) è infatti rimasto intossicato in maniera grave nel tentativo di prestare soccorso ai familiari ed è stato soccorso e trasportato all'ospedale pisano per essere sottoposto alle terapie del caso.

Sequestrata l'abitazione della tragedia

I carabinieri di Lucca hanno sequestrato l'abitazione di via Galgani, a Rughi, frazione del comune di Porcari in Lucchesia dove una famiglia di origini albanesi composta da padre, madre e due figli è stata sterminata a causa delle esalazioni di monossido di carbonio provenienti dalla caldaia dell'impianto di riscaldamento. Gli stessi militari dell'Arma hanno poi posto i sigilli alla caldaia, che stando alle prime informazioni trapelate sarebbe stata acquistata di recente, verrà adesso sottoposta a una perizia tecnica per chiarire eventuali malfunzionamenti. Controlli saranno effettuati anche sulle tubazioni della casa, nel tentativo di ricostruire con esattezza quanto avvenuto. 

 

 

Le persone nevrotiche hanno più fantasie sessuali

AGI - Le persone con tratti di personalità più nevrotici riferiscono di avere fantasie sessuali più frequenti, mentre chi è più coscienzioso o più accomodante tende a fantasticare meno. È il principale risultato di un ampio studio su oltre 5.200 adulti statunitensi, pubblicato sulla rivista scientifica open access *PLOS One*, che analizza in modo sistematico il legame tra tratti di personalità e vita fantasmatica sessuale.

La ricerca suggerisce che le differenze individuali nella personalità contribuiscono a spiegare perché alcune persone fantasticano più spesso di altre, pur senza determinare in modo rigido o esclusivo questi comportamenti. Secondo gli autori, comprendere tali associazioni può aiutare clinici e professionisti della salute mentale a promuovere un maggiore benessere sessuale, tenendo conto delle caratteristiche psicologiche individuali.

la metodologia

Lo studio è stato condotto da Emily Cannoot della Michigan State University insieme ai colleghi, e si basa sui dati di 5.225 adulti che hanno compilato due questionari standardizzati. Il primo misurava la frequenza complessiva delle fantasie sessuali e quella relativa a quattro grandi categorie: fantasie esplorative, intime, impersonali e sadomasochistiche. Il secondo valutava i cinque grandi tratti di personalità – estroversione, gradevolezza, coscienziosità, nevroticismo e apertura mentale – insieme ad alcune loro componenti specifiche, come ansia e depressione per il nevroticismo, o rispetto e responsabilità per la gradevolezza.

I risultati

L'analisi statistica mostra che livelli elevati di coscienziosità e gradevolezza sono associati a una minore frequenza di fantasie sessuali in tutte le categorie considerate. In particolare, questa relazione è guidata soprattutto da tratti come il senso di responsabilità e il rispetto delle regole e degli altri. Al contrario, le persone con punteggi più alti di nevroticismo, e in modo particolare quelle con una componente depressiva più marcata, riportano una maggiore frequenza di fantasie sessuali. Non sono invece emerse associazioni significative tra la frequenza delle fantasie e altri tratti della personalità, come l'estroversione o l'apertura mentale, un risultato che contrasta in parte con alcune ipotesi diffuse e che rafforza l'idea di un quadro più complesso e sfumato. Le relazioni osservate si mantengono coerenti attraverso tutte le tipologie di fantasie analizzate, dalle più intime a quelle esplorative o impersonali.

Cosa significa

Secondo gli autori, questi risultati non vanno interpretati in chiave patologica. Le fantasie sessuali sono comuni e, come indicato da ricerche precedenti, possono avere un ruolo positivo nel benessere individuale e relazionale. Il valore dello studio risiede piuttosto nel mostrare che la personalità contribuisce a spiegare parte della variabilità individuale, anche se le associazioni osservate sono in molti casi di entità modesta. "I nostri risultati indicano che le differenze di personalità possono essere utili per prevedere la frequenza delle fantasie sessuali, pur non essendo fattori determinanti in senso assoluto", spiegano gli autori. "Queste associazioni ampliano il potere predittivo dei modelli di personalità e mostrano che la variabilità nelle fantasie sessuali è comune e normale". I ricercatori sottolineano infine la necessità di ulteriori studi, ad esempio includendo campioni di altri Paesi o analizzando come personalità e fantasie sessuali possano evolvere insieme nel corso del tempo. In prospettiva, una maggiore integrazione tra psicologia della personalità e ricerca sulla sessualità potrebbe offrire strumenti più raffinati per comprendere e sostenere il benessere sessuale nelle diverse fasi della vita.

Lo stress cellulare favorisce il cancro al fegato

AGI - Lo stress cellulare cronico può aumentare il rischio di cancro al fegato, ma allo stesso tempo rende anche i tumori più vulnerabili all'immunoterapia. Questo bivalente risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature, condotto dagli scienziati del Centro tedesco per la ricerca sul cancro (DKFZ), dell'Ospedale universitario di Tubinga e del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute di La Jolla, in California.

Il team, guidato da Mathias Heikenwalder e Randal Kaufmann, ha individuato un meccanismo molecolare chiave, che guida la crescita del cancro alle cellule epatiche, sopprimendo contemporaneamente la risposta immunitaria dell'organismo al tumore. Secondo gli scienziati, questo meccanismo potrebbe contribuire a identificare in futuro i pazienti che rispondono particolarmente bene all'immunoterapia, il che potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici.

Il carcinoma epatico

Il carcinoma epatico, spiegano gli esperti, è particolarmente difficile da trattare ed è uno dei tumori più letali al mondo. La neoplasia si sviluppa a causa di un'infiammazione cronica e del conseguente stress cellulare, collegato, ad esempio, ai disturbi metabolici. Uno dei segnali d'allarme che attiva questa autoprotezione è la proteina ATF6.

"Abbiamo scoperto – afferma Heikenwalder – che l'attivazione permanente di ATF6 non protegge la cellula a lungo termine. Al contrario, lo stress cellulare cronico favorisce l'insorgenza del cancro al fegato e allo stesso tempo crea un ambiente in cui le cellule immunitarie perdono la loro funzionalità".

L'attività di ATF6

Nell'ambito dell'indagine, i ricercatori hanno analizzato ampi set di dati provenienti da pazienti affetti da tumori al fegato e campioni di tessuto provenienti da collezioni internazionali. I risultati mostrano che i tumori con elevata attività di ATF6 sono più aggressivi, crescono più rapidamente e sono associati a una prognosi di sopravvivenza significativamente peggiore. Allo stesso tempo, la risposta immunitaria all'interno e intorno a questi tumori è gravemente soppressa.

I linfociti T citotossici, il cui compito effettivo è riconoscere e distruggere le cellule tumorali, sono particolarmente colpiti da questa immunosoppressione. Nei tumori ATF6-attivi, questi linfociti T sono numerosi ma funzionalmente poco reattivi.

La sorprendente risposta

Curiosamente, riportano gli autori, nonostante il loro ambiente immunosoppressivo, i tumori ATF6-attivi rispondono eccezionalmente bene agli inibitori dei checkpoint immunitari (ICI). Questi farmaci rilasciano i freni del sistema immunitario, consentendo alle cellule immunitarie di combattere nuovamente il cancro. Nei modelli murini, la terapia con ICI ha ridotto drasticamente il carico tumorale e prolungato la sopravvivenza degli animali.

I ricercatori hanno anche scoperto che tra i pazienti con cancro al fegato avanzato, quelli con elevata attività di ATF6 avevano una probabilità particolarmente elevata di rispondere completamente all'immunoterapia.