Dopo la tregua con l’Iran, Kyiv chiede agli Usa di riportare l’attenzione sulla guerra in Ucraina

Dopo il cessate il fuoco con l’Iran, Kyiv ha esortato gli Stati Uniti a riportare l’attenzione sulla guerra in Ucraina. «Accogliamo con favore l’accordo tra il presidente Trump e il regime iraniano per sbloccare lo Stretto di Hormuz e cessare il fuoco, così come gli sforzi di mediazione del Pakistan. La fermezza americana sta dando i suoi frutti. Crediamo sia giunto il momento di dimostrare sufficiente fermezza per costringere Mosca a un cessate il fuoco e a porre fine alla guerra contro l’Ucraina», ha scritto su X il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga.

Raid russo su Zaporizhzhia: una vittima

Intanto le autorità locali ucraine segnalano che «i russi hanno colpito il distretto di Zaporizhia con bombe guidate» causando una vittima. A riferirlo è stato il governatore Ivan Fedorov. Nel villaggio di Balabyne, ha spiegato, edifici residenziali e non sono stati distrutti o danneggiati a seguito dell’attacco, e sono scoppiati degli incendi. Il corpo della persona deceduta è stato ritrovato sotto le macerie di una delle case coinvolte.

‘Ndrangheta, maxi operazione della polizia in cinque regioni: 54 arresti

Gli agenti della polizia di Stato hanno effettuato l’arresto di 54 persone tra le province di Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Milano, Rovigo e Viterbo, nell’ambito di un’inchiesta che ha dato conferma della piena operatività della consorteria di ‘ndrangheta nota come “Locale dell’Ariola” e, in particolare, della ‘ndrina che fa capo alle famiglie Emanuele e Idà di Gerocarne. Coinvolto per aspetti legati al traffico di stupefacenti anche Marco Ferdico, uno degli indagati dell’inchiesta “Doppia Curva”.

I reati contestati ai 54 arrestati

Le persone fermate sono accusate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, ricettazione, danneggiamento aggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, detenzione di materiale esplodente, estorsione, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento personale, trasferimento fraudolento di valori e uccisione di animali.

Le misure cautaleri disposte

Tra i nomi che spiccano per la gravità dei capi d’imputazione (che vanno dall’associazione mafiosa al narcotraffico) figurano elementi di spicco della ‘ndrangheta come Gerardo Accorinti, Ferdinando Bartone, Michele Carnovale e i componenti dei clan Emanuele, Idà e Castagna. Per loro è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Marco Idà, Michele Idà, Domenico Nardo e Domenico Zannino sono stati posti agli arresti domiciliari con il divieto assoluto di comunicare con l’esterno. Per altri indagati (tra cui Michelangela Alessandria e Marco Fiorillo) è stata invece applicata la misura congiunta dell’obbligo di dimora con permanenza notturna e di presentazione alla polizia giudiziaria per quattro giorni a settimana.

I primi effetti della tregua Usa-Iran: cala lo spread, crollano i prezzi di petrolio e gas

L’accordo tra Usa e Iran per una tregua di due settimane condizionata alla riapertura dello Stretto di Hormuz è stato accolto positivamente dai mercati. Lo spread tra Btp e Bund è sceso a 73 punti in avvio di giornata, dopo aver toccato quota 88,3 punti nella chiusura di martedì 7 aprile. Forte calo anche dei rendimenti, con il decennale italiano che è passato dal 3,96 al 3,63 per cento. La Borsa di Milano ha aperto in rialzo, in linea con gli altri listini europei, con il primo indice Ftse Mib che ha guadagnato lo 0,99 per cento a 45.862 punti. Anche le Borse asiatiche hanno chiuso positivamente (Tokyo è volata al +5,39 per cento).

Giù i prezzi di petrolio e gas

Sul fronte delle materie prime, il petrolio affonda. Il Wti lascia infatti sul terreno il 18 per cento, scendendo ben sotto i 100 dollari al barile (93,03). Giù anche il prezzo del gas, con i contratti Ttf ad Amsterdam, mercato di riferimento, che sono scesi di oltre il 19 per cento a 43 euro al megawattora.

Perché la tregua con l’Iran indebolisce Trump e gli Usa

Gli Stati Uniti hanno ottenuto una «vittoria totale e completa, al 100 per cento», arrivando a un cessate il fuoco di due settimane con l’Iran. Donald Trump non ha dubbi. Dopo aver minacciato sui social di eliminare l’intera civiltà iraniana, allo scadere dell’ultimatum il presidente degli Stati Uniti ha fatto l’ennesimo dietrofront: basta bombe su Teheran per 14 giorni in cambio della riapertura «completa, immediata e sicura» dello Stretto di Hormuz.

Perché la tregua con l’Iran indebolisce Trump e gli Usa
Donald Trump (Ansa).

L’Iran pretende di controllare lo Stretto di Hormuz

Da parte iraniana si frena l’entusiasmo. Nel piano di 10 punti redatto dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale del Paese, Teheran pretende di coordinare il traffico attraverso lo Stretto per garantirsi una «posizione economica e geopolitica unica» su un cruciale punto di passaggio del petrolio. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha poi messo in chiaro su X che durante le due settimane di tregua, «il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz sarà possibile tramite coordinamento con le Forze Armate iraniane e tenendo conto dei limiti tecnici». Mentre secondo quanto riferito dall’agenzia Tasnim, nel periodo in questione Iran e Oman intendono imporre tariffe di transito alle navi.

La mediazione del Pakistan e il ruolo di Khamenei

Un ruolo centrale nel raggiungimento dell’accordo lo ha avuto il Pakistan – in contatto telefonico con JD Vance che si trovava in Ungheria – che ha mediato per avviare colloqui tra Washington e Teheran a partire da venerdì. La delegazione statunitense potrebbe essere guidata proprio dal vicepresidente. Sempre che la tregua regga.

A sbloccare la situazione, secondo Axios, sarebbe stata la guida suprema – data da alcune fonti in coma – Mojtaba Khamenei che avrebbe detto ai suoi negoziatori, per la prima volta dall’inizio della guerra, di cercare un accordo. Nel frattempo le forze Usa in Medio Oriente e il Pentagono stavano preparando la campagna di bombardamenti contro infrastrutture iraniane cercando di intuire cosa avrebbe deciso Trump. «Non avevamo idea di cosa sarebbe successo. È stato folle», ha commentato un funzionario della Difesa ad Axios. Gli alleati nella regione a loro volta si stavano attrezzando per una eventuale ritorsione iraniana. Nel frattempo i mediatori pakistani con l’aiuto dei ministri degli Esteri di Egitto e Turchia facevano circolare tra Iran e Usa bozze di un accordo. A fine serata è arrivato l’ok di Washington alla proposta di due settimane di tregua. Teheran ha accettato, si dice dietro consiglio della Cina. Ma senza il via libera di Khamenei, precisano le fonti, «non ci sarebbe stato alcun accordo». Da parte israeliana, Benjamin Netanyahu era in costante contatto con Trump il quale ha ottenuto da Tel Aviv la promessa del cessate il fuoco. Ora bisognerà vedere quanto questo impegno sarà rispettato o meno.

Perché la tregua con l’Iran indebolisce Trump e gli Usa
JD Vance (Ansa).

La vittoria annunciata da Trump in realtà è una resa

Che si tratti di una «vittoria completa» come sostiene Trump però è tutto da vedere. Soprattutto se l’unico risultato dell’offensiva sarà aver concesso a Teheran il controllo di Hormuz, Stretto che prima era aperto alla libera navigazione. Non solo. L’ennesima mossa TACO solleva dubbi sulla credibilità stessa del presidente e rafforza la convinzione che la situazione in Medio Oriente gli sia sfuggita completamente di mano tanto da essere stato costretto a far passare per vittoria quella che pare a tutti gli effetti una resa.

Perché la tregua con l’Iran indebolisce Trump e gli Usa
Donald Trump (Imagoeconomica).

Torna in scena il 25esimo emendamento

Con l’ultima minaccia diffusa sui social prima dello scadere dell’ultimatum – «un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita» – Trump ha oltrepassato ogni limite. Tanto da riportare al centro del dibattito lo stato della sua salute mentale. Sotto il secondo mandato del 79enne, gli Stati Uniti da pilastro della stabilità globale sono diventati una forza tanto letale quanto imprevedibile. È per questo che nelle ore concitate prima dell’ultimatum è stata avanzata la richiesta di attivare il 25esimo emendamento per rimuoverlo dall’incarico. L’atteggiamento di The Donald pesa poi come un macigno sulla democrazia americana e sul sistema di pesi e contrappesi. Il presidente avrebbe potuto sterminare milioni di civili iraniani senza l’autorizzazione del Congresso, con motivazioni contraddittorie e senza una vera exit strategy. Per rimuovere Trump dal suo incarico attivando il 25esimo emendamento sarebbe necessario il voto della maggioranza del suo gabinetto e del vicepresidente. Un’ipotesi al momento lunare. A invocarlo non sono stati però solo i democratici ma anche repubblicani e figure di spicco della destra Usa come il complottista Alex Jones, l’ex funzionario della Casa Bianca Anthony Scaramucci, l’ex deputata Marjorie Taylor Greene, la commentatrice di destra Candace Owens, fino al columnist del New York Times David French. Ci sono poi trumpiani delusi che pur non spingendosi fino all’attivazione del 25esimo emendamento hanno criticato il presidente. Tra questi Tucker Carlson. L’ex conduttore di Fox News ha definito un eventuale attacco alle infrastrutture iraniane un «crimine di guerra e di morale», degno di un «anticristo».

Usa-Iran, accordo in extremis per un cessate il fuoco di due settimane

A meno di un’ora e mezza dalla scadenza temporale deciso da Donald Trump, il presidente Usa e il regime di Teheran hanno concordato una tregua di due settimane, per dare tempo alle diplomazie di trovare un accordo definitivo per la fine del conflitto in Medio Oriente. L’annuncio è arrivato direttamente dal tycoon, via Truth. Di fatto, Trump e l’Iran hanno accettato la richiesta presentata al Pakistan, che aveva chiesto appunto alla Casa Bianca un cessate il fuoco di due settimane e all’Iran la riapertura dello Stretto di Hormuz «come gesto di buona volontà», cosa che avverrà – fa sapere Teheran – «sotto il controllo» delle sue forze armate. Anche Israele ha accettato di fermare i raid per 14 giorni.

L’annuncio di Trump

Questo l’annuncio di Trump su Truth: «Sulla base delle conversazioni con il primo ministro Shehbaz Sharif e il feldmaresciallo Asim Munir del Pakistan, durante le quali mi hanno chiesto di sospendere la forza distruttiva prevista per stanotte contro l’Iran, e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran accetti la completa, immediata e sicura riapertura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e l’attacco all’Iran per un periodo di due settimane». Trump ha inoltre spiegato di aver accettato la proposta del Pakistan perché gli Stati Uniti hanno «già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari» e sono «molto avanti nella definizione di un accordo definitivo per una pace di lungo periodo con l’Iran e per la pace in Medio Oriente». Il tycoon ha inoltre parlato della proposta in 10 punti presentata da Teheran, definendola «una base praticabile su cui negoziare» e spiegando che «quasi tutti sono stati concordati tra Stati Uniti e Iran». In una breve intervista telefonica all’Afp, il tycoon ha poi parlato di «vittoria totale e completa».

Il messaggio dell’Iran

«Se gli attacchi contro l’Iran cesseranno, le nostre potenti forze armate interromperanno le loro operazioni difensive», ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: «Per un periodo di due settimane, sarà possibile il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz tramite il coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo debitamente conto dei limiti tecnici».

Primo round di negoziati il 10 aprile

Il primo round di negoziati tra Washington e Teheran si svolgerà a Islamabad venerdì 10 aprile. Secondo quanto riporta Axios della delegazione Usa dovrebbero far parte il vicepresidente JD Vance, l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump.

Usa-Iran, accordo in extremis per un cessate il fuoco di due settimane
Donald Trump (Ansa).

Netanyahu: «La tregua non riguarda il Libano»

L’accordo sul cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran «non include il Libano». Lo ha sottolineato in un comunicato l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, spiegando che Tel Aviv «sostiene l’impegno degli Stati Uniti volto a garantire che l’Iran non rappresenti più una minaccia nucleare, missilistica e terroristica per l’America, Israele, i vicini arabi dell’Iran e il mondo».

Le reazioni internazionali alla tregua

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres «ha accolto con favore la tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran», esortando «tutte le parti coinvolte nell’attuale conflitto in Medio Oriente a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e ad attenersi ai termini del cessate il fuoco, al fine di spianare la strada verso una pace duratura e globale nella regione». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che «il governo tedesco accoglie con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato tra Stati Uniti e Iran». Messaggi analoghi sono arrivati dai governi di Regno Unito, Giappone, Australia, Nuova Zelanda e tanti altri Paesi. «La risolutezza americana funziona. Crediamo che sia giunto il momento di una determinazione sufficiente per costringere Mosca a cessare il fuoco e porre fine alla sua guerra contro l’Ucraina», ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, ha dichiarato che la sospensione delle ostilità «crea un’opportunità che era davvero necessaria per attenuare le minacce, fermare i missili, riavviare le spedizioni e creare spazio per la diplomazia verso un accordo duraturo».