Usa-Iran, accordo in extremis per un cessate il fuoco di due settimane

A meno di un’ora e mezza dalla scadenza temporale deciso da Donald Trump, il presidente Usa e il regime di Teheran hanno concordato una tregua di due settimane, per dare tempo alle diplomazie di trovare un accordo definitivo per la fine del conflitto in Medio Oriente. L’annuncio è arrivato direttamente dal tycoon, via Truth. Di fatto, Trump e l’Iran hanno accettato la richiesta presentata al Pakistan, che aveva chiesto appunto alla Casa Bianca un cessate il fuoco di due settimane e all’Iran la riapertura dello Stretto di Hormuz «come gesto di buona volontà», cosa che avverrà – fa sapere Teheran – «sotto il controllo» delle sue forze armate. Anche Israele ha accettato di fermare i raid per 14 giorni.

L’annuncio di Trump

Questo l’annuncio di Trump su Truth: «Sulla base delle conversazioni con il primo ministro Shehbaz Sharif e il feldmaresciallo Asim Munir del Pakistan, durante le quali mi hanno chiesto di sospendere la forza distruttiva prevista per stanotte contro l’Iran, e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran accetti la completa, immediata e sicura riapertura dello Stretto di Hormuz, accetto di sospendere i bombardamenti e l’attacco all’Iran per un periodo di due settimane». Trump ha inoltre spiegato di aver accettato la proposta del Pakistan perché gli Stati Uniti hanno «già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari» e sono «molto avanti nella definizione di un accordo definitivo per una pace di lungo periodo con l’Iran e per la pace in Medio Oriente». Il tycoon ha inoltre parlato della proposta in 10 punti presentata da Teheran, definendola «una base praticabile su cui negoziare» e spiegando che «quasi tutti sono stati concordati tra Stati Uniti e Iran». In una breve intervista telefonica all’Afp, il tycoon ha poi parlato di «vittoria totale e completa».

Il messaggio dell’Iran

«Se gli attacchi contro l’Iran cesseranno, le nostre potenti forze armate interromperanno le loro operazioni difensive», ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi: «Per un periodo di due settimane, sarà possibile il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz tramite il coordinamento con le forze armate iraniane e tenendo debitamente conto dei limiti tecnici».

Primo round di negoziati il 10 aprile

Il primo round di negoziati tra Washington e Teheran si svolgerà a Islamabad venerdì 10 aprile. Secondo quanto riporta Axios della delegazione Usa dovrebbero far parte il vicepresidente JD Vance, l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump.

Usa-Iran, accordo in extremis per un cessate il fuoco di due settimane
Donald Trump (Ansa).

Netanyahu: «La tregua non riguarda il Libano»

L’accordo sul cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran «non include il Libano». Lo ha sottolineato in un comunicato l’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, spiegando che Tel Aviv «sostiene l’impegno degli Stati Uniti volto a garantire che l’Iran non rappresenti più una minaccia nucleare, missilistica e terroristica per l’America, Israele, i vicini arabi dell’Iran e il mondo».

Le reazioni internazionali alla tregua

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres «ha accolto con favore la tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran», esortando «tutte le parti coinvolte nell’attuale conflitto in Medio Oriente a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e ad attenersi ai termini del cessate il fuoco, al fine di spianare la strada verso una pace duratura e globale nella regione». Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che «il governo tedesco accoglie con favore il cessate il fuoco di due settimane concordato tra Stati Uniti e Iran». Messaggi analoghi sono arrivati dai governi di Regno Unito, Giappone, Australia, Nuova Zelanda e tanti altri Paesi. «La risolutezza americana funziona. Crediamo che sia giunto il momento di una determinazione sufficiente per costringere Mosca a cessare il fuoco e porre fine alla sua guerra contro l’Ucraina», ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, ha dichiarato che la sospensione delle ostilità «crea un’opportunità che era davvero necessaria per attenuare le minacce, fermare i missili, riavviare le spedizioni e creare spazio per la diplomazia verso un accordo duraturo».