Alla vigilia dell’assemblea che mercoledì 15 aprile dovrà rinnovare il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi, spunta un’indiscrezione che sa di mossa tattica più che di notizia: BlackRock avrebbe deciso di votare a favore della lista promossa da Plt Holding che candida l’ex ad Luigi Lovaglio. Fonti anonime, si precisa. Nessuna conferma dalla società americana.
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).
Più di una fuga di notizie, sembra un’operazione di influenza
Il problema è esattamente questo. BlackRock non anticipa mai il proprio orientamento di voto prima delle assemblee. È prassi consolidata, non un’abitudine. Il fatto che la notizia circoli ora, alimentata da fonti che non si identificano, puzza di operazione d’influenza più che di fuga di notizie. Qualcuno vuole orientare il voto. O almeno provarci. Che serva a poco è probabile. Il mercato ha già dato il suo verdetto: ISS e Glass Lewis, i due principali proxy advisor mondiali, si sono già espressi entrambi a favore della lista del board che candida Fabrizio Palermo al ruolo di ad.
Fabrizio Palermo (Imagoeconomica).
I dubbi sul peso reale di BlackRock
Ma c’è un altro dettaglio che rende l’episodio ancora più curioso. Secondo quanto risulta, potrebbe esserci una differenza sostanziale tra il pacchetto azionario complessivamente disponibile del fondo e le azioni effettivamente depositate in assemblea. Il che significa che, anche ammettendo che l’indicazione fosse vera e confermata, il peso reale del voto di BlackRock potrebbe essere inferiore a quello suggerito dalla notizia. Due anomalie in una: una fonte anonima che rivela un orientamento che BlackRock non ha mai anticipato, su un pacchetto che potrebbe essere più leggero di quanto sembri.
Paolo Barelli lascia l’incarico di presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. Lo ha reso noto lo stesso esponente azzurro, spiegando di aver convocato l’assemblea del gruppo parlamentare forzista a Montecitorio per la serata di martedì 14 aprile: «In quella sede, considerando conclusa la mia esperienza di presidente, formulerò una proposta per la successione a questo incarico. È mia ferma intenzione continuare con la stessa intensità il mio impegno politico e il mio sostegno al governo guidato da Giorgia Meloni». Proprio oggi Barelli si era recato a Palazzo Chigi, ufficialmente per incontrare alcuni funzionari e discutere di provvedimenti legati alla sanità, smentendo con i cronisti all’esterno della sede del governo l’ipotesi di dimissioni. Per Forza Italia si tratta del cambio di capogruppo in Parlamento nel giro di poco tempo:Stefania Craxi aveva infatti già sostituito Maurizio Gasparri al Senato.
Crédit Agricole Italia e i Giovani imprenditori di Confindustria hanno avviato una collaborazione triennale finalizzata a sostenere la crescita del nuovo tessuto imprenditoriale italiano. L’accordo ha preso il via a Borgo Egnazia, in occasione del convegno nazionale Voci, e mira a rafforzare il patrimonio di competenze delle giovani imprese, con particolare attenzione a internazionalizzazione, transizione tecnologica e sostenibilità. L’istituto bancario guidato dall’amministratore delegato e senior country officer Hugues Brasseur affiancherà il movimento prendendo parte ai principali appuntamenti associativi, tra cui i tradizionali convegni di Rapallo e Capri, oltre all’incontro pugliese. Sul piano operativo, la collaborazione metterà a disposizione strumenti finanziari, servizi di consulenza e l’accesso al network internazionale del gruppo, con l’obiettivo di consolidare le competenze industriali e manageriali e di accompagnare le iniziative imprenditoriali verso percorsi di crescita più strutturati, rafforzando così la competitività delle aziende guidate dalle nuove leve dell’impresa.
AGI - Sono in totale sei i casi di decesso di anziani che la procura di Forlì attribuisce a Luca Spada, l'autista di ambulanza 27enne originario di Meldola arrestato sabato con l'accusa di aver provocato la morte dell'85enne Deanna Mambelli, deceduta il 25 novembre 2025 dopo quella che gli inquirenti ritengono un'iniezione d'aria tramite accesso venoso.
Secondo gli inquirenti, l'ex operatore della Croce Rossa avrebbe agito approfittando della vulnerabilità delle vittime, in violazione dei doveri legati al servizio svolto, ai danni di pazienti e con modalità ritenute insidiose. Per il primo episodio oggetto della misura cautelare, la procura ipotizza anche la premeditazione, circostanza che la gip Ilaria Rosati non ha però riconosciuto.
Le indagini sulla pianificazione e i messaggi
Per l'accusa, un possibile indice della pianificazione è in un messaggio inviato il 17 novembre a un collega, nel quale Spada prospettava l'intenzione di "fare una lunga" per "far fuori qualcuno". Un elemento che, secondo il giudice, non prova in modo univoco una scelta anticipata, risultando compatibile anche con un proposito maturato sul momento o con una semplice preparazione del gesto. Nell'ordinanza emergono inoltre intercettazioni dai toni cinici, con frasi sugli anziani ritenuti "destinati a morire" e riferimenti a decessi durante i turni. Gli investigatori segnalano anche contatti con ambienti di onoranze funebri. Tra gli elementi a carico figura infine la testimonianza di una collega, che ha riferito dell'uso anomalo in ambulanza di strumenti come siringhe e bisturi, ipotizzando che l'indagato potesse introdurre aria nei cateteri dei pazienti durante i trasporti.
I sistemi di videosorveglianza e le segnalazioni
Incontrando la stampa, il procuratore Enrico Cieri ha spiegato che sull'ambulanza erano stati installati sistemi di videosorveglianza dopo segnalazioni riservate dei carabinieri su "un'abnorme mortalità nei trasporti secondari affidati a questo signore". Tuttavia, proprio nel caso Mambelli, "ahinoi la telecamera non ha funzionato" e, nonostante i servizi degli investigatori, "i carabinieri hanno pedinato questa ambulanza senza essere in grado di capire cosa era successo all'interno".
Il movente e i legami con il settore funebre
La Procura ha chiarito che "c'è un solo indagato, non ci sono altre persone"; quanto al movente "non lo sappiamo, costituirà oggetto di successivi accertamenti", ha sottolineato Cieri. Tra gli elementi al vaglio anche i presunti legami dell'indagato con il settore funebre: "Aveva rapporti con imprese, ne fa menzione anche lui". Dopo l'arresto è stata sequestrata una divisa in un'agenzia, che però "non ha trattato nessuno dei morti contestati", è stato sottolineato.
Profilo psicologico e ipotesi di serialità
Gli inquirenti stanno inoltre approfondendo il quadro complessivo: "stiamo lavorando ad un profilo psicologico", ha detto Cieri, aggiungendo che le verifiche procedono "ad ampio spettro, anche sul fronte patrimoniale", mentre resta sullo sfondo l'ipotesi investigativa di una possibile serialità nei decessi. L'ipotesi è che gli anziani venissero uccisi tramite iniezioni d'aria. Una modalità questa che potrebbe rendere difficoltosa la raccolta di elementi di prova concreti specialmente negli altri cinque casi oggetto di sospetto da parte degli inquirenti.
AGI - Il maltempo provoca una vittima in Puglia. Poco dopo le 14, Alicia Amoruso, 12 anni è deceduta per un trauma da schiacciamento per la caduta di un albero a Bisceglie tra via Cosmai e via Veneziano. La vittima era stata soccorsa da mezzi del 118, ma è giunta in ospedale già morta. A darne conferma una nota dell'Azienda Sanitaria Locale.
Maltempo esteso ma da giovedì torna l'alta pressione
Lunedì di tempo instabile sulle regioni del Nord Italia con piogge e acquazzoni sparsi, fenomeni in arrivo anche al Centro entro la sera, specie sui settori tirrenici. Tra domani, martedì, ancora condizioni di tempo instabile prima su Nord-Est e zone interne del Centro e poi al Sud.
Nella seconda parte della settimana un campo di alta pressione dovrebbe rimontare sui settori occidentali del continente. Ancora instabilità pomeridiana soprattutto sulle zone interne del Centro-Sud, migliora altrove. Gli ultimi aggiornamenti del Centro Meteo Italiano al momento vedono prevalente stabilita' in vista del prossimo weekend.
La guerra del Golfo sta dimostrando quanto in materia energetica l’Europa sia un po’ schizofrenica: se Bruxelles aveva deciso nel 2025 l’abbandono definitivo dell’import di gas dalla Russia entro la fine del 2027, i primi mesi del 2026 hanno segnato al contrario un’accelerazione delle importazioni, soprattutto di Gnl (gas naturale liquefatto) attraverso le navi cisterna, ma anche di quelle tramite gasdotti, come Turkstream.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan con Vladimir Putin (foto Ansa).
Nel 2026 già aumentate del 17 per cento le importazioni di Gnl
Il nuovo conflitto ha rilanciato ulteriormente le forniture russe, tanto che nel primo trimestre del 2026 i Paesi europei hanno aumentato del 17 per cento le importazioni di Gnl rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo quota 5 milioni di tonnellate. E 1,5 milioni di queste sono state acquistate a marzo, periodo in cui Stati Uniti e Israele hanno iniziato ad attaccare l’Iran, che ha risposto con la chiusura dello Stretto di Hormuz, provocando la crisi che sta allarmando mezzo mondo.
È stato calcolato che gli Stati dell’Unione europea hanno speso circa 2,88 miliardi di dollari per il Gnl russo nei primi tre mesi dell’anno. E alla luce degli sviluppi in corso c’è da aspettarsi che le casse del Cremlino continueranno a ricevere quei soldi, nonostante i vecchi propositi che però davanti al rischio di shock energetico stanno andando a farsi benedire.
Bruxelles aveva previsto delle clausole di salvaguardia
In realtà la decisione presa a Bruxelles nel 2025 ha lasciato anche la porta aperta per le retromarce in momenti di difficoltà, con il regolamento europeo sul blocco dell’import che contiene una sorta di clausola di salvaguardia nel caso in cui la sicurezza dell’approvvigionamento di uno o più Stati membri dovesse essere seriamente minacciata. In tali circostanze, la Commissione europea potrebbe consentire infatti ai Paesi interessati di sospendere i divieti di importazione di gas.
Ursula von der Leyen (Imagoeconomica).
L’Ue nel 2025 ha importato comunque da Mosca Gnl per un valore di circa 7,4 miliardi di euro, circa il 3 per cento in meno del 2024. In compenso è cresciuto l’import dagli Stati Uniti, per un valore di circa 24,2 miliardi di euro nel 2025, oltre la metà di quello complessivo di 46 miliardi.
Il cambio di rotta era stato deciso per emanciparsi da Mosca
Il cambiamento di rotta dei Paesi Ue, iniziato nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina, è stato motivato appunto con la necessità di emanciparsi da Mosca, diventando teoricamente meno vulnerabili, e di mettere quindi i bastoni tra le ruote alla Russia, rendendo difficoltoso il finanziamento della guerra attraverso la riduzione dell’esportazione di idrocarburi.
Putin ha subito ridiretto i flussi verso Oriente
Alla prova dei fatti, il piano di Bruxelles non sta funzionando granché, sia perché il Cremlino dopo il blocco europeo, cominciato con il sabotaggio del gasdotto Nord Stream nel 2022 a opera di un commando ucraino, ha ridiretto i flussi verso Oriente e ha accresciuto la quota di export di Gnl verso l’Europa; sia perché la crisi del Golfo, non proprio imprevedibile dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca che poi si è unito in tandem bellico con Israele, ha messo in evidenza quanto il mercato conti in realtà più della geopolitica: e non è un caso, con mezza Europa adesso alla canna del gas, che si moltiplichino le voci di chi vuole riaprire all’import russo.
Sabotaggio ai gasdotti Nord Stream.
Se da un lato la posizione dogmatica dell’Ue è controproducente, dall’altro è altrettanto evidente che la soluzione di sostituire il gas russo, per così dire “sporco di sangue”, con quello non certo lindo di altri Paesi non proprio conosciuti per essere modelli di democrazia e diritti civili, dal Qatar all’Azerbaigian, passando per l’Algeria, è frutto di doppi standard discutibili.
In Germania aumentano le voci pro apertura, non solo a destra
Ecco dunque che in Germania, il Paese che con le bombe ucraine nel Baltico ha subito un attacco senza precedenti proprio da un alleato, non solo l’opposizione di estrema destra dell’Alternative für Deutschland chiede la fine delle sanzioni contro Mosca, ma vogliono la riapertura di Nord Stream a guerra finita anche alcuni alleati del cancelliere Friedrich Merz, come il governatore della Sassonia e compagno di partito Michael Kretschmer.
Friedrich Merz (Ansa).
In Italia si è fatto sentire anche Descalzi di Eni
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con Claudio Descalzi (foto Imagoeconomica).
Rimangono ancora le resistenze di Commissione e governi volenterosi
Paesi come Belgio e Spagna, con governi conservatori e progressisti, rimangono i maggiori importatori di Gnl russo, insieme a quelli della Mitteleuropa, tipo Ungheria (anche se da ora in poi non ci sarà più Viktor Orbán) e Slovacchia. La rimessa in sesto di Nordstream, con la parallela riattivazione dei gasdotti che attraversano Polonia e Ucraina, consentirebbe all’Unione europea una maggiore diversificazione e potrebbe favorire la stabilizzazione dei prezzi in un mercato internazionale condizionato comunque dai conflitti in corso. Facile più a dirsi che a farsi, viste le resistenze di Commissione e governi volenterosi, in primis Berlino e Parigi. Almeno fino a contrordine.
Donald Trump è tornato a minacciare di affondare le navi iraniane che tentano di violare il blocco navale nello Stretto di Hormuz, imposto dagli Stati Uniti a partire dalle 16 del 13 aprile. «La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Non abbiamo colpito il loro piccolo numero di quelle che chiamano “navi d’attacco veloci”, perché non le consideravamo una grande minaccia», ha scritto il presidente americano su Truth. «Attenzione: se una qualsiasi di queste navi si avvicina al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, usando lo stesso sistema di sterminio che usiamo contro i narcotrafficanti sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale». Poi il post scriptum: «Il 98,2 per cento del traffico di droga verso gli Stati Uniti via mare è stato fermato».
AGI - Salta a tempo di record l'offerta per rilevare la Ternana Calcio. L'imprenditore Carlo Pantalloni, dopo aver visto i conti e appreso della richiesta di 6 milioni di euro da parte della famiglia Rizzo, ha deciso di ritirare la manifestazione di interesse. Troppi i soldi da mettere per rilevare la squadra, risanarla dai debiti e tentare un mercato estivo degno di nota. La cifra oscillerebbe, infatti, a circa 30 milioni di euro come anticipato da AGI. Pantalloni, dopo aver incontrato il sindaco Stefano Bandecchi e Fabio Forti, Amministratore Unico della societa' di calcio, ha deciso dunque di fare un passo indietro. Ora il rischio crack e' sempre più vicino.
In precedenza, l'AGI da fonti vicine al dossier aveva appreso che oggi per rilevare la Ternana Calcio, risanarla dai debiti e tentare un mercato estivo con l'acquisto di alcuni calciatori sarebbe necessaria una cifra di circa 30 milioni di euro. Il conto è fatto partendo dalla richiesta della famiglia Rizzo che venderebbe a non meno di 6 milioni di euro, dalla mole di debiti (circa 22,5 milioni) e da un paio di milioni per un mercato estivo a cui l'eventuale nuova proprietà sarebbe chiamata a fare fronte.
In queste ore il sindaco di Terni ed ex patron, Stefano Bandecchi, attende in Comune Carlo Pantalloni, l'imprenditore che avrebbe inoltrato una manifestazione di interesse tramite Pec a Fabio Forti, Amministratore Unico della società di calcio, alla stessa squadra, alla famiglia Rizzo titolare della Ternana e al Comune di Terni nella persona del vicesindaco e assessore allo sport Paolo Tagliavento. Nel testo della missiva la società interessata spiega di operare per conto proprio, di voler acquistare la Ternana Calcio in Serie C non dunque successivamente all'eventuale fallimento e di essere pronta a garantire, una volta perfezionata l'eventuale operazione, di far fronte alla massa debitoria oltre alla normale gestione.
Le parole del sindaco e le ipotesi di acquisto
"Se troviamo un compratore lo invito a cena", scherza, parlando con l'AGI, il sindaco Bandecchi. L'operazione, in effetti, si profila ardua anche per chi, come Pantalloni avrebbe appena venduto un hotel in Croazia. Nelle scorse ore si era fatto anche il nome di Andrea Pignataro, imprenditore considerato tra i più ricchi d'Italia e, in città, già si ipotizzava una favola simile a quella del Como.
Le cordate locali e il nodo del prezzo
Una suggestione che, però, non è mai stata confermata. Più concreta sembrava l'idea di una possibile cordata composta da imprenditori locali. Al momento però il prezzo proibitivo sembrerebbe ostacolare qualsiasi trattativa. Molto dipenderà, inoltre, dall'inchiesta della procura di Terni che indaga, tra l'altro, sulle gestioni precedenti e i soldi di Banca Progetto finita sotto la lente di ingrandimento anche di altri tre uffici giudiziari: Roma, Milano e Trieste.
Gli atleti russi e bielorussi «saranno autorizzati a competere negli eventi mondiali di nuoto allo stesso modo dei loro colleghi che rappresentano altre nazionalità sportive», ovvero «con le rispettive divise, bandiere e inni». È quanto si legge in un comunicato diffuso da World Aquatics, nota fino al 2022 come Federazione internazionale di nuoto, dopo la modifica delle linee guida sulla partecipazione degli atleti nei periodi di conflitto politico. «Negli ultimi tre anni, World Aquatics e Aquatics Integrity Unit hanno contribuito con successo a garantire che i conflitti rimangano al di fuori delle sedi delle competizioni sportive. Siamo determinati a garantire che piscine e acque libere restino luoghi in cui atleti di tutte le nazioni possano riunirsi in competizioni pacifiche», ha dichiarato il presidente Husain Al Musallam. La federnuoto mondiale aveva già aperto le porte a russi e bielorussi nelle gare juniores e ammesso molti senior, ma solo come atleti neutrali. Resta un unico paletto alla riammissione con bandiera e inno nazionale degli atleti di Russia e Bielorussia: come precisa World Aquatics, potranno gareggiare solo dopo aver superato almeno quattro controlli antidoping consecutivi.
Giancarlo Abete lancia la sua candidatura alla presidenza della Figc attraverso la Lega nazionale dilettanti. L’ha annunciato lui stesso a margine del Premio Bearzot in corso al Coni. «Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter – attraverso una condivisione della candidatura – presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi». Già presidente della Figc dal 2007 al 2014, dal 2022 Abete è presidente della Lega Nazionale Dilettanti. È stato anche alla guida del settore tecnico, presidente dell’allora Serie C, commissario della Lega Serie A e vice presidente Uefa.