Poco prima delle 12:15 di giovedì 9 aprile, sulla A14 Bologna-Taranto, sono stati riaperti i tratti compresi tra Vasto Sud e Termoli in direzione Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto Sud in direzione Pescara, chiusi a causa della frana di Petacciato. Dalla giornata precedente, oltre 100 persone e 40 mezzi di Autostrade per l’Italia sono stati impegnati, anche nella notte, nelle attività di ripristino e messa in sicurezza della carreggiata Nord. Nel dettaglio sono stati realizzati lavori di consolidamento del rilevato autostradale e il rifacimento della pavimentazione. Congiuntamente sono state eseguite ispezioni approfondite per verificare tutti i dispositivi di sicurezza, quali soprattutto barriere laterali e spartitraffico. Nel contempo è proseguita l’attività di monitoraggio attraverso la sensoristica installata sulla rete e con l’impiego di mezzi speciali, come il by-bridge, che hanno consentito ai tecnici di verificare sul posto l’infrastruttura.
In corso i lavori per riaprire anche la carreggiata Sud
La riapertura al traffico è stata possibile grazie all’installazione di una corsia in deviazione lungo la carreggiata Nord, dove la circolazione è garantita sia verso Pescara che verso Bari con una corsia per senso di marcia. I lavori sono stati effettuati a partire dal pomeriggio dell’8 aprile, anche in accordo con gli organi preposti che ne hanno autorizzato l’esecuzione, alla luce degli ultimi esiti del monitoraggio del fronte franoso. Le attività di messa in sicurezza da parte della task force di Aspi continueranno per garantire la riapertura anche della carreggiata Sud in tempi brevi.
Giana: «Restituito in tempi record un collegamento strategico e indispensabile»
«Voglio ringraziare tutte le persone di Autostrade per l’Italia che, grazie alla loro determinazione, hanno consentito la riapertura dell’infrastruttura in tempi record, consentendoci di restituire agli utenti una via di collegamento indispensabile e strategica per il territorio e per l’intero Paese», ha affermato Arrigo Giana, amministratore delegato del Gruppo Aspi. «Questo risultato è stato ottenuto con il coordinamento del governo e del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in sinergia con la Protezione civile».
Giorgia Meloni, alla Camera per la sua informativa post referendum, è stata lapidaria: «Nessun rimpasto o elezioni anticipate. Ci siamo presi l’impegno di governare la nazione per cinque anni ed è quello che faremo non importa quanto sarà difficile. E non intendiamo scappare né far ripiombare l’Italia nell’incertezza». Una premier sulle barricate che difende il suo lavoro e, soprattutto, difende i suoi sodali. Ringrazia i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini ma anche i cosiddetti trombati, Andrea Delmastro e Daniela Santanchè, che «pure avevano lavorato bene». Nonostante la frana che sta investendo tutta la sua classe dirigente che in questi anni non ha mai davvero brillato.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante líinformativa alla Camera (Ansa).
La Fiamma sta riscrivendo le regole del galateo istituzionale
Di questi tempi, essere un “patriota” non è un mestiere facile, ne conveniamo. Richiede coerenza, un certo portamento e, soprattutto, una memoria di ferro per ricordarsi quali segreti di Stato si possono riferire a cena e quali invece dovrebbero restare chiusi in un cassetto. Ma la classe dirigente di Fratelli d’Italia, con quella spavalderia tipica di chi ha «le radici profonde», sta riscrivendo le regole del galateo istituzionale, trasformando il concetto di “Legge e Ordine” in un suggerimento opzionale. Prendiamo Andrea Delmastro Delle Vedove, l’uomo che ha dato un nuovo significato alla parola “discrezione”. Non pago di aver diffuso segreti di Stato, è incappato nella ben nota vicenda delle Bisteccherie d’Italia, con una ricostruzione che ha dell’inverosimile. Una ‘leggerezza’ che gli è costata la poltrona. E che dire di Daniela Santanchè? L’ex ministra al Turismo, dopo le vicende giudiziarie che riguardano lei e le sue società, ha dovuto capitolare e rassegnare le dimissionidopo un invito più che perentorio a reti unificate.
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).
Il pigliatutto Mollicone, regista dell’egemonia culturale
A Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura alla Camera, è toccato invece il compito più arduo: costruire la nuova “egemonia culturale”. E come si costruisce un’egemonia se non mettendo le mani sul portafoglio del cinema italiano? Con la grazia di un elefante in una cristalleria di Cinecittà, Mollicone ha deciso che il tax credit non deve più essere un freddo strumento economico, ma un filtro etico-patriottico. Sotto la sua ala protettrice, i finanziamenti sembrano aver preso una direzione molto precisa: meno film d’autore “di sinistra” (quelli che annoiano, tipo i documentari su Giulio Regeni, a cui i fondi sono stati negati anche se il ministro Alessandro Giuli pare aver fatto un passo indietro) e più spazio a opere che celebrano il Pantheon della destra, comprese le sagre di paese. Dalle pellicole sulla spedizione di Fiume ai progetti affidati a “sodali” storici, Mollicone ha trasformato la Commissione Cultura in una sorta di ufficio casting per la propaganda di questa destra. Il messaggio è chiaro: se vuoi i soldi dello Stato, devi girare qualcosa che piaccia alla Garbatella. L’ironia? Mentre si scaglia contro il “sistema” che per anni avrebbe foraggiato solo i registi progressisti, Mollicone sta mettendo in piedi un sistema fotocopia, solo con le camicie di un altro colore. In fondo, il cinema è finzione, e lui lo interpreta benissimo: recita la parte del liberatore della cultura mentre, di fatto, ne sta diventando il nuovo, onnipresente produttore esecutivo.
Federico Mollicone (Imagoeconomica).
I selfie inopportuni e la tegola dell’Amico
Ma il vero capolavoro di questa controversa classe dirigente arriva con l’inchiesta Hydra e la figura di Gioacchino Amico, da qualche mese collaboratore di giustizia. Qui passiamo dal folklore ministeriale alla cronaca nera. Amico, un nome che è già un programma, non era esattamente il classico militante che attacca manifesti sotto la pioggia. Secondo gli inquirenti, era il punto di raccordo tra i clan Senese, Mazzarella e la ’ndrangheta in Lombardia. Eppure, questo signore non solo vantava rapporti con esponenti di spicco del partito a Milano – nomi come Carlo Fidanza e Mario Mantovani sono finiti nelle carte per i suoi millantati o reali contatti – ma sfoggiava con orgoglio un selfie con la premier Melonie, colpo di scena, persino una tessera del partito. È qui che il concetto di “Fratelli d’Italia” raggiunge la sua massima espansione metafisica. Il partito è così inclusivo, così aperto al dialogo col territorio, che persino un referente della Camorra poteva riuscire a metterci piede, tra una cena elettorale e un tesseramento lampo. D’altronde, Giorgia lo ha sempre detto: «Non siamo ricattabili». Magari non ricattabili, ma sicuramente molto fotogenici, visto che nessuno sembra mai dire di no a un selfie, nemmeno se l’interlocutore ha un curriculum che farebbe impallidire i protagonisti di Gomorra.
Il selfie di Giorgia Meloni con Gioacchino Amico pubblicato da Report.
Onore al merito (di restare a galla)
In fondo, la parabola che va da Delmastro ad Amico, passando per Santanchè, racconta una storia di coerenza. Quella di una classe dirigente che tende a confondere lo Stato con un club privato, dove le regole valgono per i “nemici” e le eccezioni per gli “amici”. Il merito tanto sbandierato sembra essersi trasformato nel merito di saper restare a galla. E mentre il Paese guarda attonito, loro si blindano, non arretrano ma anzi continuano a marciare, fieri e compatti (almeno a parole). Perché, come insegna la migliore tradizione, i panni sporchi si lavano in famiglia. Meglio se tra Fratelli.
«La politica non giudica l’operato di un amministratore delegato. Sono i numeri, sono i mercati». Lo ha detto Guido Crosetto intervistato da il Foglio, rispondendo a una domanda sulla valutazione sull’operato del ceo di Leonardo, Roberto Cingolani, dato in uscita nel giro di nomine delle società controllate dallo Stato. Con tale affermazione, di fatto, Crosetto prende le distanze dalla decisione di Giorgia Meloni (e del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari) di rimuovere l’ex ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica – lo fu nel governo Draghi – dalla guida del colosso della difesa.
Roberto Cingolani e Guido Crosetto (Imagoeconomica).
Cingolani ha da poco annunciato un piano strategico quinquennale
Le azioni di Leonardo sono salite del 780 per cento dall’invasione russa dell’Ucraina: il mercato sta dunque premiando le scelte di Cingolani, in sella da maggio del 2023. Solo poche settimane fa il manager ha annunciato peraltro un piano strategico quinquennale che include investimenti in calcolo, intelligenza artificiale e cybersicurezza, oltre a un sistema di difesa aerea multilivello noto come Michelangelo Dome.
I nomi in lizza per sostituire Cingolani alla guida di Leonardo
Per la sostituzione di Cingolani circolano quattro nomi: Lorenzo Mariani, ex condirettore generale di Leonardo e oggi numero uno di MDBA Italia; Gianpiero Cutillo, managing director della Divisione Elicotteri di Leonardo; Alessandro Ercolani, capo di Rheinmetall Italia; e Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri. A proposito degli sviluppi sui nuovi vertici di Leonardo, Crosetto si è limitato a dire: «Mi occupo di difesa, non sono azionista di nulla. Sapete più voi di me». Il governo italiano, che detiene poco più del 30 per cento di Leonardo tramite il ministero dell’Economia, deve presentare una lista di candidati per il cda entro il 13 aprile.
Presentata la 79esima edizione del Festival di Cannes in programma dal 12 al 23 maggio 2026. Il delegato generale Thierry Frémaux ha annunciato il programma e i titoli dei film in concorso, molti dei quali erano stati previsti e dati per certi già nelle precedenti settimane. Ad aprire la kermesse sarà La Vénus Électrique di Pierre Salvadori, commedia romantica ambientata nella Parigi del 1928 con Pio Marmai e Anaïs Demoustier. Nessun film italiano è presente nella selezione ufficiale e nemmeno nelle sezioni collaterali annunciate finora. Non accadeva dal 2017.
L’elenco dei film in concorso a Cannes 2026
Ecco l’elenco dei film in concorso per la Palma d’oro:
Minotaur di Andrey Zvyagintsev
El ser querido di Rodrigo Sorogoyen
The man I love di Ira Sachs
Fatherland di Pawel Pawlikowski
Moulin di Laszlo Nemes
Histoire de la nuit di Lea Mysius
Fjord di Cristian Mungiu
Notre salut di Emmanuel Marre
Gentle monster di Marie Kreutzer
Nagi notes di Koji Fukada
Hope di Na Hong-jin
Sheep in the box di Hirokazu Kore-eda
Garance di Jeanne Herry
The unknown di Arthur Harrari
All of a sudden di Ryusuke Hamaguchi
The dreamed adventure di Valeska Grisebach
Coward di Lukas Dhont
La bola negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo
La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Taquet
Parallel tales di Asghar Farhadi
Amarga Navidad di Pedro Almodóvar
L’elenco dei film fuori concorso a Cannes 2026
Questi invece i titoli fuori concorso:
Diamond di Andy Garcia
Her private hell di Nicolas Winding Refn
L’Abandon di Vincent Garenq
Karma di Guillaume Canet
L’Objet du delit di Agnes Jaoui
L’Âge de fer di Antonin Baudry
La Vénus électrique di Pierre Salvadori (film di apertura)
Chi si cela dietroSatoshi Nakamoto, pseudonimo del fondatore del Bitcoin, la prima e più celebre delle criptovalute? A dare una risposta, dopo 17 anni di mistero, è il New York Times, che ha pubblicato una lunga inchiesta al riguardo: si tratterebbe di Adam Back, esperto informatico e di crittografia britannico, che però si è affrettato a smentire la “scoperta” del quotidiano statunitense.
Una statua dedicata a Satoshi Nakamoto ad Hanoi (Ansa).
La lunga inchiesta del New York Times
L’inchiesta del Nyt è durata un anno. Al setaccio, tra le altre cose, centinaia di email scambiate nei primi giorni del Bitcoin dal programmatore finlandese Martti Malmi con Satoshi Nakamoto. Il quotidiano spiega poi che Back e il suo possibile alter ego «erano coinvolti nei Cypherpunks, gruppo di anarchici nato nei primi Anni 90 che voleva utilizzare la crittografia, ovvero l’arte di proteggere le comunicazioni tramite codice, per proteggere gli individui dalla sorveglianza e dalla censura governativa». Satoshi Nakamoto, in seguito, avrebbe progettato il Bitcoin seguendo – praticamente alla lettera – le intuizioni e le indicazioni di Back su una valuta elettronica in grado di impedire l’interferenza dei governi nelle transazioni finanziarie. Le coincidenze non finiscono qui. Back, che ha un dottorato in sistemi informatici distribuiti (quale è il Bitcoin), ha ideato Hashcash, sistema basato sulla risoluzione di puzzle statistici: la combinazione con un’altra idea di denaro elettronico chiamata b-money, proposta da un altro membro dei Cypherpunk, fu il modello usato da Satoshi per creare il Bitcoin. Inoltre il New York Times ha raccolto gli archivi di tre mailing list su Internet frequentate dai Cypherpunks: la scrittura usata da Back è risultata la più vicina a quella di Satoshi, che è scomparso dal 2011 dai forum online e nelle discussioni tra sviluppatori. E nei tre anni precedenti, in cui era stato particolarmente attivo, aveva smesso di scrivere proprio Back.
i'm not satoshi, but I was early in laser focus on the positive societal implications of cryptography, online privacy and electronic cash, hence my ~1992 onwards active interest in applied research on ecash, privacy tech on cypherpunks list which led to hashcash and other ideas.
«Non sono io Satoshi Nakamoto», ha scritto su X Back, che ha 55 anni ed è amministratore delegato della società di blockchain Blockstream: «Fin dall’inizio ero fortemente concentrato sulle implicazioni positive della crittografia per la società, sulla privacy online e sul denaro elettronico. Ma le prove presentate dal New York Times sono una combinazione di coincidenze e di espressioni simili usate da persone con esperienze e interessi analoghi».
È morto all’età di 95 anni Mario Adorf, attore svizzero che ha recitato in decine di film polizieschi, noir e d’autore italiani tra gli Anni 60 e 70, tra cui Milano calibro 9 di Fernando Di Leo e L’uccello dalle piume di cristallo di Dario Argento. La notizia è stata confermata dal suo manager. Tra gli interpreti di lingua tedesca più conosciuti e amati in Germania e all’estero, Adorf ha recitato in oltre 200 film per il cinema e televisione. Ha lavorato con illustri registi tra i quali Sam Peckinpah, Dario Argento, Luigi Comencini, Carlo Mazzacurati, Franco Rossi, Wolfgang Staudte, Edgar Reitz, Billy Wilder, Claude Chabrol e Sergio Corbucci. Tra le pellicole girate in Italia figurano A cavallo della tigre (1961) di Luigi Comencini e La mala ordina di Fernando Di Leo (1972), uno dei numerosi film del genere poliziesco girato a Cinecittà.
AGI - Un neonato di 15 giorni trovato dalla polizia locale di Roma Capitale in condizioni critiche tra droga e rifiuti. La madre è stata denunciata mentre il compagno della donna è agli arresti domiciliari. Ad intervenire gli agenti del Reparto N.A.E. (Nucleo Assistenza Emarginati) del VII Gruppo Appio della polizia locale su delega della procura.
I primi accertamenti sono stati effettuati presso l'abitazione di residenza nel VII Municipio, dove si riteneva potesse trovarsi il minore, sottratto dalla madre al personale sanitario subito dopo la nascita, impedendogli così di effettuare le necessarie terapie e i controlli post-partum. A seguito dell'esito negativo delle verifiche non essendo stata riscontrata la presenza di alcuna persona nell'abitazione, gli agenti hanno proseguito le indagini, individuando un ulteriore possibile domicilio nel IV Municipio.
Il neonato nudo tra rifiuti e calcinacci
Dopo diversi appostamenti, gli operatori sono intervenuti nell'appartamento individuato, dove hanno trovato il neonato: dormiva su un materasso poggiato su un pavimento sporco, completamente nudo, coperto solo da una copertina e circondato da rifiuti, masserizie, calcinacci e muffe derivanti dall'intonaco deteriorato delle pareti.
Nell'appartamento 5 chili di droga
Nel corso della perquisizione, all'interno dell'abitazione è stata rinvenuta un'ingente quantità di sostanze stupefacenti, nello specifico marijuana e hashish. Il materiale, sottoposto ad analisi presso il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri, è stato quantificato in circa 5 chili netti, con una percentuale di principio attivo pari al 18%, per un valore stimato tra i 60 mila e i 70 mila euro, sufficiente al confezionamento di 7.914 dosi.
Ai domiciliari un 49 rumeno per spaccio
Considerata la notevole quantità di droga e la presenza di materiale per il taglio e il confezionamento, anch'esso sottoposto a sequestro insieme a una somma di denaro e a diverso materiale informatico, un uomo di 49 anni, di nazionalità romena, è stato arrestato e posto a disposizione dell'autorità giudiziaria con l'accusa di detenzione illegale di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. In sede di udienza di convalida dell'arresto e del sequestro, per l'uomo è stata disposta la misura degli arresti domiciliari presso la propria abitazione (diversa dal luogo dell'arresto), in attesa del processo con rito direttissimo previsto per il mese di maggio.
Il neonato è ora in una struttura ospedaliera
La sua compagna, nonché madre del minore, un'italiana di 31 anni, è stata denunciata. Il neonato, ancora in fase di allattamento, è stato affidato alle cure dei sanitari presso una struttura ospedaliera neonatologica, in attesa dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile.
La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per Enrico Pazzali, ex presidente di Fondazione Fiera Milano ed ex titolare dell’agenzia investigativa Equalize, accusato di associazione per delinquere e altri reati per il caso delle presunte cyberspie e dei dossieraggi con accessi abusivi in banche dati. Allo stesso tempo, i pm milanesi hanno chiuso un secondo maxi filone di indagini a carico di 81 indagati a vario titolo per associazione per delinquere, intercettazioni illegali, intrusione in sistemi informatici di rilevanza pubblica, corruzione per la cessione di dati riservati e calunnia. La seconda tranche ha al centro i presunti clienti di Equalize, tra i quali figurano Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei figli del fondatore di Luxottica, Fulvio Pravadelli, ex manager di Publitalia, Stefano Speroni, capo dell’ufficio legale di Eni, e Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, e Cosimo Di Gesù, generale della Gdf.
Tra gli spiati anche Bobo Vieri, Corona e Ricky Tognazzi
Tra i nomi delle persone “spiate” attraverso presunti accessi abusivi alle banche dati ci sono anche Bobo Vieri, ex attaccante della Juve, dell’Inter e della Nazionale, l’ex re dei paparazzi Fabrizio Corona, la blogger Selvaggia Lucarelli e Ricky Tognazzi, attore, regista, produttore e primo figlio di Ugo.
Nuovo capitolo nel caso dei mancati fondi statali al documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, pellicola che dopo essersi aggiudicato il Nastro d’argento per la legalità, verrà anche proiettata al Parlamento europeo. Respinto per ben due volte dalla commissione “selettivi” del ministero della Cultura, il docufilm potrebbe ora rientrare in corsa per i finanziamenti previsti dal tax credit (su cui pesa, va detto, il drastico taglio dei fondi a disposizione). Lo ha reso noto il titolare del MiC Alessandro Giuli.
Giuli: «Nessuna censura, rappresentazione priva di fondamento»
Chiamato dalle opposizioni in Parlamento a spiegare le ragioni della bocciatura – a favore di altri progetti oggettivamente meno meritevoli dell’attenzione del pubblico – Giuli si è smarcato dalle accuse di aver “censurato” il documentario: «È una rappresentazione priva di fondamento: il tragico caso di Regeni ha una rilevanza politica, sociale e culturale che prescinde da qualsiasi prodotto audiovisivo lo riguardi». Giuli ha poi spiegato di non condividere «né sul piano ideale né su quello morale» la scelta della Commissione, aggiungendo che tuttavia il ministero «non può intervenire senza violare il principio di terzietà».
Il MiC si aspetta «le dovute dimissioni degli esperti» responsabili della bocciatura
Non è finita qui: come ha spiegato la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, che ha la delega sul cinema ed è l’unica rimasta al ministero dopo l’uscita di Gianmarco Mazzi e Vittorio Sgarbi, il Collegio Romano è al lavoro per una proposta di revisione complessiva del sistema delle commissioni. Inoltre, ha aggiunto, il MiC si aspetta «le dovute dimissioni degli esperti responsabili di tali valutazioni». In risposta alla decisione di escludere l’opera dai finanziamenti, il docufilm – uscito come evento al cinema il 2, 3 e 4 febbraio – verrà riproposto al pubblico in oltre 60 sale in tutta Italia.
AGI - In occasione della Giornata Mondiale del Parkinson di sabato 11 aprile,Fondazione LIMPE per il Parkinson ETS diffonde un video messaggio che vede protagonisti il giornalista e scrittore Vincenzo Mollica e il suo neurologo, Massimo Marano.
Mollica invita a non arrendersi al Parkinson
Un confronto autentico, lontano da ogni formalismo, che è un invito a non arrendersi alla malattia e a guardare con fiducia alla ricerca. “Mi arrangio, con alti e bassi, ma il bicchiere è sempre mezzo pieno”, racconta Mollica, che da alcuni anni convive con questa malattia, raccontando una quotidianità fatta di fatica ma anche di ottimismo.
Ogni giorno il giornalista può contare sul sostegno della moglie Rosa Maria, “una medicina fondamentale”, e su una convinzione chiara: la volontà e la determinazione sono parte integrante della cura.
"Il Parkinson lo freghiamo così"
Il video mette in luce anche l’importanza della relazione medico-paziente, oggi sempre più orientata a un percorso condiviso che integra terapie, attività fisica, stili di vita salutari e ascolto reciproco. Proprio il movimento, infatti, emerge come uno degli strumenti quotidiani più efficaci per contrastare il peggioramento dei sintomi della malattia: “Il Parkinson lo freghiamo così”, dice Marano.
Il video di Vincenzo Mollica
L'importanza della ricerca sul Parkinson
Un impegno quotidiano che, come conferma Mollica, può tradursi in piccoli miglioramenti capaci di fare la differenza. Accanto alle riflessioni sulla vita con il Parkinson, Mollica dedica un pensiero al valore della ricerca e di chi la rende possibile. “Sono benefattori dell’umanità”, dice Mollica, riferendosi a chi ogni giorno contribuisce a far avanzare la conoscenza sul Parkinson.
Un richiamo all’impegno della Fondazione LIMPE per il Parkinson nel promuovere studi, informazione e supporto ai pazienti.
Il 'decalogo Parkinson'
Accanto al messaggio di Vincenzo Mollica, Fondazione LIMPE per il Parkinson presenta il decalogo "Parkinson: 10 cose da sapere" che aiuta la popolazione a riconoscere i segnali precoci della malattia e suggerisce comportamenti quotidiani che favoriscano la salute del cervello.
I segnali ignorati della malattia
Il decalogo richiama l’attenzione su alcuni sintomi iniziali spesso ignorati - come disturbi del sonno con sogni molto vividi, perdita dell’olfatto, stitichezza persistente, tremore o rigidità - e invita ad adottare abitudini che possono favorire un migliore benessere neurologico, come l’attività fisica.
I numeri del Parkinson in Italia e nel mondo
Oggi il Parkinson riguarda oltre 6,5 milioni di persone nel mondo e circa 300.000 solo in Italia, rappresentando la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l’Alzheimer. La Giornata Mondiale del Parkinson diventa quindi un momento essenziale per sensibilizzare, informare e sostenere chi vive questa condizione. "Il nostro impegno, giorno dopo giorno, è quello di favorire la diagnosi precoce e di garantire che le persone con Parkinson non siano mai sole nel loro cammino", dichiara Michele Tinazzi, presidente di Fondazione LIMPE per il Parkinson ETS