È morto l’attore Paolo Bonacelli, maestro di cinema e teatro

Il cinema e il teatro italiani piangono la morte di Paolo Bonacelli, scomparso all’ospedale San Filippo Neri di Roma all’età di 88 anni. A darne notizia è stata la moglie Cecilia Zingaro. Interprete versatile che si è diviso fra grande schermo e palcoscenico, ha attraversato la storia della recitazione nazionale in una carriera lunga sei decenni che lo ha portato a lavorare con alcuni dei più grandi registi. Tra i suoi film più celebri si ricordano Salò o le 120 giornate di Sodoma diretto da Pier Paolo Pasolini, che gli valse la Targa Mario Gromo, o Non ci resta che piangere al fianco di Roberto Benigni e Massimo Troisi. La sua ultima performance nel blockbuster di Julian Schnabel In the hand of Dante, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2025.

È morto l’attore Paolo Bonacelli, maestro di cinema e teatro
Paolo Bonacelli con Nadia Fabrizio ne La Tempesta di Shakespeare (Ansa).

La carriera di Paolo Bonacelli, da Pasolini a Rosi e Benigni

Classe 1937, originario di Civita Castellana in provincia di Viterbo, Paolo Bonacelli si è formato presso l’Accademia d’arte drammatica di Roma prima di calcare i palcoscenici dei teatri diretto da maestri come Vittorio Gassman e Luigi Squarzina. È però con il cinema che ha conquistato la fama sia dentro i confini nazionali sia all’estero. Ha recitato per Ettore Scola in La congiuntura del 1965 e L’arcidiavolo dell’anno successivo, per Roberto Rossellini in Anno uno del 1974 e Francesco Rosi nei film Cadaveri eccellenti del 1975 e Cristo si è fermato a Eboli del 1979 nel ruolo di Podestà. Sempre a metà dei 70 fu in Salò o le 120 giornate di Sodoma, capolavoro di Pasolini in cui recitò la parte del duca di Blangis. E ancora, nel discusso Caligola di Tinto Brass vestì i panni del patrizio ed ex centurione Cassio Cherea.

Il cinema lo rese celebre anche all’estero. Nel 1978 fu il detenuto Rifki in Fuga di mezzanotte di Alan Parker, che gli aprì le porte del successo internazionale. Successivamente avrebbe fatto capolino nei cinema italiani con Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti di Lina Wertmüller, La sindrome di Stendhal di Dario Argento, Panni sporchi di Mario Monicelli. E ancora, fu Leonardo Da Vinci in Non ci resta che piangere con Troisi e Benigni, che affiancò in Johnny Stecchino interpretando l’avvocato D’agata, un ruolo che gli valse il Nastro d’argento come miglior attore non protagonista. In Mission: Impossible III con Tom Cruise di JJ Abrams ha vestito invece i panni del capo di una chiesa che aiuta il protagonista Ethan Hunt. Apparso in Comandante di Edoardo De Angelis del 2023, sarà al cinema con In the Hand of Dante di Julian Schnabel, presentato a Venezia 82.

Le produzioni a teatro e i lavori in televisione

Suo primo amore fu, come detto, il teatro. Sul palcoscenico debuttò con Gassman prima di entrare nel Teatro Stabile di Genova che lo consacrò tra i volti principali della sua generazione. Con Carlotta Barilli fondò la Compagnia del Porcospino, laboratorio fertile soprattutto nella sperimentazione. Tra le sue prove più celebri si ricordano quella in Sogno di Oblomov, Terra di nessuno di Harold Pinter, Enrico IV di Shakespeare e Il malato immaginario di Molière. A regalargli numerose soddisfazioni è stata anche la televisione. Fu in Madame Bovary di Daniele D’Anza del 1978 e Festa di Capodanno di Pietro Shivazappa del 1988: un anno dopo interpretò il padre di Gertrude nello sceneggiatore de I promessi sposi di Salvatore Nocita.