Takaichi e gli altri sostenitori di Trump al Nobel per la Pace 2026

Anche il Giappone appoggerà la candidatura di Donald Trump al premio Nobel per la Pace 2026. A confermarlo è la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt al termine dell’incontro tra il tycoon e la neo premier nipponica Sanae Takaichi. Spiegando di voler «realizzare una nuova età dell’oro tra Tokyo e Washington», la leader del Sol Levante ne ha lodato «i risultati senza precedenti» in favore della pace tra Cambogia e Thailandia e nella Striscia di Gaza. La decisione ricorda quella presa nel 2019 dall’allora premier Shinzo Abe, durante il primo mandato di Trump, per il ruolo nell’apertura dei colloqui e nella riduzione delle tensioni con la Corea del Nord.

Takaichi e gli altri sostenitori del “pacificatore” Trump

La prima donna della storia a guidare il governo del Giappone è solo l’ultima leader internazionale a confermare di voler sostenere la candidatura di Donald Trump al Nobel per la Pace 2026. Nata nel primo mandato alla Casa Bianca, l’ossessione del tycoon per il riconoscimento di Stoccolma non ha fatto che crescere con il suo ritorno al potere. Ci aveva già puntato quest’anno, affermando di aver «risolto otto guerre» in otto mesi di presidenza, salvo vedersi battuto dalla venezuelana Maria Corina Machado. Sempre in merito al Medio Oriente, tra coloro che promuovono la sua candidatura c’è il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che in più occasioni ha spinto per la vittoria del tycoon già nell’edizione 2025. «Dategli il Nobel, se lo merita», scrisse su X dopo la firma dell’accordo con Gaza.

Takaichi e gli altri sostenitori di Trump al Nobel per la Pace 2026
Takaichi e gli altri sostenitori di Trump al Nobel per la Pace 2026
Takaichi e gli altri sostenitori di Trump al Nobel per la Pace 2026
Takaichi e gli altri sostenitori di Trump al Nobel per la Pace 2026
Takaichi e gli altri sostenitori di Trump al Nobel per la Pace 2026

Tra gli endorsement anche quelli di Ruanda e Congo, che a fine giugno hanno firmato un accordo di pace con la mediazione degli Stati Uniti. Riconoscendo il ruolo nella stabilizzazione della regione dei Grandi Laghi africani, il leader della Repubblica Democratica del Congo Félix Tshisekedi lo ha ringraziato «per aver regalato ciò che sembrava impossibile», ossia «pace dopo generazioni di sofferenza». Ugualmente, Kigali ne ha sottolineato «la leadership decisiva» nel portare la pace in una regione dove prima di lui non era stato a loro avviso possibile. Sempre a giugno 2025, anche il Pakistan si era espresso in favore del “pacificatore” Trump lodandone «il decisivo intervento diplomatico» all’indomani dell’escalation di violenze con l’India a inizio anno.

La mozione della Lega depositata alla Camera e al Senato

La candidatura di Donald Trump al Nobel per la Pace è stata appoggiata anche in Italia. La Lega di Matteo Salvini ha depositato lo scorso 10 ottobre alla Camera e al Senato una mozione, sottoscritta da tutti i deputati del partito, per appoggiare il tycoon verso il «riconoscimento del suo ruolo di mediazione e del contributo alla pacificazione in Medio Oriente, condizionando tale sostegno al concreto svolgimento e alla realizzazione del piano di pace per Gaza». Nel testo della mozione, il Carroccio ricordava come l’assegnazione debba arrivare in chiave prospettica, «quale incentivo alla prosecuzione di processi di pace, ovvero al consolidamento dei risultati diplomatici già avviati».