È passata in quarta e ultima lettura la riforma costituzionale della giustizia, approvata nell’aula del Senato con 112 voti a favore, 59 contrari e 9 astenuti. Dopo il secondo via libera di Palazzo Madama, per l’adozione della riforma della magistratura che mira a separare le carriere di giudici e pubblici ministeri sarà necessario un referendum confermativo, previsto per la primavera del 2026 e per il quale non servirà il quorum. Il testo originario del disegno di legge, prodotto dal Governo, non è stato mai modificato dal Parlamento. Sia la maggioranza che l’opposizione hanno fatto sapere di essere intenzionate ad avviare le procedure per la consultazione referendaria: serviranno le firme di un quinto dei parlamentari di una Camera o di 500 mila elettori o la richiesta da parte di cinque Consigli regionali.
Oggi, con l’approvazione in quarta e ultima lettura della riforma costituzionale della giustizia, compiamo un passo importante verso un sistema più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 30, 2025
Un traguardo storico e un impegno concreto mantenuto a favore degli italiani.… pic.twitter.com/EHWvcCiVIX
Meloni: «Traguardo storico»
«Compiamo un passo importante verso un sistema più efficiente, equilibrato e vicino ai cittadini. Un traguardo storico e un impegno concreto mantenuto a favore degli italiani», ha scritto su X la premier Giorgia Meloni, aggiungendo che «ora la parola passerà ai cittadini, che saranno chiamati ad esprimersi attraverso il referendum confermativo».
