Blue Origin ce l’ha fatta. La compagnia spaziale di Jeff Bezos, con un anno di ritardo e dopo ulteriori due rinvii nei giorni scorsi per maltempo e tempeste geomagnetiche, ha completato con successo il secondo lancio del suo mega-razzo New Glenn. Partito dal Launch Complex 36 di Cape Canaveral, in Florida, giovedì 13 novembre alle 21.55 italiane, ha portato a termine tutti gli obiettivi prefissati alla vigilia, consentendo all’azienda di scrivere un nuovo capitolo della sua storia. È infatti solo la seconda dopo SpaceX in grado di recuperare il booster al termine di una missione. «Congratulazioni al team e alla Nasa per questo giorno meraviglioso», ha dichiarato il Ceo Dave Limp sui social. «Impressionato dalla nostra squadra». Entusiasmo anche da parte del patron Bezos, che ha seguito in diretta tutte le fasi della missione, ripostandone su X gli scatti salienti.
Blue Origin, perché il successo di New Glenn è così importante
Inizialmente previsto per la scorsa primavera, il secondo lancio del razzo New Glenn non è stato esente da ulteriori complicazioni. Blue Origin ha infatti bloccato per due volte il countdown, la prima a 20 secondi dal lancio e la seconda a 17 minuti dalla nuova partenza. Finalmente, alle 21.55, la mega struttura è partita. Dopo circa quattro minuti, è avvenuta la separazione del secondo stadio, che si è diretto verso lo spazio, mentre il booster ha iniziato il suo viaggio di ritorno verso la Terra. Circa 10 minuti dopo, Never Tell Me the Odds – questo il nome del razzo – ha toccato terra, posandosi sulla piattaforma Jacklyn, dal nome della madre di Bezos, nell’Oceano Altantico. Blue Origin diventa così la seconda azienda privata dopo SpaceX di Elon Musk a completare con successo l’atterraggio di un suo booster.

La missione eseguita da Cape Canaveral tuttavia assume un significato ben più profondo. Con il razzo New Glenn, Blue Origin ha infatti lanciato nello spazio Escapade (Escape and Plasma Acceleration and Dynamics Explorers), due sonde della Nasa che si riveleranno fondamentali per studiare Marte. Una volta raggiunto il loro punto di osservazione, situato a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra in concomitanza con il secondo punto di Lagrange, avranno il compito di raccogliere dati cruciali per comprendere per quali ragioni l’atmosfera di Marte sia oggi quasi del tutto svanita. Si tratta della prima missione della Nasa verso il pianeta rosso in cinque anni: nel 2020 partirono infatti sia il rover Perseverance sia il drone Ingenuity.
