Meno di 85 mila dollari. È il valore di un Bitcoin al 2 dicembre, appena due mesi dopo il nuovo record storico di 126 mila fatto registrare all’inizio di ottobre. La criptovaluta più scambiata al mondo infatti è protagonista, nelle ultime settimane, di un crollo verticale che l’ha portata a bruciare oltre il 30 per cento del proprio valore in due mesi. Solo lunedì primo dicembre ha perso più di sei punti, il peggior calo in un singolo giorno dallo scorso marzo, precipitando al di sotto della soglia degli 85 mila dollari. Un trend discendente che coinvolge anche Ethereum (-36 per cento in sette settimane) e Solana, ma soprattutto i meme coin $Trump e $Melania, che hanno perso il 90 per cento del loro valore.
Bitcoin in caduta libera: come si spiega il crollo delle crypto?

Il gelo sul denaro virtuale ha spinto il Wall Street Journal a parlare apertamente di un nuovo «crypto-inverno». E potrebbe non essere ancora finita. «Potremmo rivedere Bitcoin il scendere fino a 60 mila dollari», avverte Patrick Horsman, Chief Investment Officer di BNB Plus. «Il peggio non è passato». Cosa sta causando il crollo verticale? Come precisano gli esperti, le ragioni sono molteplici. Il fulcro del crollo, spiega Forbes, è arrivato dal Giappone. I recenti segnali di un possibile irrigidimento della politica monetaria da parte della Bank of Japan hanno portato i mercati a stimare un’alta probabilità di un rialzo dei tassi fino all’82 per cento. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli nipponici sono schizzati al loro massimo degli ultimi 17 anni. Una svolta che ha messo in crisi lo yen carry trade, strategia tramite cui gli investitori prendevano in prestito yen a poco prezzo per investire in asset digitali.

A complicare il quadro anche l’incidente di Yearn Finance, dove un malfunzionamento ha permesso a un hacker di generare token yETH senza coperture reali, compromettendo la sicurezza. Una notizia che ha spinto molti operatori a ritirare i fondi, azionando una catena di vendite su Ethereum e XRP ricaduta anche su Bitcoin. Da non sottovalutare, infine, nemmeno la mossa di Strategy, il maggior detentore corporate di BTC al mondo con una riserva da 650 mila monete virtuali dal valore di 56 miliardi di dollari. L’azienda ha raccolto 1,44 miliardi attraverso una nuova vendita di azioni per far fronte alle obbligazioni future ma, per la prima volta, ha suggerito di poter vendere parte delle proprie riserve se la capitalizzazione dovesse scendere sotto il valore netto degli asset digitali in bilancio.
Il crollo verticale dei meme coin di Donald e Melania Trump

Il 30 per cento perso da Bitcoin non è nulla tuttavia in confronto al crollo verticale accusato dai meme coin $Trump e $Melania, lanciati il 20 gennaio scorso per accompagnare il secondo insediamento del tycoon alla Casa Bianca. La valuta digitale sostenuta dal presidente americano era balzata da 1,2 a 45,47 dollari in poche ore, ma di recente ha assistito a una fuga degli investitori che l’ha portata a perdite superiori al 90 per cento: al 2 dicembre, si assesta attorno a 5,72 dollari. Ancora peggio per la crypto dedicata alla first lady, che a distanza di quasi 11 mesi dal debutto quando aveva raggiunto i 13 dollari ora si assesta attorno a 11 centesimi: una perdita del 99 per cento.
