Il calciomercato, l’invasione dei guru e il confine tra giornalismo e intrattenimento

Negli Anni 70 David Messina, giornalista della Gazzetta dello sport, fu l’inventore del calciomercato per come lo conosciamo ora, quello del rapporto confidenziale con operatori, agenti, direttori sportivi, calciatori e intermediari vari, e della narrazione romanzata di cessioni e acquisti più o meno realistici. Girava, Messina, come un re nelle stanze dell’hotel Gallia di Milano, durante le finestre dedicate ai trasferimenti, stagione dopo stagione. Ma il genere “calciomercato”, giornalisticamente, rimaneva comunque una nicchia riservata che si illuminava solo poche settimane all’anno, con quel celebre tabellone acquisti-cessioni pubblicato in estate sulle pagine della Gazzetta.

Il calciomercato, l’invasione dei guru e il confine tra giornalismo e intrattenimento
David Messina, morto nel 2024 (Imagoeconomica).

Lo sbarco in tivù con Mosca e il boom grazie a Jacobelli

Fu poi Maurizio Mosca a portare quel filone giornalistico in televisione, tra processi del lunedì, appelli del martedì e pendolini vari, trasformandolo in uno show, intrattenimento con infiniti elenchi di giocatori che avrebbero potuto andare di qui e di là, liste lunghissime costruite apposta per stuzzicare la fantasia dei tifosi e con anticipazioni e indiscrezioni che poi, alla fin fine, non si concretizzavano quasi mai. Per avere il calciomercato 365 giorni in pagina, invece, si dovrà aspettare Xavier Jacobelli con le sue direzioni a Tuttosport e al Corriere dello sport tra la fine degli Anni 90 e i primi Duemila: trattative, futuri acquisti e cessioni diventarono lo spunto per riempire i giornali 12 mesi l’anno, e non solo durante le finestre di mercato. C’era perfino Ligabue che si interrogava su «Chi prende l’Inter?» in Hai un momento, Dio?.

Il calciomercato, l’invasione dei guru e il confine tra giornalismo e intrattenimento
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L’esplosione di internet con Di Marzio e Romano

Intanto cominciavano a impazzare esperti più o meno affidabili sulle tivù locali, fino all’esplosione di internet, dei siti e soprattutto dei social. Il primo a imporsi in questo nuovo mondo digitale è stato certamente il giornalista di Sky Sport Gianluca Di Marzio, grazie alla ricca agenda telefonica ereditata dal papà Gianni (allenatore e direttore sportivo di lungo corso), poi all’immagine certamente fresca e moderna conferitagli da Sky, e infine alla ricchissima rete di contatti che Di Marzio stesso è stato capace di costruirsi autonomamente nel tempo, diventando uno dei giornalisti più affidabili in materia di calciomercato.

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Gianluca Di Marzio (Imagoeconomica).

Concentrato sull’Italia (dove comunque è una delle firme con più follower in assoluto), Di Marzio ha però visto un suo allievo, passato da Sky per qualche anno ma poi messosi in proprio, diventare il vero re mondiale delle news di acquisti e cessioni nel football, con il suo celebre slogan «Here we go». Fabrizio Romano, un uomo che oggi vale oltre 5 milioni di euro di ricavi annui solo dai social, ha oltre 122 milioni di follower sparsi sul Pianeta (giusto per dare un riferimento, l’uomo che ne ha di più di tutti è Cristiano Ronaldo, poco sopra il miliardo). Ebbene, Romano sta seduto sopra i suoi 42,4 milioni di follower su Instagram, 29 milioni su Facebook, 27 milioni su X, 21 milioni su TikTok, 3 milioni su YouTube. E non c’è trattativa, in via di definizione o conclusa, che non passi da lui.

La squadra di emuli tra milioni di follower e views

L’Italia, per una volta, ha esportato un genere che era poco battuto dal giornalismo europeo: nel Regno Unito o in Germania il calciomercato non era molto praticato, e con il digitale, che abbatte tutte le barriere geografiche, Romano ha trovato un terreno fertile e incontaminato dove imporre il suo brand. Gli emuli di Di Marzio e Romano non mancano, in Italia: da Alfredo Pedullà (e il suo pacchetto di 631 mila follower su Facebook, 387 mila su X, 128 mila su Instagram, 123 mila su YouTube), fino a Nicolò Schira (395 mila su X, 138 mila su Instagram, 40 mila su YouTube, 11 mila su Facebook), e Matteo Moretto (attivo in Spagna, emulo e allievo di Romano) con 440 mila follower su X e 72 mila su Instagram. Sempre ricordando che il reuccio del mercato italiano, girando per saloni e corridoi dell’Hotel Sheraton San Siro di Milano (dove il 2 febbraio si è chiusa la sessione di calciomercato invernale) rimane Di Marzio con 1,9 milioni di follower su X, un milione su Facebook, un milione su Instagram, 109 mila su TikTok e 16 mila su YouTube.

Il calciomercato, l’invasione dei guru e il confine tra giornalismo e intrattenimento
Il calciomercato, l’invasione dei guru e il confine tra giornalismo e intrattenimento
Il calciomercato, l’invasione dei guru e il confine tra giornalismo e intrattenimento

Le fonti si moltiplicano insieme con le trappole

«Di sicuro è cambiato tutto rispetto a qualche anno fa. Prima le nostre fonti giornalistiche erano solo gli addetti ai lavori, i direttori sportivi, i procuratori, in base ai rapporti di fiducia che riuscivi a costruire nel tempo. Oggi», spiega Di Marzio, «la fonte può essere un ragazzo che ti scrive sui social mentre è in treno e sta ascoltando la telefonata di un dirigente o di un calciatore. Tante volte le notizie nascono così. E mai come ora è dunque necessario verificare. Di sicuro, nessuno di noi ha più la sua privacy, c’è sempre qualcuno che ascolta. Il terreno, quindi, è pieno di trappole, di bucce di banane, servono verifiche molto più dettagliate rispetto a un tempo». Soprattutto perché nell’universo digitale gli influencer e gli pseudo-guru del mercato si moltiplicano. «Di Marzio è l’esempio vivente di giornalista affidabile che da lustro a sé e alla sua testata, Sky Sport», commenta Niccolò Ceccarini, direttore di Tuttomercatoweb, «perché in questo lavoro la credibilità è tutto».

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Niccolò Ceccarini.

La difficoltà di scindere tra giornalismo e intrattenimento

E infatti, come sottolinea Giacomo Brunetti, caporedattore di Cronache di spogliatoio, «noi abbiamo creato la nostra community di fan partendo anche dal calciomercato, e portando sul web il giornalismo, in un universo dove invece prevalevano i meme e gli account di satira». Oggi, prosegue, «il senso di community è importante sia verso i nostri fan, sia verso i club calcistici, con i quali realizziamo progetti. Quando abbiamo iniziato, ci dicevano che il giornalismo stava morendo. Ma non eravamo d’accordo. E, cosa cui spesso non si pensa, ci siamo ritrovati a lavorare con una generazione di direttori sportivi, procuratori, calciatori giovani che stavano cercano nuove piattaforme che raccontassero il calcio, il calciomercato, il loro mondo, con linguaggi diversi e più moderni». Il punto è: «Facciamo giornalismo o intrattenimento? Scindere è complicato: YouTube è la nostra televisione, Instagram il nostro giornale. La notizia, poi, si trasforma in contenuto attraverso gli approfondimenti che facciamo: intrattenimento e credibilità, show e rigore».

Il calciomercato, l’invasione dei guru e il confine tra giornalismo e intrattenimento
Giacomo Brunetti intervista Sandro Tonali.