Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia

L’attacco statunitense e israeliano all’Iran ha portato all’uccisione dei vertici del regime di Teheran, dalla guida suprema Ali Khamenei all’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. Sono seguiti attacchi in tutto il Medio Oriente, da Tel Aviv a Dubai e Doha, 5 mila voli cancellati, la più grande interruzione mondiale del trasporto aereo. Gli equilibri geopolitici mondiali sono stati stravolti, così come la politica Usa nel mondo.

Meloni tra riunioni a Palazzo Chigi e i contatti con i leader internazionali

E a Roma? Nella capitale, Giorgia Meloni ha subito convocato una prima riunione in videoconferenza con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto (bloccato con la famiglia a Dubai e poi rientrato con un volo militare via Oman) i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’intelligence. E poi, sempre sabato, ha tenuto una seconda riunione a Palazzo Chigi, con gli stessi protagonisti. La premier ha avuto contatti telefonici con alcuni leader europei e attori della regione, Ursula von der Leyen, il cancelliere Friedrich Merz e il britannico Keir Starmer, il re del Bahrein, gli emiri del Kuwait e del Qatar, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, il sultano dell’Oman e il re di Giordania.

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Giorgia Meloni in riunione a Palazzo Chigi (Ansa).

L’attivismo dal sapore hollywoodiano di Tajani

Al termine delle riunioni, Palazzo Chigi si è limitato a diffondere due comunicati concisi in cui si è sottolineato come Meloni avesse espresso ai leader dei Paesi del Golfo la «vicinanza del governo italiano e la condanna degli ingiustificabili attacchi subiti», oltre a ribadire l’impegno per una «soluzione a favore della stabilità della regione» e rinnovare la «vicinanza alla popolazione civile iraniana che, con coraggio, nelle scorse settimane ha richiesto il rispetto dei suoi diritti civili e politici, subendo una repressione violenta e ingiustificabile». Per il resto, la premier ha lasciato la ‘scena’ politica al vice Tajani, che è apparso tutta la mattinata in tv a fare previsioni sulla durata dell’operazione Usa-Idf («Sarà lunga») e ad aggiornare sulla situazione degli italiani presenti nella regione, a tutela dei quali ha dato vita a una ‘Task force Golfo’ dentro l’Unità di crisi della Farnesina. Sempre il ministro degli Esteri è il delegato a riferire alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato della situazione sul campo e di questo attivismo a sostegno degli italiani (da lui raggruppato in iniziative dalla denominazione hollywoodiana).

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Antonio Tajani durante la conferenza stampa in Farnesina, Roma, 1 marzo 2026 (Ansa).

La crisi iraniana dimostra la marginalità italiana

In un momento di grande sconvolgimento mondiale non si può dire che l’azione del governo italiano si sia distinta in questa fase. Francia, Germania e Gran Bretagna hanno fatto un comunicato congiunto. L’Italia neanche quello, non essendo, malgrado gli sforzi, riuscita a entrare nel gruppo E3, nato nel 2003 per gestire le trattative sul programma nucleare iraniano. Non possiamo prevederlo con certezza ma non sarebbe forse stato molto diverso con un governo di altro colore, ovvero di centrosinistra. E la marginalità attuale italiana, nonostante la lunga storia di rapporti nella regione e l’impegno in Libano con Unifil, è in qualche modo ‘sorella’ della marginalità delle istituzioni europee e dell’attivismo imprevedibile di Donald Trump. Ma tutto questo stride con la narrazione governativa di una Italia ritornata centrale in Europa e nel mondo, grazie ai rapporti personali di Meloni e all’affidabilità che le viene riconosciuta dai leader internazionali, in primo luogo da Trump.

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Donald Trump (Ansa).

I rischi della special relationship tra Giorgia e The Donald

Ecco, dal rapporto personale con il capo della Casa Bianca, la leader di FdI sembra finora aver ottenuto alcuni grandi vantaggi, come l’aiuto per la liberazione di Cecilia Sala e la limitazione dei dazi ai Paesi Ue al 15 per cento. Ma la ‘special relationship’ con il presidente Usa rischia di costare a Meloni imbarazzo e difficoltà. Soprattutto in tema di Medio Oriente. Dopo il massacro a Gaza perpetrato dall’esercito israeliano, e l’adesione dell’Italia come Paese osservatore al Board of Peace trumpiano, la maggioranza di centrodestra non vuole pagare in termini di consensi il peso di un’altra guerra così impopolare per gli attacchi nei confronti dei civili che ogni operazione militare come questa inevitabilmente comporta. E infatti in entrambe le note di Palazzo Chigi si insiste sul sostegno alla popolazione iraniana «coraggiosa». È quindi naturale che Meloni cerchi di tenere lontano la sua immagine da questo conflitto, soprattutto con l’avvicinarsi di scadenze elettoral: dal referendum sulla riforma della giustizia alle Politiche di primavera 2027.

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Giorgia Meloni e sullo schermo Donald Trump e Benjiamin Netanyahu (Imagoeconomica).

Crosetto tenta di parare la figuraccia mondiale

Per un aneddoto si è, invece, distinta l’Italia in questa vicenda: ovvero la presenza del ministro Crosetto a Dubai. Il titolare della Difesa, andato per recuperare i familiari, è rimasto bloccato negli Emirati perché non avvertito in tempo dell’attacco all’Iran. Crosetto è stato costretto a partecipare alle riunioni sulla guerra in Iran videocollegato con Chigi dagli Emirati. Il ministro è riuscito a trasferirsi in Oman via terra e a rientrare grazie a un velivolo militare che pagherà con bonifico maggiorato al 31mo stormo dell’aeronautica militare. Insomma, un tentativo un po’ goffo di ‘parare’ la figuraccia mondiale, che le opposizioni, dal M5s a Elly Schlein, non si sono tenute dal cavalcare.

Iran, la guerra che ridisegna il Medio Oriente e scopre la marginalità dell’Italia
Il ministro alla Difesa Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Opposizioni che davanti alla nuova guerra si muovono in ordine sparso, tra chi condanna con nettezza l’attacco Usa, come Pd, Avs e M5s, e chi è più blando, come Iv, Azione e PiùEuropa. Certo, la figuraccia di Crosetto non sarà indolore e forse ne minerà il futuro (alcuni già lo vedevano successore di Sergio Mattarella). Nei meme sui social è seconda solo al ballo di Sal Da Vinci per Per sempre sì, una hit già ritwittata dai politici di centrodestra come un inno al voto al referendum. Ma tra Da Vinci-gelataio con capelli e sopracciglia colorate che trionfa a Sanremo, e Andrea Bocelli col cavallo Caudillo (diarroico) sul tappeto rosso dell’Ariston, il ‘povero’ Crosetto bloccato a Dubai, come un normale cittadino, ha quasi dell’ordinario.

LEGGI ANCHE: Missili sugli Emirati, panico a cinque stelle: la fine dell’illusione Dubai