AGI - A diciassette anni dal terremoto del 6 aprile 2009, L'Aquila non dimentica la devastante scossa che trasformerà per sempre il suo volto e che segnerà l'animo delle migliaia di persone sopravvissute che hanno avuto questa terribile esperienza. Nonostante il tempo sia passato e la città capoluogo di regione sia in gran parte ricostruita, la memoria di quella notte è indelebile.
Alle 3:32 di 17 anni fa il tempo si ferma e un boato profondo sale dalle viscere della terra. Per 23 interminabili secondi, L'Aquila non è più una città, ma un organismo che sussulta e si sbriciola. Subito dopo la scossa: magnitudo 6,3 della scala Richter. Lentamente iniziano a emergere le voci: grida soffocate, richiami di nomi, il pianto dei bambini. Una nuvola densa di polvere bianca, acre, fatta di intonaco e storia polverizzata, si alza e avvolge le strade, rendendo l'aria irrespirabile e la luce delle torce inutilizzabili.
Il risveglio tra le macerie
Chi era riuscito a uscire di casa si è ritrovato in pigiama, scalzo, in mezzo a macerie che fino a un attimo prima erano archi medievali o pareti domestiche. Mentre i primi soccorritori e i cittadini scavavano a mani nude, guidati dai lamenti che provenivano dai cumuli di pietre. Solo l'alba rivelerà il vero volto dello sfregio.
I luoghi simbolo del sisma
In via XX Settembre, La Casa dello Studente diventa il simbolo del dolore, un cumulo di cemento dove si cercano freneticamente giovani vite: 8 gli studenti universitari morti e numerosi quelli feriti. Poco fuori città, la frazione di Onna letteralmente rasa al suolo e conta un tragico bilancio: 40 morti. In questo piccolo centro non resta un muro in piedi, solo un cumulo di macerie livellate dal destino.
La corsa contro il tempo e i primi soccorsi
Le ore successive sono state una corsa contro il tempo. Mentre la terra continua a tremare con scosse di assestamento che terrorizzano i sopravvissuti, si formavano le prime catene umane per passare secchi di detriti. L'ospedale 'San Salvatore' dell'Aquila, a sua volta danneggiato, si era organizzato in un centro di primo soccorso all'aperto. Verso mezzogiorno, la città era un viavai di elicotteri e sirene. Migliaia di persone, con lo sguardo perso nel vuoto, hanno iniziato a radunarsi nei parchi e nelle piazze, lontano dagli edifici, portando con sé solo coperte o ciò che erano riusciti a recuperare.
Il bilancio del disastro
Solo i primi passi di un esodo che avrebbe portato 70.000 persone lontano dalle proprie case, (trovando ospitalità nelle strutture ricettive della costa di Teramo e Pescara) lasciando dietro di sé 309 morti e 1.500 feriti. I danni agli edifici pubblici e privati stimati all'inizio avevano raggiunto la somma di 10 miliardi di euro. Ben 57 i Comuni del 'cratere' (anche della provincia di Teramo e Pescara) risultati danneggiati, per una superficie pari al 22% della regione Abruzzo.
Il ricordo del ministro Piantedosi
In occasione della triste commemorazione, il mondo politico e le sue istituzioni dedicano un pensiero a quella tragedia. "Il 6 aprile resta una ferita aperta nel cuore del nostro Paese", dice il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, spiegando che "oggi ricordiamo commossi le 309 persone la cui vita fu spezzata dalla violenza del terremoto che nel 2009 colpì l'Abruzzo". "Il mio pensiero - riprende - va anche a tutti coloro che rimasero feriti e a chi, con dignità e determinazione, ha affrontato il dolore e la devastazione che seguirono al sisma". "Rinnovo la mia gratitudine - dice ancora il ministro dell'Interno - alle Forze dell'ordine, ai Vigili del fuoco, ai militari, ai volontari della Protezione Civile e a tutti i soccorritori che, fin dalle prime ore, hanno lavorato senza sosta per salvare vite umane e assistere la popolazione colpita". "Insieme al ricordo di quanto accaduto - conclude Piantedosi - rinnoviamo l'impegno a proseguire lungo la strada che abbiamo intrapreso, per garantire sempre più sicurezza ai nostri territori".
Le parole del ministro Crosetto
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ricorda invece quel terremoto ripercorrendo i momenti più drammatici. "6 aprile 2009, ore 3:32. L'Aquila. Il silenzio della notte si spezza. Una scossa violenta, improvvisa, cambia per sempre il destino di una città e di un intero territorio. La terra libera una forza devastante: case crollano, strade si interrompono, vite si spezzano. 309 persone non tornano mai più, oltre 1500 sono i feriti, migliaia restano senza casa. Interi quartieri vengono cancellati, comunità ferite nel profondo. Eppure, in mezzo alle macerie, qualcosa resiste: il coraggio. Le mani che scavano, gli sguardi che cercano, il silenzio carico di speranza tra una scossa e l'altra". Guido Crosetto lo ricorda in un messaggio sul sito del ministero della Difesa. "Ogni voce sotto le pietre diventa un motivo per non fermarsi. Ogni vita salvata è una luce accesa nel buio. Il ricordo di quei giorni - riprende - è una ferita nella memoria collettiva del Paese. Così come resta indelebile la straordinaria solidarietà che unisce l'Italia intera".
Il ruolo della Difesa e la speranza
Tra i primi ad arrivare - sottolinea il ministro della Difesa - ci sono anche gli uomini e le donne della Difesa, che mettono a disposizione tutto ciò che hanno: forza, competenze, presenza. Scavano tra le macerie, soccorrono i feriti, confortano chi ha perso tutto. Vegliano notti intere, senza mai fermarsi, perché ogni istante può fare la differenza. Nei giorni successivi, quando il dolore e la paura lasciano spazio all'incertezza, ogni gesto, anche il più piccolo, diventa essenziale. Una coperta, una parola, una mano tesa: fili sottili che tengono viva la speranza. Perché, anche tra le macerie, la speranza può essere fragile. Ma non è mai sola". "A 17 anni da quella notte che ha cambiato tutto, ricordiamo chi non c'è più e ci uniamo al dolore che ancora oggi abita nei cuori dei loro familiari e nelle comunità segnate da quegli attimi", conclude Crosetto.
Il pensiero del ministro Tajani
Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, riserva un pensiero al terremoto dell'Aquila. "Una cicatrice indelebile. Il ricordo delle 309 vittime. L'impegno per la ricostruzione e la solidarietà europea. Il presidente Berlusconi e il suo lavoro incessante per le famiglie delle vittime e per ridare una casa a chi aveva perso tutto". Antonio Tajani fissa questi punti per osservare sui social che "il terremoto dell'Aquila ha segnato profondamente la mia vita politica e oggi come 17 anni fa male il cuore". "Un pensiero a tutti coloro che ancora oggi soffrono per quella terribile tragedia", conclude il vicepremier e leader FI."
