Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno

Tensione alle stelle tra fratelli in casa Elkann. Lapo non ha preso bene il fatto che, sulla vicenda Repubblica, John abbia chiuso la porta in faccia al suo amico Leonardo Maria Del Vecchio senza nemmeno incontrarlo. Il giovane LMVD era entrato a gamba tesa nella trattativa tra Gedi e il gruppo Antenna (secondo le voci di corridoio giunta faticosamente alle battute finali) offrendo sull’unghia 140 milioni di euro, cioè molti più soldi di quelli che verserà l’armatore-editore greco Theo Kyriakou a Exor per rilevare la casa editrice. Lapo, secondo le voci di corridoio, avrebbe perorato fino all’ultimo la causa del suo amico. Ma John è stato irremovibile.

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno

E da Bettini arriva D’Alema, il decostruttore

Arriva Massimo D’Alema alla corte di Goffredo Bettini: all’evento romano per la rivista Rinascita, il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte appare solo in collegamento ed elogia il suo vice Mario Turco, destinato a contare sempre di più nella geografia politica pentastellata. C’è Elly Schlein, la segretaria del Partito democratico, poi ecco tutto il quartier generale di Alleanza Verdi e Sinistra con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Ma il più atteso è lui, “Baffino”, che ha tanta voglia di parlare: «Oggi da pensionato posso offrire un contributo di idee e di passione», dice Max. «Bisogna lavorare ancora per allargare il nostro campo ad altre forze democratiche, anche decostruendo quello della destra». Citando come esempio il 1996, quando lui stesso lavorò per far divorziare Umberto Bossi da Silvio Berlusconi. Chissà da chi vuol cominciare questa “decostruzione”, D’Alema…

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno

Ma che Fao? Candidi proprio lui?

Il governo di Giorgia Meloni ha dovuto candidare chi guiderà la Fao. Una personalità di destra? Macché. Il dem Maurizio Martina. Proprio l’ex segretario del Partito democratico – in quel periodo del 2018 da reggente, a cavallo tra i regni di Matteo Renzi e Nicola Zingaretti – è stato candidato dal governo italiano e dai ministri Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani alla guida dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, a partire dal 2027. Martina ricopre già il ruolo di vicedirettore generale dell’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. E dal 2014 al 2018 è stato ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali nei governi Renzi e Gentiloni. Chi ha festeggiato per questa decisione? Coldiretti, che ha espresso grande apprezzamento per la decisione attraverso il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo: «La candidatura di Martina rappresenta un’opportunità strategica e ci auguriamo che l’Europa prenda una posizione unitaria su una nomina di tale rilievo». A destra, invece, polemiche a non finire: non c’era proprio nessuno da candidare dei “nostri”?

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno

Zuppi da “papa” Carlin Petrini

Lo hanno sempre chiamato “il papa di Slow Food”, Carlin Petrini. E il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Matteo Zuppi, è andato dal papa. Dicendo che «oggi stiamo rimettendo in discussione diritti e sistemi che sembrerebbero acquisiti, ma non lo sono. È il tempo della forza che li sminuisce, i diritti, si dice che ce ne sono troppi, che la logica della produzione e del mercato è quella che guida le scelte. Ma il “buono pulito e giusto” di Slow Food in realtà è l’unico modo per sopravvivere, non è una cosa per poche persone per bene, è l’unico modo per andare avanti. Il tempo della forza è pericoloso, serve consapevolezza». Non solo: «Scegliere il buono, pulito e giusto, e soprattutto il giusto, è una buona strada, l’unica. È l’unico modo in cui si guadagna tutti, solo così ci può essere futuro. La solidarietà non è un lusso, è l’unico modo sostenibile di vivere. Il senso della vita, per chi crede, si trova anche nella religione, ma per tutti c’è quando costruiamo la comunità». E poi tutti a bere…

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno

Il parlamento alle prese con le arti culinarie

Di cosa si occupa questa settimana il parlamento? Di tanti dettagli, secondo il calendario d’Aula della Camera dei deputati. Leggiamone qualcuno. «Modifica dell’intesa tra il governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione». Poi: «Modifica dell’intesa tra il governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione (approvato dal Senato)». Quindi: «Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio (approvate dal Senato)». Nelle commissioni, «disposizioni concernenti la denominazione degli anni del corso di studi del liceo classico», «istituzione del Premio Formatore dell’anno», «disposizioni per la celebrazione del quinto centenario della morte di Niccolò Machiavelli». E, tra gli atti del governo, «proposta di nomina del generale di brigata Giovanni Capasso a direttore generale per il supporto all’attuazione dei programmi dell’Unità Grande Pompei», «valorizzazione della canzone napoletana classica». Gran finale con il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone per «inserimento delle arti culinarie e dell’ospitalità tra le discipline artistiche tutelate e riconosciute nell’ambito del sistema Afam».

Le tensioni tra Lapo e John Elkann sulla vendita di Gedi e le altre pillole del giorno
Federico Mollicone (Imagoeconomica).

Rogoredo, il poliziotto ammette le sue responsabilità

AGI - È in corso l'udienza di convalida del fermo di Carmelo Cinturrino, l'assistente capo della polizia accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri commesso il 26 gennaio al boschetto di Rogoredo.

"Voglio che faccia chiarezza. Lui si scusa con tutte le persone di cui ha tradito la fiducia. Ha ammesso le sue responsabilità: è tristissimo, è pentito di ciò che ha fatto, soprattutto della fase successiva. E che ha sparato perché ha avuto paura", ha detto l'avvocato Piero Porciani all'arrivo in carcere ai cronisti presenti.

All'interrogatorio, presieduto dal gip Domenico Santoro, partecipa anche il procuratore di Milano, Marcello Viola. 

La Russa: "Severità doppia se a delinquere è un poliziotto

Sul caso Rogoredo "da penalista non ho fatto nessuna dichiarazione in questa occasione, pur essendo uno che sta sempre dalla parte delle forze dell'ordine, perché le circostanze, per carità, non che io sapessi o potessi sapere, avevano necessità di essere approfondite. Se fosse vera l'accusa che viene mossa al poliziotto, e non ho motivo di dubitare che la Procura si stia muovendo sulla base di dati abbastanza certi, mi rifarei a Giorgio Almirante". Ai tempi del terrorismo diceva: "'Se il terrorista è di sinistra chiedo la pena di morte, se per caso, e ce n'erano, il terrorista è di destra chiedo una doppia pena di morte. Impossibile di fatto, ma per dar bene l'idea. Io chiedo una grande severità verso i delinquenti e una doppia severità quando a commettere un reato così grave, semmai fosse vero, sia un poliziotto". Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ai microfoni di 'Radio anch'io' su Radiouno Rai. "Però, attenzione, chiedo una pena doppia per un poliziotto a patto che si dia la pena giusta per il bandito. Se un poliziotto sbaglia in maniera grave, ancora più severi, ma senza dimenticare che la legge deve colpire pesantemente chi la viola sistematicamente", ha aggiunto.

 

Roma, indagati 21 tra poliziotti e carabinieri per furti alla Stazione Termini

44 persone, di cui 21 tra carabinieri e poliziotti, sono indagate per furto aggravato dal pm Stefano Opilio. L’accusa è di aver sottratto oggetti alla Coin di via Giolitti, in Stazione Termini a Roma, causando un buco di 184 mila euro nel fatturato del 2024. Numeri che hanno spinto il negozio a installare telecamere ovunque per indagare sull’origine delle sparizioni, affidandosi a una società investigativa privata. È stata quest’ultima a scoprire il meccanismo: una cassiera della Coin metteva da parte la merce (borse, cappelli, giacche, intimo, cosmetici e profumi), la nascondeva in un armadio, rimuoveva le tacche anti taccheggio e preparava le buste che consegnava poi a militari e agenti.

Chi sono gli indagati tra le forze dell’ordine

Nel registro degli indagati figurano nove membri della Polizia tra cui un primo dirigente della Polfer, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo e un’agente. A questi si aggiungono 12 esponenti dell’Arma dei Carabinieri tra cui un brigadiere, diversi vice brigadieri e appuntati scelti in servizio presso la stazione. In tutte le occasioni non si è mai trattato di colpi eclatanti, perché il meccanismo era stato costruito per non dare nell’occhio con piccoli furti costanti. Oltre alle forze dell’ordine ci sono un’altra ventina di indagati tra cui dipendenti di negozi vicini, tutti sorpresi a fare shopping alla Coin con lo stesso metodo e con la complicità della stessa cassiera.

Festival di Sanremo, l’ordine di uscita dei cantanti nella prima serata

Nella seconda e ultima conferenza stampa prima dell’inizio del Festival di Sanremo, il direttore artistico e conduttore Carlo Conti ha annunciato che sul palco dell’Ariston – oltre a Can Yaman – salirà anche Kabir Bedi: i due attori che più hanno incarnato il personaggio salgariano di Sandokan si ritroveranno insieme nella prima serata della kermesse. Non solo: ha anche comunicato l’ordine di uscita dei cantanti in gara.

L’ordine di uscita dei cantanti in gara

La prima serata del Festival di Sanremo vedrà l’esibizione di tutti e 30 i big in gara. Ecco l’ordine di uscita:

Ditonellapiaga con Che fastidio!
Michele Bravi con Prima o poi
Sayf con Tu mi piaci tanto
Mara Sattei con Le cose che non sai di me
Dargen D’Amico con AI AI
Arisa con Magica favola
Luchè con Labirinto
Tommaso Paradiso con I romantici
Elettra Lamborghini con Voilà
Patty Pravo con Opera
Samurai Jay con Ossessione
Raf con Ora e per sempre
J-Ax con Italia Starter Pack
Fulminacci con Stupida sfortuna
Levante con Sei tu
Fedez & Marco Masini con Male necessario
Ermal Meta con Stella stellina
Serena Brancale con Qui con me
Nayt con Prima che
Malika Ayane con Animali notturni
Eddie Brock con Avvoltoi
Sal Da Vinci con Per sempre sì
Enrico Nigiotti con Ogni volta che non so volare
Tredici Pietro con Uomo che cade
Bambole di Pezza con Resta con me
Chiello con Ti penso sempre
Maria Antonietta & Colombre con La felicità e basta
Leo Gassmann con Naturale
Francesco Renga con Il meglio di me
LDA & Aka7even con Poesie clandestine

Le esibizioni dei cantanti in gara verranno valutate esclusivamente dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web, che assegnerà i voti necessari a stilare una classifica provvisoria dei 30 brani: al termine della serata, saranno comunicate le cinque canzoni più apprezzate dai giurati, senza però l’ordine di piazzamento.

Omicidio Regeni: la sentenza per i quattro 007 accusati potrebbe arrivare in estate

AGI - Potrebbe arrivare in estate la sentenza per i quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell'omicidio di Giulio Regeni, ricercatore friulano trovato cadavere a Il Cairo il 3 febbraio del 2016. Il processo, sospeso a ottobre, è ripreso oggi dopo la decisione della Consulta. Nel corso dell'udienza è stato nominato un consulente per le difese e, per il prossimo 8 giugno, è previsto il in contraddittorio tra le parti. Nelle udienze del 23 e del 24 giugno dovrebbe poi esserci, nell'aula Bunker di Rebibbia, la requisitoria del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco con le relative richieste. E in estate potrebbe esserci la sentenza.

"Abbiamo fiducia, ce l'abbiamo da sempre". Lo hanno detto, parlando con l'AGI, Claudio Regeni e Paola Deffendi, genitori di Giulio Regeni, fuori dall'aula Occorsio del tribunale di Roma al termine dell'udienza.

I genitori di Regeni, accanto all'avvocato di famiglia, Alessandra Ballerini, si fanno forza dopo quella che definiscono "un'udienza interlocutoria" che pero' segna la ripresa del processo ai quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell'omicidio di Giulio Regeni. 

Lombardia, l’ex assessore Mazzali lascia Fdi

La consigliera regionale lombarda Barbara Mazzali ha lasciato Fratelli d’Italia per aderire a Forza Italia. Ad annunciarlo è stato Alessandro Sorte, deputato azzurro e segretario regionale della Lombardia: «Il nostro gruppo sale così a 11 consiglieri regionali. Alle elezioni del 2023 erano stati eletti sei consiglieri e quello di Barbara Mazzali è il quinto ingresso nel gruppo, a conferma di un percorso di crescita politica e istituzionale costante. Siamo felici della sua scelta, si tratta di una figura di riconosciuto consenso, che in più tornate elettorali ha dimostrato competenza, credibilità e un forte radicamento sul territorio lombardo. Il suo contributo rappresenta un valore aggiunto per l’azione del gruppo e per il progetto politico di Forza Italia in Regione. Il partito continua a crescere e rafforzarsi sul territorio lombardo e a ogni tornata elettorale. Nelle prossime settimane ci saranno altri ingressi». Mazzali, che pare stesse dialogando anche con il partito di Vannacci, Futuro Nazionale, ha dunque scelto di proseguire l’esperienza con Fi anche in vista di una candidatura per le prossime regionali. Nei primi due anni e mezzo di legislatura ha svolto il ruolo di assessore regionale al Turismo prima di essere sostituita in corsa da Debora Massari.

Cede la ringhiera della scuola, bimbo di 9 anni cade da 4 metri

AGI -  "E' vigile e cosciente" il bimbo di nove anni, caduto dal terrazzino di una scuola di Pietra Ligure, nel Savonese, questa mattina. Lo rende noto l'ospedale Gaslini di Genova, dove il piccolo è stato trasferito dopo un primo ricovero al Santa Corona. Il bimbo "sta proseguendo gli accertamenti in un ambiente protetto". Nel frattempo la Procura di Savona ha aperto un fascicolo per stabilire le cause di quanto accaduto. Sulla vicenda indagano i carabinieri.

Il bimbo è caduto all'interno della scuola Papa Giovanni di Pietra Ligure, in provincia di Savona. Il bimbo era stato portato in codice rosso all'ospedale Santa Corona e successivamente trasferito al pediatrico Gaslini di Genova. 

Da quanto appreso, il piccolo era appoggiato alla ringhiera del terrazzino affacciato sul cavedio, a circa 4 metri d'altezza, quando la struttura ha ceduto. Immediato l'allarme da parte di insegnanti e personale scolastico: sul posto oltre all'ambulanza e all'automedica inviate dal 118 anche i vigili del fuoco. L'incidente si è verificato intorno alle 10.

Il precedente

Si tratta del secondo episodio in Liguria negli ultimi cinque mesi. Lo scorso settembre, a Genova, un bambino di sette anni era caduto da un terrazzino del secondo piano di una scuola di Voltri, dedicata all'inclusione e a bambini con risorse educative speciali: il piccolo aveva riportato ferite gravissime, dopo una caduta da un'altezza di circa sei metri. A oggi il bimbo sta affrontando un complesso percorso sanitario

 

 

Le parole del poliziotto che ha ucciso lo spacciatore a Rogoredo

Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia arrestato per l’omicidio a Rogoredo di Abderrahim Mansouri, si è rivolto al suo l’avvocato Piero Porciani con queste parole, riferite dallo stesso legale prima dell’interrogatorio di convalida davanti al gip nel carcere di San Vittore: «Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia».

Le parole del poliziotto che ha ucciso lo spacciatore a Rogoredo
Abderrahim Mansouri e Carmelo Cinturrino (Ansa).

Il legale: «Cinturrino ha sparato perché aveva paura»

Porciani ha inoltre affermato che il suo assistito è «triste, pentito di quello che ha fatto». L’avvocato ha poi ribadito che Cinturrino «ha sparato perché aveva paura» e che «quello che ha fatto dopo è stato un errore», ammettendo di fatto la messinscena orchestrata dal poliziotto. A tal proposito, il legale ha detto che la pistola «era in quello zaino da qualche tempo» e che pertanto il suo collega, andato in commissariato a prenderla, «non poteva non sapere». Per quanto riguarda altre illazioni riguardanti Cinturrino, Porciani ha dichiarato che il suo assistito «non ha mai preso un centesimo da nessuno».

La messinscena per coprire l’omicidio del pusher

Secondo il pm Giovanni Tarzia e il procuratore Marcello Viola che hanno coordinato le indagini, Cinturrino avrebbe sparato e ucciso Mansouri quando questi era disarmato. Solo in un secondo momento, e dopo aver ordinato a un collega di andare al commissariato a prendere uno zaino, avrebbe lasciato accanto al corpo la replica giocattolo di una pistola Beretta 92 che teneva in ufficio. Una messinscena organizzata per coprire l’omicidio resa palese nei giorni successivi anche grazie alle dichiarazioni di alcuni testimoni. In più, mentre la vittima era a terra agonizzante, ma ancora viva, Cinturrino non avrebbe chiamato i soccorsi, né avrebbe segnalato alla centrale operativa della questura quanto successo. La chiamata sarebbe avvenuta solo 23 minuti dopo. Il 23 febbraio il consulente nominato dalla difesa, Dario Redaelli, ha lasciato l’incarico: «Non posso pensare di difendere una persona che ha preso in giro non solo il sottoscritto ma soprattutto l’istituzione di cui ho fatto parte per 40 anni».

Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad

Mancano ancora alcuni dettagli che le parti, con la diplomazia tipica di chi ha già incassato, si affrettano a definire trascurabili. Questione di giorni, forse di ore, ma la lunga e tormentata telenovela editoriale tra il gruppo Antenna Group del greco Theodore Kyriakou e la Gedi di John Elkann sembra arrivata ai titoli di coda. Ultimo atto di una storia che ha tenuto col fiato sospeso giornalisti e intere redazioni, in attesa tutt’altro che serena di conoscere il proprio destino. Ma la notizia nella notizia riguarda la guida del futuro gruppo. Seguendo le indicazioni dello stesso Kyriakou, a prendere le redini sarà Mirja Cartia D’Asero: ex amministratrice delegata del Sole 24 Ore, oggi presidente di Clessidra Holding e di Clessidra Private Equity SGR. Una manager che conosce bene le stanze dove si decide, che muove un network di potere non trascurabile, ma che ha lasciato la casa editrice di Confindustria dopo un duro scontro con l’allora presidente Edoardo Garrone su un tema di mancati accantonamenti.

Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad
Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad
Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad
Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad
Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad
Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad
Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad
Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad
Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad
Gedi, il greco Kyriakou vuole Mirja Cartia D’Asero come ad

La due diligence che ha preceduto l’accordo è stata di quelle che restano negli annali: definirla accurata sarebbe come chiamare La guerra dei Roses un diverbio condominiale. I consulenti del greco hanno passato al setaccio conti, contratti, passività e probabilmente anche le piante degli uffici. Alla fine, però, le parti sembrano aver trovato la quadra. E così la Repubblica, La Stampa, i pochi periodici superstiti come Limes, le radio e la concessionaria pubblicitaria Manzoni si apprestano a battere bandiera greca. Kyriakou, imprenditore navigato che nel suo Paese controlla un pezzo consistente del sistema mediatico, aggiunge all’impero un asset che in Italia vale ancora qualcosa in termini di influenza, anche se molto meno in termini di bilancio.

Sondaggi Swg 23 febbraio 2026, inizia la discesa di Vannacci

Secondo il sondaggio Swg per il TgLa7 del 23 febbraio 2026, il partito di Roberto Vannacci sta già iniziando a calare. Rispetto alla settimana precedente, infatti, Futuro nazionale è sceso dello 0,2 per cento stanziandosi al 3,4 e venendo superato da Azione di Carlo Calenda (al 3,5). Sale invece la Lega, il partito che ha maggiormente sofferto la nascita della forza dell’ex generale, che recupera lo 0,2 e arriva al 6,6 per cento. Tra i partiti di governo, Fratelli d’Italia è stabile al 29,8 per cento, mentre Forza Italia cede lo 0,1 ed è data all’8,3 per cento. Tra le opposizioni, il Partito democratico arriva al 21,9 (-0,1), il Movimento 5 stelle all’11,5 (con un calo dello 0,3), Alleanza Verdi Sinistra al 6,7 (+0,1) e Italia viva al 2,2 (-0,1). Tra i partiti minori, + Europa è all’1,4 per cento e Noi Moderati all’1,1, entrambi stabili.

Sondaggi Swg 23 febbraio 2026, inizia la discesa di Vannacci
Sondaggio Swg 23 febbraio 2026 (X).
Sondaggi Swg 23 febbraio 2026, inizia la discesa di Vannacci
Sondaggio Swg 23 febbraio 2026 (X).