Stefano Cantino nominato co-ceo di Dolce & Gabbana

Stefano Cantino è stato nominato co-ceo di Dolce&Gabbana al fianco di Alfonso Dolce, presidente e amministratore delegato del Gruppo. Lo si legge in una nota del Gruppo. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino, Cantino è entrato a far parte di D&Gdopo aver maturato esperienze professionali in aziende quali Prada, Louis Vuitton e Gucci, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità globale in vari ambiti – tra cui quello commerciale, nella direzione comunicazione, marketing e corporate, fino a raggiungere incarichi di vertice. Il suo arrivo «fa seguito al percorso di crescita di Dolce&Gabbana orientato all’evoluzione del modello organizzativo da brand fashion ad azienda di lifestyle». La notizia segue l’addio alla presidenza di Stefano Gabbana, che ora valuta il futuro della sua quota del 40 per cento mentre la maison si prepara a negoziare con le banche una ristrutturazione di circa 450 milioni di euro di debito.

La replica di Leone XIV a Trump: «Non ho paura»

L’aereo con a bordo Leone XIV è atterrato in Algeria, prima tappa del terzo viaggio apostolico del papa, atteso anche in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Durante il volo per Algeri, il pontefice parlando con i giornalisti ha replicato al connazionale Donald Trump, che lo ha definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», aggiungendo che Prevost non sarebbe in Vaticano senza di lui alla Casa Bianca.

La replica di Leone XIV a Trump: «Non ho paura»
L’arrivo di Leone XIV in Algeria (Ansa).

Le parole di Leone XIV sul volo per Algeri

«Non ho paura dell’Amministrazione Trump», ha detto Leone XIV. «Io parlo del Vangelo e continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra. Non sono un politico. Non ho intenzione di fare un dibattito con lui», ha rimarcato poi il pontefice. «Il messaggio è sempre lo stesso: la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo. Cerchiamo di finire questa guerra», ha aggiunto riferendosi al conflitto intrapreso dagli Stati Uniti contro l’Iran, che aveva condannato dopo aver criticato il blitz in Venezuela: «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo».

Indottrinamento estremista e armi con stampanti 3D, minorenne arrestato a Teramo

AGI - Propagandava sui social idee fondate sul suprematismo e sull'accelerazionismo e deteneva manuali di istruzione per realizzare armi con stampanti 3D. È residente a Sant'Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo, il 17enne arrestato dalla Polizia di Stato e condotto in una comunità per minori in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale per i minorenni dell'Aquila.

Il giovane è indiziato di "propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e di addestramento con finalità di terrorismo, commessi mediante la detenzione e divulgazione di documenti contenenti, tra le altre cose, istruzioni per la preparazione e l'uso di armi da fuoco e bombe molotov".

 

 

Le indagini della Digos

A suo carico la Digos di Teramo aveva già acquisito indizi in merito alla pubblicazione e alla propaganda social di idee fondate sull'odio razziale: nei mesi scorsi una perquisizione delegata dalla Procura del Tribunale dei minorenni dell'Aquila aveva portato al sequestro dei dispositivi informatici nella sua disponibilità.


L’analisi approfondita dei dispositivi sequestrati al 17enne arrestato nei giorni scorsi ha permesso agli investigatori di ricostruire un quadro definito di radicalizzazione online, caratterizzato dall’accumulo di materiale estremista, contenuti violenti e documentazione finalizzata all’auto‑addestramento.

Secondo quanto emerso, all’interno dei device era presente un’ingente quantità di propaganda riconducibile a ideologie neonaziste, suprematiste e di estremismo islamico, insieme a contenuti che incitavano all’azione diretta e all’“accelerare” il collasso della società moderna, un riferimento esplicito alle teorie dell’accelerazionismo. Tra i file individuati figuravano anche istruzioni per la costruzione artigianale di armi da fuoco tramite stampanti 3D.

Manuali di violenza e contenuti ideologici estremi

Gli investigatori hanno rinvenuto manuali che promuovevano ideologie di supremazia razziale e violenza estrema, oltre a testi che descrivevano l’uso di armi bianche e le modalità di aggressione fisica, con indicazioni sulle parti del corpo considerate più vulnerabili.

Il materiale, secondo gli inquirenti, non aveva carattere meramente teorico: la sua natura operativa e la sistematicità con cui era stato raccolto suggerivano un percorso di auto‑addestramento e una progressiva adesione a modelli di violenza organizzata.

 

Chat con contenuti satanistici e riferimenti a sacrifici

Particolare allarme ha destato il contenuto di alcune chat, nelle quali venivano condivise pratiche di matrice satanistica che prevedevano l’eliminazione rituale di persone considerate “deboli” o “inferiori”, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’avvento di una presunta civiltà superiore.

Gli investigatori sottolineano come tali conversazioni, pur inserite in un contesto virtuale, contribuissero a rafforzare un immaginario violento e disumanizzante

Le minacce in chat: “Quando andrò a Bergamo lo accoltellerò”

A rendere ancora più preoccupante il quadro è stata l’individuazione di messaggi in una chat Telegram in cui il giovane manifestava propositi violenti nei confronti di una persona non identificata, scrivendo:
“Giuro su tutto quello che ho che quando andrò a Bergamo lo accoltellerò a morte”, ribadendo subito dopo la stessa minaccia.

Secondo gli inquirenti, tali affermazioni, unite al materiale rinvenuto, indicavano una possibile evoluzione verso comportamenti concretamente pericolosi.

 

 

Dall’Italia alla Spagna per i furti di gioielli: 4 arresti (Video)

AGI - Dall’Italia alla Spagna in trasferta per rubare gioielli. Ventuno colpi messi a segno per un bottino complessivo di 500mila euro. La banda 'fantasma' (nessuna traccia, zero impronte digitali e pernottamenti molto distanti dalle gioiellerie svaligiate) specializzata nei furti di preziosi è stata smantellata con un’operazione congiunta della polizia italiana e spagnola che ha portato all’arresto di quattro persone.

I furti nelle gioielliere della Spagna 

Una sfida per gli agenti a causa delle poche tracce lasciate durante la commissione dei reati, nonché delle numerose misure di sicurezza adottate per evitare di essere collegate all’attività criminale.

L’indagine è iniziata dopo che, negli ultimi anni, è stata rilevata la commissione di furti in gioiellerie in tutta la Spagna con un “modus operandi” molto caratteristico.

Una coppia di donne entrava nell’esercizio commerciale e si interessava a diversi prodotti; in quel momento il dipendente mostrava loro gli articoli, normalmente disposti su tappetini da gioielleria.

Le immagini dei 'colpi' nelle gioiellerie della Spagna 

Il modus operandi delle ladre di gioielli 

In quel frangente, con straordinaria abilità e approfittando della distrazione del lavoratore, che non poteva prestare attenzione a così tanti prodotti, sottraevano uno dei tappetini nascondendolo in un fazzoletto o in una borsa. Successivamente lasciavano il negozio con tranquillità e senza destare sospetti.

Il primo furto in Spagna 

Dopo un’analisi approfondita di casi simili degli ultimi anni, gli agenti hanno individuato un furto analogo, commesso nel 2012 a Saragozza, in Spagna, nel quale fu arrestata una cittadina italiana con caratteristiche fisiche che coincidevano pienamente con una delle autrici dei fatti più recenti.

I ladri 'fantasma'

Sulla base di questo elemento, gli agenti hanno aperto un canale permanente di cooperazione di polizia con la Polizia di Stato italiana e, grazie allo scambio di informazioni, si è appreso che quella donna faceva parte di un gruppo criminale specializzato nella commissione di furti in gioiellerie in tutta Europa. A partire da quel momento, l’obiettivo dell’indagine è stato localizzare e arrestare i membri del gruppo criminale. La loro individuazione rappresentava una sfida per gli agenti, poiché gli autori agivano come fantasmi, senza lasciare traccia.

"Nessuna traccia" 

Nelle gioiellerie, durante i furti, evitavano di manipolare o toccare oggetti per non lasciare impronte e utilizzavano indumenti come travestimento per rendere più difficile o evitare la loro identificazione. Non si registravano negli hotel e cambiavano veicolo e telefono a ogni viaggio dall'Italia verso la Spagna, effettuando campagne criminali di 4 o 5 giorni.

Dall'Italia alla Spagna 

Percorrevano centinaia di chilometri fino a raggiungere la località in cui si trovava la gioielleria oggetto del reato e, dopo averlo commesso, percorrevano nuovamente lunghe distanze fino a raggiungere la città scelta per pernottare. Questa pratica aveva un unico scopo: evitare di essere collegati al fatto criminale.

Analizzate le informazioni fornite dall’Italia, gli investigatori hanno scoperto un dato di particolare interesse: ogni volta che si verificava un furto in una gioielleria, in una località situata a una distanza compresa tra i 100 e i 400 chilometri dal luogo del reato, alloggiava un cittadino italiano legato alla principale indagata.

I colpi messi a segno in tutta la Spagna 

Con l’analisi di queste nuove informazioni, gli agenti hanno individuato nuovi episodi delittuosi commessi dagli indagati ed è stato emesso un Ordine Europeo di Indagine dalle autorità spagnole affinché si procedesse alla localizzazione degli indagati. Infine, lo scorso 30 marzo, è stata rilevata la presenza in Spagna dei quattro indagati con la chiara intenzione di commettere nuovi reati.

Gli agenti hanno quindi attivato un dispositivo operativo e, il giorno successivo, sono riusciti ad arrestarli tutti a Palencia. Tra i loro effetti personali, gli arrestati avevano indumenti utilizzati durante la commissione dei reati precedenti, nonché 4.000 euro in contanti.

Gli agenti hanno accertato il presunto coinvolgimento degli arrestati in 21 episodi delittuosi in tutto il territorio nazionale, alcuni dei quali commessi anche dieci anni fa. In particolare, sono stati chiariti fatti avvenuti in diverse località delle Asturie, a Logroño, Murcia, Palencia, Valencia, Almería, Albacete, Badajoz, Alicante, Siviglia, Castellón e Granada. I quattro arrestati sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, che ha disposto la custodia cautelare in carcere per tre di loro.

 

Trump annuncia: «Blocco dei porti iraniani da oggi alle 16»

Gli Stati Uniti bloccheranno le navi in entrata o in uscita dai porti iraniani a partire dalle 16 di questo pomeriggio ora italiana. Lo ha scritto su Truth il presidente Donald Trump. Il blocco, spiegano le forze del Comando centrale Usa, sarà applicato in modo imparziale nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle zone costiere iraniane, compresi tutti i porti iraniani sul Golfo Persico e sul Golfo di Oman. Non verrà invece ostacolata la libertà di navigazione delle navi che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani.

Wsj: «Trump valuta attacchi militari oltre al blocco»

Secondo il Wall Street Journal, Trump e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di riprendere attacchi militari limitati contro l’Iran, in aggiunta al blocco navale. Secondo le fonti citate dal quotidiano, i raid avrebbero lo scopo di sbloccare la situazione di stallo nei colloqui di pace. Il tycoon potrebbe anche riprendere una vera e propria campagna di bombardamenti, sebbene i funzionari abbiano affermato che questa ipotesi sia meno probabile, data la prospettiva di un’ulteriore destabilizzazione della regione.

La Lega sulla sconfitta di Orban: «Chi vota ha sempre ragione»

Dopo un prolungato silenzio, Matteo Salvini ha finalmente detto la sua sulla sconfitta nelle elezioni ungheresi dell’amico Viktor Orban, spodestato dall’ex fedelissimo Peter Magyar: «Chiaro che dopo 15 anni di governo magari la gente ha anche voglia di cambiare, di provare e guardare altrove. Vedremo se l’opposizione riuscirà a fare almeno una parte di quanto ha fatto Orbán in passato». Il commento del segretario della Lega è arrivato dopo quello che aveva già espresso il Carroccio «Chi vota ha sempre ragione: gli elettori ungheresi hanno espresso una chiara preferenza e vanno rispettati», si legge in una nota di Via Bellerio. «Un abbraccio e un grande ringraziamento all’amico Orbán, vero patriota, e buon lavoro a chi, dopo oltre vent’anni tra i suoi più stretti collaboratori, oggi ha vinto le elezioni. E poi: «Per anni Bruxelles e la sinistra hanno dipinto Orbán come un “dittatore“, un “autocrate” e una “minaccia” ai diritti e alle libertà: il modo in cui ha accolto il risultato smentisce, nei fatti, la loro propaganda e dà loro, ancora una volta, una lezione di democrazia».

Precipita da un capannone a Ravenna, muore a 21 anni dopo due giorni di agonia

AGI - Non è sopravvissuto il giovane lavoratore rimasto ferito in un grave incidente sul lavoro avvenuto nel pomeriggio di giovedì nell'area artigianale delle Bassette, alle porte di Ravenna. Dopo circa due giorni di agonia in ospedale, il 21enne - nato a Rimini e residente a Cesena - è morto ieri al Bufalini, dove era stato ricoverato in terapia intensiva, intubato e senza mai riprendere conoscenza.

Sul luogo dell'accaduto erano intervenuti, oltre ai sanitari del 118, anche i carabinieri del Nucleo Radiomobile e il personale della Medicina del Lavoro dell'Ausl Romagna.

Stando a una prima ricostruzione, il ragazzo, alle dipendenze di una ditta esterna, stava effettuando lavori di manutenzione sulla copertura di un'officina per mezzi pesanti quando, intorno alle 16.30, è precipitato all'interno del capannone da un'altezza compresa tra gli 8 e i 10 metri, probabilmente a causa del cedimento di un pannello della struttura.

La pm di turno, Ylenia Barbieri, si appresta ad aprire un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio colposo, con l'aggravante legata a possibili violazioni della normativa in materia di sicurezza sul lavoro. 

Le vittime di Palermo

Sarà eseguita oggi l'autopsia sui corpi dei due operai morti nell'incidente sul lavoro di via Ruggero Marturano, avvenuto venerdì a Palermo: nell'istituto di Medicina legale del Policlinico l'esame sarà fatto dagli esperti nominati dalla procura, che indaga sul titolare della ditta Ediltec Costruzioni srl, titolare di alcune opere di posa dei pannelli sui balconi, e sul proprietario dell'appartamento interessato dagli interventi.

Secondo la prima ricostruzione della Squadra mobile del capoluogo siciliano, Najahi Jaleleddine, tunisino di 41 anni, e Daniluc Tiberi, romeno di 51, sono stati sbalzati dal cestello su cui una gru li aveva issati fino al decimo piano del condominio che fa angolo con via Ammiraglio Rizzo.

Il braccio della gru si è spezzato improvvisamente e per cercare di capire le cause della rottura la polizia scientifica sta facendo una ricostruzione in 3D dello stato dei luoghi, analizzando la gru, la tettoia sfondata del negozio di pneumatici sottostante, l'altezza del palazzo e la distanza tra il mezzo e il punto in cui gli operai stavano lavorando e da cui sono precipitati, da un'altezza di circa trenta metri. I tecnici si sono avvalsi di un'attrezzatura laser scanning, che ha fotografato e catturato tutte le posizioni dei mezzi coinvolti, il cestello e l'autocarro a bordo del quale è montata la gru.

Il camioncino che regge il braccio potrebbe essere stato parcheggiato lontano dal punto di lavoro e questa distanza, unita al peso del materiale che gli operai stavano montando nei balconi dell'attico, potrebbe avere inciso non poco.

Le macchine sono dotate di sensori di sicurezza, che avvisano dei pericoli, ma gli allarmi si possono disattivare. La stessa ditta, che avrebbe tenuto in nero alle proprie dipendenze Jaleleddine e Tiberi, era stata coinvolta in un precedente incidente analogo, nel 2015 in via Adolfo Holm, nel quartiere Noce, sempre a Palermo

Eni, l’appello di Descalzi all’Europa: «Stop al bando sul gas russo»

Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ritiene che «sia necessario sospendere il bando che scatterà il primo gennaio 2027 sui 20 miliardi di metri cubi di gnl (gas naturale liquefatto) che vengono dalla Russia». Il riferimento è al regolamento adottato dal Consiglio europeo per l’abbandono delle importazioni russe di metano. Il divieto totale entrerà in vigore a partire dall’inizio dell’anno prossimo, mentre quello per il gas da tubo scatterà il 30 settembre 2027 (il primo novembre se nel frattempo non saranno stati raggiunti gli obiettivi di riempimento in vista dell’inverno). L’obiettivo della sospensione auspicata dal manager sarebbe quello di non aggravare in Europa lo squilibrio fra domanda e offerta causato dal venir meno delle forniture di metano dal Medio Oriente. «Suggerirei inoltre, come sta dicendo il governo italiano, di rivedere anche l’Ets, la tassa su tutta l’industria pesante. Non dico che deve essere cancellata ma deve essere sospesa, oppure redistribuita, per non penalizzare ulteriormente un settore industriale che già paga molto l’energia», ha aggiunto Descalzi intervenendo alla scuola politica della Lega.

Durigon: «La sospensione dello stop al gas russo non è un tabù»

«L’Europa dovrebbe ascoltare bene le parole di Descalzi», ha dichiarato il senatore leghista Claudio Durigon, sottosegretario al ministero del Lavoro. «L’amministratore delegato di Eni, peraltro non un caso isolato nel mondo dei servizi energetici, parla di sospendere lo stop al gas russo. Le sue dichiarazioni, rilasciate nel corso della scuola della Lega sono preoccupanti. Ha snocciolato numeri che fanno presagire una crisi senza precedenti, con lavoratori e imprese che rischiano di fermarsi. Auspicare una riflessione sul gas russo, come noi sosteniamo da tempo, non è un tabù o un messaggio sovversivo ma una soluzione di buonsenso».

Schlein: «Assolutamente no, Putin ha scatenato una guerra»

Di opinione opposta il Partito democratico, con la segretaria Elly Schlein che ha rigettato la proposta di Descalzi. «Oggi come oggi, no, assolutamente no, siamo in mezzo ad una guerra scatenata dall’invasione criminale di Putin», ha detto a InOnda su La7.


È il giorno del sindaco di Crans-Montana. Nicholas Féraud sotto interrogatorio

AGI - E' uno dei giorni più attesi nell'indagine sulla strage di Crans Montana dove nella notte del primo giorno dell'anno morirono tra le fiamme 41 persone, la gran parte giovanissimi, al 'Le Constellation'.

Davanti ai pm di Sion c'è Nicholas Féraud, il sindaco del Comune che mai hai lasciato la carica promettendo che si sarebbe assunto le sue "responsabilità." Féraud è entrato da un'uscita "da dietro", riferisce chi è presente all'interrogatorio in cui, in linea teorica, potrebbe anche avvalersi della facoltà di non rispondere di fronte alle accuse di omicidio, lesioni e incendio colpose in concorso con gli altri indagati e, in particolare, con Jacques Moretti e Jessica Maric, i gestori del locale.

 

 

A gennaio le prime ammissioni

Il 6 gennaio, era stato lo stesso primo cittadino ad ammettere che i controlli sulla sicurezza nel bar discoteca non era stati svolti dalla sua amministrazione dal 2020 al 2025. II Comune aveva chiesto di costituirsi parte civile nel procedimento, un'istanza però bocciata dalla magistratura. 

Il cellulare sequestrato

Féraud ha scelto di rispondere alle domande dei pubblici ministeri. Fonti legali riferiscono che gli è stato sequestrato il telefono cellulare come già accaduto con altri indagati attuali o ex funzionari del Comune sentiti nei giorni scorsi. 

 

Chi è Peter Magyar, l’ex fedelissimo che ha spodestato Orban

Dopo 16 anni è finito il regno di Viktor Orban: l’Ungheria ha un nuovo primo ministro: Péter Magyar. Ex fedelissimo dell’ormai ex premier, ha 45 anni ed è il leader di Tisza, finora il principale partito di opposizione, sempre di centrodestra ma più europeista di Fidesz. Ecco il profilo dell’uomo che ha sconfitto Orban.

Chi è Peter Magyar, l’ex fedelissimo che ha spodestato Orban
Viktor Orban (Ansa).

Magyar è nato in una famiglia conservatrice di alto profilo

Magyar è nato il 16 marzo 1981 a Budapest, in una famiglia conservatrice dell’élite urbana di cui Orban ha sempre rimarcato di non far parte: il nonno era un noto avvocato e conduttore tv e la madre una giurista dell’Alta corte, mentre il fratello di sua nonna – nonché suo padrino di battesimo – era l’ex presidente della Repubblica Ferenc Mádl.

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Entrato in Fidesz nel 2022, è stato sposato con l’ex ministra Varga

Di professione avvocato, Magyar è entrato in Fidesz nel 2002: quattro anni dopo, da praticante, partecipò alla rappresentanza legale gratuita dei manifestanti che erano stati picchiati dalla polizia durante il governo di sinistra di Ferenc Gyurcsany. Nel 2006 ha sposato la collega di partito Judit Varga, con cui poi si è trasferito per diversi anni a Bruxelles, lui con un incarico diplomatico e lei come assistente dell’eurodeputato János Áder. Nel 2015 ha ricevuto anche l’incarico di gestire i rapporti tra il Governo Orbán e il Parlamento europeo. La coppia, che intanto aveva avuto tre figli, era poi rientrata in Ungheria nel 2018: Magyar sarebbe entrato nel cda di diverse aziende di Stato, mentre Varga sarebbe arrivata nel 2019 ad assumere la carica di ministra della Giustizia.

Chi è Peter Magyar, l’ex fedelissimo che ha spodestato Orban
Judit Varga (Ansa).

Lo strappo del 2024 e il dito puntato contro il governo di Orban

Tutto cambia a febbraio del 2024, quando esplode lo scandalo della grazia presidenziale concessa da Katalin Novák (alleata strettissima di Orbán) a un ex funzionario coinvolto in una vicenda di pedofilia. Varga, all’epoca ancora ministra della Giustizia (e già separata da Magyar) aveva controfirmato la grazia come previsto dalla procedura. Risultato? Dimissioni di Novak e ritiro di Varga dalla politica. Magyar, ancora formalmente dentro il sistema, colse la palla al balzo e in un durissimo post su Facebook accusò il governo di «nascondersi dietro le gonne delle donne» (dell’ex presidente e della sua ex moglie). Pochi giorni dopo annunciò le dimissioni da tutti gli incarichi pubblici, iniziando una campagna di denuncia contro la deriva del “sistema Orbán”. «Ho vissuto dentro la macchina per 20 anni e ora la racconto dall’interno», disse.

L’adesione a Tisza e l’exploit delle elezioni europee del 2024

A metà marzo 2024 Magyar annunciò l’intenzione di fondare un nuovo partito di opposizione. Alla fine decise alla fine di aderire al Partito del Rispetto e della Libertà (Tisza), già esistente, assumendone la leadership in vista delle Europee di quell’anno, in cui la formazione politica ottenne quasi il 30 per cento. Da allora eurodeputato e membro del Ppe, Magyar è infine riuscito a spodestare Orban. E in modo netto: Tisza ha infatti ottenuto la maggioranza dei due terzi in Parlamento, necessaria per abrogare le leggi dell’era Orbán.

Chi è Peter Magyar, l’ex fedelissimo che ha spodestato Orban
Peter Magyar all’Europarlamento (Ansa).

Cosa aspettarsi da Magyar, più europeista di Orban ma pur sempre conservatore

Magyar si definisce un conservatore “anti-sistema”, nato e cresciuto all’interno di esso. In campagna elettorale ha promesso il ripristino dello stato di diritto, di combattere la corruzione, lo sblocco immediato dei fondi Ue congelati da Bruxelles e l’ingresso nell’eurozona entro il 2030, oltre alla riduzione della dipendenza energetica dalla Russia entro il 2035. Ma sul tema caldo dei migranti, Magyar intende essere ancor più duro del suo predecessore, con l’abolizione del programma dei lavoratori stranieri extra-UE. Sull’Ucraina la sua posizione è cauta: no alle armi a Kyiv e niente ingresso rapido nell’Ue.