Secondo fonti a conoscenza del dossier, proprio mentre gli Stati Uniti stanno schierando una vasta forza navale nel Mar Arabico in vista di possibili attacchi alla Repubblica Islamica, l’Iran è vicino a un accordo con la Cina per l’acquisto di missili supersonici antinave. Lo riporta Reuters.
Le caratteristiche dei missili CM-302
L’accordo riguarda la fornitura di missili CM-302: di fabbricazione cinese, hanno una gittata di circa 290 chilometri e sono progettati per eludere le difese navali volando bassi e veloci. Il loro dispiegamento, evidenziano gli esperti, aumenterebbe significativamente le capacità d’attacco dell’Iran e rappresenterebbe una minaccia per le forze navali statunitensi nella regione. I missili CM-302, scrive Reuters, sarebbero tra i più avanzati equipaggiamenti militari mai trasferiti all’Iran dalla Cina e rappresenterebbero una sfida all’embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite per la prima volta nel 2006, sospeso nel 2015 e poi reintrodotto a settembre del 2025.
I negoziati vanno avanti da almeno due anni
I negoziati con la Cina per l’acquisto di sistemi d’arma missilistici, secondo le fonti di Reuters, sono iniziati almeno due anni fa e hanno subito una forte accelerazione dopo la guerra di 12 giorni tra Israele e Iran di giugno 2025, grazie al viaggio a Pechino di Massoud Oraei, viceministro della Difesa iraniano. Le fonti non hanno rivelato il numero di missili coinvolti nel potenziale accordo, né quanto l’Iran abbia accettato di pagare e nemmeno se la Cina abbia in qualche modo cercato di frenare l’intesa, viste le crescenti tensioni nella regione.
Massimo Adriatici, l’ex assessore di Voghera che nel 2021 uccise il senzatetto Youns El Boussettaoui, è stato condannato in primo grado a 12 anni di carcere per omicidio volontario. Potrà contare sullo sconto di pena di un terzo per aver scelto il rito abbreviato. La procura aveva chiesto 11 anni e quattro mesi di detenzione, la difesa l’assoluzione per legittima difesa. Adriatici dovrà anche versare 380 mila euro totali di risarcimenti – 90 mila ai genitori del 39enne marocchino e 50 mila per ogni fratello e sorella, quattro in totale, tutti costituitisi parte civile.
La ricostruzione dei fatti
Nella serata del 20 luglio 2021, in piazza Meardi a Voghera, l’allora assessore alla Sicurezza, avvocato ed ex poliziotto, sparò un colpo di pistola verso Youns, reo di star infastidendo i clienti seduti all’esterno del bar Ligure. I due avevano avuto un’iniziale colluttazione, con la vittima che aveva sferrato ad Adriatici un pugno in faccia. A quel punto quest’ultimo, caduto a terra, ha impugnato l’arma e colpito al petto il senzatetto. Costui fu dichiarato morto un’ora e mezza dopo «per choc emorragico acuto a causa della lacerazione della vena cava inferiore e dei vasi renali contigui». La procura ha parlato di «una vera e propria ronda armata», sostenendo che Adriatici fosse uscito di casa apposta per capire cosa stesse facendo Youns. Inizialmente aveva ipotizzato l’eccesso colposo di legittima difesa, chiedendo una condanna di tre anni e sei mesi. Ma quel processo non si è mai concluso e la giudice Valentina Nevoso, nel novembre del 2024, ha chiesto di riqualificare il reato nell’omicidio volontario. Capo d’imputazione accolto, con le attenuanti generiche, perché «Adriatici avrebbe potuto valutare meglio la situazione e sparare alle gambe, anche per il suo ruolo di ex poliziotto».
AGI - Si svolgerà il 18 marzo 2026, alle ore 17.30, presso la Casa del Cinema di Roma la quinta edizione del Premio Giornalistico Mario Sarzanini dedicato alla memoria del decano della cronaca giudiziaria scomparso nel 2021. La giuria, presieduta da Andrea Balzanetti e composta da Massimo Martinelli, Guido D'Ubaldo, Andrea Cappelli, Davide Desario, Andrea Pucci, Emma D'Aquino, Luigi Contu e Flavio Natalia, ha scelto i vincitori delle diverse categorie: Web, Roberto Saviano; Radio, Giorgio Zanchini; TV, Veronica Fernandes; Quotidiani, Niccolò Zancan; Agenzie, Assunta Cassiano; Podcast, Malcom Pagani; Uffici Stampa, Medici Senza Frontiere.
Premio Speciale: Al film "40 secondi", dedicato alla storia di Willy Monteiro Duarte. "Come ogni anno - dice il Presidente Andrea Balzanetti -, abbiamo seguito un criterio oggettivo: quale sarebbe stata la scelta di Mario Sarzanini al nostro posto. Siamo certi di aver onorato al meglio la memoria di Mario, maestro di giornalismo e di vita".
L'evento e i partner
L'evento, presentato da Manila Nazzaro, rappresenterà anche un momento di importante riflessione sullo stato dell'informazione. L'iniziativa, che ha come partner principale Unimarconi, è stata realizzata in collaborazione con Lighthouse Communication e con il patrocinio dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio. Media partner e radio ufficiale dell'evento è Lighthouse Radio.
AGI - Il giudice di Pavia Luigi Riganti ha condannato a 12 anni di carcere per omicidio volontario Massimo Adriatici, l'ex assessore leghista di Voghera, avvocato ed ex poliziotto, a processo per avere esploso il colpo di pistola che la sera del 20 luglio 2021 uccise il senzatetto Younes El Boussettaoui. La procura aveva chiesto una condanna a 11 anni e 4 mesi, la difesa l'assoluzione dall'accusa di omicidio.
Il giudice ha stabilito che l'ex assessore leghista Adriatici dovrà versare 90mila euro di provvisionale per i genitori di Younes El Boussettaoui e 50mila euro per i fratelli e le sorelle, parti civili assistiti dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli. La sentenza di primo grado arriva dopo un tormentato cammino giudiziario. Il 6 novembre del 2024 la giudice Valentina Nevoso, al termine del processo di primo grado, uscì dalla camera di consiglio non con una sentenza, come ci si aspettava, ma con una lunga ordinanza letta in aula con la quale criticò con toni molto severi l'imputazione della Procura che aveva chiesto tre anni e mezzo di carcere per 'eccesso colposo di legittima difesa'. La magistrata spiegò che si doveva ripartire dal reato "quantomeno di omicidio volontario col dolo eventuale" perché Adriatici avrebbe "previsto e accettato" le conseguenze delle sue azioni quando da terra esplose un colpo di pistola che freddò il senzatetto marocchino Youns El Boussetaoui. Gli atti erano quindi tornati dalla Procura che aveva riformulato l'accusa come da indicazioni della giudice. Nel nuovo capo di imputazione, illustrato nella requisitoria dal procuratore capo Fabio Napoleone, si evidenziava che il proiettile che colpì il 39enne tra il torace e l'addome provocò un'emorragia che lo portò il 39enne a una morte veloce e venne esploso "in violazione dei doveri del suo ufficio di assessore". Alla pena di Adriatici è stato applicato lo sconto di un terzo perché aveva scelto il rito abbreviato. Nell'arringa, gli avvocati Luca Gastini e Guido Alleva avevano sostenuto che Adriatici stava facendo una passeggiata nella zona di piazza Meardi ed era armato perché aveva sempre con sé una pistola e che la sua fu una legittima difesa perché cadde a causa dello schiaffo subito.
Le parole del legale di parte civile
"Questa sentenza mi consente di credere nella giustizia e di continuare a difendere le persone ai margini della società'". Lo afferma l'avvocata Debora Piazza, legale di parte civile per i familiari di Younes El Boussetaoui ucciso da un colpo di pistola sparato dall'ex assessore leghista di Voghera, Massimo Adriatici. "Non esistono persone di serie A e di serie B, anche se viviamo in un momento storico molto complesso, in cui cercare la verità è sempre molto difficile - aggiunge -. Avevano parlato di legittima difesa, qui come nel caso di Rogoredo (Piazza è parte civile anche nel procedimento per l'omicidio di Mansouri, ndr). La sentenza di oggi ci ha detto che siamo tutte persone uguali davanti alla legge".
Tensione alle stelle tra fratelli in casa Elkann. Lapo non ha preso bene il fatto che, sulla vicenda Repubblica, John abbia chiuso la porta in faccia al suo amico Leonardo Maria Del Vecchio senza nemmeno incontrarlo. Il giovane LMVD era entrato a gamba tesa nella trattativa tra Gedi e il gruppo Antenna (secondo le voci di corridoio giunta faticosamente alle battute finali) offrendo sull’unghia 140 milioni di euro, cioè molti più soldi di quelli che verserà l’armatore-editore greco Theo Kyriakou a Exor per rilevare la casa editrice. Lapo, secondo le voci di corridoio, avrebbe perorato fino all’ultimo la causa del suo amico. Ma John è stato irremovibile.
E da Bettini arriva D’Alema, il decostruttore
Arriva Massimo D’Alema alla corte di Goffredo Bettini: all’evento romano per la rivista Rinascita, il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte appare solo in collegamento ed elogia il suo vice Mario Turco, destinato a contare sempre di più nella geografia politica pentastellata. C’è Elly Schlein, la segretaria del Partito democratico, poi ecco tutto il quartier generale di Alleanza Verdi e Sinistra con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Ma il più atteso è lui, “Baffino”, che ha tanta voglia di parlare: «Oggi da pensionato posso offrire un contributo di idee e di passione», dice Max. «Bisogna lavorare ancora per allargare il nostro campo ad altre forze democratiche, anche decostruendo quello della destra». Citando come esempio il 1996, quando lui stesso lavorò per far divorziare Umberto Bossi da Silvio Berlusconi. Chissà da chi vuol cominciare questa “decostruzione”, D’Alema…
Ma che Fao? Candidi proprio lui?
Il governo di Giorgia Meloni ha dovuto candidare chi guiderà la Fao. Una personalità di destra? Macché. Il dem Maurizio Martina. Proprio l’ex segretario del Partito democratico – in quel periodo del 2018 da reggente, a cavallo tra i regni di Matteo Renzi e Nicola Zingaretti – è stato candidato dal governo italiano e dai ministri Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani alla guida dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, a partire dal 2027. Martina ricopre già il ruolo di vicedirettore generale dell’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. E dal 2014 al 2018 è stato ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali nei governi Renzi e Gentiloni. Chi ha festeggiato per questa decisione? Coldiretti, che ha espresso grande apprezzamento per la decisione attraverso il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo: «La candidatura di Martina rappresenta un’opportunità strategica e ci auguriamo che l’Europa prenda una posizione unitaria su una nomina di tale rilievo». A destra, invece, polemiche a non finire: non c’era proprio nessuno da candidare dei “nostri”?
Zuppi da “papa” Carlin Petrini
Lo hanno sempre chiamato “il papa di Slow Food”, Carlin Petrini. E il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), il cardinale Matteo Zuppi, è andato dal papa. Dicendo che «oggi stiamo rimettendo in discussione diritti e sistemi che sembrerebbero acquisiti, ma non lo sono. È il tempo della forza che li sminuisce, i diritti, si dice che ce ne sono troppi, che la logica della produzione e del mercato è quella che guida le scelte. Ma il “buono pulito e giusto” di Slow Food in realtà è l’unico modo per sopravvivere, non è una cosa per poche persone per bene, è l’unico modo per andare avanti. Il tempo della forza è pericoloso, serve consapevolezza». Non solo: «Scegliere il buono, pulito e giusto, e soprattutto il giusto, è una buona strada, l’unica. È l’unico modo in cui si guadagna tutti, solo così ci può essere futuro. La solidarietà non è un lusso, è l’unico modo sostenibile di vivere. Il senso della vita, per chi crede, si trova anche nella religione, ma per tutti c’è quando costruiamo la comunità». E poi tutti a bere…
Il parlamento alle prese con le arti culinarie
Di cosa si occupa questa settimana il parlamento? Di tanti dettagli, secondo il calendario d’Aula della Camera dei deputati. Leggiamone qualcuno. «Modifica dell’intesa tra il governo della Repubblica italiana e le Assemblee di Dio in Italia, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione». Poi: «Modifica dell’intesa tra il governo della Repubblica italiana e la Tavola valdese, in attuazione dell’articolo 8, terzo comma, della Costituzione (approvato dal Senato)». Quindi: «Modifiche al codice penale e al regolamento di polizia mortuaria, di cui al decreto del presidente della Repubblica 10 settembre 1990, n. 285, in materia di disposizione delle spoglie mortali delle vittime di omicidio (approvate dal Senato)». Nelle commissioni, «disposizioni concernenti la denominazione degli anni del corso di studi del liceo classico», «istituzione del Premio Formatore dell’anno», «disposizioni per la celebrazione del quinto centenario della morte di Niccolò Machiavelli». E, tra gli atti del governo, «proposta di nomina del generale di brigata Giovanni Capasso a direttore generale per il supporto all’attuazione dei programmi dell’Unità Grande Pompei», «valorizzazione della canzone napoletana classica». Gran finale con il presidente della commissione Cultura Federico Mollicone per «inserimento delle arti culinarie e dell’ospitalità tra le discipline artistiche tutelate e riconosciute nell’ambito del sistema Afam».
AGI - È in corso l'udienza di convalida del fermo di Carmelo Cinturrino, l'assistente capo della polizia accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri commesso il 26 gennaio al boschetto di Rogoredo.
"Voglio che faccia chiarezza. Lui si scusa con tutte le persone di cui ha tradito la fiducia. Ha ammesso le sue responsabilità: è tristissimo, è pentito di ciò che ha fatto, soprattutto della fase successiva. E che ha sparato perché ha avuto paura", ha detto l'avvocato Piero Porciani all'arrivo in carcere ai cronisti presenti.
All'interrogatorio, presieduto dal gip Domenico Santoro, partecipa anche il procuratore di Milano, Marcello Viola.
La Russa: "Severità doppia se a delinquere è un poliziotto
Sul caso Rogoredo "da penalista non ho fatto nessuna dichiarazione in questa occasione, pur essendo uno che sta sempre dalla parte delle forze dell'ordine, perché le circostanze, per carità, non che io sapessi o potessi sapere, avevano necessità di essere approfondite. Se fosse vera l'accusa che viene mossa al poliziotto, e non ho motivo di dubitare che la Procura si stia muovendo sulla base di dati abbastanza certi, mi rifarei a Giorgio Almirante". Ai tempi del terrorismo diceva: "'Se il terrorista è di sinistra chiedo la pena di morte, se per caso, e ce n'erano, il terrorista è di destra chiedo una doppia pena di morte. Impossibile di fatto, ma per dar bene l'idea. Io chiedo una grande severità verso i delinquenti e una doppia severità quando a commettere un reato così grave, semmai fosse vero, sia un poliziotto". Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ai microfoni di 'Radio anch'io' su Radiouno Rai. "Però, attenzione, chiedo una pena doppia per un poliziotto a patto che si dia la pena giusta per il bandito. Se un poliziotto sbaglia in maniera grave, ancora più severi, ma senza dimenticare che la legge deve colpire pesantemente chi la viola sistematicamente", ha aggiunto.
44 persone, di cui 21 tra carabinieri e poliziotti, sono indagate per furto aggravato dal pm Stefano Opilio. L’accusa è di aver sottratto oggetti alla Coin di via Giolitti, in Stazione Termini a Roma, causando un buco di 184 mila euro nel fatturato del 2024. Numeri che hanno spinto il negozio a installare telecamere ovunque per indagare sull’origine delle sparizioni, affidandosi a una società investigativa privata. È stata quest’ultima a scoprire il meccanismo: una cassiera della Coin metteva da parte la merce (borse, cappelli, giacche, intimo, cosmetici e profumi), la nascondeva in un armadio, rimuoveva le tacche anti taccheggio e preparava le buste che consegnava poi a militari e agenti.
Chi sono gli indagati tra le forze dell’ordine
Nel registro degli indagati figurano nove membri della Polizia tra cui un primo dirigente della Polfer, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo e un’agente. A questi si aggiungono 12 esponenti dell’Arma dei Carabinieri tra cui un brigadiere, diversi vice brigadieri e appuntati scelti in servizio presso la stazione. In tutte le occasioni non si è mai trattato di colpi eclatanti, perché il meccanismo era stato costruito per non dare nell’occhio con piccoli furti costanti. Oltre alle forze dell’ordine ci sono un’altra ventina di indagati tra cui dipendenti di negozi vicini, tutti sorpresi a fare shopping alla Coin con lo stesso metodo e con la complicità della stessa cassiera.
Nella seconda e ultima conferenza stampa prima dell’inizio del Festival di Sanremo, il direttore artistico e conduttore Carlo Conti ha annunciato che sul palco dell’Ariston – oltre a Can Yaman – salirà anche Kabir Bedi: i due attori che più hanno incarnato il personaggio salgariano di Sandokan si ritroveranno insieme nella prima serata della kermesse. Non solo: ha anche comunicato l’ordine di uscita dei cantanti in gara.
L’ordine di uscita dei cantanti in gara
La prima serata del Festival di Sanremo vedrà l’esibizione di tutti e 30 i big in gara. Ecco l’ordine di uscita:
Ditonellapiaga con Che fastidio! Michele Bravi con Prima o poi Sayf con Tu mi piaci tanto Mara Sattei con Le cose che non sai di me Dargen D’Amico con AI AI Arisa con Magica favola Luchè con Labirinto Tommaso Paradiso con I romantici Elettra Lamborghini con Voilà Patty Pravo con Opera Samurai Jay con Ossessione Raf con Ora e per sempre J-Ax con Italia Starter Pack Fulminacci con Stupida sfortuna Levante con Sei tu Fedez & Marco Masini con Male necessario Ermal Meta con Stella stellina Serena Brancale con Qui con me Nayt con Prima che Malika Ayane con Animali notturni Eddie Brock con Avvoltoi Sal Da Vinci con Per sempre sì Enrico Nigiotti con Ogni volta che non so volare Tredici Pietro con Uomo che cade Bambole di Pezza con Resta con me Chiello con Ti penso sempre Maria Antonietta & Colombre con La felicità e basta Leo Gassmann con Naturale Francesco Renga con Il meglio di me LDA & Aka7even con Poesie clandestine
Le esibizioni dei cantanti in gara verranno valutate esclusivamente dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web, che assegnerà i voti necessari a stilare una classifica provvisoria dei 30 brani: al termine della serata, saranno comunicate le cinque canzoni più apprezzate dai giurati, senza però l’ordine di piazzamento.
AGI - Potrebbe arrivare in estate la sentenza per i quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell'omicidio di Giulio Regeni, ricercatore friulano trovato cadavere a Il Cairo il 3 febbraio del 2016. Il processo, sospeso a ottobre, è ripreso oggi dopo la decisione della Consulta. Nel corso dell'udienza è stato nominato un consulente per le difese e, per il prossimo 8 giugno, è previsto il in contraddittorio tra le parti. Nelle udienze del 23 e del 24 giugno dovrebbe poi esserci, nell'aula Bunker di Rebibbia, la requisitoria del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco con le relative richieste. E in estate potrebbe esserci la sentenza.
"Abbiamo fiducia, ce l'abbiamo da sempre". Lo hanno detto, parlando con l'AGI, Claudio Regeni e Paola Deffendi, genitori di Giulio Regeni, fuori dall'aula Occorsio del tribunale di Roma al termine dell'udienza.
I genitori di Regeni, accanto all'avvocato di famiglia, Alessandra Ballerini, si fanno forza dopo quella che definiscono "un'udienza interlocutoria" che pero' segna la ripresa del processo ai quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell'omicidio di Giulio Regeni.
La consigliera regionale lombarda Barbara Mazzali ha lasciato Fratelli d’Italia per aderire a Forza Italia. Ad annunciarlo è stato Alessandro Sorte, deputato azzurro e segretario regionale della Lombardia: «Il nostro gruppo sale così a 11 consiglieri regionali. Alle elezioni del 2023 erano stati eletti sei consiglieri e quello di Barbara Mazzali è il quinto ingresso nel gruppo, a conferma di un percorso di crescita politica e istituzionale costante. Siamo felici della sua scelta, si tratta di una figura di riconosciuto consenso, che in più tornate elettorali ha dimostrato competenza, credibilità e un forte radicamento sul territorio lombardo. Il suo contributo rappresenta un valore aggiunto per l’azione del gruppo e per il progetto politico di Forza Italia in Regione. Il partito continua a crescere e rafforzarsi sul territorio lombardo e a ogni tornata elettorale. Nelle prossime settimane ci saranno altri ingressi». Mazzali, che pare stesse dialogando anche con il partito di Vannacci, Futuro Nazionale, ha dunque scelto di proseguire l’esperienza con Fi anche in vista di una candidatura per le prossime regionali. Nei primi due anni e mezzo di legislatura ha svolto il ruolo di assessore regionale al Turismo prima di essere sostituita in corsa da Debora Massari.