Morte cerebrale per il 12enne risucchiato dal bocchettone della piscina

AGI - La scorsa notte è stato dichiarato il decesso del 12enne ricoverato in ospedale a Rimini rimasto incastrato nel bocchettone di aspirazione di una piscina in un complesso di Pennabilli. Poche ore prima era sopraggiunta la morte cerebrale.

Non aveva mai ripreso conoscenza

Il piccolo originario di San Benedetto del Tronto, nelle Marche, non aveva mai ripreso conoscenza ed era stato tirato fuori dall'acqua in arresto cardiaco il giorno di Pasqua. La Procura di Rimini ha sequestrato la vasca e aperto un fascicolo: l'ipotesi iniziale di lesioni gravissime è destinata a essere riqualificata in omicidio colposo. 

Incontro Tajani-Marina Berlusconi: i nodi ancora da sciogliere

Dunque, ci siamo. Dopo giorni di attesa, finalmente venerdì, all’ora di pranzo, presumibilmente nella residenza di corso Venezia, Marina Berlusconi e Antonio Tajani, alla presenza di Gianni Letta, discuteranno i nuovi assetti di Forza Italia dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia. E a sorpresa ci sarà anche Pier Silvio Berlusconi, che finora mai si era visto nei summit della sorella col segretario o con gli altri dirigenti forzisti. Un segnale di unità e compattezza della famiglia, con un sotto-testo indirizzato al titolare della Farnesina: i Berlusconi siamo noi e siamo noi che dettiamo la linea al partito. La resa dei conti tra famiglia e segretario pare dunque essere arrivata.

Incontro Tajani-Marina Berlusconi: i nodi ancora da sciogliere
Gianni Letta con Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Il futuro di Barelli, Costa in pole per sostituirlo alla Camera

Marina B. aveva colto al balzo il repulisti messo in pratica da Giorgia Meloni nei confronti di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè, per avviare finalmente qualche cambiamento, come si è visto con la sostituzione di Maurizio Gasparri con Stefania Craxi alla presidenza dei senatori azzurri. Ma alla numero uno di Fininvest non basta. Tocca pure al capogruppo dei deputati, Paolo Barelli, fedelissimo di Tajani nonché suo consuocero, presidente della Federazione nuoto, abile nuotatore pure tra i marosi del Transatlantico. Oggi si deciderà per il cambio a Montecitorio: fuori Barelli, che dovrebbe (o vorrebbe) andare a fare il sottosegretario al Mimit di Adolfo Urso, ma è libera anche una casella alla Cultura, al posto di Gianmarco Mazzi, nominato ministro del Turismo. Per sostituirlo alla Camera si scalda invece Enrico Costa. Indietro e assai lontana l’ipotesi del deputato sardo Pietro Pittalis, considerato troppo vicino a Tajani. Nelle ultime ore è ricomparso anche il nome di Andrea Orsini, colui che scriveva i discorsi per il Cavaliere, ma è stato lui stesso a togliere l’ipotesi dal campo: «È una fervida fantasia».

Incontro Tajani-Marina Berlusconi: i nodi ancora da sciogliere
Enrico Costa (Imagoeconomica).

Le condizioni poste da Tajani a Marina B

All’incontro con Marina e Pier Silvio si arriva dopo una trattativa serrata, dove le parti hanno già interloquito tramite la mediazione di Letta, fiduciario dei Berlusconi nella Capitale, tornato finalmente al centro della scena dopo un periodo in cui era stato un po’ messo da parte. Dunque, Tajani ha accettato il doloroso cambio di Barelli, ma a condizione di non subire una disfatta totale, un’umiliazione difficile da digerire. Due le condizioni poste: Barelli deve entrare nella squadra di governo, promoveatur ut amoveatur, e alla guida dei deputati non dovrà andare un esponente della minoranza. Niente Giorgio Mulè, né Deborah Bergamini, per intenderci. Semaforo verde, invece, per Costa, pasdaran garantista, figlio dell’ex ministro della Sanità Raffaele Costa, nel cui ufficio del Partito Liberale muoveva i primi passi in politica un giovanissimo Tajani. Sembra dunque superata qualche perplessità sul deputato forzista a causa dei suoi passati passaggi nel Ncd di Angelino Alfano e in Azione di Carlo Calenda. Quella sul capogruppo, però, è stata la trattativa più dolorosa ma più semplice.

Incontro Tajani-Marina Berlusconi: i nodi ancora da sciogliere
Giorgio Mulè e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Resta da sciogliere il nodo dei congressi

Più complicato affrontare l’altro tema sul tavolo: i congressi. La minoranza vuole eliminare quelli locali, perché li reputa ostaggio dei signori delle tessere, tutti fedelissimi del segretario. Che così arriverebbe al congresso nazionale con una leadership blindata. Roberto Occhiuto, che avrebbe voluto sfidare Tajani, quando a dicembre ha capito l’antifona s’è subito defilato. Ora, però, la minoranza torna alla carica: niente assise locali e rinvio della kermesse nazionale dopo il voto politico del 2027, mentre il ministro degli Esteri avrebbe voluto tenerlo prima. «Tajani leader fino al voto, poi solo dopo faremo un vero congresso. Non dobbiamo diventare il partito delle tessere, Silvio Berlusconi non lo avrebbe mai voluto», ha dichiarato il governatore della Calabria al Foglio. Sul tema la trattativa sarà serrata: è possibile che Tajani accetti di rinviare il congresso nazionale al 2028, ma almeno qualche congresso locale lo vorrà celebrare. La questione divide anche il territorio: in Sardegna litigano Ugo Cappellacci (contro le assise) e Pittalis (a favore), mentre in Campania, Puglia e Piemonte salgono le voci di chi vorrebbe frenare. Poi c’è il caos in Sicilia, col segretario Marcello Caruso, uomo di Renato Schifani, sulla graticola, ma quell’Isola, visti i guai della Giunta, è un capitolo a parte.

Incontro Tajani-Marina Berlusconi: i nodi ancora da sciogliere
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Da Arcore, però, arriva l’alt: se si rinvia il congresso nazionale, non avrebbe alcun senso tenere le assise locali. E alla fine, forse, anche su questo punto il segretario sarà costretto a cedere. Insomma, serviva la sconfitta al referendum per far partire quel rinnovamento che i figli del Cavaliere chiedono da almeno un anno e mezzo e mai fin qui avevano ottenuto. Segno che non tutti i mali (la sconfitta referendaria) vengono per nuocere. Almeno per gli eredi di B.

Raffica di Kalashnikov a Palermo, 30 colpi contro autorimessa

AGI - Raffica di fucile mitragliatore contro una autorimessa. È successo ieri notte nella borgata marinara di Sferracavallo, località balneare di Palermo.

Una utilitaria di colore nero si è fermata davanti all'autorimessa. Il passeggero è sceso e ha sparato una trentina di colpi con una mitragliatrice ak-47 Kalashnikov, prendendo di mira oltre al cancello, anche alcune automobili parcheggiate. Sarebbe stato colpito anche il gabbiotto dove si trovavano i custodi.

Intervento della polizia e indagini

Sul posto sono intervenute le pattuglie della polizia di stato del commissariato San Lorenzo. Le indagini sono seguite dagli investigatori della Squadra mobile di Palermo.

Un episodio simile nelle scorse settimane

È un episodio simile a quello avvenuto, nelle settimane scorse, contro il deposito della societa' di noleggio Sicily by car, sempre nella stessa zona che rientra nel mandamento mafioso di San Lorenzo.

"Forte allarme sociale"

"Esprimiamo profonda preoccupazione per il gravissimo episodio avvenuto. Un atto di inaudita violenza - affermano i consiglieri del Movimento 5 Stelle nella Settima Circoscrizione, Giovanni Galioto e Simone Aiello - che ha generato una vera e propria notte di terrore per i residenti della borgata, scossi e impauriti da quanto accaduto. Si tratta dell'ennesimo episodio di una serie di fatti gravissimi che, negli ultimi tempi, stanno interessando il territorio della Settima Circoscrizione, destando forte allarme sociale".

I consiglieri hanno richiesto la "convocazione urgente di un Consiglio straordinario da tenersi nel quartiere di Sferracavallo, al fine di manifestare concretamente la vicinanza e la solidarietà a tutti i residenti e agli operatori economici della zona". Chiesta la partecipazione del sindaco, degli assessori competenti, del questore e del comandante dei vigili urbani, "affinché la loro presenza rappresenti un segnale forte e tangibile della vicinanza delle istituzioni e dello Stato nella difesa della legalità e nella tutela dei cittadini contro ogni forma di pressione mafiosa".

Netanyahu annuncia negoziati diretti col Libano

Benjamin Netanyahu ha annunciato a sorpresa di aver «incaricato il governo di avviare al più presto negoziati diretti con il Libano». I colloqui, ha spiegato il premier israeliano, «si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche» tra Tel Aviv e Beirut. Netanyahu ha dunque accettato la richiesta ricevuta dal governo libanese, che il suo esecutivo aveva invece respinto a marzo. Il primo incontro, a livello di ambasciatori, dovrebbe avere luogo la prossima settimana a Washington, al Dipartimento di Stato. Bibi ha messo in chiaro che, nel frattempo, «non ci sarà alcuna tregua» con Hezbollah.

Netanyahu annuncia negoziati diretti col Libano
Benjamin Netanyahu e Donald Trump (Ansa).

Trump aveva chiesto a Netanyahu una de-escalation in Libano

Dopo i violenti raid dell’IDF su Beirut con centinaia di vittime, oltre alle varie cancellerie europee e ai governi di Mosca, Ankara e Islamabad, anche Donald Trump aveva chiesto a Netanyahu una de-escalation in Libano di ridurre gli attacchi in Libano per garantire il successo dei negoziati in Pakistan tra Usa e Iran. In vista dei colloqui, Teheran ha condannato gli attacchi israeliani su Beirut, chiedendo di confermare l’inclusione del Libano nell’accordo di cessate il fuoco. «Continueremo a colpire Hezbollah con forza e determinazione, ovunque sarà necessario», aveva scritto Bibi. Resta da capire quale accordo possa essere raggiunto tra Israele e il Libano. Tel Aviv non ha mai mostrato interesse per colloqui con Beirut che non coinvolgessero anche Hezbollah. E l’organizzazione antisionista ha sempre affermato di non voler negoziare con lo Stato ebraico, soprattutto se sotto attacco.

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Stefano Gabbana lascia la presidenza di D&G

Stefano Gabbana ha lasciato la presidenza di D&G, assunta da Alfonso Dolce (fratello di Domenico, già ceo del marchio). Lo riporta l’agenzia Bloomberg, secondo cui il gruppo, alle prese con il rallentamento del lusso, si prepara a negoziare con le banche una ristrutturazione di circa 450 milioni di euro di debito, con la richiesta di nuovi fondi fino a 150 milioni. Sul tavolo, sempre secondo Bloomberg, anche la possibile cessione di asset immobiliari e il rinnovo di licenze per rafforzare la liquidità. Gabbana starebbe vagliando diverse ipotesi su come gestire la sua partecipazione, pari al 40 per cento, nel capitale sociale della maison. Tra queste ci potrebbe essere anche la cessione della sua quota. Ne possiede una equivalente anche Domenico Dolce, mentre la restante percentuale del capitale è ripartita tra i fratelli Dolce.

Sciolto il nodo Leonardo: tutte le nomine del Mef

Habemus nomine. Dopo settimane turbolente, il governo ha sciolto le riserve sui vertici di Leonardo, Eni, Enav ed Enel. Ora manca solo Terna, ma pare sia questione di giorni. Dopo la conferma a Poste di Matteo Del Fante nel ruolo di ad e Silvia Rovere in quello di presidente, gli alleati della maggioranza hanno così trovato la quadra.

Leonardo: Lorenzo Mariani al posto di Roberto Cingolani

Partiamo da Leonardo, dove Giorgia Meloni ha voluto sostituire sia il capo azienda sia il presidente. Al posto di Roberto Cingolani, arriva Lorenzo Mariani, manager di lungo corso e condirettore del gruppo di Piazza Monte Grappa nonché capo della costola italiana di Mbda, il consorzio europeo che produce missili.

Sciolto il nodo Leonardo: tutte le nomine del Mef
Da sinistra Stefano Pontecorvo, Roberto Cingolani e Lorenzo Mariani (Imagoeconomica).

Mentre la poltrona di presidente passa da Stefano Pontecorvo a Francesco Macrì, consigliere d’amministrazione del colosso della Difesa dal 2023, in quota FdI.

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Francesco Macrì (Imagoeconomica).

Eni: confermato Descalzi, alla presidenza arriva Giuseppina Di Foggia

In Eni resta saldo per il quinto mandato consecutivo l’ad Claudio Descalzi mentre alla presidenza – al posto del generale della GdF Giuseppe Zafarana, arriva da Terna Giuseppina Di Foggia. L’ipotesi Andrea De Gennaro era sfumata dopo che il governo, con un emendamento al decreto Sicurezza, ha prorogato il suo incarico alla guida delle Fiamme Gialle di sei mesi, fino al 31 dicembre 2026. A quel punto sembrava che la favorita fosse Elisabetta Belloni, battuta però da Di Foggia.

Sciolto il nodo Leonardo: tutte le nomine del Mef
Giuseppina Di Foggia (Imagoeconomica).

Terna verso Pasqualino Monti ad e Stefano Cuzzilla presidente

A Terna, Di Foggia dovrebbe lasciare il posto a Pasqualino Monti, attuale ad di Enav, dato in quota FdI, che a sua volta cederebbe la poltrona di Ceo dell’Ente Nazionale per l’Assistenza al Volo a Igor De Biasio, presidente di Terna di area leghista. Alla presidenza di Terna invece dovrebbe andare Stefano Cuzzilla, vicino a Forza Italia, mentre in quella di Enav è stato designato l’attuale presidente di Ita Airways Sandro Pappalardo (vicino a FdI).

Sciolto il nodo Leonardo: tutte le nomine del Mef
Pasqualino Monti (Imagoeconomica).

Enel: confermati Cattaneo e Scaroni

Nessun cambiamento ai vertici di Enel: restano al loro posto sia l’ad Flavio Cattaneo sia il presidente Paolo Scaroni (quota FI). Nel cda entra però Alessandro Monteduro, capo di gabinetto di Alfredo Mantovano.

Sciolto il nodo Leonardo: tutte le nomine del Mef
Paolo Scaroni e Flavio Cattaneo (Ansa).

Geopolitica e sfide globali: a Mestre ci si interroga sul futuro dell’Europa

AGI - Il Festival Internazionale della Geopolitica Europea è entrato nel vivo presso il Museo del ’900 (M9) di Mestre con una serie di riflessioni serrate sul futuro del continente e sulla crescente fragilità degli equilibri internazionali. Ad aprire i lavori è stato l’analista Arduino Paniccia, che ha delineato un quadro rigoroso delle strategie militari attuali, definendo la guerra come una “nuova normalità” in un sistema globale dove il peso delle potenze è ormai dettato esclusivamente da armamenti, demografia e capacità nucleare.

Secondo Paniccia, l’Europa resta una potenza di secondo livello e può ambire a un futuro solo attraverso un’unione reale che elimini il sistema dei veti, indicando in Italia e Germania le nazioni chiamate a guidare un necessario processo di riarmo per non soccombere alle pressioni esterne. Sulle tensioni in Medio Oriente è intervenuto il direttore de Il Gazzettino, Roberto Papetti, che ha analizzato le complessità del dossier iraniano e le difficoltà dell’amministrazione Trump nel gestire lo Stretto di Hormuz, diventato improvvisamente un’arma economica micidiale.

Scenari strategici e opinione pubblica

Papetti ha evidenziato come il secondo mandato di Donald Trump si trovi oggi di fronte a un bivio strategico, stretto tra le promesse elettorali sul mantenimento dei prezzi del carburante e la necessità di gestire un’opinione pubblica americana sempre più determinante. La sessione pomeridiana, moderata dalla giornalista Eleonora Lorusso, ha spostato il focus sulla “Geopolitica sui banchi di scuola”, trasformando l’Auditorium “Cesare de Michelis” in un laboratorio di idee dove l’assessore regionale Valeria Mantovan ha ribadito l’urgenza di integrare l’analisi degli scenari globali nei percorsi didattici per sviluppare il pensiero critico dei giovani e proteggerli dai modelli tossici dei social media.

Istruzione e opportunità internazionali

L’importanza della dimensione internazionale è stata confermata dalla testimonianza dello studente Luca Pesciallo e dagli interventi di Veronica Guagliumi e Valentina Pagliai, che hanno sottolineato come il programma Erasmus+ e l’accesso inclusivo alla cultura siano strumenti indispensabili per tradurre i diritti in opportunità concrete. In chiusura di giornata, il panel moderato da Domitilla Savignoni, con la partecipazione di esperti quali Matteo Legrenzi e Gianluca Pastori, insieme al senatore canadese Tony Loffreda e all’ambasciatore Roberto Nigido, ha acceso i riflettori sul debito record di 38 trilioni di dollari degli Stati Uniti e sui rischi dell’isolazionismo.

Cooperazione e asse transatlantico

Il dibattito ha evidenziato come l’Europa rimanga il soggetto più vulnerabile di fronte alla politica dei dazi e all’instabilità energetica, concludendo con un appello unanime alla cooperazione multilaterale e al rinvigorimento dell’asse transatlantico per evitare una deriva di instabilità permanente che favorirebbe solo i competitor sistemici dell’Occidente.

La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni

L’esito del referendum del 22-23 marzo, che ha bocciato inesorabilmente la riforma della giustizia proposta dal governo in carica, non è «un’occasione persa», come ha detto Giorgia Meloni nel suo atteso discorso in parlamento: questo è il primo dei vistosi errori di comunicazione che un(a) presidente del Consiglio non dovrebbe mai commettere, poiché dovrebbe rivolgersi a tutti gli italiani, non certo privilegiando quelli della sua parte politica, o gli alleati. Una sincera autocritica sarebbe stata necessaria, invece del solito «ci ho messo la faccia» che ha dato modo a Matteo Renzi di replicare: «Non la sua, quella della Santanchè, di Delmastro e della Bartolozzi». Se la maggioranza degli italiani dice che una riforma è sbagliata non significa che non si vuole «modernizzare l’Italia»: vuol dire che il modo scelto per modernizzarla presentava falle evidenti. E se, come ha detto Meloni, «prendiamo sempre atto del giudizio dei cittadini» (ci mancherebbe altro), non deve contraddirsi sostenendo che è stata persa un’occasione.

La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni sullo schermo, con Salvini e Tajani (foto Imagoeconomica).

​Quello di Meloni non è sembrato il discorso di una leader, ma il solito show delle mezze verità a cui ci ha ormai abituati, non esente da bugie ed esagerazioni spericolate: un modo forse per eccitare l’opposizione, invece di cercare quel dialogo che sarebbe stato necessario vista la drammatica situazione che il mondo e di riflesso l’Italia vivono in questi momenti.

La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Aggressività tipica dei comizi di Fratelli d’Italia

Giorgia Meloni non ha mai imparato il galateo istituzionale che il suo ruolo le impone, e non riesce ad essere la leader di tutto il Paese: continua a esercitare in parlamento quell’aggressività che le procura entusiastici consensi nei comizi di Fratelli d’Italia a cui lei fa fatica a disaffezionarsi. Enfatizzando risultati che, obiettivamente, non si vedono: tra un anno si vota e questo governo non ha fatto nessuna riforma. Non ha fatto praticamente nulla in quattro anni. Senza dire una parola sulle catastrofi mondiali scatenate dal suo “amico” Donald Trump e tutt’altro che risolte.

La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni tra Matteo Salvini e Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

«Noi non scappiamo»: dalle poltrone no di sicuro

Niente cenni anche alle difficoltà che i cittadini vivono sempre di più, facendo la spesa o il pieno, andando in un ospedale pubblico, non arrivando a fine mese, non arrivando vivi alla pensione, guardando i giovani lasciare l’Italia. «Noi non scappiamo», ha detto Meloni: già, infatti è anche oltremodo difficile schiodarli dalle poltrone che occupano, anche quando l’opportunità lo richiederebbe, come nel caso Delmastro, Santanchè, Bartolozzi: c’è voluto lo schiaffo del “no” per consigliare alla premier di usare quei tre come capri espiatori, sperando in qualche modo di salvare la sua reputazione e quella del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

La mancanza di autocritica e gli altri errori di comunicazione di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni beve in Senato.

Purtroppo per lei, l’opinione pubblica ha visto in questa mossa, al contrario, il capitano di una nave gettare sul mozzo la responsabilità di un naufragio. Giorgia Meloni non ha parlato al Paese. Ha semplicemente recitato il copione di sempre: spaccare l’Italia, dicendo che chi non è con lei è contro di lei. Ha fatto il contrario di quello che una presidente del Consiglio dovrebbe fare.

Meloni non sopporta il controllo e inveisce contro l’opposizione

Per lei l’opposizione «inveisce», anziché svolgere la funzione che la Costituzione le affida: avanzare proposte alternative a chi governa, controllare che il potere di chi sta a Palazzo Chigi non esondi. Meloni non sopporta il controllo e mai si era visto tanto disprezzo nei confronti del parlamento come in questo discorso. Per lei va tutto bene, il “no” la «riaccende», ha detto forse pensando ai romanzetti rosa che scriveva sua madre. Ma il suo intervento, dal punto di vista della comunicazione, è stato un campo minato di errori da matita blu.

Supermedia Agi/Youtrend 9 aprile 2026: salgono Lega e Pd

La Supermedia dei sondaggi Agi/Youtrend del 9 aprile 2026 fotografa un balzo della Lega, che in due settimane è cresciuta di quasi un punto percentuale tornando sopra il 7 per cento, un buon risultato anche per il Partito democratico, salito di oltre mezzo punto, e un calo del Movimento 5 stelle. Secondo l’analisi, che è una media ponderata dei sondaggi nazionali realizzati da Demopolis, Emg, Eumetra, Ipsos, Only numbers, Swg e Tecné, Fratelli d’Italia rimane saldamente primo partito con il 28,1 per cento, segnando un leggero calo (-0,1) rispetto al 26 marzo. Seguono sul podio il Pd con il 22,4 per cento (+0,6) e il M5s al 12,7 (-0,5). Forza Italia scende dello 0,3 stanziandosi all’8,6 per cento, seguita dalla Lega al 7,2 per cento (+0,9) e da Alleanza verdi sinistra al 6,4 per cento (-0,3). Tra i partiti minori, Futuro nazionale si ferma al 3,3 per cento (-0,3), Azione rimane stabile al 3 per cento (=), Italia Viva sale al 2,3 per cento (+0,1), Più Europa mantiene l’1,5 per cento (=) e Noi Moderati cala all’1 per cento (-0,2).

Il governo libanese chiede colloqui diretti con Israele

All’indomani dei bombardamenti dell’IDF che hanno provocato oltre 200 morti e più di mille feriti in Libano, il governo di Beirut ha richiesto colloqui diretti con Israele. Lo riportano corrispondenti di Al Jazeera nel Paese dei cedri. Tel Aviv, da parte sua, non ha mai mostrato interesse per colloqui con Beirut che non coinvolgessero anche Hezbollah. E l’organizzazione antisionista ha sempre affermato di non voler negoziare con Israele, soprattutto se sotto attacco. Difficile, dunque, che la richiesta venga accolta. Resta tuttavia da vedere cosa diranno gli Stati Uniti al riguardo e se, eventualmente, sosterranno un qualsiasi tipo di dialogo in tal senso.

Il governo libanese chiede colloqui diretti con Israele
Benjamin Netanyahu (Imagoeconomica).

Trump ha chiesto a Netanyahu di ridurre gli attacchi

Intanto, Nbc riporta che Donald Trump ha chiesto a Benjamin Netanyahu di ridurre gli attacchi in Libano per garantire il successo dei negoziati in Pakistan. Il primo ministro israeliano aveva dichiarato che Israele «continuerà a colpire Hezbollah ovunque sarà necessario». In vista dei negoziati di Islamabad, il primo ministro libanese Nawaf Salam ha chiesto al suo omologo pakistano Shehbaz Sharif di confermare l’inclusione del Libano nel cessate il fuoco della guerra con l’Iran. Da parte sua, Sharif ha già dichiarato che lo stop agli attacchi contro il Paese dei cedri fa parte degli accordi. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha detto che i raid di Israele contro il Libano sono una violazione del cessate il fuoco e rendono i negoziati senza senso. Più dure le parole del presidente del Parlamento, Mohamad Bagher Ghalibaf, atteso a Islamabad: «Le violazioni del cessate il fuoco porteranno a forti risposte».

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