Cancellato il volto dell’angelo con l’immagine di Giorgia Meloni [VIDEO]

AGI - E' stato cancellato il volto dell'angelo che assomigliava alla premier Giorgia Meloni nell'affresco della cappella laterale della basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma. Una vicenda per la quale si erano mossi il Ministero della Cultura e la Soprintendenza di Roma, con il Vicariato che aveva preso le distanze dal decoratore: "La modifica del volto del cherubino è stata una sua iniziativa non comunicata agli organismi competenti".

Lo stesso Vicariato aveva sottolineato come "sia la Sovrintendenza sia l'ente proprietario (Fec), oltre all'Ufficio per l'edilizia di culto del Vicariato di Roma, fossero al corrente dal 2023 di un'azione di restauro 'senza nulla modificare o aggiungere' sull'affresco in questione". 

 

La curiosità per il puttino col volro di Meloni

Da quel giorno, turisti e curiosi hanno affollato la basilica per andare a caccia del dipinto 'incriminato'. E anche oggi in tanti sono andati a controllare di persona che cosa ne è stato del volto della premier. Bruno Valentinetti, il restauratore amatoriale e tutto-fare della chiesa, autore del restauro contestato, ha dovuto cancellare il viso su categorica indicazione del Vaticano.

Il disegno cancellato da chi lo ha fatto

Un sacerdote della basilica spiega che cosa è successo nelle ultime ore: “Il disegno è stato cancellato da chi lo ha fatto ma fino a ieri sera c’era, l’ho visto quando è terminata la messa. È intervenuto il Vicariato dicendo che sarebbe stato cancellato e così è stato”. E aggiunge, riferendosi al 'boom' di visitatori: “Se si entra in chiesa per pregare e, casomai, si va a dare una rapida occhiata non dà molto fastidio, ma il movimento inusuale di questi gruppi in cerca di foto e selfie forse ne ha dato”. Anche una signora delle pulizie confessa "C'erano davvero tanti turisti, molti di più rispetto al solito".

Il Vicariato: ripristinare i tratti originali del volto

In una nota dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Roma, in merito all'episodio del restauro di una figura nella Cappella di Umberto II, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, si legge: "Preso atto che l'opera presentava fisionomie non conformi all'iconografia originale e al contesto sacro, il Vicariato, in piena sintonia con il parroco, ha chiesto che, previo coordinamento e autorizzazione della proprietà (Fondo Edifici di Culto) e della Soprintendenza, si provveda al ripristino dei tratti originari del volto, nell'esclusivo interesse della tutela del luogo di culto e della sua funzione spirituale".

Torino, scontri al corteo per Askatasuna: bombe carta e lacrimogeni. Meloni: “Nemici dello Stato”

AGI - Scontri a Torino all'altezza di Askatasuna, con i manifestanti che hanno lanciato bombe carta verso la polizia. Gli agenti hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. 

I manifestanti sono giunti in corso Regina Margherita, cominciando un fitto lancio di bombe carte, pietre, bottiglie e altri oggetti. Gli agenti hanno risposto con lacrimogeni e idrante. Sulla carreggiata è stato anche appiccato un incendio. A oltre mezz'ora dal primo attacco continuano i lanci di oggetti e petardi. Un uomo, non ancora identificato, si trova per terra con sangue alla testa in corso Regina Margherita, forse colpito da una pietra.

Un agente è stato colpito alla gamba ed è stato accompagnato nelle retrovie dai colleghi. Durante gli scontri è andata, inoltre, in fiamme anche una camionetta della Polizia. 

Sono 11, ma il numero è solo provvisorio, le persone rimaste ferite nel pomeriggio a Torino, durante gli scontri scoppiati al corteo per Askatasuna, con la polizia che ha fermato una decina di manifestanti.

Tra i feriti anche un agente che, come mostra alcune immagini video, è stato accerchiato e picchiato da un gruppo di manifestanti, anche quando l'uomo era per terra. Provvidenziale l'arrivo di un collega, che ha allontanato l'agente, poi medicato. Nato 29 anni fa a Pescara, sposato e con un figlio, è in forze al reparto mobile di Padova, ed ha riportato contusioni multiple: a quanto si apprende, non versa in gravi condizioni nonostante le molteplici martellate ricevute.

La Rai ha denunciato una "gravissima aggressione subita oggi a Torino dalla giornalista Bianca Leonardi e dal suo filmmaker, appartenenti alla troupe del programma "Far West", da parte di gruppi antagonisti, incappucciati, nel corso del corteo per la riapertura di Askatasuna".

Il corteo era partito dalla stazione Porta Nuova per protestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna di un mese fa. "Siamo 15mila", hanno detto i manifestanti.

Ingenti le forze di polizia, con alcune camionette che hanno vietato l'accesso alle vie che conducono alla vicina Sinagoga, nel quartiere di San Salvario. Numerose le bandiere palestinesi, con i manifestanti che urlano "Palestina Libera".

"Askatasuna vuol dire libertà, Askatasuna siamo tutti noi, siamo solo all'inizio". Hanno commentato gli antagonisti. "Gli scioperi e i 'blocchiamo tutto' - dicono i manifestanti - sono stati solo un assaggio di quello che il popolo può fare".

Mattarella sente Piantedosi, "solidarietà alle Forze dell'ordine"

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a quanto si apprende dal Quirinale ha chiamato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per chiedergli di trasmettere la sua solidarietà all'agente aggredito e a tutti gli agenti delle Forze dell'ordine che hanno subito violenze nel pomeriggio di scontri a Torino durante il corteo per Askatasuna.

Meloni, grave e inaccettabile; nemici dello Stato

"Quanto accaduto oggi a Torino, durante il corteo degli antagonisti contro lo sgombero dello stabile Askatasuna, è grave e inaccettabile. Uno sgombero legittimo di un immobile occupato illegalmente è stato usato come pretesto per scatenare violenze, incendi, lanci di bombe carta e aggressioni organizzate, fino a colpire un blindato della Polizia. Le immagini dell'agente aggredito parlano da sole: non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato". Così la premier Giorgia Meloni sui fatti di oggi pomeriggio.

"A farne le spese - prosegue - sono state le Forze dell'ordine, costrette a fronteggiare una vera guerriglia urbana, e alcuni giornalisti, aggrediti mentre svolgevano il loro lavoro. A loro va la mia piena solidarietà, insieme a quella ai cittadini danneggiati, che hanno pagato il prezzo di una violenza cieca e deliberata. Questi non sono dissenso nè protesta: sono aggressioni violente con l'obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta. E per questo devono essere trattate per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni".

Il Governo, sottolinea il presidente del Consiglio, "ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l'impunità. Ora è fondamentale che anche la Magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende. Difendere la legalità non è una provocazione: è un dovere. Lo Stato non arretra di fronte alla violenza di finti rivoluzionari abituati all'impunità e sta, senza ambiguità, dalla parte di chi indossa una divisa, di chi fa informazione e di chi rispetta le regole della convivenza civile".

Piantedosi, ecco chi sono violenti e chi li difende

"Quanto accaduto a Torino conferma chi sono i veri violenti e chi rappresenta l'autentico pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia: gli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente anche grazie a coperture politiche ben identificabili.
Anche in questa occasione, ascolteremo a sinistra ipocriti e surreali ragionamenti tesi a minimizzare le responsabilità di questi delinquenti. Ci saranno i consueti distinguo tra la bontà della causa per cui si è manifestato rispetto a pochi manifestanti intemperanti che vanno 'compresi' ma non condannati. Probabilmente oggi come ieri per qualche benpensante vanno difesi perché, anche se sbagliano, sono pur sempre compagni di lotta". Lo dichiara il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi.

Piantedosi, urgenti nuovi strumenti contro violenti

"Le immagini del vigliacco e infame pestaggio di un poliziotto da parte di questi squadristi rossi confermano l'urgenza di ricorrere a nuovi e più forti strumenti per sconfiggere i violenti e i delinquenti che si nascondono dietro i movimenti ed il diritto di manifestare. La settimana prossima sarà quella in cui discuteremo e lavoreremo per proporre nuove norme anche per questo". Lo scrive su X il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, in merito agli incidenti di Torino. "Sarà anche l'occasione - prosegue - per vedere chi sta veramente dalla parte dello Stato e di chi lo rappresenta. Con i fatti e non solo a chiacchiere. Intanto lavoreremo perché questa vile aggressione non resti impunita ed abbia la risposta che merita da parte dallo Stato. La Repubblica italiana ha già sconfitto il terrorismo e sconfiggerà anche questo movimento antagonista ormai chiaramente eversivo". 

 

 

 

 

 

‘Torch Kiss’ nel Silo G4, la fiamma olimpica illumina il Gazometro

AGI - La torcia olimpica è sbarcata al quartiere Ostiense facendo il suo trionfale passaggio all'interno del Gazometro. La struttura, che dal 1967 è proprietà di Eni, Presenting Partner del Viaggio della Fiamma, che ospita tra l'altro la sede dell'AGI, ha visto passare i tedofori – tutti dipendenti del Gruppo Eni appassionati di sport ed entusiasti di vivere questo momento unico – prima di avviarsi verso Piazza del Popolo.

Poco dopo le 13:30 il camion con la torcia olimpica, appassionati, volontari e tedofori ha fatto il suo ingresso al Gazometro dove la torcia con la fiamma olimpica è stata presa in consegna da un tedoforo. Poi, passando di mano in mano, è arrivata al silo G4 dove è avvenuto l'atteso 'Torch Kiss': Caterina, ex atleta, ha acceso la torcia di Roberto condividendo per un attimo la fiamma olimpica. Poi quest'ultimo è partito e con lui la torcia ha ripreso il suo cammino verso Milano Cortina.

IL PASSAGGIO DELLA FIAMMA OLIMPICA AL GAZOMETRO - VIDEO

 Gazometro: archeologia industriale e impegno Eni

Quella al Gazometro è stata una festa, con tanti bambini e moltissimi appassionati che hanno corso accanto ai tedofori tra selfie, trombette impazzite e battimani di plastica. Per la struttura di Ostiense, esempio unico di archeologia industriale, da qualche anno aperto a grandi eventi come 'Videocittà' e 'Maker Faire' e ai programmi del 'FAI', l'ennesima iniziativa sostenuta dall'impegno di Eni in un luogo iconico ripartito dopo quasi cento anni, che parla a Roma e al mondo.

Il percorso della fiamma verso il centro di Roma

La torcia con la fiamma olimpica dal Gazometro è ripartita in direzione piazza del Campidoglio dove arriverà intorno alle 16. Da lì, senza soste, il convoglio si dirigerà verso i Fori Imperiali e il Colosseo. Intorno alle 19:30 l'arrivo a Piazza del Popolo.

 

 

 

 

Tatiana Tramacere è viva: ritrovata dopo 10 giorni nella mansarda dell’amico

AGI - Tatiana Tramacere è stata trovata viva dai carabinieri all'interno della mansarda della casa di Dragos Ioan Gheormescu, a Nardò, il suo amico 30enne di origini rumene, formalmente indagato dalla procura di Lecce per istigazione al suicidio nell'ambito delle indagini per la scomparsa della 27enne studentessa di Filosofia, irreperibile dal 24 novembre. Non è ancora chiaro se la donna sia stata sequestrata o se si sia trattato di allontanamento volontario, coperto dal 30enne di origini rumene. La notizia del ritrovamento di Tatiana Tramacere viva e in buone condizioni di salute, è stata confermata dal procuratore della Repubblica di Lecce, Giuseppe Capoccia.

"Tatiana è viva e sta bene. È in apparenti condizioni di buona salute. Adesso lasciateci lavorare per comprendere se lo stato di costrizione o di sua volontà". Lo ha detto il comandante dei carabinieri uscendo dalla casa di Dragos Ioan Gheormescu, a Nardò.

La gioia del padre di Tatiana Tramacere

"È un momento di gioia aver trovato mia figlia, un sollievo Sembrava si stesse realizzando il peggio ma ringraziando l'Arma dei CC è andato tutto bene. Aspettiamo che venga qui sono certo che sta bene perché c'è il fratello con lei grazie a tutti è un momento bellissimo un regalo di Natale". Lo ha detto il padre di Tatiana Tramacere, Rino. "No, stiamo aspettando la telefonata. Dovrebbe tornare in serata". Ha aggiunto rispondendo in diretta a Telerama se avesse già sentito la figlia al telefono. Quando gli viene chiesto se abbia qualcosa da dire a Dragos Ioan Gheormescu ha replicato: "A Dragos non voglio dire niente. Sarà la legge a fare il suo dovere. Ringrazio tutta la comunità di Nardò".

“Troppe pressioni”, l’avvocato della famiglia che vive nel bosco rinuncia all’incarico. No…

AGI - “Purtroppo, ieri sera, dopo attenta riflessione ho deciso, non senza difficoltà, di rinunciare al mandato difensivo a suo tempo conferitomi dai coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham”. Giovanni Angelucci, avvocato, con una lunga dichiarazione, annuncia così la decisione di rinunciare alla difesa della coppia che vive in un bosco nella provincia di Chieti coinvolta in un caso giudiziario (e politico) dopo che il Tribunale per i Minori dell’Aquila, ha sottratto i tre figli per trasferirli in una casa famiglia.

“Mi sono visto costretto ad una simile scelta estrema - sottolinea - che è l'ultima che un professionista serio vorrebbe adottare, dal momento che negli ultimi giorni i miei assistiti hanno ricevuto troppe pressanti ingerenze esterne che hanno incrinato la fiducia posta alla base del rapporto professionale che lega avvocato e cliente. Ho visto Nathan di persona lunedì sera presso il mio studio dove era venuto per formalizzare l'incarico all'ingegnere di parte".

Intanto sono stati già nominati i nuovi legali. Si tratta degli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, entrambi del foro di Chieti. I due professionisti, che hanno preso il posto di Giovanni Angelucci stanno preparando il ricorso in vista della scadenza del 29 novembre, contro l'ordinanza del Tribunale dei Minori dell'Aquila che nei giorni scorsi ha disposto che i tre figli della coppia venissero collocati in una casa famiglia.

Nordio, interverrò se dovessero emergere profili disciplinari

Il caso della famiglia che in un bosco in provincia di Chiedi continua ad alimentare il dibattito politico.  "Laddove dovessero emergere profili di rilievo disciplinare eserciterò i poteri conferiti dalla legge", rileva il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo al question time alla Camera, in merito al provvedimento con cui il tribunale dei minorenni de L'Aquila ha disposto il collocamento dei tre figli minori in una casa famiglia

L'avvocato della famiglia rinuncia all'incarico 

Con una lunga dichiarazione inviata alla stampa, l'avvocato Giovanni Angelucci spiega le ragioni che lo hanno spinto a rinunciare all'incarico. Riferendosi a Nathan, il padre dei tre bimbi collocati nella casa famiglia, afferma: "Avrei dovuto incontrarlo nuovamente nel pomeriggio per eseguire insieme il sopralluogo di un'abitazione distante pochi chilometri dalla loro, messa a disposizione a titolo gratuito da un imprenditore nel campo della ristorazione di Ortona originario di Palmoli. Tale soluzione si aggiungeva a quella proposta dal Sindaco Masciulli. Tuttavia, nessuna delle due ipotesi pare andasse bene ai coniugi Trevallion - Birmingham, tanto che nessun incontro vi è stato nella giornata di ieri".

"A ciò si aggiunga – prosegue l'avvocato  - che sempre nella giornata di ieri avrei dovuto raccogliere anche un'altra firma da Nathan per procedere con il deposito presso il genio civile del progetto di ristrutturazione straordinaria dell'immobile, ma per quanto riferitomi dagli interessati simili lavori sarebbero stati per loro troppo invasivi ed impattanti, sicché hanno ritenuto di non firmare né acconsentire al deposito del progetto già predisposto dal tecnico di fiducia.

Peraltro, sempre nella mattinata di ieri "un geometra del posto che si era messo in contatto con il sottoscritto avvocato, si è recato presso la 'casa del bosco' insieme ad un rappresentante della ditta SSAAP San Salvo Appalti S.p.A. disposta ad eseguire i lavori di ristrutturazione a sue cure e spese: tuttavia pare che pure questa offerta sia stata respinta dal signor Trevallion".

"Avevo inoltre preso appuntamento per questa mattina anche con una psicologa psicoterapeuta infantile - specializzata in psicoterapia cognitivo comportamentale, al fine di poter fornire ai coniugi Trevallion Birmingham un supporto tecnico scientifico in tal senso, ove necessario nel corso del futuro giudizio", spiega.

“Dal momento che per il sottoscritto difensore – evidenzia sempre l’avvocato Angelucci - i predetti passaggi logistici e tecnici erano e sono imprescindibili ai fini della predisposizione del ricorso per reclamo in scadenza, e dal momento che il tempo a disposizione non permette indugi né ripensamenti, con mio sommo malincuore ho ritenuto doveroso e necessario rinunciare al mandato difensivo, non potendo in tutta coscienza e nel rispetto della deontologia professionale impostare una difesa monca e non aderente alla linea difensiva che io avevo indicato e concordato già da tempo con i miei assistiti”. 

Salvini, "non ci ho dormito la notte"

"Da genitore sono inorridito pensando a che qualcuno possa giudicare su modelli educativi e sociali". Lo ha affermato il vicepremier leghista Matteo Salvini, intervenendo alla 'Zanzara' sul caso della famiglia del bosco di Palmoli, Chieti. "Posso dire che ho faticato a dormire pensando che quei bambini non sono più nei loro letti ma sono in una casa famiglia con il papà lontano e la mamma al piano di sotto? Secondo me è un precedente pericoloso", ha aggiunto. Quella famiglia, ha riconosciuto, ha "un modo di vivere particolare ma questo non dà diritto allo Stato di mandare cinque pattuglie di carabinieri a portare via tre bambini dai loro letti. Non penso che quei carabinieri fossero contenti". 

Campania e Puglia al Centrosinistra, il Veneto conferma il Centrodestra. Flop affluenza

AGI - Chiusi i seggi elettorali in Campania, Veneto e Puglia per l'elezione dei presidenti e il rinnovo dei consigli regionali. Il centrodestra conferma la Presidenza della regione Veneto con Alberto Stefani che sostituisce Luca Zaia. Quando restano da scrutinare 496 sezioni venete su 4.729, il vantaggio di Stefani che ha il 64,33% è incolmabile.

Il centrosinistra conferma la Presidenza della regione Puglia con Antonio Decaro che sostituisce Michele Emiliano. Quando restano da scrutinare 521 sezioni pugliesi su 4.032, il vantaggio di Decaro, che ha il 64,28% dei voti. La Campania va al campo larghissimo di Roberto Fico, che prende il posto di Vincenzo De Luca alla guida della Regione. Rispetto alla precedente tornata di amministrative, nelle tre regioni l'affluenza si è fermata al 43,63% rispetto al 57,69%.

Fico: "Adesso al lavoro"

Fico celebra sui social la vittoria alle elezioni, accompagnando il messaggio con una foto in cui sorride, scattata al suo comitato elettorale subito dopo il risultato. "è una vittoria della nostra comunità", esordisce il neopresidente della Regione Campania rivendicando l'esito del voto e rivolgendo "un grazie di cuore ai campani e alle campane".
"Adesso al lavoro per la sanità pubblica, per i trasporti, per il lavoro, per i più fragili", aggiunge l'ex presidente della Camera, tracciando le priorità della nuova fase politica.

Stefani: "Il primo obiettivo è l'assessorato al sociale"

"La prima cosa che farò da presidente? Istituire un assessorato al sociale". L'ha detto rispondendo alle domande dei giornalisti il neoeletto Stefani. "Su questo punto, che è il primo punto del programma di governo, distinto ovviamente dall'assessorato alla sanità, io voglio investire moltissimo perché credo che il sociale sia la sfida del futuro - ha poi proseguito - la società del futuro sarà una società piu' longeva e quindi si dovrà tener conto di questa circostanza per garantire servizi socio-assistenziali a una popolazione che invecchierà sempre di piu' e alla quale va doverosamente data attenzione con Rsa attrezzate, con quartieri inclusivi, villaggi inclusivi, con dei servizi socio-assistenziali e territoriali a portata di mano, dei servizi per la prima infanzia, dei servizi educativi".

Salvini: "Tematiche leghiste"

"Al centro della campagna elettorale di Alberto Stefani c'erano alcune tematiche definite come non 'prettamente leghistè. "è stata un'ottima scelta di Alberto" parlare di "sociale, ambiente, ultimi... non c'è solo la sinistra che parla di alcuni temi". L'ha detto il segretario federale della Lega Matteo Salvini commentando la vittoria di Stefani. "è un pò il mondo al contrario" ha poi ironizzando ricordando che "siamo stati i primi a difendere le scelte di vita di una famiglia che nel nome di una sostenibilità rifugge dalle comodità delle grandi città ed educa i figli non con il telefonino ma con la natura e gli animali. Teoricamente dovrebbe essere stata la sinistra a difenderla". 

Decaro: "Primo impegno è sulle liste d'attesa"

"Cercherò la leale collaborazione con il governo di questo paese, qualunque ne sarà il colore", ha commentato Antonio Decaro, eletto presidente della Puglia. "Il primo impegno sarà occuparmi delle liste di attesa, chiedendo alle realtà convenzionate di stare aperte fino alle 23". Lo dice Antonio Decaro, eletto presidente della Puglia.

Schlein: "Premiata l'unità sui temi cari alle persone"

"La candidatura di Antonio Decaro è stata fortemente voluta da tutte le forze della coalizione, nessuna esclusa. La stessa cosa è successa anche in Veneto. Mi avete sentito dire piu' volte che uniti si vince e il risultato straordinario di Antonio Decaro con un margine di 30 punti, e di quello di Roberto Fico in Campania dimostrano che uniti si stravince. Ma anche dove non vinciamo, come accaduto in Veneto, abbiamo raddoppiato il consenso rispetto a cinque anni fa. Questo ci conferma che la strada di costruire l'unita' sui temi che interessano alle persone viene premiata". Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein durante il suo discorso presso il comitato elettorale di Antonio Decaro, candidato del centrosinitra alla presidenza della Regione Puglia

 

 

 

 

 

Ornella Vanoni, l’addio in musica. La nipote Camilla canta “Senza fine”

AGI - "Senza fine" cantata dalla nipote Camilla. Poi le rose gialle di Gino Paoli, la carezza con le note di Paolo Fresu e il brano "Ma mi" scritto da Strehler a chiudere il sipario. Il feretro di Ornella Vanoni è uscito tra gli applausi dalla chiesa di San Marco a Brera a Milano dove si sono conclusi funerali della cantante, scomparsa venerdì scorso all'età di 91 anni.

Tantissime le persone presenti, tra comuni cittadini e rappresentanti delle istituzioni. Tra questi, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, la ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il sottosegretario alla Cultura, Giammarco Mazzi, e il sindaco Giuseppe Sala. Le esequie sono state celebrate da don Luigi Garbini.

Molti anche i volti noti dello spettacolo, tra cui Fabio Fazio, Luciana Littizzetto, Roberto Vecchioni, Ron e Dori Ghezzi.

Momenti di grande emozione si sono vissuti quando Paolo Fresu ha suonato con la sua tromba 'L'appuntamento' e alcune note di 'Senza fine'. La stessa Vanoni aveva espresso in un'intervista il desiderio che fosse proprio Fresu a suonare al suo funerale.

Fresu è arrivato lentamente dal fondo della navata e piano piano si è avvicinato alla bara sulla quale ha posato la mano per un'ultima carezza. Un gesto simbolico che ha concluso la cerimonia, rendendo omaggio alla grande artista italiana.

L'omelia, "è stata posseduta dalla musica" 

Nella sua omelia, don Luigi Garbini ha sottolineato che Ornella Vanoni "è andata più volte in pezzi nella sua vita" e ha parlato della sua depressione. "La fragilità è garanzia di creazione", ha spiegato il prete che ha evidenziato anche il valore artistico di Vanoni.

"Impossibile scindere la sua storia personale da quella culturale del paeseOrnella Vanoni è stata posseduta dalla musica".

La nipote Camilla canta "Senza fine" 

 "Cara nonna, porto una parte di te dentro di me. Grazie per l'amore che mi hai dato, per sempre. Eterna". Poche parole e poi Camilla Ardenzi, la nipote di Ornella Vanoni, intona con grazia e voce cristallina 'Senza fine' alle esequie della cantante.

"Nonnina mia", il ricordo del nipote Matteo 

Nonnina mia": comincia con un'espressione affettuosa l'intervento di Matteo Ardenzi, l'amato nipote di Ornella Vanoni. Tra lacrime e battute che rimandano alla verve comica della nonna, il ragazzo emoziona e strappa più di un sorriso in chiesa.

"Sei stata un'artista grandiosa, una mente irriverenteicona di stile e personaggio dei social. Una persona forte e indipendente. Quando ero piccolo - racconta - mi facevi 'ghirighiri' prima di dormire e poi quando ti accompagnavo a qualche evento mi presentavi come il tuo fidanzato e mi facevi ridere così tanto. Nonna era il tipo di persona che mi chiamava ogni giorno per chiedermi come stessi, e a volte rispondeva ai miei messaggi un secondo dopo che avevo già risposto io. Era quella che minacciava di diseredarmi quando fallivo un esame all'università, che mi chiedeva cosa avessi fatto prima e di 'Tic Tic Toc (TikTok, ndr). Era l’unica persona che mi lasciava messaggi in segreteria lunghi tre o quattro minuti, a volte cantando My Funny Valentine, altre volte cambiando quattro o cinque voci deliranti per chiedermi se mi fossi dimenticata di mia nonna.

"È stata la mia più grande sostenitrice, quella che credeva in me anche quando io ero il primo a fallire, quella che sapeva darmi amore e affetto ogni volta che ne avevo bisogno. Semplicemente, era mia nonna".

Gli ultimi giorni e l'orgoglio del nipote

Poi, arriva agli ultimi giorni, di dolore, ma anche di gratitudine: "Te ne sei andata senza dirmi nulla. Così, all’improvviso. Ogni tanto mi dicevi: 'Amore, prima o poi dovrò morire, lo sai, vero?'. Ma io non ti ho mai creduto davvero. Oggi siamo tutti qui per te, e sono più orgoglioso che mai di come l'essere tuo nipote mi abbia definito come persona, di come averti nel mio mondo mi abbia aiutato a scrivere il mio ruolo in questa tragicommedia che è la vita".

La canzone di Giorgio Strehler (Video) 

Sulle note di 'Ma mi', la canzone in dialetto milanese scritta da Giorgio Strehler, la bara di Ornella Vanoni ha lasciato la chiesa tra gli applausi.

La canzone venne portata al successo e cantata da Vanoni coi detenuti quando visitò il carcere di San Vittore nel 2019 e racconta di un partigiano che sopportò quaranta giorni di interrogatorio pur di non tradire i compagni.

 

 

 

 

Il caso dei bambini tolti alla ‘famiglia del bosco’, nuovo scontro governo-magistratura

AGI - Scontro politico tra governo e magistratura sul caso della 'famiglia del bosco', dopo che il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha disposto l'allontanamento urgente dei tre figli, una bimba di otto anni e due gemelli di sei, che vivevano con la famiglia anglo-australiana in un casolare nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, sospendendo la responsabilità genitoriale e collocandoli in una casa-famiglia. "Strappare un bambino dalla famiglia è un atto estremamente doloroso, quindi bisognerà approfondire", ha avvertito da Stresa il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dopo le richieste di inviare gli ispettori arrivate da più parti, "bisogna fare accertamenti profondi, in questo momento è prematuro fare qualsiasi considerazione procedurale".

"Siamo bombardati da decenni da profeti che dicono che bisogna smetterla con consumismo, con la tecnologia, e bisogna tornare allo stato di natura", ha aggiunto Nordio, "qualcuno probabilmente lo fa e bisogna vedere se questo comprometta l'educazione dei bambini. Penso che i genitori siano i primi a essere consapevoli dei loro doveri".

La dura reazione del vicepremier Matteo Salvini

A rincarare la dose è stato il vicepremier e leader leghista, Matteo Salvini: "Un sequestro di tre bambini portati via da una mamma e da un papà in maniera indegna, preoccupante, pericolosa e vergognosa", ha commentato durante un evento a Milano, "sono impegnato ad andare fino in fondo e se serve anche a parlare con il giudice del tribunale dei minori". "Anche questa storia dimostra che una profonda riforma della giustizia che non funziona sarà fondamentale", ha aggiunto.

 

 

La replica dell'Associazione nazionale magistrati 

L'Associazione nazionale magistrati (ANM), però, ha ribattuto che "l'ordinanza è stra-motivata, è lunga dieci pagine". "Leggete i provvedimenti prima di attaccare a occhi chiusi un giudice", ha affermato Rocco Maruotti, segretario generale dell'ANM, "perché un giudice prima di emettere un provvedimento esercita una funzione molto delicata, che è quella di decidere sulla vita delle persone e lo fa con grandissimo scrupolo". La Giunta esecutiva centrale dell'ANM in una nota ha sottolineato che il provvedimento "si fonda su valutazioni tecniche e su elementi oggettivi: sicurezza, condizioni sanitarie, accesso alla socialità, obbligo scolastico". Per la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella, "in questa vicenda ciò che ora appare sfrontato, smisurato e disturbante è l'irresponsabilità con cui il Governo la cavalca".

La posizione della madre e l'educazione parentale

Intanto i tre figli della coppia anglo-australiana, che hanno dai 6 agli 8 anni, sono stati visitati da un pediatra nella casa famiglia in cui è presente ma separata da loro anche la madre, la 45enne australiana Catherine Birmingham. "Non abbiamo fatto nulla di male", ha dichiarato a Il Centro, "non abbiamo violato la legge italiana, viviamo sotto la legge naturale e i diritti costituzionali. I nostri bambini fanno educazione parentale, come previsto dalla legge".

 

 

 

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“Tutto su mio padre”, gli anni di piombo raccontati dai figli delle vittime

AGI - “Lei è degno solo di morire ammazzato come un cornuto”. Sbirciando dalla fessura di una porta, un bimbo di sette anni fissa un registratore ed è sorpreso da una voce concitata. Voleva fare uno scherzo (“buuuh”) ai genitori ma poi rientra subito in camera. La notte per Umberto Ambrosoli è insonne.

Tutto su mio padre”, racconta attraverso i ricordi dei loro figli, la vita di tre professionisti esempio dell'impegno civile in Italia, vittime del terrorismo negli anni di piomboGiorgio Ambrosoli, avvocato liquidatore della Banca Privata Italiana ammazzato nel 1979 da un sicario ingaggiato da Sindona; il giudice Vittorio Occorsio, ucciso nel 1976 dal terrorismo nero dopo le inchieste sul gruppo neofascista Ordine Nuovo; l’economista Ezio Tarantelli, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1985 quando si stava sempre più affermando nel ruolo di raccordo tra società e Istituzioni.

Il documentario – prodotto da Next Different in collaborazione con Rai Documentari – è stato presentato in anteprima questa mattina in Senato nella sala dell’Istituto Santa Maria in Aquiro. “Essere qui al Senato è un passaggio collettivo di responsabilità”, le parole del direttore di Rai Documentari, Luigi Del Plavignano.

Luca Tarantelli, "un'autobiografia della nazione"

Luca Tarantelli aveva appena compiuto 13 anni quando il 27 marzo 1985 perse suo papà Ezio. “All’inizio ho rimosso. Preferivo non pensarci. Poi dopo anni i primi passi in soffitta dove trovai i documenti con cui ho ricostruito il pensiero e le passioni di un intellettuale libero”. Fino al documentario. “Un prisma - così definisce il processo del racconto - in cui la luce si scompone in tanti altri colori della realtà, oltre al grigio. Infatti per troppi anni quel periodo è stato raccontato solo da ex terroristi”. Gli anni di Piombo sono “l’autobiografia di un’intera nazione” perché le vittime “appartengono a tutte le classi sociali, a tutte le professioni e a tutte le forze politiche”, spiega.

Susanna Occorsio, "rafforzato il senso del dovere" 

Sguardi di intesa tra i protagonisti del documentario. Annuiscono Umberto Ambrosoli e Susanna Occorsio, figlia del magistrato ucciso il 10 luglio 1976, con trentadue colpi di mitra. Quella mattina Susanna era in vacanza al mare, a Santa Marinella ospite della famiglia di un’amica. “C’era mio fratello in casa. Ha sentito una raffica di mitra. Un rumore forte simile ad una saracinesca quando si chiude. Tornai subito a Roma. La rabbia iniziale ha lasciato il posto al dolore e alla malinconia. Ma anche al senso del dovere che si è rafforzato in tutti noi. Questa è la storia di tre uomini coraggiosi che hanno inciso in modo determinante sul sociale”.

Umberto Ambrosoli, "mio papà come un depuratore" 

Pochi giorni prima dell’agguato a Giorgio Ambrosoli, avvenuto l’11 luglio 1979, Umberto era al mare insieme alla famiglia. “Io e mio fratello stavamo pescando. Le nostre lenze si sono ingarbugliate e ricordo la pazienza con cui mio papà riuscì a districare i nodi della bava”. Come fece con la matassa legata agli affari di Michele Sindona. “Un professore - racconta - paragonò mio padre ad un depuratore che avrebbe ripulito il fiume Ticino per permettere a tutti noi di tornare a fare il bagno in acque limpide. È importante coltivare la memoria come gesto di riconoscenza”.

Miguel Gotor, "dal dolore alla conoscenza"

L’obiettivo, spiega lo storico Miguel Gotor, voce di ‘raccordo’ nel documentario, “è stato raccontare il fiore della vita di queste tre figure simbolo della storia italiana. Per trasformare il dolore in memoria e conoscenza”.

 

 

 

Caso Shalabayeva: tutti gli imputati condannati a 4 anni nell’Appello bis

AGI - La Corte d'Appello di Firenze ha condannato tutti gli imputati nel processo bis per l'espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua. I cinque imputati, gli alti funzionari di polizia Renato Cortese, Maurizio Improta, Francesco Stampacchia, Luca Armeni e Vincenzo Tramma sono stati condannati a 4 anni. Per tutti gli imputati cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Tutti erano accusati di sequestro persona. Per loro, il sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini aveva chiesto l'assoluzione. 

Le motivazioni fra 90 giorni. I legali annunciano già i ricorsi.

In aula erano presenti sia gli imputati, che Alma Shalabayeva che, a fine udienza, ha fatto i complimenti ai suoi legali e in italiano ha commentato: "sentenza giusta". 


Il caso dell'espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, trasferite dal territorio italiano verso il Kazakistan, risale al 2013. La donna è la moglie di Mukhtar Ablyazov, all'epoca dissidente kazako ricercato dalle autorità del suo paese.
Madre e figlia vennero prelevate dalla polizia nella loro abitazione a Casalpalocco, a Roma. Ad Alma Shalabayeva fu contestato il possesso di un passaporto falso.

Due giorni dopo arrivò il decreto di espulsione e le due donne vennero imbarcate su un volo privato diretto in Kazakhstan. Al loro rientro in Italia, avvenuto alcuni mesi più tardi, a Shalabayeva e alla figlia fu riconosciuto lo status di rifugiate politiche.

 

Piantedosi, vicinanza a poliziotti condannati

"Pur nel rispetto sempre dovuto alle decisioni giudiziarie, sento di esprimere la mia vicinanza personale ai cinque dirigenti della polizia condannati nel caso Shalabayeva". A dichiararlo è il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.

"È una vicenda estremamente complessa, come dimostrano sia la assoluzione della Corte di Appello di Perugia in appello sia la richiesta di assoluzione del pg di Firenze, con esiti inaspettati - sottolinea il titolare del Viminale -. Tutto questo a conferma di quanto sia difficile, per chi lavora per la sicurezza dei cittadini, svolgere i compiti assegnati e corrispondere alle attese senza rischiare personalmente. Rimane il fatto che sono stati condannati servitori dello Stato con un curriculum importante e una vita trascorsa a lavorare per affermare i principi di legalità e giustizia. Per questo, la mia speranza è che nell'ultimo grado di giudizio possano essere assolti da ogni accusa".

Funzionari polizia, amarezza per sentenza

L'Associazione nazionale funzionari di polizia esprime "stupore e profonda amarezza per la decisione assunta dalla Corte d'Appello di Firenze, che ha confermato le condanne nei confronti dei cinque funzionari di polizia imputati nel procedimento relativo al rimpatrio di Alma Shalabayeva del 2013".

"Una decisione - scrive il segretario nazionale dell'associazione, Enzo Letizia - che desta ancor più sorpresa alla luce della richiesta di assoluzione avanzata dalla Procura generale di Firenze, perché il fatto non sussiste. I funzionari coinvolti agirono in un contesto operativo complesso, attenendosi alle procedure vigenti e alle informazioni allora disponibili, nell'esclusivo adempimento dei loro doveri istituzionali tanto che è la stessa Procura ad affermare che l'espulsione fu eseguita in modo legale. L'Anfp rinnova la propria vicinanza ai funzionari coinvolti, confidando che la successiva impugnazione possa restituire piena chiarezza e ristabilire la verità dei fatti, riaffermando i principi di legalità e di tutela di chi serve lo Stato con lealtà, professionalità e dedizione".